La Pasqua e i suoi proverbi


 

Per la civiltà agreste, Pasqua non è mai stata solo una festività religiosa: rappresentava un momento di svolta, il passaggio dall’inverno alla primavera. La bella stagione arrivava e la terra rinasceva, ritrovava la sua fecondità. Molti erano i rituali dedicati alla fertilità dei campi; il torpore invernale era ormai un ricordo e un nuovo ciclo agricolo poteva iniziare. Le comunità rurali conferivano un’estrema importanza al periodo pasquale. I frutti della terra costituivano il loro sostentamento e il risveglio della natura coincideva con un momento fondamentale: il ritorno della vita, della luce, del clima mite che favoriva la rigenerazione del suolo. Il terreno ricominciava a produrre e tutti i lavori agricoli puntavano a un obiettivo comune, ottenere un buon raccolto. Anche le uova consumate a Pasqua erano associate a una simbologia particolare: l’uovo rappresenta la vita che si rinnova, la trasformazione. Per questo donare uova era così importante; veniva considerato un gesto beneaugurante che propiziava la fertilità. I proverbi popolari riflettono in parte questo aspetto, in parte quello meteorologico, essenziale per generare un’effettiva rinascita primaverile.

 

 

Se piove per la Pasqua, la susina si imborzacchia.

 

 

Venga Pasqua quando si voglia, la vien con la frasca o con la foglia.

 

 

Chi fa il Ceppo al sole, fa la Pasqua al fuoco.

 

 

A Natale, mezzo pane; a Pasqua, mezzo vino.

 

 

Pasqua, voglia o non voglia non fu mai senza foglia.

 

 

Non è bella la Pasqua se non gocciola la frasca.

 

 

Per Pasqua e per Natale, nessun lasci il suo casale.

 

 

Pasqua in giove vendi la cappa e gettala a’ buoi.

 

 

L’agnello è buono anche dopo Pasqua.

 

 

Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi.

 

 

Pasqua tanto desiata, in un giorno è passata.

 

 

Quando San Giorgio viene in Pasqua, per il mondo c’è gran burrasca.

 

 

Non si può veder Pasqua, né dopo San Marco, né prima di San Benedetto.

 

 

Carnevale a casa d’altri, Pasqua a casa tua, Natale in corte.

 

 

Carnevale al sole, Pasqua molle.

 

 

Pasqua di Befana, la rapa perde l’anima.

 

 

Tra Pasqua e Pasqua non è vigilia fatta.

 

 

Chi vuole il malanno, abbia il mal’anno e la mala Pasqua.

 

Foto via Unsplash

 


La sorpresa contenuta nell’uovo di Pasqua: storia di una tradizione che ancora ci appassiona

 

 

Perchè la tradizione prevede che a Pasqua si mangino uova? E’ un argomento che MyVALIUM ha già affrontato qui. Ultimamente mi sono chiesta, invece, come è nata l’usanza della sorpresa all’interno delle uova di cioccolato. E ho scoperto che affonda le radici in tempi molto antichi

 

 

Il prototipo: l’uovo di Fabergé

Nel 1885, il noto orafo e gioielliere russo Peter Carl Fabergé realizzò un preziosissimo uovo smaltato per lo Zar Alessandro III e la sua famiglia. Fabergé, che in quello stesso anno divenne il fornitore ufficiale della corte imperiale, era solito fare le cose in grande: utilizzava le gemme più pregiate, smalti guilloché dagli straordinari riflessi tridimensionali, oro in abbondanza e meccanismi straordinari. Per la famiglia imperiale russa, nel periodo compreso tra il 1885 e il 1917, il gioielliere creò 50 uova di Pasqua di enorme valore. Ma la meraviglia non si limitava all’aspetto esteriore: ognuno di questi capolavori conteneva, infatti, una sorpresa che evidenziava l’eccezionale maestria di Fabergé. L’inventiva e l’abilità dell’orafo non avevano confini; nelle Uova venivano racchiusi orologi, carrozze, animali, automi in miniatura, tempestati d’oro e diamanti e realizzati con suprema minuzia. Qualche esempio? L’Uovo della Gallina, portato a compimento nel 1885, ospitava un tuorlo d’uovo apribile. Al suo interno era posta una gallina d’oro massiccio che accoglieva, a sua volta, un raffinato pendente e una corona imperiale. Nell’Uovo dell’Incoronazione, datato 1897, Fabergé aveva incluso una carrozza imperiale in miniatura; l’Uovo del Caucaso (1893) ospitava un elefantino meccanico completamente realizzato in avorio; il tema della corona e del pendente ricorrono anche nell’Uovo del Bocciolo di Rosa (1895), che racchiudeva una squisita rosa in boccio smaltata.

