L’ Autunno, tempo di rinascita

 

” In qualche modo, il ciclo della natura è replicato nell’ anima dell’ essere umano: dalla pianta nasce il fiore che attrae le api che lo impollineranno e gli consentiranno di tramutarsi in frutto. Quel frutto produrrà sementi, le quali faranno nascere altre piante che si caricheranno di fiori che attireranno sciami di api fecondatrici che renderanno possibile la crescita dei frutti – e così per sempre, sino all’ eternità. Che sia benvenuto l’ autunno, la stagione in cui bisogna abbandonare il vecchiume per permettere al nuovo di emergere. “

 

Paulo Coelho, da “Hippie”

 

 

 

 

 

 

La colazione di oggi: l’ uva, emblema di vita e di prosperità

 

Nella scorsa puntata di questa rubrica abbiamo parlato delle mele (e della torta di mele), stavolta parleremo dell’ uva. Molti frutti autunnali, in effetti, sono miniere inesauribili di salute e di benessere. L’ uva è uno di questi. Oltre a darci l’occasione di dilettarci con la vendemmia (io l’ho fatto da piccola, mia zia aveva un podere in campagna) ci regala il vino, e i suoi acini succosissimi sono ottimi anche per la prima colazione. Ma quali sono le virtù di questo frutto che, più di ogni altro, rappresenta la fine dell’ estate? Innanzitutto, contiene un’ alta quantità di polifenoli: la sostanza che dà il colore all’ uva e la mantiene sana.  Ingerendoli, contrastiamo l’ invecchiamento cellulare poichè agiscono contro i danni causati dai radicali liberi. I polifenoli sono molecole preziose anche per la salute dell’ apparato cardiovascolare; favoriscono infatti un buon funzionamento dell’ endotelio (il tessuto che riveste le pareti interne del cuore), dei vasi linfatici e sanguigni, svolgendo al tempo stesso un’ azione antinfiammatoria e antiaggregante. L’ uva, inoltre, è un ottimo antidoto contro la degenerazione della macula, la parte centrale della retina. Si rivela utile, quindi, a preservare il benessere della nostra vista.

 

 

Se volete mantenervi giovani e attivi a lungo, poi, l’ uva fa al caso vostro: il resveratrolo e l’ acido linoleico di cui è ricca incentivano, rispettivamente, la sopravvivenza delle cellule grazie a potenti proprietà antiossidanti, e il mantenimento dell’ elasticità della pelle. Lo stress ossidativo, drasticamente ridotto dai componenti dell’ uva, viene contrastato e anche la memoria ne risente: ecco perchè i grappoli di questo frutto sono dei veri e propri toccasana contro le malattie degenerative. Ma non è finita qui: la lista dei benefici dell’ uva è ancora molto lunga. La presenza dei polifenoli apporta ulteriori vantaggi, combatte la sindrome metabolica contribuendo a mantenere ottimali, di conseguenza, i valori dei trigliceridi, del colesterolo, della glicemia e della pressione. Avete mai sentito parlare di vitamina K? Bene, l’ uva la contiene. E’ un efficacissimo fluidificante del sangue, che previene il rischio di emorragie. Inoltre, la presenza di fibre solubili nel frutto regolarizza le funzioni intestinali e diminuisce i livelli del colesterolo e degli zuccheri nei vasi sanguigni.

 

 

L’ uva è squisita sia mangiata da sola che in innumerevoli altre versioni: potete utilizzarla per guarnire dessert quali torte, crostate, pancake, includerla tra i frutti della macedonia o tra i componenti di un tagliere, ricavarne un delizioso succo. Avete solo l’ imbarazzo della scelta! Per concludere, come sempre, lascio spazio alle curiosità e alle leggende. Che in questo caso sono numerosissime: basti pensare che l’ uva, in tempi remoti, veniva considerata il Nettare degli Dei. Non è un caso che gli antichi popoli associassero al vino una divinità in carne ed ossa, Bacco nel caso dei Romani e Dioniso in quello dei Greci. Questi Dei donavano l’ uva all’ uomo come atto di generosità, e dall’ uva veniva ricavata una bevanda, il vino, che aveva uno straordinario potere sull’ animo umano; se bevuto in quantità moderate, alimentava il coraggio, l’ euforia e la loquacità. I valori più comunemente attribuiti all’ uva erano molteplici: il vino, ma ancor prima la vendemmia, venivano associati alla condivisione e alla convivialità. Attorno all’ uva ruota un’ antica leggenda. Si raccontava che, agli albori del tempo, la vite non producesse frutti. Un contadino decise così di potarla, per far sì che le altre piante potessero godere della luce solare. Ma quando si vide disadorna e priva delle sue rigogliose fronde, la vite scoppiò in un pianto disperato. Un usignolo che passava da quelle parti, ascoltandolo, si commosse, e cominciò a intonare una canzone per darle conforto. Le stelle furono toccate profondamente da quella scena, e decisero di rianimare la vite con la loro luminosità. All’ improvviso, la pianta ritrovò le forze e ognuna delle sue lacrime si tramutò in un acino dolcissimo: erano nati i grappoli d’uva.

