Capelli, le tendenze colore dell’estate: parole d’ordine, naturalezza e luminosità

 

I colori di tendenza dei capelli dell’estate? Che siano il biondo, il rosso o il castano non ha importanza. Ciò che conta è che siano tonalità naturali ma intensedecise e dense di riflessi “baciati dal sole”. Predominano le cromie calde come il Butter Blonde, un biondo burro lucente, il Chocolate Marble, un castano cioccolato movimentato da sfumature avvolgenti, e il Baby Copper, un rame estremamente versatile che cattura i bagliori solari. La parola d’ordine è naturalezza;  da evitare, invece, i colori arcobaleno e tutto quel che rimanda all’artificialità: per sentirsi in perfetta sintonia con le atmosfere e le vibes estive.

 

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Jazz night

 

Invano chiuderai le orecchie al jazz. Il jazz è vita. E’ arte. E’ ebbrezza di suoni e rumori. E gioia animale di movimenti elastici. E’ melanconia di passioni. E’ noi oggi.

(André Coeuroy e André Schaeffner)

 

A 100 anni dalla nascita di Miles Davis, il leggendario trombettista e compositore che ci ha regalato perle del calibro di Kind of Blue (1959), voglio dedicare una photostory al jazz, il genere musicale di cui “the Prince of Darkness”, il soprannome che gli affibbiarono a causa di certe ombrosità del suo carattere, fu, e rimane tuttora, uno dei massimi esponenti di tutti i tempi. Il centenario di Miles Davis, che vide la luce a Alton, nell’Illinois, il 26 Maggio 1926, è l’occasione per riscoprire un tipo di musica difficile da definire: come disse Louis Armstrong, “Cos’è il Jazz? Amico, se lo devi chiedere, non lo saprai mai.” Il jazz non va solo ascoltato, va “sentito”. Il jazz è uno stato d’animo, un’atmosfera, nasce e vive nelle emozioni. Il jazz non morirà mai, e lo dimostrano gli oltre 46.000 biglietti venduti all’edizione 2026 di Umbria Jazz. Addentratevi in questa gallery per respirare a pieni polmoni il mood del jazz: un omaggio a Miles Davis e alla musica che libera l’anima e dona un’impronta vibrante e inconfondibile alle ore notturne.

 

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“Notturno”, una poesia di Antonia Pozzi

 

Curva tu suoni
ed il tuo canto è un albero d’argento
nel silenzio oscuro.
Limpido nasce dal tuo labbro – il profilo
delle vette – nel buio – .
Muoiono le tue note
come gocce assorbite dalla terra.
Le nebbie sopra gli abissi
percorse dal vento
sollevano il suono spento
nel cielo.

(da “Parole”, a cura di Graziella Bernabò Secchi e Onorina Dino, Milano, Ancora Editrice, 2015)

 

Frutta estiva gialla e arancione: perché è così salutare

 

Non c’è blu senza giallo e senza arancione, e se si aggiunge del blu, bisogna aggiungere anche del giallo e dell’arancione.
(Vincent Van Gogh)

 

Pensate a un frutto estivo: noterete che i primi che vi vengono in mente sono di colore giallo, oppure arancione. In estate questi frutti abbondano, e dovremmo dire grazie al cielo. Infatti, sono un’autentica miniera di benefici per la nostra salute. Ma perché la frutta estiva gialla o arancione è così importante? Innanzitutto perché contiene una grande quantità di carotenoidi, pigmenti vegetali che agiscono come precursori della vitamina A. Essendo degli antiossidanti, i carotenoidi contrastano i danni provocati dai radicali liberi. Svolgendo un’azione vitaminica, poiché vengono convertiti in vitamina A dal nostro organismo, rafforzano il sistema immunitario e sono preziosi per la salute delle ossa, della pelle, degli occhi e delle mucose. La frutta gialla e arancione è anche ricca di vitamina C, considerata un’ottimo antidoto per prevenire il cancro e alcune patologie cardiache e degenerative. L’acido folico (o vitamina B9), sempre contenuto in questo tipo di frutta, è essenziale per la sintesi del DNA e per la produzione dei globuli rossi e dell’emoglobina. In gravidanza, l’acido folico riduce drasticamente il rischio di malformazioni fetali. Tra la frutta gialla e arancione che matura in estate troviamo le pesche, le albicocche, i limoni, le susine gialle, il melone…Ho preferito non inserire la frutta esotica, innumerevole, privilegiando le produzioni nostrane tranne alcune eccezioni: ad esempio, la papaya e le banane. Facciamo una rapida incursione nella gallery per saperne di più su questa frutta super salutare.

