Fairy Tale Couture

Giambattista Valli

Come ogni anno, torna l’ appuntamento natalizio con i favolosi abiti della Haute Couture. Nel periodo in cui più ci piace sognare e immergerci nei racconti a lieto fine di Principi e Principesse, ammirare creazioni che inneggiano alla pura bellezza è rigenerante. La magia del Natale si riversa persino nella moda, dove long dress scenografici e preziosissimi sembrano impregnarsi totalmente del suo spirito. Dalla “Fata Confetto”di Giambattista Valli alla “dea dell’ Orbe” di Iris Van Herpen, il percorso si snoda in un tripudio di suggestioni fiabesche. Dimenticate per un attimo il minimalismo e lasciatevi trascinare in un vortice di opulenta eleganza: la neve cade abbondante, ma ci permette di inoltrarci in un bosco fatato che ad ogni passo ci meraviglia con il suo incanto. Perchè le feste di fine anno, parafrasando una nota frase di Mary Ellen Chase, sono stati d’animo e non mere ricorrenze.

Rami Al Ali

Atelier Versace

Elie Saab

Viktor & Rolf

Iris Van Herpen

Ashi Studio

Fendi

Dolce & Gabbana

Ziad Nakad

Valentino

Haute Couture AI 2021/22: flash dalle sfilate di Parigi (parte 2)

DIOR

Dopo le presentazioni realizzate attraverso la settima arte, Dior torna a sfilare in presenza: il tessuto e la lavorazione degli abiti diventano, quindi, protagonisti principali. La ricerca tessile è una priorità che coinvolge materiali eterogenei oltre che svariati tipi di trame e di ordito. Il ricamo acquista centralità, non tanto in virtù di ornamento quanto di “tattilità”, di una sensorialità che coinvolge tatto e vista a un tempo. La scenografia della sfilata, non a caso, è un’ opera intitolata “Chambre de Soie“, galleria di 40 metri di lunghezza sulle cui pareti l’ artista francese Eva Jospin ha riprodotto una serie di ricami ispirati agli affreschi della Sala dei Ricami di Palazzo Colonna. I look della collezione alternano le forme sobrie dei capispalla in tweed (“spezzato” da inserti a colori) a fluttuanti silhouette, a tunica o svasate, che inneggiano al plissè. Risalta la lavorazione a rete, un elemento decorativo che diventa parte integrante dell’abito. Per quanto riguarda i colori, Maria Grazia Chiuri privilegia il nude, il tortora, il grigio, il nero, il blu notte e l’azzurro polvere.

 

VIKTOR & ROLF

 

“The New Royals” di Viktor & Rolf è una collezione regale, ma non in termini di maestosità. Può essere considerata una riflessione sulla dicotomia tra realtà e apparenza, tra umano e istituzionale. Il soggetto principale riguarda i Reali di nuova generazione e l’ evoluzione del concetto di regalità: dietro al protocollo c’è un’umanità che non va trascurata. E che, con il passar del tempo, si fa un tutt’uno con la facciata istituzionale. La gente è sempre più intrigata da questo coté “da comuni mortali” dei Reali, si nutre di news e avvenimenti che lo evidenziano. Il risultato? La fusione tra pubblico e privato si tramuta in una spettacolarità ad uso e consumo della massa. Ecco dunque abiti tempestati di pietre (preziose o false? Propenderei per la seconda ipotesi), perle e ricami king size (è il caso di dirlo!), corone, lunghi mantelli con strascico ed ampie cappe svasate, piume a miriadi che ci illudono di essere pelliccia, fasce onorifiche su cui sono impressi slogan (un trademark di Viktor & Rolf) irriverenti: “Always wear your invisible crown”, “Size Queen”, “Build castles in the air”, “Don’t be a Drag just be a Queen”, tanto per citarne qualcuno. Cromaticamente, “The New Royals” esalta squarci vividi di arancio, rosso, giallo e verde su una palette in cui prevalgono l’argento e il nude.

