William Shakespeare, Sonetto 54

 

Quanto ancor più bella sembra la bellezza,
per quel ricco ornamento che virtù le dona!
Bella ci appar la rosa, ma più bella la pensiamo
per la soave essenza che vive dentro a lei.

Anche le selvatiche hanno tinte molto intense
simili al colore delle rose profumate,
hanno le stesse spine e giocano con lo stesso brio
quando brezza d’estate ne schiude gli ascosi boccioli:

ma poiché il loro pregio è solo l’apparenza,
abbandonate vivono, sfioriscono neglette e
solitarie muoiono. Non così per le fragranti rose:

la loro dolce morte divien soavissimo profumo:
e così è per te, fiore stupendo e ambito,
come appassirai, i miei versi stilleran la tua virtù.

(in “Sonetti”, 1609)

 

Sposarsi a Maggio…e negli altri mesi dell’anno. Tra tradizione e superstizione popolare

 

Vi siete mai chiesti perchè Maggio viene considerato il “mese degli sposi”? Secondo le statistiche, infatti, questo periodo è uno dei più gettonati da chi sta progettando le proprie nozze. I motivi sono perlopiù da ricondursi al clima e agli scenari che caratterizzano il quinto mese dell’anno: le temperature sono miti, non ancora troppo calde, favorendo i ricevimenti all’aperto; il verde rigoglioso e l’ampia scelta di fiori offrono la possibilità di contare su delle splendide scenografie naturali. Il fatto che Maggio sia anche il mese mariano, inoltre, gli dà una marcia in più: per i credenti, la Vergine Maria benedice e protegge le coppie che dicono sì nel mese a lei dedicato. Eppure, andando a ritroso nei secoli, la situazione si presenta nettamente diversa. Gli antichi romani pensavano che sposarsi nel mese in cui si celebravano i Lemuria, riti consacrati ai defunti, fosse di cattivo auspicio. Nel Medioevo, invece, a Maggio si riprendeva a vivere in società e i matrimoni tornarono ad essere numerosi, ma per un motivo tutt’altro che romantico: questo mese, complici le temperature tiepide, era il primo in cui era possibile  lavarsi il corpo; una tappa che rendeva i contatti umani quasi obbligatori. Ma sul mese di Maggio continua tuttora a gravare l’ombra della superstizione. Come recita un proverbio, “sposa maggiolina presto vedovina”: l’antica saggezza popolare, in questo caso, riesce a tenere alla larga una notevole quantità di persone (“Non è vero…ma ci credo”, Peppino De Filippo docet). E per quanto riguarda gli altri mesi dell’anno, che situazioni e credenze si evidenziano riguardo ai matrimoni? Scopriamolo insieme.

 

 

Gennaio: un mese freddo, forse il più gelido dell’anno. Tuttavia, sposarsi a Gennaio è sinonimo di fedeltà e garanzia di un matrimonio duraturo: dire sì il primo mese dell’anno significa affrontare i rimanenti mesi insieme, quindi risulta di buon auspicio.

Febbraio: chi sceglie il mese di San Valentino lo fa per accentuare l’aspetto romantico della cerimonia. C’è il desiderio di suggellare la propria vita da innamorati con il fatidico “sì”. E se son rose, fioriranno.

 

 

Marzo: in pochi optano per il mese di Marzo. Troppo “pazzerello”, troppo volubile meteorologicamente. La pioggia ancora incombe, il freddo è intermittente. Questo periodo offre poche garanzie.

Aprile: la natura si risveglia, gli alberi sono in fiore. La Primavera è una stagione appetibile per le coppie di sposi,  che possono avvalersi di meravigliosi scenari floreali.

 

 

Maggio: superstizione a parte, insieme a Giugno e a Settembre continua ad essere uno dei mesi preferiti dagli sposi.

Giugno: la luce splendida, il caldo, il buio che cala solo a tarde ore, fanno sì che venga scelto da molte coppie. Per gli antichi romani, inoltre, Giugno era il mese consacrato a Giunone, divinità veneratissima della Triade Capitolina. Giunone, sposa di Giove, era la protettrice del matrimonio e del parto, e proprio a lei i romani dedicavano i Matronalia.

 

 

Luglio e Agosto: sono i mesi estivi più caldi, il top per le coppie che optano per un matrimonio “outdoor”. Ci si può sposare in aperta campagna, in riva al mare e in tutte le località più incantevoli senza temere sconvolgimenti meteo dell’ultimo minuto. Agosto, essendo il mese che nell’antica Roma veniva dedicato all’imperatore Ottaviano Augusto, era considerato foriero di grandi mutamenti. La piena Estate, comunque, rimane un periodo da valutare attentamente: molti invitati potrebbero essere in vacanza.

