San Valentino: intrecci amorosi di rosa, fucsia e rosso

 

A San Valentino, il rosso abbandona il ruolo di protagonista per accompagnarsi alle più svariate sfumature di rosa. Il colore della passione per antonomasia stempera i suoi toni incendiari affiancandosi alla tonalità associata all’ empatia, al romanticismo, al femminile: il mix che ne risulta è già un must del guardaroba. Ma l’accostamento più cool è, senz’altro, quello che combina il rosso con il fucsia. La sensuale grazia che emana questa nuance dona al rosso una seduttività inedita,  esaltandone l’ ardore con accenti di puro fascino. E non finisce qui. L’ ammaliante, vibrante, enigmatico fucsia proclama la sua audacia anche giocando in solitaria. Non di rado lo ritroviamo in total look, pronto ad incarnare un’ eleganza che non dimentica il glamour: il successo che riscuote è tale da valergli l’ appellativo di “nuovo rosso”.

 

CHRISTIAN SIRIANO

KATE SPADE – Nicola Twistlock medium shoulder bag

 

 

 

DELPOZO

YVES SAINT LAURENT – Rouge Volupté Shine oil-in-stick

VALENTINO

CAROLINA HERRERA

KATE SPADE – Orologio Heart Holland

ANDREAS KRONTHALER FOR VIVIENNE WESTWOOD

TEATUM JONES

FENTY BEAUTY – Fenty Beauty Stunna Lip Paint Unlocked

 

 

THE ROSE TEDDY BEAR

 

GIVENCHY – Live Irrésistible Rosy Crush coffret

 

BRANDON MAXWELL

TIBI

 

DR.MARTENS

MARC JACOBS – Snapshot Small Camera Bag

 

 

 

PRABAL GURUNG

GUCCI

MARNI

DIOR – Rouge Dior

CASADEI

CUSHNIE ET OCHS

MSGM

 

 

 

 

 

 

 

ROD Almayate: dalla Spagna con creatività e irriverenza

 

Chi segue VALIUM conosce bene Schield, il brand di luxury jewellery fondato nel 2012 a Firenze da Roberto Ferlito. Sono innumerevoli gli articoli che questo blog ha dedicato al marchio che ha sancito la collaborazione tra Roberto e il fashion photographer Diego Diaz Marin, ideatore dell’ identità visiva del progetto oltre che autore delle surreali campagne che l’ hanno raccontato: il duo creativo rientra tra i “VALIUM‘s friends” di lunga data. Adesso, provate per un attimo a chiudere gli occhi e a sognare. Davanti a voi c’è il mare, il gelo invernale viene sostituito da un clima tiepido. Lo sciabordio delle onde, con il suo ritmo soave e ipnotico, contrasta con le travolgenti melodie di una chitarra flamenca. Sullo sfondo, in cima a un promontorio, troneggia la sagoma dell’ iconico toro di Osborne. Ebbene sì, siamo in Spagna, e più precisamente in Andalusia: è proprio qui che, ad Almayate, Schield rinasce a nuova vita. Trasferitosi a pochi passi da Torre del Mar (città natale di Diego Diaz Marin), il brand fiorentino cambia nome e si tramuta in un progetto che ingloba moda, design e fotografia. Oggi si chiama ROD come un’ antichissima divinità slava, il creatore per antonomasia. E se da ROD si originò il Creato, Roberto Ferlito e Diego Diaz Marin danno vita ad un concept inedito basato su una serie di principi: l’ originalità, la passione e la libertà sono i suoi pilastri, la creazione il suo atto supremo. Nessuna censura, nessun asservimento al marketing o alle logiche di mercato, nessuno stereotipo di bellezza da seguire; ROD restituisce priorità all’arte e mantiene l’ imprinting Made in Italy avvalendosi del savoir faire minuzioso degli artigiani italiani. Ferlito, con oltre 20 anni di esperienza nel design di alta moda, e Diaz Marin, con la sua fotografia dissacrante, inaugurano un progetto che coniuga “Haute Joaillerie” e irriverenza. Così come è avvenuto per Schield, non è difficile prevedere che un folto stuolo di celeb, influencer e teste coronate si innamorerà di ROD all’istante. Ho incontrato Diego Diaz Marin per saperne di più sul brand e per approfondire,  insieme a Roberto Ferlito, questa ennesima, elettrizzante avventura che li vede protagonisti.

Da due mesi vi siete trasferiti in Spagna, dove avete appena dato il via ad un nuovo capitolo della vostra vita privata e professionale. Come avete maturato questa decisione?

Da più di un anno stavamo valutando l’idea di ricominciare tutto da capo, ma lo vedevamo come un sogno molto lontano: come se lavorare nella moda al di fuori delle sue capitali fosse qualcosa di impossibile…Però, negli ultimi anni, ogni volta che andavamo alle Fashion Week ci rendevamo conto che c’era sempre meno bisogno di essere lì. Perché con una personalità decisa e Internet, potevamo realizzare il nostro sogno in qualsiasi parte del mondo.

 

Roberto Ferlito e Diego Diaz Marin

 

Rispetto all’ Italia, a vostro parere, la Spagna ha una marcia in più? E quali sono i suoi punti di forza?

Non penso che abbia una marcia in più, ma nemmeno nessuna marcia in meno…. Però sì, lo vedo come un posto dove si può creare in modo più libero, indipendente. E senza stare tutto il tempo a guardare cosa fa tendenza, ma ascoltando semplicemente il proprio istinto: qualcosa che per noi è sempre stato un gran bisogno.

