“Sbocciare – è il Risultato – incontrare un Fiore”, una poesia di Emily Dickinson

 

Sbocciare – è il Risultato – incontrare un Fiore
E casualmente dargli uno sguardo
Potrà a malapena far intuire
Le Circostanze minute

Che collaborano alla Brillante Faccenda
Così intricatamente compiuta
Poi offerta come una Farfalla
Al Mezzogiorno –

Riempire il Bocciolo – opporsi al Verme –
Ottenere i propri diritti di Rugiada –
Regolare il Calore – eludere il Vento –
Fuggire l’Ape cacciatrice –

Non deludere Madre Natura
Che l’aspetta in quel Giorno –
Essere un Fiore, è profonda
Responsabilità –

(Da “Emily Dickinson – Tutte le Poesie”. Traduzione di Giuseppe Ierolli)

 

Le Frasi

 

“Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile.”
(San Francesco d’Assisi)

 

Il make up della Primavera

 

“Ogni fiore è un’anima che sboccia nella natura”

(Gérard de Nerval)

Ancora un tripudio di fiori per immortalare, stavolta, diverse tipologie di makeup primaverile. I colori pastello si alternano a tonalità calde e naturali come il pesca, il nude e lo champagne. Il blush ha toni rosati ad effetto bonne mine, le labbra privilegiano finish glossati e cromie delicate o l’intramontabile rosso matte. La novità? L’eyeliner tassativo e il ritorno dei mascara colorati, eredità degli anni ’80 che oggi si gioca su nuance molteplici, bypassando il blu elettrico tanto in voga nel decennio più gaudente del 1900.

 

Foto via Pexels

 

“Caro luogo”, una poesia di Umberto Saba

 

Vagammo tutto il pomeriggio in cerca
d’un luogo a fare di due vite una.

Rumorosa la vita, adulta, ostile,
minacciava la nostra giovinezza.

Ma qui giunti ove ancor cantano i grilli,
quanto silenzio sotto questa luna.

(da “Il canzoniere, 1900-1954”. Torino, Einaudi 1965)

 

Il boom delle bambole Reborn: caratteristiche e riflessioni sul tema

 

Su TikTok, questo genere di video impazza: mamme che allattano i loro bambini con il biberon, li tengono teneramente in braccio in attesa del ruttino, li portano a spasso in carrozzina. Ma poi, quando i bimbi vengono inquadrati da vicino, ci accorgiamo che qualcosa non torna. Rimangono perfettamente immobili, non piangono nè emettono i tipici gesti vegetativi (singhiozzi, sbadigli, sospiri o gorgoglii) dei neonati. Neppure questo particolare, però, è sufficiente per fugare qualsiasi dubbio. Se non comparisse la scritta #reborn tra i tag del video, continueremmo a pensare che si tratti di poppanti in carne ed ossa. La realtà è ben diversa: si tratta delle Reborn, celebri bambole che replicano perfettamente le fattezze dei neonati. Vengono definite “bambole iperrealistiche” e sono autentiche opere d’arte amate, e molto spesso collezionate, da donne di ogni età. Per realizzare una Reborn, infatti, occorrono ore e ore di minuzioso lavoro artigianale. Le artiste che le creano, chiamate “reborner”, puntano a ottenere un risultato finale accuratissimo: carnagione che cambia colore con luci diverse, piccole venature cutanee, capelli inseriti uno ad uno con la tecnica del rooting, manine e piedini “coccolosi” come si conviene a un vero neonato. Possono essere necessari fino a 30 strati di colore per raggiungere un effetto corrispondente il più possibile alla realtà: la trasparenza delle unghie, il rossore della pelle…Perchè ogni bambola Reborn è curata nel minimo dettaglio.

 

 

Non è un caso che, nei siti specializzati, venga sempre specificato il suo peso e la sua età. I materiali con cui vengono realizzate le Reborn sono il vinile e il silicone; la classica Reborn, con testa, braccia e gambe in vinile, ha il busto di stoffa imbottita per risultare più soffice al tatto. Le Reborn di silicone, che oggi vanno per la maggiore, sono in silicone “full body” perchè rende fluido ogni loro movimento e permette di replicare fedelmente la pelle umana. Queste Reborn pare siano piuttosto costose, ma l’aspetto iperrealistico è assicurato. Esistono anche Reborn di vinile, busto compreso; però, a dire di alcuni, possono apparire leggermente più rigide. A prescindere dal materiale che le compone, tutte le Reborn possono tenere in bocca il ciuccio e “bere” dalla tettarella del biberon. Da questo insieme di particolari si deduce che non si tratta di bambole destinate ai bambini o con cui i bambini possano giocare. Ma a cosa servono, allora, le Reborn? Per capire meglio basta guardare un video di unboxing, dove le loro “mamme” scartano con gioia il pacco che contiene la Reborn appena arrivata.

