Aquatic Vibes

Christian Siriano

Luglio è appena iniziato e le temperature sono già torride, da estate inoltrata. Pensare all’acqua è refrigerante, rigenerante, un toccasana. E in attesa di rinfrescarci con un bel tuffo in mare, possiamo sfoggiare look che ostentano il colore delle distese acquose: una gradazione a metà tra l’azzurro e il verde identificata con vari nomi. Chiamatela acquamarina o ciano, il risultato non cambia. Tiffany, il noto brand di bijoux, ha brevettato una nuance appena più scura, denominandola Tiffany Blue e tramutandola nella sua cromia-icona; nella palette Pantone è rintracciabile come “1837 Blue”, una cifra che rimanda all’ anno di fondazione della griffe newyorkese. Tornando all’ ispirazione acquatica, ci concentriamo sulla tonalità dell’ immensità del mare: quel turchese che vira al verde quasi a enfatizzare l’ orizzonte a perdita d’occhio. E sogneremo oceani sconfinati, fondali marini, raggi di sole che proiettano riflessi cangianti sulle onde, indossando abiti impalpabili e sognanti. Il colore di cui parliamo non può avere che un nome…Verde acqua.

 

 

Aniye By

 

Blumarine

Marco De Vincenzo

 

 

Agnona

 

Ralph & Russo Couture

 

 

 

Sulle tracce del Principe Maurice – Breaking news: Viva gli Sposi!

 

Costantemente sulle tracce del Principe Maurice, VALIUM oggi ha il piacere il regalarvi un vero e proprio scoop: il matrimonio dell’ anno. Ebbene sì, il Principe è convolato a nozze! La data del lieto evento? Il 17 Giugno, una giornata assolata e solcata solo da qualche nuvola. Quel mercoledì, nella Sala Conferenze del Comune di Milano, Maurizio Agosti e Flavia Cavalcanti sono diventati marito e moglie con rito civile. La cerimonia, celebrata da un consigliere comunale incaricato dal sindaco Sala, ha avuto come testimoni l’ hair stylist e make up artist di fama internazionale Alessandro Filippi (per lo sposo) e Massimiliano Armocida (amico di lunga data della sposa). A questo punto, sarete curiosi di conoscere la consorte del Principe: è cosa buona e giusta. Flavia Cavalcanti, costumista di talento che vanta prestigiose collaborazioni, è originaria di Recife, anche detta “la Venezia del Brasile” (un dettaglio, quello “veneziano”, che sembra fungere da romantico trait d’union nelle vite dei due novelli sposi), e vive in Italia da quasi trent’anni. I lettori di VALIUM l’ hanno conosciuta nelle interviste che il Principe mi ha rilasciato durante la quarantena: eh già, si tratta proprio dell’ amica con la quale Maurice ha trascorso il lockdown milanese. Solare, esuberante, radiosa, il giorno delle nozze Flavia è stata immortalata dal fotografo Sandro Brant in uno scatto che coglie la quintessenza della sua personalità. Lei rappresenta il sole, Maurice la luna, e insieme formano una coppia che si completa e si arricchisce a vicenda.

 

(Foto di Sandro Brant)

Durante la cerimonia, gli sposi hanno brillato per la loro eleganza: il Principe si è presentato in un total look Valentino, mentre Flavia indossava un raffinatissimo abito monospalla color cipria – ovviamente, da lei ideato – firmato Flavia Cavalcanti Couture con tanto di Flassy Mask en pendant. Del beauty look si sono incaricati top name del settore quali Vasile Longhi, che ha curato quello dello sposo, e Dante Lamia, che ha creato per la sposa un’ acconciatura movimentata da onde morbide ed un make up focalizzato sugli occhi. Una menzione particolare va ad Efrem Guidi, amico fraterno di Maurice, il designer delle fedi nuziali: splendide e originalissime, non sono passate di certo inosservate. Uscendo dal Municipio, la coppia è stata travolta dai chicchi di riso come da prassi prima di dirigersi al Ristorante Terra & Mare, in via Gluck, dove gli amici – una quarantina, tra cui svariate celebs appartenenti al mondo della moda e dello spettacolo – hanno organizzato un pranzo di nozze a sorpresa proprio nei paraggi della casa di Flavia.

