Alla scoperta del Ciauscolo, un’eccellenza dell’entroterra marchigiano

 

Il Ciauscolo: innanzitutto, che cos’è? Per chi non lo conoscesse, si tratta di un tipico salame umbro-marchigiano. Le sue radici affondano nella cultura agreste: gli agricoltori, una volta ultimate le fatiche nei campi, erano soliti preparare questo insaccato con i rimasugli della carne suina. Si utilizzavano in particolare la pancetta, il prosciutto, il lardo, il lombo e la spalla, che, impastati tra loro, venivano infine aromatizzati con agliopepe e del buon vino bianco. Il risultato era, ed è tutt’oggi, un salame morbido e spalmabile dal sapore che non ha eguali. Il suo nome, Ciauscolo, pare che derivi da “ci(a)busculum”, in latino “piccolo cibo”. Il Ciauscolo, in effetti,  nacque come una merenda, una pausa appetitosa che gli agricoltori si concedevano dopo ore di duro lavoro. I primi documenti che attestano l’esistenza di questo prodotto risalgono al XVII e XVIII secolo. Lo ritroviamo in un elenco di prezzi del 1696 conservato nell’Archivio di Stato di Macerata, a Belforte del Chienti, ma anche nella lista di alimenti messi in vendita da un pizzicagnolo; l’inventario, stilato nel 1727, viene custodito nell’Archivio di Stato di Camerino.

 

 

Una caratteristica del Ciauscolo è quella di essere prodotto nelle zone interne delle Marche. Il territorio di produzione, nello specifico, coincide con le province di Ancona, Macerata, Fermo e Ascoli Piceno, in gran parte nell’area dei Monti Sibillini. L’ entroterra di questi distretti viene coinvolto in toto, considerando che il Ciauscolo è anche un’eccellenza della vicina Umbria.

Il Ciauscolo: come si presenta

L’aspetto è quello di un classico salame dalla forma cilindrica, lungo più o meno 30 cm. Il colore è rosato, la morbidezza è la sua caratteristica principale: il Ciauscolo può essere spalmato sul pane come un paté. La stagionatura può avere una durata che va dai 15 giorni a una manciata di mesi, dipende dalla morbidezza che si vuole conferire al prodotto. L’insacco viene svolto utilizzando budella di maiale o, in alternativa, di vitello. Per  la legatura ci si serve, invece, di uno spago in canapa.

 

 

I prestigiosi riconoscimenti ottenuti

Per la sua tipicità e le sue caratteristiche, il Ciauscolo si è guadagnato non pochi riconoscimenti. Il 3 Novembre del 2006 è stato decretato Ciauscolo IGP, Indicazione Geografica Protetta nazionale, un marchio che sancisce ufficialmente il suo legame con il territorio di provenienza. L’11 Agosto del 2009, inoltre, il salame marchigiano ha ottenuto la certificazione IGP europea, che l’Unione Europea assegna ai prodotti alimentari contraddistinti da una particolare qualità associata all’area geografica di origine. Questi riconoscimenti prestigiosi hanno fatto sì che il Ciauscolo possa venire etichettato come “Prodotto della Montagna”.

 

 

Le città del Ciauscolo

Ma quali sono, esattamente, le zone in cui il Ciauscolo viene prodotto? Sono quattro le province marchigiane coinvolte, e comprendono una serie di Comuni. Ne citerò alcuni qui di seguito.

Provincia di Ancona: si spazia da Fabriano a Cerreto d’Esi, da Jesi a Cupramontana, senza disdegnare l’area collinare e quella della costa. La produzione del Ciauscolo vede infatti protagoniste anche città come Osimo, Ancona e Castelfidardo.

Provincia di Macerata: la zona dei Monti Sibillini viene storicamente reputata la culla del Ciauscolo. Include Comuni quali Camerino, Visso, Tolentino, San Ginesio, Macerata, San Severino Marche e Belforte del Chienti.

Provincia di Fermo: il territorio della media e alta valle del fiume Tenna predomina. Tra le città coinvolte troviamo Amandola, Petritoli, Fermo e Montegiorgio.

Provincia di Ascoli Piceno: associate al Ciauscolo sono l’area appenninica e la media valle del Tronto.

