Buon San Valentino

 

Che sia l’amore tutto ciò che esiste
È ciò che noi sappiamo dell’amore;
E può bastare che il suo peso sia
Uguale al solco che lascia nel cuore.

(Emily Dickinson)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

San Valentino 2021: cuore e dolcezza

 

L’amore è vaporosa nebbiolina formata dai sospiri; se si dissolve, è fuoco che sfavilla scintillando negli occhi degli amanti; s’è ostacolato, è un mare alimentato dalle lacrime degli stessi amanti. Che altro è esso? Una follia segreta, fiele che strangola e dolcezza che sana.

William Shakespeare, da “Romeo e Giulietta”

 

Il “Winter Wonderland” celebrato da VALIUM include molte altre ricorrenze oltre a quelle, scintillanti, di fine anno. Una su tutte? San Valentino, la Festa degli Innamorati. Una festa che, nonostante sia stata sottoposta a una progressiva mercificazione, rimane un’ attesissima parentesi romantica dedicata all’ amore e al rapporto di coppia. Ai tempi del Covid, questa parentesi acquista un significato del tutto speciale: sottolinea l’ importanza dei legami. Perchè l’ amore è forza, linfa vitale, potenza rigenerante.  E’ gioia e dolore al tempo stesso.  Riprendendo le parole di Shakespeare, è “una follia segreta, fiele che strangola e dolcezza che sana”. Ma noi, a pochi giorni da San Valentino, preferiamo accantonare il fiele e privilegiare la dolcezza. E’ per questo che nella gallery che segue, ricca di spunti per una Festa degli Innamorati all’ insegna dello stile, ho incluso anche un tripudio di intriganti delizie. A fare da fil rouge è il cuore: un simbolo nè lezioso, nè tantomeno scontato. Casomai, la rappresentazione grafica più d’impatto e accattivante dell’ amore, un valore che risplende nei tempi prosperi…ma ancor più nei tempi bui.

 

Aniye By

A. Bocca, Two for Love San Valentino edition

Kiko, Ray of Love Collection

Sonia Rykiel

Red Valentino

 

Max Mara, Pasticcino bag

Liu Jo

James Avery Artisan Jewelry

 

Molly Goddard

Una Valentine’s Day Card del 1909

 

Dior, Rouge Dior in limited edition per San Valentino

Roger Vivier

Emporio Armani

 

Gucci

Comme des Garçons, Rouge Eau de Parfum

Marc Jacobs, The Love Dress

 

L’ Oréal, collezione Je T’Aime

Gladys Tamez Millinery, Love Hat

 

Marni, Soft Trunk Bag

Pat McGrath Labs, Crimson Couture Lip Kit

 

Mesauda Milano, Red Valentine Collection

Chie Mihara

 

Guerlain

Furla

 

 

 

Oggi a colazione: frittelle “carnascialesche”

 

La colazione di oggi tiene conto che, ebbene sì, è iniziato il Carnevale. Il periodo più folle dell’ anno è stato inaugurato il 31 Gennaio e culminerà con questa triade di date: 11 Febbraio, Giovedì Grasso; 14 Febbraio, domenica di Carnevale (che si sovrapporrà a San Valentino); 16 Febbraio, Martedì Grasso. Nelle panetterie e nei supermercati castagnole, frappe e chiacchiere già imperversano, inneggiando al lato ghiotto di una festa dalle radici antichissime. Per evitare i dolci più inflazionati senza trascurare la tradizione, scegliamo però le frittelle: sono un’ autentica delizia e sfoggiano una allure internazionale, poichè rimandano ai caratteristici pancake a stelle e strisce. Ma se gli americani arricchiscono i loro pancake con miele, fragole, salse varie e frutti di bosco, alle frittelle basta una spolverata di zucchero per stuzzicare il palato. Anche la preparazione è piuttosto semplice. E’ sufficiente munirsi di ingredienti come il latte, la farina, il lievito di birra, il burro, la scorza di mezzo limone, l’ essenza di vaniglia, il sale, l’ olio di semi di arachidi per la frittura dell’ impasto e lo zucchero semolato, meglio se  in abbondanza. Dopodichè, va seguita scrupolosamente la ricetta (la trovi qui ). Il risultato finale sono dei dolcetti tondeggianti e piatti, dalla consistenza soffice e cosparsi di zucchero sui due lati. Vengono anche detti “frittelle del Luna Park” perchè è comune trovarli negli stand dei parchi di divertimenti, ma il loro gusto è talmente squisito che non potevano non rientrare tra le specialità “carnascialesche”. E più che meritatamente, bisogna dire: provare per credere!