 

Gli sposi con i testimoni di nozze Alessandro Filippi (a sinistra) e Massimiliano Armocida (a destra)

In occasione del grande giorno, ecco la dichiarazione che il Principe Maurice ha rilasciato a VALIUM: ” Questa unione civile è frutto di qualcosa di molto più importante della passione romantica. E’ il risultato di un rapporto coltivato nella fiducia, nella stima , nella comunione di interessi e soprattutto di una complicità maturati nel tempo e conclamati nel lockdown.” Noi, però, vogliamo saperne di più…Vi invito quindi a non mancare l’ appuntamento con la prossima puntata di “Sulle tracce del Principe Maurice” per avere tutti, ma proprio tutti i dettagli delle nozze tra il Principe e Flavia Cavalcanti, che conoscerete meglio prestissimo attraverso un’ intervista a lei dedicata. Non mi resta che augurare tanta felicità agli sposi e salutarli con un “a presto” seguito, naturalmente, dalle mie più vive congratulazioni!

 

Al Comune di Milano, dove si è tenuta la cerimonia

Felicità in black & white sotto una pioggia di chicchi di riso (foto di Sandro Brant)

Un ritratto di Flavia Cavalcanti (foto di Sandro Brant)

Al Principe Maurice ridono gli occhi, mentre ci pensa su…

La quarantena milanese di Maurice e Flavia è stata coronata dal matrimonio: non si può dire che l’ emergenza da COVID-19 non abbia portato fortuna alla coppia!

Viva gli Sposi

Flavia, raggiante, in Piazza del Duomo

Friends

Sfoggiando le fedi firmate da Efrem Guidi

Friends

Friends

Maurice in uno scatto dai toni dark. Ma il 17 Giugno, per il Principe del Teatro Notturno, è stata una giornata piena di luce…(foto di Sandro Brant)

 

All photos courtesy of Maurizio Agosti

 

 

La saggezza inizia con la meraviglia: lo show mozzafiato di Mary Katrantzou al Tempio di Poseidone

 

“La saggezza inizia con la meraviglia”, disse Socrate. E di meraviglia, la collezione Primavera/Estate 2020 di Mary Katrantzou ne sfoggia in abbondanza: basti dire che, osservandola, sembra di ammirare delle squisite creazioni di Haute Couture. Non a caso, è stata presentata con un evento che ha coniugato la sfilata con la celebrazione del 30esimo anniversario della nascita di ELPIDA, l’associazione fondata da Marianna V. Vardinoyannis a sostegno dei bambini malati di cancro. Uno show di tale portata non poteva che avvalersi di una location spettacolare: Mary Katrantzou ha optato per il millenario Tempio di Poseidone a Capo Sunio, in Grecia, conosciuto anche grazie ai tramonti mozzafiato che si godono dal promontorio su cui si erge. Il risultato? Memorabile, uno straordinario mix di estrosità creativa e monumentalità storica. Passato, presente e futuro si fondono in un’ alchimia che il sottofondo musicale di Vangelis rende ancor più magica. Esiste un termine ben preciso per definire il concept della sfilata: in greco moderno è ελληνικότητα, ellinikótita, ovvero “grecità”.

 

 

