Il bob, versatile e sempre protagonista

 

Il bob, tra i tagli di capelli di tendenza, rimane un protagonista indiscusso. Anche per l’inverno 2026. Il suo punto di forza? La versatilità: si accorcia al massimo, si allunga, acquista volume, adotta scalature che lo valorizzano e si declina in diverse texture, dal liscio al riccio passando per il mosso. La frangia non è un optional, se dona al viso si rivela un must; altrimenti, via libera al bob con la riga in mezzo o laterale. E voi, che tipo di bob scegliete?

 

Foto via Pexels

 

10 motivi per amare l’inverno

 

“Nel tempo della semina impara, in quello del raccolto insegna, d’inverno godi.”

(William Blake)

L’inverno è una stagione controversa: c’è chi lo ama, c’è chi lo odia. La maggior parte delle persone, forse, spera solo che passi in fretta e arrivi presto la primavera. In inverno fa freddo, l’influenza mette ko, la neve rende scomoda la circolazione, la pioggia e il vento costringono a noiose serate passate tra le mura domestiche. E poi, vogliamo aggiungere come bisogna imbacuccarsi per affrontare una giornata di gelo? Ci sono le vacanze sulla neve, certo, ma non tutti possono permettersele. Per non parlare del buio che cala così presto, azzerando il buonumore. Eppure, molte persone l’inverno lo amano, lo attendono, lo rimpiangono quando le temperature sfiorano i 50 gradi. Io, devo ammetterlo, appartengo a questo secondo gruppo. Celebro il Solstizio d’Inverno, adoro la neve, le luci del Natale e i fiabeschi paesaggi dell’Europa del Nord. Ma per quali motivi bisognerebbe amare l’inverno?, si chiederà qualcuno. Ve ne elenco dieci e vi spiego il mio punto di vista.

 

1. Riscoprire il piacere del comfort domestico

Quando il freddo è intenso, è un piacere godere del comfort che ci offre la nostra tana. I ritmi si allentano, il relax diventa prioritario. Il tepore domestico crea un piacevole contrasto con il gelo esterno, tramutando la casa in un rifugio accogliente. Candele accese e profumi di spezie celebrano la tipica atmosfera invernale, il divano diventa un nido in cui rannicchiarsi per guardare un buon film. A casa, in inverno, ci si può dedicare a molteplici attività rilassanti: cucinare piatti gustosi, leggere, preparare dolci, sorseggiare una cioccolata calda o consumare una zuppa che nutre il corpo e riscalda l’anima.

 

2. Lasciarsi emozionare dalla magia della neve

La neve è pura magia: trasforma i paesaggi in scenari incantati, fiabeschi, onirici. Attutisce i rumori permettendoci di apprezzare il fascino di un silenzio ovattato.

 

3. Rilassarsi davanti al caminetto acceso

Tornando al discorso del comfort domestico (vedi punto 1), un caminetto acceso proprio non può mancare. Davanti al camino ci si riscalda, ma non solo: ci si ritrova tutti insieme, si condividono storie o racconti, si sorseggia un buon bicchiere di vin brulè. Anticamente, il camino era il nucleo attorno al quale ruotava l’intera dimora. Oggi, è stato scoperto che il crepitio del focolare è rilassante, predispone al buon umore e favorisce il relax.

 

4. Rimanere incantati davanti al fascino degli antichi lampioni

D’inverno ci sono i lampioni più belli di sempre. Si accendono presto e hanno dita di luce nel buio”, recita un aforisma di Fabrizio Caramagna. Ed è proprio così: al crepuscolo, quando nevica, gli antichi lampioni rievocano atmosfere d’altri tempi e donano alle città magici accenti di fiaba.

 

5. Unire stile e funzionalità per combattere il freddo

Dal caldo è difficile difendersi, dal freddo si può: basta coprirsi il più possibile. E perchè non sbizzarrirsi nell’adottare look stratificati, o modaioli allo stato puro, dalle potenti virtù anti gelo?

 

6. Essere consapevoli che, soprattutto a Dicembre, la magia è dietro l’angolo

L’inverno è la stagione del Natale: luci e luminarie, fiabe e leggende, mercatini e dolci tipici la fanno da padrone. E’ il periodo più incantato e incantevole dell’anno, non lo si può negare.

 

7. Adorare l’incanto fiabesco della brina

La natura, in inverno, ci regala uno spettacolo unico e imperdibile: la brina che all’alba ricopre l’erba, le piante e i rami di una patina sfavillante di cristalli di ghiaccio. Gli elementi del paesaggio vengono impreziositi da una guaina aghiforme a metà tra l’argento e il bianco candido, trasportandoci subito in un regno di fiaba.

