I baranki, le tradizionali ciambelle russe simbolo del Sole

 

Vi ricordate della foto qui sotto? Una decina di giorni fa, l’ho pubblicata su MyVALIUM per illustrare l’articolo che vi linko qui. E siccome il mio blog è anche fatto di rimandi e associazioni, oggi parlerò delle ciambelle che vedete in quell’immagine. Che cosa sono, come si chiamano? Si tratta dei tipici baranki russi, anelli di pane dalla consistenza dura e croccante che nascondono un cuore morbido. Vengono consumati in sostituzione del pane o rappresentano un goloso spuntino da abbinare al tè o al caffè. La loro storia è molto affascinante; adesso scopriremo il perchè.

 

 

Un simbolo del Sole

Nel XVII secolo, in Russia, i prodotti da forno dalla forma arrotondata venivano considerati un simbolo del Sole: così li descrivevano le leggende di origine pagana. Per questo motivo, comporre ghirlande di baranki per decorare la propria casa rappresentava un gesto di buon auspicio e foriero di prosperità. Il Sole, supremo emblema di  fertilità e rinascita, era associato alla ricchezza. Una dimora ornata di baranki, dunque, avrebbe avuto il potere di attrarre opulenza e buona sorte. Dal XVIII al XIX secolo, si cominciò a utilizzare le ghirlande di baranki come veri e propri monili: i venditori ambulanti russi li esibivano a mò di lunghe collane.

 

 

Le origini

La caratteristica principale dei baranki, innanzitutto, è relativa alla preparazione. Dopo una lunga lievitazione, vengono bolliti; soltanto dopo la successiva essiccatura si passa alla cottura in forno. Una curiosità: questo procedimento risultava talmente complesso da richiedere l’intervento di una persona esperta, il baranochnik, in quanto il panettiere non sempre era in grado di svolgerlo correttamente. Riguardo al nome baranki, gli studiosi hanno rinvenuto due possibili derivazioni. La prima lo riconduce al verbo slavo “obvariti”, in italiano “sbollentare”, la seconda lo associa al sostantivo “baran”, in italiano “montone”, facendo leva su una presunta somiglianza delle ciambelle russe con il corno del maschio della pecora. Oggi diffusissimi in Russia, Bielorussia e Ucraina, i baranki vantano un preciso luogo di nascita: secondo i ricercatori sarebbe collocato a Smorgon, in Bielorussia, una città divenuta celebre per l’addestramento degli orsi.

 

 

I prodotti simili:  suški e bubliki. Come distinguerli dai baranki?

In Russia, però, esistono alcuni prodotti da forno che, a un occhio poco esperto, potrebbero risultare indistinguibili dai baranki. I dettagli che li accomunano a questi ultimi sono la forma ad anello, la superficie lucida, la consistenza dura ma molto soffice all’interno. Di quali prodotti si tratta?Essenzialmente sono due:

I suški: dai baranki li differenziano le dimensioni, molto più piccole. Oppure, se le dimensioni sono rilevanti, la forma dei  suški è ovoidale. Qualcuno paragona la prima versione ai taralli pugliesi.

I bubliki: i baranki possono essere consumati fino ad oltre un mese dall’acquisto, mentre i bubliki vanno gustati al momento. La differenza tra i due, dunque, risiede nei tempi di conservazione.

 

 

Nella foto qui sotto, invece, insieme ai baranki potete ammirare un tipico dolce russo: le vatrushki, deliziose focaccine alla ricotta.

 

 

Abbiamo esaminato le differenze tra i baranki, i suški e i bubliki, ma è tassativo citare un dettaglio che li accomuna: la loro superficie lucente può essere impreziosita da semi di sesamo, papavero o cumino, oppure spalmata di senape, burrovaniglia e delizie varie. Lo scopo? Renderli ancora più golosi. Per scoprire la ricetta dei baranki, cliccate qui.

 

 

Citati nella letteratura russa

Nei loro libri, dei baranki hanno parlato autori del calibro di Aleksandr Sergeevič Puškin e Aleksandr Nikolaevič Radiščev. Molto tempo fa, questi caratteristici prodotti da forno venivano preparati esclusivamente in casa e le ricette erano molteplici, poichè ogni famiglia ne elaborava una. Attualmente, invece, sono acquistabili anche nei supermercati e nelle botteghe di alimentari. Un buon motivo per assaggiarli, oltre a quelli già elencati? I baranki sono sani, del tutto privi di grassi, e contengono zucchero in quantità minima. Vale proprio la pena di farne incetta.

