“Haute Fantaisie”, la Rave Couture di Viktor & Rolf

 

La pandemia di Covid, e tutto quel che ne consegue, è uno dei motivi ispiratori predominanti nelle collezioni Primavera Estate 2021 di Haute Couture. Viktor & Rolf, per esempio, hanno preso spunto dall’ “assembramento” che ci manca di più: buttarci nella mischia e ballare, sfrenatamente, travolti dal ritmo di un sound martellante. “Haute Fantaisie”, la collezione del duo olandese, rievoca il mondo delle feste e in particolare dei Rave party, senza eguali in quanto a euforia collettiva. Il mood underground dei look, però, anzichè coincidere con la trasgressione, incarna una fuga nella fantasia all’ insegna della libertà più totale. La “Rave Couture” di Viktor & Rolf fonde l’audacia, l’ ebbrezza, l’ impetuosità di un Rave con la bellezza e con i fasti della Haute Couture. L’ irriverenza incontra l’ eleganza, la crudezza si combina con la meraviglia pura: viene esaltata l’ importanza della festa, del librarsi collettivamente sulle ali della musica, per dimenticare la cupezza dell’ era del Covid e l’attitudine al “doom scrolling” (l’ addiction alle brutte notizie riportate dallo smartphone). Il fil rouge delle creazioni di “Haute Fantaisie”, non a caso, è un incredibile mix and match di epoche e materiali. Frammenti di capi, tessuti e dettagli attingono all’ archivio di Viktor & Rolf con un duplice intento: omaggiare la filosofia sostenibile abbracciata dal duo e rievocare i “vecchi tempi”, quando scatenarsi sulla pista era un’attività liberatoria, sognando i party del futuro al tempo stesso.

 

 

La mescolanza di stili e materiali rimanda proprio alla voglia di far festa. Sembra che le modelle abbiano amalgamato più capi alla rinfusa prima di dirigersi, in tutta fretta, a un rave immaginario. Il patchwork della collezione Couture Primavera Estate 2020 del brand riappare sotto un’ altra forma, con un significato differente. “Haute Fantaisie” decreta il predominio del tulle, maestoso e in grandi balze: lo ritroviamo sui bolerini con gorgiera che amplificano le maniche e lasciano la pancia scoperta, sulle vaporose gonne da ballo, sulle maniche a sbuffo adornate di fitte ruches. Per contrasto, viene abbinato a calze che mixano pizzo e rete, top patchwork monospalla o reggiseni composti da un groviglio di fili dorati, perline in vetro e fiori tagliati al laser. Vige una regola su tutte: se un look è voluminoso dalla vita in su, diventa lineare dalla vita in giù e viceversa. Questo diktat riguarda esclusivamente la silhouette, non intacca la preziosità dell’ outfit. Perchè gli abiti sfoggiano una ricercatezza indescrivibile. Fiocchi argentati sulle spalline e sulle cinture, ricami in pizzo a profusione, tessuti floreali matelassè, applicazioni finto-casuali di fiori e ruches costituiscono solo alcuni dei tasselli che Viktor & Rolf includono nel loro puzzle “festaiolo”. Le gonne sono longuette o rasoterra, oppure sfiorano il ginocchio in un tripudio di balze. Non esistono lunghezze mini: vengono sostituite da slip riccamente ornati indossati con calze a rete punkeggianti. Gli stessi slip insieme a un top, una sorta di lingerie versione rave, risaltano in un look che li affianca ad una lunga mantella cosparsa di fiocchi. A rivestire un ruolo chiave sono anche gli accessori, come l’ opera glove spaiato e le fasce in crochet dorato che cingono la fronte, tempestate di fiori metallici o miriadi di perle. Le scarpe meritano una menzione a parte: in plastica riciclata, declinate in golosi colori bonbon, rappresentano un inno all’ eco-friendly e al buonumore al tempo stesso. Perchè le vibrazioni positive sono un indizio di rinascita; rinvigoriscono il nostro presente mentre fantastichiamo sulle feste del futuro.

 

 

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Valentino Code Temporal PE 2021: l’ Haute Couture e il concetto di tempo

 