Perchè con questa collezione la stilista, nata ad Atene, omaggia la Grecia ad ampio spettro. Il suo è un tributo alla storia, alla cultura, allo spirito di un paese ricco di un heritage immenso. Anche nel pensiero: è nella Grecia antica che nacque la filosofia. Proprio da quell’ epoca Mary Katrantzou trae ispirazione, un’ ispirazione tradotta in abiti che ne riflettono tutto lo splendore. Il colore rappresenta il fulcro attorno al quale si concentra, prendendo in prestito i principi dei più noti filosofi. Espressione degli umori corporali e di linfa vitale, il colore nell’ antica Grecia è un emblema di potenza; Platone lo definì “una fiamma che scaturisce da ogni tipo di corpo”. Katrantzou lo profonde negli abiti realizzando creazioni monocrome, “spezzate” soltanto da dettagli ton sur ton. Risaltano il blu del mar Egeo, il viola imperiale di Tiro, il bianco e nero tipico del marmo, ma anche un prezioso verde smeraldo, l’oro, l’acquamarina, il rosa, il rosso, il fucsia. Le silhouette sono voluminose, svasate, ad anfora oppure sferiche, le ruche si moltiplicano così come le piume, le frange e le applicazioni floreali, che si affiancano a un tripudio di perline e di cristalli Swarovski. Ogni look è altamente evocativo, plasmato su un fil rouge specifico. Fitti plissè rimandano alle colonne dei templi, mantelle incorporate a long dress dorati rievocano la maestosità del dio Helios, mentre una bralette ricamata richiama la bilancia di Nemesi, dea della giustizia. I motivi decorativi attingono direttamente all’ antichità: se la costante di Archimede diventa un pattern, la rosa dei venti prolifera e il mappamondo troneggia sulle ampie gonne con crinoline. Interi abiti vengono costruiti su ruche nelle più disparate versioni, altri si rivestono di splendide composizioni floreali. L’effetto mosaico è frequente, acceso da uno scintillio costante, e origina un caleidoscopio cromatico su voluminosi abiti a sfera. Tra i materiali predominano la seta, il satin duchesse, il tulle, che dà forma a una mantella rasoterra su cui ricade una cascata di fiori: sovrapposta a un long dress altrettanto impalpabile, completamente tinta di rosa, costituisce uno dei look di punta della collezione. Ed è sempre la mantella, leitmotiv ricorrente, ad accentuare la ricercatezza degli outfit. Declinata in svariate lunghezze, dona sontuosità agli abiti che sfilano sullo sfondo di un magico crepuscolo.

 

 

Anche gli accessori, le scarpe e i gioielli partecipano a quest’ode alla grecità. Le modelle calzano sandali che gli artigiani greci realizzano a mano, servendosi di tecniche secolari. I gioielli appartengono all’archivio della Maison Bulgari, fondata nel 1884 a Roma dall’argentiere greco Sotirio Voulgaris, mentre la colonna sonora della sfilata è firmata (come già detto) dal Premio Oscar Vangelis. Il fulcro concettuale e la doppia celebrazione, dell’ heritage greco e del trentennale di ELPIDA al tempo stesso, sono il valore aggiunto di uno show che inneggia alla bellezza pura. Lo splendore dello scenario e quello degli abiti si uniscono in un connubio che sottolinea, valorizza e ribadisce la magnificenza ellenica: oggi come ieri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto (cropped) del Tempio di Poseidone in chiusura dell’ articolo: Petroskaz / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0) via Wikimedia Commons

 

 

 

Il focus

 

Paillettes e spalline imbottite. Vi ricorda qualcosa? Non sbagliate: lo spunto è di matrice anni ’80, ma viene rivisitato inneggiando alla contemporaneità più assoluta. The Attico guarda alle paillettes, potente emblema di edonismo, per reinterpretare il tipico stile della “Milano da bere”. Le sparge a piene mani su un blazer, poi le ingrandisce al massimo tramutandole in tanti “dischetti lunari”. Solo i revers restano privi di lustrini, come se questa giacca ampia e geometrica fosse il facsimile di uno smoking in versione avantgarde. Infine, c’è il colore: un violetto ipnotico. Le paillettes, catturando la luce, lo accendono di bagliori e di riflessi iridescenti. A sottolineare il mood anni ’80 sono senza dubbio le spalline, imbottite, squadrate, enormi. Ma i parallelismi con il decennio dell’ effimero finiscono qui. Pensando agli abbinamenti, The Attico viaggia avanti nel tempo e si allontana da qualsiasi ridondanza: sotto il blazer spunta una semplice t-shirt bianca, le gambe rimangono completamente nude. I piedi, al contrario, si vestono di puro chic grazie alle slingback Venus, icone della Primavera/Estate del brand di Gilda Ambrosio e Giorgia Tordini.

