Lancôme lancia la nuova fragranza Idôle e sceglie Zendaya come ambasciatrice

 

Ogni promessa è debito e VALIUM, come vi aveva anticipato (leggi qui), torna a puntare i riflettori su Zendaya. L’ occasione è il lancio di Idôle, la fragranza Lancôme di cui Miss Coleman è ambasciatrice: un eau de parfum creata apposta per le giovani donne di oggi, forti e determinate. La cosiddetta “generazione Z” delle ventenni che pensano in grande e che lottano per i propri sogni con audacia, senza lasciarsi scoraggiare, esplorando orizzonti sempre nuovi. Zendaya è il supremo emblema di questa tipologia femminile, e il suo percorso lo dimostra. “Dico sempre che il mio Idôle è il mio io futuro”, dichiara la star a proposito del profumo che Lancôme ha battezzato con un nome più che mai eloquente: Idôle come idolo delle folle, ma anche come idolo di se stessa, in quanto consapevole del proprio valore, la donna che lo indossa rifugge il narcisismo ma è sicura di sé, fiduciosa, propositiva. “Io posso, lo faremo” sono i suoi mantra, cardini di un pensiero che diventa azione. Non è un caso che Idôle sia nato grazie a un trio tutto al femminile, i nasi Shyamala Maisondieu, Adriana Medina e Nadège le Garlantezec, che l’ hanno dedicato alle leader di domani concependolo come un’ essenza che connette con l’ anima e  dona l’ intrigante sensazione che ogni sogno possa divenire reale.

 

 

A dare l’ impronta al jus sono eleganti accordi di clean chypre floreale, combinati con un mix di ingredienti sostenibili: Idôle esordisce con note di bergamotto e pera per poi espandersi in un cuore che include ben quattro varietà di rosa (petalo di rosa di Isparta, rosa centifolia, assoluta e acqua di rosa), diverse per estrazione e per origini geografiche. Il gelsomino accentua accenti luminosi, affiancandosi a una sofisticata alchimia di muschi, vaniglia, legno di cedro e patchouli. Prende così vita una fragranza dall’ intensità olfattiva radiosa, avvolgente e fresca al tempo stesso, che effonde la sua scia come un’ode alla libertà. E’ il sentore di una nuova alba, di un’ epoca di stravolgimenti che vede la donna incarnare un ruolo del tutto innovativo. Idôle simboleggia questi mutamenti, questa rottura degli schemi, e oltre che nell’ aroma li traduce in un flacone che inneggia alla maneggevolezza e al comfort: creato dall’ architetto/designer Chafik Gasmi, è spesso soltanto 15 millimetri risultando uno dei flaconi più sottili del pianeta. Potreste, per dire, infilarlo nella tasca posteriore dei jeans, oppure nella clutch da sera occupando uno spazio minimo. E non si tratta solo di dettagli, bensì di un punto di forza – ulteriore e non trascurabile – di una fragranza….decisamente da idolatrare.

 

 

Idôle è disponibile nei formati da 25, 50 e 75 millimetri.

 

 

 

 

Un fascino primordiale e potentemente esotico: la campagna pubblicitaria PE 2019 di Roberto Cavalli

 

Una location incontaminata, dove fitti arbusti e graminacee invadono il terreno sabbioso. A prevalere, non a caso, sono le gradazioni dell’ ocra, precisamente del sabbia, che accentuano il mood selvaggio dell’ ambientazione: la campagna pubblicitaria Primavera/Estate 2019 di Roberto Cavalli, realizzata dai guru della fashion photography Mert Alas & Marcus Piggott,  punta l’accento sulle atmosfere signature del brand, paesaggi e sensazioni “torride” che trascinano in una Savana ad alto tasso di coinvolgimento emotivo. L’esotismo è tangibile, così come uno stile che fa di un fascino disinvolto la sua cifra. I testimonial dell’ ad, Kendall Jenner e Luka Isaac, non avrebbero potuto essere più azzeccati. Il feeling instauratosi tra i due cattura all’ istante, sprigionando un flusso di prepotente energia sensuale. Le pose, fiere e spigliate, si accompagnano a sguardi di volta in volta audaci o riflessivi, ma sempre in linea con lo stretto rapporto con la natura mantenuto dai protagonisti. A rendere gli scatti ancora più “wild” sono i capi seduttivamente chic, un trademark di Cavalli: scintillanti top ultra corti con maniche lunghe a contrasto, miniskirt laminate, abiti animalier monospalla, coat leopardati, lunghi pull di paillettes abbinati a stivaletti dalla punta quadrata, caftani bicolor, tutti rigorosamente nei toni del sabbia, dell’oro e del nero. Un trio cromatico in perfetta sintonia con gli scenari bollenti, quasi primordiali, che fanno da sfondo ad immagini potentemente iconiche.

