Il boom delle bambole Reborn: caratteristiche e riflessioni sul tema

 

Su TikTok, questo genere di video impazza: mamme che allattano i loro bambini con il biberon, li tengono teneramente in braccio in attesa del ruttino, li portano a spasso in carrozzina. Ma poi, quando i bimbi vengono inquadrati da vicino, ci accorgiamo che qualcosa non torna. Rimangono perfettamente immobili, non piangono nè emettono i tipici gesti vegetativi (singhiozzi, sbadigli, sospiri o gorgoglii) dei neonati. Neppure questo particolare, però, è sufficiente per fugare qualsiasi dubbio. Se non comparisse la scritta #reborn tra i tag del video, continueremmo a pensare che si tratti di poppanti in carne ed ossa. La realtà è ben diversa: si tratta delle Reborn, celebri bambole che replicano perfettamente le fattezze dei neonati. Vengono definite “bambole iperrealistiche” e sono autentiche opere d’arte amate, e molto spesso collezionate, da donne di ogni età. Per realizzare una Reborn, infatti, occorrono ore e ore di minuzioso lavoro artigianale. Le artiste che le creano, chiamate “reborner”, puntano a ottenere un risultato finale accuratissimo: carnagione che cambia colore con luci diverse, piccole venature cutanee, capelli inseriti uno ad uno con la tecnica del rooting, manine e piedini “coccolosi” come si conviene a un vero neonato. Possono essere necessari fino a 30 strati di colore per raggiungere un effetto corrispondente il più possibile alla realtà: la trasparenza delle unghie, il rossore della pelle…Perchè ogni bambola Reborn è curata nel minimo dettaglio.

 

 

Non è un caso che, nei siti specializzati, venga sempre specificato il suo peso e la sua età. I materiali con cui vengono realizzate le Reborn sono il vinile e il silicone; la classica Reborn, con testa, braccia e gambe in vinile, ha il busto di stoffa imbottita per risultare più soffice al tatto. Le Reborn di silicone, che oggi vanno per la maggiore, sono in silicone “full body” perchè rende fluido ogni loro movimento e permette di replicare fedelmente la pelle umana. Queste Reborn pare siano piuttosto costose, ma l’aspetto iperrealistico è assicurato. Esistono anche Reborn di vinile, busto compreso; però, a dire di alcuni, possono apparire leggermente più rigide. A prescindere dal materiale che le compone, tutte le Reborn possono tenere in bocca il ciuccio e “bere” dalla tettarella del biberon. Da questo insieme di particolari si deduce che non si tratta di bambole destinate ai bambini o con cui i bambini possano giocare. Ma a cosa servono, allora, le Reborn? Per capire meglio basta guardare un video di unboxing, dove le loro “mamme” scartano con gioia il pacco che contiene la Reborn appena arrivata.

 

 

La scatola non racchiude solo la bambola: trabocca di abitini per neonati, scarpette, calzini, biberon, fasce per capelli, berrettini…e non solo, c’è persino il certificato di nascita del bebè. L’emozione della neo mamma è palpabile. Ad uscire dal suo involucro per ultima, naturalmente, è la Reborn, il cui volto, protetto dalla carta o dal cellophane, viene svelato solo  alla fine del video: gioia, stupore e giubilo!  Si rimane sbalorditi, piacevolmente sorpresi da quanto la bambola sembri un neonato vero. E confesso che è bello apprezzare quest’arte, l’assoluta minuzia e la cura  con cui le Reborn vengono create. Avete presente le foto di Anne Geddes? Quando ho visto queste bambole ho subito pensato ai fiabeschi neonati che ritrae la fotografa australiana. E per molte donne, la fiaba inizia proprio con una Reborn: le danno un nome, la vestono, le cambiano il pannolino, la nutrono, la trattano come se l’avessero appena partorita. Non tutti approvano:  per molti, anzichè di una fiaba, si tratterebbe di un incubo.