 

 

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Ondate di gelo

 

Un’ondata di gelo artico ha sommerso buona parte dell’Europa: ad essere coinvolti sono stati soprattutto la Scandinavia, dove in Svezia e in Norvegia le temperature sono scese, rispettivamente, a  40 e 42 gradi sottozero, e i paesi occidentali; basti pensare che la Germania ha raggiunto i – 20 gradi. L’arrivo del maltempo, di una tempesta destinata a sferzare la nostra penisola, è previsto per l’inizio della prossima settimana, ma pare che la responsabilità non sia da attribuire alle correnti artiche. Si parla, piuttosto, di uno scontro tra ondate di aria fredda provenienti dall’Atlantico del Nord e di aria calda del deserto del Sahara, una collisione che scatenerà un vero e proprio ciclone sul Mediterraneo. Intanto, in Europa, gelo e neve continuano a farla da padrone. Diversi aeroporti sono stati chiusi e le temperature non accennano a salire. La neve abbondante, infatti, contribuisce a mantenerle su valori minimi: quando il suolo è ammantato di neve, gela molto velocemente tramutandosi in un bacino di aria fredda costante. Per la fine di Gennaio, in breve, l’anticiclone tra Scandinavia e Nord Europa e gli scontri tra enormi volumi d’aria eterogenei non favoriranno  un miglioramento climatico. Tanto vale celebrare il gelo, la neve, il ghiaccio e tutti i suoi cristalli con una bella photostory.

 

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Gli scialli di Pavlovo-Posad, eccellenza artigianale e simbolo della Russia nel mondo

 

Come una ragazza russa nel gelo della Taiga siberiana: proteggersi dal freddo è un’arte che mixa funzionalità e stile. A risaltare è un accessorio iconico, lo scialle russo tradizionale di Pavlovo-Posad, in lana e ornato di vibranti stampe floreali. Le sue origini risalgono ad oltre due secoli orsono, quando lo si produceva artigianalmente a Pavlovo-Posad, una cittadina a 78 km da Mosca. Fu Ivan Labzin, un abitante del luogo, a fondare la fabbrica nel 1795; inizialmente avviò una produzione di scialli in seta di modeste proporzioni, ma un secolo dopo, nel 1860, la manifattura divenne azienda leader nel settore grazie a Yakov Labzin, nipote di Ivan, che alla produzione di scialli in seta affiancò quella degli ormai celebri scialli in lana decorati. Con la Rivoluzione d’Ottobre, l’impresa fu nazionalizzata e all’epoca della Seconda Guerra Mondiale si dedicò principalmente alla realizzazione dei tessuti per le divise dell’Armata Rossa. La partecipazione all’Esposizionale Universale di Parigi nel 1937 segnò un punto di svolta per la fabbrica, che si fece conoscere in tutto il mondo; all’Esposizione Mondiale di Bruxelles del 1958, gli scialli di Pavlovo-Posad ricevettero addirittura la Gran Medaglia d’Oro: da quel momento in poi, vennero inclusi nel patrimonio culturale russo divenendone un potente emblema identitario. Ma come sono fatti, esattamente, gli scialli Pavlovo? L’ispirazione attinge al folklore russo, alla sua arte e alla sua cultura. Il materiale che predomina è la lana, alternata alla seta e al misto cotone. Le dimensioni sono molto ampie, i colori vivaci; il loro “marchio di fabbrica” è costituito dalle elaborate stampe floreali, con disegni tuttora realizzati a mano (su sfondo prevalentemente scuro) prima che vengano impressi sul tessuto. Anche le frange sono applicate in modo manuale. Le tonalità e la ricchezza dei motivi ornamentali rappresentano le caratteristiche principali degli scialli di Pavlovo-Posad, un prodotto artigianale di alta qualità tramutatosi in un simbolo della Russia nel mondo.

N.B.: le immagini sono state reperite in una piattaforma foto e non rappresentano necessariamente gli scialli Pavlovo-Posad.