Pierpaolo Piccioli continua a perseguire un nuovo Umanesimo, abbracciando una visione che combina il sogno, l’ intuizione, la ricerca creativa con la manualità del savoir faire artigianale. Al momento di dar vita alla collezione Valentino Haute Couture Primavera Estate 2021, si è prefissato un’ ulteriore meta: esplorare la connessione tra la Couture e il concetto di tempo. Il nome della linea, non a caso, è “Code Temporal”, laddove “temporal” sta ad indicare l’ evolversi degli istanti, il loro fluire in relazione all’ abito e al creare. L’ epoca della pandemia ha rappresentato uno spartiacque anche per la Maison Valentino: prendendo il tempo come riferimento, Piccioli ha elaborato una filosofia che lo collega sì al “qui e ora”, alla condizione sociale, esistenziale e culturale del presente, ma simultaneamente sottolinea il valore dell’ atemporalità applicandola a creazioni svincolate da qualsiasi tendenza. Pensate, appunto, come capi senza tempo. Una concezione, la sua, associata al particolare periodo che stiamo vivendo, dove durevolezza e qualità vengono assurti a must imprescindibili. Partendo da queste riflessioni di base, il designer rivoluziona felicemente la Couture griffata Valentino. Innanzitutto, manda in scena la prima sfilata co-ed e stupisce abbigliando l’ uomo in puro stile gender fluid: cappotti cosparsi di rose ornamentali in rilievo, dolcevita di paillettes e guanti in pelle che oltrepassano il gomito. Poi, si avvale di splendide lavorazioni che si tramutano nelle superfici stesse dei vari capi. Non da ultimo, dedica lo stesso spazio al daywear (naturalmente, ricercatissimo) e a un eveningwear squisitamente “di alta moda”, ma che prende le distanze da tutte le collezioni passate. A fare da cornice alla sfilata è la sontuosa Sala Grande della Galleria Colonna di Roma, ricca di ori e lampadari di cristallo. Sulle note di “Ritual Spirit (temporal)” di Robert Del Naja, leader dei Massive Attack, vanno in scena look mozzafiato intrisi di contaminazioni.

 

 

Si alternano mantelle e coat che ricordano gli origami giapponesi, affusolati abiti in colori vibranti, top tempestati di enormi paillettes abbinati a pantaloni al ginocchio in stile athleisure, scultoree gonne a corolla accompagnate da canotte sporty, jumpsuit dorate portate con un sobrio cappotto bianco, magliette “palloncino” a collo alto e con maniche inglobate, caftani dal taglio essenziale indossati a mò di soprabito, mantelline composte da una miriade di nastri circolari in radzmir, ensemble diurni in cui predominano un ampio paltò, pantaloni e tunica dalle linee nette. L’ attenzione per il dettaglio è straordinaria, la sartorialità sopraffina. Una palette cromatica che include il taupe, il bianco, il fucsia, il giallo oro, il marrone, pennellate di verde e di arancio fluo, esalta mise prive di orpelli ma di una preziosità sorprendente.  Il gran finale accende i riflettori sulle creazioni dedicate alla sera. Spiccano un coat completamente rivestito di frange oro, un fasciante long dress argentato con pettorina e cappuccio cosparsi di perle e strass, abiti drappeggiati costellati di lustrini iridescenti. Ma è l’ultimo look a lasciare a bocca aperta: uno spettacolare evening dress in organza, dalla gonna “esagerata”, che scintilla in un tripudio di paillettes color rame con riflessi perlescenti. Gli accessori, l’ hairstyle e il make up dotano ogni outfit di un’ iconicità potente. Gli “opera gloves” in pelle e i cuissardes laminati con vertiginosa zeppa fanno da fil rouge, così come le chiome lunghissime con la riga in mezzo ideate da Guido Palau e i “volti-maschera” dorati creati da Pat McGrath.

 

 

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“Le Chateau du Tarot”: i Tarocchi ispirano la collezione Dior Haute Couture PE 2021 e Matteo Garrone la racconta in un corto che è pura magia

La Papessa

Se “Inverno” è uguale a “fiaba”, Maria Grazia Chiuri e Matteo Garrone ce ne regalano una ad alto tasso di magia. Il fortunato connubio tra il direttore creativo di Dior e il visionario regista romano si è ricostituito in occasione del corto (guardalo qui) che svela la collezione Dior Haute Couture Primavera Estate 2021, un racconto calato nelle atmosfere incantate tanto care a Garrone. “Le chateau du Tarot”, questo il titolo del film, è completamente incentrato sui Tarocchi: Christian Dior adorava farseli leggere, così come adorava le arti divinatorie in generale. Frequentava regolarmente le veggenti, credeva nel potere dei simboli e, superstiziosissimo, portava con sè innumerevoli talismani (che ha riprodotto in molte sue creazioni). Maria Grazia Chiuri, sempre attratta dalla passione esoterica di Monsieur Dior, ha voluto esplorarla a tutto campo e l’ ha tradotta in abiti di una magnificenza senza pari. Il concept dei Tarocchi, tuttavia, è ben ancorato anche al nostro presente: chi non ha mai pensato, in questo drammatico periodo storico, di interrogare il futuro per carpirgli qualche indizio? I Tarocchi, con le loro immagini affascinanti, la loro simbologia, il loro mistero, ci inoltrano nel labirinto dell’ avvenire consentendoci, contemporaneamente, di indagare in noi stessi. Matteo Garrone ha preso spunto dai Tarocchi Visconti-Sforza, che Bonifacio Bembo donò ai duchi di Milano nel 1400, per imbastire l’ incantevole narrazione della collezione. I preziosismi di queste carte miniate, ricche di ori, smalti e di un’ enigmaticità intensa, hanno ispirato al regista l’idea di un viaggio alla ricerca di sè: una giovane donna (Agnese Claisse, figlia di Laura Morante), nello studio di una cartomante, quando quest’ ultima le chiede cosa vuole sapere risponde “Chi sono” ed estrae a caso una carta, quella della Papessa. Inizia così il suo itinerario onirico all’ interno di un antico castello immerso nella nebbia. E’ il Castello di Sammezzano, nei pressi di Firenze, che Garrone ha scelto come location.