Per quanto riguarda invece l’Umbria, il Ciauscolo viene principalmente prodotto in Comuni della provincia di Perugia tipo Spoleto, Norcia, e Poggiodomo.

 

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Food: i 5 formaggi più benefici per la salute

 

Chi, come me, è goloso di formaggio, troverà questo articolo molto interessante. Anche perchè il formaggio, in Italia, spadroneggia sulle nostre tavole. E il formaggio fa bene; contiene calcio, proteine, vitamina D: un trio fondamentale per mantenerci in salute, ottimo per il benessere delle ossa, dei muscoli e del sistema immunitario. Accanto a questi benefici, però, il formaggio presenta qualche controindicazione. Ad esempio è in genere ricco di sodio (di sale), colesterolo e grassi saturi, che non rappresentano esattamente l’ideale per la pressione sanguigna e il sistema cardiovascolare. Esistono tuttavia formaggi che contengono una quantità minima di sale e grassi, concentrando elevate dosi di calcio e proteine e vantando un’alta digeribilità. Quali sono, dunque, i formaggi che dovremmo preferire? Sicuramente quelli freschi, affiancati da uno stagionato che fa eccezione: il parmigiano. Ve ne presento cinque qui di seguito.

 

La ricotta vaccina

 

E’ uno dei formaggi più salutari in assoluto. Contiene l’1% di sale, è soffice e lattiginosa. Leggerissima poichè deriva dal siero del latte, è ricca di acqua e povera di grassi. Uno dei suoi punti di forza, inoltre, è rappresentato dall’elevato numero di sieroproteine che la compongono: amminoacidi essenziali ad alto valore biologico.

 

I fiocchi di latte

 

I fiocchi di latte sono un altro formaggio ultraleggero: estremamente poveri di calorie, sono composti da circa 4-5 grammi di grassi per  100 grammi di prodotto; in compenso contengono molta acqua (circa l’80%) e proteine, il che li rende particolarmente idratanti, sazianti e digeribili.

 

Il Parmigiano

 

E’ uno stagionato salutare. Nonostante la quantità non troppo trascurabile di calorie, infatti, presenta numerose proprietà: è ricco di calcio, proteine e fosforo, non contiene lattosio ed è altamente digeribile. Grattugiato, viene consumato in piccole dosi per conferire sapore ai primi piatti.

 

La mozzarella

 

Se preferite un basso apporto calorico, optate per quella in versione light. Si ottiene dal latte parzialmente scremato e presenta una quantità di grassi decisamente ridotta rispetto alla mozzarella tradizionale. E’ ricca di proteine, calcio, fosforo ed è composta di acqua per oltre il 50-60%. La digeribilità rappresenta un’altra delle sue proprietà principali.

 

Lo stracchino

 

Presenta il vantaggio di essere un formaggio anche spalmabile. E’ al quinto posto non a caso: in molti lo reputano un “falso magro”. Cominciamo subito dai punti “no”, le calorie (più o meno 280-300 per 100 grammi d prodotto) , i grassi (una quantità che ammonta a circa il 20-25%) e il sodio, presente in dosi non esattamente minime ma neppure elevatissime. I suoi punti di forza, nonostante ciò, sono notevoli: lo stracchino è ricco di calcio, fosforo, vitamina B12 e fermenti lattici, il che lo rende benefico per la flora intestinale.

 

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Il tiramisu alle fragole, la variante di tendenza di una delizia tutta italiana

 

Il tiramisu alle fragole è il dolce con la D maiuscola della Primavera 2026: tutti ne vanno pazzi. Non è un caso che sia già stato eletto dessert ideale della Festa della Mamma. Il motivo è molto semplice: è fresco, golosissimo e veloce da preparare. Questo classico della tradizione italiana cambia veste e si propone in una versione squisitamente (è il caso di dirlo) primaverile, sostituendo il caffè e e il cacao in polvere con il sapore delizioso del frutto di stagione più richiesto. Gli ingredienti rimangono gli stessi: savoiardi, mascarpone, uova (meglio se pastorizzate), zucchero. Le fragole, tagliate a fette, vengono lasciate macerare con lo zucchero e il succo di limone, poi si montano i tuorli delle uova e si mescolano al mascarpone, lasciando raffreddare successivamente la miscela in frigo.

