10 motivi per amare l’inverno

 

“Nel tempo della semina impara, in quello del raccolto insegna, d’inverno godi.”

(William Blake)

L’inverno è una stagione controversa: c’è chi lo ama, c’è chi lo odia. La maggior parte delle persone, forse, spera solo che passi in fretta e arrivi presto la primavera. In inverno fa freddo, l’influenza mette ko, la neve rende scomoda la circolazione, la pioggia e il vento costringono a noiose serate passate tra le mura domestiche. E poi, vogliamo aggiungere come bisogna imbacuccarsi per affrontare una giornata di gelo? Ci sono le vacanze sulla neve, certo, ma non tutti possono permettersele. Per non parlare del buio che cala così presto, azzerando il buonumore. Eppure, molte persone l’inverno lo amano, lo attendono, lo rimpiangono quando le temperature sfiorano i 50 gradi. Io, devo ammetterlo, appartengo a questo secondo gruppo. Celebro il Solstizio d’Inverno, adoro la neve, le luci del Natale e i fiabeschi paesaggi dell’Europa del Nord. Ma per quali motivi bisognerebbe amare l’inverno?, si chiederà qualcuno. Ve ne elenco dieci e vi spiego il mio punto di vista.

 

1. Riscoprire il piacere del comfort domestico

Quando il freddo è intenso, è un piacere godere del comfort che ci offre la nostra tana. I ritmi si allentano, il relax diventa prioritario. Il tepore domestico crea un piacevole contrasto con il gelo esterno, tramutando la casa in un rifugio accogliente. Candele accese e profumi di spezie celebrano la tipica atmosfera invernale, il divano diventa un nido in cui rannicchiarsi per guardare un buon film. A casa, in inverno, ci si può dedicare a molteplici attività rilassanti: cucinare piatti gustosi, leggere, preparare dolci, sorseggiare una cioccolata calda o consumare una zuppa che nutre il corpo e riscalda l’anima.

 

2. Lasciarsi emozionare dalla magia della neve

La neve è pura magia: trasforma i paesaggi in scenari incantati, fiabeschi, onirici. Attutisce i rumori permettendoci di apprezzare il fascino di un silenzio ovattato.

 

3. Rilassarsi davanti al caminetto acceso

Tornando al discorso del comfort domestico (vedi punto 1), un caminetto acceso proprio non può mancare. Davanti al camino ci si riscalda, ma non solo: ci si ritrova tutti insieme, si condividono storie o racconti, si sorseggia un buon bicchiere di vin brulè. Anticamente, il camino era il nucleo attorno al quale ruotava l’intera dimora. Oggi, è stato scoperto che il crepitio del focolare è rilassante, predispone al buon umore e favorisce il relax.

 

4. Rimanere incantati davanti al fascino degli antichi lampioni

D’inverno ci sono i lampioni più belli di sempre. Si accendono presto e hanno dita di luce nel buio”, recita un aforisma di Fabrizio Caramagna. Ed è proprio così: al crepuscolo, quando nevica, gli antichi lampioni rievocano atmosfere d’altri tempi e donano alle città magici accenti di fiaba.

 

5. Unire stile e funzionalità per combattere il freddo

Dal caldo è difficile difendersi, dal freddo si può: basta coprirsi il più possibile. E perchè non sbizzarrirsi nell’adottare look stratificati, o modaioli allo stato puro, dalle potenti virtù anti gelo?

 

6. Essere consapevoli che, soprattutto a Dicembre, la magia è dietro l’angolo

L’inverno è la stagione del Natale: luci e luminarie, fiabe e leggende, mercatini e dolci tipici la fanno da padrone. E’ il periodo più incantato e incantevole dell’anno, non lo si può negare.

 

7. Adorare l’incanto fiabesco della brina

La natura, in inverno, ci regala uno spettacolo unico e imperdibile: la brina che all’alba ricopre l’erba, le piante e i rami di una patina sfavillante di cristalli di ghiaccio. Gli elementi del paesaggio vengono impreziositi da una guaina aghiforme a metà tra l’argento e il bianco candido, trasportandoci subito in un regno di fiaba.

 

8. Riconnettersi con la natura

La neve offre la possibilità di praticare innumerevoli attività a contatto con la natura: passeggiate, ciaspole, nordic walk (camminate con appositi bastoncini), sci di fondo o da discesa, slittino e molte altre ancora. Ma si può semplicemente fare quattro passi nei sentieri innevati e, magari, preparare un bel pupazzo di neve. Anche nel giardino della propria casa.

