Il luogo

Un locale accogliente dove degustare una cioccolata calda, magari al tepore del focolare. Novembre non è ancora terminato, ma il freddo si fa già sentire. Il maltempo impazza, le temperature sono calate a picco e la neve incombe…per la gioia di chi, come me, adora l’ Inverno e le sue meraviglie. Mentre Yule, il giorno del Solstizio, si avvicina a grandi passi, nelle città si accendono le prime luminarie; l’ atmosfera natalizia – seppur guastata dalla presenza sempre più opprimente del Covid – inizia a fare capolino e tenta di farci dimenticare, con i suoi bagliori sfavillanti, una realtà in cui le restrizioni persistono e argomenti quali il Super Green Pass, il lockdown, i vaccini e il numero dei contagi la fanno da padroni. Il bisogno di una pausa si fa pressante: per ritrovare il piacere di vivere l’ intimità e il calore, la gioia quasi infantile che la stagione fredda porta con sè. Una tazza di cioccolata calda potrebbe essere l’ emblema di questo break, definendone il sapore e l’ atmosfera. Quando la gustiamo non pensiamo altro che a perderci nella sua delizia. Il fumo che sprigiona la tazza bollente favorisce il relax, è una dolce coltrina di vapore che ci distende e dà adito alle chiacchiere in compagnia. Magari, con un piacevole sottofondo musicale. Nel periodo che precede il Solstizio d’Inverno, certi locali diventano oasi in cui rifugiarsi insieme agli amici più cari. Guardare la neve che fuori cade mentre si gusta la “bevanda degli Dei” è un momento di gioia incomparabile: sapevate che i Maya e gli Aztechi chiamavano proprio così il cioccolato in tazza? Per le civilità pre-colombiane, la mescolanza di acqua, fave di cacao e peperoncino dava origine al Xocoatl, una bibita/dessert dai connotati mitici. In parte perchè i chicchi di cacao venivano considerati talmente pregiati da essere utilizzati persino come valuta, in parte perchè il cacao contiene feniletilamina, un neurotrasmettitore naturale anche detto “ormone dell’amore”. Il nostro cervello lo rilascia, non a caso, quando siamo innamorati, ed è lo stesso che ci dona quella sensazione di benessere imperniata su tutte le nuance dell’euforia. Oltre ad evocare scenari di intima convivialità, dunque, la cioccolata calda è un vero toccasana per l’ umore. Conviene approfittarne, soprattutto di questi tempi…E se non avete il Green Pass? Sostituite il locale con casa vostra o la casa di qualche amico, l’ atmosfera è sempre assicurata.

 

Il concetto Gucci

 

” Aldo promosse anche il “concetto Gucci”, un’ armonia di stili e colori che avrebbe dato uniformità ai prodotti, rendendoli subito identificabili. Il mondo delle scuderie e dei cavalli divenne una ricca fonte d’ispirazione per i prodotti Gucci: la doppia cucitura usata nella fabbricazione delle selle, le fettucce verdi e rosse delle cinghie del sottopancia, e la fibbia a forma di due staffe collegate con il morsetto di cavallo divennero marchi Gucci. Ben presto, Aldo, genio del marketing, cominciò a far circolare la leggenda che i Gucci erano stati nobili fabbricanti di selle per le corti medievali – un’ immagine perfetta per la clientela d’élite a cui Gucci si rivolgeva. Le selle e gli accessori per l’equitazione esposti nei negozi contribuirono a rafforzare la leggenda e alcuni articoli furono persino venduti. E non ha smesso di circolare: tuttora alcuni membri della famiglia ed ex dipendenti sostengono che un tempo i Gucci erano stati sellai. “

Sara Gay Forden, da “House of Gucci”

 

 

 

 

 

La colazione di oggi: la cannella, spezia dei Re e dolce aroma del grande freddo

 