 

 

 

 

 

CREDITS

Photographers: Mert Alas & Marcus Piggott

Models: Kendall Jenner, Luka Issac

 

 

 

La Purpura de la Rosa, il paradiso dello shopping in Flower Power style

BOHO QUEEN – Boho Headband Embroidery Pink

Gli accessori, all’ epoca di Woodstock, erano altrettanto importanti degli abiti nel definire un look. Elementi imprescindibili e caratterizzanti dell’ intera mise, con il passar del tempo sono diventati iconici: la tipica fascia annodata attorno al capo  – oggi riproposta da brand quali Alexander Wang e Saint Laurent, che la declina anche in versione jewel –  così come il boa di struzzo, il cappello a falda larga e gli zaini da globetrotter, di ispirazione nepalese, rappresentano ormai dei must. Per i Figli dei Fiori “etnico” era una parola d’ordine, associandosi alla filosofia del viaggio ed alle più incontaminate culture. Accanto a capi come il caftano e i pantaloni a zampa risaltava, quindi, un vasto patrimonio di accessori che rimandavano all’ Oriente, all’ Africa, ai Pellerossa e ai loro accampamenti (vi chiedevate da dove provenissero le frange? Ecco la risposta). Se sulla scia del 50esimo del Festival di Woodstock avete deciso anche voi di farne incetta, prendete nota del seguente e-shop: La Purpura de la Rosa (www.lapurpura.com) propone, a prezzi del tutto abbordabili, una miriade di abiti, outfit, accessori, bijoux e scarpe rigorosamente a tema Boho (o Hippie, se preferite) firmati da un nutrito gruppo di designer. In questo post trovate una selezione di pezzi significativi; a voi approfondire, per poi far rivivere tramite colori, materiali e pattern senza tempo il fascinoso Flower Power style.

 

BOHO QUEEN – Boho Jacket Mexico White

FEATHER & FIND – Sandals Flats Hippie Dancer

BOHO QUEEN – Boho Kimono Jacket 01

BOHO QUEEN – Boho Maxi Skirt Gypsy Embroidery Nougat

SK SPAIN – Boho Basquet Bag S Turquoise

BOHO QUEEN – Boho Maxi Skirt Embroidery No 3

SK SPAIN – Boho Hat Mirror Orange

BOHO QUEEN – Boho Kimono Chiffon K 9

LD FASHION – Boho Backpack Vintage gold-blue

 

 

Pacific Zen: 5 look tratti dall’ “hippie trail” di Etro verso il Sol Levante

 

Da sempre brand di punta dello stile ethno-bohémien, Etro propone una collezione Primavera Estate 2019 che non tralascia gli echi woodstockiani. Ma il suo viaggio si compie in direzione completamente opposta all’ “Hippie Trail”: abbraccia il mood di libertà che aleggia su Venice Beach per poi immergersi nelle torride atmosfere hawaiiane, approdando, infine, in un Giappone intriso di spiritualità Zen. Non è un caso che pattern floreali, paisley, patchwork e reminiscenze Hippie (mescolati di frequente tra loro) facciano da leimotiv alla collezione che Etro ha battezzato significativamente Pacific Zen. Il risultato sono creazioni che inneggiano agli stili, alle tradizioni, alla cultura delle location a cui si ispirano, pur senza ometterne i paesaggi e il lifestyle. Segni particolari, un esotismo contemporaneo tinto di colori vivaci, ma non troppo: invitanti come un frutto tropicale.