Nuova vita, nuovo nome: Schield è diventato ROD, un progetto che poggia le sue basi su una filosofia ben precisa. Cosa raccontate, al riguardo, ai lettori di VALIUM?

Per noi ROD, che significa bastonata, è un movimento che pensiamo sia necessario nella moda dei nostri giorni: significa fare una “pulizia” e tornare un po’ alle basi, laddove “moda” è sinonimo di qualità, creatività, arte e singolarità.

 

 

Nella mitologia slava ROD è una divinità, il creatore del mondo. La scelta di questo nome ha a che fare con la “rinascita” del vostro brand?

Certo! Noi volevamo dar vita a un mondo contraddistinto da un’onestà molto forte con noi stessi, dove poter creare senza l’influenza o le imposizioni del mercato. Un luogo in cui viene promosso il diritto di ogni donna e di ogni uomo a fare o ad essere quello che vuole, senza mai perdere l’eleganza e la dignità.

 

 

 

Diego, la Spagna per te è un rimpatrio. Abbiamo parlato spesso del color turchese che, come un trademark della tua fotografia, rimanda alle tonalità e ai paesaggi di Torre del Mar. Come vivi questo ritorno alle radici?

Lo sto vivendo in un modo incredibile! Soprattutto perchè ogni angolo che vedo per strada mi ispira, sembra parte di una mia scenografia…

A Roberto vorrei invece chiedere quali input ispirativi evoca in lui questa paradisiaca location. Come descriveresti le suggestioni che sprigiona il nuovo contesto in cui ti trovi a creare?

Per me evoca degli input molto forti e intensi, associati a tutte le nuove cose che sto scoprendo in questo nuovo ambiente.

 

 

ROD è fondato sui valore-base della creatività e dell’ irriverenza. Come tradurrà questi principi in stile?

Questo dovrete scoprirlo piano piano insieme a noi, seguendo l’evoluzione del brand!

 

 

 

Nel vostro comunicato, affermate di volervi distanziare da un sistema moda ormai asservito al marketing. Qual è la vostra ricetta per restituire priorità alla creazione?

Eliminare gli intermediari e tornare agli inizi dell’Alta Moda parigina, dove c’era un rapporto diretto tra lo stilista e la cliente finale.

 

 

La prima campagna di ROD, Diego, porta la tua firma. A quali motivi ti sei ispirato e come ce la racconteresti?

Mi inspiro a tutto il DNA che la mia terra mi ha trasmesso con il passare del tempo.

 

Il toro di Osborne, iconico emblema del promontorio di Almayate

 

ROD Almayate  www.rodalmayate.com

Photo by Diego Diaz Marin

 

 

 

 

 

Il “Sogno d’amore” di Marc Chagall in mostra a Napoli

Marc Chagall, “Il gallo viola” (1966-72)
Olio, gouache e inchiostro su tela, 89,3×78,3 cm Private Collection, Swiss © Chagall® by SIAE 2019

Inaugurerà all’ indomani di San Valentino e, già nel titolo, si accinge a prolungarne la magia: “Chagall. Sogno d’amore” è la mostra che Napoli dedica a Marc Chagall. Ospitato nella suggestiva Basilica della Pietrasanta – Lapis Museum di Napoli, l’ iter espositivo ripercorre la vita, l’ opera e il grande amore dell’ artista russo per Bella Rosenfeld, che sposò nel 1915. 150 capolavori suddivisi tra dipinti, acquarelli ed incisioni tracciano questo excursus avvalendosi di testimonianze rare, pressochè sconosciute al pubblico; ad accomunarle è un universo onirico venato di stupore e meraviglia. La mostra, curata da Dolores Duràn Ucar, esplora a tutto campo l’ immaginario di Chagall: sogno e realtà si fondono in un poetico mix di fiabe, ricordi, suggestioni religiose e belliche esaltato da cromie di un’ intensità vibrante. La fantasia predomina, tratteggiando personaggi, atmosfere e ambientazioni collocati nel labile confine in cui si intrecciano utopia e mondo tangibile. Per sottolineare le sfaccettature di questo cosmo artistico, l’ esposizione si dirama in quattro sezioni che ne indagano altrettanti temi ricorrenti:  la tradizione russa che permò l’ infanzia (e non solo) del pittore, il senso di sacralità profuso nelle opere dedicate alla Bibbia, il bestiario che – nelle acqueforti delle Favole – si fa metafora dell’ umano e, ancora, l’ universo circense, avvolto da uno spiccato mood bohemienne. Ma è l’amore  il vero filo conduttore dell’arte di Marc Chagall, quell’ amore che lo legò per sempre a Bella Rosenfeld e ne fece la sua musa ispiratrice. I dipinti che la vedono protagonista, intrisi di pigmenti puri e sospesi in scenari sognanti, rappresentano l’epitome dei suoi leitmotiv stilistici.

“Chagall. Sogno d’Amore”, organizzata e prodotta dal Gruppo Arthemisia, si avvale del patrocinio del Comune di Napoli. E’ sotto l’egida dell’Arcidiocesi di Napoli e in sintonia con la sezione San Luigi della Pontificia Facoltà Teologica dell’ Italia meridionale, Scuola di Alta Formazione di Arte e Teologia, della Rettoria della Basilica di S.Maria Maggiore alla Pietrasanta e dell’ Associazione Pietrasanta Polo Culturale ONLUS.