Il suo aroma è inconfondibile, piccante ma dolcissimo al tempo stesso, e viene considerato tipicamente invernale. La cannella, infatti, è una delle spezie più utilizzate con l’arrivo della stagione fredda. Per assaporarne il profumo basta bruciare l’ incenso che lo emana, ma se si punta al palato…beh, non c’è che l’ imbarazzo della scelta! La cannella rende più ricco il sapore dei dolci, dei pietanze, delle bibite, persino del caffè. Da dove proviene, questa spezia dal colore tra il marrone e il giallo? La specie più pregiata, denominata Cinnamomum Zeylanicum, è originaria dello Sri Lanka. Si ricava dalla corteccia e dai ramoscelli del suo albero (appartenente alla famiglia delle Lauraceae), che vengono prelevati e privati del sughero esterno. Dopo essere stato suddiviso in parti molteplici, arrotolate su se stesse come piccole pergamene, il materiale è pronto per l’essiccatura. Il Cinnamomum Zeylanicum vanta caratteristiche che lo differenziano da tutte le altre tipologie di cannella: il suo colore ha sfumature più chiare e il suo sapore è molto più dolce. Altri segni particolari di questa varietà sono i cannelli (ovvero i rotoli cilindrici in cui viene plasmata), che raggiungono una lunghezza di 20-80 cm e un diametro di circa 10 cm, e il fatto che venga raccolta due volte l’ anno (Autunno e Primavera). La celebre spezia Srilankese possiede, poi, virtù terapeutiche da non trascurare: battericida e antisettica, si rivela ottima per combattere i malanni stagionali, le patologie delle vie respiratorie e dell’ apparato intestinale; la sua funzione disinfettante la rende efficace anche per la cicatrizzazione delle ferite. Inoltre, il consumo di cannella mantiene sotto controllo gli sbalzi glicemici con effetti benefici per tutti coloro che sono affetti dal diabete di tipo 2.

 

 

Ma l’ elenco delle proprietà non finisce qui. Innanzitutto, la cannella è un eccellente energizzante: 100 g di prodotto contengono 247 calorie, 1, 24 g di grassi, 55 g di carboidrati (circa 2 g di zuccheri inclusi), proteine e una dose di fibre quantificata in ben 53 g. Sotto l’ aspetto nutrizionale, questa spezia si avvale di un buon numero di vitamine del gruppo B,C,E e K. Può contare, in più, su un significativo apporto di sali minerali quali il potassio, il ferro, il magnesio, il calcio, il fosforo, lo zinco e il selenio. In cucina è possibile utilizzarla in polvere o declinata nelle classiche stecche. Vi accorgerete che il suo aroma si sposa alla perfezione con, per fare solo un paio di esempi, il miele e il cioccolato: è facile intuire l’ alto tasso di golosità di simili abbinamenti. Durante la prima colazione, specialmente in prossimità del Solstizio d’Inverno, è frequente assaporarla in qualità di aromatizzante di torte, crostate, creme, dolci e dolcetti tradizionali, ma anche di prelibati biscotti natalizi…Un esempio? I ghiottissimi Zimstern, stelle di cannella provenienti dalla Svizzera Tedesca. Nei mercatini di Natale nordeuropei, soprattutto in Germania e in Austria, sono un must. Anche perchè il sapore delizioso e dolciastro della cannella viene arricchito da quello di una glassa di zucchero squisita…La cannella dà vita, inoltre, a gustosi connubi con le tisane, i frullati e molti tipi di bevande, una su tutte il vin brulé. Una curiosità: sapevate che nel caffè, in Portogallo, non manca mai il classico bastoncino di cannella? E’ così che ve lo servono, nei bar. L’ utilizzo del Cinnamomum Zeylanicum, dunque, è vastissimo.

 

Gli Zimstern

A proposito di Nord Europa e di periodo natalizio: il Grog, la tipica bevanda svedese a base di rum, vino rosso e zucchero, viene immancabilmente impreziosito da 3-4 bastoncini di cannella oltre che da svariate spezie (come l’anice, i chiodi di garofano e il cardamomo).

