México

 

Un abito lungo, impalpabile, fluttuante, tinto di uno splendido blu oltremare (un colore che approfondiremo a breve). Nessun accessorio, solo una lunga chioma scura sciolta sulle spalle. Sullo sfondo, un’afosa e soleggiata ambientazione messicana: sono scatti che sintetizzano mirabilmente come anche il caldo più cocente possa coniugarsi con lo stile.

 

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Brezza, la nostra salvezza

 

Nessun vento è favorevole per chi non sa dove andare, ma per noi che sappiamo anche la brezza sarà preziosa.
(Rainer Maria Rilke)

 

Mentre le temperature continuano a salire, le previsioni meteo non ci prospettano una realtà troppo consolante: l’anticiclone subtropicale africano avanza a grandi passi, la terza ondata di calore ha già preso ufficialmente il via. E pare, purtroppo, che dovremo sopportarla più o meno per tutto il mese di Luglio. Aria condizionata a parte, quale potrebbe essere la nostra salvezza? Non ci resta che confidare nella brezza, quel venticello leggero che dà sollievo nelle giornate di bel tempo. Avete presente il ponentino che spira su Roma durante le torride serate estive? Sto parlando proprio di questo. La brezza è un fenomeno meteorologico tipicamente locale, un vento debole che raggiunge una velocità compresa, in genere, tra i 7 e i 20 km orari. Potremmo definirlo un vento periodico, poiché inverte la sua direzione ogni 12 ore circa, ed è determinato dalle diverse temperature che caratterizzano la terra e le masse d’acqua o le montagne e le vallate.

 

 

Possono esistere, infatti, due tipi di brezza: la brezza costiera, che spira dal mare in direzione della terraferma, e la brezza di monte e di valle, che spira dalla valle in direzione delle cime delle montagne.

 

 

La brezza costiera

Durante le ore diurne, la terra si scalda molto più rapidamente rispetto all’acqua. Quando il suolo, battuto dai raggi solari, raggiunge temperature elevate, la massa d’aria calda si innalza, scontrandosi con l’aria fresca che sovrasta la superficie del mare. Quest’ultima prevale sull’aria calda e, spirando verso la terraferma, la sostituisce generando una piacevole brezza. Nelle ore notturne avviene il fenomeno contrario: la brezza spira dalla terra in direzione del mare.

 

 

La brezza di monte e di valle

La modalità è piuttosto simile, ma entrano in gioco fattori diversi. La morfologia delle aree montuose riveste un ruolo fondamentale: durante il giorno, il sole colpisce le pendici dei monti, facendo sì che assorbano il calore emanato dai suoi raggi. L’aria calda, che dalle pendici si eleva in direzione delle vette, viene sostituita dall’aria fredda che spira dal fondovalle. Il movimento che si genera, diretto verso l’alto, origina la cosiddetta brezza di valle. Di notte, al contrario, l’aria fredda scende a valle dando luogo al fenomeno della brezza di monte.

 

 

Di qualunque tipo sia, la brezza si rivela, comunque, essenziale per rendere più sopportabili le infuocate temperature che caratterizzano ormai la stagione calda.

 

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Hippie Beach

 

L’estate è vita all’aria aperta, contatto con la natura, libertà…con la brezza marina che scompiglia i capelli e l’andirivieni delle onde che, scandito da un ritmo ciclico e antichissimo, invita a un nuovo rendez-vous con il mare. A un anno esatto dal Sessantesimo della Summer of Love, che a San Francisco, all’insegna del motto “Love and Peace”, convogliò una miriade di giovani hippie, torna il post che MyVALIUM dedica ogni anno alla moda, agli ideali e alle suggestioni del movimento dei “figli dei fiori”.

 

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Il giardino d’estate: la tendenza dell'”outdoor dining”

 

Del giardino non si può smettere di parlare proprio in estate. Ma se negli articoli precedenti mi sono focalizzata sul green design, oggi approfondirò un’attività che, durante la stagione calda, è fortemente associata a questo spazio: le cene in giardino. Gli anglosassoni la chiamano “outdoor dining”, cenare all’aperto; è una piacevole abitudine diventata tendenza. Perchè piace così tanto? In primis perchè il giardino, così come viene concepito oggi (rileggi l’articolo cliccando su questo link), è un vero e proprio salotto al chiaro di luna. I fiori e le piante sono intervallati da fontane, lanterne, statue, elementi ornamentali… non manca mai un angolo dedicato al relax, con tanto di divani, tavolini, soffici cuscini e sedie in fibra naturale. Il giardino possiede tutto il fascino di uno spazio privato dove la convivialità viene vissuta al di fuori delle quattro mura. Il comfort, naturalmente, rimane un punto di forza: l’illuminazione giusta accentua la suggestività dell’atmosfera, che sia costituita da candele, catene luminose pensate per l’outdoor o lanterne orientaleggianti. Sono immancabili le piante che fungono da repellenti per ospiti “sgraditi” come le zanzare, tipo la citronella e il rosmarino. Ultimo, ma non per importanza, la frescura garantita dagli alberi è un dono da non trascurare: le folte fronde, che impediscono ai raggi solari di penetrare, e il processo di evapotraspirazione, tramite cui le foglie rilasciano umidità nell’aria, rappresentano un prezioso antidoto contro il calore.

