La meravigliosa estate di Greta Boldini

 

Colori sorbetto, glamour e una femminilità che fonde sogno, portabilità e poesia: sono i segni distintivi della collezione Primavera Estate 2021 di Greta Boldini, il brand co-fondato a Roma, nel 2011, dal designer Alexander Flagella. Flagella ha saputo creare uno stile unico, del tutto inconfondibile, originato da un connubio tra la più squisita tradizione sartoriale e la ricerca nella tecnica delle lavorazioni. A fare da fil rouge sono i tessuti pregiati, di alta qualità, “scolpiti” o resi duttili in base all’ ispirazione che anima ciascuna creazione. Per la stagione calda attuale, il mood predominante esalta indizi eterei e al tempo stesso sensuali. Oufit a costine che scivolano sul corpo, maniche a sbuffo amplificate a dismisura,  ruches che plasmano interi abiti, fantasie Vichy movimentate da enormi colletti a punta, vestiti sottoveste invasi dalle piume, bordature volant, sognanti prom dress in tulle si alternano seguendo una palette cromatica ben precisa. E’ costituita da pochi colori ricorrenti, perfettamente in linea con l’ imprinting aggraziato/fascinoso della collezione: il lilla, il rosa, il lime, l’arancio, il bianco, il giallo, l’oro…Ognuno a definire la storia raccontata dal look, a sottolineare il suo essere protagonista. Colpiscono gli abiti in tulle bamboleggianti, impalpabili, impreziositi da volant fluttuanti come onde del mare: meravigliosi. Non è un caso che “Meraviglioso” (un titolo che, peraltro, rimanda a una nota hit di Domenico Modugno) sia anche il nome della collezione Primavera Estate 2021 di Greta Boldini.

 

 

 

 

Tendenze PE 2021 – Hippie Crochet

Bleuchose

Da quando è arrivata l’ estate, gli argomenti di VALIUM si snodano lungo un fil rouge inesauribile. Ricordate l’articolo Freedom? Il mood che intercettava era azzeccatissimo, il desiderio di libertà post-pandemia ha riportato in auge moltissimi stilemi Hippie e degli Swinging Sixties: il tie dye, le frange, le perline, le stampe, ma soprattutto la lavorazione crochet. In particolare i cosiddetti “Granny Square” che spopolavano nei ’60, quei patchwork di quadretti all’ uncinetto composti da variopinti pattern floreali. I Granny Square, e il crochet in generale, proliferano sia nei capi che negli accessori delle collezioni PE 2021: li ritroviamo sugli abiti, sui gilet, sulle bralettes, sulle borse e sui cappelli, sulle fasce per capelli, sulle cinture…ma non solo. Le loro declinazioni sono infinite, tutte (o quasi) all’ insegna del colore e di un’ artigianalità che i ripetuti lockdown ci hanno incentivato a riscoprire.

 

Bleuchose

Zara

Sea Spring

Marco Rambaldi

Bottega Veneta

Zara

Salvatore Ferragamo

Marco Rambaldi

Valentino

Ranya Handmade

Stradivarius

Dior

Zimmermann

Alberta Ferretti

Marco Rambaldi

Oscar de la Renta

 

 

 

Tendenze PE 2021 – Abiti lunghi e bohémien per inaugurare l’Estate

Jacquemus

Sono abiti impalpabili, fluttuanti, iper femminili e dai colori che rievocano quelli della natura in piena estate: il rosso e l’arancio dei tramonti, il bianco luminoso, il giallo del sole che risplende nel cielo terso. E poi il turchese del mare, le sfumature pastello dell’ alba, il beige e il senape della terra…Se esistessero outfit appositamente dedicati al Solstizio e ai primi giorni d’ Estate, potrebbero essere i look che vedete nella gallery. Raffinati, ma vagamente bohémien. Per tradurre l’ anelito di libertà e di rinascita che si fa sempre più pressante.