 

 

A livello di tradizioni e di leggende, senza dubbio, la cannella ne vanta un numero pari ai suoi utilizzi. E’ una spezia dalle origini remotissime: la Bibbia la menziona nel Libro dell’ Esodo, e gli antichi Egizi, gli Arabi (che la chiamavano Kin Anomon), i Greci e i Romani ne facevano ampio uso. Nel Medioevo, le sue virtù aromatizzanti e terapeutiche erano talmente apprezzate che cominciò ad essere importata dall’ Oriente tramite un flusso ininterrotto di carovane. I sovrani occidentali la adoravano letteralmente, tant’è che venne soprannominata “la spezia dei re”. All’ inizio del XVII secolo, visto il gradimento che riscuoteva in Europa, gli olandesi implementarono una solida attività di importazione tra i Paesi Bassi e lo Sri Lanka, diffondendo la cannella in modo massiccio nel Vecchio Continente. Questa spezia fu introdotta anche in paesi come il Madagascar, la Malesia, le Antille, mentre la cannella cinese (Cinnamomum Aromaticum) ha una storia a parte: le testimonianze che ne attestano l’ uso prevalentemente terapeutico in Cina risalgono, addirittura, al 2700 a.C.  Ben presto, intorno alla cannella cominciarono a forgiarsi molte leggende. Una di queste era incentrata sulla sua sacralità: si narrava che il Cinnamomum Zeylanicum fosse una delle sostanze depositate nel nido dell’ Araba Fenice, e che da tale condizione attingesse i suoi poteri curativi.

 

 

Anche Ovidio, nelle “Metamorfosi”, cita la cannella in relazione al nido della Fenice, mentre fu nel Medioevo che si iniziò a definirla “spezia regale”. Nelle corti, di cannella si faceva un uso smisurato. Durante i banchetti era onnipresente e la si utilizzava proporzionalmente al potere degli invitati: più erano autorevoli, maggiore era la quantità che veniva loro offerta. La “spezia d’Oriente” per eccellenza divenne un vero e proprio emblema delle teste coronate, che erano soliti riceverla in dono. Il porto di Venezia, crocevia tra Oriente e Occidente, accrebbe progressivamente il suo prestigio grazie alla massiccia importazione di cannella. Tra il 1400 e il 1500, con l’ apertura della “rotta delle spezie”, da Lisbona partivano regolarmente navi che giungevano in Indonesia per procurarsi chiodi di garofano, cannella, pepe e noce moscata. In Europa avevano un valore enorme, giacchè all’ uso culinario di queste spezie veniva affiancato quello terapeutico. La rotta, nel 1600, passò sotto il controllo dell’ Olanda che divenne il principale importatore di spezie. Per concludere, una curiosità. Pare che Nostradamus, nel Rinascimento, esaltasse il cruciale ruolo della cannella nel prodigioso filtro d’amore che aveva creato: a suo dire, bastava berne un sorso per far capitolare la persona concupita!

 

Le Frasi

 

” Il giorno è abbagliato; la notte è dei sogni e solo i crepuscoli sono chiaroveggenti per gli uomini. L’alba, per l’avvenire; il tramonto, per il passato. “

(Luigi Pirandello)

 

 

 

Ferdinando Colloca ha scelto Roma per il debutto del suo progetto itinerante “Ex Voto del Guru”. Madrina dell’ evento, la Contessa Pinina Garavaglia

 

Dove si trova, in questa foto, la Contessa Pinina Garavaglia? Considerando la sua predilezione per i luoghi e per gli eventi magici, non potrebbe che trattarsi di un’ incantata – oltre che incantevole – location. L’ immagine, d’altronde, parla da sé: siamo a Palazzo Velli Expo, una dimora romana trecentesca situata nel cuore di Trastevere. Il Palazzo, oggi, è uno spazio culturale polifunzionale dove si tengono mostre, concerti, convegni, rassegne e presentazioni, e al tempo stesso permette di soggiornare nella Città Eterna all’ interno di meravigliose suites personalizzate. Proprio a Palazzo Velli, dal 3 al 7 Novembre, ha avuto luogo la mostra evento “The Miracle e il Sacro Corpo Ex Voto del Guru” di Ferdinando Colloca, un viaggio itinerante e multisensoriale che si è avvalso della curatela di Silvia Mineo e della partecipazione, nelle vesti di madrina, della Contessa Pinina Garavaglia. Il progetto, un eccezionale amalgama di espressioni artistiche quali la pittura, le installazioni, il body painting, la musica (sotto forma di live music e dj set), l’ action painting, le applicazioni dal vivo su maxi-tela,  la video art, la letteratura e la poesia, ha evidenziato gli eterogenei linguaggi espressivi di Ferdinando Colloca. Mr. Ferdy Il Guru (questo il suo alias), acclamato artista multimediale internazionale, nasce come personaggio poliedrico e istrionico per definizione: fondatore dell’ art project Adrenalina,  è anche un celebre dj che si è esibito nel corso di prestigiosi eventi. A Roma, tuttavia, ha preferito affrontare tramite le arti visive temi squisitamente attuali. 