 

8. Riconnettersi con la natura

La neve offre la possibilità di praticare innumerevoli attività a contatto con la natura: passeggiate, ciaspole, nordic walk (camminate con appositi bastoncini), sci di fondo o da discesa, slittino e molte altre ancora. Ma si può semplicemente fare quattro passi nei sentieri innevati e, magari, preparare un bel pupazzo di neve. Anche nel giardino della propria casa.

 

9. Accendere tante luci nel buio

L’inverno è il regno del buio, perchè il buio arriva presto e prevale sulle ore di luce. Ma è anche il periodo in cui risplende una miriade di luci: pensate a quelle del Natale, o anche solo alle lucette che decorano i negozi, i locali e le abitazioni. Le lucette che scintillano rendono familiare, accogliente e fatato qualsiasi ambiente, annullando le cupezze che si associano all’oscurità.

 

10. Riaprire il libro delle fiabe

Quale stagione migliore dell’inverno, per dedicarsi alla lettura di un libro di fiabe o leggende tipicamente invernali? L’incanto cristallino dei mesi freddi è un invito a immergerci nei racconti fantastici, magari mentre siamo raggomitolati davanti al focolare. Un piacere legittimo, qualunque sia la nostra età.

Foto via Pexels e Unsplash, illustrazione via Pixabay

 

Black & White

 

Bianco versus nero, nero versus bianco: i due colori, protagonisti della leggenda più nota dei giorni della merla (rileggila qui), si fronteggiano e si sfidano in un duello senza esclusione di colpi. Vincerà il nero, elegante, misterioso e vagamente couture, oppure il bianco, etereo, impalpabile e intriso di suggestioni bridal? A voi la scelta.

 

Foto via Pexels e Unsplash

 

Ogni uomo dovrebbe danzare

 

” Sono qui, ma io danzo con la mente, volo oltre le mie parole ed il mio dolore. Io danzo il mio essere con la ricchezza che so di avere e che mi seguirà ovunque: quella di aver dato a me stesso la possibilità di esistere al di sopra della fatica e di aver imparato che se si prova stanchezza e fatica ballando, e se ci si siede per lo sforzo, se compatiamo i nostri piedi sanguinanti, se rincorriamo solo la meta e non comprendiamo il pieno ed unico piacere di muoverci, non comprendiamo la profonda essenza della vita, dove il significato è nel suo divenire e non nell’apparire. Ogni uomo dovrebbe danzare, per tutta la vita. Non essere ballerino, ma danzare.”

(Rudolf Nureyev, da “Lettera alla danza”, 1992)

 

Foto di Allan Warren, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons

 

La perla, “gioiello vivo” dal fascino senza tempo

 

Le perle sono frutto del mistero e dell’avventura: chi segue la carriera di una perla raccoglie tanto materiale da trarne cento favole.
(Karen Blixen)

 

Esiste una gemma che non passa mai di moda: è un gioiello senza tempo, elegante, versatile affascinante. Ma è soprattutto un gioiello “vivo”, perchè prende vita dall’ostrica; quindi, da un organismo vivente. Sto parlando della perla, la cui unicità la rende preziosa e ricercata sin da tempi immemorabili. Le perle hanno diverse forme: a quella sferica, indubbiamente la più nota, si affiancano strutture irregolari (dette barocche), ovali, a goccia. Tuttavia, non esiste una perla uguale a un’altra. Anche i colori differiscono: il classico bianco si alterna al crema, al melanzana, al grigio, al rosa e al nero. Un esempio di perla nera è la perla di Tahiti, proveniente dalla Polinesia francese e venduta a prezzi esorbitanti. Le perle vengono suddivise in categorie che indicano la loro provenienza: le perle d’acqua dolce, originate da un mollusco chiamato cozza perlata, sono rintracciabili nei fondali di laghi, stagni e fiumi; le perle d’acqua salata, prodotte dalle ostriche, privilegiano l’immensità degli oceani e dei mari, ma le si trova anche nelle lagune.  Altre distinzioni riguardano la tipologia delle perle, che possono essere naturali o coltivate (le pregiatissime perle Akoya, quelle di Tahiti e le South Sea sono tutte d’acqua salata e vengono coltivate, rispettivamente, nelle acque del Giappone, in Polinesia e nei Mari del Sud). La valutazione viene fatta in base alla lucentezza, il requisito principale; la superficie dev’essere “specchiata” e riflettere la luce in modo intenso. Non meno importanti risultano la forma della perla, meglio se sferica, priva di imperfezioni, e il colore, preferibilmente uniforme e cangiante. Le perle di grandi dimensioni sono considerate di maggior valore. La perla, insomma, è il gioiello perfetto, ideale per le occasioni formali e informali: si abbina all’abito da sposa e ai look più disparati con la stessa naturalezza.