 

L’ albicocca

Matura da Maggio a Luglio inoltrato. Viene prodotta in nazioni del Mediterraneo come la Grecia, la Turchia, la Spagna, la Francia e i Paesi Arabi, Italia inclusa. Nell’antica Roma fu battezzata armeniacum in quanto la si considerava originaria dell’Armenia, mentre in realtà proviene dalla Cina centrale e nord-orientale: è un frutto antichissimo, che risale a oltre cinque millenni orsono.  Albicocca deriva da Al-barquq, un nome che gli Arabi le assegnarono pochi secoli dopo la venuta di Cristo. Ha un sapore dolce e vagamente acidulo.

 

L’anguria gialla

L’anguria gialla, nel caso ve lo stiate chiedendo, esiste eccome! Ha una buccia meno spessa del classico cocomero e il suo gusto si avvicina a quello dell’ananas. Matura da Luglio a Settembre e in Italia viene coltivata in Sicilia, Calabria, Lazio e Basilicata, ma le sue radici risiedono nel Paese del Sol Levante.

 

La banana

La banana si trova in commercio tutto l’anno, ma è in estate che i suoi benefici si fanno più evidenti: l’alto contenuto di potassio, oltre che di fibre e vitamine, è eccellente per tenere sotto controllo la pressione sanguigna, regolarizzare l’intestino e fare il pieno di energia. In più è saziante e pare che dispensi buonumore. Nel mondo viene prodotta per la maggior parte in Brasile, Costa Rica, Messico e Ecuador, ma ultimamente, grazie alla mitezza del clima (e al riscaldamento globale), è coltivata anche in Sicilia.

 

Il kiwi giallo

Il kiwi giallo, che ha un sapore del tutto privo della leggera acidità di quello verde, è soffice e dolcissimo. La sua maturazione inizia a Maggio e prosegue per tutta l’estate. E’ un frutto proveniente dalla Nuova Zelanda, pur avendo origini nella Cina meridionale, ma oggi viene abbondantemente coltivato anche in Italia, soprattutto in regioni come il Lazio, la Calabria e l’Emilia Romagna.

 

Il limone

In Italia, dove si raccoglie da Giugno a Luglio e da Novembre a Maggio, è ampiamente presente: viene coltivato in Sicilia, Calabria e Campania, dove il limone Ovale di Sorrento, caratteristico dell’isola di Capri, ha ricevuto ufficialmente il marchio IGP della penisola sorrentina. Il suo gusto acido lo rende un frutto sommamente versatile, perfetto per preparare o aromatizzare le bevande e i cibi più disparati.

 

Il melone

Era un frutto molto apprezzato già dai Sumeri, dagli Egizi e dai Romani. Le sue origini sono probabilmente persiane o africane: i pareri sono discordanti. Alcuni studiosi ritengono che furono i Romani a diffondere il melone nel Mediterraneo; a tal proposito, farebbe fede una serie di dipinti rinvenuti a Ercolano. Altri affermano, invece, che il frutto venne esportato in quell’area nel V secolo a.C. dagli antichi Egizi. Quel che è certo è che il melone, nell’Impero Romano, divenne talmente popolare da spronare Diocleziano a tassarlo: a essere coinvolti nella nuova norma furono tutti i meloni che avevano un peso superiore ai 200 grammi. Il melone è un tipico frutto estivo, matura da Giugno fino alla fine di Settembre. Si coltiva in paesi come l’Iran, la Cina e la Turchia, mentre in Italia le regioni produttrici sono la Sicilia, la Puglia, il Lazio, l’Emilia Romagna e la Lombardia.