 

 

La salsa di fragole va preparata utilizzando il succo di una manciata di fragole scolate, frullandolo subito dopo con un miniper per renderlo più denso. Dopo averla versata in una pirofila, nella salsa si intingono i savoiardi uno ad uno: andranno a comporre il primo strato del dolce. Gli strati di biscotti saranno molteplici e sempre intervallati dalla crema al mascarpone che è stata conservata in frigo. La parte superiore consisterà in una dose abbondante di crema al mascarpone guarnita di fragole, intere o a pezzetti. Il tiramisu dovrà rimanere un paio d’ore in frigo prima di essere gustato, così da preservare tutta la sua freschezza.

 

 

Sal De Riso, Presidente dell’Accademia Maestri Pasticceri Italiani, ha proposto un tiramisu alle fragole ancora più leggero, eliminando le uova crude dalla ricetta. E voi, siete già pronti ad assaggiare il tiramisu in questa inedita variante fruttata?

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Picnic di Pasquetta

 

Il sole è tornato a splendere e forse, oggi, qualcuno di voi ne approfitterà per organizzare il tipico picnic di Pasquetta. Un’ottima idea: poter trascorrere questa giornata di festa in mezzo alla natura è senza dubbio benefico sia per il corpo che per la mente. Ma cosa mettere nel cesto delle vivande? I dolci pasquali tradizionali, innanzitutto, non possono mancare; anche perchè spesso si tratta di torte salate che si accompagnano ai cibi più disparati. Per il resto, l’ideale è puntare su pasti pratici, non troppo elaborati, che si trasportano facilmente e consumano velocemente. Ecco qualche spunto (lascio a voi la scelta delle bevande).

 

Torte, focacce e plumcake salati: perfetti sia da soli che seguiti o preceduti da altre vivande

 

Il tagliere con salumi e formaggi, tassativo per chi segue la tradizione

 

Pasta fredda o insalata di riso: un primo piatto pratico, nutriente e appetitoso

 

Frittata (se siete marchigiani, rigorosamente con la mentuccia), pomodori ripieni, insalata mista: tre pietanze versatili e gustose

 

Un dolce tipicamente pasquale a vostra scelta

 

E per concludere, macedonia o frutta di stagione. Come le fragole

 

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5 cereali perfetti per la prima colazione

 

Una colazione sana è fondamentale per iniziare la giornata con il piede giusto. Ma quali sono gli alimenti che dovremmo consumare di prima mattina? Innanzitutto i cereali, meglio se integrali: apportano alte dosi di energia, donano un senso di sazietà e sono benefici per l’apparato cardiovascolare e digerente. Optiamo per prodotti privi di zuccheri aggiunti e non processati, in modo che possano mantenere tutte le loro proprietà. Eh già, perchè i cereali sono ricchi di fibre, vitamine e minerali, un mix senza alcun dubbio super salutare. Un esempio? Tra le vitamine maggiormente presenti troviamo quelle del gruppo B, tra i minerali lo zinco, il ferro e il magnesio. Su come consumare i cereali non c’è che l’imbarazzo della scelta: versandoli nel latte, nello yogurt o nel kefir, oppure con la macedonia…Se poi siete in cerca di qualche consiglio rispetto a quali cereali scegliere, ve ne suggerisco cinque qui di seguito.

 

 

L’avena

Perfetta per preparare il porridge, vanta una lunga serie di proprietà. Abbonda di beta-glucani, fibre solubili che apportano innumerevoli benefici: riducono il colesterolo LDL, contribuiscono a mantenere in equilibrio il livello di zuccheri nel sangue, fungono da prebiotici favorendo la salute intestinale e rafforzando il sistema immunitario. L’avena, inoltre, è ricca di proteine e ha un indice glicemico molto basso, il che la rende ancora più sana.