 

L’artista Ferdinando Colloca con la Contessa Pinina Garavaglia

La kermesse, organizzata dall’ Associazione Culturale Adrenalina con il sostegno della Regione Lazio, è stata ispirata da pilastri della cultura novecentesca come Eugenio Montale e Yves Klein  e prevedeva un programma ben preciso per ogni giorno di apertura. Venerdì 5 Novembre, alle 20.30, si è tenuta l’ inaugurazione ufficiale della mostra “Ex voto del Guru”. In “scaletta”, un tributo a Franco Battiato per voce e pianoforte ad opera di Sarah Jane Olog e Andrea Rongioletti oltre che la straordinaria performance della Contessa Pinina Garavaglia, madrina dell’ evento, che ha deliziato gli avventori con la declamazione di poesie definite “techno-futuriste”. La presenza della Contessa è stata significativa, ancor più perchè una serie di opere aveva come titolo ” Sole di Mezzanotte – Tribute to the Night People”. Vi dice qualcosa? La sezione comprendeva dieci opere che Colloca ha realizzato negli anni ’90 e che ha dedicato alle star della nightlife dell’ epoca. Tra i volti immortalati, circondati da un collage di iconici “raggi”, risaltano quelli di Claudio Coccoluto, Big Laura, Doctor Felix, Mr. Franz, Mauro Tannino, Giancarlo Bornigia, Massimo Marino e Marco Trani, autentici nomi cult del mondo della notte. La Contessa, regina indiscussa del clubbing, naturalmente non poteva mancare: ben tre “Soli” la vedono protagonista.

 

Un’opera della serie “Sole di Mezzanotte”

All’ inaugurazione della mostra, Pinina Garavaglia si è presentata sfoggiando un look black & white tra il romantico e l’ intrigante: abito bianco tempestato di balze, giacca nera con lacci frontali e polsini svolazzanti, collant opachi (un modello vintage di Emilio Cavallini) adornati da occhi surrealisti indossati con décolleté open toe candide come le calze. Il final touch era costituito da un copricapo in cui una chiave di violino troneggiava su un ensemble di ruches e 45 giri in vinile, un capolavoro firmato Charmante Folie. La Contessa ha recitato i suoi versi senza avvalersi di un leggio, lasciando volteggiare al suolo i fogli appena letti; non c’è bisogno di dire che ha riscosso un tripudio di applausi.

 

La Contessa, madrina della mostra “Ex Voto del Guru”, declama i suoi versi davanti al folto pubblico accorso

Un mood più prettamente contemporaneo e sacrale ha animato le altre aree della mostra: comprendevano le opere di body painting, eseguite con terre naturali che sottolineano i valori eco dell’artista, e i venti inediti realizzati da Ferdy Il Guru durante il lockdown imposto dal Covid. Si trattava di lavori che Colloca racconta di aver eseguito in piena crisi mistica, gli “Ex Voto del Guru”, cuori barocchi creati attraverso le più disparate tecniche. Trapela un’ incessante ricerca, l’ impellenza di dare una risposta a un periodo drammatico, e al tempo stesso di sviscerare la molteplicità di emozioni e percezioni che la tragedia della pandemia ha alimentato. Con i suoi “Ex Voto” l’artista anela alla spiritualità, a un solenne misticismo, ed è proprio in questa sezione della mostra che l’ omaggio a Eugenio Montale e Yves Klein si manifesta appieno: mentre un video celebra la lirica “Ex Voto” del poeta Premio Nobel, l’ ispirazione all’ offerta votiva che Klein dedicò a Santa Rita da Cascia diviene tangibile.