 

BALENCIAGA

 

Modelli e modelle sfilano in silenzio, da Balenciaga. Si odono distintamente il loro tacchettio e il fruscio delle stoffe che lo accompagna. E’ un silenzio che è un omaggio a Cristòbal Balenciaga e che fa da sfondo, al tempo stesso, alla meditazione di Demna Gvsalia. La collezione che scaturisce da queste riflessioni è un connubio mozzafiato di heritage e suggestioni street, eleganza e underground puro. Colpiscono gli smoking dalle ampie spalline squadrate, i coat con strascico in taffetà, i preziosi ricami floreali, le scollature a V “rovesciate” sulla schiena, le silhouette fascianti alternate a quelle svasate o ad anfora, i volumi oversize che ricordano il decostruttivismo Jap degli anni ’80. Ma risalta, soprattutto, l’immensa abilità di Gvsalia nel tramutare classici dello street style come i jeans, le lunghe camicie comode, i parka, in perfetti capi couture. Un enorme cappello nero che cela lo sguardo esalta uno chic potente dal sapore d’antan. La palette cromatica evidenzia il predominio del nero seguito da colori vibranti come il turchese, il verde mela, il bluette, il rosso e il rosa confetto.

 

GEORGES HOBEIKA

 

Per l’ immaginario collettivo, l’ Haute Couture è tutto ciò che caratterizza le creazioni di Georges Hobeika: sfarzo, metri e metri di chiffon, strascichi, gonne danzanti, cristalli e ruches a profusione. Hobeika rimane fedele a questo trademark dotandolo di un vibrante imprinting anni ’60; battezza la sua collezione “Mod” e si ispira alla preziosa, gioiosa eleganza dell’ omonimo movimento giovanile nato a Londra. Gli abiti sono iper femminili, la quintessenza dello chic, ma rifuggono dagli orpelli e dall’ opulenza. Cristalli, strass e piume in abbondanza adornano look ricchi di trasparenze e di sofisticatissime lavorazioni, come le ruches “in verticale” che danno vita a ondulature sorprendenti. La raffinatezza di “Mod” è impeccabile, eppure briosa e fresca. La collezione alterna vertiginosi spacchi ad orli maxi e mini e sfoggia un tripudio di ricercati ricami. Inaspettatamente, poi, appare un decoro inedito: le lunghe, fitte frange che spuntano a sorpresa sui polsini e sulle bordature di un abito. I colori chiave della palette? Celeste, giallo, rosso, pesca, rosa, bianco, menta e lavanda affiancati a un argento sfavillante.

 

 

 

 

Haute Couture AI 2021/22: flash dalle sfilate di Parigi

Giambattista Valli

Con il persistere della pandemia di Covid e delle varianti del virus, una boccata di meraviglia non può che far bene. Le sfilate delle collezioni AI 2021/22 di Haute Couture ne hanno elargita ad ampie dosi, in certi casi andando in scena in presenza, in altri attraverso straordinari corti o video. Su VALIUM, a partire da oggi, troverete una selezione in due tranche delle collezioni, presentate a Parigi (tranne alcune eccezioni, vedi Valentino) durante la Haute Couture Week che si è tenuta dal 5 al 10 Luglio. A fare da comune denominatore sono state creazioni decisamente spettacolari: come se la creatività avesse raggiunto l’ apice nel tentativo di sconfiggere, o quantomeno esorcizzare, una realtà tuttora piuttosto drammatica.

 

GIAMBATTISTA VALLI

 

Vere e proprie architetture in tulle, lunghi strascichi, forme vaporose e scolpite da miriadi di plissè e di ruches: Giambattista Valli non cessa di stupirci con la sublimità della sua Couture. Acconciature cotonate in stile anni ’60 e voluminosi copricapi in piume completano i look, immortalati quasi per contrasto negli spazi labirintici, geometrici e massicci dello Spazio Niemeyer (sede del Partito Comunista Francese). La palette cromatica è sognante e fa sognare. Tonalità pastello come il rosa, il verde acqua, il giallo, il pesca e il menta si alternano all’ arancio, al rosso, al panna, al nero e al lime, combinandosi a volte tra loro e accentuando l’ eterea sofisticatezza dei look. Verso la fine del video che svela “Haute Couture 21”, a sorpresa, appaiono alcuni look maschili: lunghe mantelle nere, pizzo e piume a profusione evidenziano una allure da dandy, vagamente decadente.