 

 

Se le associassimo a un aggettivo sarebbe “seduttive”, perchè la femminilità è il loro trademark: punta affusolata, tacco alto e sottile, laccio che cinge sensualmente le caviglie, le Venus sono un richiamo irresistibile anche per le donne che calzerebbero ciabatte dalla mattina alla sera. The Attico le sceglie nella stessa nuance di violetto della giacca, con cui fanno perfetto pendant. Il risultato? Un look “effetto glicine” che inebria di meraviglia e di euforia.

 

 

 

 

 

Azzurro

 

Azzurro come il mare, come il cielo d’estate. Azzurro come, dulcis in fundo, un’ immortale canzone di Adriano Celentano. Il Giugno di VALIUM inizia così, con l’ inno ad un colore che è da sempre l’ emblema della libertà, e ancor più in questa Fase 2 dell’ emergenza Coronavirus. Perchè l’azzurro, oltre che essere una tonalità, è uno stato d’animo. Lo associamo all’ orizzonte, alle distese sconfinate. Le montagne sembrano tinte di azzurro, quando le guardiamo da lontano. Azzurra è la vastità dell’ oceano. I campi di grano, sullo sfondo di un cielo azzurro, scintillano come oro. L’azzurro è una nuance metafisica, la declinazione cromatica dell’ armonia. Invita alla riflessione e alla meditazione. Ma nel periodo che stiamo vivendo, con la quarantena ormai conclusa e il desiderio di rimanere il meno possibile negli spazi ristretti delle nostre quattro mura, viene spontaneo collegarlo soprattutto al cielo e al mare: come il cielo rapisce lo sguardo e come il mare fluttua, sinuoso e ipnotico, tra la realtà e l’onirico. In questo post troverete una carrellata di look, accessori e prodotti beauty (tutti dedicati alla Primavera/Estate 2020) rigorosamente nelle gradazioni dell’ azzurro: turchese, cobalto, acquamarina…Per lasciarci travolgere dal loro fascino e respirare a pieni polmoni l’aria di libertà che l’azzurro sprigiona.

 

Staud

Versace

Hugo Boss

 

The Attico

Gucci, Rouge à Lèvres Lunaison 710 Fay Turquoise

 

Fendi

Chanel Le Vernis, 753 Melody

Blumarine

 

Amina Muaddi

 

Sies Marjan

 

Marc Jacobs

Zuhair Murad Haute Couture

By Far

 

Nars collezione Powerchrome, Naked City

Valentino

Natasha Zinko x Duo

Gabs

 

Marco De Vincenzo

Miu Miu

 

Dolce & Gabbana

Sally LaPointe

Gucci

 

Coccinelle

Caron Callahan

 

Prabal Gurung

Coach

 

jeremy Scott

Cesare Paciotti

Preen by Thornton Bregazzi

 

 

 

 

 

Frida.Kiza, il brand di Fabiola Manirakiza: l’Italia nel cuore, il mondo come meta