 

Il Castello di Sammezzano

Qui, la Papessa le porgerà la chiave di accesso al tragitto che, di stanza in stanza, la condurrà alla scoperta di se stessa. Lungo il percorso incontrerà le figure chiave degli Arcani Maggiori: la Giustizia, il Matto, l’Appeso, la Temperanza, il Diavolo…persino la Morte.  Hanno tutte una valenza simbolica. Apparentemente le indicano la via ma in realtà la confondono, la costringono a riflettere e a guardare le cose da un diverso punto di vista. Nel frattempo, i fotogrammi evidenziano scenari da sogno: basti pensare al tripudio di luci che volteggia sotto il soffitto a cupola finemente intarsiato e dipinto di blu. La fine dell’ iter di conoscenza coincide con l’ apparizione della Morte, nei Tarocchi emblema di rinnovamento e di rinascita. La giovane donna incontra la sua parte maschile, si fonde con essa, rinasce a nuova vita con una nuova consapevolezza. Questa sintesi rappresenta lo sboccio del sè in tutta la sua completezza. Le sublimi creazioni di Maria Grazia Chiuri, perfettamente incastonate nella magia della narrazione, risaltano come pietre preziose.

 

Agnese Claisse

Ricercatezza, raffinata opulenza e savoir faire artigianale raggiungono l’apice, in questa collezione che coniuga gli stilemi medievali più squisiti con l’heritage Dior. Nel corto, gli abiti che sfoggiano gli Arcani Maggiori sono la quintessenza dello splendore. Il resto delle mise non è da meno: chiffon e broccati, pizzi intarsiati dipinti a mano, velluti su cui campeggiano i segni dello Zodiaco, superbi ricami, jacquard che scintillano di stelle, cappe piumate in cromie tridimensionali e fluttuanti plissè riempiono lo sguardo di meraviglia. L’ oro predomina, alternandosi ad un sofisticato rosa antico, al blu e al blu polvere. Colpiscono i lunghi abiti a vita alta, le mantelle finemente lavorate, gli impalpabili manti con cappuccio, i corpetti che rievocano dei bassorilievi. L’ artista romano Pietro Ruffo ha arricchito i capi più fiabeschi con disegni che reinterpretano i Tarocchi tramite emblemi ammalianti e visionari dove le figure umane sono totalmente assenti.

 

La Luna

L’ hair designer Francesco Pegoretti invece, ispirandosi ai Tarocchi viscontei, ha ideato una serie di spettacolari acconciature. Su tutte, spiccano quelle esibite dalla Papessa (un raccolto sviluppato in altezza e adornato da tre corone), dalla Stella (un tripudio di stelle d’argento fissate sui rispettivi “steli”) e dalla Luna (un’ enorme parrucca a foggia di luna a spicchio completamente rivestita da capelli biondi): dei veri e propri capolavori.

 

Il Matto e la Giustizia

L’ Appeso

La Temperanza

Il Diavolo

La Stella

La Morte

Agnese Claisse nel finale del corto

LA COLLEZIONE

 

 

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Valentino Haute Couture Autunno Inverno 2020/21: il valore del sogno

 

La collezione è stata presentata nello Studio 10 di Cinecittà, ma potrebbe aver avuto come location il mitico Studio 5 – quello dove Fellini girava i suoi film – da quanto è onirica e meravigliosamente sbalorditiva. “Of Grace and Light”, la live performance focalizzata sull’ Haute Couture Autunno Inverno 2020/21 di Valentino, lascia senza fiato: sprigiona magia in dosi massicce, un incanto accentuato dal video (guardalo qui) del fotografo Nick Knight che la introduce. La situazione mondiale attuale, segnata dal Covid-19, rappresenta uno spunto iniziale. Pierpaolo Piccioli si concentra sul “dopo”, sul concetto di “rinascita”, auspicando ad un Rinascimento che affondi le radici (proprio come avvenne secoli orsono) nell’Umanesimo e quindi nei valori umani. La moda si intreccia a doppio filo con questa concezione, in particolare l’Haute Couture: è un’ arte “in movimento”, che prende vita da un minuzioso lavoro manuale e viene plasmata attraverso un eccellente savoir faire artigianale. Infine è il corpo ad animarla, con le sue movenze e la sua gestualità. Ma la moda è anche sogno, creatività, bellezza nella quintessenza, tutti elementi da cui non può prescindere: per esprlmere il proprio punto di vista, Piccioli si è avvalso dell’ apporto di Nick Knight. Nel video diretto dal fashion photographer, esaltato da un etereo brano di FKA Twigs in sottofondo, il “fatto a mano” e l’arte digitale instaurano un dialogo spettacolare. I quindici look proposti dal direttore creativo di Valentino si calano in un universo visionario dove mappature ed effetti speciali li trasformano, li frazionano, li rivisitano tramite un tripudio di nuove forme e di colori: diventano fondali marini, piume di uccelli esotici, bouquet di fiori, ectoplasmi luminosi e fluttuanti, meteoriti infuocate. A conclusione del filmato, la frase  “Non vogliamo essere subito già così senza sogni”, che Pierpaolo Pasolini inserì nelle sue “Lettere Luterane”, avanza in scrolling orizzontale. Sono parole significative, perfettamente in linea con lo spirito della performance e della collezione stessa; un’ode ad un concetto di moda che va oltre il marketing e i fini meramente commerciali per esaltare l’ importanza della meraviglia, di un Umanesimo che mette al centro l’uomo ed il suo genio.