La mostra è visitabile dal 15 Febbraio al 30 Giugno 2019 presso la Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta (piazzetta Pietrasanta 17-19) di Napoli

Per info: www.chagallnapoli.it

 

Marc Chagall, Gli innamorati con l’asino blu,1955 ca.
Olio su tela, 30×27 cm Private Collection, Swiss © Chagall®, by SIAE 2019

 

Marc Chagall, I fidanzati su sfondo blu, 1931-32
Olio su tela, 24×19,2 cm Private Collection, Swiss © Chagall®, by SIAE 2019

 

Photo courtesy of Gruppo Arthemisia

 

 

 

Faux fur, full color

MARC JACOBS

Il freddo? Lo si combatte con pellicce in full color e rigorosamente eco. Tonalità vibranti come il rosso, il blu elettrico, l’ arancio, il cobalto e il rosa confetto risaltano come un tripudio di coriandoli che si posa, volteggiando, sulla neve fresca. Sarà che il Carnevale si avvicina, attirandoci nelle sue atmosfere multicolor. Oppure, che le giornate sempre più lunghe di Febbraio già ci regalano tramonti dalle cromie inebrianti per  lo sguardo e per il cuore. Non è un caso, quindi, se optiamo per faux fur che squarciano il grigiore con le loro nuance sgargianti, tonificanti, vivaci: combinano il colore con un’ estrema morbidezza e vantano un design ad alto tasso di stile. Provare per credere.

 

MILLY

DELPOZO

CHRISTIAN SIRIANO

TIBI

 

 

Givenchy: omaggio in rosso e oro al Capodanno Cinese

 

Tra le molteplici make up collection dedicate al Capodanno Cinese – che quest’anno ha dato il via ai festeggiamenti il 5 Febbraio – risalta l’omaggio di Givenchy: una limited edition composta da un duo di iconici, gettonatissimi prodotti della Maison. Il lipstick Le Rouge e la cipria “quadrupla” Prisme Libre, in linea con le tradizioni del paese della Grande Muraglia,  si tingono di un rosso beneaugurale e di nobile oro impreziositi da un pattern a trifoglio che rimanda al fashion show d’esordio chez Givenchy di Claire Waight Keller. Mi piace pensarlo a metà tra un trifoglio, appunto, ed un fiore di pruno asiatico: le sue forme stilizzate sembrano instaurare un link con questo ennesimo emblema orientale di buona sorte.

Le Rouge celebra quindi il Lunar New Year adottando una nuance nuova di zecca, Rouge Fetiche N. 325, e sfoggiando una texture semi-matte che combina un alto tasso di colore con la pura luminosità. Il tubetto esalta il suo twist radioso grazie al motivo ornamentale completamente declinato in un bicolor rosso e oro.

 

 

Al lipstick, la collezione abbina Prisme Libre Mat-Finish & Enhanced Radiance Loose Powder – 4 in Harmony. Prodotto cult da oltre dieci anni, questa cipria in polvere si moltiplica in quattro shade che dissimulano le imperfezioni e, al tempo stesso, donano un tocco vellutato alla pelle del viso: in occasione del Capodanno Cinese Givenchy lancia N.1 Mousseline Pastel, un novero di tonalità pastello (verde, celeste, rosa e lilla) dal finish impalpabile e sofisticatamente matte.

 

 

 

 

 

Alta Moda PE 2019: flash dalle sfilate di Parigi (parte 3)

1. JEAN-PAUL GAULTIER I fondali marini incontrano il Giappone: la fauna e la flora subacquea sono il fil rouge di una collezione che li tramuta in sartorialità pregiata “navigando” verso il Sol Levante. Abiti con plissettature che ricordano le increspature delle onde e reggiseni impreziositi da coppe che riproducono le fattezze delle spugne di mare si alternano all’ iconica “marinière” (notevole la sua versione in tulle) e ad accenti di giapponesità nelle linee. Risaltano le spalline vistose, over, a punta di squalo, che  delineano un tributo agli anni ’80 in puro stile Gaultier.

 

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1. VIKTOR & ROLFOtto chilometri di tulle per dar vita ad abiti fiabescamente spettacolari. Linee ampie e maxi svasature vengono arricchite da un tripudio di balze, volants e ruches: l’ allure è principesca, onirica. E si fa decisamente surreale grazie ad una serie di slogan che campeggia, a contrasto, sulle creazioni impalpabili. Scritte sarcastiche si contrappongono all’ eterea palette di nuance pastello creando una sorta di ossimoro: il risultato è scioccante, ma conquista. Non è un caso che uno degli abiti sia già diventato un pezzo da museo (lo troverete infatti, prossimamente, al Boijmans van Beuningen di Rotterdam).

 

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1. VALENTINOLa bellezza suprema: 65 abiti che hanno lasciato a bocca aperta il parterre. Pierpaolo Piccioli si ispira alla meraviglia della natura, allo splendore dei fiori, e crea dei look spettacolari per forme e colori. Volumi importanti, balze e ruches a miriadi, pizzi minuziosi, tessuti di volta in volta soavi o ricchi, ma sempre fluttuanti, si coniugano con un’ assoluta ricercatezza nelle lavorazioni. Le nuance, di forte impatto, spaziano dal living coral all’ indaco passando per stupefacenti accostamenti di rosso e lilla. Sfilano numerose modelle di colore e, a sorpresa, Naomi Campbell chiude uno show concepito come tributo alla rivista afroamericana “Ebony” ed al concetto di moda inclusiva.

