Sposarsi a Maggio…e negli altri mesi dell’anno. Tra tradizione e superstizione popolare

 

Vi siete mai chiesti perchè Maggio viene considerato il “mese degli sposi”? Secondo le statistiche, infatti, questo periodo è uno dei più gettonati da chi sta progettando le proprie nozze. I motivi sono perlopiù da ricondursi al clima e agli scenari che caratterizzano il quinto mese dell’anno: le temperature sono miti, non ancora troppo calde, favorendo i ricevimenti all’aperto; il verde rigoglioso e l’ampia scelta di fiori offrono la possibilità di contare su delle splendide scenografie naturali. Il fatto che Maggio sia anche il mese mariano, inoltre, gli dà una marcia in più: per i credenti, la Vergine Maria benedice e protegge le coppie che dicono sì nel mese a lei dedicato. Eppure, andando a ritroso nei secoli, la situazione si presenta nettamente diversa. Gli antichi romani pensavano che sposarsi nel mese in cui si celebravano i Lemuria, riti consacrati ai defunti, fosse di cattivo auspicio. Nel Medioevo, invece, a Maggio si riprendeva a vivere in società e i matrimoni tornarono ad essere numerosi, ma per un motivo tutt’altro che romantico: questo mese, complici le temperature tiepide, era il primo in cui era possibile  lavarsi il corpo; una tappa che rendeva i contatti umani quasi obbligatori. Ma sul mese di Maggio continua tuttora a gravare l’ombra della superstizione. Come recita un proverbio, “sposa maggiolina presto vedovina”: l’antica saggezza popolare, in questo caso, riesce a tenere alla larga una notevole quantità di persone (“Non è vero…ma ci credo”, Peppino De Filippo docet). E per quanto riguarda gli altri mesi dell’anno, che situazioni e credenze si evidenziano riguardo ai matrimoni? Scopriamolo insieme.

 

 

Gennaio: un mese freddo, forse il più gelido dell’anno. Tuttavia, sposarsi a Gennaio è sinonimo di fedeltà e garanzia di un matrimonio duraturo: dire sì il primo mese dell’anno significa affrontare i rimanenti mesi insieme, quindi risulta di buon auspicio.

Febbraio: chi sceglie il mese di San Valentino lo fa per accentuare l’aspetto romantico della cerimonia. C’è il desiderio di suggellare la propria vita da innamorati con il fatidico “sì”. E se son rose, fioriranno.

 

 

Marzo: in pochi optano per il mese di Marzo. Troppo “pazzerello”, troppo volubile meteorologicamente. La pioggia ancora incombe, il freddo è intermittente. Questo periodo offre poche garanzie.

Aprile: la natura si risveglia, gli alberi sono in fiore. La Primavera è una stagione appetibile per le coppie di sposi,  che possono avvalersi di meravigliosi scenari floreali.

 

 

Maggio: superstizione a parte, insieme a Giugno e a Settembre continua ad essere uno dei mesi preferiti dagli sposi.

Giugno: la luce splendida, il caldo, il buio che cala solo a tarde ore, fanno sì che venga scelto da molte coppie. Per gli antichi romani, inoltre, Giugno era il mese consacrato a Giunone, divinità veneratissima della Triade Capitolina. Giunone, sposa di Giove, era la protettrice del matrimonio e del parto, e proprio a lei i romani dedicavano i Matronalia.

 

 

Luglio e Agosto: sono i mesi estivi più caldi, il top per le coppie che optano per un matrimonio “outdoor”. Ci si può sposare in aperta campagna, in riva al mare e in tutte le località più incantevoli senza temere sconvolgimenti meteo dell’ultimo minuto. Agosto, essendo il mese che nell’antica Roma veniva dedicato all’imperatore Ottaviano Augusto, era considerato foriero di grandi mutamenti. La piena Estate, comunque, rimane un periodo da valutare attentamente: molti invitati potrebbero essere in vacanza.

 

 

Settembre: è un mese molto gettonato. Gli ospiti sono tornati dalle ferie, la baldoria ferragostana è ormai alle spalle, colori e luci virano già a un preludio autunnale. Secondo antiche superstizioni, sposarsi a Settembre favorirebbe la prosperità economica.

 

 

Ottobre: in Italia le temperature sono ancora miti. I colori sono caldi e avvolgenti, gli scenari autunnali esaltano lo spettacolo del foliage. La data del matrimonio, però, non dovrebbe allontanarsi troppo dai primi giorni del mese: Halloween incombe e il suo mood potrebbe impregnare di note grottesche la cerimonia.

Novembre: è il mese dedicato ai morti; possibilmente, da evitare.

 

 

Dicembre: un mese scelto da chi ama la magia del Natale e vuole portarla nelle sue nozze. Tra luminarie, riunioni familiari e neve che cade copiosamente, la suggestività è assicurata. E’ un periodo insolito per il matrimonio, ma può renderlo indimenticabile.

 

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Il luogo: a Monaco di Baviera per l’Oktoberfest, la festa della birra più famosa al mondo

 

Un Equinozio d’Autunno all’insegna della birra e della festa più sfrenata: quale potrebbe essere il miglior luogo in cui fare questa esperienza? Senza dubbio la Germania, e più precisamente Monaco di Baviera, dove dal 20 Settembre al 5 Ottobre avrà luogo l’Oktoberfest. Comiciamo subito con alcuni dati. Considerata la più maestosa fiera del globo, l’Oktoberfest ospita annualmente oltre 7 milioni di avventori: un numero superato solo da quello dei boccali di birra utilizzati. La data di inizio, ogni anno, è sempre la stessa: il penultimo sabato di Settembre. La conclusione ingloba invece il primo weekend di Ottobre terminando la domenica alle 23.30. Nel 2025, l’Oktoberfest giunge alla sua 190esima edizione; era il 1810 quando il re Massimiliano I Giuseppe di Baviera lo fondò a Monaco. La grande “festa della birra” bavarese si tiene nell’ampio spazio (42 ettari) denominato Theresienwiese, “il prato di Teresa”, un nome non di certo scelto a caso: l’Oktoberfest, infatti, nacque con l’intento di rendere ancora più spettacolari i festeggiamenti in onore del matrimonio tra Ludovico di Baviera, figlio del re Massimiliano Giuseppe, e la principessa Teresa di Sassonia-Hildburghausen. Ma andiamo subito a scoprire le caratteristiche di questa celebrazione famosissima in tutto il mondo.

 

 

All’interno del Theresienwiese si trovano il gigantesco Luna Park, diventato ormai un’icona della manifestazione, e gli stand dove si beve birra e si pasteggia; la birra servita all’Oktoberfest viene rigorosamente prodotta da sei marchi prestigiosi del “made in Monaco”: Löwenbräu, Spaten, Paulaner, Hofbräu, Hacker-Pschorr e Augustiner. Gli stand sono in grado di accogliere fino a 10.000 persone. Ovviamente, all’Oktoberfest non si va solo per mangiare e bere: oltre al Luna Park, sono presenti attrazioni musicali in ogni singolo tendone. Mentre si è riuniti attorno alle tavolate, infatti, è possibile assistere all’esibizione dei gruppi più rappresentativi dello Schlager, un genere musicale (composto perlopiù da ballate) diffuso nella Mitteleuropa così come nei Paesi Bassi, in Scandinavia e nei paesi balcanici. Tutti gli stand, nessuno escluso, vantano un palco dove hanno luogo le performance dei cantanti e musicisti.