 

 

 

 

 

 

 

I 50 anni di Woodstock tra musica, Hippie culture e stile

Janis Joplin nel backstage del Festival

Rimane il più immenso, il più memorabile, quasi l’ “archetipo” dei Rock Festival: Woodstock compie 50 anni e, non a caso, è in atto un vero e proprio tripudio celebrativo. Perchè oltre ad essere un Festival musicale, Woodstock è stato un emblema. E un emblema a tutto tondo: dell’ epoca Hippie, di una società scossa da cambiamenti irreversibili, di un nuovo modo di intendere e “vivere” il Rock, come esperienza da condividere ma soprattutto come veicolo del motto “Love and Peace” di cui la generazione Hippie si faceva portabandiera. Erano il 15, il 16 e il 17 Agosto (si aggiunse poi il 18 estemporaneamente) del 1969, un anno che segnò l’apice della controcultura giovanile dei cosiddetti “Figli dei Fiori”, da “Flower Power” che incarnava un altro dei loro significativi slogan . Quando una società di giovani e intraprendenti imprenditori, la Woodstock Ventures, organizzò la Woodstock Music & Art Fair – questo il suo nome completo – la concepì come un raduno musicale all’insegna della pacifica convivialità e così fu. L’ allevatore Max Yasgur (sua la “Yasgur’s farm” citata da Joni Mitchell in “Woodstock”, il brano che dedicò alla kermesse) mise a disposizione del Festival 600 acri di terra a cui si aggiunsero ulteriori spazi concessi dai coltivatori confinanti: la location dell’ evento era costituita da una conca che discendeva verso lo stagno Filippini, dove, in cerca di refrigerio, innumerevoli spettatori si bagnavano spesso e volentieri completamente nudi. Invece dei 50.000 partecipanti previsti ne arrivarono 500.000, tutti allettati dalla possibilità di vivere collettivamente, come voleva l’ input dell’ era delle “comuni”, un’ avventura che sarebbe diventata leggendaria. Ad esibirsi in quell’ affollatissima quattro giorni furono autentiche icone della music scene, nomi del calibro di Richie Havens (che cantò “Freedom” rendendola un vero e proprio inno), Santana, Janis Joplin, Sly & The Family Stone, Joe Cocker, The Ten Years After, Crosby Still & Nash, Joan Baez, The Who, The Jefferson Airplane e Jimi Hendrix, oltre a moltissimi altri artisti ancora. Fu proprio Jimi Hendrix a concludere il Festival con una performance mozzafiato che incluse una versione di “The Star-Spangled Banner” talmente incandescente da restare negli annali del Rock. Sono passati 50 anni da allora, ma gli echi dell’ incredibile raduno che prometteva “tre giorni di pace e musica” sono ben lungi dallo spegnersi. Che fossero un’ utopia o meno, i valori degli Hippie hanno racchiuso lo spirito e la quintessenza di una generazione fortemente decisa a far sentire la sua voce, senza violenza (lo stesso Max Yasgur si stupì di come, durante il Festival, non si verificò neppure una rissa) e coinvolgendo in toto il proprio stile di vita. Peccato che i delitti losangelini della Manson Family (occorsi a soli pochi giorni dall’ inizio di Woodstock) rappresentassero le prime, pericolose avvisaglie di un mutamento di “clima”; mutamento che, alla fine del 1969, si fece tangibile con i tristi fatti avvenuti al free concert di Altamont tenuto dagli Stones. Si stavano spegnendo gli ideali di tutta un’ epoca: quando il decennio dei ’60 giunse al termine, i colori psichedelici e vivaci del Flower Power sfumarono progressivamente in un nero cupo.