 

 

La scatola non racchiude solo la bambola: trabocca di abitini per neonati, scarpette, calzini, biberon, fasce per capelli, berrettini…e non solo, c’è persino il certificato di nascita del bebè. L’emozione della neo mamma è palpabile. Ad uscire dal suo involucro per ultima, naturalmente, è la Reborn, il cui volto, protetto dalla carta o dal cellophane, viene svelato solo  alla fine del video: gioia, stupore e giubilo!  Si rimane sbalorditi, piacevolmente sorpresi da quanto la bambola sembri un neonato vero. E confesso che è bello apprezzare quest’arte, l’assoluta minuzia e la cura  con cui le Reborn vengono create. Avete presente le foto di Anne Geddes? Quando ho visto queste bambole ho subito pensato ai fiabeschi neonati che ritrae la fotografa australiana. E per molte donne, la fiaba inizia proprio con una Reborn: le danno un nome, la vestono, le cambiano il pannolino, la nutrono, la trattano come se l’avessero appena partorita. Non tutti approvano:  per molti, anzichè di una fiaba, si tratterebbe di un incubo.

 

 

Attorno alle Reborn sono sorte community, fiere specializzate, sessioni di doll therapy…ma ne parleremo tra poco. Come vi accennavo, diverse persone deplorano questo fenomeno considerando ridicola, o addirittura “malata”, l’umanizzazione delle bambole. Ma chi è la mamma tipo di una Reborn? Non esiste un unico identikit. Nei video di cui vi parlo appaiono le più disparate tipologie di donna: la giovanissima, la donna di mezza età, la ragazza incinta che convive con il boyfriend, l’appassionata che acquista una Reborn dietro l’altra (pare che siano bambole a rischio assuefazione), la single, la sposata, la collezionista…Qualche indizio in più ce lo forniscono i dati relativi alla doll therapy. A dire di molti studiosi, infatti, le Reborn possiedono delle spiccate virtù terapeutiche. In primis, contrastano l’ansia e la depressione: accudire un “neonato” è un toccasana per evitare di focalizzarsi troppo su se stessi e sui propri problemi, e poi è un’attività rilassante e appagante al tempo stesso. Ma queste bambole apportano benefici anche in chi soffre di patologie come la demenza, primaria o secondaria; non sono poche le RSA in cui le Reborn vengono utilizzate come supporto ai pazienti. Al mondo Reborn, inoltre, si rivolgono donne che affrontano il dolore per la perdita di un figlio e donne impossibilitate ad avere figli; tutte loro gioverebbero del conforto emotivo offerto dalle bambole artigianali.

 

 

A questo punto, però, vale la pena di fermarsi e di porsi qualche domanda, magari di aprire un piccolo dibattito. In questi ultimi casi, mi chiedo, la Reborn diventerebbe una sorta di surrogato di un bambino vero? Molte le trattano come tali pur non soffrendo per la mancanza o la perdita di un figlio, è vero, ma si tratta di questioni diverse. Prendersi cura di una bambola, darle tutto il proprio amore, non potrebbe risultare frustrante, o nel peggiore dei casi alienante, se in quel momento una donna sta sperimentando una grande sofferenza? Fatemi sapere che cosa ne pensate nei commenti.

 

 

Foto 1 e 2  (dall’alto) di Aurocarlotto, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons

 

Le leggende sulla margherita, il fiore più amato di Marzo

 

Il mese di Marzo coincide con il picco della sua fioritura. Non è un caso che la margheritina (nome botanico “Bellis Perennis”), anche detta pratolina, venga considerata uno dei fiori più caratteristici della Primavera. In Italia è diffusissima. Nasce abitualmente tra l’erba; è comune vederla proliferare nei prati, nei parchi e nei giardini. Chi non la ricorda quando, sbocciata con il primo sole, cospargeva le aiuole che ospitavano i giochi della nostra infanzia? E’ un fiore talmente amato da essere circondato da innumerevoli leggende.

