Il viandante

 

“Puerto de Pollensa. Illa d’Or. Le case riposavano quiete nell’aria immobile, ciascuna avvolta in un delicato velo di fumo. Il viandante annega nella loro sfera come in anelli d’incenso, poiché il legno odoroso del pino montano alimenta la fiamma dei focolari. Il piacere che si prova in queste passeggiate solitarie è dovuto certamente anche al fatto che chi le compie omnia sua secum portat, come voleva il filosofo Biante. La nostra coscienza ci accompagna come uno specchio sferico, o meglio come un’aura il cui centro siamo noi. Le belle immagini penetrano in quest’aura e in essa subiscono un mutamento atmosferico. Così, noi passiamo oltre un cielo di segni come sotto aurore boreali e arcobaleni. Questo squisito sposalizio con il mondo, seguito da un nobile evento di riproduzione, fa parte dei supremi piaceri a noi destinati. La terra è la nostra eterna madre e donna, e come ogni donna fa, anch’essa dona qualcosa alla nostra ricchezza.” 

(Ernst Jünger, da “Percorsi balearici”)

Moda d’Autunno

 

Le contaminazioni, nella moda d’Autunno, imperano. Tartan, plissé e fantasie floreali si mixano con cappotti, parka, stivali da pioggia e giacche trench. I materiali? Il denim, la pelle, il morbido cashmere, ma anche la lana e il raso. Mentre a colori neutri come il panna, il tortora, il marrone e il beige si affiancano turbinii di magenta e di giallo segnaletico.

 

Foto: Roberta Sant’Anna via Unsplash

 

Settembre, mese di vendemmia: i proverbi dedicati al vino

 

Cosa rappresentava, il vino, nella cultura agreste? Non solo una bevanda, bensì un cardine attorno al quale ruotavano le tradizioni, il lavoro agricolo, l’attaccamento al territorio e l’identità stessa di un determinato luogo. Il vino era uno dei più preziosi doni della terra, in grado di inebriare e quindi di sconfiggere il dolore e tutto ciò che “ingabbiava” la mente. Il vino incarnava la gioia, la vita, la condivisione…Scandendo, attraverso rituali come la vendemmia, i ritmi e i cicli stagionali. Il vino era sapere, continuità, cultura: la conoscenza delle uve, delle caratteristiche dei vitigni, il rispetto per la loro evoluzione naturale, costituivano un aspetto fondamentale della vita contadina. In un simile contesto, non potevano mancare i proverbi dedicati al vino. E vi assicuro che ne esiste un gran numero, sicuramente superiore rispetto a quello che il popolo rurale riservava ai mesi dell’anno! Ne ho selezionati alcuni e ve li presento in questo post.

 

 

Amicizia stretta dal vino non dura da sera a mattino.

 

 

Il vino non è buono se non rallegra l’uomo.

 

 

Buon vino fa buon sangue.

 

 

Quando il vino rende lieti, se ne fuggono i segreti.

 

 

Pane fa panza, vino fa danza.

 

 

A San Martino, apri la botte e assaggia il vino.

 

 

Buon fuoco e buon vino, scaldano il mio camino.

 

 

Chi beve vino prima della minestra vede il medico dalla finestra.

 

 

Buon vino, tavola lunga.

 

 

Chi ha pane e vino, sta meglio del suo vicino.

 

 

Chi vendemmia troppo presto, svina debol e tutto agresto.

 

 

Chi ha buon vino in casa, ha sempre i fiaschi alla porta.

 

 

L’acqua fa male e il vino fa cantare.

 

 

Pane finché dura, ma il vino a misura.

 

 

L’uomo si riconosce in tre maniere: in collera, alla borsa e al bicchiere.

 

Foto via Unsplash

 

Make up daily

 

Scatti sparsi della make up routine targata Autunno 2025: colori intensi ispirati alla natura, una luminosità che rimanda alle giornate di tiepido soleflash “fumosi” associati alla scala di grigi di stagione. Per cominciare l’Autunno in bellezza e con un nuovo sprint.

 

Foto via Unsplash

 

Iperborea: viaggi di carta tra il Nord e il mondo

 

Ci sono editori che pubblicano libri, e altri che costruiscono geografie interiori. Iperborea appartiene a questa seconda categoria: è una casa editrice indipendente che, dal 1987, ha scelto di portare in Italia la voce del Nord Europa, e poi di espandere il proprio sguardo fino a toccare il mondo intero. Fondata a Milano da Emilia Lodigiani, Iperborea ha iniziato il suo cammino esplorando le letterature scandinave, baltiche, islandesi, nederlandesi e tedesche con una cura editoriale che ha sempre privilegiato la qualità, la profondità e la bellezza. I suoi libri, alti e snelli come alberi nordici, sono diventati riconoscibili per forma e contenuto: un’estetica che invita alla lentezza, alla contemplazione, alla scoperta. Il nome della casa editrice, d’altronde, è tutto un programma. Iperborea era una leggendaria terra della mitologia greca; una terra lontana, idilliaca, situata molto più a Nord dell’Ellade eppure assolata sei mesi su dodici.  Del popolo che la abitava, gli Iperborei, dissertatono storici, poeti e filosofi del calibro di Ecateo, Esiodo, Pindaro e Erodoto, che descrivendo Iperborea magnificò le piume che volteggiavano nella sua atmosfera.