 

 

Ma esistono altri motivi associati alla passione per le cene outdoor. Mangiare all’aperto è un’esperienza multisensoriale: il canto dei grilli o degli uccelli in sottofondo, la splendida scenografia naturale, il “tetto” di stelle, favoriscono un clima rilassato che accentua il gusto dei cibi. Tutto sembra avere un sapore più invitante, predisponendo gli ospiti al buonumore e a godere di momenti unici e irripetibili.  Se è presente anche un orto, poi, tanto di guadagnato: l’interesse per i prodotti a chilometro zero potrebbe rendere la cena all’aperto ancora più speciale.

 

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Le Frasi

 

“Ancora e ancora, il grido instancabile delle cicale trafigge l’aria afosa dell’estate come un ago al lavoro su uno spesso panno di cotone.”

(Yukio Mishima)

 

Il top crochet

 

Il top all’uncinetto, o top crochet: la tendenza fashion dell’estate. Immancabilmente corto, scopre la pancia e non di rado diventa un reggiseno. Il suo obiettivo? Affrontare il grande caldo con stile.

 

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Il mese del Sole

 

Il sole è nuovo ogni giorno.
(ὁ ἥλιος νέος ἐφ᾽ ἡμέρηι ἐστίν)
(Eraclito)

 

Giugno è il mese del Sole: della sua luce, del suo calore, della sua potenza. Anche perchè, come abbiamo già visto, la luminosità del giorno inizia a scemare (seppure in modo impercettibile) dal Solstizio d’Estate in poi. Il Sole, splendente e sfolgorante, si identifica con l’oro. Per questo ho pensato di dedicargli una gallery dove viene riprodotto in una serie di gioielli: dai ciondoli agli anelli, dagli orecchini alle collane. Il Sole e l’oro si fondono, raddoppiando la loro brillantezza. E danno inizio a un’estate interamente all’insegna della luce.

 

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21 Giugno, Solstizio d’Estate: i proverbi che la cultura agreste ha dedicato alla stagione calda

 

Il sole, il vento leggero, il candore degli asfodeli, l’azzurro crudo del cielo, tutto lascia immaginare l’estate, la dorata gioventù che copre allora la spiaggia, le lunghe ore sulla sabbia e la dolcezza improvvisa delle sere.

(Albert Camus)

 

Domani, alle 10.24, l’estate farà il suo ingresso ufficiale. Sarà il giorno più lungo dell’anno. Con il Solstizio d’Estate, il Sole sancisce il suo trionfo: raggiunge il massimo splendore, la somma luminosità. Il termine “solstizio” deriva da solstĭtĭum, che in latino fonde “sol” (sole) con “sistere” (fermarsi). L’estate ha inizio proprio quando l’astro infuocato, nel Tropico del Cancro, giunge allo zenit, dove culmina: il punto di declinazione massima nel suo percorso apparente lungo l’ellittica. Gli antichi popoli hanno sempre celebrato la potenza solare, attribuendole la capacità di creare dei campi energetici sulla superficie terrestre e laddove sorgevano complessi megalitici come Stonehenge. Anche i tipici falò del Solstizio venivano accesi per incrementare la forza del Sole: fuochi, ruote infuocate fatte rotolare giù per le colline e fiaccolate rappresentano tradizioni che accomunano molte culture. Il fuoco purificava, allontanava le entità maligne e la mala sorte; essendo il Solstizio una fase di transizione, il velo tra il mondo tangibile e quello soprannaturale si squarciava lasciando libero accesso agli spiriti dell’oscurità. Per approfondire queste e molte altre usanze legate all’arrivo dell’estate, vi rimando a questo link. Oggi vorrei soffermarmi, invece, sui proverbi dedicati alla stagione calda.

 

 

Per la cultura agreste, i mesi estivi erano cruciali: rappresentavano il periodo di punta del raccolto, quello in cui la natura raggiunge l’apice della rigogliosità. In estate si miete il grano, si raccoglie un’abbondante quantità di frutta e di verdura. Ma in estate fa anche molto caldo, un dettaglio che nei proverbi non viene tralasciato. L’afa, nei detti popolari, è presente sotto un duplice aspetto: da un lato la libertà di fare a meno del fuoco e della legna per scaldarsi, dall’altro il malessere causato dal caldo intenso, che toglie le forze e impedisce di “faticare” nei campi. Naturalmente, il rischio della siccità non è di poco conto. La mancanza di piogge rappresenta un gran problema sia per la sopravvivenza del raccolto, che degli animali; un anno di duro lavoro può essere reso vano da qualche settimana di arsura. L’estate, in sintesi, era un periodo dell’anno estremamente importante per le comunità rurali; la stagione che evidenziava maggiormente il profondo legame tra  l’esistenza delle popolazioni agresti e i cicli naturali.

 

 

Chi canta d’estate balla d’inverno.

 

 

L’estate è la madre dei poveri.