 

 

Settembre: è un mese molto gettonato. Gli ospiti sono tornati dalle ferie, la baldoria ferragostana è ormai alle spalle, colori e luci virano già a un preludio autunnale. Secondo antiche superstizioni, sposarsi a Settembre favorirebbe la prosperità economica.

 

 

Ottobre: in Italia le temperature sono ancora miti. I colori sono caldi e avvolgenti, gli scenari autunnali esaltano lo spettacolo del foliage. La data del matrimonio, però, non dovrebbe allontanarsi troppo dai primi giorni del mese: Halloween incombe e il suo mood potrebbe impregnare di note grottesche la cerimonia.

Novembre: è il mese dedicato ai morti; possibilmente, da evitare.

 

 

Dicembre: un mese scelto da chi ama la magia del Natale e vuole portarla nelle sue nozze. Tra luminarie, riunioni familiari e neve che cade copiosamente, la suggestività è assicurata. E’ un periodo insolito per il matrimonio, ma può renderlo indimenticabile.

 

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Aurora

 

“O terra dalle piene impetuose, | dalle segrete energie primaverili, | qui sono stato alunno delle stelle | alunno dell’aurora.” 

(Sergej Aleksandrovič Esenin)

 

All’improvviso, il buio si dilegua. Nel cielo appare una nuova luce.  E il sole che sorge lo tinge di colori straordinari,  che spaziano dal rosa a squarci di un indaco onirico. Intanto, tutto è silenzio. L’aurora è fatta di attimi sospesi in cui l’atmosfera diventa quasi irreale. Rimane lo spettacolo del cielo, quello che accompagna il giorno che nasce: l’aurora è nuovo inizio, rinascita, speranza. Un sipario che si apre sull’oggi e consegna lo ieri al passato. C’è chi la ama, c’è chi la detesta. Io la amo perché è una promessa, un preludio a una continua evoluzione. E insegna che la natura è un susseguirsi di cicli inesorabili, dove al buio si avvicenda sempre la luce.

 

 

“Metrò”, una poesia di Titos Patrikios

 

Gli anni poi passeranno
masse di monti e pietra si frapporranno
tutto sarà dimenticato
come si dimentica il cibo quotidiano
che ci tiene in piedi.
Tutto, tranne quell’istante
in cui sul metrò affollato
ti aggrappasti al mio braccio.

(da “La resistenza dei fatti”, a cura di Nicola Crocetti. Crocetti Editore, 2007)

 

Tendenze gelati: un topping spettacolare

 

Qual è l’ultima tendenza in fatto di gelati? La risposta è semplice: il topping esagerato e spettacolare. Zuccherini colorati, biscotti, barrette di cioccolato, fiori edibili, foglie di menta, frutta fresca e chi più ne ha, più ne metta, torreggiano sia sulle coppe che sui coni. Qualcuno li definisce “instagrammabili”. Quel che è certo è che si tratta di gelati ad alto, altissimo tasso di golosità. Troppo calorici? Non lo si può negare. Ogni tanto, però, dalla dieta si può sgarrare.

 

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Il luogo: viaggio a Spello, il borgo umbro dei fiori

 

Se lo chiamano “il borgo dei fiori” un motivo c’è, e non è difficile scoprirlo: la caratteristica di Spello, comune umbro di 8.200 abitanti adagiato ai piedi del Monte Subasio, è il tripudio di fiori che riempiono i vicoletti del centro storico, decorando le finestre, le porte e i balconi. Situato a circa 12 km da Assisi, Spello è un piccolo gioiello dell’Appennino Umbro-Marchigiano. Sorse per merito degli Umbri prima di passare sotto il dominio dei romani; non è un caso che, tuttora, venga definito “Splendidissima Colonia Julia” in omaggio al nome che gli assegnò Giulio Cesare. Dopo un periodo glorioso, Spello fu devastato dai barbari e si riprese solo in età comunale, quando divenne libero Comune. Dal 1516 al 1648 appartenne alla nobile casata perugina dei Baglioni, alla quale Papa Leone X la concesse in feudo. Oggi, Hispellum (questo il suo nome latino) è un antico borgo dagli scorci incantevoli frequentatissimo da turisti di tutto il mondo.