 

Un frame tratto dal video di Nick Knight

Dopo il video di Nick Knight, ha inizio la performance vera e propria. Il sipario si apre su una scena celestiale: è una visione lunare quella che il pubblico si trova di fronte, quindici modelle issate sui trampoli o su altissimi piedistalli che gli abiti che indossano, in un evanescente total white, celano sapientemente. Attorno a loro il buio, sullo sfondo piccole luci sparse…Sembra di ammirare un cielo stellato dal quale spuntano, circondate da un alone soffuso, fatate creature. Gli abiti sono lunghi almeno quattro metri, teatrali, vaporosi.

 

 

Le affascinanti Pierrot che li sfoggiano dondolano su altalene sospese nella notte oppure si stagliano, come candidi astri, sul suo sfondo nero.  In questa cornice surreale, non sorprende che le silhouette stravolgano ogni equilibrio e proporzione: i look vengono evidenziati al massimo, in tutta la loro magnificenza scultorea. Ecco così apparire delle autentiche opere d’arte dove miriadi di piume ondeggianti, volumi scolpiti nel taffetà, lineari tuniche, crinoline, ruches in abbondanza, frange senza fine e bagliori argentei si affiancano in un tableau vivant dove la magia raggiunge l’apoteosi. L’ ispirazione a cui si rifà il video accentua la suggestività della visione: Knight e Piccioli prendono come riferimento Loie Fuller, la memorabile danzatrice della Belle Epoque che usava esibirsi disegnando arabeschi con l’ incredibile quantità di stoffa dei costumi che la avvolgevano. La danza come movimento, e l’abito che grazie al movimento prende vita, sono uno dei cardini della concezione di Couture espressa da Pierpaolo Piccioli. Anche la scelta del bianco potrebbe incastrarsi nella filosofia del designer: emblema di un nuovo inizio, è il colore più rappresentativo del Rinascimento visto come “rinascita”, come punto di ripartenza. Il bianco è la purezza, la luminosità, sul bianco possono essere tracciati tutti i colori possibili. Che è quello che fa Nick Knight, d’altronde, nel video mozzafiato di “Of Grace and Light”. Ed è proprio sul connubio tra “digitale” e “umano” che il Rinascimento di cui parla Piccioli poggia le sue basi. Un Rinascimento della moda che riafferma il valore della fantasia, dello splendore, del savoir-faire più squisito: un trio indissolubile per dare vita a un sogno che la collezione Haute Couture Autunno Inverno 2020/21 di Valentino tramuta in straordinaria realtà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giambattista Valli Haute Couture AI 2020/21: suggestioni parigine declinate in un tripudio di tulle

 

Come molti altri designer, Giambattista Valli ha concepito la sua collezione Haute Couture Autunno Inverno 2020/21 durante il lockdown, e delle atmosfere uggiose che hanno segnato quel periodo si rinvengono indizi nel video di presentazione. Valli ha scelto un’unica modella per sfoggiare tutti i look, Joan Smalls, mentre le scene si sdoppiano grazie allo split-screen: nelle sequenze a destra la Smalls indossa abiti regali,  in quelle a sinistra scorrono le immagini di una Parigi in transizione tra l’ inverno e la primavera. La Ville Lumière, riconoscibile dalla Torre Eiffel che si staglia sullo fondo all’ inizio del video, è immersa in un grigiore cupo e a volte greve, ma i mandorli fioriti che la cinepresa inquadra aprono la strada alla speranza. La natura va avanti comunque, segue il suo corso, i fiori sbocciano nonostante il dramma del Coronavirus. E anche la Couture di Giambattista Valli sboccia, splendida e maestosa: lo stilista punta sul suo capo cult, l’abito in tulle, declinandolo in una serie di creazioni spettacolari, voluminose ma impalpabili, impreziosite da balze, strascichi e miriadi di ruches.