 

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Dry January: il buon proposito più popolare del 2026

 

E’ il buon proposito per il 2026 più “gettonato” di tutti: il “dry January” (letteralmente “Gennaio a secco”, dove con “a secco” si intende “senza alcol“) è un obiettivo che si sono dati in moltissimi, per iniziare l’anno nuovo. Dopo i bagordi natalizi, infatti, sale il numero di coloro che scelgono di fare a meno del consumo di alcol per un mese intero, naturalmente quello di Gennaio; si parla di milioni e milioni di persone sparse, badate bene, in tutto il mondo. Ma cosa comporta, in termini di benessere, una decisione del genere? Sicuramente, nient’altro che benefici: secondo numerose ricerche scientifiche, pare che eliminare l’alcol influisca positivamente sui valori della pressione sanguigna, riduca la concentrazione di zuccheri nel sangue, aiuti a smaltire i chili superflui, sia un toccasana per la salute del fegato, migliori il riposo notturno e stabilizzi l’umore.

 

 

Recentemente, enti come l’OMS (Organizzazione Mondiale per la Sanità), l’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro), i NIH (National Institutes of Health) degli Stati Uniti e il nostro Ministero della Salute hanno redatto studi incentrati sui rischi legati al consumo di alcol, dove è emerso che da quest’abitudine scaturiscono molteplici conseguenze dannose per la salute. Secondo il “Global status report on alcohol and health and treatment of substance use disorders”, pubblicato dall’OMS nel 2024, bere alcolici espone al rischio potenziale di contrarre ben 200 patologie, alcune di esse molto gravi. Le regole di non bere regolarmente in modo massiccio e di evitare di alzare il gomito andrebbero scrupolosamente osservate; tuttavia, da ulteriori studi si evince che non esiste un livello di consumo “sicuro” rispetto all’alcol, e che anche un bere moderato pare possa comportare rischi.

 

 

Gli esperti reputano positiva anche una riduzione nel consumo di alcol: in poche parole, non è necessario restare del tutto “a secco”, ma può apportare benefici anche solo un consumo episodico, non sistematico, di alcolici (ribattezzato “Damp January”, “Gennaio umido”).  Per affrontare il Dry January o il Dump January, però,  occorre l’atteggiamento giusto: non servono un detox completo o un semi-detox, se per l’inizio di Febbraio si prevede di ricominciare a bere pesantemente. Innanzitutto, è essenziale concentrarsi cui benefici riscontrati in assenza dell’alcol, magari annontandoli, scrivendo riflessioni a tema. Dopodichè andrebbero formulati buoni propositi, se possibile, più a lungo termine. Perchè se privandoci dell’alcol abbiamo trovato giovamento per la nostra salute, per il nostro benessere, tanto vale programmare una riduzione (o un’eliminazione tout court) degli alcolici che si estenda anche al resto dell’anno.

 

 

Il Dry January, nella massiccia condivisione del proposito di fare a meno dell’alcol, rappresenta senz’altro una bella esperienza, un’avventura da vivere insieme ai nostri amici e a tante persone che, in tutto il mondo, hanno puntato sull’alcol detox. Se ci sentiremo bene affrontandolo, se il nostro corpo ci invierà segnali positivi, vale la pena di meditare sul rapporto che abbiamo con gli alcolici e trarne le dovute conclusioni. Per proseguire, di conseguenza,  lungo un percorso che conduce esclusivamente al nostro benessere.

 

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5 dritte per rivivere l’atmosfera natalizia

 

Ultimo weekend dal sapore ancora vagamente festivo. Nelle città le luminarie rimangono accese, e nonostante l’Epifania (che tutte le feste porta via) sia passata da qualche giorno, i negozi sono pieni – foss’anche solo per i saldi – e l’atmosfera è vivace, come se la scia luminosa del Natale sia lungi dall’affievolirsi. Per gli amanti del clima natalizio è la condizione ideale; ma come faranno la prossima settimana, quando anche le ultime luci si spegneranno e torneremo tutti alla vita ordinaria? Vi dò 5 consigli per sopravvivere al post-holidays blues, la tristezza associata alla fine delle feste natalizie, e prolungare il Natale sine die.