 

 

 

Un lago d’Inverno

 

” Siamo in pieno inverno, la neve si alterna al foehn e il ghiaccio al fango, i sentieri di campagna sono impraticabili, si è tagliati fuori dal mondo. Il lago, nel gelido mattino, esala bianchi vapori e forma un bordo di ghiaccio fragile come il vetro; ma al primo vento caldo ondeggia di nuovo nero e vivo e verso est diventa azzurro come nelle più belle giornate di primavera. (…) Davanti alla mia finestra il dolce, tiepido vento d’occidente fruga nel lago nero, senza nessuno scopo, infuriando nella sua passione e consumandosi, selvaggio, insaziabile. Così selvaggia e insaziabile è la vera voglia di viaggiare , lo stimolo di conoscere e di sperimentare cose nuove, che nessuna conoscenza e nessuna esperienza riescono a saziare. Uno stimolo che è più forte di noi e di tutte le catene, che vuole sempre più sacrifici da chi ne è dominato. Non ci sono forse uomini che vanno a caccia di denaro, e del favore delle donne e di principi in maniera selvaggia e oltre ogni limite, fino alla rovina? Ecco così andiamo a caccia noi, noi patiti di viaggi, di ciò che si può prendere dalla madre terra, con il desiderio di essere un tutt’uno con lei, possederla e abbandonarsi a lei, in una misura che non si può ottenere, ma solo sognare, desiderare, agognare. “

Herman Hesse, da “Voglia di Viaggiare”, in “Storie di Vagabondaggio”

 

 

 

 

I “giorni della merla”: i giorni più freddi dell’ anno e le loro leggende

 

Siamo nel pieno dell’ Inverno, nel pieno dei giorni più freddi nell’ anno: i “giorni della merla”. E’ questo il nome con cui il 29, il 30 e il 31 Gennaio vengono identificati nella tradizione popolare. Ad ispirarlo sono state remote leggende che condividono la protagonista, una merla dal piumaggio bianco, e lo scenario, il freddo intenso del primo mese dell’ anno. La leggenda più accreditata risale a tempi antichissimi. Narra di una merla candida, ammirata da tutti, che Gennaio aveva preso di mira: ogni volta che andava a far provviste, lui scatenava tormente di neve e violente folate di vento. Un anno, stufa dei suoi dispetti, la merla si procurò cibo in abbondanza e rimase al tepore del suo nido per 28 giorni esatti – tanti, allora, ne contava Gennaio. Il ventinovesimo giorno uscì e iniziò a burlarsi di quel mese perfido che stavolta non era riuscito a infastidirla. Gennaio si infuriò terribilmente: chiese in prestito tre giorni al fratello Febbraio e ritornò subito per provocare tempeste a raffica. Gelo, temporali e neve costrinsero la merla a rifugiarsi di corsa nel primo comignolo che incontrò lungo il suo percorso. Qui rimase per 72 ore, finchè finalmente il maltempo svanì. Quando uscì dal nascondiglio tirò un sospiro di sollievo, perchè era scampata alla collera di Gennaio. Ma non appena si specchiò, rimase senza fiato: le sue splendide piume bianche, per colpa del fumo del comignolo, erano diventate color carbone. Da quel momento, il piumaggio dei merli rimase per sempre nero e il mese di Gennaio durò in eterno 31 giorni.

 

 