La leggenda di Margherita di Provenza

Pensiamo a un gioco, il famoso “m’ama, non m’ama”: alle sue origini c’è un mito che riguarda nientemeno che Margherita di Provenza, sposata al re Luigi IX di Francia. Si narra che, nel 1248, il re fu catturato dai Saraceni nel corso della settima crociata. Mentre era prigioniero in Egitto, il fratello della regina consorte donò a quest’ultima una margherita: le suggerì di strappare giorno dopo giorno i suoi petali accompagnando ad ognuno una preghiera; sarebbe stato un potente gesto di devozione e fedeltà nei confronti del re. Margherita seguì il suo consiglio e, al ritorno di Luigi IX dall’Egitto, mostrò al marito la cesta di petali raccontandogli delle sue orazioni. Il re accolse la notizia con estrema gioia, dopodichè ordinò di apporre sullo stemma della sua dinastia, quella dei Capetingi, tre margherite argentate in onore della moglie.

 

 

La leggenda della ninfa Belide

Questa leggenda è incentrata su Belide, una bellissima ninfa dei boschi. Un giorno Vertumno, il dio etrusco-romano delle stagioni, dei frutti e dei giardini, la vide e si invaghì perdutamente di lei. Decise che l’avrebbe sedotta grazie alle metamorfosi di cui si avvaleva spesso, in quanto dio del ciclo vegetativo, ma Belide lo detestava e aveva a cuore la sua virtù. Per sfuggire al corteggiamento inopportuno di Vertumno, quindi, chiese aiuto agli dei. Costoro accolsero la sua supplica e la tramutarono in una pratolina; è proprio da Belide che deriva il nome botanico di questo splendido fiore, Bellis Perennis, associato alla purezza e all’umiltà.

 

 

La leggenda dei fioretti

Secondo una leggenda di matrice cristiana, un angelo racchiuse in un sacco tutti i fioretti fatti dai bimbi buoni. Mentre era in volo per portarli a Gesù, all’improvviso il sacco si aprì lasciandoli volteggiare sul suolo. Da tutti quei fioretti nacque un tripudio di margheritine.

 

 

La leggenda del fiocco di neve

Un’altra leggenda racconta la storia di un fiocco di neve. Un  giorno la Primavera, seguita dal suo corteo di fiori, approdò sulla Terra. L’Inverno non ne voleva sapere di andarsene e il paesaggio era ancora tutto ammantato di neve; ma quando la lepre pasquale lo fece presente alla Primavera, quest’ultima chiese aiuto al Sole e il gelo si dileguò in un batter d’occhio. La luce era tornata, il clima era mite; gli animali e gli umani gioivano di contentezza. Però, a un tratto, si udì uno strano pianto. La lepre di Pasqua andò nella sua direzione e vide un fiocco di neve disperato: si struggeva perchè non voleva sciogliersi come era già avvenuto al ghiaccio. La lepre lo prese con sè e lo portò dalla Primavera per avere un consiglio. La Primavera, così, gli regalò un piccolo seme incantato e disse alla lepre di seguire alla lettera le sue istruzioni: avrebbe dovuto posare il fiocco sul suolo e ricoprirlo con una manciata di terra; non doveva aver paura, si trattava di un letargo dalla durata di una settimana. La lepre fece come la Primavera disse, e quando, dopo una settimana, andò a svegliare il fiocco di neve, notò che si era trasformato in una preziosa margherita.

 

Foto di Daiga Ellaby via Unsplash +

 

20 Marzo, Equinozio di Primavera

 

Primavera dintorno
brilla nell’aria, e per li campi esulta,
sì ch’a mirarla intenerisce il core.
(Giacomo Leopardi, da “Il passero solitario”)

Sta arrivando la Primavera, la gioia è nell’aria. La bella stagione entrerà ufficialmente alle 15.46. Oggi, come succede ad ogni Equinozio, le ore di luce e quelle di buio avranno pari durata. Ma a poco a poco la luce avrà la meglio e le giornate saranno sempre più lunghe. Nell’armonia odierna, in questo equilibrio perfetto di chiarore e oscurità, c’è una nuova promessa: la natura si risveglia, il clima si fa mite, gli animali escono dal letargo. E anche noi cominciamo a trascorrere più tempo all’aria aperta, complice il ritorno del sole. La Primavera è una stagione di apertura, porta con sè l’ebbrezza e il senso di libertà dopo i rigori invernali. I fiori sbocciano, la campagna si riempie di colori e di profumi. L’intimità e l’introspezione tipiche della stagione fredda lasciano spazio all’allegria, alla voglia di rinascita. C’è il desiderio di aprirsi al mondo, di rinnovare la propria vita, di innamorarsi…La Primavera si lega all’alba, quando il sorgere del sole e il cielo luminoso sconfiggono le tenebre e sanciscono il preludio di un nuovo inizio. Buon Equinozio di Primavera a tutt* voi.

 

Foto via Unsplash