 

 

Attorno alle Reborn sono sorte community, fiere specializzate, sessioni di doll therapy…ma ne parleremo tra poco. Come vi accennavo, diverse persone deplorano questo fenomeno considerando ridicola, o addirittura “malata”, l’umanizzazione delle bambole. Ma chi è la mamma tipo di una Reborn? Non esiste un unico identikit. Nei video di cui vi parlo appaiono le più disparate tipologie di donna: la giovanissima, la donna di mezza età, la ragazza incinta che convive con il boyfriend, l’appassionata che acquista una Reborn dietro l’altra (pare che siano bambole a rischio assuefazione), la single, la sposata, la collezionista…Qualche indizio in più ce lo forniscono i dati relativi alla doll therapy. A dire di molti studiosi, infatti, le Reborn possiedono delle spiccate virtù terapeutiche. In primis, contrastano l’ansia e la depressione: accudire un “neonato” è un toccasana per evitare di focalizzarsi troppo su se stessi e sui propri problemi, e poi è un’attività rilassante e appagante al tempo stesso. Ma queste bambole apportano benefici anche in chi soffre di patologie come la demenza, primaria o secondaria; non sono poche le RSA in cui le Reborn vengono utilizzate come supporto ai pazienti. Al mondo Reborn, inoltre, si rivolgono donne che affrontano il dolore per la perdita di un figlio e donne impossibilitate ad avere figli; tutte loro gioverebbero del conforto emotivo offerto dalle bambole artigianali.

 

 

A questo punto, però, vale la pena di fermarsi e di porsi qualche domanda, magari di aprire un piccolo dibattito. In questi ultimi casi, mi chiedo, la Reborn diventerebbe una sorta di surrogato di un bambino vero? Molte le trattano come tali pur non soffrendo per la mancanza o la perdita di un figlio, è vero, ma si tratta di questioni diverse. Prendersi cura di una bambola, darle tutto il proprio amore, non potrebbe risultare frustrante, o nel peggiore dei casi alienante, se in quel momento una donna sta sperimentando una grande sofferenza? Fatemi sapere che cosa ne pensate nei commenti.

 

 

Foto 1 e 2  (dall’alto) di Aurocarlotto, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons

 

20 Marzo, Equinozio di Primavera

 

Primavera dintorno
brilla nell’aria, e per li campi esulta,
sì ch’a mirarla intenerisce il core.
(Giacomo Leopardi, da “Il passero solitario”)

Sta arrivando la Primavera, la gioia è nell’aria. La bella stagione entrerà ufficialmente alle 15.46. Oggi, come succede ad ogni Equinozio, le ore di luce e quelle di buio avranno pari durata. Ma a poco a poco la luce avrà la meglio e le giornate saranno sempre più lunghe. Nell’armonia odierna, in questo equilibrio perfetto di chiarore e oscurità, c’è una nuova promessa: la natura si risveglia, il clima si fa mite, gli animali escono dal letargo. E anche noi cominciamo a trascorrere più tempo all’aria aperta, complice il ritorno del sole. La Primavera è una stagione di apertura, porta con sè l’ebbrezza e il senso di libertà dopo i rigori invernali. I fiori sbocciano, la campagna si riempie di colori e di profumi. L’intimità e l’introspezione tipiche della stagione fredda lasciano spazio all’allegria, alla voglia di rinascita. C’è il desiderio di aprirsi al mondo, di rinnovare la propria vita, di innamorarsi…La Primavera si lega all’alba, quando il sorgere del sole e il cielo luminoso sconfiggono le tenebre e sanciscono il preludio di un nuovo inizio. Buon Equinozio di Primavera a tutt* voi.

 

Foto via Unsplash

 

Ogni uomo dovrebbe danzare

 

” Sono qui, ma io danzo con la mente, volo oltre le mie parole ed il mio dolore. Io danzo il mio essere con la ricchezza che so di avere e che mi seguirà ovunque: quella di aver dato a me stesso la possibilità di esistere al di sopra della fatica e di aver imparato che se si prova stanchezza e fatica ballando, e se ci si siede per lo sforzo, se compatiamo i nostri piedi sanguinanti, se rincorriamo solo la meta e non comprendiamo il pieno ed unico piacere di muoverci, non comprendiamo la profonda essenza della vita, dove il significato è nel suo divenire e non nell’apparire. Ogni uomo dovrebbe danzare, per tutta la vita. Non essere ballerino, ma danzare.”

(Rudolf Nureyev, da “Lettera alla danza”, 1992)

 

Foto di Allan Warren, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons

 

Brillare

 

Per la notte di Capodanno, una sola parola d’ordine: brillare. Senza remore, dubbiesitazione. Prepariamoci ad accogliere l’anno nuovo con un make up che risplende e scintilla, come se dovesse catturare ogni infinitesimo bagliore dei fuochi d’artificio che esplodono a raffica nel cielo buio. Siete pronti? Che il conto alla rovescia abbia inizio!