 

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1. BALMAIN – Olivier Rousteing debutta con la sua prima collezione di Haute Couture: per Balmain è un ritorno all’ Alta Moda dopo un’ assenza durata 16 anni. Nella boutique di rue Saint-Honoré sfilano look che inneggiano alla perla ed al suo fascino puro, candido, splendidamente siderale. Perle oversize plasmano miniabiti, diventano gonne a palloncino, si declinano in minaudière ed in bracciali; le ritroviamo, in dimensioni ridotte, addensate in preziosi motivi ornamentali. Nuance glaciali nei toni del bianco, dell’ azzurro e del rosa predominano, avvolgendo di luminosità perlacea mise costruite su maxi fiocchi e virtuosismi scultorei. Perlati anche il beauty look e l’hairstyle, che emanano una allure galattica iper scenografica.  

 

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Sulle tracce del Principe Maurice: tra Bowie e seduzioni di San Valentino…Aspettando il Carnevale

Il Principe con Morgan e Andy in occasione dello show tributo a Bowie

La sua ultima apparizione su VALIUM risale al Natale scorso, quando ci ha inoltrato i suoi Auguri. Rincontro il Principe Maurice nel cuore dell’ Inverno. I “giorni della merla”, gelidi e nevosi come da tradizione, sono ormai agli sgoccioli. Tra una manciata di ore sarà Febbraio, che potremmo definire il mese del Principe per antonomasia: il suo alter ego casanoviano raggiungerà l’apice del fascino a San Valentino, il Carnevale di Venezia (di cui sarà ancora una volta il Maestro di Cerimonie) lo eleverà a protagonista supremo. Che questa conversazione esordisca con temi “carnascialeschi”, quindi, non è un caso. Maurice, intento nella degustazione di chiacchiere, rievoca lo sfarzoso Carnevale veneziano del XVIII secolo, quando i festeggiamenti duravano mesi e mettersi in maschera era consentito nelle ricorrenze più disparate:   “Vorrei essere nato nel ‘700!”, conclude scherzosamente. Eh già, scherzosamente. Perchè non c’è dubbio che oggi, nel terzo millennio, il Carnevale del Principe sia tutto un susseguirsi di eventi irripetibili incastonati in magiche, sbalorditive atmosfere. Ce lo racconta nel corso di una chiacchierata con cui ci aggiorna sulle news che lo riguardano e parla a ruota libera di ricordi, personaggi, argomenti che ammalieranno – per l’ ennesima volta – tutti i lettori di VALIUM.

Innanzitutto, i più cari e sentiti Auguri di Buon Anno da parte mia e di tutti i tuoi innumerevoli fan. A proposito di Auguri, eravamo rimasti a quelli che ci hai inviato dalla tua Venezia…Cos’è successo, da allora, nella tua rocambolesca esistenza?

Vi aggiorno subito sul mio Capodanno con l’unicorno! Il 31 Dicembre ho fatto uno show bellissimo grazie a una domatrice di cavalli meravigliosa, Silvia Elena Resta: uno dei suoi cavalli era malato, aveva dei problemi ad una zampa. Silvia Elena l’ha curato e adesso è in grado di danzare con lei! Che storia meravigliosa…Questa ragazza stupenda è una principessa che discende da un’antica famiglia russa. La mia performance di Capodanno si è svolta all’ Odissea Fun City di Treviso, è stato uno spettacolo impostato su una fiaba d’amore. E un leitmotiv del mio 2019 sarà proprio la fiaba, che utilizzerò per ribadire il mio messaggio: l’amore per se stessi, per gli altri, per la natura, impreziosito da un tocco magico che lo rende didattico anche per gli adulti. Celebrerò valori importanti come i sogni, l’amore, la libertà e la dignità in maniera un po’ teatrale ma anche leggera, simpatica…Fiabesca, appunto. Il 9 Gennaio scorso, poi, ho preso parte all’ omaggio a David Bowie di Andrea Fumagalli (Andy Fluon) con i “White Dukes” e special guest il vulcanico Morgan (ex Bluvertigo) al Teatro Goldoni di Venezia.

 

Il Capodanno con l’ unicorno del Principe (sullo sfondo), qui insieme a Silvia Elena Resta

Vorrei soffermarmi proprio sul tributo a Bowie, dove ti sei esibito nelle vesti di narratore. Che ci racconti di quell’ esperienza?     

A fine anno, Andy mi ha chiesto di partecipare come presentatore/narratore ad un tributo a Bowie che lui e Morgan avrebbero messo in scena nel più antico teatro di Venezia, il Teatro Goldoni, e io ho acconsentito. Quindi, dopo le feste natalizie, ci siamo ritrovati a Monza – dove hanno il quartier generale sia Andy che Morgan – e durante una bellissima riunione abbiamo concordato la regia dello show. Quella sera ho avuto la certezza della stima che anche Morgan – una persona di livello culturale e musicale eccelso – ha nei miei confronti. Mi ha detto, “Sai che vorrei fare? Mi piacerebbe uscire prima dello spettacolo, a sipario chiuso, proporre un breve excursus sulla carriera artistica di David Bowie e poi presentarti.” Cioè: io che dovevo essere un accompagnatore discreto e nascosto, alla fine sono stato presentato da Morgan! Questa cosa mi ha gratificato incredibilmente…La mia scelta è stata quindi non più quella di raccontare David Bowie, perché  l’avrebbe fatto Morgan più che bene, ma di parlare a nome di Bowie citando frasi sue. All’inizio di ognuna delle tre fasi dello spettacolo ho interpretato a modo mio una frase di David Bowie cambiando look ogni volta. Più che di una narrazione, si è trattato quasi di un’evocazione: da narratore sono diventato espressione dello spirito di David! Il successo è stato strepitoso, già sold out molto tempo prima della data. Lo spettacolo è andato stupendamente bene e per me è stato molto importante per presentarmi in questa città che amo e mi ama in un ruolo diverso da quello ormai conclamato di Maestro di Cerimonie del Carnevale. ho ricevuto molte congratulazioni… Oltre ad essere un palcoscenico divertente, utile, emozionante, questo show ha sdoganato la mia figura al di là della consueta (e sempre meravigliosa) esperienza carnascialesca, per cui sono molto soddisfatto.