 

 

 La tradizione italiana

In Italia, la tradizione dell’uovo di Pasqua di cioccolato si è diffusa nel XVIII secolo: nel 1725, a Torino, la vedova Giambone, che aveva una bottega in via Contrada Nuova, mise in vendita una serie di uova di gallina interamente riempite di cioccolata. Le uova andarono a ruba. Due secoli dopo, intorno al 1920, l’usanza dell’uovo di cioccolato era una realtà consolidata. Sempre a Torino, nel 1925, la Casa Sartorio la perfezionò ulteriormente lanciando uova prodotte con uno speciale stampo a cerniera: le uova di cioccolato rimanevano vuote al loro interno, la condizione ideale per ospitare una sorpresa. Di cosa si trattava? Soprattutto di confetti, piccoli animali creati con lo zucchero e dolcetti vari. Alla fine degli anni ’20 del Novecento, a Torino, le uova di Pasqua con sorpresa erano una vera e propria mania collettiva.

 

 

Oggi, la sorpresa sembra essere diventata l’elemento principale dell’uovo di Pasqua. In questi giorni si sente parlare dell’ossessione, già virale sui social, di pesare le uova nei reparti ortofrutta dei supermercati: una pratica che porterebbe a intuire le dimensioni della sorpresa e quindi la sua portata. Molti supermercati si sono visti addirittura costretti a vietare l’utilizzo delle bilance ai propri clienti, sia per motivi igienici che per evitare di creare disordine e disagi. Come è andato originandosi un simile fenomeno? Pare che l’oggetto del desiderio spasmodicamente ricercato sia l’uovo di Pasqua contenente un coniglietto Thun. Quel che è certo, è che la sorpresa più “pesante” viene reputata di maggior valore rispetto ad una dal peso trascurabile. E non solo: a dare indicazoni sul peso delle uova, e sulle sorprese corrispondenti, sarebbero nientemeno che i creator attivi sui social.

 

 

Se della sorpresa, invece, vi importa fino a un certo punto, potete ispirarvi ad altri spunti per personalizzare il vostro uovo di Pasqua: ad esempio, farcirlo con bon bon, praline, mandorle tritate e del delizioso cioccolato fuso come quelli che vedete nelle foto di questo articolo.

Foto di Estela Trintade TND Design via Unsplash

 

Ora legale

 

E’ arrivata l’ora legale: domenica scorsa, abbiamo spostato in avanti le lancette di un’ora. Le giornate sono più lunghe, i tramonti arrivano a sera inoltrata. Quando le condizioni meteo si stabilizzeranno, potremo passare più tempo all’aria aperta e goderci la luce solare fino a tardi. Per il nostro organismo e per l’umore è un toccasana, dato che la luminosità diurna incrementa la produzione di serotonina e di vitamina D. Sfruttiamo al massimo questi benefici, e nel frattempo inoltriamoci nella nuova photostory di MyVALIUM che dà il bentornato alle ore di luce serali.

 

Foto via Pexels e Unsplash

 

Aprile: la scheda del mese

 

Quando Aprile con le sue dolci piogge ha penetrato fino alla radice la siccità di Marzo, impregnando ogni vena di quell’umore che la virtù di dar ai fiori, quando anche Zeffiro col suo dolce flauto ha rianimato per ogni bosco e ogni brughiera i teneri germogli, e il nuovo sole ha percorso metà del suo cammino in Ariete, e cantando melodiosi gli uccelletti che dormono tutta la notte ad occhi aperti la gente è allora presa dal desiderio di mettersi in pellegrinaggio.

(Geoffrey Chaucer, da “I racconti di Canterbury”)

 

LE CARATTERISTICHE: è il mese primaverile per eccellenza, quello che viene maggiormente identificato con questa stagione. E’ composto di 30 giorni e la Pasqua, molto spesso, si festeggia proprio ad Aprile.