 

 

L’inizio

La festa prende il via con 12 spari di mortaretti; al termine di questo esordio scoppiettante, il sindaco di Monaco di Baviera spilla la prima botte di birra. “O’zapft is!”, “è stappata”, è la frase rituale che il primo cittadino pronuncia dopo aver compiuto l’operazione; poi, offre un boccale di birra al Presidente della Baviera. La cerimonia viene preceduta da una processione a cui prendono parte il sindaco e i titolari dei birrifici: si tratta di una vera e propria parata, realizzata in abiti tradizionali bavaresi,  lungo le vie della città. Quando i festeggiamenti hanno inizio si beve un’unica birra, la märzen; i sei birrifici locali si premurano di fornirla in quantità industriali a tutti gli stand. Ma che cos’è la märzen, esattamente? Con questo nome si indica una birra bavarese a bassa fermentazione che i mastri birrai crearono nel XVII secolo. Il caratteristico sapore della bevanda, più alcolica di una birra comune, evidenzia un potente aroma di luppolo. E’ fondamentale sapere, inoltre, che all’Oktoberfest è concesso bere solo birra bavarese: l’ordinanza che lo sancisce è datata nientemeno che 1850.

 

 

I Bierzelte

E’ questo il nome tedesco degli stand. Bierzelt significa più o meno “tendone dove si beve e vende birra”, e all’Oktoberfest, naturalmente, i Berzelte abbondano: danno vita a una struttura mastodontica che comincia ad essere montata due mesi prima dell’inizio della festa.

La cucina

Nei Bierzelte non si beve solo birra: si mangia anche, e molto! Il focus è chiaramente incentrato sulla cucina tradizionale bavarese, che include piatti piuttosto noti a livello internazionale. Troviamo innanzitutto una grande quantità di insaccati e di carne cucinati nei modi più disparati: i classici Wurstel alla griglia si alternano al Weiss Wurst, il wurstel bianco, una salciccia a base di carne di vitello; il Leberkaese, invece, è un “fratello” più saporito del Wurstel, ma non è affumicato. I più celebri piatti di carne includono lo Schweinhaxe, stinco di maiale con patate, le costine di maiale e l‘Hendl, un pollo arrosto croccante all’esterno ma molto tenero internamente (questa caratteristica lo accomuna allo Schweinhaxe).

 

 

Alla voce “salato” troviamo molti piatti e alimenti prelibati: gli Spätzle sono enormi gnocchi generalmente conditi con speck e rucola o con panna e prosciutto; l’Obatzda è un gustoso formaggio spalmabile abbinato ai Bretzel e a una manciata di ravanelli; il Sauerkraut (crauti), ovvero il cavolo fermentato, è inconfondibile per il suo accento acido, mentre la senape, soprattutto quella dolce, abbonda sui Wurstel e in particolare sul Weiss Wurst. Poi abbiamo le patate, grandi protagoniste della cucina bavarese: sono onnipresenti e cucinate in diversi modi, anche fritte. Non possiamo tralasciare il Bretzel, pane salato bavarese dalla forma che ricorda un nodo, cosparso di sale grosso persino all’esterno; pare che l’abbondanza di sale sia stata pensata ad hoc per accentuare la sete (e quindi spronare al consumo della birra). Tra i dolci più gettonati troviamo l’Apfelkuchen, una deliziosa torta di mele, i Dampfnudel, dei morbidi gnocchi di pane serviti con salsa alla vaniglia, e i celebri Lebkuchen, biscotti al pan di zenzero a forma di cuore, spesso ricoperti di cioccolato o glassa e decorati con scritte che parlano d’amore.

 

 

I divertimenti

Il Luna Park rappresenta uno dei punti di forza dell’Oktoberfest. Molte di queste giostre, o attrazioni, hanno oltre un secolo di vita. Nel Theresienwiese troneggia una ruota panoramica che sfiora i 48 metri; simbolo iconico della festa della birra, comparve per la prima volta al festival nel 1880. La Ruota del Diavolo, presente sin dal 1910, è un disco che aumenta progressivamente la sua velocità di rotazione. Chi sale sul disco deve riuscire a mantenersi ben saldo sulla pedana per il maggior tempo possibile, nonostante il movimento rotatorio indiavolato (è il caso di dirlo) e i “dispetti” di alcuni personaggi assoldati come guastafeste. La Krinoline, che ha esordito all’Oktoberfest negli anni ’20, è la classica giostra della tradizione. Il Taboga, il cui primo esemplare venne costruito nel 1906, è uno scivolo che trascina i corpi dei visitatori a velocità supersonica. L’Altalena delle Streghe, un’attrazione storica, è apparsa all’Oktoberfest nel 1984: si compone di una gigantesca altalena corredata di due sedili per otto persone l’uno. Il dondolio sfrenato dell’altalena fa sì che i visitatori, terrorizzati, temano di ribaltarsi da un momento all’altro. Il Pitts Todeswand è un cilindro dall’altezza di otto metri e dal diametro di dodici. Dentro il cilindro vengono eseguite acrobazie mirabolanti: motociclisti che rombano sulle pareti con le loro moto, saltimbanchi che si esibiscono in virtuosismi funambolici…Il pubblico, posizionato all’estremità superiore dell’attrazione, osserva tutto dall’alto. Lo Schichtl è uno spazio dove si svolgono siparietti umoristici e giochi di prestigio. Il numero più celebre riguarda la “decapitazione” con ghigliottina: un componente del pubblico viene invitato a sottoporsi al ghigliottinamento; il presentatore indossa un costume tradizionale bavarese stravolto in chiave bizzarra. Lo Schichtl si trova all’Oktoberfest dal 1869. Un’altra attrazione divenuta emblematica della manifestazione è l’Olympia Looping: queste montagne russe, annoverate  tra le più grandi del mondo, sono dotate di ben cinque giri della morte.

 

 

L’edizione 2025

L’Oktoberfest 2025 di Monaco di Baviera si conferma come un appuntamento imperdibile, dove la tradizione bavarese incontra una rinnovata attenzione all’esperienza del visitatore. L’apertura ufficiale alle 12 del 20 settembre, con il celebre “O’zapft is!” pronunciato dal sindaco Dieter Reiter, darà il via a due settimane di festa, folklore e convivialità. Tra le novità di quest’anno spiccano i miglioramenti strutturali nei tendoni storici e un programma culturale sempre più ricco, con sfilate folcloristiche, concerti all’aperto e iniziative dedicate alle famiglie. Monaco si prepara ad accogliere milioni di visitatori da tutto il mondo, celebrando con orgoglio le sue radici e il suo spirito festoso, sotto il segno della birra e della condivisione.

 

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Sulle Tracce del Principe Maurice – Momenti memorabili di un inizio estate color oro

 

“In estate, di notte, i rumori sono in festa”, scrisse Edgar Allan Poe. Ci saremmo aspettati una frase più dark dal capostipite della letteratura dell’orrore, ma è un’affermazione ineccepibile: ne sa qualcosa il Principe Maurice, che torna ad allietarci con una nuova puntata “sulle sue tracce”. Di cose da raccontarci, naturalmente, ne ha moltissime. A partire dalla performance che lo vedrà protagonista stasera, al Cocoricò di Riccione: un Memorabilia, estivo e spettacolare, che si propone di reimmergerci nei fasti, nelle musiche e nelle atmosfere della leggendaria Piramide anni ’90 insieme a tutte le sue star. E poi l’appuntamento fisso a Le Vele di Alassio, storico club della riviera ligure, dove il Principe si esibisce ogni mese in grande stile nel format StylHertz. Com’è ovvio, non finisce qui. Sapete già che le avventure di Maurice sono ambientate negli scenari più disparati: in questa puntata ci accompagnerà da Palma di Maiorca a Cannes, da Venezia a Atene, da Riccione alla Sicilia, pronto a farci rivivere la magia di eventi unici e straordinari. Impossibile anticiparveli tutti; preferisco che il nostro eroe ve li racconti in prima persona, con la verve e il fascino che da sempre lo contraddistinguono. Non parleremo, però, solo di eventi. Nell’ intervista sono anche presenti un ricordo di Franchino, scomparso il 19 Maggio scorso, e alcune riflessioni sui giovani del 2024 corredate da un messaggio che l’icona del Teatro Notturno rivolge alla Generation Y

 

Il Principe al prestigioso Hotel Carlton di Cannes: leggete l’intervista per saperne di più!

E’ iniziata l’estate, la stagione della massima rigogliosità della natura. Una rigogliosità che riguarda anche la tua vita attuale?