 

La riunione di Andy, Morgan e il Principe in quel di Monza

Il tributo a David Bowie al Teatro Goldoni di Venezia

Abbiamo parlato spesso di Lindsay Kemp, meno di David Bowie. Che cosa pensi di lui e del suo legame con Kemp?

Ho avuto l’onore e il piacere di ospitare David Bowie a casa mia, a Venezia, quando la mia love story con Grace Jones era in corso. E’ stata Grace il mio passaporto, il trait d’union tra me e lui. Nei dieci giorni in cui David è stato mio ospite ho potuto apprezzare la sua grazia, la sua tranquillità al di fuori del palcoscenico. Pur essendo un grande businessman di se stesso, nel privato era una figura delicata, semplice e generosa dal punto di vista umano. Generosa di afflato, di simpatia…Ecco, di lui io ho questa immagine. E poi c’è il suo alter ego, il Bowie rockstar: un mostro da palcoscenico che mi ha insegnato e mi ha aperto la strada – a me come a tanti altri – per poter essere libero di sentirmi quello che voglio essere, di esprimermi artisticamente come desidero. Ammiro questa grande forza che ha saputo dare a tutti attraverso il suo percorso artistico. A casa mia è venuto nel febbraio del ’91 insieme a Iman, allora erano fidanzati…Dopo il soggiorno veneziano, Bowie le chiese di sposarlo. Io e Grace, evidentemente, abbiamo fatto un po’ da Cupidi! L’ultima volta che l’ho visto è stato sempre a Venezia: era lì per le riprese di uno spot di Louis Vuitton con una versione al clavicembalo di “I’d rather be high” in sottofondo. Lo spot, tra l’altro, era girato in un palazzo dove frequentemente faccio feste. E’ stato come il chiudersi di un cerchio, da Venezia e su Venezia, del mio incontro con Bowie. Una chicca: quando l’ho ospitato eravamo in pieno Carnevale, e io – vestito in abiti settecenteschi con tanto di parrucca e cipria sul viso – intrattenevo i miei ospiti cantando i duetti dell’opera. Siccome avevo la voce in falsetto, interpretavo sia il protagonista maschile che quello femminile. Tutto questo divertiva moltissimo Bowie, che mi ha fatto una miriade di complimenti! E’ un ricordo davvero splendido…Della sua relazione con Lindsay Kemp l’ho saputo dallo stesso Kemp. E’ stato molto bello perché David era già abbastanza famoso, però aveva l’esigenza di arricchirsi artisticamente ed imparare come gestirsi anche dal punto dell’immagine, teatrale diciamo. E’ nato quindi questo spettacolo, “Pierrot in Turquoise”, dove Lindsay era il protagonista ma il coprotagonista era proprio David.

 

Il Principe con Andy, Morgan e i White Dukes

Con Bowie hai condiviso gli insegnamenti di un Maestro come Lindsay Kemp. C’ è ancora posto per i mentori, nell’ era digital?

Purtroppo sembrerebbe di no… pare che esistano soltanto questi fenomeni da Instagram che hanno milioni di followers e quindi per la società odierna sono potenti: in realtà non ci sono basi. Non ci sono le qualità per essere dei veri mentori, ci sono solo apparenze, esibizionismi, provocazioni fine a se stesse. Le nuove generazioni, sotto questo punto di vista, sono piuttosto sfortunate. Perché se non riconosci o non hai dei buoni Maestri, come puoi poi crescere e crearti una strada per essere te stesso? I social hanno anche lati positivi, però sono diventati quasi uno strumento di ricatto mentale nei confronti dei giovani. Lanciano messaggi impliciti – “se non sei cosi non sei nessuno, devi uniformarti”…- e in pochi hanno il coraggio di uscire dal coro. Per costoro deve essere piuttosto frustrante dover cercare mentori nel passato… perché oggi come oggi non ce n’è. C’è un vuoto –anzi, un “sottovuoto”-  spinto, mentale e culturale, che fa paura! Bisognerebbe riuscire a ribellarsi un po’ a questo sistema. La figura del mentore è stata sostituita da quella dell’influencer, e questo ti dà un’idea di quanto questa società sia allo sbaraglio: dovremmo recuperare gli strumenti antichi per trasmettere valori, come ad esempio l’arte, la filosofia, persino il racconto delle fiabe o, in età più adulta, la rieducazione al vero  piacere dei sensi. Non è che io vedo uno spaghetto allo scoglio fotografato su Instagram e mi vien voglia di mangiarlo perché chi ha postato quella foto ha 100.000 followers! Io voglio lo spaghetto in tavola e voglio annusarlo, gustarlo fino a leccarmi le dita, alla Alberto Sordi!!! Ahahahah! Bisogna recuperare la fisicità dei rapporti. Speriamo che ci sia una bella reazione e che da questa crisi (che non è una brutta parola, perché la sua etimologia deriva da “crescita”) vengano fuori nuovi personaggi di spessore che possano fungere da mentori. Io, nel mio piccolo, cerco di esserlo con umiltà, veicolando i valori di libertà, dignità e amore. Il supporto dei social sarebbe importante per diffonderlo, ma io voglio che chi mi segue lo faccia davvero per amore. Avere tanti followers è un mero status symbol!