 

L’ artista Ferdinando Colloca e la Contessa accanto ad una delle opere della serie “Ex voto”

Sono opere, quella della serie “Ex Voto del Guru”, forgiate su modalità espressive come la pittura, le installazioni, gli audio, i video, le performance, per esplorare a tutto campo la brama di infinito dell’ uomo. I cuori barocchi di Colloca donano all’ indagine una dimensione sacra e portatrice di speranza, di armonia, di meraviglia. Per superare la crisi è necessario riconnettersi con il sogno, con lo stupore e l’ irrazionalità, con le emozioni più profonde. L’ energia che scaturisce da questo ricongiungimento, interiore e spirituale a un tempo, sarà la linfa necessaria a riscoprire il senso della vita. Il progetto multimediale e multisensoriale di Ferdinando Colloca, dopo il debutto romano, si prepara ad iniziare il suo viaggio itinerante. C’è da star certi che sarà una gran bella avventura!

 

Uno dei cuori barocchi di Mr. Ferdy Il Guru

Altri scatti della Contessa Pinina Garavaglia nelle vesti di madrina

Alcuni “Ex Voto del Guru”

Ancora una tranche dell’ esibizione della Contessa

Il flyer della mostra evento

 

Nebbia

 

“È l’incertezza che affascina. La nebbia rende le cose meravigliose.”

 (Oscar Wilde)

 

Le sere in cui cala, equivalgono a una certezza: il Solstizio d’ Inverno si avvicina a grandi passi. Dicono che oggi sia piuttosto rara, eppure a me non risulta. E quando avvolge la visuale nella sua nuvola, il mondo circostante si riempie di magia. Sarà che la nebbia, da sempre, evoca un universo onirico dove i rumori sono attutiti e le cose acquisiscono contorni indistinti, ma nessun altro fenomeno è in grado di creare una simile atmosfera sospesa. Arriva in pieno Autunno, si insinua lungo le vie e i viali ricoperti da tappeti di foglie. Fa la sua comparsa all’ imbrunire e nella notte si infittisce. Al sorgere dell’ alba, di solito, raggiunge il culmine del suo spessore: il paesaggio appare sfocato, confuso nello strascico dei nostri sogni; le coordinate di spazio e di tempo svaniscono. Camminando, procediamo navigando a vista. E’ come se esplorassimo un luogo sconosciuto, dove la realtà viene sostituita con dosi massicce di fantasia. Non è un caso che i panorami brumosi siano stati celebrati da molti registi, Federico Fellini su tutti. La nebbia lascia spazio all’ immaginazione. Nella sua coltre potrebbe celarsi qualsiasi cosa: nuovi scenari, creature fantastiche, una flora e una fauna mai viste. Lungo il tragitto, potresti imbatterti nelle sorprese più incredibili. Un po’ come quando Oliva (il fratello di Titta), in “Amarcord”, si dirige a scuola con passo spedito attraversando il bosco: tra gli alberi, resi spettrali da una fitta nebbia, all’ improvviso gli si para davanti un imponente toro bianco. E’ una visione inattesa, quasi un’ allucinazione, che lo fa fuggire via terrorizzato. Eppure, apparizioni spaventose a parte, il bello della nebbia è proprio questo. Il fatto, cioè, che riesca a far convivere realtà e sogno. Tutto diventa possibile, l’onirico si fa tangibile. E la vita, seppure per un breve lasso di tempo, assume i connotati di una fiaba la cui trama è tutta da scrivere.

 

 

Arriva la Luna del Castoro, e ci regalerà l’eclissi parziale più lunga del secolo

 

Gli straordinari spettacoli lunari dei mesi scorsi si preparano a ravvivare anche il cielo d’Autunno. Annotatevi subito la data del 19 Novembre, perchè si verificherà un evento importantissimo: l’ eclissi parziale di luna più lunga del XXI secolo. Si parla esattamente di un’ “eclissi di microluna”, perchè l’ astro d’argento sarà prossimo all’ apogeo (il punto del suo moto orbitale che dista maggiormente dalla Terra) e apparirà, quindi, piccolissimo. L’ eclissi riguarderà la “Luna del Castoro”, che i nativi americani così appellarono in quanto coincideva con il periodo in cui erano soliti cacciare i castori per poi creare le pellicce che li avrebbero protetti dal gelo invernale. La Luna del Castoro è la luna piena dell’ Autunno, l’ultimo plenilunio prima dell’ arrivo della stagione fredda. Il cono d’ombra della Terra, durante l’eclissi, oscurerà il 97% della superficie lunare: questo fenomeno avverrà poco prima del tramonto dell’astro. Alle 7.02 del 19 Novembre inizierà la fase di penombra del nostro satellite naturale, mentre l’eclissi vera e propria avrà luogo a partire dalle 8.18 e raggiungerà il suo culmine alle 10.04 del mattino. Alle 11.47 lo spettacolo cosmico giungerà al termine, concludendosi definitivamente alle 13.03. La durata dell’ eclissi ammonterà, in totale, a ben 3 ore e 28 minuti, ma in Italia – purtroppo – non sarà visibile ovunque. Solo in regioni del Nord come la Lombardia, il Piemonte, la Val dAosta, la Liguria, il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige risulterà distinguibile qualche minuto della fase di penombra, mentre in America, nell’ Europa Settentrionale, in Asia e nell’ Oceano Pacifico l’evento potrà essere ammirato nella sua interezza. 