Questa leggenda, tuttavia, non è poi così lontana dalla realtà: nel 713 a.C., con la riforma di Numa Pompilio, il mese di Gennaio durava davvero 28 giorni. Quando il calendario romano fu sostituito da quello giuliano nel 46 a.C., Gennaio si “impadronì” di tre giorni appartenenti a Febbraio poichè quest’ ultimo calendario si basa sull’ anno solare, ossia sul ciclo delle stagioni. Tra le svariate versioni della leggenda ne compare una abbastanza simile: narra di una famiglia di merli che, a Milano, aveva fissato la sua dimora sotto una grondaia. La neve copiosa di quell’ Inverno rendeva sempre più difficile procurarsi il cibo, perciò il capofamiglia decise di volare lontano alla ricerca di un rifugio sicuro in cui trasferirsi con la sua merla e con i loro tre merlottini. Fu proprio in quel periodo che mamma merla, viste le temperature polari, fu costretta a spostarsi su un altro tetto insieme ai suoi piccoli. Lì, il fumo di un comignolo emanava un po’ di calore. Ma quando papà merlo ritornò dal viaggio, stentò a riconoscere la sua stessa famiglia: la fuliggine aveva annerito completamente le piume dei merlottini e di mamma merla. Si unì comunque a loro e il 1 Febbraio, una giornata tiepida, uscirono tutti per godere dei raggi del sole. L’ allegra famiglia, a causa del fumo, era ora composta da cinque merli neri. Fu proprio da allora – secondo la leggenda – che i merli bianchi scomparvero, sostituiti da esemplari con il piumaggio color fuliggine (è il caso di dirlo). I detti popolari hanno attribuito una variegata simbologia alla figura del merlo: se molti proverbi fanno coincidere il suo canto con la fine dell’ Inverno, altri intimano al merlo di non cantare neppure a Marzo per non istigare il ritorno del maltempo. Sul versante credenze, invece, la tradizione vuole che a dei giorni della merla molto freddi segua una Primavera assolatissima. Al contrario, se i giorni della merla sono tiepidi la Primavera faticherà ad arrivare.

 

 

 

“Le Chateau du Tarot”: i Tarocchi ispirano la collezione Dior Haute Couture PE 2021 e Matteo Garrone la racconta in un corto che è pura magia

La Papessa

Se “Inverno” è uguale a “fiaba”, Maria Grazia Chiuri e Matteo Garrone ce ne regalano una ad alto tasso di magia. Il fortunato connubio tra il direttore creativo di Dior e il visionario regista romano si è ricostituito in occasione del corto (guardalo qui) che svela la collezione Dior Haute Couture Primavera Estate 2021, un racconto calato nelle atmosfere incantate tanto care a Garrone. “Le chateau du Tarot”, questo il titolo del film, è completamente incentrato sui Tarocchi: Christian Dior adorava farseli leggere, così come adorava le arti divinatorie in generale. Frequentava regolarmente le veggenti, credeva nel potere dei simboli e, superstiziosissimo, portava con sè innumerevoli talismani (che ha riprodotto in molte sue creazioni). Maria Grazia Chiuri, sempre attratta dalla passione esoterica di Monsieur Dior, ha voluto esplorarla a tutto campo e l’ ha tradotta in abiti di una magnificenza senza pari. Il concept dei Tarocchi, tuttavia, è ben ancorato anche al nostro presente: chi non ha mai pensato, in questo drammatico periodo storico, di interrogare il futuro per carpirgli qualche indizio? I Tarocchi, con le loro immagini affascinanti, la loro simbologia, il loro mistero, ci inoltrano nel labirinto dell’ avvenire consentendoci, contemporaneamente, di indagare in noi stessi. Matteo Garrone ha preso spunto dai Tarocchi Visconti-Sforza, che Bonifacio Bembo donò ai duchi di Milano nel 1400, per imbastire l’ incantevole narrazione della collezione. I preziosismi di queste carte miniate, ricche di ori, smalti e di un’ enigmaticità intensa, hanno ispirato al regista l’idea di un viaggio alla ricerca di sè: una giovane donna (Agnese Claisse, figlia di Laura Morante), nello studio di una cartomante, quando quest’ ultima le chiede cosa vuole sapere risponde “Chi sono” ed estrae a caso una carta, quella della Papessa. Inizia così il suo itinerario onirico all’ interno di un antico castello immerso nella nebbia. E’ il Castello di Sammezzano, nei pressi di Firenze, che Garrone ha scelto come location.

 

Il Castello di Sammezzano

Qui, la Papessa le porgerà la chiave di accesso al tragitto che, di stanza in stanza, la condurrà alla scoperta di se stessa. Lungo il percorso incontrerà le figure chiave degli Arcani Maggiori: la Giustizia, il Matto, l’Appeso, la Temperanza, il Diavolo…persino la Morte.  Hanno tutte una valenza simbolica. Apparentemente le indicano la via ma in realtà la confondono, la costringono a riflettere e a guardare le cose da un diverso punto di vista. Nel frattempo, i fotogrammi evidenziano scenari da sogno: basti pensare al tripudio di luci che volteggia sotto il soffitto a cupola finemente intarsiato e dipinto di blu. La fine dell’ iter di conoscenza coincide con l’ apparizione della Morte, nei Tarocchi emblema di rinnovamento e di rinascita. La giovane donna incontra la sua parte maschile, si fonde con essa, rinasce a nuova vita con una nuova consapevolezza. Questa sintesi rappresenta lo sboccio del sè in tutta la sua completezza. Le sublimi creazioni di Maria Grazia Chiuri, perfettamente incastonate nella magia della narrazione, risaltano come pietre preziose.