 

La papaya

E’ un frutto esotico, ormai conosciutissimo in tutto il mondo, originario delle aree tropicali dell’America Centrale (principalmente Messico e Panama). E’ dissetante, rinfrescante e molto dolce, un vero e proprio concentrato di “sabor tropical”. La papaya, in cucina,  è inclusa sia nelle ricette dolci che salate. Anche i suoi semi, dal gusto piccante simile a quello del pepe nero, sono commestibili, e vengono utilizzati al posto delle spezie per aromatizzare svariati piatti e bevande.

 

La pesca gialla e la pesca noce

Ha una polpa dorata, dolce ed estremamente succosa. La pesca proviene dalla Cina, dove è reputata un emblema di lunga vita e immortalità. Anche nell’antico Egitto era un frutto sacro: associata al dio dell’infanzia Arpocrate, non a caso, la pesca è sempre stata equiparata alle soffici guance dei bambini. In Giappone, invece, veniva considerata una protezione contro i demoni e le forze del male. Le pesche gialle, dalla classica buccia pelosa, maturano già alla fine della primavera per proseguire tutta l’estate, e sono coltivate in paesi del Mediterraneo quali il Marocco, la Spagna, la Grecia e la Turchia. In Italia vengono massicciamente prodotte in Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, Basilicata, Emilia Romagna e Veneto. La pesca noce, anche detta nettarina, è priva di peluria sulla buccia e viene molto utilizzata per la preparazione della macedonia. Matura da Giugno a Settembre e si coltiva principalmente in regioni come il Veneto, l’Emilia Romagna, la Campania, il Piemonte e la Liguria.

 

La susina gialla

La susina gialla è una varietà di susina succosissima, rinfrescante e molto dolce. Matura da Giugno a Settembre inoltrato, ed è uno dei tipici frutti utilizzati come spuntino, da portare ovunque andiamo, oppure viene utilizzata per la preparazione di deliziose confetture. Proviene dall’Asia, per essere più precisi dall’area del Caucaso,  e successivamente fu coltivata anche a Damasco. Introdotta nel bacino del Mediterraneo dapprima dagli antichi Romani, poi dai cavalieri che combatterono nella Prima Crociata, venne diffusa in Europa nel 1200 circa. Per buona parte degli studiosi il suo nome deriverebbe da Susa, che, essendo stata un’antica città persiana, fisserebbe in Persia le origini della susina. Questo frutto viene coltivato praticamente in ogni parte del mondo; in Italia, la  sua produzione ha luogo soprattutto in Campania, Emilia Romagna e Trentino.

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I gioielli dell’estate

 

Sono splendenti, vistosi, e hanno dimensioni che non passano inosservate. Ma anche discreti, eleganti, esotici, dei piccoli capolavori. I gioielli dell’estate 2026 diventano un elemento imprescindibile del look, gli accessori di cui non si può fare a meno. E in un mondo globale come quello odierno, ammiccano allo stile etnico senza trascurare gli accenti tribali.

 

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Il giardino: come tramutarlo in un’oasi di frescura

 

Con le temperature roventi dell’anticiclone africano, il giardino si tramuta in un’oasi di frescura. L’antidoto al caldo ce lo offre, in gran parte, la natura: gli alberi, che garantiscono ombra e refrigerio, sono la risorsa principale; poi c’è l’acqua, portatrice di freschezza grazie alle fontane e ai giochi d’acqua che decorano gli spazi verdi. Anche l’uomo, ovviamente, può contribuire a ridurre la calura nel giardino. Ad esempio, installando specifici sistemi di nebulizzazione: sono in grado di diminuire la temperatura percepita di circa 8 gradi attraverso l’evaporazione dell’acqua. Oppure utilizzando i ventilatori da esterno, che raffreddano l’aria accelerando la sua circolazione: nati con l’obiettivo di rinfrescare terrazzi, cortili e giardini, sono un’ottimo strumento per combattere l’afa.