Parliamo di cinema: come procede il progetto “Ca’ Moon”?

“Ca’ moon” c’è! Però ci sono anche alcuni inceppi burocratici, ma dobbiamo fare le cose per bene. Siccome andremo a girare scene in preziose location del Veneto, come ad esempio le ville, tutto l’iter di richieste e di permessi ha ritardato il nostro primo ciak. Dovremo cominciare intorno all’ inizio di Marzo. “Ca’ moon” è una commedia che farà sorridere, che farà pensare, ma che intende anche valorizzare il territorio con la sua storia e con le sue eccellenze.

 

Il Principe all’ AERA Club and Place di Fabriano (photo courtesy of AERA Club)

Esattamente un anno fa (o giù di lì) ti sei esibito in un noto club della mia città, Fabriano. Come ricordi quella spettacolare serata?

La ricordo con molta simpatia perché fu un successo, e fu tra l’altro una delle rare serate in cui io e i Datura siamo ufficialmente usciti con il marchio ReMemo, la trasmissione che su m2o dedichiamo alla musica techno degli anni ‘90. La serata a Fabriano fu stupenda, estremamente divertente. Tra l’altro, l’avrai notato perché c’eri anche tu, c’era gente di svariate fasce di età. Ed è qualcosa di molto bello perché vuol dire che la techno, un po’ sottovalutata all’ epoca, è in grado di riunire le persone così come succede con il rock, la musica classica ed altri generi. Quella sera abbiamo avuto la conferma della valenza emotiva della techno rappresentata degnamente dai Datura e interpretata a livello teatrale da me, con la solita passione. Ho un bellissimo ricordo del locale, l’Aera Club and Place, e la cosa che mi fece ancora più piacere è che fu ordinata anche la proiezione del mio docufilm: Principe Maurice # Tribute. un bel momento autonarrativo, di grande soddisfazione personale, che mi piacerebbe ripetere!

 

Il Principe al Carnevale di Venezia

San Valentino è vicino (c’è anche la rima!). Sarai ancora Casanova in quel di Ancona, dove hai insegnato tecniche di seduzione per due 14 Febbraio di seguito, o hai altro in calendario?

Ho altro in calendario: farò innanzitutto una cena spettacolo dedicata agli innamorati dove sarò solo una voce narrante, molto delicata e dolce. Coccolerò con le più belle canzoni d’amore i fidanzati che il 13 Febbraio parteciperanno a questa cena. La vigilia di San Valentino mi vedrà quindi, dal punto di vista performativo, nei panni di chansonnier d’amour. A San Valentino, invece, sarò Casanova ma a Venezia per un evento intimo ed esclusivo, una sorta di private love lesson… Per il momento è top secret, “salterà fuori” al momento giusto! Il 15 Febbraio, infine, mi esibirò in una serata per i single e cercherò di coinvolgerli: tanti giovani oggi rimangono single perché i social li hanno disabituati ai rapporti veri. La cena spettacolo e questa serata si terranno entrambi nell’”Atelier fashion restaurant”  dell’Odissea Fun City di Spresiano, vicino Treviso. Stiamo incrementando la formula del dinner show a modo mio, avvolgendola di un mood un po’ rétro. Ti dico una sola cosa: alcuni sabati fa ho fatto un concerto di canzoni napoletane tradizionali e antiche: un successone! Per i single darò lezioni di seduzione e organizzeremo anche una gara a tema. Sarà una cosa abbastanza comica, divertente, però tra il serio e il faceto si possono trasmettere nozioni ed emozioni, si devono rieducare le persone a sedursi. I vincitori della “competizione” potranno fare un viaggio insieme: insomma, una ne invento e cento ne fo!

 

Il Principe in piazza San Marco durante il Carnevale

Sempre a Febbraio ha inizio un evento che ti vede solennemente coinvolto, il Carnevale di Venezia. Che puoi anticiparci della tua presenza all’ edizione 2019 della kermesse?

Posso anticiparvi che farò, anche quest’ anno, il Maestro di Cerimonie dell’apertura e della chiusura del Carnevale oltre che della famosa rievocazione delle Marie, le dodici fanciulle che rappresenteranno la dolce bellezza veneziana. E poi, tutte le sere, mi troverete – sempre nei panni di Maestro di Cerimonie – al gala ufficiale che si terrà a Ca’ Vendramin Calergi, la splendida sede del Casinò di Venezia dove visse anche Wagner. Sarà un evento grandioso, che includerà una cena di Gala, uno spettacolo e il Ballo. Come direttore artistico del Carnevale è stato riconfermato Marco Maccapani, una figura più che qualificata, e siamo contentissimi. Il tema sarà invece legato alla Luna, in occasione dei 50 anni dal primo allunaggio. Lo esploreremo proiettandolo verso quel sogno di fine ‘800, un po’ alla Giulio Verne, quando ci si interrogava sul vero aspetto della luna e si fantasticava di poter andare nello spazio… Visto che il mio film “Ca’ Moon” è pure dedicato alla Luna, se riusciremo a montarlo e a presentarlo entro il 2019 per me sarà un anno totalmente “lunatico”!