 

Credits: Giambattista Valli Haute Couture

 

ARMANI PRIVE’

 

La collezione Armani Privè ci lascia senza fiato davanti a strepitosi giochi di colore, stoffe fluttuanti e impalpabili, texture talmente fluide da sembrare liquide. Lo stile signature di Giorgio Armani abbraccia la leggerezza e la luminosità: il tulle, il raso e la seta si combinano tra loro dando vita a un’ eleganza iper femminile, le paillettes tempestano gli abiti di sfavillanti riflessi, le linee sono morbide. La palette evidenzia nuance floreali e cromatismi cangianti: predominano il rosa confetto, il cipria, il magenta, il lilla e l’azzurro polvere affiancati da pennellate di argento e di verde smeraldo.

 

 

SCHIAPARELLI

 

Daniel Roseberry battezza la collezione “Matador” e omaggia l’ heritage surrealista della Maison: ogni creazione è artistica, preziosa ed eccentrica nel tipico Schiaparelli style. Il capo che più la identifica è il giacchino da torero, adornato da un tripudio di ricami che raffigurano occhi (un soggetto ricorrente nel Surrealismo) e dorati arabeschi barocchi, ma risaltano anche omaggi a Jean Cocteau x Schiaparelli (un miniabito con maniche ad anfora tempestate da rose in seta) e a Giacometti (i bijoux a forma di naso, bocca, e occhi in ceramica verniciata in oro). Elementi del corpo umano, basti pensare ai seni conici, diventano accessori, gioielli, ornamenti, fondendosi con texture originate dal contrasto duro/morbido, umano/tecnologico.E poi ci sono i colori: oltre al nero – che fa da leitmotiv – spiccano il bluette, il corallo, il rosa skocking e il salmone, gioiosi e giocosi.

 

 

IRIS VAN HERPEN

 

“Earthrise”, questo il titolo della collezione, esplora e omaggia l’ Anima Mundi: il mondo come un corpo unico con ogni organismo che lo abita. La Terra vive, palpita, respira. Una percezione avvertita da tutti gli astronauti dell’ Apollo 8 mentre, sul suolo lunare, vedevano il nostro pianeta sorgere dall’ orizzonte. Iris Van Herpen celebra una visione cosmica che coniuga la Terra con l’ immensità del cielo e dello spazio: non è un caso che nello splendido corto di presentazione appaia il volo “coreografico” della campionessa mondiale di paracadutismo Domitille Kiger. Gli abiti, simili a ricche ali fluttanti, si declinano in ogni gradazione di blu o in colori più tipicamente “terrestri” come il ruggine, il viola,il panna, il bianco, il verde, il nero. Forme scultoree, tulle danzante, stampe in 3D e lavorazioni futuribili, scaturite dal connubio tra innovazione tecnologica e artigianalità couture, sono l’ affascinante trait d’union che collega il respiro della Terra con il senso di libertà simboleggiato dai volteggi della Kiger nel cielo infinito.

 

 

(TO BE CONTINUED)

 

 

“Haute Fantaisie”, la Rave Couture di Viktor & Rolf

 

La pandemia di Covid, e tutto quel che ne consegue, è uno dei motivi ispiratori predominanti nelle collezioni Primavera Estate 2021 di Haute Couture. Viktor & Rolf, per esempio, hanno preso spunto dall’ “assembramento” che ci manca di più: buttarci nella mischia e ballare, sfrenatamente, travolti dal ritmo di un sound martellante. “Haute Fantaisie”, la collezione del duo olandese, rievoca il mondo delle feste e in particolare dei Rave party, senza eguali in quanto a euforia collettiva. Il mood underground dei look, però, anzichè coincidere con la trasgressione, incarna una fuga nella fantasia all’ insegna della libertà più totale. La “Rave Couture” di Viktor & Rolf fonde l’audacia, l’ ebbrezza, l’ impetuosità di un Rave con la bellezza e con i fasti della Haute Couture. L’ irriverenza incontra l’ eleganza, la crudezza si combina con la meraviglia pura: viene esaltata l’ importanza della festa, del librarsi collettivamente sulle ali della musica, per dimenticare la cupezza dell’ era del Covid e l’attitudine al “doom scrolling” (l’ addiction alle brutte notizie riportate dallo smartphone). Il fil rouge delle creazioni di “Haute Fantaisie”, non a caso, è un incredibile mix and match di epoche e materiali. Frammenti di capi, tessuti e dettagli attingono all’ archivio di Viktor & Rolf con un duplice intento: omaggiare la filosofia sostenibile abbracciata dal duo e rievocare i “vecchi tempi”, quando scatenarsi sulla pista era un’attività liberatoria, sognando i party del futuro al tempo stesso.