 

 

1. Leggete un libro sul Natale o di racconti natalizi.

Ogni anno ne escono a bizzeffe. Leggere un libro natalizio è il miglior modo per reimmegervi nel magico clima di fine Dicembre, magari esplorando le antiche tradizioni legate alla Natività o appassionandovi a racconti a tema ambientati in differenti epoche storiche. Tutti conosciamo il potere evocativo della lettura: facciamone buon uso.

2. Comprate pandori, panettoni e torroni in saldo al supermercato

Adesso che sono in vendita a prezzi scontati, è possibile farne incetta; prolungare il Natale è anche una questione di gusto. Non è raro che sugli scaffali dei supermercati rimangano i panettoni gourmet: al caramello salato, al cioccolato, alla crema, al tiramisù…c’è solo l’imbarazzo della scelta. E in questo periodo di freddo intenso, dopotutto, è lecito indulgere in qualche peccato di gola.

 

 

3. Preparate dolci natalizi

Lo stesso discorso vale per i dolci da preparare in casa: biscotti al pan di zenzero e altri tipici dolci natalizi (magari appartenenti alla vostra tradizione regionale) aiutano a far rivivere egregiamente l’atmosfera natalizia. Meglio ancora se sono accompagnati da un buon bicchiere di vin brulé.

4. Adottate il nuovo make up occhi “in white”

Il mascara di Gennaio è rigorosamente bianco, e va in parte steso, sfumandolo, anche sulle sopracciglia: un omaggio all’inverno e alla sua neve, al suo gelo. L’effetto “ciglia ricoperte di brina” è soprendente e non passa inosservato, pronto a stupire e a riportare un po’ di mood natalizio nel vostro make up.

 

 

5. Ripristinate la magia natalizia nella vostra casa

Se non potete o non volete mantenere gli addobbi natalizi fino al giorno della Candelora (il 2 Febbraio), come imporrebbe davvero la tradizione cattolica (rileggi qui l’articolo dove ne parlo), potete ugualmente creare un’atmosfera che “sa” di Natale: utilizzate decorazioni come i fili di luce, le pigne, i rami di abete; comprate candele profumate alla cannella, al pan di zenzero, all’arancia candita… oppure ancora, al pandoro e al panettone; accendete il fuoco nel camino. Tutto questo contribuirà non solo a rievocare la magia delle feste appena trascorse, ma anche a rendere più accogliente e confortevole la vostra casa.

 

Foto di Ahmad Shalbaf via Unsplash

 

Gennaio e i suoi proverbi

 

I proverbi di Gennaio si focalizzano prevalentemente sulle condizioni meteo: un nuovo anno è cominciato, ma la terra è ancora assopita. Neve, pioggia e gelo intenso ostacolano il percorso verso la rinascita. L’agricoltura si concentra sui lavori di potatura e di preparazione del terreno, come la concimazione e la vangatura; il raccolto si riduce agli agrumi e ai tipici ortaggi invernali (radicchio, cavoli, finocchi, cicoria…). La saggezza popolare unisce spesso Gennaio e Febbraio, in termini di detti: sono piuttosto simili e, secondo superstizioni varie, determinanti nel prevedere l’andamento dei mesi successivi. Anche la luna ricorre di frequente, nei proverbi; si dice che risplenda in modo particolare, con un probabile riferimento alla Luna Piena del Lupo. Il freddo è un altro elemento molto presente. Ma mentre il gelo viene visto come la norma in questo ciclo della natura, della primavera anzitempo si diffida, perchè “infida” e “malandrina”.

 

 

Gennaio e Febbraio, empie o vuota il granaio.

 

 

Felice il bottaio che pota in Gennaio.

 

 

A Gennaio: sotto la neve pane, sotto la pioggia fame.

 

 

Gennaio e Febbraio mettiti il tabarro.

 

 

Non v’è gallina o gallinaccia che di Gennaio uova non faccia. 

 

 

Chi vuole un buon agliaio, lo ponga di Gennaio.

 

 

San Vincenzo, l’inverno mette i denti.

 

 

La luna di Gennaio fa luce come giorno chiaro.

 

 

Primavera di Gennaio reca sempre un grande guaio.