 

 

Il grano saraceno

E’ uno pseudocereale, non un cereale in senso stretto, ma è super nutriente e ricco di virtù. Non contiene glutine, ed è una vera e propria miniera di magnesio, potassio e aminoacidi essenziali, fondamentali per la salute dell’organismo. Tra le sostanze più preziose che racchiude troviamo la rutina, un antiossidante che svolge un’azione estremamente benefica nei confronti dei vasi sanguigni e del microcircolo. Anche il grano saraceno, come l’avena, vanta un basso indice glicemico; in più, è un potente antinfiammatorio naturale.

 

 

Il farro

E’ disponibile in due versioni: soffiato o a fiocchi. Il farro soffiato è voluminoso e croccante, quello a fiocchi si ottiene dai chicchi cotti al vapore e pressati, che quindi esibiscono una forma piatta. Il farro, consumato già nella Roma antica, contiene un gran numero di sostanze benefiche: vitamine del gruppo B, fibre, minerali quali il magnesio…E’ molto nutriente e una fonte di costante energia.

 

 

Il muesli e la granola

Sono molto conosciuti, ma è meglio optare per le versioni più sane possibili di questi prodotti: spesso, infatti, vengono arricchiti di sciroppi e zuccheri aggiunti. Consistono in un mix di cereali, semi e frutta secca, ma tra il muesli e la granola sussistono alcune differenze: il muesli, privo di zuccheri aggiunti, contiene noci, semi, frutta essiccata e cereali integrali, ma non è sottoposto a cottura; la granola, invece, composta da noci, frutta secca e cereali integrali, viene cotta in forno e arricchita, generalmente, con del miele o dello sciroppo d’acero. Al palato risulta croccante e molto più dolce rispetto al muesli. Dal punto di vista dei benefici, sia il muesli che la granola sono una preziosa fonte di carboidrati e omega-3, gli acidi grassi polinsaturi essenziali di cui la frutta secca abbonda.

 

 

I corn flakes integrali

Acquistarli integrali permette di gustare una versione più sana, non raffinata del prodotto: la parte esterna del chicco viene mantenuta, apportando dosi massicce di fibre e micronutrienti. Ideali per chi ama i cereali croccanti, nutrono all’insegna della leggerezza e forniscono un’eccellente quantità di energia.

 

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Dolci agli agrumi parade: un omaggio goloso di fine inverno

 

Carrellata dedicata agli agrumi, la frutta più tipicamente invernale, mentre l’inverno sta per finire. Questa gallery rappresenta un tributo alle arance, i mandarini, i pompelmi, i limoni e i cedri, tutti ricchissimi di vitamina C, che potenziano la nostra energia e sostengono il nostro sistema immunitario nei mesi più gelidi dell’anno. Ogni scatto li vede protagonisti sotto forma di gustosi dolci: torte, biscotti, plumcake, creme, creme gelato, croissant…Un omaggio goloso che li celebra in una delle loro versioni migliori; un’ode alla loro voluttuosa bontà.

 

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I baranki, le tradizionali ciambelle russe simbolo del Sole

 

Vi ricordate della foto qui sotto? Una decina di giorni fa, l’ho pubblicata su MyVALIUM per illustrare l’articolo che vi linko qui. E siccome il mio blog è anche fatto di rimandi e associazioni, oggi parlerò delle ciambelle che vedete in quell’immagine. Che cosa sono, come si chiamano? Si tratta dei tipici baranki russi, anelli di pane dalla consistenza dura e croccante che nascondono un cuore morbido. Vengono consumati in sostituzione del pane o rappresentano un goloso spuntino da abbinare al tè o al caffè. La loro storia è molto affascinante; adesso scopriremo il perchè.

 

 

Un simbolo del Sole

Nel XVII secolo, in Russia, i prodotti da forno dalla forma arrotondata venivano considerati un simbolo del Sole: così li descrivevano le leggende di origine pagana. Per questo motivo, comporre ghirlande di baranki per decorare la propria casa rappresentava un gesto di buon auspicio e foriero di prosperità. Il Sole, supremo emblema di  fertilità e rinascita, era associato alla ricchezza. Una dimora ornata di baranki, dunque, avrebbe avuto il potere di attrarre opulenza e buona sorte. Dal XVIII al XIX secolo, si cominciò a utilizzare le ghirlande di baranki come veri e propri monili: i venditori ambulanti russi li esibivano a mò di lunghe collane.