 

Elie Saab

Christian Siriano

Alberta Ferretti

Roksanda

Cecilie Bahnsen

Preen by Thornton Bregazzi

Versace

Valentino

Dior

 

 

 

 

Greta Constantine PE 2021: joie de vivre in total fluo

 

Quando arriva l’ Estate, i colori fluo si accendono nelle serate calde, spesso afose, in cui il cielo cosparso di stelle diventa il nostro tetto. Greta Constantine, il brand fondato nel 2006 a Toronto da Kirk Pickersgill e Stephen Wong, non si limita ad inserire qualche capo “al neon” nella collezione che dedica alla bella stagione: la sua è una Primavera Estate completamente all’ insegna del fluo. La palette cromatica evidenzia cromie quali il fucsia, il giallo, il glicine, il turchese, il lime, il Blue Klein, ma non disdegna il nero, e proprio con un raffinato binomio di nero e bianco conclude il lookbook scattato da Carlos & Alyse. Se vi state chiedendo il perchè della scelta del “total fluo”, è presto detto. Kirk Pickersgill e Stephen Wong (che hanno battezzato il loro brand con il nome della mamma di Wong, Greta, e il cognome del nonno di Pickersgill, Constantine) hanno riflettuto a lungo sull’ imprinting stilistico da adottare dopo il lockdown; sono giunti alla conclusione che il “casual/comfort” imperante durante l’ emergenza pandemica era da escludere, essendo distante anni luce dal DNA del marchio. La soluzione? Optare per un vibrante tripudio di brio, colore e femminilità. Sono outfit invitanti, attraenti, ricchi di appeal quelli che il duo ha concepito, creazioni che riaffermano il valore della gioia e del divertimento. Ruches e volants spadroneggiano, impreziosiscono look “comodi” alla loro maniera e dalla linea – se non fosse per le balze e le increspature che li adornano – che si potrebbe addirittura definire “minimal”: abitini ad A, pantaloni a sigaretta o a palazzo, gonne lunghe e svasate oppure corte e danzanti, mantelle con puff sleeves simili a petali di rosa, top fitti di arricciature sfoggiati in vaporosi abiti con inserti see-through…La collezione è fresca, vivace, chic ma al tempo stesso portabilissima, molto estiva e mai “solenne”. Non è un caso che, come ha spiegato Kirk Pickersgill a VOGUE USA, la modella che la indossa nel lookbook appaia sorridente in ogni singolo scatto. Il sorriso infonde positività, stimola la joie de vivre. E tornare a sorridere, indubbiamente, è una delle cose di cui ora abbiamo più bisogno.

 

 

 

 

Gucci Aria, la collezione che celebra il 100simo del brand fiorentino

 

Gucci: compie 100 anni: è passato un secolo da quando Guccio Gucci, durante un’ esperienza lavorativa all’ Hotel Savoy di Londra, rimase talmente colpito dai lussuosi bagagli degli avventori da decidere di tornare a Firenze per aprire un negozio di guanti, valigie e articoli di pelletteria. Da allora, il marchio fiorentino è diventato uno dei più celebri al mondo e un’ icona indiscussa del Made in Italy. Alessandro Michele, l’ attuale direttore creativo del brand, ne ripercorre la storia in occasione di questo specialissimo anniversario: la collezione Autunno Inverno 2021/22, “Aria”, rappresenta un pregnante excursus sul percorso della Maison e sul suo heritage. Michele approfondisce svariate tappe, le più iconiche, associate all’ evoluzione di Gucci; il designer se ne appropria, le reinterpreta, le rielabora attraverso un mix and match denso di contaminazioni. La sua cifra eccentrica e inconfondibile funge da leitmotiv a look e a stili che rivisita senza un preciso ordine cronologico. E’ il concetto di “appeal” a governare questa rilettura, una sorta di indagine sulle suggestioni sprigionate da certi cult, su un’ estetica irresistibile che si è saldamente imposta nell’ immaginario collettivo. Alessandro Michele riflette sul centenario successo di Gucci e sui suoi “perchè”. Le risposte sorgono immediate: Gucci è un marchio che esercita un’ attrazione potente, un fascino quasi di tipo erotico sulle persone. Da queste considerazioni scaturiscono le rielaborazioni operate dal designer. Se dovessimo rintracciarne un fil rouge, potrebbe essere l’ iconicità: quella del passato e quella del futuro, declinata in capi, stampe, stili e accessori che hanno fatto la storia, e che continueranno a farla, in un moto inarrestabile. E’ un omaggio e un intento al tempo stesso, quello che Michele attua nei confronti di Gucci. L’ intento, concretizzatosi sin dal suo debutto alla direzione creativa, riguarda la prosecuzione del percorso che ha fatto proprio dell’iconicità uno dei punti di forza della Maison. “Aria” lo dimostra rivisitando ampiamente il tema equestre, supremo emblema dell’ heritage di Gucci, che acquista un tocco fetish (per riallacciarsi, forse, al concetto di “appeal erotico”) arricchito com’è da cinghie, frustini sadomaso, imbracature in pelle. Sui cappelli da fantino appare la scritta “Savoy Club”: un richiamo all’ Hotel Savoy, dove il brand fu “concepito”, che viene declinato in una location più squisitamente contemporanea.

