The Flapper’s Penthouse

I “ruggenti anni ’20”, “The Roaring Twenties”: una decade in piena fioritura, il boom associato a una nuova vitalità post-guerra. L’era che coincide con i primi sentori di emancipazione femminile, con il superamento di obsoleti modelli comportamental-stilistici di derivazione vittoriana, incarna nella flapper la propria inconfondibile icona: ruota attorno al glamour dirompente del suo personaggio il concept dello shooting realizzato dalla stylist Valentina Guidi Ottobri e scattato da Ruggero Mengoni per LuisaViaRoma Home. Sicura di sè, fiera, indipendente, i capelli tagliati alla garçonne, la flapper accorcia gli orli delle gonne e, sfoggiando un make up pesante, la sera ingrana la marcia per lanciarsi nella mischia dei fumosi speakeasy,  che labirinti di vicoli e quartieri poco battuti proteggono dal rigore dell’ ondata proibizionista. La sigaretta stretta tra le dita, il drink in mano, la nostra eroina si lancia in balli travolgenti come il foxtrot e  prova una passione smisurata per il jazz. Al momento di tornare a casa, non può essere che una location splendidamente su misura ad accoglierla: scatenata, nei party che organizza la flapper si dimena a suon di musica sopra un tavolo o su un’ ottomana Visionnaire, ma quando le luci si spengono la sua dimora si tramuta in un nido accogliente di puro design. Lo specchio Poltronova e il tappetino stampato Boralevi rappresentano piccoli gioielli d’arredamento dal mood modernista che le fanno ritrovare il piacere di rincasare ogni notte, mentre un superbo tappeto di Designers Guild definisce e struttura lo spazio di un ampio salone che accoglie elementi “a sorpresa”, come la Maschera accent chair griffata Moschino Altreforme. Quando riceve, la flapper è consapevole di introdurre i suoi ospiti nelle particolarissime atmosfere di un vero e proprio santuario intimo dagli anbienti iper-personalizzati: una lampada Flos dal design astratto e un servizo di piatti illustrati da Rory Dobner risaltano con straordinario appeal, sottolineando il prezioso contrasto tra arredi d’avanguardia ed interni più tradizionali. Un dettaglio tutto da imitare: dopotutto, non è forse l’ eclettico mix di classico, contemporaneo e di iconico design a donare un’ irrestitibile, fascinosa allure al rifugio della flapper nella sua quintessenza?

 

 

 

THE FLAPPER’S PENTHOUSE

Photography: Ruggero Mengoni

Styling: Valentina Guidi Ottobri

Hair: Rosanna Campisi @RockandRose

Make-up: Angelo Nenna Pintor

Model: Ronnia @2morrowmodel

Location designed by: Anna Conti

Special thanks to: Sotheby’s Firenze

 

“Làgrimas de Filigrana”: la Spagna profonda di Diego Diaz Marin

 

“Es mi problema”. Le parole si srotolano senza sosta, ritmiche e cadenzate, come in un poema. Fluide e  ipnotiche, alternando frasi consequenziali e contrastanti. Frammenti evocativi sciorinati in un continuum che la punteggiatura, anzichè arrestare, infittisce. Un inizio e un titolo perfettamente identici donano forza e impatto semantico al concetto,  ribadendolo come il refrain di una canzone: sono i fluenti versi di Brenda Germade ad introdurre la photostory che Diego Diaz Marin ha ambientato nelle location “infuocate” della Spagna più profonda. Quella Spagna del Sud pervasa, in ugual modo, di drammi e passioni sotto un sole cocente. Quella Spagna dei potenti emblemi della tradizione. Quella Spagna pittoresca, folkloristica e intrisa di duende che si  esprime  tra un tablao, una plaza de toros e una sevillana . Di quella Spagna Diego Diaz Marin – il talentuoso fashion photographer andaluso che i lettori di VALIUM conoscono ormai bene – riprende i simboli per offrirne una contemporanea chiave di lettura, accentuandone le sfumature in cromie vibranti che traducono la quintessenza di un paesaggio fisico e morale. All’ orizzonte di un panorama brullo, inaridito dal sole, si staglia la meravigliosa scenografia naturale di un cielo turchese ed abbagliante: un azzurro terso, vivido, pronto a diluirsi in infinite nuance di viola nel momento in cui il tardo tramonto del sud tinge di tonalità intense emozioni e sensazioni, amplificandole a dismisura.

 

 

 

 

Lagrimas de filigrana, il titolo dello shooting, si insinua nel racconto tessendo una preziosa trama: in arabeschi sottili di pathos condensa un mood struggente e passionale come la melodia impregnata di vento, naturaleza e sabbia di un cante jondo. La sagoma di un toro enorme incombe sullo sfondo, tanto nera quanto gli abiti che indossa la novella Carmen di Diaz Marin: pizzi, veli e trasparenze vengono alternati ad un gilet da torero portato sulla pelle nuda, come la gonna dallo spacco inguinale. Con i capelli pettinati a crocchia nel più puro stile flamenco, l’ eroina del racconto si circonda di accessori in cui rivive il cuore dell’ essenza de Espana: cappello nero, garofani color rosso fiammante e banderillas sono le armi con le quali affronta la tradizione di un’iconografia gloriosa, in una sfida che vedrà entrambe vincenti.