 

 

Le origini

La caratteristica principale dei baranki, innanzitutto, è relativa alla preparazione. Dopo una lunga lievitazione, vengono bolliti; soltanto dopo la successiva essiccatura si passa alla cottura in forno. Una curiosità: questo procedimento risultava talmente complesso da richiedere l’intervento di una persona esperta, il baranochnik, in quanto il panettiere non sempre era in grado di svolgerlo correttamente. Riguardo al nome baranki, gli studiosi hanno rinvenuto due possibili derivazioni. La prima lo riconduce al verbo slavo “obvariti”, in italiano “sbollentare”, la seconda lo associa al sostantivo “baran”, in italiano “montone”, facendo leva su una presunta somiglianza delle ciambelle russe con il corno del maschio della pecora. Oggi diffusissimi in Russia, Bielorussia e Ucraina, i baranki vantano un preciso luogo di nascita: secondo i ricercatori sarebbe collocato a Smorgon, in Bielorussia, una città divenuta celebre per l’addestramento degli orsi.

 

 

I prodotti simili:  suški e bubliki. Come distinguerli dai baranki?

In Russia, però, esistono alcuni prodotti da forno che, a un occhio poco esperto, potrebbero risultare indistinguibili dai baranki. I dettagli che li accomunano a questi ultimi sono la forma ad anello, la superficie lucida, la consistenza dura ma molto soffice all’interno. Di quali prodotti si tratta?Essenzialmente sono due:

I suški: dai baranki li differenziano le dimensioni, molto più piccole. Oppure, se le dimensioni sono rilevanti, la forma dei  suški è ovoidale. Qualcuno paragona la prima versione ai taralli pugliesi.

I bubliki: i baranki possono essere consumati fino ad oltre un mese dall’acquisto, mentre i bubliki vanno gustati al momento. La differenza tra i due, dunque, risiede nei tempi di conservazione.

 

 

Nella foto qui sotto, invece, insieme ai baranki potete ammirare un tipico dolce russo: le vatrushki, deliziose focaccine alla ricotta.

 

 

Abbiamo esaminato le differenze tra i baranki, i suški e i bubliki, ma è tassativo citare un dettaglio che li accomuna: la loro superficie lucente può essere impreziosita da semi di sesamo, papavero o cumino, oppure spalmata di senape, burrovaniglia e delizie varie. Lo scopo? Renderli ancora più golosi. Per scoprire la ricetta dei baranki, cliccate qui.

 

 

Citati nella letteratura russa

Nei loro libri, dei baranki hanno parlato autori del calibro di Aleksandr Sergeevič Puškin e Aleksandr Nikolaevič Radiščev. Molto tempo fa, questi caratteristici prodotti da forno venivano preparati esclusivamente in casa e le ricette erano molteplici, poichè ogni famiglia ne elaborava una. Attualmente, invece, sono acquistabili anche nei supermercati e nelle botteghe di alimentari. Un buon motivo per assaggiarli, oltre a quelli già elencati? I baranki sono sani, del tutto privi di grassi, e contengono zucchero in quantità minima. Vale proprio la pena di farne incetta.

 

 

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Arriva la Befana: un excursus sui suoi dolci tipici in Italia

 

L’Epifania è alle porte: la fine del magico periodo natalizio si avvicina. Della Befana ho parlato molte volte, esplorando le sue origini e le sue tradizioni, e così dei Re Magi. E’ la prima volta, però, che mi addentro in un excursus sui dolci tipici del 6 Gennaio in alcune regioni italiane. Iniziamo, dunque, questo percorso all’insegna delle golosità tradizionali; tutto sommato, dopo l’ennesima scorpacciata, mettersi a dieta potrebbe rientrare tra i buoni propositi dell’anno nuovo.

Lombardia

I dolci più tipici di questa regione sono i cammelli di pasta sfoglia di Varese, dolcetti che riproducono i cammelli dei Re Magi: possono essere privi di farcitura oppure riempiti di crema, panna, marmellata, cioccolato o frutta.