 

Foto di Edu Bastidas via Unsplash

 

La capra di Yule, una delle più antiche tradizioni natalizie scandinave

 

Se siete stati in Scandinavia nel periodo natalizio, avrete sicuramente notato una singolare decorazione: la capra di paglia. Ne trovate molte, in varie dimensioni; le capre più piccole vengono appese all’albero di Natale, le più grandi sono monumentali, vere e proprie attrazioni turistiche. La capra di paglia, tradizionalmente, viene chiamata “capra di Yule” o “capra di Natale” (il nome Yule, di derivazione germanica, indica l’antica festa pagana del Solstizio d’Inverno); nelle lingue della penisola scandinava è stata battezzata julebukk in Norvegia, joulupukki in Finlandia e julbock in Svezia. Vi chiederete: ma cosa c’entra la capra con il Natale? A questa domanda va data una risposta approfondita.

 

 

Gli inizi, l’evoluzione e la simbologia

Per esplorare le origini della capra di Natale dobbiamo riferirci, innanzitutto, alla mitologia norrena. Cominciamo subito col dire che il carro di Thor, dio del fulmine figlio di Odino e della gigantessa Jord, era trainato da due capre magiche, Tanngnjóstr e Tanngrisnir . Pare che Thor se ne cibasse a cena e le ricomponesse con il suo martello, il Mjöllnir, la mattina dopo. Nel mito nordico, inoltre, esistevano diverse divinità che esibivano sembianze caprine. La capra rappresentava anche ciò che in Italia rappresenta il maiale: in Scandinavia, a Natale, una scorpacciata di carne caprina era tassativa. La figura della capra divenne ben presto simbolica del periodo della Natività. Dal XVII secolo si impose l’usanza dello Julebukking, un rito molto simile al Wassailing inglese. Durante le 12 notti che intercorrono tra Natale e l’Epifania, considerate incantate, i giovani erano soliti travestirsi e vagare, tra canti e scherzi, lungo le vie dei centri abitati. Il travestimento da capra di Yule non mancava mai. Queste scorribande erano associate a uno specifico rituale: i giovani in maschera, gli Julebukkers,  bussavano di casa in casa e sfidavano gli abitanti a scoprire la loro identità, oppure effettuavano una questua di dolci intonando cori natalizi; la tradizione prevedeva anche che un membro della famiglia ospitante si fosse unito al corteo degli Julebukkers.

 

 

Nel XIX secolo, come attesta una testimonianza del 1870, erano più che altro i bambini a dedicarsi allo Julebukking; un membro del gruppo, rigorosamente travestito da capra di paglia, conferiva un’aria a metà tra il giocoso e l’inquietante alla questua. Questa usanza si propagò al punto tale da diffondersi persino negli Stati Uniti d’America: a divulgarla furono gli immigrati norvegesi nel Midwest. Con la capra si facevano scherzi. Ad esempio, ci si divertiva a nascondere una capra di paglia nel giardino dei vicini di casa. Ma perchè questa valenza scherzosa, che diventava orrorifica non di rado?

 

 

Le antiche leggende scandinave descrivevano la capra in modo controverso. In alcune era una figura demoniaca, celata nei boschi montani durante la stagione calda e presente nel periodo dell’Avvento, quando scendeva a valle e cominciava ad addentrarsi nei villaggi. La sera della vigilia di Natale, la capra era solita entrare nelle case dei paesani. Ma le sue finalità non erano malvagie: lo faceva come portatrice di doni, un ruolo che poi toccò, più di recente, a Babbo Natale. Tuttavia, alcuni attribuivano alla capra caratteristiche sinistre e spaventose. Cominciarono a circolare voci secondo cui la capra di paglia di una ragazza si tramutò nel diavolo in persona. L’alone di negatività che circondava questa icona del Natale divenne sempre più marcato: nel 1731, il governo svedese si vide costretto a emanare un decreto dove proibiva ogni rappresentazione della capra durante le feste natalizie.