 

 

Una leggenda della mitologia ellenica, invece, ricollega la genesi della vite alla morte di Ampelo, uno splendido giovane di cui Dioniso era innamoratissimo. Quando Ampelo morì incornato da un toro, Dioniso versò lacrime amare. Il dio che non conosceva la sofferenza si rese conto, nel modo più triste, di cosa fosse il dolore. Inconsolabile, Dioniso continuava a piangere quando un giorno le sue lacrime, cadendo sul corpo inanimato di Ampelo, operarono il miracolo: Ampelo si tramutò in una vite e le lacrime di Dioniso, fondendosi con il sangue di colui che tanto aveva amato, diedero origine al vino. Una sostanza, non a caso, in grado di donare ebbrezza e quindi di cancellare i ricordi strazianti tramite la gioia e la spensieratezza. Il vino cominciò a incarnare la vita, l’allegria, un modo per sconfiggere la morte e qualsiasi pena. Ulteriori motivi che favoriscono l’associazione tra uva e vita si rinvengono nella vendemmia: un autentico rituale che coincide con l’ inizio dell’ autunno. La terra sta per assopirsi, inaugura il suo periodo di riposo in attesa del risveglio primaverile. Ma prima di farlo ci fa dono dell’ uva, o per meglio dire del vino, che ci accompagna lungo tutto l’ inverno restituendoci calore e gioia di vivere. L’ uva diventa così l’ emblema della vita stessa, del trionfo della vita sulla morte, dell’ amore, della prosperità. Non stupisce che in Spagna, a Capodanno, si usi ingurgitare 12 chicchi d’uva in concomitanza con i 12 rintocchi della mezzanotte. L’ uva è fertilità e abbondanza; nell’ Eucarestia il vino simboleggia il sangue di Cristo, che diventa anche il nostro affinchè possiamo rinnovarci, rigenerarci in Lui. Esiste poi un detto, “In vino veritas”, che celebra l’ effetto disinibitorio del vino. Il vino “libera”, elimina i freni e le inibizioni. Sconfigge la doppiezza e favorisce l’ affiorare della verità: rappresenta, dunque, una saggezza pura e “senza filtri”.

 

 

 

 

Nel cuore dei boschi autunnali

 

” Ottobre è il mese delle fronde dipinte. È allora che prendono a brillare in tutto il mondo del loro suntuoso fulgore. Come i frutti e le foglie, – anzi come il giorno stesso –, poco prima di morire, si vestono di colori luminosi, così fa l’anno prossimo al suo termine: ottobre è il suo cielo al tramonto; novembre, il crepuscolo che a quello segue. Qualche tempo fa ho pensato di darmi la pena di raccogliere un esemplare di foglia per ogni albero, arbusto o pianta erbacea, quando ciascuno di essi fosse giunto ad acquisire la gradazione più brillante di quella caratteristica accensione cromatica colta nel suo virare dal verde al bruno, per poi disegnarne le forme e colorarle con pigmenti adatti, riproducendone esattamente le varie tonalità in un libro che potrebbe intitolarsi Ottobre, o Colori d’autunno; – a cominciare dalle prime vampe rossastre dei caprifogli e dalle lacche delle altre rampicanti, per giungere in ultimo – attraverso gli aceri, i noci americani, i sommacchi e le tante varietà di arbusti forse meno noti, ma dalle fronde comunque altrettanto meravigliosamente screziate, – alle querce e ai pioppi tremuli. Che bel promemoria potrebbe costituire un libro del genere! Sarebbe sufficiente sfogliarne le pagine per ritrovarsi a passeggiare nel cuore dei boschi autunnali ogniqualvolta ci colga l’uzzolo di farlo. “