 

 

Chi imita la formica durante l’estate, non va a chieder pane in prestito durante l’inverno.

 

 

Se l’estate non estateggia l’inverno non inverneggia.

 

 

Sereno d’inverno e nuvolo d’estate duran quanto le serve ritornate.

 

 

L’estate produce e l’inverno consuma.

 

 

Nel bel mezzo dell’estate, state lontani dalle donne e dai cani arrabbiati.

 

 

D’inverno il pazzo aspetta le rose e d’estate il savio le coglie.

 

 

L’estate per lavorare e l’inverno per dormire.

 

 

L’estate di santa Caterina, dura dalla sera alla mattina.

 

 

D’inverno a letto o al fuoco, d’estate a spasso e al gioco.

 

 

Non c’è estate senza mosche.

 

 

Chi vuol provar le pene dell’inferno faccia il fornaio d’estate e il muratore d’inverno.

 

 

Calda e umida l’estate, fredda e asciutta l’invernata.

 

 

A quattro cose non prestar fede: sole d’inverno, nuvole d’estate, amor di donna e discrezione di frate.

 

 

Triste quell’estate, che ha saggina e rape.

 

 

Il prudente compra d’estate il suo cappotto per l’inverno.

 

 

D’inverno piove sempre e d’estate quando Dio la manda.

 

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Plastic age

 

Giocosi, vivaci e divertenti: gli occhiali da sole in plastica colorata sono un tormentone dell’estate. Più che occhiali sembrano un gadget; ricordano i modelli anni ’50 nelle forme e non è raro che si declinino in cromie fluo. Comunicano spensieratezza, sfoggiando un mood spigliato e esuberante. Unica controindicazione: non inforcateli se non siete sicure di saperli portare.

 

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Sangria: l’aperitivo ideale delle sere d’estate

 

Combina l’inebriante gusto del vino con le proprietà salutari della frutta: la sangria è una bevanda che concentra in sé l’atmosfera dell’estate. Conosciamola meglio e scopriamo perché potrebbe essere l’aperitivo ideale di questa stagione. Tutti sappiamo, innanzitutto, che le sue origini sono spagnole. Mentre in tutte le regioni della penisola iberica, però, viene preparata con il vino rosso, in Catalogna prevalgono il bianco e il “frizzantino”. Il nome stesso “sangria”, derivando da “sangre”, ci indica tuttavia qual è la versione canonica, o comunque più tradizionale, della tipica bevanda della Spagna.

 

 

Qualche cenno storico

Nell’antichità, la pratica di rendere più dolce il vino rosso era molto comune. Gli antichi romani utilizzavano il miele, ma venivano impiegate anche erbe e spezie particolari. Secoli orsono, infatti, il vino rosso risultava maggiormente aspro rispetto a quello che oggi siamo abituati a conoscere. E se i romani iniziarono a miscelarlo con il miele, dando origine a una bevanda chiamata “mulsum”, nel Medioevo prese piede l’“ippocrasso”, dove miele e spezie venivano aggiunti dopo aver lasciato fermentare il vino. A quell’epoca, in un’area della Spagna detta Regno di León, cominciò a diffondersi la tradizione di bere “limonada de vino” nei giorni della Settimana Santa: si trattava di vino aromatizzato con limoni, arance, spezie e zucchero. La limonada de vino viene reputata il prototipo dell’attuale sangria, la cui ricetta fu perfezionata tra il XIX e il XX secolo. Originariamente era una bevanda comune soprattutto tra gli agricoltori e molto apprezzata anche in Portogallo. Grazie all’Expo tenutasi nel 1964 a New York, la sangria divenne celebre a livello mondiale. Secondo altre versioni, la paternità della sangria sarebbe invece inglese: per alcuni venne ideata dai marinai della Royal Navy, che, tra il XVIII e il XIX secolo, cominciarono ad aggiungere frutta, spezie e rum al vino ispirandosi al té nero aromatizzato orientale. A dire di altri studiosi, l’antenato della sangria sarebbe il sangaree: questa bevanda, sempre di origini inglesi, era un mix di sherry, brandy, acqua, spezie e succo di limone. Il sangaree, presente già nel XVII secolo, si diffuse dapprima nelle isole dei Caraibi e in Nord America, poi nella penisola iberica. Le radici della sangria, dunque, sono a tutt’oggi piuttosto dibattute.  Tuttavia, secondo una normativa del 2014 dell’Unione Europea, può essere definita sangria solo la bevanda prodotta in Spagna e Portogallo che possiede una gradazione alcolica inclusa tra il 4,5% e il 12%.

 

 

La preparazione

In Spagna vengono soprattutto utilizzati i vini a bacca nera della Rioja, aromatizzati con fette e spicchi sottili di pesche, arance, limoni e una mela verde. Ad essi si aggiungono due/tre cucchiai di zucchero, una manciata di chiodi di garofano, una stecca di cannella e una piccola quantità di brandy o rum. Il vino, versato in una brocca, va conservato al fresco nelle ore notturne e servito con soda e alcuni cubetti di ghiaccio. Una curiosità: in Messico, il rum o il brandy vengono sostituiti dalla tipica tequila.

 

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