 

 

Finestre, Balconi e Vicoli Fioriti

Conosciuta per la lavorazione del lino e per la suggestività, Spello è una delle punte di diamante dell’Associazione I Borghi Più Belli d’Italia e dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio, che riunisce i luoghi eccellenti della produzione dell’olio extravergine d’oliva. Tuttavia, la fama di questo pittoresco borgo umbro deriva soprattutto dai suoi fiori: passeggiando per le viuzze del centro storico, completamente edificato in pietra del Monte Subasio, è possibile ammirarli ovunque, e a profusione. Strabordano dai vasi in terracotta, si inerpicano sulle scalinate e le facciate delle case, attirando l’occhio in un vortice di colori e profumi inebrianti. Ma perchè questa esplosione floreale? Tutto è dovuto a una competizione locale, “Finestre, Balconi e Vicoli Fioriti”, arrivata alla sua XXII edizione. L’iniziativa, promossa dalla Pro Loco Spello in sinergia con il Comune di Spello, i dipartimenti di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’Università degli Studi di Perugia e le associazioni I Borghi Più Belli d’Italia, Infiorate di Spello e Cine Foto Amatori Hispellum, viene lanciata a Maggio per poi concludersi ad Agosto con la premiazione dei residenti che hanno realizzato gli allestimenti floreali più belli. L’obiettivo, come recita il sito della Pro Loco, è quello di incentivare e valorizzare gli aspetti estetici, ambientali e turistici della città, uno scopo a cui tutti gli spellani concorrono con un prorompente entusiasmo.

 

Foto: Jocelyn Erskine-Kellie, CC BY-SA 2.0 da Wikimedia Commons 

Grazie a questo progetto, Spello si tramuta ogni anno in un borgo dalla scenografia incantata: fiori e verde in ogni angolo delle sue viuzze medievali lastricate in ciottoli e pietra locale. E’ una sorta di perenne Primavera che cattura lo sguardo con il suo splendore.

Le infiorate del Corpus Domini

Ma un simile spettacolo a cielo aperto lo si ritrova anche in un’altra iniziativa, quella delle infiorate artistiche del Corpus Domini. Si tratta di una tradizione antica, risalente ai primi anni del 1900. Inizialmente consisteva nella creazione di un tappeto di fiori ininterrotto che coincideva con il percorso del Corpo di Cristo portato in processione, ma in anni più recenti si è imposta l’usanza di realizzare grandi “tappeti” singoli sparsi in diverse aree della città. Le infiorate sono dei veri e propri capolavori artistici composti da petali di fiori; vengono eseguite con una tecnica impeccabile che coniuga lo spunto religioso-filosofico alla grande perizia artigianale. A Spello, l’Associazione Infiorate di Spello se ne occupa dal 2002, organizzando parallelamente un concorso che premia i lavori più spettacolari.

 

Foto: Leinfioratedispello, CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons

Le infiorate sono allestite annualmente in concomitanza con la solennità del Corpus Domini. Quest’anno la manifestazione, denominata Notte dei Fiori, si svolgerà tra il 6 e il 7 Giugno. Realizzare l’opera sul suolo di ciottoli richiede un’abilità particolarmente spiccata;  il lavoro, inoltre, dev’essere terminato entro l’inizio della processione del Corpus Domini. Lo scenario è quello del centro storico, dove gli infioratori gareggiano rappresentando due diverse categorie: tappeti figurativi e tappeti geometrici. Esiste anche una sezione dedicata agli under anni 14, un’iniziativa che premia i giovanissimi intenzionati a perpetuare la tradizione. Le opere vengono valutate da una giuria composta da esperti nel campo dell’arte, della storia e della teologia. Sul podio salgono i tre gruppi che hanno allestito le infiorate migliori. Nel 2025, ad aggiudicarsi il trofeo Properzio è stato il gruppo Aisa, autore dell’infiorata dal titolo “Disarmare le parole”.

 

 

Alcuni must-see di Spello

E per il resto, cosa vedere a Spello? Ecco qualche spunto.

La cinta muraria romana

Le antiche mura di Spello sono le vestigia della dominazione romana. Costruite nel I secolo d.C., durante l’età augustea, circondano il borgo e si snodano all’incirca per 2 km. Bisogna sottolineare che, a quell’epoca, Hispellum si trovava in una posizione cruciale di passaggio e rivestiva un ruolo molto importante dal punto di vista commerciale. Le porte della città sono superbe: Porta Consolare vanta le origini più remote e si apre direttamente sulla via Flaminia, l’arteria strategica dell’Impero Romano che collegava Roma a Rimini. Porta Venere sorprende per le imponenti torri che si innalzano ai suoi lati. Porta Urbica, invece, era una via d’accesso alternativa. Ma il dettaglio più interessante è rappresentato dalle mura stesse: curiosamente, le case del centro storico ne incorporano diverse parti.