Si, senz’altro, e sono molto contento di questo. È un momento felice, creativo, pieno di belle energie e sinergie nuove, ricco di presenze importanti come alcune che, ad esempio, appartengono alla storia della musica, perché la musica è alla base di tutta la mia vita. E poi, c’è stato il colpo di fulmine con i membri del Maria Callas Estate, che sono i titolari di tutti i diritti della “divina”: poterli incontrare a un gala de La Fenice è stato straordinario e mi ha spinto ad accettare la proposta di un progetto che mi sta molto a cuore. A proposito di progetti, in previsione c’è anche quello, molto importante, del Carnevale di Venezia 2025. Sarà dedicato a Casanova, e dato che sono il Casanova ufficiale della kermesse vestirò i suoi panni come Maestro di Cerimonie. Sto pensando a uno spettacolo nuovo, innovativo e divertente, che non si focalizzi solo sul Casanova libertino ma sul Casanova in quanto personaggio eccezionale del suo tempo. Mi sto impegnando, inoltre, a portare la cultura in luoghi alternativi tipo i centri commerciali: negli Stati Uniti si fa già da decenni, ma in Italia è un format completamente nuovo. Questo tipo di spettacolo mi sta dando molta soddisfazione, a Torino mi sono già esibito in un evento dedicato a Tim Burton organizzato in collaborazione con il Museo del Cinema…Ho tanti stimoli, tanti nuovi impegni. Per me è una sorta di rinascita che non prescinde dai miei valori di qualità artistica e di innovazione: solo conoscendo la tradizione si può innovare. Sono felice, sto vivendo un periodo splendidamente creativo e di fermento notevole.

In che cosa ti sei impegnato, ultimamente?

Ho preso parte a serate bellissime, molto prestigiose, in collaborazione con Delia Grace Noble. Mi sono esibito anche all’estero, come già sapete: per esempio a Dubai. Le mie performance in discoteca, a parte i Memorabilia del Cocoricò, si sono diradate a favore degli eventi privati. Ho anche scritto e studiato tantissimo, perché i miei progetti futuri richiedono una preparazione adeguata. Oltre a tutto questo vado in giro, viaggio, cerco di ritagliarmi dei momenti di svago, perché lo stress è sempre in agguato. Essendo in una fase di fermento creativo, poi, scrivo e compongo; ho ripreso a studiare il pianoforte in modo “serio”, perché negli ultimi anni l’ho un po’ trascurato.

 

Plenilunio ad Alassio, sulla riviera ligure

Mi è giunta voce che hai trascorso qualche giorno in Grecia, di recente…Si è trattato per caso di un viaggio che ha qualcosa a che vedere con la tua adorata Maria Callas?

Sì, si è trattato soprattutto di quello, anche se per me dire Grecia significa ritrovare amici vecchi e nuovi e godere della meraviglia di Atene, una città che è la vera culla della civiltà. Ho avuto più di un incontro con i membri del Maria Callas Estate, e grazie a loro ho partecipato a un meraviglioso concerto-rivelazione: Andrej Gavrilov, un famosissimo pianista russo, lo ha tenuto in un auditorium. Avrebbe potuto riempire il Teatro dell’Opera ma ha voluto esibirsi solo per pochi, per chi lo avrebbe potuto capire. Perché per un musicista come lui, avvezzo a interpretare composizioni di Maestri del calibro di Ciaikovskij, Liszt e Beethoven, dare un concerto sul primo libro de “Il clavicembalo ben temperato” di Bach poteva sembrare un po’ strano. Invece è stato rivelatorio, un vero e proprio concerto-lezione. Il Maestro ha spiegato che Bach, in realtà, aveva scritto “Il clavicembalo ben temperato” per se stesso. Il soggetto è prettamente tecnico, la matematica della musica attraverso la quale Bach voleva comunicare con Dio o l’essere supremo. Alla base c’è la teoria secondo cui l’universo è fatto di fisica e matematica. E Andrej Gavrilov, dal primo all’ultimo brano (un’invenzione a cinque voci che è quasi sovrumano eseguire), ha spiegato che l’opera si incentra su un dialogo tra il grande musicista e l’essere supremo. È stato davvero pazzesco, ho avuto la pelle d’oca dall’inizio alla fine del concerto! Avrei voluto abbracciare il pianista per ringraziarlo delle straordinarie emozioni che mi ha donato. Poi, quando mi ha ricevuto insieme ai membri del Maria Callas Estate, sono riuscito a dirgli che ero rimasto estasiato dalle sue parole, e che anch’io, in passato, ho suonato alcuni brani de “Il clavicembalo ben temperato” al Cocoricò, proponendo a una platea di giovani la purezza che lega matematica e musica: un connubio senza il quale non esisterebbe neppure la techno. Perché è stato proprio Bach a matematizzare la musica, creando il presente e il futuro delle composizioni. A quel punto, è stato LUI che ha voluto abbracciarmi! Mi sono sentito emozionato, molto gratificato. Ho vissuto un momento di grande unione energetica e mentale che conservo tra i ricordi più belli del mio viaggio ad Atene. Lì, tra l’altro, ho avuto l’opportunità di incontrare il direttore artistico e coreografo di fama internazionale Nikos Lagousakos, che dopo aver girato il mondo è tornato in Grecia e ha aperto uno studio di eventi legato alla creazione di contributi tecnologici video musicali; con Lagousakos sto intrecciando una bella collaborazione. La Grecia è speciale, ho avuto anche la fortuna di assistere al famoso passaggio della sabbia del Sahara! Ho trascorso un momento d’oro nel verso senso della parola: ero sul terrazzo dell’hotel dove alloggiavo, affacciato sul Partenone, e la sabbia trasportata dal vento, all’improvviso, ha indorato il cielo. E’ stata una visione quasi soprannaturale, ma quando la doratura si è concentrata sull’Acropoli mi sono sentito addirittura benedetto dagli dei! Sono rimasto molto colpito dalla valenza simbolica di quello splendore. La Grecia ha svelato al mondo la democrazia, la filosofia, la bellezza, la medicina…è un emblema della civiltà; tutta l’energia scaturita da quei luoghi è ancora lì, ed io la percepisco ed assaporo immensamente.

 

Momento d’oro ad Atene

La magia della capitale della Grecia

Il concerto di Andrej Gavrilov sta per iniziare…un evento che il Principe Maurice definisce “speciale e illuminante”

Altri scatti “ellenici”: Maurice insieme a Angelika Papagiannopoulou (foto in alto a sinistra) e Dimitra Papagiannopoulou (foto in alto a destra) del Maria Callas Estate. In basso a destra, la Biblioteca Parnassus: qui si è svolto il concerto del Maestro Gavrilov

La scorsa stagione, purtroppo, è saltata la tua performance al Bohemia di Fabriano. Cosa vuoi dire ai tuoi fan locali per aggiornarli sull’evento?

La data primaverile è saltata per svariati motivi tecnico-burocratici, però posso confermare che tornerò a Fabriano in autunno con molto piacere.

Avendo approcciato l’argomento nightlife, trovo doveroso omaggiare Franchino: la sua morte ha addolorato il popolo della notte di ogni età, che adorava le sue fiabe tra musica e magia. Qual è il ricordo più bello che hai di lui?

Abbiamo condiviso molte serate…tutte belle in verità, a partire dagli esordi all’Insomnia fino al format “coast to coast”. Le sue fiabe e la sua voce ipnotica resteranno per sempre nella memoria e nell’immaginario di chi lo ha incontrato. Era una persona dalla dolcezza infinita, aveva il potere di incitare e rasserenare al tempo stesso. Davvero un unicum nel panorama della notte. Gli ho voluto bene.

