
Anche se non fa parte dei colori dello spettro il marrone, è presente fenomenicamente, sta tra il giallo e il rosso, ma va in un’altra direzione, una direzione che oscura il giallo, lo «materializza», lo rende un vero e proprio colore che ha un’autonoma energia luminosa, lo rende il più caldo dei colori, come velato e racchiuso in sé, in una statica condizione di sicurezza e di riparo: è il colore delle vesti dei monaci, della Madre terra, del legno percorso dalla linfa, delle gemme che proteggono il fiore.
(Hedwig Conrad-Martius)
Marrone è il colore di Settembre, dell’autunno che è appena arrivato. Marroni sono la terra, gli alberi spogli, le foglie che si preparano a cadere. E’ un colore considerato essenziale, “povero”, forse anche perché associato alla veste dei francescani e ai valori di Francesco d’Assisi. Eppure, il marrone è una tonalità più “ricca” di quanto non sembri: è caldo, avvolgente, rimanda al mondo naturale. Senza dubbio, suscita opinioni controverse. Se per alcuni è riposante, poco vivido ma autentico, riferito ad elementi concreti, per altri è un colore cupo e monotono, quasi deprimente. Il marrone si ottiene da una miscela di rosso, giallo e blu. La prevalenza di uno di questi tre colori sugli altri origina le sue sfumature: se a predominare è il blu, avremo un marrone scuro e freddo; se invece predominano il rosso o il giallo, la gradazione sarà calda e tendente al ruggine oppure all’ocra. I suoi detrattori lo associano allo sporco, al torbido: il fango è marrone, così come le deiezioni. Chi lo ama, invece, lo ricollega alla semplicità ma anche alla creazione, a tutto ciò che si può plasmare con le mani: pensate ai vasi o agli oggetti di terracotta. Il marrone è goloso, evoca la cioccolata fondente e un buon caffé, una delle bevande preferite dagli italiani.

La storia e la simbologia nel mondo
Il suo nome deriva da una varietà pregiata di castagne, i marroni, e si impone nel 1700. In natura, il marrone è ampiamente presente: è il colore dei tronchi e dei rami degli alberi, della terra, delle rocce e dei minerali, soprattutto quelli argillosi, e del pelo di svariati animali, che riescono a mimetizzarsi con il sottobosco. Nel Medioevo veniva ricavato da alberi quali il noce, l’ontano, il nocciolo, l’acacia catechu…La sua sobrietà ha fatto sì che venisse adottato da più di un ordine religioso: oltre ai francescani, anche i carmelitani vestono di marrone, il colore del loro scapolare e della loro tonica. Il marrone rappresenta la rinuncia, il distacco da tutto ciò che è materiale. Nella Divina Commedia, Dante descrive come marroni i fumi e la roccia che arde nel Canto XV dell’Inferno, mentre nel Canto III persino l’aria infernale e l’acqua dell’Acheronte (il fiume che conduce all’Oltretomba) sono “bruni”. L’arte antica, non di rado, raffigurava il demonio utilizzando tonalità terrose, poiché i teologi del V secolo d.C. ipotizzavano che il suo corpo fosse composto da una massa d’aria “scura”. Nel mondo, il marrone possiede una valenza eterogenea: se per gli etiopi è il colore del lutto, i cinesi lo riconducono al concetto di passato e i giapponesi a quello di solidità.

Il significato
Il marrone, in sintesi, è il colore che meglio simboleggia la forza, l’autenticità, l’eleganza discreta, la sobrietà. Risulta rassicurante, ha un effetto distensivo sul sistema nervoso. Lo sceglie chi non teme il giudizio degli altri e tende all’introspezione, evidenziando una forte consapevolezza dei propri desideri, pensieri, emozioni e stati d’animo. Il marrone è tutto fuorché un colore energico o vivace, ma rimanda a ciò che è genuino e duraturo: non è un caso che si ricolleghi alla natura e al suo eterno, meraviglioso ciclo di assopimento e di rinascita.

















Foto via Unsplash



















































































































































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