 

 

I look di “Aria” sfilano in un tripudio di citazioni (anche inerenti alla cifra stilistica dello stesso Michele): piume di marabù, “luccicanza” a profusione, colletti appuntiti e inamidati, stampe iconiche come la Flora e la GG Supreme, bustier in bella vista, sensuali abiti in rete da cui traspare un’ altrettanto sensuale lingerie, e poi mantelle, capi cult di Balenciaga (uno su tutti? I leggins della Primavera Estate 2017) per celebrare il recente ingresso del brand nel gruppo Kering, il tailleur in velluto rosso con camicia sbottonata sfoggiato da Gwyneth Paltrow alcuni anni fa insieme ad ulteriori, numerosi tributi all’ estetica di Tom Ford rivisitati in stile Michele; risaltano, tra queste riletture, le spalline amplificate e i choker fetish con catena. La sartorialità è ricercatissima, la portabilità marcata; un cappotto doppiopetto color Blue Klein con cappello nella stessa nuance è uno dei look passe-partout per ogni occasione. Ma Gucci, oggi, è anche un marchio che ha nutrito la cultura pop, e proprio a questo si riferiscono le lyrics con cui lo omaggiano note hit impresse su una gran quantità di capi ed accessori.

 

 

Già, gli accessori. Ne spicca uno, una minaudière che riproduce un cuore anatomico completamente rivestito di cristalli, dalla forte valenza simbolica: sprigiona luce ed è simbolo di vita, di amore, di emozioni pulsanti. E’ un accessorio-feticcio che concentra in sè due emblemi fondamentali, la luce e, appunto, il cuore. Perchè grazie ad entrambi la mitologia di Gucci rinasce a nuova vita, instaurando un fil rouge tra la sua leggendaria fondazione, la luminosità dell’ oggi che perpetua la storia del brand, e l’ amore: il motivo conduttore che l’ha accompagnato, con successo, lungo il centenario percorso commemorato da “Aria”.

 

 

Per presentare la collezione, Alessandro Michele si è avvalso di un corto che ha co-diretto con la regista e fotografa Floria Sigismondi. La prima sequenza,  in esterno notte, evidenzia un tipico scenario metropolitano: ci troviamo all’ ingresso di un locale su cui lampeggia la scritta al neon “Savoy Club”. Uno dopo l’altro, i modelli e le modelle accedono al suo interno ed è lì che ha inizio la sfilata. La passerella è un lungo corridoio di un bianco abbagliante, pieno di vecchi strumenti di ripresa attaccati ai muri. I modelli si avvicendano, flash e obiettivi puntati addosso come su un red carpet, prima di raggiungere una dark room dove piombano nel buio per alcuni minuti. Poi qualcuno apre una porta, e…con meraviglia unanime, un sorprendente giardino incantato si para davanti ai loro occhi. E’ immerso nella natura e popolato da cavalli, pavoni, conigli, cacatua, tutti rigorosamente bianchi. Dal buio alla luce, allo splendore, alla rinascita. Nel giardino, la luminosità naturale del sole si sostituisce a quella artificiale del club. Spira una brezza che propaga serenità e leggerezza: una levità tale da spronare i modelli a saltare, a piroettare, a librare il proprio corpo nell’ aria fin quasi a spiccare il volo. Non sfuggono i riferimenti al periodo della pandemia, il desiderio di tornare a respirare dopo il lockdown, di intrecciare un nuovo rapporto con la natura. Di riscoprire l’ aria, la libertà, il valore delle relazioni. Non è un caso che il corto si concluda con il lancio verso il cielo della sfavillante minaudière a forma di cuore. In un tripudio di luce, il cuore galleggia nell’ aria prima di raggiungere il cosmo: possiamo immaginarlo mentre sovrasta le terre e i popoli del nostro pianeta veicolando il suo potente inno alla vita, all’ inclusività….all’ amore.