Fabiola al party “The New Beginning” di VOGUE Italia nel 2017

Fabiola Manirakiza è una stilista originaria del Burundi, ma fabrianese d’adozione. Vive nelle Marche dal 1990. Quando abbandona l’ Africa insieme alla famiglia, è giovanissima. Il trasferimento a Fabriano, la “città della carta”, le permette di scoprire un patrimonio culturale e artistico da cui rimane affascinata. La storia millenaria di quel luogo, ricca di splendide testimonianze, la conquista immediatamente. Innamorata del bello, Fabiola può assecondare il proprio senso estetico: dedicarsi alla moda è per lei una scelta istintiva, del tutto naturale. Vola all’estero per frequentare alcuni corsi nel settore, poi torna in Italia e mette le sue competenze al servizio di svariate aziende. Intanto, il successo delle creazioni che realizza per se stessa e per le amiche è tale da indurla a fondare un proprio brand. E’ il 2016 e a quel brand dà il nome di Frida.Kiza, un mix tra un omaggio a Frida Kahlo e l’ abbreviazione del suo cognome. Da allora, la strada è tutta in discesa per la talentuosa designer di origine africana: Fabiola intensifica le ospitate in TV (dove appare già da tempo), partecipa alle più importanti manifestazioni fieristiche sia in Italia che oltreconfine e, dulcis in fundo, inizia a presentare le sue collezioni durante la Milano Fashion Week. A Fabriano mantiene la sede legale di Frida.Kiza, ma lo showroom è situato a Milano, e i capi del brand sono venduti nelle più prestigiose boutique italiane e internazionali. Le celebs adorano lo stile di Fabiola Manirakiza, un inno al Made in Italy in quanto a sartorialità, ispirazione e ricercatezza dei tessuti. Basti pensare che l’attrice e conduttrice Emanuela Tittocchia, direttrice artistica dell’ “Opening Sanremo 2020”, ha indossato un abito Frida.Kiza in occasione dell’ evento che ha inaugurato la 70esima edizione del Festival. L’ amore per il Belpaese si esprime a tutto tondo nelle creazioni della designer, diventando parte integrante della sua cifra stilistica: l’arte italiana, in particolare, è uno dei maggiori motivi ispirativi di Fabiola, come i colori degli antichi dipinti e le opere architettoniche che appartengono al nostro patrimonio storico. La collezione Primavera/Estate 2020 di Frida.Kiza declina questi elementi in un tripudio di stampe, cromie vivaci e fantasie floreali. I look sono chic ma freschi, disinvolti, alternano linee contemporanee a silhouette vagamente anni ’50. Risaltano abiti con la gonna svasata, pantaloni cropped, mantelle nella stessa fantasia dell’ outfit, shorts in full color…Il punto vita viene sottolineato costantemente, il più delle volte da un’alta cintura rossa. “Summer Mood” – così si chiama la collezione – racconta di un sogno che fonde suggestioni artistiche, naturali e floreali in un vortice inebriante: a fare da leitmotiv è Venezia, che le stampe riproducono nei suoi squarci più romantici (come il ponte di Rialto), affiancata alle visioni di una natura rigogliosa ed a fiori dai colori travolgenti in cui predominano il turchese e il fucsia. I tessuti (jersey, denim, viscosa) sono versatili e pratici, perfetti per l’ estate ma anche per esaltare questo surreale viaggio nella città lagunare. Ancora una volta, Frida.Kiza combina l’ eccellenza del Made in Italy con tecniche e tendenze up to date; è un connubio che seduce, rappresenta il suo marchio di fabbrica. Quella proposta dal brand è una moda rivolta sia alle “taglie da passerella” che alle più comode, valorizzate da una collezione pensata apposta per le curvy. Intrigata dalle creazioni di Fabiola Manirakiza, ho voluto fare quattro chiacchiere con lei per saperne di più sulla sua griffe. Viviamo nella stessa città, e nonostante Fabiola sia sempre in giro per il mondo, mi ha concesso un po’ del suo tempo prezioso per rispondere ad alcune domande. Il risultato è l’ intervista che segue: non mi resta che augurarvi una buona lettura.

Fabiola, tu provieni dal Burundi. Come sei approdata in Italia?

Amo l’Italia da sempre: ho lavorato al Consolato Italiano e frequentato ambienti della diplomazia italiana. Trasferirmi in questo paese, per me, è stato un passo naturale.

Quando hai scoperto la tua passione per la moda, e in che modo l’hai coltivata?

La moda è sempre stata il mio sogno…Creavo abiti per me stessa già da bambina. Con il tempo, ho semplicemente assecondato una passione innata.

 

Frida.Kiza PE 2020

Raccontaci le tappe più salienti del tuo percorso nel fashion system.

Nel mio percorso formativo figurano, tra l’altro, studi di moda a Londra. Dopodichè, ho iniziato ad essere presente in varie trasmissioni televisive per poi approdare al Festival di Sanremo 2020, dove ho vestito Emanuela Tittocchia in occasione della serata inaugurale: Emanuela ha scelto il mio abito tra i tanti che le erano stati proposti.

 

Emanuela Tittocchia indossa un sontuoso abito firmato Frida.Kiza all’ “Opening Sanremo 2020”

Come è nata l’idea di fondare un tuo proprio brand?

Frequentando e conoscendo molti stilisti, ho voluto anch’io dare un volto alle mie creazioni.