 

9. Accendere tante luci nel buio

L’inverno è il regno del buio, perchè il buio arriva presto e prevale sulle ore di luce. Ma è anche il periodo in cui risplende una miriade di luci: pensate a quelle del Natale, o anche solo alle lucette che decorano i negozi, i locali e le abitazioni. Le lucette che scintillano rendono familiare, accogliente e fatato qualsiasi ambiente, annullando le cupezze che si associano all’oscurità.

 

10. Riaprire il libro delle fiabe

Quale stagione migliore dell’inverno, per dedicarsi alla lettura di un libro di fiabe o leggende tipicamente invernali? L’incanto cristallino dei mesi freddi è un invito a immergerci nei racconti fantastici, magari mentre siamo raggomitolati davanti al focolare. Un piacere legittimo, qualunque sia la nostra età.

Foto via Pexels e Unsplash, illustrazione via Pixabay

 

“Come ti cucino la tivù”: il nuovo libro di Aldo Dalla Vecchia che mescola memoria, gusto e poesia

 

Ci sono libri che non si limitano a raccontare: invitano a sedersi, ad assaggiare, a ricordare. “Come ti cucino la tivù”, il nuovo volume di Aldo Dalla Vecchia pubblicato da QUBI’ Editore , accoglie il lettore come una cucina impregnata di sapori e calore familiare, dove la televisione italiana diventa un ingrediente da mescolare con ironia, cultura pop e un pizzico di nostalgia. Dalla Vecchia, autore televisivo e giornalista con quasi quarant’anni di esperienza, firma qui il suo venticinquesimo titolo. E lo fa con un’idea tanto semplice quanto geniale: raccontare la storia dei programmi di cucina e, allo stesso tempo, trasformare la TV in un ricettario vivo, corale, affettuoso.

 

La copertina e il retro copertina del libro

 

Un viaggio nella cucina televisiva italiana

La prima parte del libro è un saggio brillante che ripercorre la storia dei programmi gastronomici televisivi, da “Viaggio nella valle del Po alla ricerca dei cibi genuini” di Mario Soldati (1957) ai format contemporanei. È un percorso che attraversa epoche, linguaggi, stili di conduzione e modi di raccontare il cibo, mostrando come la cucina in TV sia diventata specchio dei tempi e rito collettivo. Dalla Vecchia osserva, analizza, ricorda. E lo fa con la serena minuzia che solo chi conosce davvero la materia può permettersi.

 

 

Ricette d’autore: quando la TV si mette ai fornelli

La seconda parte del volume è un piccolo teatro gastronomico: amici, colleghi, volti noti della televisione hanno donato all’autore una loro ricetta, interpretata dallo chef Fabrizio Damiano Casali e fotografata da Giulia Godeassi. Ne nasce un mosaico di sapori e personalità che rende il libro – arricchito dalla prefazione gourmet di Laura Marsadrivivo, conviviale, sorprendente. Ed è proprio qui che entra in scena una figura molto speciale

 

La Contessa Pinina Garavaglia insieme ad Aldo Dalla Vecchia

 

La Contessa Pinina Garavaglia, un volto amato dai lettori di MyVALIUM, e il tocco di poesia che illumina il libro

Tra le pagine del volume, come un dessert a sorpresa servito alla fine del pasto, compare la Contessa Pinina Garavaglia. Chi segue MyVALIUM.it la conosce bene: è apparsa più volte tra le sue pagine virtuali, con il suo stile inconfondibile, i cappellini scenografici, la sua ironia elegante e quella vena poetica che la rende immediatamente riconoscibile. È una presenza che i miei lettori hanno imparato ad amare, e ritrovarla qui, in un contesto così giocoso e culinario, crea un ponte naturale tra il libro e la nostra piccola comunità. La sua poesia divertissement, “L’amore è un dolce a strati”, è un dessert letterario che chiude il volume con grazia e leggerezza. Il testo sembra scritto apposta per questo libro: colorato, goloso, teatrale, capace di trasformare un sentimento in una torta a piani rialzati, dove ogni strato aggiunge sapore e poesia. La partecipazione della Contessa non è un semplice cameo: è un contributo che impreziosisce il progetto editoriale, aggiungendo quella nota di eleganza eccentrica che solo lei sa sfoggiare. In questo blog, Pinina Garavaglia ha lasciato più di un’impronta: ritrovarla nel libro “Come ti cucino la tivù” è come rivedere un volto familiare.