E’ esplosa l’estate e immagino che avrai una marea di progetti in vista…

Sì, ma ho cercato di diversificare al massimo le mie attività, un po’ per curiosità e un po’ perché mi piace mettermi alla prova. Perciò non è che abbia chissà quali progetti in ballo, tranne una collaborazione con un locale storico che si è rinnovato in maniera straordinaria: Le Vele Alassio sulla riviera ligure. Mi esibisco lì una volta al mese per tutta l’estate, e l’idea mi piace molto perché la location è davvero incantevole. Poi sarò impegnato con alcune tappe del Memorabilia del Cocoricò, forse ne organizzeremo una anche in esterna come l’anno scorso, tipo Festival. Infine ho in previsione alcune serate con l’Insomnia. Il “coast to coast” rimane il mio imprinting riguardo alla techno e lo voglio coltivare, veder crescere… Last but not least,  ho preso parte a un grande evento durante il Festival di Cannes: si è tenuto all’ Hotel Carlton con il patrocinio del Principato di Monaco ed è stato uno splendido omaggio alla Principessa Grace. Sono state riproposte scene tratte da “Caccia al ladro”, il film grazie al quale è arrivata in Costa Azzurra e ha incontrato il Principe Ranieri…L’evento, voluto da Delia Grace Noble, è stato dedicato alla Fondazione Princesse Grace che si impegna a sostenere i bambini bisognosi. Il Gran Ballo dei Principi e delle Principesse si è trasferito a Cannes per annunciare i festeggiamenti del 70esimo anniversario del film che ha portato l’attrice in Costa Azzurra dove, come in una fiaba, grazie all’incontro e all’innamoramento con S.A.S. Ranieri di Monaco diventò  Principessa. Le scene di “Caccia al ladro”, un inno all’eleganza e allo straordinario glamour di Grace Kelly, sono state proiettate nel salone delle feste del prestigioso Hotel Carlton, dove il gran gala includeva una cena, un ballo e una sfilata sul red carpet del Festival di Cannes. Ho curiosato un po’ alla kermesse cinematografica, che quest’anno mi ha visto protagonista nel ruolo di Maestro di Cerimonie; un giorno, però, spero di tornarci nelle vesti di attore. Ho questo desiderio da tempo, nell’aria c’è già qualcosa ma non posso parlarne. Mi piacerebbe cimentarmi nella recitazione: prima di morire voglio affrontare tutte le sfide possibili e immaginabili!

 

A Cannes per il Grand Ball Des Princes et Des Princesses: l’evento è coinciso con il 77esimo festival del cinema e Maurice ha avuto l’occasione di incontrare vari VIP. Lo vediamo, tra l’altro, con Matt Dillon (seconda foto dall’alto a sinistra)

Il 19 Maggio scorso al Cocoricò è stato inaugurato il MUDI, il primo Museo Discocratico d’Italia. Che ci racconti di questo spazio artistico collocato all’interno del club più leggendario della nostra penisola?

Finalmente c’è stato l’evento di inaugurazione: una giornata intera di performing arts, installazioni, musica sperimentale… Il museo sarà più che altro digitale, ma ero curiosissimo e non vedevo l’ora di poterlo ammirare. Diciamo che mi è piaciuto ispirare il progetto, però ne sono un testimone più che un testimonial. In tali vesti, quindi, ho avuto l’onore di commentare il docufilm “Cocoricò Tapes”, che sta ottenendo un grande successo anche sulle piattaforme internazionali. Sono felicissimo del gradimento che ha riscosso quest’opera molto spontanea, molto cruda ma molto vera. Potete vederla nel sito MYmovies.it

Il Museo Discocratico (MUDI) del Cocoricò di Riccione

Potresti anticiparci qualcosa riguardo alle tue vacanze?

Sono stato in vacanza di recente, perché poi non riuscirò più ad andarci! Mi sono ritagliato una decina di giorni a Palma di Maiorca e ho preso anche troppo sole…La bella stagione mi ha visto e mi vedrà coinvolto in due matrimoni in cui ricopro il ruolo di Maestro di Cerimonie; potrei considerarli quasi delle vacanze, delle occasioni per festeggiare ma anche per impegnarmi nella loro riuscita. Il primo è stato il matrimonio di Guenda Goria e Mirko Gancitano, che io e Flavia conosciamo molto bene: siamo stati a Mazara del Vallo, dove alle nozze è seguita una grande festa a cui ha partecipato tutta la città. E’ stato bellissimo! Il secondo sarà il matrimonio del mio migliore amico, Sasha, che si sposerà il 17 Agosto. Io gli farò da testimone e sarò anche l’organizzatore dell’evento. Sono proprio felice, è un ragazzo in gambissima! La mia estate, in realtà, si preannuncia piena di lavoro e di preparazione al lavoro. La vacanza me la sono regalata a Palma, ma non è detto che non riesca a dedicarmi qualche giorno di relax su un’isola del Peloponneso come l’anno scorso.

 

Esplorando Maiorca fin nelle sue viscere…

Scene da un matrimonio: le nozze tra Guenda Goria e Mirko Gancitano a Mazara del Vallo

Veniamo adesso ai giovani, nei confronti dei quali la tua vicinanza è una costante. Qual è la tua opinione sulla Generation Y? A dispetto di chi li descriveva come eterni adolescenti, stanno cominciando a mostrare i denti e a dimostrarsi molto impegnati politicamente…

Noi eravamo la generazione X, quella della techno: abbiamo espresso libertà e creatività. La generazione Y ha trovato una propria identità, anche politica, perchè non si può non averla. Non è possibile prescindere dalla responsabilità dei giovani, che rappresentano il nostro futuro, nei confronti dei problemi sociali. Spero che questa generazione realizzi l’importanza di questa consapevolezza. La società si è molto disumanizzata con l’abuso dei social, di Internet. Adesso c’è anche l’intelligenza artificiale, che sarà utile ma è molto inquietante…Per cui mi auguro che la generazione Y riesca a riumanizzarsi nel senso più vero, bello e profondo del termine, perché io vedo nei giovani tanto bisogno di amore, affetto, idee e valori. Hanno bisogno di valori veri, le fondamenta di qualsiasi società. La libertà, la dignità e l’amore sono virtù essenziali, e noto che a questo riguardo c’è molta sensibilità: quando io incito i giovani a urlare per ribadire l’importanza di quei tre concetti, provo sempre un forte brivido e una grandissima emozione nel sentirli rispondere tanto entusiasticamente alla mia proposta.

C’è qualcosa che vorresti dir loro, hai un messaggio da trasmettergli?

Siate coraggiosi, non abbiate paura. Siate istintivi, ma riflettete sui vostri metodi di comunicazione. Fate in modo di essere sempre dalla parte del bene e di comportarvi in maniera da non dar adito a reazioni, però siate determinati nelle vostre rivendicazioni. Siate voi stessi, siate quello che è la gioventù: la cosa più bella che esista! Sappiate che avete in mano il vostro futuro e il futuro del pianeta, quindi riprendetevelo senza farvi condizionare. L’intelligenza artificiale può essere utile in tanti modi, ma si rifà a degli archivi e non ha il potere della creatività che avete voi: potrà riprodurre in mille modi e con mille sfumature cose che sono state già fatte dagli uomini, quindi siete ancora più importanti, perché potete creare e ricreare. E poi riproducetevi, perché se nel mondo siamo in troppi non tutti siamo “giusti”: che i “giusti” si riproducano, dunque, e diano vita a generazioni “giuste” come loro!

Photo courtesy of Maurizio Agosti

 

Giugno

 

Com’è gradevole il tiglio nelle sere di Giugno!
L’aria è si dolce che a palpebre chiuse
annusi il vento che risuona – la città è vicina –
e porta aromi di birra e di vino…
(Arthur Rimbaud)

 

Ecco che arriva Giugno, il primo mese dell’Estate, anche detto Mese del Sole. Al Solstizio manca una ventina di giorni, ma l’aria è già calda e le giornate sono sempre più lunghe. Il 20 Giugno (il Solstizio d’Estate cadrà in questa data) le ore di luce trionferanno e inizierà l’incantato periodo che con la notte di San Giovanni raggiunge il suo culmine. Nell’ antica Roma, Giugno era il mese dedicato a Giunone: la divinità latina, moglie di Giove e dea del parto e del matrimonio, era anche il simbolo della fecondità della terra e ispirò il nome, Iunius, che i romani diedero a questo mese. A Giugno la natura esplode in tutto il suo splendore, maturano i frutti più succosi e l’orto ci regala prelibate primizie. Ma Giugno è anche e soprattutto il mese della raccolta del grano, da sempre elemento base del nostro nutrimento. La mietitura è un’autentica festa: mesi e mesi di lavoro ininterrotto vengono coronati dall’abbondanza e ci si prepara a inaugurare la nuova annata agricola.