Frida.Kiza è sorto a Fabriano, nelle Marche, a oltre 300 km da una capitale della moda come Milano. Perché questa scelta?

A Fabriano si trova la sede legale del brand. Lo showroom di Frida.Kiza, però, e’ a Milano.

 

Frida.Kiza PE 2020

A quale donna si rivolge il tuo brand, hai una musa ispiratrice?

Quando creo penso a una donna che ama la vita, piena di gioia di vivere. La mia musa? Senza dubbio, Coco Chanel.

Nelle tue recenti collezioni fai un ampio uso delle stampe e di una palette cromatica vibrante. Sono leitmotiv che derivano da riferimenti specifici?

Direi che esprimono perfettamente la personalità di Frida.Kiza.

 

Fabiola al lavoro

Chi sono i designer che ami e che ti ispirano maggiormente?

Coco Chanel, Armani e Dolce & Gabbana su tutti.

A proposito di ispirazione, hai mai attinto a motivi o a suggestioni africane? E più in generale, esistono degli elementi ispirativi che ricorrono nelle tue creazioni?

Non mi sono mai ispirata all’ Africa nelle mie creazioni, ma non è detto che non possa essere un’ idea per le prossime collezioni. Utilizzando, come sempre, dei colori cromatici.

 

Un outfit della collezione PE 2019 di Frida.Kiza

Personalmente, ti senti più italiana o più africana?

Italiana al cento per cento, ma sento di appartenere al mondo.

Quale futuro attende la moda, nell’era del Coronavirus?

Un cambiamento epocale, sia nel creare che  realizzare e proporre.

 

Fabiola insieme alla mitica Suzy Menkes, International Fashion Editor di VOGUE

Pensi che varierà qualcosa nel tuo modo di creare, di ispirarti, di presentare le tue collezioni?

Il brand rimarrà sempre Frida. Kiza con le sue creazioni e ispirazioni, ma guarderà costantemente ai continui cambiamenti che ci coinvolgeranno.

Quali sono i progetti più immediati che ti vedono coinvolta?

Sicuramente, la preparazione della nuova collezione Primavera/Estate 2021.

 

 

 

Altri look tratti dalla collezione PE 2020 di Frida.Kiza

Un ritratto fotografico di Fabiola Manirakiza

La designer con Carla Sozzani, un’ icona indiscussa (nonchè sorella dell’ indimenticabile Franca)

Stampe e ancora stampe: uno dei leitmotiv delle collezioni griffate Frida.Kiza (nella foto, un look della PE 2019)

Fabiola in uno scatto insieme alla nota giornalista di moda Giusi Ferrè

 

 

 

Il close-up della settimana

 