Piemonte

Nell’area di Cuneo, molto celebre è la Fugassa (focaccia) d’la Befana: una torta soffice, dorata e rotondeggiante che pare sia nata molto prima del panettone. La tradizione voleva che all’interno della torta si nascondessero una fava bianca e una fava nera; chi si imbatteva nella fava bianca era tenuto a pagare la focaccia, chi in quella nera doveva pagare il vino.

 

 

Veneto

Nella regione della Serenissima predomina la “pinza”: la Pinza Venessiana della Befana si prepara con farina gialla e dosi massicce di frutta secca; la Pinza Marantega, tradizionale in tutto il Triveneto, è una sorta di pane dolce farcito con fichi secchi, canditi, uvetta, pinoli e un filo di Grappa.

 

 

Liguria

Come in molte altre regioni, troviamo diversi dolci tipici dell’Epifania: gli anicini, biscotti all’aroma di anice gustati con vin dolce,  si alternano alla Ciambella del Re Magi, tradizionale anche in Spagna, e alla torta di pistacchi, molto popolare a Genova.

 

 

Toscana

In terra toscana vincono i Befanini, biscotti in varie forme natalizie (stelle, renne, alberi di Natale) “spruzzati” di confettini colorati. Molto noti sono anche i Cavallucci di Siena, dolcetti estremamente morbidi riempiti di spezie, noci e canditi. I Cavallucci sono tipici non solo di Siena, bensì anche di Lucca e Viareggio.

 

 

Marche

Nelle Marche, molto diffuse sono le paste della Befana, simili ai Befanini, e le Pecorelle, caratteristiche di Genga: si presentano come dolcetti simili a cornetti ripieni di marmellata e frutta secca e ricoperti di zucchero a velo.

 

 

Abruzzo

Anche qui troviamo la Pinza della Befana, ma non solo: i Pepatelli sono forse il dolce più celebre, persino in Molise. Somigliano un po’ ai Cantucci e vengono preparati con farina, miele e mandorle aggiungendo il caratteristico pepe nero macinato che dà il nome al dolce.

 

 

Puglia

Nel Salento spicca un dolce, i Purcedduzzi, che somiglia molto alla Cicerchiata carnevalesca diffusa nelle Marche, in Umbria, Abruzzo e Molise e agli Struffoli del Sud Italia. La sua ricetta, però, non include le uova, mentre abbonda di olio extravergine d’oliva. I Purcidduzzi vengono tradizionalmente ricoperti di miele e innaffiati di Limoncello.

 

 

Campania

In Campania non può mancare la Pastiera, la prima dell’anno. Molto famosi sono anche gli Struffoli, un tripudio di palline di pasta dolce che vengono servite fritte e ricoperte di miele, canditi e zuccherini colorati.

 

 

Sicilia

Nell’ isola mediterranea i dolci della Befana abbondano: Buccellati, Mustazzoli, Cubbaita, Torrone di Mandorle, Cassatelle di Ricotta, Carbone Dolce, sono solo alcune delle tipicità consumate il 6 Gennaio. Tra i dessert più iconici troviamo i Cucciddati, dolcetti di pasta frolla farciti con un mix di fichi secchi, cioccolato, miele, spezie, frutta secca come mandorle e noci, e ricoperti di glassa bianca e confettini colorati. Dei Cucciddati, tuttavia, esistono innumerevoli varianti locali.

 

 

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Foto della Pinza (Veneto): Paolo Piscolla from Bologna, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0>, via Wikimedia Commons

Foto dei Purcedduzzi (Puglia): Matteo Amorino, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

Foto dei Cucciddati (Sicilia): Gagz135, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons

 

Gingerbread Wonderland

 

“Se avessi un solo quattrino al mondo, te lo darei per comperarti pan di zenzero!” 

(William Shakespeare, da “Pene d’amor perdute”)

 

Omaggio al pan di zenzero, l’ingrediente supremo dei più iconici biscotti di Natale. MyVALIUM ne ha parlato tante volte, se vi va date un’occhiata qui e qui. Oggi celebreremo il gingerbread, adorato nel mondo anglosassone e nel Nord Europa, in modalità puramente visiva, senza aggiungere parole che potrebbero risultare superflue: la delizia speziata di questi noti biscottini, d’altronde, non ha bisogno di commenti. Osservateli, ammirateli, e…cercate la loro ricetta in rete, per esempio cliccando su questo link.