 

 

In tempi di Covid-19, il designer non lesina sui metri di tessuto e si mantiene fedele a un’ opulenza raffinata che è ormai il suo trademark. Un modo, forse, per sottolineare che lo stile non si arrende alla pandemia (sfilate a parte), che il gusto per la meraviglia ed il fiabesco “rifioriscono” ogni volta così come rifiorisce la natura. Ecco quindi che al tulle si affiancano materiali quali la seta, il taffetà magistralmente scolpito, tutti iper scenografici e adornati dal fiocco tipico del brand: quest’ ultimo, che sia un motivo ornamentale o parte integrante dell’ outfit, accentua la femminilità di look già di per sè aggraziati. Le lunghezze spaziano da quella maxi – con strascico o senza – a quella mini, non meno ricca: inserti o bordature di ruches, drappeggi, mantelle in chiffon multistrato, mega fiocchi e strascichi fluttuanti tramutano ogni abitino in un capolavoro supremo. Tra gli accessori risalta una gorgiera in tulle, indossata sul volto anzichè sul collo, che lascia scoperti solo gli occhi. Fa pensare a una mascherina protettiva deluxe; quel che è certo, è che corona l’ outfit in modo squisito. La palette cromatica alterna il rosa pastello al bianco, all’ avorio, al nero, al rosso e al fucsia: colori che valorizzano una collezione meravigliosamente in fiore nonostante il “fermo” imposto dalla pandemia globale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Change” di Viktor & Rolf: quando l’ Haute Couture racconta un mutamento epocale

LOVE – look 3

Continua l’ excursus di VALIUM su alcune collezioni Autunno Inverno 2020/21 di Haute Couture. Viktor & Rolf, naturalmente, non possono mancare: visionari, maestri di inventiva e autori di creazioni iconiche, si sono ispirati al travagliato periodo che stiamo vivendo a livello mondiale ed hanno  battezzato Change la loro collezione. E’ difficile trovare un nome altrettanto evocativo e d’ impatto per descrivere quest’ epoca di transizione. Un’ epoca che, a causa della pandemia di COVID-19, avanza verso un’ evoluzione sia negli stili di vita che nella socialità e nella sfera professionale. Viktor & Rolf  riflettono sul cambiamento tramite una mini collezione: sono soltanto nove i look che la compongono, suddivisi in tre filoni tematici e in altrettante tipologie di abito. C’è la camicia da notte, c’è la vestaglia, c’è il cappotto, un trio che tendiamo istintivamente a collegare alle reminiscenze della quarantena. La vestaglia in quanto cardine dell’ homewear, la camicia da notte perchè sostituisce l’abito da sera, il cappotto come capo imprescindibile per le nostre uscite. Ogni trio di outfit si associa ad uno stato d’animo. “Anxiety”, “Confusion” e “Love” sono le emozioni su cui Viktor & Rolf si focalizzano per raccontare un mondo in via di mutamento: poche nozioni basilari con l’intento di esprimere una visione senza orpelli, senza inutili divagazioni. Colori ed elementi ben precisi, quindi,  contribuiscono a definire ciascun mood e ciascun gruppo di creazioni. “Anxiety” è una triade impregnata di cupezza in cui prevalgono tonalità fosche; spazia da una camicia da notte blu che sembra un abito da sera, in stile Impero e impreziosita da ricami a forma di nuvola con i contorni argentati, a una spettacolare vestaglia-mantella grigia in faux fur adornata di lunghi polsini, rever e cintura con fiocco in matelassé nero. Il cappotto, invece, è un trench color grigio antracite avveniristico, oversize e tempestato da coni in 3D, alcuni cosparsi di glitter: mi fa pensare a una creazione futuribile che, proprio grazie a quei coni, fomenta il distanziamento sociale.

 

ANXIETY – look 1 

ANXIETY – look 2

ANXIETY – look 3

“Confusion”, al contrario di quanto il suo nome potrebbe far pensare, è un terzetto all’ insegna del rosa. Se concettualmente rimanda al contrasto di emozioni che questo cambiamento epocale porta con sè, stilisticamente rievoca la femminilità tipica di Viktor & Rolf: orli rasoterra, linee svasate e look declinati in un delizioso rosa pastello. Si inizia con una camicia da notte monospalla, manica a sbuffo ed emoticon ricamate all over (forse un riferimento al recente boom della comunicazione virtuale?), per poi passare a una vestaglia che è un’ opera d’arte in velluto, asimmetrica e con una manica arricchita da fiocchi-signature Viktor & Rolf in dimensioni decrescenti. I dettagli – tutti rigorosamente color giallo canarino – stupiscono per raffinatezza: le bordature sono realizzate con del nastro a treccia e i maxi polsini ostentano un tessuto matelassé. Il cappotto, come gli altri due della collezione, è magistralmente proiettato nel futuro. Svasatissimo, asimmetrico, con un’ enorme manica a sbuffo, sfoggia un tripudio di applicazioni tubolari in differenti grandezze e in svariate nuance di giallo e rosa.