 

Foto via Pexels e Unsplash

 

I baranki, le tradizionali ciambelle russe simbolo del Sole

 

Vi ricordate della foto qui sotto? Una decina di giorni fa, l’ho pubblicata su MyVALIUM per illustrare l’articolo che vi linko qui. E siccome il mio blog è anche fatto di rimandi e associazioni, oggi parlerò delle ciambelle che vedete in quell’immagine. Che cosa sono, come si chiamano? Si tratta dei tipici baranki russi, anelli di pane dalla consistenza dura e croccante che nascondono un cuore morbido. Vengono consumati in sostituzione del pane o rappresentano un goloso spuntino da abbinare al tè o al caffè. La loro storia è molto affascinante; adesso scopriremo il perchè.

 

 

Un simbolo del Sole

Nel XVII secolo, in Russia, i prodotti da forno dalla forma arrotondata venivano considerati un simbolo del Sole: così li descrivevano le leggende di origine pagana. Per questo motivo, comporre ghirlande di baranki per decorare la propria casa rappresentava un gesto di buon auspicio e foriero di prosperità. Il Sole, supremo emblema di  fertilità e rinascita, era associato alla ricchezza. Una dimora ornata di baranki, dunque, avrebbe avuto il potere di attrarre opulenza e buona sorte. Dal XVIII al XIX secolo, si cominciò a utilizzare le ghirlande di baranki come veri e propri monili: i venditori ambulanti russi li esibivano a mò di lunghe collane.

 

 

Le origini

La caratteristica principale dei baranki, innanzitutto, è relativa alla preparazione. Dopo una lunga lievitazione, vengono bolliti; soltanto dopo la successiva essiccatura si passa alla cottura in forno. Una curiosità: questo procedimento risultava talmente complesso da richiedere l’intervento di una persona esperta, il baranochnik, in quanto il panettiere non sempre era in grado di svolgerlo correttamente. Riguardo al nome baranki, gli studiosi hanno rinvenuto due possibili derivazioni. La prima lo riconduce al verbo slavo “obvariti”, in italiano “sbollentare”, la seconda lo associa al sostantivo “baran”, in italiano “montone”, facendo leva su una presunta somiglianza delle ciambelle russe con il corno del maschio della pecora. Oggi diffusissimi in Russia, Bielorussia e Ucraina, i baranki vantano un preciso luogo di nascita: secondo i ricercatori sarebbe collocato a Smorgon, in Bielorussia, una città divenuta celebre per l’addestramento degli orsi.

 

 

I prodotti simili:  suški e bubliki. Come distinguerli dai baranki?

In Russia, però, esistono alcuni prodotti da forno che, a un occhio poco esperto, potrebbero risultare indistinguibili dai baranki. I dettagli che li accomunano a questi ultimi sono la forma ad anello, la superficie lucida, la consistenza dura ma molto soffice all’interno. Di quali prodotti si tratta?Essenzialmente sono due:

I suški: dai baranki li differenziano le dimensioni, molto più piccole. Oppure, se le dimensioni sono rilevanti, la forma dei  suški è ovoidale. Qualcuno paragona la prima versione ai taralli pugliesi.

I bubliki: i baranki possono essere consumati fino ad oltre un mese dall’acquisto, mentre i bubliki vanno gustati al momento. La differenza tra i due, dunque, risiede nei tempi di conservazione.

 

 

Nella foto qui sotto, invece, insieme ai baranki potete ammirare un tipico dolce russo: le vatrushki, deliziose focaccine alla ricotta.

 

 

Abbiamo esaminato le differenze tra i baranki, i suški e i bubliki, ma è tassativo citare un dettaglio che li accomuna: la loro superficie lucente può essere impreziosita da semi di sesamo, papavero o cumino, oppure spalmata di senape, burrovaniglia e delizie varie. Lo scopo? Renderli ancora più golosi. Per scoprire la ricetta dei baranki, cliccate qui.

 

 

Citati nella letteratura russa

Nei loro libri, dei baranki hanno parlato autori del calibro di Aleksandr Sergeevič Puškin e Aleksandr Nikolaevič Radiščev. Molto tempo fa, questi caratteristici prodotti da forno venivano preparati esclusivamente in casa e le ricette erano molteplici, poichè ogni famiglia ne elaborava una. Attualmente, invece, sono acquistabili anche nei supermercati e nelle botteghe di alimentari. Un buon motivo per assaggiarli, oltre a quelli già elencati? I baranki sono sani, del tutto privi di grassi, e contengono zucchero in quantità minima. Vale proprio la pena di farne incetta.

 

 

Foto via Pexels

 

“Tramonto”, una poesia di Antonia Pozzi

 

Fili neri di pioppi –
fili neri di nubi
sul cielo rosso –
e questa prima erba
libera dalla neve
chiara
che fa pensare alla primavera
e guardare
se ad una svolta
nascano le primule –
Ma il ghiaccio inazzurra i sentieri –
la nebbia addormenta i fossati –
un lento pallore devasta
i colori del cielo –
Scende la notte –
nessun fiore è nato –
è inverno – anima –
è inverno.

(da “Parole”, Mondadori, 1939)