 

 

La Luna del Castoro si troverà all’ apogeo tra il 20 e il 21 Novembre, precisamente alle ore 3.15: al confronto con le Superlune avrà dimensioni mini (la sua distanza dalla terra raggiungerà i 406.275 km), ma osservarla sarà altrettanto magico. Per goderci il plenilunio, invece, basterà scrutare il cielo alle 9.58 del 19 Novembre. E grazie a Dio, quello potremo vederlo tutti indistintamente! Nel frattempo, è stata già diffusa la data della prossima eclissi totale di luna: bisognerà pazientare un po’, perchè è prevista per il 16 Maggio del 2022.

 

La luce della Città

 

” D’inverno, come in nessun’altra città al mondo, calava la quiete sulle vie e sui vicoli tanto della Città alta, sulle colline, che della Città bassa, che si stendeva lungo le anse del Dnepr intirizzito, e tutto il rombo delle macchine si perdeva all’interno degli edifici di pietra, si smorzava e diventava un borbottio sordo. Tutta l’energia della Città, accumulata nel corso di un’estate di sole e temporali, si profondeva in luce. Dalle quattro del pomeriggio la luce cominciava ad ardere nelle finestre delle case, in tondi globi elettrici, nei lampioni a gas, nei fanali delle case con i numeri illuminati, e nelle vetrate a tutta parete delle centrali elettriche, che evocavano il pensiero del futuro elettrico dell’umanità, terribile e irrequieto, con le loro finestre a tutta parete dove si vedevano le ruote scatenate delle macchine che giravano senza posa, squassando fino alla radice le fondamenta stesse della terra. Scintillava di luce e traboccava luce, riluceva e danzava e baluginava la Città, nelle notti, fino al mattino, e al mattino si spegneva, indossava il fumo e la nebbia. “

Michail Bulgakov, da “La guardia bianca”

 

 

La colazione di oggi: le nocciole, il frutto dell’ antico “Albero Sacro”

L’ Autunno, gastronomicamente parlando, è una vera e propria miniera di tipicità di stagione. E come abbiamo già visto, tra i suoi frutti annovera delizie senza pari. La carrellata, ci credereste?, non è ancora finita: anche la nocciola merita un focus, sia in virtù dei suoi benefici che dei dolci squisiti a cui si associa. Esteriormente somiglia a una piccola castagna, e come la castagna è un frutto specificamente mediterraneo; tra i maggiori produttori di nocciole figurano, infatti, paesi come l’ Italia, la Spagna, gli Stati Uniti e la Turchia. Il clima temperato si addice al nocciolo, un albero che cresce spontaneamente nei boschi ma viene coltivato sin da tempi remotissimi. Questa coltivazione massiccia non sorprende, perchè le nocciole – una varietà di frutta secca – sono gli ingredienti base di incalcolabili ricette, dolci o salate che siano.  Ma dato che parliamo di prima colazione, le esaminerò soprattutto nelle vesti di dessert. La granella, la pasta, la crema di nocciole vengono utilizzate per guarnire o per farcire torte, crostate, pasticcini, meringhe, biscotti…l’ elenco sarebbe interminabile, il denominatore comune è unico: un alto tasso di golosità. I dolci alle nocciole rappresentano la soluzione ideale per soddisfare il palato e, al tempo stesso, fare il pieno di energia. Senza contare che esistono preparati come la crema di nocciole, appunto, ma anche il burro e il latte a base dello stesso frutto, oltremodo ghiotti e semplicissimi da realizzare in casa. Molte creme alla nocciola (pensate a noti marchi) sono acquistabili facilmente al supermercato, ma osare una preparazione “homemade” è sempre stimolante.