 

 

 

 

Il focus

 

Foto simili ad opere dei Preraffaelliti, abiti che rievocano la leggiadra leggerezza di quelli indossate dalle dee, dalle  eroine mitologiche immortalate da John William Waterhouse. Eppure, le location sono molto distanti dalle brumose lande anglosassoni: ci troviamo in Sicilia, tra Modica e Noto. Precisamente nel Feudo di Castelluccio, un podere nella zona sudorientale dell’ isola dove, spalmati su 5000 metri quadri, si alternano mandorleti, aranceti e ulivi. La tenuta, che comprende un palazzo nobiliare e un borgo settecentesco , è stata eletta a buen retiro da Luisa Beccaria. Qui, in uno degli angoli più suggestivi e magici del ragusano, la designer ha instaurato un rapporto con la natura che si intreccia indissolubilmente con il suo stile di vita e con quello dei suoi cinque figli: la cottura del pane, la preparazione del latte di mandorle, la raccolta delle olive (il celebre Olio di Oliva di Castelluccio viene prodotto nell’ azienda agricola di Don Lucio Bonaccorsi di Reburdone, marito della stilista e discendente dei Principi Bonaccorsi di Reburdone, proprietari del feudo), sono azioni che scandiscono i ritmi del tempo e delle stagioni. Non stupisce che, per svelare la collezione Primavera Estate 2021, Luisa Beccaria abbia scelto proprio gli splendidi spazi di Castelluccio. Il cortometraggio della presentazione porta la firma di Lola Montes Schnabel – figlia del noto pittore Julian Schnabel – ed ha come titolo “Know Thyself”, “conosci te stesso”: frammenti di vita campestre e atmosfere bucoliche si snodano lungo tutto il minifilm, un autentico concentrato di fascino. A fare da protagonista è la famiglia Beccaria Bonaccorsi al completo, mamma novantenne della designer e amiche delle figlie incluse. Il legame con la natura, le fasi della giornata rappresentate attraverso i rituali quotidiani, gli splendori della location e, soprattutto, il concetto di “famiglia” e il suo valore sono i cardini portanti di ogni sequenza. Il lookbook della collezione, scattato da Alessandro Sala, reinterpreta questi temi dando vita a immagini di immensa suggestività. Un esempio? L’abito in chiffon impalpabile (vedi foto), arricchito da un tripudio di ricami e applicazioni floreali, sembra appartenere a una Naiade, una Ninfa delle Acque. E’ etereo e soave, iper femminile in puro stile Beccaria. Il colore che sfoggia si colloca a metà tra il glicine, il lilla dei lillà e il celeste tenue del cielo al crepuscolo…o, forse, di quelle “chiare, fresche et dolci acque” citate da Petrarca nel “Canzoniere”: una ricostruzione della vita interiore petrarchesca che, per l’argomento trattato, sembra tracciare un trait d’union con il “Conosci te stesso” che dà il titolo al corto di Lola Montes Schnabel.