 

 

Gennaio: dopo la neve, buon tempo viene.

 

 

Gennaio ingenera, Febbraio intenera.

 

 

Gennaio secco, lo villan ricco.

 

 

Gennaio forte, tutti i vecchi si augurano la morte.

 

 

Gennaio bello, Febbraio in mantello.

 

 

Se Gennaio sta in camicia, Marzo scoppia dalle risa.

 

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Arriva la Befana: un excursus sui suoi dolci tipici in Italia

 

L’Epifania è alle porte: la fine del magico periodo natalizio si avvicina. Della Befana ho parlato molte volte, esplorando le sue origini e le sue tradizioni, e così dei Re Magi. E’ la prima volta, però, che mi addentro in un excursus sui dolci tipici del 6 Gennaio in alcune regioni italiane. Iniziamo, dunque, questo percorso all’insegna delle golosità tradizionali; tutto sommato, dopo l’ennesima scorpacciata, mettersi a dieta potrebbe rientrare tra i buoni propositi dell’anno nuovo.

Lombardia

I dolci più tipici di questa regione sono i cammelli di pasta sfoglia di Varese, dolcetti che riproducono i cammelli dei Re Magi: possono essere privi di farcitura oppure riempiti di crema, panna, marmellata, cioccolato o frutta.

Piemonte

Nell’area di Cuneo, molto celebre è la Fugassa (focaccia) d’la Befana: una torta soffice, dorata e rotondeggiante che pare sia nata molto prima del panettone. La tradizione voleva che all’interno della torta si nascondessero una fava bianca e una fava nera; chi si imbatteva nella fava bianca era tenuto a pagare la focaccia, chi in quella nera doveva pagare il vino.

 

 

Veneto

Nella regione della Serenissima predomina la “pinza”: la Pinza Venessiana della Befana si prepara con farina gialla e dosi massicce di frutta secca; la Pinza Marantega, tradizionale in tutto il Triveneto, è una sorta di pane dolce farcito con fichi secchi, canditi, uvetta, pinoli e un filo di Grappa.

 

 

Liguria

Come in molte altre regioni, troviamo diversi dolci tipici dell’Epifania: gli anicini, biscotti all’aroma di anice gustati con vin dolce,  si alternano alla Ciambella del Re Magi, tradizionale anche in Spagna, e alla torta di pistacchi, molto popolare a Genova.

 

 

Toscana

In terra toscana vincono i Befanini, biscotti in varie forme natalizie (stelle, renne, alberi di Natale) “spruzzati” di confettini colorati. Molto noti sono anche i Cavallucci di Siena, dolcetti estremamente morbidi riempiti di spezie, noci e canditi. I Cavallucci sono tipici non solo di Siena, bensì anche di Lucca e Viareggio.

 

 

Marche

Nelle Marche, molto diffuse sono le paste della Befana, simili ai Befanini, e le Pecorelle, caratteristiche di Genga: si presentano come dolcetti simili a cornetti ripieni di marmellata e frutta secca e ricoperti di zucchero a velo.

 

 

Abruzzo

Anche qui troviamo la Pinza della Befana, ma non solo: i Pepatelli sono forse il dolce più celebre, persino in Molise. Somigliano un po’ ai Cantucci e vengono preparati con farina, miele e mandorle aggiungendo il caratteristico pepe nero macinato che dà il nome al dolce.

 

 

Puglia

Nel Salento spicca un dolce, i Purcedduzzi, che somiglia molto alla Cicerchiata carnevalesca diffusa nelle Marche, in Umbria, Abruzzo e Molise e agli Struffoli del Sud Italia. La sua ricetta, però, non include le uova, mentre abbonda di olio extravergine d’oliva. I Purcidduzzi vengono tradizionalmente ricoperti di miele e innaffiati di Limoncello.

 

 

Campania

In Campania non può mancare la Pastiera, la prima dell’anno. Molto famosi sono anche gli Struffoli, un tripudio di palline di pasta dolce che vengono servite fritte e ricoperte di miele, canditi e zuccherini colorati.