 

 

La mescolanza di stili e materiali rimanda proprio alla voglia di far festa. Sembra che le modelle abbiano amalgamato più capi alla rinfusa prima di dirigersi, in tutta fretta, a un rave immaginario. Il patchwork della collezione Couture Primavera Estate 2020 del brand riappare sotto un’ altra forma, con un significato differente. “Haute Fantaisie” decreta il predominio del tulle, maestoso e in grandi balze: lo ritroviamo sui bolerini con gorgiera che amplificano le maniche e lasciano la pancia scoperta, sulle vaporose gonne da ballo, sulle maniche a sbuffo adornate di fitte ruches. Per contrasto, viene abbinato a calze che mixano pizzo e rete, top patchwork monospalla o reggiseni composti da un groviglio di fili dorati, perline in vetro e fiori tagliati al laser. Vige una regola su tutte: se un look è voluminoso dalla vita in su, diventa lineare dalla vita in giù e viceversa. Questo diktat riguarda esclusivamente la silhouette, non intacca la preziosità dell’ outfit. Perchè gli abiti sfoggiano una ricercatezza indescrivibile. Fiocchi argentati sulle spalline e sulle cinture, ricami in pizzo a profusione, tessuti floreali matelassè, applicazioni finto-casuali di fiori e ruches costituiscono solo alcuni dei tasselli che Viktor & Rolf includono nel loro puzzle “festaiolo”. Le gonne sono longuette o rasoterra, oppure sfiorano il ginocchio in un tripudio di balze. Non esistono lunghezze mini: vengono sostituite da slip riccamente ornati indossati con calze a rete punkeggianti. Gli stessi slip insieme a un top, una sorta di lingerie versione rave, risaltano in un look che li affianca ad una lunga mantella cosparsa di fiocchi. A rivestire un ruolo chiave sono anche gli accessori, come l’ opera glove spaiato e le fasce in crochet dorato che cingono la fronte, tempestate di fiori metallici o miriadi di perle. Le scarpe meritano una menzione a parte: in plastica riciclata, declinate in golosi colori bonbon, rappresentano un inno all’ eco-friendly e al buonumore al tempo stesso. Perchè le vibrazioni positive sono un indizio di rinascita; rinvigoriscono il nostro presente mentre fantastichiamo sulle feste del futuro.

 

 

Visita il sito di Viktor & Rolf per ammirare la collezione completa

 

 

Valentino Code Temporal PE 2021: l’ Haute Couture e il concetto di tempo

 