 

La poesia divertissement della Contessa

Le proposte per una colonna sonora da accompagnare al libro di Aldo Dalla Vecchia

 

Un libro da gustare, pagina dopo pagina

“Come ti cucino la tivù” è un libro che si legge con il sorriso. È un invito a guardare la televisione con occhi nuovi, a riconoscere nei suoi sapori un pezzo della nostra storia, a lasciarsi sorprendere da un progetto editoriale che unisce cultura pop, memoria, cucina e poesia. È un libro che profuma di casa, di set televisivi, di ricette raccontate tra amici, di delizie culinarie e versi zuccherini, di storie che si intrecciano come ingredienti in una ciotola. Un libro che, come ogni piatto ben riuscito, lascia la voglia di un altro assaggio.

I VIP che hanno firmato una ricetta in esclusiva per “Come ti cucino la tivù”

I personaggi le cui ricette costituiscono la seconda parte del libro sono molteplici e provenienti da diversi settori professionali, ma in qualche modo hanno tutti a che fare con il mezzo televisivo. Ritroviamo i nomi di Roberto Alessi, direttore di Novella 2000, Lorenzo Arrigoni, autore televisivo, Annamaria Bernardini de Pace, avvocato, Edmondo Conti, produttore televisivo, Elisa D’Ospina, modella e conduttrice, Duccio Forzano, regista, Tessa Gelisio, conduttrice, Roberto Gerosa, architetto, Giovanni Macrì, il “dentista dei VIP”, Laura Marsadri, fondatrice e presidente del Festival Giallo Garda, Rosalba Piccinni, detta “la cantafiorista”, Santo Pirrotta, giornalista, Veronica Rossi, autrice televisiva, Enza Sampò, conduttrice,  Massimo Scaglioni, docente universitario, Elisa Scheffler, inviata, e Federico Skon, influencer.

Una nota personale

Confesso che scrivere di questo libro è stato un po’ come ritrovare vecchi amici: la televisione che ci ha accompagnati per anni, le ricette che sanno di convivialità, e soprattutto la Contessa, con la sua presenza luminosa e inconfondibile. C’è qualcosa di profondamente rassicurante nel vedere come certi fili — la cultura pop, la poesia, il gusto, la memoria — possano intrecciarsi ancora, creando nuove storie da condividere. E forse è proprio questo il bello: scoprire che, anche oggi, c’è sempre un nuovo sapore da assaggiare e una nuova pagina da gustare insieme.

Tre ricette d’autore

Le polpette di Roberto Alessi, direttore di Novella 2000

 

La pasta e pesto con gambi di asparagi di Tessa Gelisio, conduttrice televisiva

 

Le polpette al sugo con polenta concia di Rosalba Piccinni, nota come “la cantafiorista”

 

Il materiale fotografico e le ricette sono stati gentilmente forniti da QUBI’Editore

 

Le Frasi

 

È noto che la scienza cominciò con le stelle, nelle quali l’umanità scoprì le dominanti dell’inconscio, gli “dèi”, così come le bizzarre qualità psicologiche dello zodiaco: una proiezione completa della caratterologia. L’astrologia è un’esperienza primordiale simile all’alchimia. Tali proiezioni si ripetono sempre dove l’uomo tenta di esplorare una vuota oscurità e involontariamente la riempie di figurazioni vive. (…) Il cielo stellato è il libro aperto della proiezione cosmica.”

(Carl Gustav Jung)

 

 

Pattinaggio su ghiaccio

 

“Qui corre voce che siate il miglior pattinatore — disse lei, scotendo con la piccola mano inguantata gli aghi di brina che si erano posati sul manicotto.
— Già, una volta pattinavo con passione; volevo raggiungere la perfezione.
— Voi fate tutto con passione, a quanto pare — disse lei sorridendo. — Ho tanta voglia di vedere come pattinate. Mettetevi i pattini e andiamo a pattinare insieme.
“Pattinare insieme? È mai possibile?” pensò Levin guardandola.
— Me li infilo subito — disse.
E andò a mettersi i pattini.”