 

Photo by Alessandro Sala/Cesura

 

 

Fiori eterei e meraviglia bucolica: la collezione PE 2021 di Rodarte

 

Il fatto che molte collezioni di moda, a causa della pandemia, siano state svelate attraverso i lookbook ha un innegabile valore aggiunto: quello di “raccontare” visivamente le creazioni, l’ ispirazione dalla quale hanno preso vita, il mood e le suggestioni di cui sono intrise. Ogni scatto rivela l’anima della collezione, scava nei riferimenti che hanno fomentato l’estro del designer. Il lookbook di Rodarte, in tal senso, è esemplificativo: le immagini, che portano la firma della fashion photographer Daria Kobayashi Ritch, colgono l’ essenza delle mise e ne rievocano l’ universo ispirativo alla perfezione. E’ un mondo in cui i fiori, l’atmosfera primaverile e il tulle impalpabile si amalgamano mirabilmente, esaltati dal clima idilliaco di un bosco affacciato su un vasto panorama collinare. Gli abiti ideati da Kate e Laura Mulleavy sono parte integrante di questo scenario. Rodarte ribadisce i propri stilemi, ma li reinterpreta in virtù delle esigenze imposte dall’ emergenza sanitaria. “Etereo”, “floreale”, “femminile” continuano ad essere le parole d’ordine, coniugandosi però con un’ alta portabilità e con un vago sapore sporty. Predominano abiti sognanti adornati da fantasie floral di tipo vintage, che rimandano di volta in volta a stampe, aiuole fiorite o a certe carte da parati rétro, riprodotte tramite pattern ben precisi. Le maniche sono prevalentemente a sbuffo, i colletti a punta e impreziositi da una rosa in stoffa al centro, le gonne fluttuano con il vento oppure sfoggiano lavorazioni plissé. Non di rado, pettorine, fiocchi e bordature in ruches arricchiscono la struttura dei vestiti. Accenti comfort, come in molte collezioni create durante il lockdown, non possono mancare. Fanno la loro comparsa, quindi, completi pigiama o in stile jogging con tanto di felpa in seta. Questi ultimi vengono declinati in una doppia versione: in alcuni casi mantengono i decori floreali, in altri esibiscono lo slogan “J’aime Rod Arte” su uno sfondo a tinta unita. Non passano inosservati, poi, gli eleganti pantaloni a vita alta dalla linea ampia. Due le nuance di cui si tingono, rosa e azzurro; la fila di bottoni in cristallo e una tasca a forma di cuore sono indizi di una femminilità incantevole. Anche la palette cromatica esprime questo mood sofisticato ed evanescente, alternando i colori pastello a nuance più intense di rosso, rosa, azzurro e verde. La cura dei dettagli va di pari passo con quella degli accessori: spiccano i guanti e i calzini in pizzo, indossati con sandali dal tacco a spillo, che rifiniscono ogni look. Ma ad esaltare lo splendore della collezione è un final touch spettacolare. Come ninfe dei boschi o ammalianti fate, le modelle ostentano una serie di “aureole” floreali mozzafiato. E’ l’ epitome del sogno, della meraviglia che aleggia su tutte le creazioni. Una preziosità aggiuntiva che sottolinea il messaggio di Rodarte: bellezza e fantasia, se inserite nel suo contesto in modo armonico, sono un efficace antidoto contro il dramma pandemico.

 

 

L’ hair stylist Rachel Lee Wright, accentuando l’ allure bucolica dei look, ha raccolto i capelli delle modelle per poi agghindarli con copricapi ricoperti da un tripudio di fiori finti. Alcune mise sono state invece accompagnate dalla chioma sciolta, ornata di fiori posizionati come due fermagli laterali. Anche il make up ha contribuito a risaltare i motivi ispiratori della collezione. Il make up artist Uzo, Director Global Artistry NARS, ha puntato su uno sguardo etereo, intensificandolo con mazzetti di ciglia finte al centro della palpebra e in direzione della tempia. Per completare l’ opera, ha tinto le labbra delle modelle di un vibrante color amarena utilizzando il Red Opulence Lipstick di NARS.