 

 

I must per la frescura del giardino

L’operazione “frescura”, tuttavia, va ponderata sin dall’inizio. Passo dopo passo, con un’attenta strategia che, sollecitata da determinati input, non si rivela mai fallimentare. Scopriamoli insieme.

Alberi e piante

Come abbiamo già visto, sono fondamentali affinché il giardino diventi un’oasi di benessere e non un antro di calore infernale. Ma quali sono gli alberi più adatti a questo scopo? La risposta è molto semplice: le latifoglie con grandi chiome. Per sintetizzare l’azione di raffreddamento svolta dagli alberi, dobbiamo focalizzarci su due step: con le loro fronde, gli alberi bloccano i raggi del sole prima che inizino a surriscaldare il suolo. Grazie al processo dell’evapotraspirazione, inoltre, gli alberi compiono un’azione essenziale, quella di assorbire il calore per poi rilasciarlo sotto forma di vapore acqueo. Detto questo, per il giardino bisognerebbe preferire alberi dalla chioma ampia, fitta, altamente ombreggiante: tra i più rinfrescanti troviamo il tiglio, l’acero, la quercia, il faggio, il carrubo e il bagolaro, tutti in grado di mitigare il caldo torrido in tempi brevi.  Da non trascurare, poi, l’azione delle piante rampicanti, eccellenti alleate nell’operazione frescura: possono ricoprire i pergolati, svilupparsi lungo i muri, diffondersi su svariate superfici, impedendo a queste aree di accumulare calore e creando delle piacevoli zone d’ombra. Potete scegliere tra piante come l’edera, il glicine, il caprifoglio, la vite americana, il falso gelsomino…molte di loro, last but not least, sprigionano un delizioso profumo.

 

 

Il verde

L’erba del giardino, d’estate, non andrebbe tagliata completamente: un’altezza tra i 5 e i 7 cm permette al terreno di trattenere l’umidità. Anche pratiche come la pacciamatura favoriscono il benessere del suolo, impedendo che si secchi con l’arsura. La pacciamatura si esegue con materiali organici come il fieno, la paglia, le cortecce d’albero, oppure con materiali sintetici tipo i teli di plastica e il TNT. Questa operazione esplica un’ottima funzione protettiva nei confronti del terreno, mantenendolo ben idratato e salvaguardandolo sia dagli sbalzi termici che dalla crescita di erbe infestanti.

 

 

Parola d’ordine: ombreggiare

Via libera a pergolati, gazebo, tende, verande, aree ombreggiate dagli alberi in cui ritrovarsi e organizzare bei momenti conviviali oppure di relax.

Scegliere i materiali giusti

In giardino, non c’è bisogno di dirlo, andrebbero evitati materiali come il cemento, la pietra scura e tutto ciò che è scuro, compreso il ferro di certi arredi. E’ sempre meglio prediligere pavimentazioni in decking legno, o comunque permeabili, che permettono all’acqua piovana di filtrare nel terreno sottostante. Altrimenti, optate per la classica ghiaia. Per quanto riguarda gli arredi e le decorazioni, come ho accennato qualche riga più avanti, la precedenza dovrebbe andare ai colori e ai materiali chiari (panna, beige, bianco, grigio perla): riflettono la maggior parte dei raggi solari senza assorbirne l’energia, evitando quindi di trasformarsi in calore.