 

Il manifesto della kermesse

 

GLI ACCENTI HIPPIE NELLE COLLEZIONI DELLA PRIMAVERA ESTATE 2019

 

R 13

Il look Hippie, nelle più disparate declinazioni, non ha mai cessato di ispirare la moda:  Ethno Style, Hippie Chic e Boho sono solo alcune delle sue varianti attuali. Il perchè di questo perenne appeal è presto detto. Innanzitutto l’ elemento di rottura, che definiva il distacco dalle generazioni precedenti anche attraverso l’ abito. E poi l’ innato senso di libertà, il gusto del colore, la fascinazione per l’esotico…La dimensione del viaggio, preferibilmente verso mete incontaminate e culle di una civiltà, di un misticismo remotissimi, nei giovani Hippie era connaturata. Basti pensare al celebre Hippie Trail, che dall’ Europa conduceva in Oriente percorrendo Paesi come la Turchia, l’ India e il Nepal: autostop o bus presi a noleggio erano i metodi preferiti per spostarsi, bandita ogni pianificazione. E’ così che gli esotismi tanto vagheggiati rientrano a pieno titolo nell’ Hippie look. Ce lo dimostrano frange, motivi tribali, caftani e Paisley pattern a profusione ma soprattutto il Tie Dye, antica tecnica di tingere i tessuti che incarna, oggi, un vero trend di stagione. Nella gallery che segue, alcuni indizi dello stile “Woodstock” – o Flower Power, se preferite – avvistati alle sfilate delle collezioni Primavera Estate 2019 dei più noti fashion brand.

 

PACO RABANNE

JONATHAN SIMKHAI

VALENTINO

VERSACE

PROENZA SCHOULER

DIOR

COLLINA STRADA

MSGM

 

 

Photo:

Janis Joplin via Kim from Flickr, CC BY-ND 2.0

Woodstock manifesto via David from Flickr, CC BY 2.0

Woodstock Festival 1 (dall’ alto verso il basso) by James M Shelley [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)]

Woodstock Festival 2 by James M Shelley [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)]

 

 

Preziose azzurrità

ZUHAIR MURAD

Avete in programma un party di Ferragosto? Il look perfetto si declina in tutte le gradazioni del mare, dal turchese all’ azzurro polvere passando per il cobalto. Sono nuance deliziosamente eteree, poetiche, affascinanti: non è un caso che donino raffinatezza a ogni tessuto, spalmandosi preferibilmente sui materiali più impalpabili e fluttuanti. Per esaltarne l’ allure preziosa, evidenziare il loro connubio con l’ Haute Couture è una scelta ad hoc. Tulle evanescente, piume, bagliori, ruches, una fluidità che rievoca l’ andirivieni delle onde sono – insieme all’ azzurrità – i leitmotiv che pervadono questi abiti di spettacolarità pura. E sconfinata come il mare.

 

ELIE SAAB

ALEXIS MABILLE

GEORGES HOBEIKA

RALPH AND RUSSO

ATELIER VERSACE

GEORGES CHAKRA

SCHIAPARELLI

VALENTINO

 

 

 

Dior Vernis Estate 2019, quattro nuance che inneggiano al selvaggio fascino della natura

 

Mai come quest’ anno le tonalità dell’ Estate hanno ispirato la moda e il make up.  Nuance avvolgenti riproducono quelle della sabbia, della terra, del mare, dei tramonti più infuocati, evidenziando accenti fortemente esotici. E’ un mood proposto anche da Dior, che con la make up collection Wild Earth rievoca luoghi incontaminati ed atmosfere torride: colori come il bronzo, l’oro, la curcuma si alternano a un turchese vibrante e definiscono una palette intrisa di suggestività, che inneggia al selvaggio fascino della natura. Gli smalti Dior Vernis, naturalmente, non potevano non essere in linea con i motivi ispiratori a cui attinge Peter Philips, direttore della Creazione e dell’ Immagine Make Up Dior. Il risultato? Quattro shade che riprendono le cromie-leitmotiv di Wild Earth declinandosi in una limited edition esclusiva: la luminosità e l’ effetto gel sono i cardini di questa capsule, l’ intensità del colore il suo atout. Grazie a una speciale formula di resine “Gel Coat” abbinate a un tecno-polimero, lo smalto forma uno strato levigatissimo e ad alto tasso di brillantezza che si fonde perfettamente con l’ unghia. Il silicio di origine non minerale, inoltre, la rinforza favorendo una tenuta impeccabile. Durevole, compatto, lucente, Dior Vernis stupisce anche per le nuance che sfoggia. 425 Terra Gold è un beige virato al nude, tonalità clou di stagione, mentre 536 Orange Sienna ostenta il giallo-arancio “speziato” della curcuma; 826 Wild Earth celebra il marrone selvaggio della terra e 708 Blue Drop delizia lo sguardo con un turchese perlato che ricorda l’oceano solcato dai riverberi del sole. Niente di meglio, insomma, per esibire unghie dalla straordinaria potenza cromatica.