Pierpaolo Piccioli continua a perseguire un nuovo Umanesimo, abbracciando una visione che combina il sogno, l’ intuizione, la ricerca creativa con la manualità del savoir faire artigianale. Al momento di dar vita alla collezione Valentino Haute Couture Primavera Estate 2021, si è prefissato un’ ulteriore meta: esplorare la connessione tra la Couture e il concetto di tempo. Il nome della linea, non a caso, è “Code Temporal”, laddove “temporal” sta ad indicare l’ evolversi degli istanti, il loro fluire in relazione all’ abito e al creare. L’ epoca della pandemia ha rappresentato uno spartiacque anche per la Maison Valentino: prendendo il tempo come riferimento, Piccioli ha elaborato una filosofia che lo collega sì al “qui e ora”, alla condizione sociale, esistenziale e culturale del presente, ma simultaneamente sottolinea il valore dell’ atemporalità applicandola a creazioni svincolate da qualsiasi tendenza. Pensate, appunto, come capi senza tempo. Una concezione, la sua, associata al particolare periodo che stiamo vivendo, dove durevolezza e qualità vengono assurti a must imprescindibili. Partendo da queste riflessioni di base, il designer rivoluziona felicemente la Couture griffata Valentino. Innanzitutto, manda in scena la prima sfilata co-ed e stupisce abbigliando l’ uomo in puro stile gender fluid: cappotti cosparsi di rose ornamentali in rilievo, dolcevita di paillettes e guanti in pelle che oltrepassano il gomito. Poi, si avvale di splendide lavorazioni che si tramutano nelle superfici stesse dei vari capi. Non da ultimo, dedica lo stesso spazio al daywear (naturalmente, ricercatissimo) e a un eveningwear squisitamente “di alta moda”, ma che prende le distanze da tutte le collezioni passate. A fare da cornice alla sfilata è la sontuosa Sala Grande della Galleria Colonna di Roma, ricca di ori e lampadari di cristallo. Sulle note di “Ritual Spirit (temporal)” di Robert Del Naja, leader dei Massive Attack, vanno in scena look mozzafiato intrisi di contaminazioni.

 

 

Si alternano mantelle e coat che ricordano gli origami giapponesi, affusolati abiti in colori vibranti, top tempestati di enormi paillettes abbinati a pantaloni al ginocchio in stile athleisure, scultoree gonne a corolla accompagnate da canotte sporty, jumpsuit dorate portate con un sobrio cappotto bianco, magliette “palloncino” a collo alto e con maniche inglobate, caftani dal taglio essenziale indossati a mò di soprabito, mantelline composte da una miriade di nastri circolari in radzmir, ensemble diurni in cui predominano un ampio paltò, pantaloni e tunica dalle linee nette. L’ attenzione per il dettaglio è straordinaria, la sartorialità sopraffina. Una palette cromatica che include il taupe, il bianco, il fucsia, il giallo oro, il marrone, pennellate di verde e di arancio fluo, esalta mise prive di orpelli ma di una preziosità sorprendente.  Il gran finale accende i riflettori sulle creazioni dedicate alla sera. Spiccano un coat completamente rivestito di frange oro, un fasciante long dress argentato con pettorina e cappuccio cosparsi di perle e strass, abiti drappeggiati costellati di lustrini iridescenti. Ma è l’ultimo look a lasciare a bocca aperta: uno spettacolare evening dress in organza, dalla gonna “esagerata”, che scintilla in un tripudio di paillettes color rame con riflessi perlescenti. Gli accessori, l’ hairstyle e il make up dotano ogni outfit di un’ iconicità potente. Gli “opera gloves” in pelle e i cuissardes laminati con vertiginosa zeppa fanno da fil rouge, così come le chiome lunghissime con la riga in mezzo ideate da Guido Palau e i “volti-maschera” dorati creati da Pat McGrath.

 

 

Visita il sito ufficiale della Maison Valentino per ammirare la collezione completa

 

 

“Le Chateau du Tarot”: i Tarocchi ispirano la collezione Dior Haute Couture PE 2021 e Matteo Garrone la racconta in un corto che è pura magia