IL NOME: per alcuni è una derivazione di “Apro”, un nome etrusco che si rifà al greco Aphrodítē, Afrodite. Il mese di Aprile, infatti, era dedicato alla dea della bellezza e della fecondità. Altri asseriscono invece che provenga da “aperire”, aprire in latino, un verbo collegato al fenomeno dello sboccio dei fiori. Nel Calendario Romano, che iniziava a Marzo, Aprile era il secondo mese dell’anno: i romani celebravano il suo arrivo con riti e festeggiamenti campestri per propiziare la fertilità della natura.

I SEGNI PARTICOLARI: il meteo, solitamente, è ancora instabile. Tradizionalmente è un mese mite, ma l’alternanza di pioggia e sole si rivela assai frequente. In agricoltura è tempo di semina. Quest’anno, il 5 Aprile, noi cristiani festeggeremo la Risurrezione di Gesù.

 

 

LE RICORRENZE: non è raro che sia la Pasqua che il Lunedì dell’Angelo cadano ad Aprile. Per il resto, il mese viene inaugurato con la giocosa tradizione popolare del “pesce d’Aprile”.

I SEGNI ZODIACALI: fino al 21 Aprile il Sole staziona nel segno dell’Ariete per poi spostarsi in quello del Toro, dove rimarrà fino al 20 Maggio.

IL COLORE: il lavanda ma anche il rosa, ispirato alla vasta gamma di fiori di questa tonalità che sbocciano ad Aprile. Tra essi rientrano i fiori di ciliegio, la magnolia e l’azalea.

 

 

LA PIETRA PREZIOSA: la pietra più preziosa di tutte, ovvero il diamante. L’immenso valore di questa gemma era ben noto anche agli antichi popoli; non a caso, al diamante erano associate moltissime leggende. Gli antichi romani, ad esempio, sostenevano che i diamanti fossero lacrime degli dei, mentre i faraoni egizi li collocavano al centro del geroglifico corrispondente alla parola “vita”. Per i greci e gli indiani erano un simbolo di invincibilità, e Platone affermava che i diamanti fossero l’incarnazione delle divinità.

IL PROFUMO: non potrebbe che essere un misto di fragranze floreali. Note inebrianti di gelsomino, mughetto, violetta e giacinto, a cui potrebbero aggiungersi anche il glicine e la magnolia.

 

 

IL SAPORE: quello delle fragole, assolute primizie. Dolci, profumate, fresche, in Aprile vantano un sapore ancora più intenso che ben si sposa con svariati dolciumi: torte, crostate, tiramisù e sbriciolate, senza trascurare le insalate e le macedonie.

 

Foto via Unsplash

 

“Sbocciare – è il Risultato – incontrare un Fiore”, una poesia di Emily Dickinson

 

Sbocciare – è il Risultato – incontrare un Fiore
E casualmente dargli uno sguardo
Potrà a malapena far intuire
Le Circostanze minute

Che collaborano alla Brillante Faccenda
Così intricatamente compiuta
Poi offerta come una Farfalla
Al Mezzogiorno –

Riempire il Bocciolo – opporsi al Verme –
Ottenere i propri diritti di Rugiada –
Regolare il Calore – eludere il Vento –
Fuggire l’Ape cacciatrice –

Non deludere Madre Natura
Che l’aspetta in quel Giorno –
Essere un Fiore, è profonda
Responsabilità –

(Da “Emily Dickinson – Tutte le Poesie”. Traduzione di Giuseppe Ierolli)

 

Le Frasi

 

“Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile.”
(San Francesco d’Assisi)

 

Il make up della Primavera

 

“Ogni fiore è un’anima che sboccia nella natura”

(Gérard de Nerval)

Ancora un tripudio di fiori per immortalare, stavolta, diverse tipologie di makeup primaverile. I colori pastello si alternano a tonalità calde e naturali come il pesca, il nude e lo champagne. Il blush ha toni rosati ad effetto bonne mine, le labbra privilegiano finish glossati e cromie delicate o l’intramontabile rosso matte. La novità? L’eyeliner tassativo e il ritorno dei mascara colorati, eredità degli anni ’80 che oggi si gioca su nuance molteplici, bypassando il blu elettrico tanto in voga nel decennio più gaudente del 1900.

 

Foto via Pexels

 

“Caro luogo”, una poesia di Umberto Saba

 

Vagammo tutto il pomeriggio in cerca
d’un luogo a fare di due vite una.

Rumorosa la vita, adulta, ostile,
minacciava la nostra giovinezza.

Ma qui giunti ove ancor cantano i grilli,
quanto silenzio sotto questa luna.

(da “Il canzoniere, 1900-1954”. Torino, Einaudi 1965)