 

Foto: Margaret Jaszowska e Monika Grabkowskavia Unsplash

 

La frutta essiccata: delizia d’Inverno e must della tavola natalizia

 

La frutta essiccata, ovvero disidratata, è onnipresente sulla tavola natalizia: una tradizione antica, nata dall’atavica necessità di conservare la frutta durante i mesi freddi. La frutta sottoposta a disidratazione può essere consumata a fine pasto, abbinata a piatti ben precisi oppure gustata in dolci tipici delle feste quali il panpepato del Centro Italia, il panforte di Siena, il pandolce genovese, il buccellato siciliano e lo zelten del Trentino-Alto Adige. Ma non solo; la frutta essiccata, soprattutto le arance, viene spesso usata anche per decorare la casa o l’albero di Natale. Vediamo allora come si ottiene e quale frutta è possibile essiccare. Essiccare la frutta significa, innanzitutto, privarla di una buona parte dell’acqua che contiene; ciò viene effettuato tramite un processo di disidratazione che può essere naturale, lasciando cioè essiccare la frutta sotto il sole estivo, o meccanico, attraverso l’utilizzo di uno speciale essiccatore.

 

 

Che tipo di frutta viene disidratata, generalmente? Oltre alle arance, già menzionate, troviamo i datteri, l’uvetta, i fichi, le albicocche, le pere, le mele, le prugne, i kiwi e i cachi.

Le sue proprietà 

Ovviamente, le virtù della frutta essiccata non sono le stesse della frutta fresca. Le differenze derivano proprio dal processo di essiccazione, che determina grandi mutazioni rispetto alla distribuzione dei nutrienti. A subire le conseguenze di questo iter sono più che altro le vitamine, che ad alte temperature si deteriorano. Diversamente, i minerali, gli antiossidanti e le fibre beneficiano della disidratazione, raggiungendo una maggior concentrazione. Un’altra caratteristica della frutta essiccata è che contiene un elevato livello di zuccheri: fornisce dunque una notevole quantità di energia, ma anche un apporto calorico non indifferente. Tuttavia, è stato rilevato che nutrienti inorganici come i minerali risultano di gran lunga più numerosi nella frutta disidratata.

 

 

Prepararla o acquistarla già pronta?

Se scegliete il “fai da te”, sappiate che avete a disposizione due metodi: utilizzare l’essiccatore o essiccare la frutta al sole durante i mesi estivi. Naturalmente, anche la verdura può essere sottoposta a questo tipo di  procedimento. L’essiccatore migliore, in primis, non dovrebbe oltrepassare i 40 gradi per salvaguardare le proprietà della frutta o verdura in oggetto. Ma attenzione: il processo potrebbe durare, in media, fino a 15 o 20 ore.  Chi opta per l’essiccazione naturale, invece, dovrà effettuarla in piena estate: la frutta o la verdura, in fette sottilissime, verranno esposte su un tavolo sufficientemente ampio da interporre una certa distanza tra gli alimenti. Il tavolo, posizionato all’aperto, dovrà essere lambito dai raggi del sole e sfiorato dal vento. Un panno con cui coprire la frutta (o verdura che dir si voglia) sarà d’obbligo per proteggerla dall’umidità della notte. Questo procedimento ha una durata che potrebbe includere poche ore o una manciata di giorni. Va da sè che temperature elevate e accompagnate da un basso tasso di umidità si rivelano la condizione ideale per realizzare l’essiccatura perfetta. Il processo potrà dirsi concluso solo quando gli alimenti saranno totalmente disidratati; a quel punto, se si vuol conservare la frutta per le feste natalizie, basterà riporla in dei capienti barattoli di vetro.

 

 

Se non avete tempo o voglia di eseguire l’essiccazione “fai da te”, potete comodamente acquistare la frutta disidratata al supermercato, nei negozi bio o in determinati siti web. Puntate sulle confezioni prive di zucchero – la frutta essiccata ne è già ricca abbastanza – per porre un limite all’apporto di calorie.

 

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