 

 

E’ più che giusto chiedersi che ruolo rivesta la paglia nella figura della capra di Yule. Le sue origini pagane la associano sia al dio Thor, come abbiamo visto, che allo spirito del grano. Perciò, se da un lato la capra si ricollega al culto di Thor, in quanto il carro del dio del fulmine era trainato dalle due capre magiche di cui sopra, dall’altro viene identificata con lo spirito del grano. Gli svedesi, infatti, erano convinti che l’ultimo covone di grano del raccolto possedesse delle virtù portentose: racchiudeva lo spirito del raccolto e lo si custodiva gelosamente prima di ripristinarlo per i festeggiamenti di Yule. Tale spirito prendeva sembianze animali che variavano a seconda della posizione geografica. Se era una capra, veniva chiamato Julbocken. Lo spirito, invisibile a tutti, si manifestava nel periodo natalizio per verificare che le famiglie si preparassero a celebrare il Natale in modo adeguato. Ed è proprio in questo stesso periodo che imperversava la burla della capra di Yule: l’introduzione, di soppiatto, di una capra di paglia nei giardini o nelle case del vicinato. Le vittime avrebbero potuto sbarazzarsi del fantoccio soltanto ripetendo a loro volta le modalità dello scherzo: nascondendo, cioè, la capra di paglia in un’altra dimora o giardino del quartiere.

 

 

Gli omaggi artistici e letterari

L’artista e illustratrice svedese Jenny Nyström ha spesso ritratto la capra di Yule, insieme agli onnipresenti jultomte (gnomi e folletti natalizi scandinavi), nelle sue iconiche cartoline di Natale. Lo scrittore finlandese Zacharias Topelius, noto per le sue celebri fiabe, ha dedicato alla capra un racconto fantastico dal titolo Julebocken. Anche la compositrice svedese Alice Tegnér subì il fascino dalla leggenda della capra di Yule: in suo onore scrisse una poesia, En jul när mor var liten, che nel 1913 divenne un canto natalizio intitolato Julbocken.

 

 

La gigantesca Capra di Gävle

 

L’imponente capra di Yule realizzata a Gävle, nella Svezia centrale, riappare ogni Dicembre. Composta interamente di paglia, è alta 13 metri e pesa 3,5 tonnellate. Ormai è diventata un vero e proprio emblema natalizio svedese. Purtroppo, però, la Capra di Gävle è anche celebre per i numerosi atti di vandalismo di cui è vittima: la città deve costantemente difenderla da chi tenta di incendiarla.

 

Thor e le sue due capre, Tanngnjóstr e Tanngrisnir

 

Immagini

Foto di copertina: illustrazione di John Bauer

Cartoline natalizie di Jenny Nÿstrom

Illustrazione in bianco e nero raffigurante il “Vecchio Natale” che cavalca una capra di Yule di Robert Seymour, 1836, Public Domain via Wikimedia Commons

Foto della capra di paglia davanti a una vetrina di Stoccolma di Lachy from Paris, France, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, da Wikimedia Commons

Foto della Capra di Gävle di Baltica at English Wikipedia, Public domain, via Wikimedia Commons

Illustrazione di Thor e le sue capre di Carl Emil Doepler, 1882, Public domain, da Wikimedia Commons

 

Giugno

 

Hanno fame di luce le sere di giugno.
Persino le parole vanno a cercare la parte più chiara e luminosa di ciò che vogliono dire.
(Fabrizio Caramagna)

 

Caratteristiche

Giugno è appena arrivato, e insieme a lui sta tornando l’estate. Dopo un Maggio incerto dal punto di vista del meteo, il Sole trionfa: nel cielo non si intravede neppure una nuvola, le temperature sfiorano già i 30 gradi. In occasione del ponte della Festa della Repubblica Italiana, molti si sono concessi un “long weekend” al mare. La natura è un tripudio verdeggiante che alterna fiori e frutti in egual misura; gli uccelli volano liberi e felici, ravvivando le giornate con il loro canto. L’estate è una promessa che Giugno ha tutta l’intenzione di mantenere. Nel Calendario Gregoriano, Giugno è il sesto mese dell’anno e conta 30 giorni. Il 21 Giugno prossimo, alle  4.42, il Solstizio d’Estate sancirà l’ingresso ufficiale della bella stagione.

Storia

Il nome Giugno deriva da Iunius, dal latino Iunonius, cioè “sacro a Giunone”. Questa divinità romana era infatti la dea madre, associata al parto e al matrimonio, e veniva generalmente raffigurata in procinto di allattare la sua prole. Il collegamento tra Giugno e la fecondità non è difficile da comprendere: a Giugno, la natura è nel pieno della sua rigogliosità.