 

 

Ma torniamo alla casa editrice milanese. Gli Iperborei, la sua collana storica, raccoglie autori classici e premi Nobel, ma anche voci contemporanee che raccontano il presente con sguardo lucido e poetico. Dal 2017, i Miniborei portano queste atmosfere ai lettori più giovani, con storie e illustrazioni che parlano di neve, sogni e creature gentili. Le strisce dei Mumin di Tove Jansson, con la loro tenerezza filosofica, completano questa proposta per l’infanzia.

 

 

Iperborea, però, non si è fermata al Nord. Con il tempo ha aperto le sue pagine a tutto il mondo: oggi pubblica libri che raccontano la Cina, la Spagna, il Brasile, la Francia, il Tibet… sempre con lo stesso desiderio di ascoltare, comprendere, narrare. The Passenger, nato nel 2018, è un libro-magazine che raccoglie reportage, saggi e inchieste letterarie su paesi, città e culture. Tradotto in più lingue e distribuito globalmente, è diventato un atlante umano del nostro tempo.

 

 

Dal 2021, in collaborazione con Il Post, è nata la serie COSE Spiegate bene, che approfondisce temi di attualità con una serie di infografiche, articoli e illustrazioni accattivanti. Nel 2023 è apparsa L’Integrale, una rivista-libro che, dedicandosi al mondo del cibo e della cultura enogastronomica, intreccia giornalismo e letteratura. Nello stesso anno è stata fondata anche la collana I Corvi, focalizzata sulla saggistica narrativa: uno spazio per pensare, interrogarsi, viaggiare con la mente. E poi c’è I Boreali, il festival che dal 2015 porta la cultura nordica in Italia, con eventi, incontri, letture e momenti di condivisione. Un’occasione per vivere dal vivo ciò che i libri suggeriscono: il dialogo tra mondi, la bellezza delle differenze, la forza delle storie.

 

 

Come lettrice, mi sono spesso ritrovata tra le pagine di Iperborea. Alcuni libri mi hanno fatto riflettere sul senso dell’identità, altri mi hanno accompagnato nei giorni di vacanza, altri ancora mi hanno fatto viaggiare in tutto il mondo senza muovermi da casa. Ogni titolo è stato un compagno, un paesaggio, una voce. Proprio per questo penso che scrivere di Iperborea è come scrivere di un’amicizia: una relazione fatta di ascolto, stupore e riconoscenza. Tra le tante letture che mi hanno accompagnata, alcuni titoli brillano ancora nel mio cuore. Non serve commentarli tutti: basta nominarli, e già evocano paesaggi, emozioni, stagioni interiori.

 

 

Grazie a Iperborea ho viaggiato “Verso Santiago” insieme a Cees Nooteboom, esplorando la Spagna più profonda e autentica in un pellegrinaggio tra sogni, rovine e paesaggi che diventano luoghi dell’anima, ma ho anche conosciuto la “Pioggia rossa” del Sahara che cade sull’isola di Minorca. Ho conosciuto Selma Lagerlöf, la prima donna Premio Nobel della storia (che vinse nel 1909 per la Letteratura), e i suoi racconti natalizi preziosi come cristalli di neve: fiabe nordiche che scaldano il cuore e accendono la fede nei piccoli miracoli. Ho letto “Le Mille e una Notte” riscritto da Kader Abdolah, addentrandomi nei labirinti incantati in cui si muovono califfi, schiave, affascinanti principesse, jinn e visir. Mi sono lasciata ammaliare dall’isoletta finlandese che Tove Jansson descrive ne “Il libro dell’estate”, dove una nonna e una bambina, tra silenzi e tempeste, imbastiscono il dialogo più vero sulla vita e il lasciarsi andare. Ho letto antiche fiabe danesi, finlandesi e della terra dei sami con il cuore pieno di meraviglia. Ho esplorato la Cina della rivoluzione culturale che Tania Branigan, nel suo “Memoria Rossa”, fa rivivere attraverso una serie di testimonianze. Ma sulle ali di Iperborea ho anche avuto l’opportunità di vagare tra le stelle, la magnificenza del cosmo e le contraddizioni umane: “La commedia cosmica” di Frank Westerman mi ha fatto sentire piccola e infinita al tempo stesso.