 

 

Giugno ha trenta giorni ed è il sesto mese del Calendario Gregoriano. Astrologicamente predominano i segni zodiacali dei Gemelli e del Cancro, mentre dal punto di vista cromatico il Mese del Sole si associa sia al giallo che al verde. Anche le pietre preziose che lo contraddistinguono sono più d’una: l’ Alessandrite, la Perla e la Pietra di Luna. Questa molteplicità, forse, deriva dal fatto che Giugno è un’esplosione di vita, ed è difficile puntare su un unico emblema che lo caratterizzi. Tornando alle pietre, osserviamone per un momento le particolarità. L’ Alessandrite è una gemma rara declinata in sfumature che vanno dal verde al rosso lampone; la Perla, che tutti conosciamo, era il gioiello preferito da Elisabetta I d’Inghilterra (non a caso ribattezzata la “regina perla”); la Pietra di Luna è una pietra straordinaria, color bianco ghiaccio e attraversata da bagliori iridescenti. Le ricorrenze celebrate in Italia questo mese sono la Festa della Repubblica (il 2 Giugno) e San Giovanni Battista (il 24 Giugno), una solennità che segue al Solstizio d’Estate ed è associata a un tripudio di suggestive tradizioni. E’ importante sapere, peraltro, che a livello astronomico San Giovanni si colloca in esatta contrapposizione al Natale.

 

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Una sposa in Primavera

 

Il matrimonio e le stagioni: un rapporto che VALIUM continua ad esplorare. Con l’arrivo della Primavera, la natura rinasce e rifiorisce. E’ un periodo di svolta, il periodo del risveglio. Non è un caso che molti decidano di fissare la data delle loro nozze proprio in questa stagione. I fiori appena sbocciati, le temperature miti e la vegetazione rigogliosa costituiscono lo scenario ideale per un giorno del sì da fiaba. I buffet possono essere organizzati all’aria aperta, sullo sfondo di uno splendido tramonto e con un tripudio di decorazioni floreali. La “primavera di flauto” citata da Jack Kerouac in “Maggie Cassidy” si tramuta in una magnifica realtà. L’ atmosfera si impregna di un mood etereo che si fonde con il sogno e la magia: il matrimonio, in Primavera, è un evento idilliaco la cui cornice ideale è la campagna, un inno al verde e agli straordinari colori dei fiori. E per brillare sotto i raggi del sole, anche la palette dell’abito da sposa è pervasa di luminosità. Il bianco trionfa, affiancato dall’ avorio, dal celeste e dal rosa tenue.

 

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Sposa d’Inverno

 

Sposarsi in Inverno: un periodo insolito, ma non meno meraviglioso. Il candore dell’abito e degli accessori, perfettamente in linea con quello dei paesaggi imbiancati, permette di sfoggiare look da autentica “regina delle nevi”. La preziosità fa da leitmotiv, l’Inverno non favorisce connubi armonici con il minimalismo. Il bianco si declina in tutte le sue sfumature – neve, ghiaccio, avorio, madreperla, panna – per dar vita a giochi cromatici ton sur ton con l’ambiente circostante. Pizzo, tulle e chiffon sono i tessuti ricorrenti, eterei e impalpabili al punto giusto; il luccichio argentato o perlescente è una costante: un rimando a suggestioni lunari, ai bagliori del ghiaccio, alla neve e ai suoi cristalli. Dedico la nuova photostory di VALIUM alla sposa d’Inverno, una stagione che impregna qualunque cosa di magia.

 

 

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Halloween e le sue origini: le tradizioni irlandesi della notte di Samhain

 

Samhain (così si chiamava Halloween originariamente), per gli antichi Celti, coincideva con il Capodanno e l’inizio dell’ Inverno. Presso le popolazioni celtiche, infatti, l’anno si divideva in due parti: l’ Inverno, che cominciava con le celebrazioni dell’ultimo raccolto e la commemorazione dei defunti organizzate a Samhain, e l’Estate, che iniziava a Beltane (Calendimaggio), data in cui si inneggiava alla rinascita della natura e venivano praticati atavici rituali per propiziare la fertilità. I Celti d’Irlanda ritenevano che la notte di Samhain il presente e il futuro si sovrapponessero, diventassero una cosa sola. Quale occasione migliore, dunque, per dedicarsi alla divinazione? Le pratiche tradizionali, in tal senso, abbondavano: gli ambiti prediletti erano l’amore e la prosperità economica. In questo articolo vi presento alcune usanze rigorosamente irlandesi; va aggiunto che Samhain, nell’ Isola di Smeraldo, veniva celebrato con una Grande Festa del Fuoco che si teneva ad Athboy, non troppo lontano da Dublino.

 

Il rito del cavolo

Le giovani donne in età da marito potevano avvalersi di un rito che avrebbe dato loro informazioni sul futuro sposo. La notte di Samhain dovevano recarsi, bendate, in un campo di cavoli ed estrarne uno dal terreno: se le radici rimanevano intatte e trattenevano molta terra, l’uomo che avrebbero sposato sarebbe stato più che benestante. Come fare, però, per sapere se era anche di buon cuore? Semplice: bastava cucinare il cavolo all’irlandese. Se risultava aspro, l’uomo avrebbe potuto essere sgradevole caratterialmente, anziano, o comunque avere dei difetti rilevanti. Se invece il cavolo aveva un buon sapore, il futuro marito sarebbe stato una brava persona.

 

Il rito dell’ edera

Questa pratica riguardava la salute. Si usava mettere una foglia d’edera in una tazza d’acqua e la si lasciava lì tutta la notte. Se l’indomani la foglia non presentava alcuna variazione, la persona che aveva praticato il rito avrebbe goduto di una salute di ferro almeno fino all’anno successivo.

 

Il rito del falò

Sul falò, simbolo supremo della festa di Samhain, era anche incentrato uno dei più noti rituali amorosi. Come sarebbe stato il futuro sposo, o la futura sposa, della persona che praticava il rito? Il fuoco avrebbe dato una risposta. Bastava tagliarsi una ciocca di capelli e lanciarla tra le fiamme: l’anima gemella si sarebbe ben presto palesata in sogno.

 

Il rito della mela

Le mele e le nocciole erano molto importanti a Samhain, poichè venivano considerati frutti magici dalle proprietà divinatorie. Fino a qualche decennio fa, non a caso, erano utilizzate al posto delle caramelle durante la questua “Dolcetto o scherzetto” dei bambini. Tramite la mela, inoltre, si potevano ottenere informazioni riguardo (ancora una volta!) il futuro sposo: era necessario prenderne una e sbucciarne una parte in un sol colpo. Se la striscia di buccia rimaneva lunga e intatta, un incontro romantico era imminente. Poi, bisognava lanciarsi la buccia dietro alle spalle. Una volta caduta a terra, la sua forma avrebbe rivelato le iniziali dell’anima gemella.