La Papessa

Se “Inverno” è uguale a “fiaba”, Maria Grazia Chiuri e Matteo Garrone ce ne regalano una ad alto tasso di magia. Il fortunato connubio tra il direttore creativo di Dior e il visionario regista romano si è ricostituito in occasione del corto (guardalo qui) che svela la collezione Dior Haute Couture Primavera Estate 2021, un racconto calato nelle atmosfere incantate tanto care a Garrone. “Le chateau du Tarot”, questo il titolo del film, è completamente incentrato sui Tarocchi: Christian Dior adorava farseli leggere, così come adorava le arti divinatorie in generale. Frequentava regolarmente le veggenti, credeva nel potere dei simboli e, superstiziosissimo, portava con sè innumerevoli talismani (che ha riprodotto in molte sue creazioni). Maria Grazia Chiuri, sempre attratta dalla passione esoterica di Monsieur Dior, ha voluto esplorarla a tutto campo e l’ ha tradotta in abiti di una magnificenza senza pari. Il concept dei Tarocchi, tuttavia, è ben ancorato anche al nostro presente: chi non ha mai pensato, in questo drammatico periodo storico, di interrogare il futuro per carpirgli qualche indizio? I Tarocchi, con le loro immagini affascinanti, la loro simbologia, il loro mistero, ci inoltrano nel labirinto dell’ avvenire consentendoci, contemporaneamente, di indagare in noi stessi. Matteo Garrone ha preso spunto dai Tarocchi Visconti-Sforza, che Bonifacio Bembo donò ai duchi di Milano nel 1400, per imbastire l’ incantevole narrazione della collezione. I preziosismi di queste carte miniate, ricche di ori, smalti e di un’ enigmaticità intensa, hanno ispirato al regista l’idea di un viaggio alla ricerca di sè: una giovane donna (Agnese Claisse, figlia di Laura Morante), nello studio di una cartomante, quando quest’ ultima le chiede cosa vuole sapere risponde “Chi sono” ed estrae a caso una carta, quella della Papessa. Inizia così il suo itinerario onirico all’ interno di un antico castello immerso nella nebbia. E’ il Castello di Sammezzano, nei pressi di Firenze, che Garrone ha scelto come location.

 

Il Castello di Sammezzano

Qui, la Papessa le porgerà la chiave di accesso al tragitto che, di stanza in stanza, la condurrà alla scoperta di se stessa. Lungo il percorso incontrerà le figure chiave degli Arcani Maggiori: la Giustizia, il Matto, l’Appeso, la Temperanza, il Diavolo…persino la Morte.  Hanno tutte una valenza simbolica. Apparentemente le indicano la via ma in realtà la confondono, la costringono a riflettere e a guardare le cose da un diverso punto di vista. Nel frattempo, i fotogrammi evidenziano scenari da sogno: basti pensare al tripudio di luci che volteggia sotto il soffitto a cupola finemente intarsiato e dipinto di blu. La fine dell’ iter di conoscenza coincide con l’ apparizione della Morte, nei Tarocchi emblema di rinnovamento e di rinascita. La giovane donna incontra la sua parte maschile, si fonde con essa, rinasce a nuova vita con una nuova consapevolezza. Questa sintesi rappresenta lo sboccio del sè in tutta la sua completezza. Le sublimi creazioni di Maria Grazia Chiuri, perfettamente incastonate nella magia della narrazione, risaltano come pietre preziose.

 

Agnese Claisse

Ricercatezza, raffinata opulenza e savoir faire artigianale raggiungono l’apice, in questa collezione che coniuga gli stilemi medievali più squisiti con l’heritage Dior. Nel corto, gli abiti che sfoggiano gli Arcani Maggiori sono la quintessenza dello splendore. Il resto delle mise non è da meno: chiffon e broccati, pizzi intarsiati dipinti a mano, velluti su cui campeggiano i segni dello Zodiaco, superbi ricami, jacquard che scintillano di stelle, cappe piumate in cromie tridimensionali e fluttuanti plissè riempiono lo sguardo di meraviglia. L’ oro predomina, alternandosi ad un sofisticato rosa antico, al blu e al blu polvere. Colpiscono i lunghi abiti a vita alta, le mantelle finemente lavorate, gli impalpabili manti con cappuccio, i corpetti che rievocano dei bassorilievi. L’ artista romano Pietro Ruffo ha arricchito i capi più fiabeschi con disegni che reinterpretano i Tarocchi tramite emblemi ammalianti e visionari dove le figure umane sono totalmente assenti.

 

La Luna

L’ hair designer Francesco Pegoretti invece, ispirandosi ai Tarocchi viscontei, ha ideato una serie di spettacolari acconciature. Su tutte, spiccano quelle esibite dalla Papessa (un raccolto sviluppato in altezza e adornato da tre corone), dalla Stella (un tripudio di stelle d’argento fissate sui rispettivi “steli”) e dalla Luna (un’ enorme parrucca a foggia di luna a spicchio completamente rivestita da capelli biondi): dei veri e propri capolavori.