 

Henry David Thoreau, da “Colori d’autunno”

 

 

 

 

 

Equinozio di Autunno

 

” Per questo preferisco di gran lunga l’autunno alla primavera, perché in autunno si guarda il cielo. In primavera la terra.”
(Soren Kierkegaard)

Buon Equinozio di Autunno! La nuova stagione farà il suo ingresso ufficiale stasera, alle 21.21. Oggi, il sole si trova allo zenit dell’ equatore: le ore di luce e quelle di buio avranno una durata identica e inizieranno i sei mesi più oscuri dell’ anno. Il secondo raccolto si è ormai concluso, la terra si prepara al suo periodo di riposo. Le foglie si tingono di cromie incredibili prima di staccarsi dai rami e volteggiare al suolo. Se in estate viaggiamo per esplorare il mondo, in autunno inizia l’ affascinante viaggio alla scoperta di noi stessi. Quando il ciclo produttivo della natura si arresta, assopendosi momentaneamente, è tempo di fare bilanci. Di riflettere sulla nostra interiorità, acquisire una nuova consapevolezza. Analizzare il proprio personale “raccolto” è il primo passo verso il raggiungimento di un’ armonia, di un equilibrio che coinvolgono spirito e materia in parti uguali: esattamente come giorno e notte, oggi, si trovano in simmetria perfetta. E se volete omaggiare l’ autunno con qualche gesto speciale, non dimenticate di bruciare incenso a base di mirra, pino o ibisco e di utilizzare le foglie morte per accendere eventuali falò. Ma il miglior rituale rimane una passeggiata nella natura, magari tra i boschi, per godere dei colori mozzafiato e delle avvolgenti atmosfere che questa stagione ci regala…

 

 

 

 

 

Andar per funghi

 

” Sono i giorni più belli dell’anno. Vendemmiare, sfogliare, torchiare non sono neanche lavori; caldo non fa più, freddo non ancora; c’è qualche nuvola chiara, si mangia il coniglio con la polenta e si va per funghi. Noialtri andavamo per funghi là intorno; Irene e Silvia combinarono con le loro amiche di Canelli e i giovanotti di andarci in biroccino fino a Agliano. Partirono una mattina che sui prati c’era ancora la nebbia; gli attaccai io il cavallo, dovevano trovarsi con gli altri sulla piazza di Canelli. (…) Quel giorno venne un grosso temporale, lampi e fulmini come d’agosto. Cirino e la Serafina dicevano ch’era meglio la grandine adesso sui funghi e su chi li cercava che non sul raccolto quindici giorni prima. Non smise di piovere a diluvio neanche nella notte. Il sor Matteo venne a svegliarci con la lanterna e il mantello sulla faccia, ci disse di stare attenti se sentivamo il biroccio arrivare, non era tranquillo. Le finestre di sopra erano accese; l’Emilia corse su e giù a fare il caffè; la piccola strillava perché non l’avevano portata a funghi anche lei.”

 

Cesare Pavese, da “La luna e i falò”

 

 

 

 

 

 

Primo giorno di scuola

 

Lo scopo dell’educazione è quello di trasformare gli specchi in finestre.
(Sydney J. Harris)

Primo giorno di scuola qui nelle Marche, dove vivo, così come in molte altre regioni. Auguro un buon inizio a tutti, perchè la scuola svolge un ruolo fondamentale: educa, amplia gli orizzonti, arricchisce culturalmente, ma non solo. La scuola insegna il valore della socialità e della convivenza. Non stupisce che oggi, per molti, sia una giornata gioiosa: dopo tre mesi di vacanze, si ritrovano gli amici e i compagni di classe. Fate tesoro del periodo trascorso sui banchi, sarà una miniera di apprendimento inesauribile sotto molteplici aspetti. E la spensieratezza che caratterizza questi anni diventerà uno dei più bei ricordi che possiate portare nel cuore.