 

CONFUSION – look 1

CONFUSION – look 2

CONFUSION – look 3

C’è bisogno di amore, per andare avanti. Oltrepassando la rabbia, la malinconia, l’ incertezza legate alla situazione attuale. E l’amore può diramarsi in molteplici direzioni: l’ amore per il bello, ad esempio, è quello che permette di apprezzare appieno la collezione Change di Viktor & Rolf. I tre look della serie “Love” invitano a trovare rifugio nell’ eleganza sorprendente e nello “spiritual glamour” del brand olandese. Sappiamo che potremo sempre contare su questi elementi, a dispetto di cosa ci porterà il futuro. Perchè se il cambiamento va abbracciato, è importante avere la consapevolezza che la bellezza è senza tempo e che sarà sempre una fonte di conforto, un punto di riferimento essenziale per le nostre vite. Leitmotiv della triade di “Love” sono i cuori, che impreziosiscono gli outfit, e il colore bianco. La camicia da notte è un long dress in stile Impero adornata dal punto smock e da molteplici cuori rossi, bianchi e neri in pizzo, mentre la vestaglia è a dir poco principesca: collo a scialle, fiocco in vita, gonna voluminosa con strascico, alterna il cotone con pattern in rilievo ai dettagli in matelassè, come le grandi tasche rosse a forma di cuore. Il cappotto, infine, è il capo più iconico della collezione. Completamente profilato da glitter di cristallo, si svasa nel fondo e miriadi di cuori in un dégradé che va dal rosso al rosa pallido lo ornano a cascata dalle spalle fino all’orlo. Pensando a Change, non a caso, è proprio questo look che affiora subito in mente: un outfit inconfondibile e prezioso.

 

LOVE – look 1

LOVE – look 2

 

 

“Le Mythe Dior”, il fiabesco corto che Matteo Garrone dedica alla collezione di Haute Couture della Maison

 

Cos’è la Maison Dior, se non un mito? Non è un caso che, in questi giorni, il corto associato alla collezione di Alta Moda Autunno Inverno 2020/21 della griffe stia letteralmente spopolando (clicca qui per ammirarlo). Tutti ne parlano, tutti lo osannano e, soprattutto, tutti ne sono rimasti incantati. Diretto da Matteo Garrone, Le Mythe Dior è il suo titolo e fonde una miriade di spunti: la fiaba, la storia della moda (in particolare dell’ Haute Couture), la mitologia, il Surrealismo, la magia, il mistero…creando un amalgama dal potente fascino. E’ stata Maria Grazia Chiuri a chiedere la collaborazione del regista, ad instaurare un connubio artistico rivelatosi assolutamente vincente. Chi ha visto Pinocchio, tanto per citare l’ultimo film di Garrone, non può fare a meno di ricordare le atmosfere fatate, e al tempo stesso molto autentiche, che aleggiavano su tutta la pellicola. Lo stesso avviene per Le Mythe Dior, un racconto intriso di poesia. A cominciare dalla location, quel Giardino di Ninfa (rileggi qui l’articolo che VALIUM gli ha dedicato) talmente ricco di meraviglie da essere decretato Monumento Naturale della Repubblica Italiana. E’ qui che Chiuri e Garrone ambientano il corto che, scena dopo scena, rievoca le suggestioni insite nella collezione Dior. L’ ispirazione di Maria Grazia Chiuri attinge ad un determinato periodo storico, il secondo dopoguerra, facendo rivivere il cosiddetto Théâtre de la Mode: tra il 1945 e il 1946, i grandi couturier francesi organizzarono un tour mondiale  dove i loro abiti venivano indossati da manichini in miniatura per promuovere lo splendore dell’ Haute Couture d’oltralpe. Le sequenze iniziali di Le Mythe Dior, infatti, si aprono su un atelier in pieno fermento; le première della Maison lavorano a ritmo serrato per portare a termine le favolose creazioni che verranno sfoggiate da manichini alti 40 cm. Sono outfit da sogno, impreziositi da balze, ricami, fitti plissè, e declinati nelle più magnetiche nuance naturali. Il che non è casuale: il viaggio che stanno per compiere si snoderà attraverso un bosco incantato.

 

 

 