Segni zodiacali

Il Sole staziona nel segno dei Gemelli dal 21 Maggio al 20 Giugno. Il 21 Giugno, durante il Solstizio d’Estate, si sposta nel segno del Cancro: questa data coincide anche con la mietitura, una vera e propria festa che inneggia all’abbondanza dei campi; a distanza di pochi giorni, la magia dell’estate viene celebrata dalla notte di San Giovanni.

Ricorrenze

Le più importanti del mese sono senza dubbio la Festa della Repubblica, che cade il 2 Giugno, il Solstizio d’Estate, che ricorre il 21, e la solennità di San Giovanni Battista, che si celebra il 24. Su quest’ultima ricorrenza aleggia un’infinità di tradizioni e leggende che MyVALIUM non ha esitato ad esplorare (rileggi qui uno dei tanti articoli che ho dedicato a San Giovanni).

Colore

Alcuni attribuiscono a Giugno un doppio colore: da un lato l’oro del Sole, con il fulgore dei suoi raggi e le distese dei campi di grano. Dall’altro, l’argento della Luna e delle stelle che brillano sulle notti d’estate. Noi sceglieremo l’oro, massima espressione della luce che ci ragala l’astro infuocato.

Pietra Preziosa

La gemma di Giugno è l’Alessandrite, rara e variopinta: se viene esposta alla luce si tramuta in un caleidoscopio di colori. Le sue sfumature spaziano dal rosso lampone al verde smeraldo. Nel corso degli anni, però, al mese di Giugno sono state affiancate anche la Perla e la Pietra di Luna. La Perla, uno status symbol che denotava prestigio, potere e prosperità, era la gemma preferita di Giulio Cesare e di Elisabetta I d’Inghilterra. La Pietra di Luna, color bianco ghiaccio con riflessi azzurri e iridescenti, era la gemma della dea Diana e viene considerata un potente amuleto sin dalla notte dei tempi.

 

Foto via Pexels e Unsplash

 

Febbraio

 

“Che ti mormora il sangue negli orecchi e alle tempie
quando è là di febbraio che nel bosco
ancora risecchito corre voce
d’una vita che ricomincia.”
(Mario Luzi)

 

Caratteristiche

Comincia Febbraio, e quest’anno conterà 28 giorni. E’ noto per essere il mese di San Valentino, del Carnevale, ed è l’ultimo mese interamente invernale. La natura è immersa nel torpore, ma manca poco al suo risveglio: le temperature si mitigano e il tramonto arriva sempre più tardi. Tuttavia, chi ama la Primavera farebbe meglio a non cantare vittoria troppo presto; Febbraio,  in tema di maltempo, può ancora riservarci delle brutte sorprese.

Storia

Fu l’ultimo mese, con Gennaio, ad essere annesso al Calendario Romano: per gli antichi romani, infatti, l’Inverno non aveva mesi. Dato che l’anno iniziava a Marzo, si chiudeva proprio con Febbraio. Spetta a Numa Pompilio, il secondo re di Roma, l’aver inserito in calendario quelli che oggi rappresentano il primo e il secondo mese dell’anno. Febbraio proviene dal latino “februare”, “purificare”: in quel periodo avevano luogo i rituali di purificazione che onoravano il dio Februus e la dea Febris.

Segni zodiacali

Fino al 18 Febbraio il Sole si trova nel segno dell’Acquario, dal 19 in poi in quello dei Pesci.

Ricorrenze

Si comincia con la Candelora, il 2 Febbraio, commemorazione della presentazione di Gesù al Tempio, per proseguire con San Valentino, la festa degli innamorati celebrata il 14 Febbraio. Il Carnevale ha un inizio variabile interconnesso alla data della Pasqua; quest’anno, quello di Venezia comincerà il 14 Febbraio coincidendo con San Valentino. Il Mercoledì delle Ceneri, invece, precede la prima domenica di Quaresima.

Colore

Il viola, tonalità mistica e spirituale, viene considerato il colore di Febbraio: un omaggio al suo mistero, alla sua ambivalenza. Febbraio è un po’ sacro e un po’ profano: da un lato la Quaresima, il digiuno, la preghiera, la penitenza; dall’altro il Carnevale con i suoi bagordi, i balli sfrenati e le maschere irriverenti.