 

Agnese Claisse

Ricercatezza, raffinata opulenza e savoir faire artigianale raggiungono l’apice, in questa collezione che coniuga gli stilemi medievali più squisiti con l’heritage Dior. Nel corto, gli abiti che sfoggiano gli Arcani Maggiori sono la quintessenza dello splendore. Il resto delle mise non è da meno: chiffon e broccati, pizzi intarsiati dipinti a mano, velluti su cui campeggiano i segni dello Zodiaco, superbi ricami, jacquard che scintillano di stelle, cappe piumate in cromie tridimensionali e fluttuanti plissè riempiono lo sguardo di meraviglia. L’ oro predomina, alternandosi ad un sofisticato rosa antico, al blu e al blu polvere. Colpiscono i lunghi abiti a vita alta, le mantelle finemente lavorate, gli impalpabili manti con cappuccio, i corpetti che rievocano dei bassorilievi. L’ artista romano Pietro Ruffo ha arricchito i capi più fiabeschi con disegni che reinterpretano i Tarocchi tramite emblemi ammalianti e visionari dove le figure umane sono totalmente assenti.

 

La Luna

L’ hair designer Francesco Pegoretti invece, ispirandosi ai Tarocchi viscontei, ha ideato una serie di spettacolari acconciature. Su tutte, spiccano quelle esibite dalla Papessa (un raccolto sviluppato in altezza e adornato da tre corone), dalla Stella (un tripudio di stelle d’argento fissate sui rispettivi “steli”) e dalla Luna (un’ enorme parrucca a foggia di luna a spicchio completamente rivestita da capelli biondi): dei veri e propri capolavori.

 

Il Matto e la Giustizia

L’ Appeso

La Temperanza

Il Diavolo

La Stella

La Morte

Agnese Claisse nel finale del corto

LA COLLEZIONE

 

 

Visita il sito di Dior per ammirare la collezione completa

 

 

 

Il fascino antico della “Luna del Lupo”, la prima luna piena di Gennaio

 

Segnatevi subito data e ora: 28 Gennaio, 20,16. In quel momento, infatti, nel cielo notturno si staglierà la prima luna piena dell’ anno. Niente di speciale, direte. Ma non è affatto così, considerato il retaggio dell’ evento. La prima luna piena del gelido e nevoso Gennaio è stata battezzata “Luna del Lupo” in moltissime culture. E non a caso: nel cuore dell’ Inverno, quando la maggior parte degli animali è in letargo, i branchi di lupi erano soliti dirigersi verso i villaggi e le abitazioni alla ricerca di cibo. Durante le loro scorribande, sentirli ululare rivolti al plenilunio era comune. L’ immagine del lupo che ulula alla luna è diventata leggendaria, un vero e proprio leitmotiv dell’ iconografia popolare, ma esistono ulteriori motivi che connettono i lupi con la luna piena e con il mese di Gennaio: innanzitutto, è proprio in questo periodo che inizia la stagione riproduttiva. Ecco allora l’ esigenza di ululare per marcare il proprio territorio, per far sì che nessuno si inoltri nei “luoghi della riproduzione”. E dato che il lupo è un animale che vive in branco, potete immaginare quanto sia potente un coro di ululati rispetto a un ululato in solitaria. Ogni lupo, poi, sa bene che se ulula con il muso rivolto al cielo (o alla luna, se preferite), il suo richiamo coprirà distanze vastissime e verrà udito dagli esemplari che appartengono al suo branco ovunque si trovino in quel momento.