 

Il Matto e la Giustizia

L’ Appeso

La Temperanza

Il Diavolo

La Stella

La Morte

Agnese Claisse nel finale del corto

LA COLLEZIONE

 

 

Visita il sito di Dior per ammirare la collezione completa

 

 

 

Valentino Haute Couture Autunno Inverno 2020/21: il valore del sogno

 

La collezione è stata presentata nello Studio 10 di Cinecittà, ma potrebbe aver avuto come location il mitico Studio 5 – quello dove Fellini girava i suoi film – da quanto è onirica e meravigliosamente sbalorditiva. “Of Grace and Light”, la live performance focalizzata sull’ Haute Couture Autunno Inverno 2020/21 di Valentino, lascia senza fiato: sprigiona magia in dosi massicce, un incanto accentuato dal video (guardalo qui) del fotografo Nick Knight che la introduce. La situazione mondiale attuale, segnata dal Covid-19, rappresenta uno spunto iniziale. Pierpaolo Piccioli si concentra sul “dopo”, sul concetto di “rinascita”, auspicando ad un Rinascimento che affondi le radici (proprio come avvenne secoli orsono) nell’Umanesimo e quindi nei valori umani. La moda si intreccia a doppio filo con questa concezione, in particolare l’Haute Couture: è un’ arte “in movimento”, che prende vita da un minuzioso lavoro manuale e viene plasmata attraverso un eccellente savoir faire artigianale. Infine è il corpo ad animarla, con le sue movenze e la sua gestualità. Ma la moda è anche sogno, creatività, bellezza nella quintessenza, tutti elementi da cui non può prescindere: per esprlmere il proprio punto di vista, Piccioli si è avvalso dell’ apporto di Nick Knight. Nel video diretto dal fashion photographer, esaltato da un etereo brano di FKA Twigs in sottofondo, il “fatto a mano” e l’arte digitale instaurano un dialogo spettacolare. I quindici look proposti dal direttore creativo di Valentino si calano in un universo visionario dove mappature ed effetti speciali li trasformano, li frazionano, li rivisitano tramite un tripudio di nuove forme e di colori: diventano fondali marini, piume di uccelli esotici, bouquet di fiori, ectoplasmi luminosi e fluttuanti, meteoriti infuocate. A conclusione del filmato, la frase  “Non vogliamo essere subito già così senza sogni”, che Pierpaolo Pasolini inserì nelle sue “Lettere Luterane”, avanza in scrolling orizzontale. Sono parole significative, perfettamente in linea con lo spirito della performance e della collezione stessa; un’ode ad un concetto di moda che va oltre il marketing e i fini meramente commerciali per esaltare l’ importanza della meraviglia, di un Umanesimo che mette al centro l’uomo ed il suo genio.

 

Un frame tratto dal video di Nick Knight

Dopo il video di Nick Knight, ha inizio la performance vera e propria. Il sipario si apre su una scena celestiale: è una visione lunare quella che il pubblico si trova di fronte, quindici modelle issate sui trampoli o su altissimi piedistalli che gli abiti che indossano, in un evanescente total white, celano sapientemente. Attorno a loro il buio, sullo sfondo piccole luci sparse…Sembra di ammirare un cielo stellato dal quale spuntano, circondate da un alone soffuso, fatate creature. Gli abiti sono lunghi almeno quattro metri, teatrali, vaporosi.