Appaiono quindi due portantini, due gemelli in uniforme (che ricorda quella dei dipendenti di certi luxury hotel d’antan) intenti ad inoltrarsi nella boscaglia mentre reggono il baule colmo di vestiti. D’ora in poi, nel corto si succederanno emblemi significativi ed eventi simbolici: basti pensare al baule stesso, che riproduce la storica facciata parigina dell’ atelier Dior in avenue Montaigne. E’ un baule che, nella migliore tradizione delle fiabe, funge da scrigno fatato e calamita l’attenzione generale. Il suo involucro è talmente prezioso che ci si chiede cosa contiene, perchè si trova lì, quali meraviglie custodisce. Le creature mitologiche – o semplicemente fantastiche – del bosco ne rimangono ammaliate. Una sirena che nuota lungo un fiume smette di fluttuare quando vede i due gemelli avanzare sopra un ponte, mentre un gruppo di ninfe, che giocano tra loro immerse nell’acqua, resta a bocca aperta non appena scorge le creazioni mignon. Il baule prosegue il suo iter attirando l’ interesse di una donna chiocciola, della bellissima compagna di un fauno, di una statua “seduta” su una roccia: tutte scelgono l’abito che le conquista, a tutte vengono prese le misure. Spunta persino Narciso, intento a specchiarsi in un laghetto, ma il percorso dei portantini è inarrestabile e raggiunge le creature, forse, più magiche del corto: mimetizzata con il tronco di un albero,  le chiome zeppe di foglie e rami, una coppia di spiriti del bosco si bacia senza sosta. Ma la ragazza nota il baule e si incanta di fronte ad un abito impalbabile, con il corpetto sapientemente ricamato, dello stesso colore del tronco. La cinepresa si sposta a Parigi, dove nell’atelier Dior le première stanno già realizzando a grandezza naturale gli abiti selezionati dalle abitanti della foresta. Le sequenze successive rivelano le creazioni che hanno sedotto quelle incantate creature: la compagna del fauno corre felice tra gli alberi in un abito nero plissè composto interamente da balze, le ninfe sfoggiano un peplo che sembra plasmato sull’ oro liquido, la donna chiocciola e la statua risultano regali nelle lunghe tuniche pieghettate, color carta da zucchero per la prima, bianca per la seconda, mentre la sirena nuota in un fluido abito di tulle che richiama le gradazioni acquatiche. Le Mythe Dior concentra così, in un corto da fiaba, l’incontro di immaginari, concetti e luoghi che si compenetrano tra loro. Matteo Garrone attinge al suo background di pittore figurativo per dar vita a delle scene modulate dalla luce, dove la plasticità dei corpi e la sontuosa preziosità degli abiti evidenziano la medesima impronta artistica. Cinema e moda, peraltro, possiedono più di un elemento in comune: pongono il focus sul corpo, si avvalgono di procedimenti che alternano il lavoro individuale a quello di squadra. In questo caso, inoltre, persino l’artigianalità crea una connessione tra la settima arte e l’ Haute Couture. L’ autenticità del corto di Garrone scaturisce dalla totale assenza degli effetti speciali: le creature fantastiche del bosco diventano tali grazie alla perizia del make up artist, così come l’ Alta Moda nasce dal savoir faire del “fatto a mano”. Il regista si ispira alla fiaba e scava nelle sue radici fino ad arrivare al mito, elemento fondante della cultura occidentale; la vena surrealista che pervade il racconto fa da trait d’union con i motivi ispiratori di Maria Grazia Chiuri, affascinata dalle immagini surrealiste di artiste quali Dora Maar, Leonora Carrington, Lee Miller, Jacqueline Lamba, Dorothea Tanning. Il Surrealismo è il trionfo del magico, dell’ invisibile sul visibile, del sogno, di un’ alchimia in grado di trasformare. Ecco quindi la sirena, la statua, le ninfe, la donna chiocciola, una volta indossati gli abiti Dior, tramutarsi in icone di bellezza e meraviglia. Mitologia, fiaba e Surrealismo si intrecciano fino a formare un connubio potentemente evocativo. Ammirare questo straordinario corto dà adito ad ulteriori riflessioni, non ultima quella che ha visto nascere la collezione in tempi di quarantena. Maria Grazia Chiuri l’ha concepita a Roma, durante il lockdown dovuto all’ emergenza Coronavirus: un periodo che ha totalmente stravolto la nozione di fashion show.

 

 

Non si può fare a meno di pensare – accantonando per un attimo i riferimenti al Théâtre de la Mode – che in un momento in cui vengono chiuse le porte delle sfilate al pubblico, è la Couture ad andare incontro alle potenziali clienti: giunge a loro come se fosse un dono, un incantevole regalo, attraversando un bosco fatato perchè la magia e il sogno sono intimamente associati al concetto di Alta Moda. E se Garrone si rifà alle Metamorfosi di Ovidio, la presenza di creature mitologiche può legarsi anche al concetto di unicità. Ninfe, sirene, statue viventi sono donne speciali, inconfondibili, “irripetibili” al pari di una creazione di Alta Moda e della donna alla quale si rivolge Dior. Questa chiave di lettura alternativa potrebbe proseguire equiparando i manichini in miniatura a delle bambole: un dettaglio che rimanda all’ infanzia e dunque alla fiaba, colonna portante del corto. Se i vestiti rimanessero in dimensioni ridotte, potrebbero essere destinati a delle piccole fate dei boschi…Persino il baule, che riproduce l’atelier Dior di avenue Montaigne, ricorda una casa delle bambole. La colonna sonora di Le Mythe Dior riveste un’importanza cruciale nel sublimarne l’incanto. Composta dal Maestro Paolo Buonvino, è una melodia lunare che esordisce con le note di un carillon per farsi a poco a poco più cadenzata. Il suo mood, etereo e onirico, fa pensare a certe soundstrack felliniane. E poi, last but not least, ci sono gli abiti ideati da Maria Grazia Chiuri: un raffinatissimo omaggio all’ heritage Dior fatto di linee svasate, pepli, gonne a corolla, tailleur sagomatissimi e rétro, mantelli incorporati all’ abito e fitti plissè fino ad arrivare a un cult della tradizione Couture, l’ abito da sposa. I colori? Il rosso dei fondali corallini, il grigio luminescente, l’oro, il bronzo, il marrone della terra, il bianco, il beige, l’ottanio delle profondità marine. Per ribadire e sottolineare la necessità dell’ armonia tra uomo e natura, un concetto-leitmotiv della Maison mirabilmente espresso nel corto che accompagna questa collezione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Negli scatti qui di seguito, un “dietro le quinte” delle riprese al Giardino di Ninfa.