 

Una preview del costume di Maurice per l’edizione 2019 del Carnevale di Venezia.

Il mio costume ufficiale per il Carnevale è molto particolare, un abito barocco color blu notte con ricami in argento che raffigurano astri stilizzati…Lo abbinerò a una parrucca settecentesca impreziosita da gioielli a forma di luna e astri che esplodono verso l’esterno realizzata dal Maestro Alessio Aldini, un grande amico che lavora nel mondo della moda e del cinema ed è come me appassionatissimo del Carnevale veneziano. Chi è, invece, l’autore del costume? Ti verranno i brividi: è il pluripremiato Pier Luigi Pizzi! Il 24 Febbraio, poi, in calendario c’è un evento bellissimo. La prima domenica di Carnevale, il Volo dell’Angelo, interpretato dalla vincitrice 2018 del concorso delle Marie Erika Chia,  verrà arricchito da una novità: un’altra delle Marie del 2018, Micol Rossi, la ragazza scelta dai lettori de “Il Gazzettino” di Venezia, una ragazza che lotta da tempo contro il morbo di Crohn, sarà il secondo angelo che scenderà dal Campanile. L’aveva espresso come desiderio e abbiamo accolto la proposta di testimoniare il suo coraggio per rimarcare che esistono persone che lottano, e meritano di essere conosciute e viste perché diffondono dei bei messaggi di forza e di speranza. Avremo quindi un doppio Volo dell’Angelo. Non potete mancare!

 

 

Altri scatti tratti dal Carnevale veneziano del Principe

 

Photo courtesy of Maurice Agosti

 

 

 

Alta Moda PE 2019: flash dalle sfilate di Parigi (parte 2)

1. CHANEL Il Grand Palais si tramuta in un giardino mediterraneo che fronteggia una grande villa ottocentesca. In questa cornice – che Coco Chanel avrebbe adorato – sfilano abiti impreziositi da un tripudio di fiori: li ritroviamo sotto forma di applicazioni, ricami, pizzi, minuziosi decori in resina e ceramica. Spuntano a sorpresa sulle fodere a vista e dalle scollature, accentuando l’ allure iper femminile di look che alternano il black & white a deliziose cromie pastello.

 

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1- ARMANI PRIVE’ Giorgio Armani inneggia agli Anni Ruggenti e lo fa in versione Orientale, puntanto su un vibrante bicolor di rosso e blu elettrico che ricorda le lacche cinesi. E’ proprio questo inedito accostamento cromatico a fare da leitmotiv alla collezione: cattura lo sguardo coniugandosi con materiali lucenti come la vernice, i tessuti metalizzati e pervasi di paillettes, ma non disdegna sfumature in dégradé e declinazioni ad alto tasso di tulle e piume. La longuette predomina, seduttivamente affusolata o svasata quel tanto che basta per sottolineare uno stile ultra chic.

 

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1. GIVENCHYAndata in scena negli spazi cubici e candidi di un’ala del Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, “Bleached Canvas” – questo il nome della collezione – inaugura la nuova era couture di Clare Waight Keller. Dopo l’ omaggio a Hubert de Givenchy della stagione scorsa, la designer promuove un’ estetica personalissima in cui i contrasti di volume, la sartorialità “scultorea” e le linee pure (ma al tempo stesso ricche) sono esaltati da una palette cromatica brillante intervallata da un sofisticato nero. Il set in total white la evidenzia e si tramuta nella tela bianca su cui viene immortalato lo stile Givenchy del terzo millennio.

 

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1. MAISON MARGIELA ARTISANALUn fondale di graffiti multicolor, una passerella lastricata di specchi che amplifica l’ impatto visivo dei look: John Galliano manda in scena delle autentiche tenute da combattimento per la giungla urbana. Le nuance di un caleidoscopio digital trionfano accanto al pattern ricorrente di un barboncino blu elettrico, i volumi over si accompagnano a forme che alternano linee squadrate e fluidità. In queste mise metropolitane risaltano attillatissimi capispalla senza maniche, quasi delle creazioni fetish, che accentuano l’allure provocatoria della collezione.

 

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TO BE CONTINUED…

 

 

White ankle boots mania

 