 

 

 

 

 

 

 

Scintillano su questi ritratti di sensuale atmosfera i gioielli Schield, evocativi e scenografici, imprescindibili dettagli che enfatizzano la personalità della muchacha con straordinario impatto. E mentre il toro si sfida – sdrammatizzandone la presenza con una danza nei paraggi delle enormi zampe – oppure si sfugge – in un abito di un arancio vibrante che sostituisce, con ironia, il rosso d’ordinanza – a sorpresa appare il compare fedele del campesino: l’ asinello nero delle terre brulle, sul quale il long dress immacolato e geometrico della protagonista si staglia a contrasto.

 

 

 

 

 

La sera cala veloce e il cielo si tinge di viola, in gradazioni sempre più intense. Suggestioni urbane e campestri si fondono, niente affatto stridenti, nella voluminosa pelliccia rosa di una Carmen votata al glamour seduta a pochi passi dalla  capanna del toro. E’ l’ ora de las copas e de las tapas : alla protagonista non rimane che approssimarsi alla decappottabile con la quale ha compiuto il viaggio. A modo suo, libera, senza vincolo alcuno, seguendo la scia del tramonto. In un total black che alla sensualità di una vertiginosa scollatura contrappone il pizzo fitto della mantiglia la protagonista si sdoppia, si triplica, come ad incarnare quelle bambole fatte in serie e vestite di abiti tradizionali che vengono vendute nei souvenir shop de La Rambla. E’ l’ ultimo atto di un’ avventura caliente che ha rivelato, in controluce, tutto il valore intrinseco di una preziosa trama filigranata: dalle lacrime poco drammatiche, e molto giocose.

 

 

 

 

 

Story & Words (Es mi problema): Brenda Germade – Photos: Diego Diaz Marin – Stylist: Yolanda Quintas – Model: Pati Vaquerizo – Hair & Make Up: Coello Casado – Making Off: Dani Germade.

Schield presenta ‘Fuga tropicale’, racconto fotografico di Diego Diaz Marin

 

Per il lancio della sua nuova collezione Spring/Summer 2014, Schield si affida nuovamente all’ estro e alla genialità creativa del fotografo andaluso Diego Diaz Marin. Il brand di gioielleria e bijoux di alta moda fondato da Roberto Ferlito affonda le radici della propria identità in una lavorazione artigianale meticolosa e ricercata, che unisce alla preziosità dei materiali una minuziosa rifinitura a mano dei modelli. La campagna pubblicitaria della collezione dedicata alla stagione calda, com’è consuetudine per Diaz Marin, è basata su un concept sviluppato in una sequenza di immagini che delineano una ministoria: Fuga tropicale, questo il titolo del racconto fotografico in questione, ha come protagonista una splendida donna dalla personalità complessa e vagamente disturbata. Ironica ma tormentata, la donna decide di compiere una fuga verso le calde ed assolate terre della California con un’ unica compagnia, quella dei suoi gioielli Schield.

 

 

La vediamo dunque, scatto dopo scatto, farsi strada all’ interno di una rigogliosa vegetazione tropicale che poi scopriamo essere una serra, mentre si cimenta con un tubo innaffiatoio in gomma o rimane comodamente seduta su una sdraia in listelli di plastica dal sapore rétro. Sogno e realtà sembrano sovrapporsi, in lei, costantemente: fuga onirica o prove generali di una fuga? Questa ambiguità, che compare come un leit motiv nelle campagne pubblicitarie di Diego Diaz Marin, costituisce il punto di forza del racconto e l’ elemento di attrazione che cattura immediatamente chi si accinge a decifrarne le immagini. La realizzazione fotografica è di enorme impatto: l’ azzurro, una costante nei lavori di Diaz Marin, si diluisce stavolta in un verde particolarissimo che ne contiene tracce e che caratterizza quasi in toto la tonalità della vegetazione in cui la protagonista è immersa. I colori, decisi e vibranti come il fucsia, l’ arancio, il bianco, il giallo e l’ azzurro stesso, risaltano negli outfit indossati dalla ‘fuggiasca’ e nei dettagli, ricreando un vero e proprio ‘paesaggio a tinte forti’ che riflette la personalità senza mezzi toni della donna.

 

 

E poi, su tutto, spiccano i gioielli: scenografici e sofisticati, tempestati di colore o meno, rappresentano una delizia per gli occhi. Le rondini, le mosche e i dragoni della linea Frozen Fly vengono appositamente reinterpretati per la stagione estiva, adottando materiali ed un design più attinenti ai  mesi caldi. Ecco quindi che le perle della serie Dragon Pearl si tramutano in turchese e corallo, le rondini vengono impreziosite dai bagliori multicolor dei cristalli Swarowski e le mosche, abbandonando il fiocco di neve su cui durante l’ inverno erano posizionate, diventano protagoniste assolute. Ancora una volta, la maestria e le innate doti artistiche di Roberto Ferlito e di Diego Diaz Marin si intrecciano e si esaltano a vicenda, incastonandosi nella cornice preziosa e ideale degli scatti vividi e traboccanti di sensualità del fotografo nato nel 1987 nei pressi di Malaga: un giovane talento dell’ advertising e della fashion photography di cui risentiremo parlare a lungo.