 

Il rito della nocciola

Un altro modo per avere notizie sul carattere del futuro partner era quello che prevedeva l’ utilizzo delle nocciole. Bisognava sceglierne una, toglierle il guscio e testarne il gusto: se era amara, così sarebbe stato lo sposo (o la sposa) interiormente, se era dolce idem. Ulteriori riti riguardavano la felicità del matrimonio e la fedeltà amorosa. Una coppia di fidanzati doveva scegliere due nocciole, una per ciascuno. Le nocciole venivano posate sul focolare di pietra e tra loro si accendeva un fiammifero; a quel punto, la reazione dei due frutti era determinante: se si infiammavano e bruciavano immediadamente, il matrimonio sarebbe stato solo una “fiammata”. Se oscillavano e si distanziavano, bisognava andare con i piedi di piombo. Se le nocciole, invece, si avvicinavano l’una all’altra, il futuro riservava un matrimonio sereno. Per mettere alla prova le intenzioni dei loro pretendenti, le giovani donne eseguivano un altro rito: selezionavano un tot di nocciole e chiamavano ognuna con il nome di un corteggiatore, poi le posavano sulla graticola. La nocciola che con le fiamme del fuoco si sarebbe spaccata, o sarebbe saltata via, indicava uno spasimante truffaldino. Se invece bruciava in una fiammata, la passione nei confronti della giovane era assicurata.

 

Il rito per proteggersi dalle fate

Le fate sono creature che appartengono al patrimonio folkloristico tipicamente irlandese. Insieme ai folletti, a Samhain, le fate si davano un gran daffare per impossessarsi di un alto numero di anime.  Per proteggersi, gli umani dovevano lanciar loro della polvere da sotto i piedi: quando avveniva ciò, i due esponenti del piccolo popolo dovevano tassativamente lasciar libere tutte le anime che avevano rapito.

 

Altre usanze e tradizioni

Oltre a quelle citate, nel corso dei secoli in Irlanda sono entrate in vigore molte altre usanze, magari non specificamente di carattere divinatorio o difensivo nei confronti del “piccolo popolo”. Della tradizionale cena a base di Barmbrack e di Colcannon abbiamo già parlato (rileggi qui l’articolo); la zucca intagliata e illuminata da un lumino, detta “Jack O’Lantern”, era diffusissima; la questua dei bambini, anche: indossando costumi orrorifici che richiamavano quelli sfoggiati dai Druidi la notte di Samhain, i fanciulli bussavano di porta in porta e alternavano al classico “Trick or Treat” la frase “Help the Halloween Party”. Un’abitudine consolidata era quella di sedersi tutti insieme davanti al caminetto acceso e trascorrere la notte narrando racconti e leggende mentre le noci venivano arrostite sul fuoco. Molto comune, poi, era il gioco della “Snap Apple”: si appendeva una mela ad una corda, e il primo bambino che riusciva ad addentarla riceveva una ricompensa. Oppure, si mettevano delle mele in una bacinella piena d’acqua e i bambini dovevano morderne una, naturalmente senza aiutarsi con le mani. Veniva premiato chi per primo riusciva nell’impresa.

 

La voga delle “scary apples”

A proposito di mele: sapevate che, recentemente, in Irlanda la mela intagliata ha sostituito la tipica zucca? La voga delle “scary apples” sta impazzando anche sotto forma di dolci; non è difficile trovare torte di mele ammantate di glassa candida che riproduce figure fantasmatiche, o biscotti alle mele dall’aspetto orrido o “sanguinolento”.

 

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Sposa d’Estate

 

Sposarsi d’Estate: un’idea vincente, un modo per sbizzarrirsi anche nella scelta delle più disparate location. Il caldo favorisce soprattutto le opzioni open-air, che siano in riva al mare o in scenari esotici mozzafiato. L’abito e gli accessori, come sempre, giocano un ruolo preponderante. Le temperature bollenti, in questo senso, si associano a un ulteriore punto di forza: quello della libertà. Sposarsi a piedi nudi, per esempio, o indossando dei sandali decisamente innovativi rispetto al classico stile bridal. Oppure esibire scolli, tessuti, ornamenti e accessori del tutto particolari, che se in Inverno risulterebbero fuori posto, in Estate descrivono un mood potentemente unconventional. La nuova photostory di VALIUM inneggia proprio a questo spirito, un nuovo modo di vivere il matrimonio: due libertà che nel giorno del sì si compenetrano, diventano complici, fanno squadra, pur senza rinunciare all’ indipendenza individuale.

 

 

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Incontro con Flavia Cavalcanti, costumista dall’ estro travolgente e neo sposa del Principe Maurice

Maurice e Flavia in uno scatto che esalta la loro sintonia

Belén Rodrìguez, Anna Tatangelo, Malika Ayane, Martina Colombari, Paola Barale (in ordine sparso)…Sono solo alcune delle celebs che ha vestito Flavia Cavalcanti. Un ottimo biglietto da visita, non trovate? La neo sposa del Principe Maurice, d’altronde, non poteva che essere una persona speciale! Oggi, ho l’onore di presentarvela e di raccontarvi tutto di lei. Partiamo innanzitutto dalla personalità: questa biondissima costumista brasiliana è un vortice di esuberanza, vive a 100 all’ ora e ti travolge con la sua passionalità straripante, con il suo modo di calarsi appieno nelle emozioni. Nata a Recife, frizzante metropoli nel nord-est del Brasile, Flavia vive in Italia dal 1992. Dopo un esordio come hairstylist e ballerina nei club della notte si è dedicata al costume design, ovvero al design dei costumi di scena. La parola chiave della sua cifra stilistica è “contaminazione” (un termine che, en passant, fa da leitmotiv anche all’ universo del Principe), punto di partenza e di arrivo di una ricerca incentrata sulla sperimentazione, sul non convenzionale e sul connubio tra i tessuti e i più disparati materiali. Flavia è interessata ad esplorare nuove forme,  nuovi volumi. I suoi abiti sono inconfondibili: sofisticatamente flamboyant, seduttivi (il bustier è un pezzo forte della Cavalcanti couture), eccentrici, non passano di certo inosservati. L’ ispirazione che attinge alla nightlife ed alla sua magia è evidente, ma anche l’arte, lo street style e le suggestioni della music scene fanno parte dell’ immaginario della designer. Talentuosa e traboccante di estro, Flavia ha diramato la sua carriera in molteplici direzioni: teatro, eventi, videoclip, spot TV, fashion magazine, celebrities, club, sfilate, collaborazioni con brand prestigiosi – qualche nome? Philipp Plein, Calzedonia, Alfa Romeo, Ferrero, Vodafone, Wind e molti altri ancora. Ma a questo sfolgorante percorso professionale si è aggiunto un importante traguardo nella vita privata. Il 17 Giugno scorso, infatti, dopo un’ amicizia quasi trentennale, Flavia è andata in sposa al Principe Maurice. Il loro matrimonio ha fatto seguito ad una quarantena vissuta insieme dall’ inizio alla fine, ma (seppure  non ufficialmente) aleggiava nell’ aria già da tempo. A rivelarci tutto sarà la dolce metà del Principe in persona, che ho avuto il piacere di conoscere e di intervistare: la nostra è stata una lunga, bellissima chiacchierata ravvivata dalle domande “speculari” sulla love story della coppia (rileggi qui l’ intervista con il Principe Maurice). Signore e signori…ecco a voi Flavia Cavalcanti!

Sei nata a Recife, in Brasile. Cosa ti porti dentro della tua terra?

La positività. Anche se vivo in Italia da quasi 29 anni, la solarità, l’allegria, il fatto di vedere il bicchiere sempre mezzo pieno – un atteggiamento molto brasiliano – sono caratteristiche ancora molto radicate in me.

Quando e perché hai deciso di trasferirti in Europa, più precisamente in Italia?           

Era il 1992. Mentre in Brasile mi stavo creando una carriera come truccatrice e parrucchiera, è arrivata una mia amica dall’ Italia che mi ha offerto l’opportunità di venire a lavorare a Riccione, sempre come parrucchiera, e di condividere la sua casa con lei. Tutto questo mi ha incuriosita, perché l’Italia era nel mio cuore sin da quando sono nata: le mie origini sono sia italiane che portoghesi. E’ andata così. Ho ricevuto una proposta e sono partita, volevo assolutamente conoscere l’Italia. Poi me ne sono innamorata e sono rimasta.