Nel pieno della Fase 2 dell’ emergenza Coronavirus, quando tutti i negozi, comprese le boutique, hanno riaperto o sono in riapertura, si fa impellente interrogarsi sul futuro della moda. Come cambieranno le sfilate, le collezioni, il processo creativo stesso? Quest’era di profonde mutazioni coinvolgerà anche il fashion system? E in che modo? La risposta è sì: decisive evoluzioni sono in vista. Partiamo innanzitutto dalle sfilate Uomo Primavera/Estate 2021 e dalle pre-collezioni Uomo e Donna Primavera/Estate 2021. La loro presentazione è prevista, ma in modalità virtuale: dal 14 al 17 Luglio, infatti, la Camera Nazionale della Moda inaugurerà la prima Digital Fashion Week. Il progetto nasce come un proseguimento dell’ iniziativa “China, We are with You” dello scorso Febbraio, lanciata per permettere ai new talent cinesi di presentare le proprie creazioni nonostante l’ esplosione del Coronavirus nel paese del Dragone, e sarà diffuso attraverso una piattaforma digitale apposita. Oltre alle collezioni, verranno proposti approfondimenti sui brand, video di backstage, interviste, excursus fotografici, focus incentrati su specifici temi, live e lectio magistralis a cui assistere in streaming. Non verranno trascurati i marchi emergenti, e uno spazio ad hoc sarà riservato agli showroom con lo scopo di promuovere e attivare gli acquisti dei buyer. La molteplicità delle iniziative in programma e dei loro potenziali fruitori rende la Digital Fashion Week particolarmente rilevante. Tramite questo progetto, la CNMI si prefigge di favorire la ripartenza di un sistema che rappresenta un fiore all’ occhiello della creatività italiana, e di farlo rivolgendosi a un pubblico vasto e variegato. La Settimana della Moda Digitale sarà visibile nel sito web della Camera della Moda e su tutti i suoi canali social, inclusi YouTube e il cinese Weibo. Ma come affrontano la Fase 2 i designer, e che prevedono per le loro future collezioni? Giorgio Armani ha sintetizzato visivamente il proprio punto di vista in “Angels”, un’ illustrazione creata dall’ artista Franco Rivolli: la dottoressa – con le ali di un angelo – che tiene l’Italia tra le braccia è già diventata un’ immagine iconica, e cattura lo sguardo anche grazie al murale che la riproduce. Armani ha riaperto le sue boutique il 18 Maggio aderendo alle nuove disposizioni relative alla sicurezza, ed ha annunciato che il 10% dei ricavi delle vendite dei capi delle collezioni PE 2020 verrà devoluto in beneficenza. Riguardo alle sfilate, presenterà la nuova collezione Armani Privè sulle passerelle milanesi (nello specifico a Palazzo Orsini), anzichè parigine, nel Gennaio 2021, e nel frattempo i suoi clienti potranno fissare un appuntamento tramite il sito Armani.com per recarsi nelle boutique della Maison. Il tutto, naturalmente, allo scopo di favorire uno shopping senza rischi e il più possibile conforme alle esigenze degli acquirenti. Le linee guida adottate dal mondo della moda evidenziano il valore della durata dei capi, di acquisti oculati  all’insegna della qualità e di una produzione ecosostenibile. L’abito “che dura” si contrappone all’avvicendarsi frenetico del fast fashion, lo chic diventa senza tempo e il concetto di stagionalità viene rivoluzionato in toto.

 

“Angels”, il murale con l’illustrazione che Franco Rivolli ha creato per Giorgio Armani

Anche Alessandro Michele, tra gli altri, aderisce a questa nuova visione. Nel suo diario-manifesto “Appunti dal Silenzio”, che posta periodicamente su Instagram, dichiara che d’ora in poi presenterà le sue collezioni solo due volte l’anno, ma in tutta libertà e facendo a meno di etichette ormai obsolete come “Cruise”, “Primavera/Estate”, “Autunno/Inverno” e così via. Affiderà alla musica classica, espressione di un linguaggio universale e altamente connettivo, la terminologia che contraddistinguerà le sue creazioni: si parlerà quindi di  “rapsodie”, “madrigali”, “notturni”, “minuetti” e “sinfonie” per riferirsi ai frutti dell’ iter creativo.

 

“Appunti dal Silenzio”, il diario-manifesto che Alessandro Michele pubblica sul suo profilo Instagram

La velocità sfrenata che ha regnato finora nel fashion system è destinata a sparire. Niente più collezioni, capsule e limited edition lanciate a un ritmo inarrestabile; al loro posto, Michele privilegierà creazioni scaturite da tempi che assecondano l’ispirazione e svincolati da ogni scadenza. La “narrazione” del fashion design ha bisogno di “indugiare sul sogno”, come scrive lo stilista, di acquistare potenza scongiurando una produzione forsennata. Alla base di questa fase innovativa, per Alessandro Michele, c’è un ritorno all’ essenziale che prende le distanze da tutto il superfluo. Il direttore creativo di Gucci spiega i suoi intenti con parole pregnanti e evocative: ” Avverto la necessità di riaccostarmi, in maniera autentica, al movente di una scelta. A quell’ insieme di motivi che hanno costruito il mio andare. Ho capito, nel tempo, che questi motivi hanno nomi e intensità diverse, ma si addensano tutti fatalmente intorno ad una stessa urgenza: la possibilità di raccontare.” Per la moda, non c’è dubbio, è appena iniziata una nuova era. (nella foto di copertina, uno scatto tratto dalla sfilata PE 2020 di Gucci)