 

 

Foto di Polina Tankilevitch via Pexels

 

 

La colazione di oggi: la torta di mele, dolce d’Autunno per eccellenza

 

L’ Autunno è dietro l’ angolo: si riscopre il piacere di preparare dolci o quantomeno di mangiarli, anche a colazione. La scelta è ampia, quando cominciano a cadere le prime foglie. Sicuramente, però, la torta di mele vince su tutti. Soprattutto perchè siamo nel pieno della raccolta di questi frutti, che terminerà a fine Ottobre! E poi, perchè la mela è una vera e propria miniera di benessere. Priva di grassi, zuccheri e proteine, contiene sali minerali e vitamine – prevalentemente del gruppo B – in abbondanza: dei toccasana per la salute delle mucose intestinali e orali, ma anche delle unghie e dei capelli. Le fibre di cui la mela è ricca, in più, svolgono una funzione benefica per l’ organismo e l’ intestino, potenziata dall’acido citrico e malico che favoriscono l’ assimilazione del cibo senza intaccare l’ acidità dell’ apparato digerente. A proposito di intestino, è noto che la mela lo regolarizzi grazie alla presenza delle fibre, e in certi casi (se mangiata cruda) si rivela molto utile per sconfiggere la dissenteria. Ma non finisce qui: il fruttosio che abbonda nelle mele contrasta il gonfiore, i polifenoli combattono l’ invecchiamento cellulare causato dai radicali liberi, la pectina diminuisce il livello di colesterolo e protegge l’ apparato cardiovascolare. L’azione congiunta dei flavonoidi, della vitamina C e dell’ acido butirrico prodotto dalla pectina, dal canto suo, oltre a osteggiare i radicali liberi funge da efficace antitumorale. Tra le preziose sostanze contenute nella mela, inoltre, troviamo un’ alta quantità di acqua. Le fibre sono racchiuse soprattutto nella buccia: ecco perchè il famoso “frutto dell’ Eden” dovrebbe essere sempre gustato per intero, senza scartarla.

 

 

Anche quando viene utilizzato per preparare la torta di mele, un dolce che fa bene sia alla salute che alla linea. Anzi, aumentare la quantità di mele comprese tra gli ingredienti non fa altro che diminuire l’ alto tasso di zucchero tipico di questo dessert. Per dare il benvenuto all’ Autunno, non c’è dubbio, la torta di mele è davvero l’ ideale: soffice e deliziosa, sana e digeribilissima. Gustarla a colazione, poi, si rivela il top. Arricchitela con della cannella in polvere nell’ impasto e decoratela con una manciata di mandorle tostate, sarà semplicemente squisita.

 

 

Ma quali sono le origini di questo dolce goloso e profumatissimo che chi di noi leggeva Topolino ricorda come il “dolce di Nonna Papera”? Pare che le sue radici risalgano al 1300, nell’ Europa medievale. Un celebre chef francese dell’ epoca, Guillaume Tirel, citò la “tarte aux pommes” in un suo scritto. La torta, però, conteneva un ripieno di cipolle appassite (oppure del miele) come si usava allora. Nelle cucine dei monasteri la ricetta era presente e il dolce rappresentava un degno assaggio (in tutti i sensi) dei fasti gastronomici che avrebbero caratterizzato il Rinascimento. Tuttavia, la nascita della torta di mele viene generalmente localizzata nel Regno Unito; all’ epoca della colonizzazione dell’ America si diffuse soprattutto nel New England e qualche tempo dopo, ribattezzata American Pie, si tramutò in un dolce cult statunitense. Era un dessert che univa l’ utile al dilettevole, perchè le mele cotte potevano essere consumate anche a distanza di giorni: un particolare rilevante, se pensiamo che quando non esisteva ancora il frigorifero le donne solevano conservare la frutta e gli ortaggi nei più svariati modi. Inizialmente la torta constava di una serie di mele al forno poste su uno strato di impasto, ma nel corso degli anni la ricetta si fece maggiormente elaborata dando origine alla torta di mele odierna.

 

 

La classica “American Apple Pie” è costituita da due strati di pasta con ripieno di mele cotte e viene sormontata dalla panna o dal gelato alla vaniglia. Questo ghiotto dolce ha ottenuto un gradimento tale da proliferare, nelle più disparate versioni, in molti paesi del mondo. Un esempio su tutti? Lo strudel di mele che si prepara in Austria o – per rimanere entro i confini italici – nel Trentino Alto Adige. Nel Bel Paese, invece, la “torta di Nonna Papera” si guarnisce con le mandorle, la marmellata, la crema, il cioccolato e tutto quel che suggerisce la nostra proverbiale fantasia.