 

Un bel ritratto fotografico di Flavia

Con l’Italia è stato un colpo di fulmine o hai avuto bisogno di tempo, per ambientarti?           

Un colpo di fulmine! (ride, ndr.) L’Italia mi è piaciuta da subito. Ovviamente non è che sia andato tutto liscio, ma ho superato ogni tipo di disagio. Mi interessava imparare la lingua, conoscere le città più importanti…Anche se all’inizio è stato molto difficile, mi hanno conquistato la storia che si respira in ogni angolo e tutto quello che comporta il vivere qui: il cibo, l’arte…Sono tantissimi gli aspetti che rendono l’Italia unica, bellissima, un paese da vivere.

Attraverso quale iter sei approdata al design dei costumi di scena?

Sono arrivata qui per fare la parrucchiera, ma nell’ arco di sette-otto mesi ho stretto delle amicizie che mi hanno permesso di lavorare anche come ballerina nelle discoteche. Vivevo a Riccione e lavoravo sia a Riccione che in tutta Italia: ogni weekend andavo in tour nei club, mentre durante la settimana ero in salone o acconciavo le mie clienti a domicilio. Questo mi ha fatto pensare che dovevo sfoggiare dei look sempre nuovi, di conseguenza il mio fidanzato dell’epoca mi ha regalato una macchina da cucire. Ho cominciato a scucire gli abiti, a studiare come erano fatti e a tagliarli nella stessa maniera, ma con una mia impronta inconfondibile. Così ho iniziato a creare personalmente i vestiti che indossavo. Piacevano a tutti! In molti hanno cominciato a chiedermi se potevo realizzarli anche per loro, così mi sono buttata nel settore della moda.

 

Anna Tatangelo sfoggia degli sfavillanti look by Flavia Cavalcanti nel video di “Inafferrabile”

Cosa ami di più del tuo lavoro? E qual è la creazione griffata Flavia Cavalcanti a cui sei più affezionata?

Non potrei dirti a quale creazione sono maggiormente affezionata, ormai non si contano più! Parlerei piuttosto delle aziende che ti scelgono per realizzare dei progetti insieme e ti lasciano libera di creare. Potrei citarti una carrellata di lavori meravigliosi, ovviamente assegnati da un capo stylist che cura l’immagine di una data azienda, di un programma televisivo, di un videoclip, e così via…Non mi focalizzerei su una singola creazione ma sul progetto più bello, che può includere decine di creazioni o magari una sola. Il progetto ha più importanza della creazione stessa, perché ti fa esplorare dei temi (o un tema unico) attraverso un processo creativo individuale o collettivo. Si raggiunge il top soprattutto quando si è in gruppo, quando c’è una sinergia, quando ci si confronta: insieme si dà il meglio. Io non sto mai ferma, sono in continua evoluzione. Collaboro con diversi stylist, diverse TV, diverse realtà, così rimango sempre sul pezzo. Se dovessi menzionarti qualche mio lavoro ti parlerei dello spettacolo che ho creato per l’inizio della sfilata di Philippe Plein, o dello spot per i 30 anni di Calzedonia…Oppure, ancora, dello spot di Mon Chéri, dove appare il mio celebre abito di carta. All’ epoca di abiti di carta non se ne vedevano, quella pubblicità è fantastica: tantevvero che, seppur risalga al 2012, la ripropongono ogni Natale!

 

30mo compleanno di “Striscia la notizia”: Flavia ha ideato l’ outfit di Michelle Hunziker

Collabori spesso con le celebrities. Ne esiste una che, tra loro, ti ha colpito in modo particolare? E per quale motivo?

Un altro aspetto del mio lavoro consiste nel creare l’immagine di tanti personaggi dello show business. Però, in questi casi, con qualcuno di loro ti rapporti di più e con qualcun altro meno. Una persona che mi è rimasta particolarmente impressa è Malika Ayane: una grandissima artista, una grandissima donna, con un cuore e una testa meravigliosi. Di lei mi sono innamorata letteralmente! La adoro, spero che potremo collaborare molte altre volte ancora.

 

Costumi by Flavia Cavalcanti per IT Magazine (foto di Edlan Man)

Al momento di ideare i costumi, di solito, hai carta bianca o lavori in base agli input forniti dalle produzioni?

Vanno analizzati vari fattori, perché ci sono delle differenze a seconda dei casi. La maggior parte delle volte un direttore artistico o un’azienda ti danno l’input, poi sta a te trovare delle soluzioni. Si fa un po’ di ricerca e si passa ai bozzetti. Si arriva, quindi, alla presentazione di una o più proposte. Io non sono una sarta, sono una creativa. Di conseguenza, i lavori che mi assegnano lasciano molto spazio all’ inventiva: perché se si tratta solo di elaborare un disegnino fatto da altri o la foto dell’abito di un famoso stilista ti dico “Ma anche no!”. Io voglio creare, non voglio copiare…Non sono mai stata una che scimmiotta le creazioni altrui. Sviluppare idee proprie è molto importante!

A quali progetti stai lavorando, attualmente? Potresti anticiparci qualcosa?  

Il Covid, purtroppo, ha messo in stand by molti progetti importanti, ma credo che siano tutti rimandati ai mesi prossimi. In questo momento sto curando l’immagine degli spettacoli del Villa delle Rose di Riccione: mi occupo del look della vocalist Tanja Monies e delle ballerine per quanto riguarda gli eventi del venerdì, del sabato e del mercoledì. Dal 22 Luglio, infatti, ogni mercoledì sale in consolle Sven Vath, un dj quotatissimo, uno dei “paparini” della musica techno! E’ la serata Cocoon di Ibiza, che a causa del lockdown sull’ “Isla Blanca” si è trasferita al Villa delle Rose. Il look che ho scelto per gli artisti si ispira a una tendenza che adoro, quella di matrice spaziale. Ma ho un’altra bellissima novità da raccontarti: a Settembre, due numeri della rivista Donna Moderna usciranno con delle mie creazioni in copertina. Le indosseranno nientemeno che Federica Pellegrini – una donna meravigliosa, un orgoglio nazionale – e Elodie, talentuosa e bellissima. Per me sarà un onore vestirle! Non posso anticiparvi nulla dei loro look, però vi dico che sfoggeranno abiti davvero stratosferici…

 

Uno degli iconici bustier creati da Flavia Cavalcanti (in questo caso, per una sfilata di Aldo Coppola)

Martina Colombari in un fasciante abito in pizzo griffato Cavalcanti

Passiamo ora alla tua vita sentimentale. Come, dove e quando vi siete conosciuti tu e Maurice?

Sono arrivata in Italia nel ‘92, di mercoledì, e il sabato successivo ero già al Cocoricò. A un certo punto, dalla Piramide è calata una gabbia dove Maurice era rinchiuso insieme ad altri performer. Sono rimasta senza fiato! In Brasile avevo già lavorato in discoteca, nel mondo dello spettacolo, ma da Maurice mi sono sentita subito attratta perché proponeva qualcosa di speciale, di mai visto prima…e sempre con un messaggio da divulgare. Ho detto a me stessa: prima o poi conoscerò questo gruppo e ci lavorerò insieme. Sono passati alcuni mesi e Alessandro Filippi, un amico comune, un giorno mi ha presentato Maurice. Da lì è partita la nostra lunghissima amicizia, che dura da ben 28 anni. Ecco, è nato tutto così. Ma l’amore è venuto dopo.

 

Flavia e Maurice: che coppia!

La vostra amicizia è durata quasi trent’anni. Hai sempre saputo che “sotto sotto” c’era di più?

Noi viviamo un amore un po’ diverso dai soliti: il matrimonio tra me e Maurice non è uno di quei matrimoni con una data di scadenza. Il nostro progetto di vita insieme è molto più profondo. Non siamo gelosi l’uno dell’altra, non siamo competitivi, siamo affiatati. Vogliamo invecchiare insieme. Lui si prende cura di me e io mi prendo cura di lui, quando cado lui mi sostiene e quando lui cadrà io sarò lì a sostenerlo. Il legame che c’è tra noi è qualcosa che va oltre, direi che è anche un’ amicizia specialissima…Siamo due persone di spessore che si completano a vicenda.