E’ arrivato il momento di illustrare, innanzitutto, le proprietà e i benefici del frutto più gustoso dell’ Autunno. Tanto per cominciare abbonda di vitamina E, che contiene in una quantità pari all’ 86% del fabbisogno giornaliero. Le doti di questa vitamina sono molteplici e coinvolgono l’ intero organismo: svolge un’azione antiossidante proteggendo le cellule dai danni provocati dai radicali liberi, è un efficace antitumorale e tiene al riparo dalle patologie neurovegetative; possiede, inoltre, virtù antinfiammatorie e immunostimolanti. Oltre che di vitamina E, le nocciole sono ricche di vitamina B1, B2, B3, B6 e B9, fondamentali per la salute del sistema nervoso, ma anche di minerali come il magnesio, che ottimizza la quantità di calcio presente nei muscoli e apporta benefici alle ossa e alle articolazioni. I fitosteroli  contrastano le malattie cardiovascolari e diminuiscono i valori del colesterolo LDL (il colesterolo “cattivo”), mentre l’ acido oleico contribuisce ad accrescere i livelli del colesterolo HDL (o colesterolo “buono”). Il manganese, un altro minerale ontenuto nelle nocciole, ha una funzione stimolante per il metabolismo e per gli enzimi digestivi: l’ intestino si regolarizza e vengono eliminate le tossine. Ulteriori minerali inclusi nel frutto sono il ferro (che aiuta a combattere l’anemia), lo zinco, il potassio, il selenio, il calcio e il rame, che come il manganese è un potente antiossidante. Mangiare nocciole, dunque, oltre a far bene alla salute ritarda l’ invecchiamento. La pelle si mantiene giovane, elastica, vellutata. In più, un pasto a base di nocciole fornisce energia e può essere equiparato a un ottimo integratore alimentare.

Ma un simile tripudio di virtù include anche qualche lato “no”? La risposta, purtroppo, è affermativa. Le nocciole sono altamente caloriche, 100 grammi di questo frutto contengono all’ incirca 655 calorie. I benefici delle avellane (si chiamano anche così), però, sono talmente numerosi che contribuiscono a tenere sotto controllo il peso forma. Certo, come tutti gli alimenti vanno consumate con moderazione: è stato stimato che non dovrebbe essere superata la quantità di 30 grammi giornalieri.

Sin dalla notte dei tempi, alle nocciole sono state associate particolari doti e tradizioni. I Celti, ad esempio, definivano il nocciolo “Albero Sacro”, poichè ritenevano che nel suo frutto fosse contenuta la conoscenza. Chi lo mangiava sarebbe stato detentore di saggezza, verità e avrebbe appreso l’ origine di tutte le cose. Proprio in virtù di tali proprietà esoteriche, quel popolo era solito realizzare tavole divinatorie con il legno di nocciolo. I ramoscelli di nocciolo, inoltre, venivano utilizzati come bacchette magiche da molte civiltà antiche: in Germania si credeva che potessero rompere gli incantesimi, oppure che conducessero in luoghi strategici e di buon auspicio. Il nocciolo vantava un legame speciale con il numero 9: 9 come gli anni che impiega per fruttificare, 9 come le Muse (l’ albero era associato alla Poesia), 9 come il mese che lo identificava nel Calendario Arboreo celtico (più precisamente, al nocciolo corrispondeva il periodo tra il 5 Agosto e il 1 Settembre). Il 9, infine, rimandava al numero di noccioli che si ergevano nei paraggi della Fonte della Conoscenza. Simboleggiando la fecondità e l’ abbondanza, le nocciole venivano distribuite durante i ricevimenti nuziali dell’ antica Roma per augurare prosperità agli sposi. Omaggiando la loro valenza rigeneratrice, invece, i rami di nocciolo si seppellivano accanto ai defunti con l’augurio di una pronta rinascita a nuova vita.

Le Frasi

Per mettere alla prova la realtà dobbiamo vederla sulla fune del circo. Quando le verità diventano acrobate, allora le possiamo giudicare.

(Oscar Wilde)