 

 

Sicilia

Nell’ isola mediterranea i dolci della Befana abbondano: Buccellati, Mustazzoli, Cubbaita, Torrone di Mandorle, Cassatelle di Ricotta, Carbone Dolce, sono solo alcune delle tipicità consumate il 6 Gennaio. Tra i dessert più iconici troviamo i Cucciddati, dolcetti di pasta frolla farciti con un mix di fichi secchi, cioccolato, miele, spezie, frutta secca come mandorle e noci, e ricoperti di glassa bianca e confettini colorati. Dei Cucciddati, tuttavia, esistono innumerevoli varianti locali.

 

 

Foto via Pixabay, Pexels e Unsplash

Foto della Pinza (Veneto): Paolo Piscolla from Bologna, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0>, via Wikimedia Commons

Foto dei Purcedduzzi (Puglia): Matteo Amorino, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

Foto dei Cucciddati (Sicilia): Gagz135, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons

 

Brillare

 

Per la notte di Capodanno, una sola parola d’ordine: brillare. Senza remore, dubbiesitazione. Prepariamoci ad accogliere l’anno nuovo con un make up che risplende e scintilla, come se dovesse catturare ogni infinitesimo bagliore dei fuochi d’artificio che esplodono a raffica nel cielo buio. Siete pronti? Che il conto alla rovescia abbia inizio!

 

Foto di Edu Bastidas via Unsplash

 

Gingerbread Wonderland

 

“Se avessi un solo quattrino al mondo, te lo darei per comperarti pan di zenzero!” 

(William Shakespeare, da “Pene d’amor perdute”)

 

Omaggio al pan di zenzero, l’ingrediente supremo dei più iconici biscotti di Natale. MyVALIUM ne ha parlato tante volte, se vi va date un’occhiata qui e qui. Oggi celebreremo il gingerbread, adorato nel mondo anglosassone e nel Nord Europa, in modalità puramente visiva, senza aggiungere parole che potrebbero risultare superflue: la delizia speziata di questi noti biscottini, d’altronde, non ha bisogno di commenti. Osservateli, ammirateli, e…cercate la loro ricetta in rete, per esempio cliccando su questo link.

 

Foto: Margaret Jaszowska e Monika Grabkowskavia Unsplash

 

Il caffè alla cannella, la bevanda più speziata e irresistibile del periodo natalizio

 

Un modo perfetto per iniziare la giornata con un sapore del tutto speciale? Il caffè alla cannella, una bevanda da riscoprire proprio durante il periodo delle feste natalizie. Provate a immaginare: il gusto intenso del caffè e l’aroma speziato e dolciastro della cannella, uniti in un connubio potentemente raffinato. Le spezie, regine dell’inverno, si fondono con il caffè dando vita a combinazioni incredibili, irresistibili al punto tale da conquistare all’istante. Evocano atmosfere avvolgenti, sensazioni di benessere puro; rimandano alla magia del Natale. La cannella, protagonista suprema di dolci tradizionali del periodo (basti pensare ai biscotti al pan di zenzero, alle cinnamon rolls o ai tipici pepparkakor svedesi), è una vera e propria coccola per il palato. Gustarla insieme al caffè significa regalarsi una pausa che sa di ricordi e suggestioni intrisi di fascino natalizio: un mix di gioia, calore familiare, senso di attesa, tempo sospeso in una dimensione magica e fiabesca.

 

 

In più, il caffè alla cannella si presta ad essere ulteriormente aromatizzato: potete aggiungere altre spezie, come l’anice stellato, il cardamomo o la noce moscata, oppure ancora puntare su aromi dolci quali quello della vaniglia. Per donare un tocco indimenticabile alla bevanda, non dimenticate di concludere il tutto con una buona dose di panna montata, insieme a una stecca di cannella  che esalterà il sapore del vostro caffè. Questa delizia natalizia non è soltanto golosa, ma anche benefica: azzera la sensazione del freddo essendo calda e confortevole; è ricca di virtù antiossidanti che accomunano sia la cannella che il caffè; permette di fare a meno dello zucchero bianco (fonte di picchi glicemici e insulinici se consumato in eccesso), che la dolcezza della cannella sostituisce egregiamente; favorisce la digestione, il che non guasta.

 

 

Risulta oltremodo squisito, dulcis in fundo (è proprio il caso di dirlo), se accompagnato ai biscotti e ai dolci tipicamente natalizi. Provare per credere.

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