Qual è stato il preciso istante in cui ti sei resa conto di amarlo?

Tre anni fa. In quel periodo Maurice mi frequentava un po’ di più, perché per molto tempo non siamo stati assidui nel vederci. Poi, quattro o cinque anni fa, lui si è trasferito qui a Milano e ci siamo ritrovati. Così una notte, mentre chiacchieravamo con un calice di vino in mano, è partita la domanda: “Tu come vedi il tuo futuro?”, mi ha chiesto. Io ho risposto che le mie storie importanti le avevo avute, ma da 15 anni non conoscevo più nessuno che mi soddisfacesse intellettualmente e non solo. Non vedevo amore all’orizzonte, solo storielle che non portavano a niente. “Sinceramente”, ho detto a Maurice, “di regalare il mio tempo e il mio cuore a persone che non lo meritano non se ne parla. Per cui, piuttosto, morirò da sola o, se proprio dovessi avere una relazione, vorrei averla con una persona come te.” Le sue esperienze erano state pressochè le stesse, e alla fine c’è stata la proposta. “E se ci sposassimo?”, mi ha detto all’ improvviso (ride, ndr.). Ho pianto per l’emozione, l’ho abbracciato e gli ho risposto “Perché no? Sposiamoci!”. Nei tre anni successivi, la nostra relazione ha acquistato sempre più spessore. La proposta di Maurice non ha potuto concretizzarsi sino ad oggi perché io avevo dei problemi con i documenti: non arrivavano, ritornavano in Brasile…Dovevamo sposarci il 26 marzo, però è arrivato il lockdown ed è saltato tutto. Per cui abbiamo “detto sì” soltanto un paio di mesi fa. Ma va bene ugualmente. Prima o dopo, l’importante è vivere questa bella storia!

 

I neo-sposi in total black: un po’ dark, un po’ decadenti, ma giocosi sempre e comunque

Perché un matrimonio a sorpresa, quasi “in incognito”?

Volevamo che fosse una cosa nostra e non pubblica. Il matrimonio che sognavo era riunire una ventina di amici e partire per una spiaggia deserta dove io e Maurice, scalzi e vestiti con abiti di lino molto leggeri, ci saremmo sposati. In mezzo alla natura, con le persone che sono davvero care a entrambi. Senza caos, senza selfie, senza tutto quello che va a prostituire un sentimento. Secondo me non serve quel contorno, è solo esibizionismo… Qualcosa che non ha niente a che fare con l’amore e con le cose sincere, oneste, belle.

Cos’hai pensato subito dopo aver detto “Sì”?

Non me ne sono resa conto subito. Ma una settimana dopo, camminando per strada, ho sfiorato inavvertitamente la mia fede nuziale e ho avvertito una profonda sensazione di sicurezza. Io non mi sono mai sentita sola. Non soffro di solitudine, al contrario di Maurice. Quel gesto, però, mi ha fatto provare una miriade di emozioni: mi sono sentita protetta, più completa, non so come spiegarti… In realtà ero completa anche da sola, ma Maurice, così speciale e unico, ha dato una marcia in più alla mia vita!

 

Un brindisi all’ amore…e all’ amicizia!

Parlaci di tre qualità che adori di lui…

Soltanto tre? Innanzitutto la sua cultura straordinaria, con tanto di dettagli e date. E’ incredibile, ha una memoria pazzesca! Un’altra qualità di Maurice che amo è l’ironia, insieme ci facciamo delle risate incredibili!, e per finire il suo gran cuore. Naturalmente adoro anche il suo essere artista, che è qualcosa che ingloba sia la sua grande cultura che la sua ironia. Questa dote è coinvolgente, appagante, lo rende unico…Non trovi uomini come lui in giro!

 

Luminosi e radiosi anche (com’è ovvio!) in versione “nightlife”

E i suoi tre difetti che invece detesti?

Non esistono difetti che davvero detesto di Maurice, perché i suoi, in fondo, sono difetti di poco conto. Uno è quello, ad esempio, di dare valore a chi secondo me non ne ha. Non so perché lo fa, forse è qualcosa che rimanda alla sua paura della solitudine. O forse è un mortificarsi perché si è sempre sentito inconsciamente in colpa per essere sopravvissuto al suo fratello gemello, morto quand’era bambino. Ne discutiamo spesso. Un altro difetto del mio Principe è la pigrizia: dovrebbe andare a correre, allenarsi. Io non mangio carne da molti anni, vado in bicicletta, faccio delle lunghe camminate…Il mio corpo è sodo e tonico. A Maurice piace molto mangiare, ma quando gli dico di fare ginnastica mi risponde che lo deciderà lui, con i suoi tempi. Lo guardo e resto zitta: non voglio litigare. Questa pigrizia mi lascia senza parole, perché anche solo per indossare certi costumi di scena devi avere un fisico asciutto e vigoroso. Eppoi tenersi in forma è importantissimo, se hai un corpo sano hai più energia!

Tu sei il sole, Maurice la luna. Raccontaci un aneddoto che dichiara al mondo la vostra complementarietà.   

La cultura che ha Maurice non è la mia. Io ho vissuto per 21 anni in Brasile e la mia formazione proviene da lì. Poi sono arrivata in Italia e mi sono formata anche in questo paese, perché comunque si vive e si impara giorno dopo giorno. Però il mio background è completamente diverso dal suo, quindi ci completiamo a vicenda: quello che ho io non ha lui e quello che ha lui non ho io. Quando facciamo le nostre lunghe chiacchierate a volte finisco le frasi io, a volte le finisce lui…Laddove non arrivo io è lui che mi completa e viceversa. E’ qui che si rivela la nostra intesa. Che è un’intesa molto intellettuale: siamo in sintonia, ad esempio, per quanto riguarda il gusto estetico, l’amore per l’arte. La nostra complementarietà però emerge soprattutto nelle conversazioni che facciamo a tu per tu, attraverso il confronto e lo scambio di idee.

 

Flavia Cavalcanti: una “woman in red” a Milano

Una domanda tra il serio e il faceto. Hai giurato di rimanere con lui “finchè morte non vi separi”. Ma quale azione, abitudine o comportamento non potresti mai perdonargli?

Non ci sono ostacoli così gravi da poter farmi dire “Mò basta”! (ride, ndr.) Perché i difetti di Maurice, comunque sia, sono risolvibilissimi. Innanzitutto non è un traditore, e non ti sto parlando di tradimento fisico: per me non è mai stato un problema. Io vado oltre, mi inoltro nell’ anima…E’ il tradimento mentale che detesto, ma so che Maurice non mi tradirà mai in quel senso. Ormai lo conosco bene. Non siamo una coppietta di innamorati diciottenni, non siamo neanche due trentenni che stanno provando a creare qualcosa insieme. Siamo due cinquantenni: consapevoli, onesti, lavoratori, buoni, altruisti, generosi. Maurice non mi deluderà, e le cose che di lui mi danno fastidio non saranno mai talmente preoccupanti da farmi decidere da chiudere la nostra storia!

 

Minidress sexy-spaziale per un editoriale fashion

L’ abito – con tanto di bustino signature – che Flavia ha pensato per Astou Seck, cantante e modella africana

I costumi di “TAKA”, cortometraggio presentato al Fashion Film Festival di Chicago, portano la firma di Flavia Cavalcanti

Anche Tezenis, marchio trendy del Gruppo Calzedonia, si è avvalso dello straordinario estro di Flavia per le sue sfilate

Grace Jones con una delle avveniristiche “mask” by Flavia Cavalcanti

Flavia all’ opera

 

Scatti tratti da alcuni editoriali

 

 

Un altro fil rouge delle creazioni di Flavia: le piume coloratissime, eteree ma abbondanti e di forte impatto

 

 

Photo courtesy of Flavia Cavalcanti