 

 

Tendenze PE 2020 – Nuance pastello evocative e golose

GIVENCHY

Colori pastello, un altro must senza tempo delle collezioni Primavera/Estate. Quest’anno, però, le nuance pastellate assumono una valenza del tutto speciale: si associano alla palette cromatica della natura e ne riproducono le più incantevoli sfumature. Il violetto, il pesca, il rosa confetto, l’azzurro polvere, il giallo pallido, il lilla, il menta, rimandano immancabilmente a un cielo all’ alba o a una miriade di suggestioni floreali. Ma il tradizionale legame con le “candy” non svanisce, anzi: e rievocare tutta la loro dolcezza, in tempi di pandemia, non può fare che bene. Perchè rincuora l’animo, infonde energia e risolleva il morale.

 

STELLA MCCARTNEY

ANIYE BY

MOLLY GODDARD

MAX MARA

MIU MIU

RALPH & RUSSO

COLLINA STRADA

CHRISTOPHER KANE

BLUMARINE

PRADA

ERMANNO SCERVINO

 

 

 

Flashback Floreali

 

L’ intermezzo floreale di VALIUM non poteva non guardare al passato e tralasciare un look che ha fatto storia. Siamo nel 2007, Alexander McQueen presenta la sua collezione Primavera/Estate “Sarabande”. A concluderla è un gran finale: la modella Tanya Dziahileva incede in passerella indossando un abito composto da miriadi di rose vere. Passo dopo passo alcune rose si staccano, volteggiando e poi posandosi sul catwalk rivestito di parquet. E’ una circostanza emblematica, la perfetta rappresentazione della bellezza in tutta la sua caducità. Perchè neppure la più eclatante fioritura può esimersi dall’ assoggettarsi all’ eterno ciclo di vita e morte, ed è la morte stessa la sua conseguenza naturale. Bellezza e morte, quindi, si contrappongono e si intersecano in una tensione continua, in un percorso inesorabile. McQueen non ha mai fatto mistero di adorare la natura, rendendola uno dei motivi ispiratori ai quali ha maggiormente attinto. I fiori, in particolare la rosa, incarnano il fulcro di una passione che  è anche un concetto: sono splendidi, scenografici, ricchi di incanto, ma al tempo stesso fragili e decadenti. Attraverso di essi il designer “racconta” una natura esplosiva, al suo apice, che irrompe con violenza travolgendo gli abiti e i copricapi. Le collezioni diventano un giardino in stile inglese che alle rigogliose porzioni di verde alterna gli arbusti più selvaggi. Cascate di fiori, come avviene nel look di chiusura della collezione “Sarabande”, si riversano sull’ abito quasi a sottolineare la loro clamorosa bellezza. E anche se tanto splendore si rivela effimero, di breve durata, la morte non ne sancisce mai la fine: accentua, al contrario, un fascino poetico e decadente che fa della fragilità il suo punto di forza.

 

 

Tendenze PE 2020 – Fiori e look fioriti

MARC JACOBS

I fiori, protagonisti assoluti della bella stagione: il loro fascino non li rende mai scontati. Nell’era del Coronavirus, poi, diventano i magnifici emblemi della natura e della necessità della sua tutela, una tematica sempre più pressante. Le collezioni Primavera/Estate 2020 pullulano di stampe, applicazioni, ricami e decori a tema floreale, tutti inneggianti a un connubio di romanticismo e suggestioni idilliache. Vengono citati gli anni ’70 (Marc Jacobs), con lunghi abiti che avrebbe potuto indossare Marisa Berenson, l’era elisabettiana (Comme des Garçons), la pittura dei Fauves (Marni), evidenziando un’ ispirazione senza tempo e mai priva di innovativi spunti: perchè se una rondine non fa Primavera, un look fiorito decisamente sì.

 

PAUL & JOE

GIAMBATTISTA VALLI

FENDI

MARNI

MSGM

CAROLINA HERRERA

COMME DES GARçONS

VALENTINO

PHILOSOPHY DI LORENZO SERAFINI

DOLCE & GABBANA

LUISA BECCARIA