(Lev Tolstoi, da “Anna Karenina”)

 

Inverno: scivolare sul ghiaccio disegnando sinuosi arabeschi, imprimere la propria danza sulla lastra cristallina, squarciare con il rosso il bianco imperante. Il corpo piroetta, volteggia con flessuosità acrobatica, si muove con leggiadra soavità. In un bosco ammantato di neve fresca, solo i sempreverdi assistono al valzer armonico che intrecciano l’uomo e la natura. Mentre le lame dei pattini incidono la loro dichiarazione d’amore sul suolo congelato di Gennaio.

 

Foto: Cottonbro Studio via Pexels

 

“Il grande libro delle storie di Natale”: la splendida antologia che fa vivere il Natale 12 mesi all’anno

 

“Questo è appunto quanto vorrebbero propiziare le novelle – sempre favolose, quale che ne sia l’assunto di base – e le vignette poetiche raccolte in questa antologia. Abbiamo tentato di racchiudervi l’essenza, il fascino, la magia – se non sembri parola abusata – di una ricorrenza alla quale probabilmente ci sentiamo più legati di quanto siamo soliti ammettere; (…) Convocati così al nostro Christmas Party, fantasisti e realisti, ferventi patrocinatori della tradizione e più freddi umoristi si sono dati qui convegno per una celebrazione assai varia, armonizzata unicamente dallo sgranarsi dei giorni secondo il calendario dell’Avvento, o scandita dal rintocco d’una vecchia pendola, echeggiante nel canonico silenzio della Notte Santa.”

(“Variazioni d’Avvento”, di Massimo Scorsone e Silvia Valisone, da “Il grande libro delle storie di Natale”, Oscar Draghi Mondadori Libri 2024)

 

Amate il Natale, e quando le festività finiscono il vostro stato d’animo oscilla tra la tristezza e la nostalgia? Ecco un ottimo modo per far sì che non terminino mai: vi consiglio di procurarvi “Il grande libro delle storie di Natale”, un tomo di ben 756 pagine uscito il 26 Novembre scorso per i tipi di Mondadori. Curato da Massimo Scorsone e Silvia Valisone, questo volume è una magnifica raccolta di oltre 80 tra racconti, fiabe, storie e poesie a tema natalizio. Si comincia con gli auguri in versi di Lewis Carroll per concludere con la poesia “Natale” di Guido Gozzano; tra le due opere, si snodano scritti firmati dai più prestigiosi autori della letteratura moderna e contemporanea: Charles Dickens, Louisa May Alcott, Anton Čechov, Beatrix Potter, Dylan Thomas, Carlo Collodi, Lev Tolstoj, Thomas Hardy, Oscar Wilde, Luigi Pirandello, Nikolaj Gogol’, Hans Christian Andersen, Mark Twain, i fratelli Grimm, Selma Lagerlof, Francis Scott Fitzgerald, Truman Capote e molti, molti altri ancora. Il grande protagonista, come vi ho già detto, è il Natale, che ogni narratore racconta a modo proprio.

 

 

Ad aprire le danze intorno all’albero è una suggestiva triade. “Auguri natalizi (di un folletto a una bimba)” di Lewis Carroll, a metà tra la poesia e la filastrocca, ci introduce nell’atmosfera giocosa dei Natali infantili e assurge un folletto, figura ricorrente nel Natale del Nord Europa, al ruolo di personaggio principale. Subito dopo, Jacob e Wilhelm Green narrano tre brevi fiabe dove sono gli elfi, creature mitiche del folklore germanico, a farla da padrone: in un tripudio variegato di gentilezza, arguzia e dispettosa irriverenza, questi esponenti del piccolo popolo caratterizzano racconti intrisi di grazia. Si procede con “Schiaccianoci e il re dei topi”, che Ernst Theodor Amadeus Hoffmann pubblicò, inizialmente, nella sua raccolta di fiabe “Kinder-Märchen” uscita nel 1816. Il racconto, che ha ispirato il celebre balletto “Lo schiaccianoci” musicato da Pëtr Il’ič Čajkovskij, ci accompagna passo dopo passo nella quintessenza dello spirito natalizio: fantasia e realtà si fondono in un’ambientazione che, a partire da un maestoso albero di Natale circondato da doni e bambini in festa, si fa sempre più magica. Ma evidenzia anche un lato oscuro, una sottile angoscia (basti pensare allo zio-mago Drosselmeier e alle minacce notturne del re dei topi nei confronti di Maria), non estranei alle atmosfere dicembrine.