 

425 Terra Gold

536 Orange Sienna

826 Wild Earth

708 Blue Drop

 

 

 

Tutte al mare

Paillettato: BLUMARINE

E’ iniziata la settimana più vacanziera dell’ anno, che toccherà l’apice con un Ferragosto dalle temperature bollenti: una carrellata sul beachwear non può mancare. Sotto il solleone riappare il bikini, con prevalenza di modelli a triangolo densi di reminiscenze Seventies. Il costume intero resiste, ma l’ avanzata del due pezzi – declinato in pattern e materiali sorprendenti, concepito sulla scia dei top trend di stagione, ravvivato da dosi massicce di fantasia – è inarrestabile ed atta a  soddisfare i gusti più disparati. Perchè in spiaggia vale un’unica regola, che coniuga i concetti di libertà e di relax con uno stile DOC.

 

Boho-floreale: ANJUNA COLLECTION

Very Seventies: BLUE MOON

Crochet: ALBERTA FERRETTI

Multicolor striped: COTAZUR

Signature Style: MISSONI

Optical: IMEC

Grintoso: TIARE’

Rock: NORMA KAMALI

Pitonato: ROBERTO CAVALLI

Romantico: ERMANNO SCERVINO

A vita alta: ERES X THE ATTICO

 

 

 

Visioni notturne in movimento: la campagna pubblicitaria PE 2019 di MIU MIU

 

Il “quando” e il “dove” sono enigmatici, vaghi, indistinti. Ciò che accomuna gli scenari di queste foto sono i veicoli: treni, metro, autobus…forse Limousine. Comunque, mezzi in movimento all’ interno di un notturno paesaggio urbano. Ma il soggetto principale è rappresentato dalle donne, straordinarie figure immortalate nel corso di un viaggio, o di uno spostamento, in completa solitudine. Negli scatti che David Sims ha realizzato per “Somewhere, nowhere”, la campagna pubblicitaria Primavera Estate 2019 di Miu Miu, il fascino, la personalità delle protagoniste risaltano sullo sfondo dei sedili vuoti impregnandolo di una allure potentemente magnetica. Sono immagini, quelle di David Sims, che incarnano una metafora inerente al senso stesso della moda: effimera e in eterno divenire come il mutamento associato alla nozione di “viaggio”, però ben salda nel definire uno stile, nel ribadire un’unicità, nel celebrare un’ essenza irripetibile. Ognuna delle donne che appare nell’ ad ha un suo modo di porsi nei confronti dello spostamento che sta effettuando. Rilassata, riflessiva, sognante, pensierosa, sicura di sè o disinvolta, l’attitude è un dettaglio in più atto a rimarcare il temperamento delle testimonial; e mentre la presenza di queste ultime riempie la scena, ecco emergere i capi clou della collezione Primavera Estate 2019 di Miu Miu: abitini, calze al ginocchio indossate con le décolleté o con sandali dal vertiginoso plateau, giacche in pelle, gonne in denim, cerchietti adornati di strass, borse da primo piano. A posare nell’ ambientazione ritratta da David Sims – universale perchè collocabile ovunque, oltre che in un’epoca non precisata – sono icone del mondo del cinema, della musica, della danza e della moda quali Juliette Lewis, Lola Leon, Du Juan, Zazie Beetz e Maya Hawke, fotografate invidualmente e quindi colte nel loro universo squisitamente privato. Ci intratteniamo a immaginare dove le conduce il viaggio che stanno intraprendendo, ma è bello anche pensare che la meta, in fondo, non sia così importante. Citando Andrej Tarkowsky: ” In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l’uomo un viaggio simbolico. Ovunque vada è la propria anima che sta cercando. Per questo l’uomo deve poter viaggiare. ”

 

 

 

 

 

 

CREDITS

Fotografo: David Sims

Art Director e Stylist: Katie Grand

Cast: Zazie Beetz, Du Juan, Maya Hawke, Lola Leon, Juliette Lewis