Da principio furono i “go go boots” di Courrèges. Quando il couturier francese li lanciò, nel 1964, fecero subito boom: quegli stivaletti bianchi divennero un must e l’ accessorio icona della sua Maison. Il tacco medio-basso, l’altezza a metà polpaccio li collocavano in una via di mezzo tra la scarpa e lo stivale, la linea minimal flirtava con lo stile Optical dell’ epoca. Il colore che sfoggiavano – il bianco, appunto – esaltava suggestioni lunari associate al primo sbarco sull’ “astro d’argento”. E se il nome “go go boots” passò poi ad indicare modelli diversi di stivale, la voga dei tronchetti è rimasta una costante (tra alti e bassi) per oltre mezzo secolo. Oggi, più viva che mai, torna ad abbracciare quel bianco “primigenio”: lo stivaletto candido spopola in passerella, trionfa nello street style, è sold out nei negozi e nei siti di e-commerce. Tutte lo vogliono, proprio come ai tempi della Swinging London. Questo Inverno è esplosa una vera e propria “white ankle boots mania”, e non stupisce. Declinato in innumerevoli stili, modelli e materiali, lo stivaletto bianco non passa inosservato e dona un tocco di classe naturale al look. I brand lo rivisitano con creatività in dosi massicce: Maison Margiela lo abbina a tacchi cilindrici, Fendi propone un esemplare in tessuto stretch simile a un calzino da tennis. Prada lo vivacizza con dettagli fluo ed opta per un design che rievoca una sneaker, mentre Givenchy lancia un bootie dal pattern “grafico”. E’ in bicolor bianco e nero, molto optical. E rimanda – forse non a caso – alla gloriosa era in cui lo stivaletto si chiamava “go go boot” e sembrava fatto apposta per avventurarsi su qualsiasi suolo: persino su quello lunare.

 

MAISON MARGIELA

FENDI

PRADA

 

 

CHANEL

 

GIVENCHY

 

 

 

 

 

 

Alta Moda PE 2019: flash dalle sfilate di Parigi (parte 1)

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La settimana è iniziata all’ insegna del “sogno”: a Parigi, le sfilate delle collezioni Primavera/Estate 2019 di Haute Couture hanno esordito lunedì per poi concludersi ieri, il 24 Gennaio.  La neve ha  accentuato l’ incanto di location al cui interno hanno preso vita show contraddistinti dalla fantasia più sfrenata. Una su tutte? L’ immenso tendone da circo che ha ospitato il défilé Dior, un’ ode all’ ispirazione circense ricorrente sia nell’ arte che nell’ universo di Monsieur Christian. Ha fatto molto parlare di sé anche la maestosa villa ricostruita da Chanel al Grand Palais, tramutato in un giardino mediterraneo con tanto di piscina. La casa di moda fondata da Mademoiselle Coco è tuttora al centro di un turbinio di rumours: Karl Lagerfeld – per la prima volta dal 1983 – non si è presentato al tradizionale saluto finale del défilé Chanel, delegando il compito al direttore dello Studio Creativo della Maison Virginie Viard. L’ interrogativo è diventato subito virale. Perchè l’ assenza di Herr Lagerfeld? Sono partite a raffica le ipotesi più disparate finchè un comunicato diffuso da Chanel ha dissipato (o almeno, ha tentato di dissipare) ogni dubbio: il “Kaiser della moda” si sentiva stanco e ha chiesto alla Viard di fare le sue veci. Ciò non è servito, purtroppo, a bloccare la macchina del gossip che si era ormai irrimediabilmente messa in moto. Mentre si moltiplicavano le illazioni sullo stato di salute di Karl Lagerfeld e dilagava il toto-scommesse su un suo possibile successore, i fashion show hanno continuato a trasportarci in una dimensione in cui solo il bello, la fiaba e la creatività allo stato puro la fanno da padrone. VALIUM  vi racconta a puntate, tramite una selezione di flash, alcune delle collezioni andate in scena.

 

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3.  SCHIAPARELLIUna collezione ispirata ai ricordi di infanzia di Elsa Schiaparelli: fiori e stelle predominano, combinandosi con la giocosità poetica e al tempo stesso surreale – o meglio, surrealista – che ha sempre connotato l’immaginario della couturière romana. A farlo rivivere sono minuziossimi ricami, miriadi di tulle e cromie d’impatto tra cui risalta – ça va sans dire – il rosa shocking in svariate declinazioni.

 

1. DIOR – Maria Grazia Chiuri accende i riflettori sul mondo del circo: dalla fascinazione provata da Christian Dior per il Cirque d’Hiver (fu proprio lì che, nel 1955, Avedon realizzò l’iconico scatto “Dovima tra gli elefanti”) alle interpretazioni a tema di artisti del calibro di Picasso, come l’ immenso Sipario per Parade che dipinse nel 1917. Trionfano gorgiere, tutù da acrobate, tute aderentissime impreziosite con ricami ad effetto tatuaggio ed ampi pantaloni stretti in fondo che rievocano quelli dei clown.

 

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1. RALPH & RUSSO E’ un omaggio a Maria Félix, quello di Ralph & Russo: La Doña, icona del cinema messicano dei tempi d’oro, viene considerata la più leggendaria femme fatale latinoamericana. Per lei Cartier creò un collier passato alla storia, a forma di serpente e completamente rivestito di diamanti. La collezione di Ralph & Russo, citandolo, moltiplica ricami rettiliformi e li affianca a un’ esplosione di colori pop, trouser suit iper decorati e abiti da sera in fluttuante chiffon. Non manca, ovviamente, il cappello a falda larga che La Doña adorava: per esaltare un glamour da vera diva.

 

1. GIAMBATTISTA VALLIGiochi di volumi evidenziano le vertiginose svasature degli abiti e la linea a uovo delle mantelle abbinate ai minidress. La femminilità predomina, accentuata da un tripudio di ruches, piume e fiocchi. Minilunghezze si alternano agli orli rasoterra lasciando spazio a una terza variante: l’ abito corto che si allunga grazie a un ampio strascico, ormai un trademark di Giambattista Valli. Per la Primavera/Estate 2019 si declina anche in duchesse di seta e viene portato con un fez che fa da leitmotiv all’ intera collezione.

 

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TO BE CONTINUED…