 

 

 

Sulla strada

 

” E così in America quando il sole tramonta e me ne sto seduto sul vecchio molo diroccato del fiume a guardare i lunghi cieli sopra il New Jersey e sento tutta quella terra nuda che si srotola in un’unica incredibile enorme massa fino alla costa occidentale, e a tutta quella strada che corre, e a tutta quella gente che sogna nella sua immensità, e so che a quell’ora nello Iowa i bambini stanno piangendo nella terra in cui si lasciano piangere i bambini, e che stanotte spunteranno le stelle, e non sapete che Dio è Winnie Pooh?, e che la stella della sera sta tramontando e spargendo le sue fioche scintille sulla prateria proprio prima dell’arrivo della notte fonda che benedice la terra, oscura tutti i fiumi, avvolge le vette e abbraccia le ultime spiagge, e che nessuno, nessuno sa cosa toccherà a nessun altro se non il desolato stillicidio della vecchiaia che avanza, allora penso a Dean Moriarty, penso perfino al vecchio Dean Moriarty padre che non abbiamo mai trovato, penso a Dean Moriarty. “

 

Jack Kerouac, da “Sulla strada”

 

 

 

 

 

Neon Lights

 

Mentre Settembre avanza, le giornate si fanno sempre più brevi. Il sole tramonta intorno alle 19.30 e mezz’ora dopo è già buio. Ma è proprio in questo periodo, al calar della sera, che le città iniziano a prender vita: le insegne al neon si accendono una dopo l’altra, illuminando il cielo con un tripudio di bagliori lampeggianti. Durante l’happy hour, a fine estate, il crepuscolo scintilla dei colori più incredibili e svariati. Sono istanti tipicamente metropolitani, caratteristici delle città di grandi dimensioni (pensate solo a New York e alla sua Times Square), ma non necessariamente. Il post di oggi nasce, quindi, come omaggio nei confronti di queste settimane dell’ anno e di un’ atmosfera che mi affascina da sempre. Accanto alle insegne di negozi, cinema, hotel e locali, un travolgente sfolgorio in technicolor, risaltano i simboli e le scritte: cuori, frecce, fette di pizza e arcobaleni si alternano a slogan, motti e frasi apparentemente surreali. Ho già parlato abbastanza…E’ ora di dar voce alle immagini, d’impatto quanto basta per risultare eloquenti di per sè. Siete pronti ad addentrarvi insieme a VALIUM nella sfavillante giungla urbana?

 

 

 

 

 

Speciale “Sulle tracce del Principe Maurice”: appuntamento alla Terrazza Biennale con “I say a little prayer…for me”, l’evento che omaggia le donne che soffrono

Il Principe sul red carpet di Venezia 78 insieme a Micol Rossi

Che fine ha fatto il Principe Maurice? Su VALIUM non si vede da più di un mese…Ve lo dico subito: in questi giorni è impegnatissimo tra red carpet e progetti speciali in occasione della 78ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Sul tappeto rosso del Festival ha sfilato in un classico smoking con farfallino, ma esaltando l’ eccentricità che lo contraddistingue grazie a una maschera dorata che gli celava solo il naso e la bocca. Un accessorio, insomma, a metà tra la rivisitazione in chiave surreale di un  presidio medico e la celebre maschera di Agamennone, il leggendario re della mitologia greca. Con il Principe sul red carpet c’erano sua moglie Flavia Cavalcanti,  costume designer, in uno spettacolare look total gold, e Micol Rossi, figura di spicco dell’ iniziativa di cui parlerò in questo post, che indossava un lungo abito nero (firmato Cavalcanti) da femme fatale. Vi accennavo a un progetto. Si tratta di uno straordinario Dinner Gala: il suo titolo è “I say a little prayer…for me” e si terrà proprio stasera nella prestigiosa cornice della Terrazza Biennale /Campari, di fronte all’ ex Palazzo del Casinò del Lido di Venezia. A promuovere l’ evento sono AMEN, azienda leader nella gioielleria divenuta celebre per i suoi iconici “gioielli preghiera”, e la Venice Events Academy, Associazione Culturale No Profit di cui il Principe Maurice è Presidente.