 

Un’illustrazione di “Schiaccianoci e il re dei topi” ad opera di Vladimir Makovsky (Public Domain via Wikimedia Commons)

Ho ricevuto “Il grande libro delle storie di Natale” in regalo, il 25 Dicembre: un dono graditissimo, che ho già reso lo strumento attraverso il quale il mio Natale durerà tutto l’anno. Se come me adorate l’aroma di cannella e pan di zenzero, lo scintillio delle luminarie, la neve che cade abbondante e il crepitio del focolare, non mancate di perdervi tra le pagine di questa splendida antologia.

 

Foto via Pexels e Unsplash. Secondultima foto (dall’alto verso il basso) di Kārlis Dambrāns via Flickr, CC BY 2.0

 

La notte

 

“Aprimmo la finestra al cielo notturno. Gli uomini come spettri vaganti: vagavano come gli spettri: e la città (le vie le chiese le piazze) si componeva in un sogno cadenzato, come per una melodia invisibile scaturita da quel vagare. Non era dunque il mondo abitato da dolci spettri e nella notte non era il sogno ridesto nelle potenze sue tutte trionfale? Qual ponte, muti chiedemmo, qual ponte abbiamo noi gettato sull’infinito, che tutto ci appare ombra di eternità? A quale sogno levammo la nostalgia della nostra bellezza? La luna sorgeva nella sua vecchia vestaglia dietro la chiesa bizantina.”

(Dino Campana, da “Canti orfici – La notte – II – Il viaggio e il ritorno”, 1914)

 

Ferragosto, il tema della settimana

 

Inizia il weekend più rovente dell’anno: oggi, milioni di italiani diranno “bye-bye” alla routine quotidiana per imbarcarsi verso i lidi vacanzieri. Ma non ritorneranno, come d’abitudine, domenica sera. Lunedì, infatti, comincerà il periodo delle ferie per eccellenza: la settimana di Ferragosto. Siamo entrati nel cuore dell’estate, il 15 Agosto la stagione calda raggiungerà il suo apice. Le città si preparano a svuotarsi, ma, si spera, a riempirsi di turisti. Il cartello “Chiuso per Ferie” stazionerà in bella vista sulle vetrine di molti negozi. Il caldo, secondo le previsioni meteo, raddoppierà: l’ennesima fiammata dell’anticiclone africano provocherà un ulteriore innalzamento delle temperature, che potranno oltrepassare i 40 gradi. Si preannuncia un Ferragosto più bollente che mai; perciò, se vi accingete a partire, cercate di scegliere delle mete sufficientemente fresche. Il caos di questi giorni, associato al grande esodo estivo, è una delle principali minacce al nostro desiderio di relax. Sulle strade ed autostrade il traffico sarà intenso, si prevede un weekend da bollino nero. Le spiagge, soprattutto quelle più frequentate, registreranno il tutto esaurito. Le infuocate ondate di calore e (probabilmente) i ricordi traumatici delle restrizioni agli spostamenti causate dal Covid, hanno favorito un autentico boom di prenotazioni: prepariamo le valige e godiamoci le meritate vacanze, ma approfittiamo di questo periodo per rigenerarci e staccare la spina davvero. Magari, rifuggendo dalla calca e della troppa confusione. Senza dimenticare, poi, di  infilare in valigia un buon libro: ci accompagnerà nelle ore passate a rosolarci sotto il sole creando l’ideale equilibrio tra il relax e il divertimento più sfrenato. Avevate già intuito che sarà proprio Ferragosto il nuovo tema della settimana?

 

L’estate cala sulla Sicilia

 

” L’estate cala sulla Sicilia come un falco giallo sulla gialla distesa del feudo coperta di stoppe. La luce si moltiplica in una continua esplosione e pare riveli e apra le forme bizzarre dei monti e renda compatti e durissimi il cielo, la terra e il mare, un solo muro ininterrotto di metallo colorato. Sotto il peso infinito di quella luce gli uomini e gli animali si muovono in silenzio, attori forse di un dramma remoto, di cui non giungono alle orecchie le parole: ma i gesti stanno nell’aria luminosa come voci mutevoli e pietrificate, come tronchi di fichi d’India, fronde contorte di ulivo, rocce mostruose, nere grotte senza fondo. “

Carlo Levi, da “Le parole sono pietre” (Giulio Einaudi Editore)

 

 

Tarik ben Ziyad nel regno delle meraviglie

 