 

 

La Cappella Baglioni

Si trova nella collegiata di Santa Maria Maggiore, in pieno centro storico, ed è famosa perchè contiene una grande quantità di affreschi di Bernardino di Betto Betti detto Pinturicchio. Colpiscono l’uso del colore e la preziosità delle opere, dove è possibile ammirare la prospettiva lineare geometrica tipicamente rinascimentale.

La Pinacoteca Civica

E’ adiacente alla Chiesa di Santa Maria Maggiore. Qui vengono esposti numerosi dipinti, ma soprattutto affreschi risalenti al Medioevo che provengono da svariate chiese del territorio. Tra i loro autori risaltano nomi del calibro del Perugino, del Pinturicchio e di Andrea d’Assisi, che il Vasari considera uno degli allievi più validi del Perugino.

 

 

Il Belvedere della Posterula

Un punto panoramico imperdibile. Collocato nella parte superiore di Spello, è una sorta di terrazza affacciata sul “cuore verde d’Italia”. Da qui si possono ammirare la rigogliosità della natura circostante, gli sconfinati terreni coltivati a olivi, le immense vigne, e scorgere Montefalco e Assisi in lontananza.

La Villa dei Mosaici

E’ un suggestivo museo situato in zona Sant’Anna, all’esterno delle antiche mura. La sua storia è singolare: questa Villa strabiliante, risalente all’età augustea, venne scoperta casualmente mentre era in corso una serie di lavori pubblici. La Villa sfoggia pavimenti  interamente realizzati in mosaico, visitabili percorrendo speciali passerelle sopraelevate, e pareti cosparse di resti di affreschi e antichi stucchi. Ognuna delle dieci stanze presenta diversi motivi di pavimentazione: le composizioni in mosaico raffigurano figure geometriche, scene di flora e fauna (anche fantastica), dei cicli delle stagioni, del vino alla mescita. Proprio quest’ultima rappresentazione ha fatto presupporre che il proprietario della Villa dei Mosaici si dedicasse alla viticoltura e alla produzione del vino. Eh già, perchè a chi appartenesse la Villa è tuttora un mistero. Quel che è certo è che, considerando la sua maestosità, vi risiedesse la famiglia di un uomo potente e facoltoso.

 

 

Una parentesi dedicata al gusto

Il labirinto di vicoletti offre anche la possibilità di scoprire le tipicità culinarie del borgo dei fiori. Nelle viuzze e sulle piazzette si apre un gran numero di botteghe, locali e ristoranti che propongono varie delizie gastronomiche locali: in primis la bruschetta, preparata con l’aglio e con il pregiato olio extravergine di oliva di Spello. Il tartufo nero è un’altra specialità umbra: decretato Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) è stato definito, non a caso, il “diamante nero della cucina”. Per chi preferisce i cibi dolci, ecco il miele millefiori. I vini, invece, includono il tradizionale Grechetto, un vitigno autoctono umbro, alternato al Merlot e al Sangiovese.

 

Foto: User: (WT-shared) Davidx di wts wikivoyage, CC BY-SA 4.0 , da Wikimedia Commons

Foto: Jocelyn Erskine-Kellie, CC BY-SA 2.0 , da Wikimedia Commons

Foto: Jocelyn Erskine-Kellie from London, UK, CC BY-SA 2.0 , da Wikimedia Commons

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Il ritorno del foulard, grande protagonista della Primavera Estate 2026

 

E’ l’accessorio-tormentone della Primavera Estate 2026, il protagonista di qualsiasi look: il foulard fa il suo ritorno in grande stile, combinando suggestioni rétro con un eclettismo del tutto contemporaneo. Abbraccia le fantasie più disparate; si porta annodato alla nuca o sotto il mento, senza tralasciare di esibirlo attorno al collo a mò di sciarpa leggera. Il suo punto di forza? Può essere indossato h 24, sia con i basic della quotidianità che con l’abito da sera. Sceglietelo per ispirarvi a una diva anni ’60 (il foulard era adorato da star come Grace Kelly, Sophia Loren, Elizabeth Taylor e Audrey Hepburn) e vi stuzzica l’idea di aggiornarne lo stile al mood del terzo millennio.