 

 

Le affascinanti Pierrot che li sfoggiano dondolano su altalene sospese nella notte oppure si stagliano, come candidi astri, sul suo sfondo nero.  In questa cornice surreale, non sorprende che le silhouette stravolgano ogni equilibrio e proporzione: i look vengono evidenziati al massimo, in tutta la loro magnificenza scultorea. Ecco così apparire delle autentiche opere d’arte dove miriadi di piume ondeggianti, volumi scolpiti nel taffetà, lineari tuniche, crinoline, ruches in abbondanza, frange senza fine e bagliori argentei si affiancano in un tableau vivant dove la magia raggiunge l’apoteosi. L’ ispirazione a cui si rifà il video accentua la suggestività della visione: Knight e Piccioli prendono come riferimento Loie Fuller, la memorabile danzatrice della Belle Epoque che usava esibirsi disegnando arabeschi con l’ incredibile quantità di stoffa dei costumi che la avvolgevano. La danza come movimento, e l’abito che grazie al movimento prende vita, sono uno dei cardini della concezione di Couture espressa da Pierpaolo Piccioli. Anche la scelta del bianco potrebbe incastrarsi nella filosofia del designer: emblema di un nuovo inizio, è il colore più rappresentativo del Rinascimento visto come “rinascita”, come punto di ripartenza. Il bianco è la purezza, la luminosità, sul bianco possono essere tracciati tutti i colori possibili. Che è quello che fa Nick Knight, d’altronde, nel video mozzafiato di “Of Grace and Light”. Ed è proprio sul connubio tra “digitale” e “umano” che il Rinascimento di cui parla Piccioli poggia le sue basi. Un Rinascimento della moda che riafferma il valore della fantasia, dello splendore, del savoir-faire più squisito: un trio indissolubile per dare vita a un sogno che la collezione Haute Couture Autunno Inverno 2020/21 di Valentino tramuta in straordinaria realtà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giambattista Valli Haute Couture AI 2020/21: suggestioni parigine declinate in un tripudio di tulle

 

Come molti altri designer, Giambattista Valli ha concepito la sua collezione Haute Couture Autunno Inverno 2020/21 durante il lockdown, e delle atmosfere uggiose che hanno segnato quel periodo si rinvengono indizi nel video di presentazione. Valli ha scelto un’unica modella per sfoggiare tutti i look, Joan Smalls, mentre le scene si sdoppiano grazie allo split-screen: nelle sequenze a destra la Smalls indossa abiti regali,  in quelle a sinistra scorrono le immagini di una Parigi in transizione tra l’ inverno e la primavera. La Ville Lumière, riconoscibile dalla Torre Eiffel che si staglia sullo fondo all’ inizio del video, è immersa in un grigiore cupo e a volte greve, ma i mandorli fioriti che la cinepresa inquadra aprono la strada alla speranza. La natura va avanti comunque, segue il suo corso, i fiori sbocciano nonostante il dramma del Coronavirus. E anche la Couture di Giambattista Valli sboccia, splendida e maestosa: lo stilista punta sul suo capo cult, l’abito in tulle, declinandolo in una serie di creazioni spettacolari, voluminose ma impalpabili, impreziosite da balze, strascichi e miriadi di ruches.

 

 

In tempi di Covid-19, il designer non lesina sui metri di tessuto e si mantiene fedele a un’ opulenza raffinata che è ormai il suo trademark. Un modo, forse, per sottolineare che lo stile non si arrende alla pandemia (sfilate a parte), che il gusto per la meraviglia ed il fiabesco “rifioriscono” ogni volta così come rifiorisce la natura. Ecco quindi che al tulle si affiancano materiali quali la seta, il taffetà magistralmente scolpito, tutti iper scenografici e adornati dal fiocco tipico del brand: quest’ ultimo, che sia un motivo ornamentale o parte integrante dell’ outfit, accentua la femminilità di look già di per sè aggraziati. Le lunghezze spaziano da quella maxi – con strascico o senza – a quella mini, non meno ricca: inserti o bordature di ruches, drappeggi, mantelle in chiffon multistrato, mega fiocchi e strascichi fluttuanti tramutano ogni abitino in un capolavoro supremo. Tra gli accessori risalta una gorgiera in tulle, indossata sul volto anzichè sul collo, che lascia scoperti solo gli occhi. Fa pensare a una mascherina protettiva deluxe; quel che è certo, è che corona l’ outfit in modo squisito. La palette cromatica alterna il rosa pastello al bianco, all’ avorio, al nero, al rosso e al fucsia: colori che valorizzano una collezione meravigliosamente in fiore nonostante il “fermo” imposto dalla pandemia globale.