“Shahrazàd iniziò a raccontare un’altra storia al calare della sera: Mio buon sire, mi hanno narrato che, nella città di Toledo, c’era un lussuoso castello sempre chiuso. E, ogni volta che un re spariva dal palcoscenico della vita, ne veniva incoronato un altro che ordinava di chiudere la maestosa porta della fortezza con un catenaccio di ferro battuto. Con il passare degli anni sulla porta si accumularono ventiquattro catenacci. Alla morte del ventiquattresimo re, salì al potere un uomo che non era di sangue reale. Il nuovo sovrano decise di aprire i catenacci a ogni costo e di scoprire le meraviglie del castello fatato. Invano i dignitari e i notabili cercarono di evitare che compisse tale atto, offrendogli oro, gioielli e munizioni. Ma quegli non desistette dal suo proposito; così i paggi e i fabbri furono costretti ad aprire i catenacci e a spalancare la maestosa porta. Quando il re solcò la soglia del castello, la sua attenzione fu attratta dai dipinti raffiguranti alcuni Arabi che indossavano lunghe tuniche e turbanti colorati e cavalcavano i cammelli. I guerrieri portavano lunghe lance in mano, mentre le spade erano poste nei foderi. D’un tratto gli occhi del re caddero su un grande libro; lo prese e lesse le prime righe: “Se la porta del castello verrà aperta, gli spietati Arabi conquisteranno questo regno. Guardatevi dal dischiudere i battenti di questa porta. ” Quel castello si trovava in Andalusia; venne conquistato nell’VIII secolo dal nobile Tarik ben Ziyad, ai tempi del califfo al-Walid ben Abd al-Malik. (…) Quando entrarono nel castello, Tarik ben Ziyad e i suoi uomini trovarono centosettanta corone tempestate di zaffiri e di diamanti. (…) Tarik ben Ziyad in un salone rinvenne alcuni elisir che trasformavano ogni dirham d’argento in mille dirham d’oro puro e un meraviglioso specchio rotondo tempestato di rubini costituito da un insieme di metalli pregiati e realizzato per il profeta Salomone. Chiunque vi guardasse dentro, vedeva rispecchiate dettagliatamente le sette regioni del mondo. Tarik ben Ziyad portò tutte quelle meraviglie in dono al grande califfo di Allah al-Walid ben Abd al-Malik. Subito dopo, però, gli Arabi espugnarono l’Andalusia, il regno più ricco e meraviglioso del mondo.”

Da “Le mille e una notte”, a cura di Hafez Haidar. Traduzione dall’arabo di Hafez Haidar (Oscar Classici Mondadori)

 

Illustrazione: “Arabian Nights” di Virginia Frances Sterrett

 

Maggio, il look del mese

 

Un verde splendente, luminoso, che ricorda le sconfinate distese dei prati in Primavera. E a impreziosirlo, un tripudio di fiori rosa pastello. Ma il dettaglio che cattura immediatamente l’occhio, che innamora a prima vista, sono le due grandi applicazioni floreali sullo scollo e sul davanti dell’abito: impalpabili e vaporose, rosa anch’esse, donano al look una marcia un più. Per rappresentare il mese di Maggio ho scelto un long dress ampio, arioso e completamente abbottonato frontalmente; le maniche a sbuffo, che arrivano a metà dell’avambraccio, amplificano ulteriormente i suoi volumi. A firmare l’abito è Lebor Gabala, un nome che è una sorta di trascrizione fonetica di “Leabhar Ghabàla na hEireann”: il titolo in irlandese, cioè, de “Il libro della presa dell’Irlanda”, un volume dell’ XI secolo che narra (sia in prosa che in versi) la storia e la mitologia dell’ Isola di Smeraldo a partire dalle origini fino al Medioevo. Dietro al marchio Lebor Gabala si cela la designer spagnola Maite Muñoz, che l’ha fondato oltre 20 anni orsono. La filosofia del brand è incentrata sull’atemporalità. Lebor Gabala propone capi senza tempo, unici, preziosi, ma immuni dalle concessioni alle mode del momento. Sono pensati apposta per essere indossati e rindossati a proprio piacimento, anche dopo anni, prescindendo dalle tendenze. La qualità e la cura dei dettagli rappresentano due punti di forza della griffe, portabandiera di un’eleganza senza tempo e magnificamente intrisa di accenti accattivanti.