 

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Le Frasi

 

“Tutti circondati di mostri e di dèi, non si conosce la calma. Dei gesti compiuti in quegli anni, quasi non ve n’è uno che più tardi non vorremmo sopprimere, mentre ciò che invece dovremmo rimpiangere è di non possedere più la spontaneità che ce li faceva compiere. Più tardi si vedono le cose in modo più pratico, pienamente conforme a quello del resto della società, ma l’adolescenza è il solo tempo in cui si sia imparato qualcosa.”

(Marcel Proust)

 

La ciliegia: ritratti still life dedicati al frutto-simbolo di Maggio

 

Di Maggio, ciliegie per assaggio

(proverbio italiano)

 

Se dovessimo simbolizzare il mese di Maggio con un frutto, sarebbe la ciliegia. Non tutte le ciliegie maturano a Maggio, solo alcune varietà. Eppure, essendo il frutto più goloso della transizione tra Primavera e Estate, sono diventate immediatamente “iconiche”; tantevvero che i dardi fioriferi del ciliegio, ovvero le gemme da cui nasce il frutto, sono comunemente chiamati “mazzetti di Maggio”. Succose e povere di calorie (100 grammi ne contengono circa 40), le ciliegie sono apprezzate sin dalla notte dei tempi. Si dice che gli antichi romani se ne cibassero in guerra, spargendo i noccioli in ogni luogo per favorire la loro diffusione. Anche il nome del frutto ha origini remote: proviene dal latino volgare ceresia, derivante dal greco κέρασος (kérasos) che, a sua volta, prendeva il nome da Cerasunte, una città dell’attuale Turchia. Secondo una leggenda, la ciliegia era il frutto-simbolo di Afrodite, dea greca dell’amore, della bellezza e della fertilità. Ed è proprio la Turchia il paese dove oggi vengono prodotte più ciliegie: oltre 500.000 tonnellate l’anno. Se volete approfondire le proprietà e le curiosità su questo frutto, cliccate qui. Se invece siete interessati a una rappresentazione artistica della ciliegia, guardate la gallery che ho pensato di dedicarle: un omaggio alle ciliegie in modalità still life, natura morta, per esaltare il contrasto tra la solarità del frutto-ponte tra Primavera e Estate e un’ambientazione essenziale, vagamente oscura e molto raffinata.

 

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L’arte topiaria: quando il giardino diventa scultura

 

Oggi ritorniamo in mezzo al verde, per la precisione in un giardino dal sapore antico. E lo facciamo per ammirare un tipo d’arte che coinvolge le piante e la loro forma: quest’ultima viene modellata, plasmata con estrema accuratezza, resa perfettamente geometrica. E’ così che l’albero, l’arbusto e la siepe diventano vere e proprie sculture ornamentali che donano un aspetto magico a qualsiasi giardino. Ma perchè ho detto “dal sapore antico”? Il motivo è ben preciso: l’arte topiaria, questo il suo nome, risale infatti nientemeno che ai tempi dell’antica Roma. Non è un caso che  “topiarius”, in latino, significhi “giardiniere”. L’arte topiaria riguarda una potatura specifica delle piante finalizzata a conferir loro una forma particolare, rigorosamente geometrica, che può rappresentare pattern architettonici o figure come persone e animali. Questo tipo di arte “green” si diffuse soprattutto durante la dinastia dei Flavi, ossia dal 69 al 96 d.C. Per plasmare le piante,  le si vincola a speciali strutture metalliche durante la loro crescita: in questo modo, si ottiene a poco a poco la forma desiderata. Naturalmente, il lavoro di potatura è molto importante per definirne l’aspetto; si dovrà intervenire di frequente per far sì che mantenga una geometria perfetta.

 

 

L’arte topiaria non restò circoscritta all’epoca latina; tra il 1500 e il 1700 fu utilizzatissima. Ne ritroviamo le tracce nei tipici giardini del Rinascimento italiano, dove la pianta acquisì un ruolo di centralità rispetto alla bellezza dei parchi. Per esaltare gli spazi verdi, il valore artistico assunto dalle siepi e dagli alberi divenne fondamentale: le piante “scolpite” sorprendevano il visitatore, lo riempivano di ammirazione e meraviglia. Ad essere tramutati in sculture erano in particolare i sempreverdi con foglie piccole e a crescita lenta: l’alloro, il bosso, il tasso, il cipresso…ciò permetteva di mantenere la forma a lungo senza necessitare di una continua potatura. L’arte topiaria veniva applicata a un gran numero di piante affinchè il giardino risultasse maestoso il più possibile. Oggi, invece, tende a concentrarsi su pochi esemplari per donare un tocco di unicità allo spazio verde. Una cosa è certa: in entrambi i casi, il forte impatto visivo è assicurato.

 

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