 

 

Sul perchè il lupo sia un animale prevalentemente notturno, la ragione è chiara: il suo status di predatore fa sì che agisca con maggior facilità al calar delle tenebre. In realtà, nonostante lo stereotipo del “lupo cattivo”, il canis lupus possiede svariate doti. Si muove in branco perchè nel branco trova sostegno, senso della solidarietà e di appartenenza; è consapevole del valore dei legami e rimane con la stessa famiglia per una vita intera. Con i suoi cuccioli gioca abitualmente, trova sempre del tempo da dedicare a loro. Non sono pochi i popoli che consideravano il lupo un emblema di lealtà. Per gli antichi Celti, il lupo concentrava in sè gli influssi caratteristici della Luna: lo spiccato intuito, l’ abilità nel captare realtà celate e di fiutare il pericolo gli derivavano direttamente dall’ astro d’argento. Una leggenda, pensate, racconta che il lupo una volta fagocitò il Sole per fare il pieno di potere lunare! Esaltandone i lati migliori, possiamo imparare molto da questo quadrupede. Qualche esempio? Uno spirito di coesione orientato alla positività, il valore della correttezza e di un attaccamento basato sull’ affetto e sull’ accettazione delle proprie fragilità. E’ comprensibile che il plenilunio di Gennaio fosse associato all’ inquietudine, presso la popolazione delle campagne: molti anni orsono, quando la sera ci si ritrovava davanti al focolare, l’ululato dei lupi suscitava spavento ed era foriero di pericolo per il bestiame. Il fascino che emana la “Luna del Lupo”, con tutte le sue credenze e le sue leggende, rimane però potente e irresistibile. Gli altri nomi con cui viene appellato questo suggestivo evento sono “Luna del Grande Inverno”, “Luna dei ghiacci” e “Vecchia Luna”.

 

 

 

Bagliori del ghiaccio e perlescenze polari: ecco a voi Iced Out, la nuova make up collection di Anastasia Beverly Hills

 

L’ ode di VALIUM all’ Inverno e alla sua meraviglia non poteva non coinvolgere il make up. Ho il piacere di presentarvi, quindi, la splendida collezione che Anastasia Beverly Hills dedica al ghiaccio e ai suoi candidi, cristallini riflessi: Iced Out rientra tra le collezioni della Primavera 2021, ma è già acquistabile e l’incanto che sprigiona è tale da inserirla a pieno titolo nel Winter Wonderland omaggiato da questo blog. Composta da quattro prodotti base, Iced Out inneggia al gelo invernale tramite nuance trasparenti, perlescenze polari e un bianco abbagliante che ricorda quello della neve fresca. Anche il pack segue lo stesso fil rouge, alternando un luminoso total white a dettagli oro rosa in versione metal. I bagliori del ghiaccio, la sua purezza, la sua texture limpida fanno da leitmotiv all’ intera collezione di Anastasia Soare, l’ acclamata make up artist di origine rumena: Iced Out Highlighter è un illuminante che dona radiosità al viso e al corpo, Brow Freeze una cera che “congela” alla perfezione le sopracciglia, Crystal Gloss e Honey Diamond Gloss sono due gloss che impreziosiscono le labbra di magnetici riflessi specchiati e diamantati. Non ci resta che esplorare in modo approfondito l’ ammaliante mondo di Iced Out.

 

 

ICED OUT HIGHLIGHTER

Questo strepitoso illuminante è un concentrato di polvere compatta bianca venata di bagliori perlacei: una tonalità universale che valorizza ogni carnagione. Leviga la pelle e si fonde con essa facendola apparire illuminata dall’ interno, combinando l’ alto potere riflettente di una texture liquida con l’ eterea impalpabilità di una polvere. Il risultato è un effetto multidimensionale ad alto tasso di luminosità, talmente potente da dar vita a un wet look impeccabile. Iced Out Highlighter può essere steso sul viso, sulle palpebre, sugli zigomi, sulle labbra, ma anche sul corpo, modulando la propria intensità: valorizza l’ incarnato sia che venga applicato in un sottile velo, che in modo più massiccio per uno stupefacente effetto “strobo”. Le notevoli dimensioni della cialda vi permetteranno di sbizzarrirvi utilizzandolo nelle più disparate e innumerevoli versioni.

 

 

 

BROW FREEZE

 

 

La cera modellante per sopracciglia di Iced Out è a dir poco fantastica: permette uno styling DOC e a lunga tenuta. Dona alle sopracciglia la forma desiderata “scolpendone” la linea e fissandola per tutto il giorno, doma i peli ribelli scongiurando i grumi.  Contenuto in una scatolina rotonda, Blow Freeze è un autentico prodotto magico che in pochi step permette di incorniciare in modo ottimale il viso.