 

 

Tra le pagine di Iperborea ho trovato stagioni, stelle, fiabe e domande: ogni libro è stato un passo di uno splendido viaggio.

Foto via Unsplash

Equinozio d’Autunno: arriva la nuova stagione e porta con sé l’aurora boreale

 

“L’equinozio.
in questo tempo sacro della terra,
notte e giorno in equilibrio
– maschile e femminile – intrecciano i loro principi e le loro forze.
Bisognerebbe vivere questo momento con la gratitudine di chi lascia andare le cose che ha vissuto e lo stupore di chi sta per raccogliere qualcosa di nuovo.”

(Fabrizio Caramagna)

 

Buon Equinozio d’Autunno a tutti/e voi. Stasera, alle 20.19, l’Autunno astronomico farà il suo ingresso ufficiale. “Equinozio”, dal latino “aequa nox”, è un termine indicativo: oggi le ore di luce e quelle di buio avranno un’ uguale durata, 12 ore, Nell’ emisfero boreale (il nostro) il giorno comincia ad essere sempre più breve, decretando il progressivo trionfo della notte. Nel periodo del secondo raccolto, dell’inizio del semestre oscuro, è auspicabile riflettere sui risultati che abbiamo raggiunto finora e dedicarci a nuovi progetti, abbandonando tutto ciò che è “vecchio” e non ha portato frutti. L’Autunno inaugura una fase introspettiva che favorisce l’a tu per tu con noi stessi, l’esplorazione interiore: un raccoglimento che conduce alla rinascita poichè ci invita a guardare al futuro con fiducia, con una nuova consapevolezza delle nostre risorse e dei nostri limiti. E’ il tempo dell’intimità familiare e casalinga: riscopriamo il piacere di accendere il camino, di arrostire le castagne sul fuoco, di stappare il primo vino della nuova annata, di riunirci a cena per degustare cibi ricchi di un’incredibile varietà di sapori. Per festeggiare l’Equinozio d’Autunno, stasera, utilizzate un corredo da tavola in tonalità autunnali e adornate la stanza dei doni che in questo periodo ci offre la natura: frutta secca, castagne, granturco, melagrane, pigne, grappoli d’uva, foglie appena cadute dai rami…Accendete candele in colori che esplorino tutte le sfumature dell’ambra e consumate alimenti rigorosamente di stagione. Brindate con del buon vino, non dimenticando di programmare attività che coniughino il fitness con il benessere interiore: un corso di yoga, jogging e passeggiate nel bosco o comunque a stretto contatto con la natura.

 

 

L’aurora boreale

E’ anche importante sapere che l’Equinozio d’Autunno, quest’anno, si accinge a regalarci lo spettacolare fenomeno dell’aurora boreale. Il cosiddetto effetto Russel-MacPherron prevede, infatti, che l’allineamento del campo magnetico interplanetario del Sole con quello dell’asse terrestre permetta a un’enorme quantità di particelle del vento solare di introdursi nella nostra magnetosfera. L’intensificazione dell’attività geomagnetica favorisce eventi come quello delle aurore boreali a basse latitudini; sono l’ossigeno e l’azoto, “bombardati” dalle particelle solari, a restituirci cromie straordinarie quali il viola, il rosso e il verde. Non perdetevi questo spettacolo: sarà visibile proprio quest’anno in tutto il suo splendore, dato che l’attuale ciclo solare ha raggiunto il suo picco. Il rischio è di dover aspettare fino al 2035 per ammirare nuovamente un fenomeno del genere.

 

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“Autunno dalle mani d’oro”, una poesia di José Hierro

 

Autunno dalle mani d’oro.
Ceneri d’oro le tue mani lasciarono cadere sulla strada.
Già ritorni a camminare per i vecchi paesaggi deserti.
Stretto il tuo corpo per tutti i venti di tutti i secoli.

Autunno dalle mani d’oro:
con il canto del mare che rimbomba nel tuo petto infinito,
senza spighe né spine che possano ferire il mattino
con l’alba che bagna il suo cielo nei fiori del vino,
per dare allegria a chi sa che vive
di nuovo sei venuto.
Con il fumo e il vento e il canto e l’onda tremante
nel tuo grande cuore acceso.

(da “Alegría”, edizioni Adonais, 1947)

 

Capelli nella natura

 

Capelli nella natura: si mimetizzano tra le foglie degli alberi, danzano con il vento, appaiono perfettamente armonici con il paesaggio circostante. Anche se quel paesaggio è urbano. Sono capelli in movimento, liberi e selvaggi, pura espressione del rinnovamento autunnale. Le loro tonalità calde e avvolgenti rappresentano un plus che accentua la sintonia con l’ambiente naturale e con l’outdoor.

 

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