
L’amore
non è paradiso terrestre,
a noi
l’amore
annunzia ronzando
che di nuovo
è stato messo in marcia
il motore
raffreddato del cuore.
(da “Poesie d’amore (1913-1930)”, a cura di Paola Ferretti, Torino, Giulio Einaudi editore, 2023)

Il blog di Silvia Ragni

È crollo di morta stagione
quest’acqua notturna sui ciotoli.
Lànguono
fuochi di carbonai sulla montagna
e gela
nella fontana un fioco lume.
L’alba vedrà
l’ultima mandria divallare
coi cani, coi cavalli,
in poca polvere
dietro un dosso scomporsi.
Pasturo, 30 settembre 1935
(da “Parole”, a cura di Graziella Bernabò e Onorina Dino. Milano, Ancora Editrice, 2015)

Lo spiraglio dell’alba
respira con la tua bocca
in fondo alle vie vuote.
Luce grigia i tuoi occhi,
dolci gocce dell’alba
sulle colline scure.
Il tuo passo e il tuo fiato
come il vento dell’alba
sommergono le case.
La città rabbrividisce,
odorano le pietre –
sei la vita, il risveglio.
Stella sperduta
nella luce dell’alba,
cigolío della brezza,
tepore, respiro –
è finita la notte.
Sei la luce e il mattino.
(da “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, Einaudi, Torino, 1951)

Un libro di poesie
è un autunno morto:
i versi son le foglie
nere sulla bianca terra,
e la voce che li legge
è il soffio del vento
che li affonda nei cuori
− intime distanze −.
(versi tratti da “Poesie sparse, 1917/1936”. In García Lorca, F. “Tutte le poesie”, a cura di Glauco Felici; traduzione di Carlo Bo. Milano, Garzanti, 2002)

La luna di settembre su la buia
valle addormenta ai contadini il canto.
Una cadenza insiste: quasi lento
respiro di animale, nel silenzio,
salpa la valle se la luna sale.
Altro respira qui, dolce animale
anch’egli silenzioso. Ma un tumulto
di vita in me ripete antica vita.
(da “Poesie”, a cura di Roberto Deidier, Milano, Mondadori, collana Oscar Moderni, 2019)

Più felice sono quanto più lontana
porto la mia anima dalla sua dimora d’argilla,
in una notte di vento quando la luna brilla
e l’occhio vaga attraverso mondi di luce.
Quando mi annullo e niente mi è accanto
né terra, né mare, né cieli tersi
e sono tutta spirito, ampiamente errando
attraverso infinite immensità.
(tratta da Brontë, Charlotte, Emily e Anne, “Poesie”, a cura e traduzione di Silvio Raffo, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2004.)

Nel colmo della notte, a volte, accade
che si risvegli, come un bimbo, il vento.
Solo, pian piano, vien per il sentiero,
penetra nel villaggio addormentato.
Striscia, guardingo, sino alla fontana;
poi si sofferma, tacito, in ascolto.
Pallide stan tutte le case, intorno;
tutte le querce mute.
(da “Liriche”, traduzione di Vincenzo Errante. Milano, Edizioni Alpes, 1929)
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