 

 

 

CRYSTAL GLOSS

Iced Out accende i riflettori anche sulle labbra, esaltandole con tutta la lucentezza del ghiaccio. Crystal gloss vanta un finish specchiato, simile al vetro, e la sua formula mette in risalto le labbra con una sola stesura del prodotto. L’ applicatore piatto favorisce un’ applicazione scorrevole, precisa, ben dosata di Crystal Gloss: le labbra vengono valorizzate all’ insegna del comfort e bandendo l’ effetto “appiccicoso”. A rivestirle è una nuance cristallina che emana luminosità, leviga e rimpolpa avvalendosi di un ulteriore punto di forza, il delizioso profumo di pesca sprigionato dal gloss.

 

 

HONEY DIAMOND GLOSS

Ultra riflettente, lucentissimo, Honey Diamond Gloss dona alle labbra la brillantezza di un diamante, levigandole e rendendole più piene. Come Crystal Gloss, favorisce una stesura scorrevole grazie all’ applicatore piatto e a una formula che prende le distanze dall’ effetto appiccicoso. La sua tonalità perlacea lo eleva a must assoluto per incarnare lo splendore dell’ Inverno: sprigiona lucentezza e avvolge le labbra di preziosità. L’ aroma di vaniglia del gloss, inoltre, accresce il suo appeal con accenti golosi e irresistibili. Sia Crystal Gloss che Honey Diamond Gloss possono essere applicati sulle labbra nude o sovrapporsi al rossetto per un look divinamente glam.

 

 

 

 

 

 

 

L’ accessorio che ci piace

 

I Mou (basta citare il marchio per identificare la calzatura) si fanno sempre più preziosi. La tendenza dell’ Inverno 2020/21 vede prevalere i modelli in nuance metalliche quali l’argento e il rose beige, ma a completarne la ricercatezza è un dettaglio del tutto inedito: un patch sul retro tempestato di cristalli e strass. Lo sfoggia l’ iconico Eskimo 24, un cult del brand, coniugando il proverbiale comfort dei Mou con i più squisiti dettami fashion. Alto 24 cm, caldissimo e pratico, l’ Eskimo è ornato dalle tipiche cuciture in lana all’ uncinetto, poggia su una suola solida composta da un mix di etilene vinil acetato e gomma e si avvale di un rinforzo interno sul tallone. La lavorazione artigianale, unita ad un design inconfondibile, rende l’ Eskimo un autentico pezzo unico: i Mou hanno definitivamente sdoganato il loro status di “scarpe da neve” per risultare perfetti con qualsiasi meteo, sia di mattina che di sera. L’ argento, pur rimandando alla “primigenia” associazione tra l’ Eskimo e le lande innevate, gli dona un nuovo volto e lo avvolge di una magica allure lunare. E’ il suo punto di forza, che va ad aggiungersi a uno stile sempre cool e a una funzione antifreddo ormai ben nota. Ci piace proprio per questo, per la versatilità e la capacità di rinnovarsi: le ultimissime cromie metal regalano un twist in più alla calzatura che, dal 2002, è un irrinunciabile must dell’ Inverno.

 

 

 

 

 

Mandarini a colazione

 

La colazione di oggi è golosa e salutare al tempo stesso: c’è di che festeggiare! Una buona fetta di torta e mandarini a volontà, per godere delle proprietà benefiche del frutto più sfizioso dell’ Inverno. Il mandarino, infatti, è un concentrato di vitamina C ma non solo. Contiene vitamina A, vitamina P, vitamine del gruppo B e si rivela il migliore antidoto contro i malanni da raffreddamento: la vitamina C rafforza il sistema immunitario ed incrementa la formazione del collagene. Tra le altre sostanze di cui è ricco vanno segnalati l’ acido folico e minerali quali il ferro, il magnesio, il potassio, il calcio. Nel mandarino, inoltre, abbondano le fibre, che garantiscono un buon funzionamento dell’ intestino, e il bromo, un ottimo alleato del sonno. Non vanno trascurate le doti antiossidanti del frutto: il limonane impregna la sua buccia e dalla stessa buccia viene estratto l’ olio essenziale di mandarino, un autentico toccasana. La funzione antiossidante del citrus deliciosa (questo il nome botanico dell’ agrume) si esplica anche grazie all’ azione della naringenina e dell’ esperidina, potenti antinfiammatori oltre che rimedi contro il diabete, mentre la cospicua presenza di flavonoidi protegge dalle patologie neurodegenerative e cardiovascolari. Last but not least, i polifenoli contenuti nel mandarino possiedono una notevole efficacia nel modulare il metabolismo lipidico incentivando, di conseguenza, lo smaltimento del grasso superfluo. Diamo quindi inizio con allegria, ed addentando un mandarino succoso, a questa nuova giornata.