 

La Terrazza Biennale/Campari

All’ interno della vetrina più glamour e mediatica del mondo verranno consegnati gli AMEN Spiritual Awards, riconoscimenti atti a premiare il valore delle donne che lottano contro le ingiurie della vita; ma è previsto anche un premio “al maschile” per l’ Angelo che in silenzio, con cautela e rispetto, riesce a ridare fiducia nel genere umano a queste creature profondamente segnate dall’ esistenza. Il nucleo tematico di “I say a little prayer….for me”, come avrete già intuito, è incentrato sulla violenza fisica e psicologica di cui le donne sono sempre più spesso vittime. E’ un occasione per dar loro voce, per incoraggiarle a rompere il silenzio, a cercare aiuto…Non è raro, infatti, che decidano di mettere a tacere la propria sofferenza, sia essa fisica o morale. Questo silenzio urla il disagio, la disperazione, il dramma a chi riesce a sentirle con il cuore, semplicemente attraverso l’ empatia, andando in cerca di chi si nasconde per paura del giudizio, dell’ emarginazione, in certi casi addirittura della morte. Qualche volta, in luoghi appartati anche solo mentali, ascolti quelle donne sussurrare una preghiera: stanno pregando per se stesse, per avere la forza di andare avanti con la speranza, magari, di trovare un angelo in carne ed ossa che le accolga e le protegga.

 

Il Palazzo dell’ ex Casinò al Lido di Venezia

Testimonial del Dinner Gala “I say a little prayer…for me” sarà la showgirl, conduttrice TV e attrice Matilde Brandi, che al riguardo ha dichiarato: “Sono onorata di essere la testimonial di “I say a little prayer…for me” perchè finalmente tutte le donne si uniscano in un unico coro: basta violenza fisica e psicologica. Basta rimanere in silenzio! Non dobbiamo più permettere a nessuno di calpestare la nostra dignità di donne, madri e di esseri umani! Chi non ha mai subito una violenza? Ognuna di noi ha una propria storia da raccontare! Insegnamo ai nostri figli, anche attraverso eventi come questo ispirato da nobili motivazioni, il rispetto e l’ amore. Mai più violenza!” Durante l’ evento verranno premiate con una preghiera da portare sempre indosso la giovane e bella Micol Rossi, affetta dal morbo di Crohn, e la poetessa Joséphine Valley, pseudonimo di una mamma con un dramma di violenza e di terrore tuttora in corso. Il riconoscimento “al maschile” andrà invece al pittore francese Cristophe Mourey, che per amore, ma anche per la sua indole di “angelo”, sta sostenendo Joséphine Valley: ha curato la pubblicazione delle sue poesie elaborando una raccolta che ha illustrato personalmente. Questo prodotto artistico è acquistabile on line e il ricavato dalle vendite verrà devoluto alla stessa Joséphine e a tutte quelle donne che hanno sperimentato, o stanno sperimentando, il suo identico dramma.

 

L’ artista romana Matilde Brandi, testimonial dell’ evento

“I say a little prayer…for me” e l’ AMEN Spiritual Award, stasera alla “puntata zero”, potrebbero diventare un vero e proprio format televisivo o cinematografico che darebbe visibilità alle storie di donne in condizioni di estremo disagio. Lo scopo? Raccontare queste storie per sensibilizzare l’audience, consolare le dirette interessate, ma anche per reagire: proprio come si fa pregando. Ed ora, vi dò qualche cenno sui protagonisti e sui promotori dell’ evento. Fermo restando che della Venice Events Academy parleremo a brevissimo con il suo Presidente (il Principe Maurizio Agosti Durazzo, of course) nella prossima puntata di “Sulle tracce del Principe Maurice”. Non c’è bisogno che ve lo dica…Stay tuned su VALIUM!

 

Il Principe Maurice Agosti Durazzo. La Venice Events Academy, di cui è Presidente, cura l’iniziativa insieme al marchio AMEN

AMEN

L’ amore è il più grande mistero. Un’ emozione primaria che abbraccia tutto, persone, passioni. E’ da un modo di essere e vivere la vita che nasce AMEN, il brand di gioielli fondato nel 2012 da Giovanni Licastro. Tutto ha inizio da un viaggio interiore alla ricerca dell’ Anima, la parte più profonda e meravigliosa di noi stessi. Al centro di questo progetto ci sono la Fede e l’ Amore e il forte desiderio di voler condividere, attraverso un gioiello, le parole e i simboli significativi con le persone che abbiamo vicino. Indossare un gioiello AMEN è un’ esperienza coinvolgente di amore e passione: il marchio è iconico, racconta emozioni, personalizzandole con creatività e simboli preziosi. Quello di AMEN è un gioiello che ha come valore il contenuto.