 

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Giallo, il colore di Luglio

 

Il giallo è il colore più prossimo alla luce.
(Johann Wolfgang von Goethe)

 

E’ il colore del mese di Luglio, e non stupisce: da sempre, il giallo è stato associato alla luce del Sole, a cereali come il grano, alla prosperità. Tant’è che veniva usato sin da tempi antichissimi. Nelle pitture rupestri del Paleolitico abbonda, realizzato con i pigmenti di ocra gialla. Con questa tonalità si decoravano l’interno delle caverne, gli utensili, gli accessori. Poi, nel Neolitico,  declinandolo in una nuance dorata, gli uomini cominciarono a utilizzare il giallo anche per adornare i sepolcri e onorare le divinità. Presso i popoli che adoravano il Sole, l’oro diventò ben presto un simbolo del potere dell’astro incandescente. Lo ritroviamo nell’antico Egitto, profuso sugli abiti dei notabili e nelle ultime dimore dei Faraoni: pensate solo ai sarcofagi, agli interni delle Piramidi e ai corredi funerari. Ma a questo punto bisogna tornare al giallo, e dedicarci solo ed esclusivamente a questo colore.

 

 

La valenza del giallo presso i Greci e i Romani

Non sarà stato oro, ma ha sempre avuto un’aria sacra e regale: vestivano di giallo, più precisamente giallo zafferano, le sacerdotesse dei templi di Artemide, dea greca della caccia, degli animali, della foresta e della Luna. Artemide, sorella gemella di Apollo, il dio del Sole, era anche la dea protettrice della verginità femminile. Nella Roma antica indossavano vesti gialle le donne patrizie e le regine, ma anche le “matres familias” e le popolane, sebbene il giallo che tingeva i loro abiti fosse ottenuto da materiali non particolarmente preziosi. Mentre le nobili, infatti, potevano disporre dei pigmenti dello zafferano, le donne dei ceti più umili ricorrevano a colorazioni derivanti dalla macerazione delle cipolle o della corteccia degli alberi. Ai tempi dell’antica Repubblica Romana, dopo la cacciata di re Tarquinio il Superbo, si impose l’usanza di sposarsi in giallo perchè considerato di buon auspicio per l’armonia coniugale e la fertilità.

 

 

Il giallo veniva reputato un colore vibrante e solare, foriero di un futuro radioso. La sua fama positiva proseguì anche nel Medioevo, soprattutto all’inizio. Intorno al 1200, infatti, la simbologia della tonalità tanto amata da persone di ogni età e classe sociale subì un cambiamento radicale. I medici cominciarono ad associare il giallo alla bile e ai suoi travasi, alle malattie del fegato, agli eccessi d’ira, uno dei sette vizi capitali. Il giallo, a quell’epoca, si tramutò quindi in uno dei colori più esibiti dai giullari, e persino gli artisti iniziarono a raffigurare la veste di Giuda, il sommo traditore,  sempre in quella tonalità. Nel XVI secolo, per identificare gli eretici, veniva tinta di giallo la porta della loro abitazione. Il giallo, insieme al rosso, venne bandito durante la Riforma Protestante: era considerato un colore che esprimeva vanità e immoralità.

 

 

Le cose cambiarono nuovamente intorno al XVIII secolo, quando fu fondata la Compagnia delle Indie. Grazie al traffico commerciale con le Indie Orientali, il giallo conobbe una rinnovata stagione di gloria: in Cina aveva un’accezione divina, simboleggiava il potere assoluto imperiale, la Terra e il centro del cosmo. Solo l’Imperatore e la sua famiglia,  non a caso, potevano vestirsi di giallo. In Italia questo colore abbandonò la sua fama negativa ai tempi dell’Illuminismo, e il secolo dopo con l’affermazione di movimenti artistici come l’Impressionismo e il Post-Impressionismo.

 

 

Il giallo oggi

Ma a quali significati è associato, il giallo, attualmente? Predomina la simbologia “solare”: la luce, l’energia, il buonumore. Il giallo, un colore luminoso, viene collegato all’apertura mentale e alla creatività. Per i Buddisti è umile e spirituale, mentre nella segnaletica stradale invita alla cautela o annuncia dei lavori in corso. Il legame con il mese di Luglio, senza dubbio, va attribuito alla luminosità, al dinamismo e al brio emanati da questo colore: un concentrato cromatico di estate in tutte le sue nuance.

 

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