 

 

 

 

 

Photos courtesy of Giardino di Ninfa Press Office

 

 

Digital Paris Haute Couture Week AI 2020/21: tra preview e interpretazioni d’autore

 

La magia dell’estate porta con sè ogni anno, a Luglio, le sfilate dell’ Haute Couture; a Parigi, le più prestigiose Maison internazionali presentano abiti capolavoro che rinsaldano meravigliosamente il link tra Moda e Arte. Ma cosa è cambiato nell’ organizzazione di questo appuntamento, in tempi di emergenza COVID? Innanzitutto la modalità dei fashion show, che da défilé veri e propri si sono tramutati in performance digitali. Dal 6 all’ 8 Luglio, per volere della Fédération de la Haute Couture et de la Mode, le collezioni Autunno Inverno 2020/21 dell’ Haute Couture Week parigina si sono spostate sul web declinandosi nelle più disparate versioni. Cortometraggi, anticipazioni, video d’autore che traducono l’essenza delle collezioni, interviste, scene di backstage, storytelling incentrati sull’ ispirazione, si alternano in uno splendido pot-pourri inneggiante alla creatività pura. Per seguirli, è bastato collegarsi alla piattaforma on line della Fédération de la Haute Couture et de la Mode nel sito fhcm.paris/ oppure ai social (in particolare Facebook, Instagram e YouTube) e ai website delle varie Maison dove sono, peraltro, tuttora visionabili. Ma anche rinomati magazine on line del calibro di Vogue o del New York Times hanno preso parte all’ iniziativa, così come emittenti TV e radiofoniche quali Canal + e la francese Radio Nova. I brand partecipanti, 34 in tutto, si sono sbizzarriti in presentazioni inedite che stanno molto facendo parlare di sè: Schiaparelli, ad esempio, ha proposto un corto che racconta i motivi ispiratori del suo creative director Daniel Roseberry in attesa di far sfilare la collezione a Los Angeles, nel Dicembre 2020; Ralph & Russo, dal canto loro, hanno “mandato in passerella” una modella-avatar (Hauli), mentre Valentino si è avvalso di una partnership artistica con il fashion photographer londinese Nick Knight per “raccontare” le proprie creazioni, anticipando la sfilata in programma il 21 Luglio prossimo in quel di Roma. Chanel ha puntato su una serie di video di backstage realizzati in atelier, mentre Giambattista Valli ha scelto l’ affascinante Joan Smalls che viene immortalata, in una sequenza di superbi scatti, nei suoi look destinati all’ Autunno Inverno. In questi giorni, inoltre, non è passato inosservato il corto che il regista Matteo Garrone ha dedicato alla collezione di Dior: un’autentica fiaba girata nel Giardino di Ninfa (rileggi qui l’articolo che VALIUM ha dedicato alla spettacolare area naturale in provincia di Latina), dove sirene, ninfe e creature fantastiche vengono sedotte dai preziosi abiti ideati da Maria Grazia Chiuri. Dopo il film su Pinocchio, Garrone ci stupisce con un video incantevole che rievoca atmosfere e personaggi altrettanto da sogno. Non è forse “il sogno” per eccellenza, d’altronde, l’ immaginario dell’ Haute Couture? Continuate a seguire VALIUM per approfondire alcune delle presentazioni più suggestive associate alle collezioni Autunno Inverno 2020/21 di Alta Moda.

 

 

Springtime

GIVENCHY

Colori, suggestioni e reminiscenze di Primavera: è la triade che incarnano questi abiti di Haute Couture. I preziosismi e la sartorialità caratteristici dell’ Alta Moda si coniugano con gli elementi più tipici della bella stagione. Cromatismi floreali, ruche simili a petali di rosa, tulle impalpabile su cui si posano le nuance dell’ alba si alternano a balze che rievocano onde marine tinte di verde acqua e a long dress nella stessa tonalità del crepuscolo; una gonna vaporosa è cosparsa di piume gialle come ranuncoli, un outfit sfoggia decori che ricordano un erbario. Iniziamo il weekend celebrando la bellezza, riannodando il link tra natura e genialità creativa:  sarà un buon modo per immergerci in una dimensione dove il sogno non lascia mai spazio all’ incubo.

 

 

GEORGES HOBEIKA

GIAMBATTISTA VALLI

 

RALPH & RUSSO

 

VALENTINO

JEAN-PAUL GAULTIER

 

ARMANI PRIVE’