 

 

Photo by Daria Kobayashi Ritch

 

 

 

Il glicine e il suo incanto cromatico

Elisabetta Franchi

 

” E intanto era aprile,
e il glicine era qui, a rifiorire.”
(Pier Paolo Pasolini)

 

I suoi grappoli adornano le facciate delle case, le verande, i giardini. Quando scende a cascata, formando tettoie di fitte e spettacolari efflorescenze, ci lascia senza fiato: sarà per il colore, che mescola sapientemente il viola con l’azzurro e il lilla, o perchè evoca scenari onirici senza pari, ma il glicine (nome comune della Wisteria) è senza dubbio uno dei fiori più incantevoli che sbocciano in Primavera. Il fascino che emana è potente, le sfumature in cui si declina sorprendenti. E poi è ricco, scenografico, teatrale…”esplode” in fioriture massicce e si inerpica sui supporti più svariati. Le tonalità che sfoggia, oltre ad essere composte da uno straordinario mix cromatico, virano di volta in volta a gradazioni ben precise come il viola, il lilla, addirittura il rosa…Il mondo dello stile non poteva rimanere immune al fascino di questo fiore e delle sue sognanti nuance. Ecco perchè, per andare incontro al mese di Aprile, ho deciso di eleggere il glicine a colore della Primavera 2021. E se Elisabetta Franchi ha aperto la sua sfilata con una serie di preziosi abiti che rimandano alle sfumature della Wisteria, moltissimi altri brand lo omaggiano attraverso look impalpabili o raffinatissimi accessori. Perchè il glicine ci ammalia, è meraviglia nella quintessenza. Citando la nota scrittrice Pia Pera, ” è visione di pura bellezza con quell’azzurro violaceo dalla fresca tonalità di lavanda contro l’erba smeraldina”.

 

George Keburia

Versace, Medusa bag

Victoria Beckham

Dolce & Gabbana, choker

Nodaleto, Bulla Babies shoes

Stine Goya

Cote

L’Autre Chose

Bottega Veneta, Chain Cassette bag

Versace

Elisabetta Franchi

Valentino

Fendi Baguette

Gucci, 711 Jenny Purple Mat Lipstick

Kenzo

Manebì

Bottega Veneta, décolleté Almond

Victoria/Tomas

Coccinelle

Isabel Marant

Twinset

Elisabetta Franchi

George Keburia

Ulla Johnson

L’ Autre Chose

Elisabetta Franchi

The Attico, pouch Greta

Bottega Veneta, sandali Wedge

Marni

 

 

 

Simone Rocha x H&M: la collezione debutta oggi

Finalmente è arrivata! La collezione di Simone Rocha x H&M è on line e sarà possibile acquistarla da stamattina. Come? Esclusivamente nel sito del colosso svedese del low cost. Quindi, affrettatevi a collegarvi a questo link: allo scopo di evitare un sold out immediato, è stato posto il limite di un pezzo a persona per ogni acquisto (sia che si tratti di abiti che di accessori). Questa nuova co-lab ci offre l’occasione unica e irripetibile di esplorare l’universo di Simone Rocha – una designer che, come sapete, VALIUM adora – a prezzi super abbordabili. E data la crisi economica innescata dal Covid, non è di certo una chance da poco. La collezione approfondisce i motivi cari alla stilista: una femminilità che reinterpreta il romanticismo e i suoi cardini (maniche a sbuffo, abiti bamboleggianti, tulle e ruches a profusione) alla luce della contemporaneità, la cura dei dettagli e delle lavorazioni, l’ attenzione per l’ heritage, l’ ispirazione che attinge al concetto di famiglia e di comunità. Tutto questo, per Simone Rocha,  si traduce in una rivisitazione di capi appartenenti alle sue collezioni cult e nella creazione di outfit dedicati sia alla donna, che all’ uomo e al bambino. Il mood è etereo, in puro stile Rocha, e fa da fil rouge a evanescenti abiti in tulle, capispalla dai volumi bouffant, delicate fantasie floreali, pezzi in tartan e ornamenti a base di fiocchi e di perline che coinvolgono anche i gioielli e gli hair accessories. Regna sovrana una palette che include il rosso, il rosa tenue, il nude, il bianco e il nero. La collezione, composta da circa 50 look, è corposa: per questo motivo, VALIUM ha deciso di proporvi una selezione di 30 capi ed accessori molto cool.