Pietra preziosa

La gemma del mese è una pregiatissima varietà di quarzo viola, l’ametista, molto amata sin dall’epoca di Alessandro Magno. Gli antichi Greci la associavano a Dioniso, il dio del vino, in virtù del suo colore; secoli orsono veniva reputata una pietra dai poteri magici, in grado di accrescere l’intuito e l’intelligenza di chiunque la indossasse.

 

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Le Frasi

 

“Se ci diamo la mano
i miracoli si fanno
e il giorno di Natale
durerà tutto l’anno.”

(Gianni Rodari, dalla filastrocca “Lo zampognaro”)

 

A Sparkling New Year

 

Apriremo il libro. Le sue pagine sono bianche. Le riempiremo con le nostre parole. Il libro si chiama “Opportunità” e il suo primo capitolo è “Capodanno”.
(Edith Lovejoy Pierce)

 

Vi auguro di trascorrere un 2024 scintillante, luminoso, splendente più che mai. Pieno di svolte positive e di sfide da raccogliere con grinta e propositività. Festeggio questo nuovo anno insieme a voi prorogando i bagliori e i fuochi d’artificio del 31 Dicembre, circondata dagli abiti sfavillanti che spero abbiate indossato o che, comunque, potrete indossare prima del 6 Gennaio: perchè le feste non sono ancora finite…e lo Speciale Natale di VALIUM vi accompagnerà fino alla suggestiva ricorrenza dell’Epifania. Buon Anno a tutti voi!

 

Gonzalo Peixoto

Paco Rabanne

Gucci

Lanvin

Isabel Marant

Lili Blanc

Emporio Armani

Philosophy di Lorenzo Serafini

Nathalie Chandler

 

Dicembre

 

Dicembre mi cinge la vita e mi dice: “Vieni, ti mostrerò dei diamanti ben più sorprendenti del sole”. E dalla sua cesta sparge nel mondo ghiaccio e neve e brina.

(Fabrizio Caramagna)

 

Buon 1 Dicembre a tutti: è arrivato il mese più magico dell’anno. Nel calendario romano era il decimo, da qui il suo nome che deriva dal latino “decem”. Il 31 Dicembre l’anno si conclude, non prima di averci regalato una serie di suggestive ricorrenze: l’8 si celebra la festa dell’ Immacolata, il 13 Santa Lucia, il 22 il Solstizio d’Inverno…un’ importante transizione tra l’Autunno e la stagione più fredda dell’anno. E poi, naturalmente, ci sono il Natale e la sua Vigilia, una data altrettanto incantata perchè racchiude in sè tutto il fascino dell’attesa. A proposito di fascino, Dicembre ne possiede in abbondanza. L’atmosfera natalizia ci immerge in un turbinio fatto di luci,  aperitivi augurali, corse ai regali. Anche gli antichi popoli subivano la fascinazione di questo mese: a partire dal 13 Dicembre, Santa Lucia, che un proverbio definisce “il giorno più corto che ci sia”, le giornate cominciano ad allungarsi impercettibilmente; ciò dava adito a festeggiamenti e rituali per il ritorno della luce (basti pensare alla celebrazione del Sol Invictus nell’ antica Roma, che cadeva proprio il 25 Dicembre). A Dicembre la natura si assopisce: il freddo e il gelo imperano, la neve cade abbondante (con la speranza che, in tal senso, il cambiamento climatico non provochi troppi stravolgimenti), di conseguenza la semina si rende vana (o “vale meno d’un quattrino”, citando un altro detto popolare). Animali come i ghiri, gli scoiattoli, le marmotte, ma anche i ricci, i criceti, i pipistrelli, le chiocciole, i serpenti e le lucertole, vanno in letargo, pronti a tornare operativi con temperature più favorevoli; il tramonto arriva già a metà pomeriggio, mentre nel cielo notturno è possibile ammirare gli astri super luminosi della costellazione di Orione. Dicembre è un mese splendido, sfoggia un cielo color grigio perla e invita a sorseggiare vin brulè davanti al focolare. Il mood che lo contraddistingue alterna l’introspezione tipicamente invernale alla convivialità e alla gioia delle feste. Per quanto riguarda lo zodiaco, è il mese del Sagittario e del Capricorno. I suoi colori coincidono con il rosso, il verde e l’oro del Natale, mentre le pietre portafortuna sono il turchese, lo zircone e la tanzanite, un trio all’insegna del blu.

 

 

Foto via Pexels e Unsplash. Foto di Santa Lucia in Svezia di Foreign and Commonwealth Office, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, da Wikimedia Commons