 

Giovanni Licastro, fondatore di AMEN

MICOL ROSSI

Nasce a Venezia nel 1991. E’ una bambina gioiosa, appassionata di danza e musica, quando il papà si ammala di cancro. Quel trauma contribuisce all’ insorgere di una malattia infida come il morbo di Crohn, che le fa rischiare la vita a soli 14 anni. L’ esistenza di Micol, da allora, diventa un calvario: trascorre molto tempo in ospedale tra sofferenze indicibili. A scuola prima, e sul lavoro successivamente, si trova a dover fronteggiare il bullismo e la discriminazione. Lei non si arrende, si butta a capofitto nelle sue passioni e pensa solo a dare il massimo. Riesce a entrare nella Marina Militare realizzando un grande sogno, ma deve rinunciare a causa della malattia di cui è affetta. Con il tempo, le sue condizioni di salute si aggravano: alterna gli interventi chirurgici a lunghi ricoveri d’urgenza e nel 2018 rischia nuovamente di morire. A tutt’ oggi, Micol ha subito undici interventi e altrettante menomazioni, tutte estremamente dolorose. Nel 2019, con un’audacia senza pari, al Carnevale di Venezia si esibisce nel Volo dell’ Angelo lanciandosi dal Campanile di San Marco in onore delle persone malate. Attualmente, sebbene sia in procinto di sottoporsi al dodicesimo intervento chirurgico, Micol non abbandona la sua battaglia di sensibilizzazione sul morbo di Crohn. Sogna di diventare un’ artista completa e di sublimare la sua sofferenza (e quella di chi soffre come lei) attraverso la recitazione e il canto.

JOSEPHINE VALLEY E LA RACCOLTA DI POESIE “CAMMINO SUL FILO ROSSO”

Nelle sue poesie, Josephine Valley esprime tutto il dolore causato da una drammatica storia di abusi. In questi componimenti la sofferenza diventa universale, coinvolgendo anche l’ incalcolabile numero di donne che ogni giorno subiscono violenze di ogni tipo. L’artista Christophe Mourey ha unito 23 toccanti liriche della Valley in una raccolta, “Cammino sul filo rosso”, corredata da illustrazioni che lui stesso ha realizzato; il risultato è una sinergia incredibile tra testo e immagini, un connubio grondante di emozioni. I disegni si focalizzano su dettagli dei versi “raccontandoli” con colori nitidi, così come ben preciso è lo scopo del progetto: sensibilizzare il pubblico ai soprusi e alle violenze di genere, una piaga sociale che purtroppo non accenna a diminuire.

CHRISTOPHE MOUREY

Classe 1970, Christophe Mourey è un artista francese naturalizzato italiano; vive in Italia da ormai 20 anni. Diplomato in Pittura all’ Accademia di Belle Arti di Rouen, in Normandia, ha all’ attivo diverse esposizioni personali e collettive, la pubblicazione di un “atlante di immagini di Napoli” e l’esecuzione di illustrazioni per svariati libri. Oggi, vive e insegna nell’ hinterland napoletano. Ecco un estratto dal suo commento su “Cammino sul filo rosso”, la raccolta poetica di cui ha curato la parte grafica: “Si tratta di una silloge  – 23 componimenti, più una mia intro ad apertura – a firma di una poetessa campana, Joséphine Valley, con cui ho scelto di collaborare dopo averne ascoltato e in parte esperito il vissuto. Joséphine Valley è un nome di fantasia. La storia che si può ricostruire in tralice attraverso i suoi versi invece è vera. E’ la storia di una donna vittima di abusi e  violenze domestiche. Joséphine ha 40 anni, ma potrebbe averne 20, 30 o 50. Joséphine è una moglie e madre del Sud, ma potrebbe essere una single di Verona, una convivente di Alghero o una fidanzata “bambina” di Mazara del Vallo. Quella di Joséphine è una storia di dolore e ricatto, di sofferenza e coraggio, ma anche una storia di riscatto, di riscoperta di sè e del mondo, tramite la forza dell’ amore – declinato in tutte le sue forme – il potere della letteratura e il valore delle parole. “Cammino sul filo rosso”, il titolo ipotizzato. Titolo a cui siamo entrambi affezionati, perchè ci pare rappresenti a dovere il cammino difficile e arduo di chi lascia dietro di sè, con paura e determinazione a un tempo, la sicurezza di un focolare domestico tramutatosi in inferno per muovere i primi passi incerti verso una rinnovata libertà.”

 

 

Photos courtesy of Maurizio Agosti