
Le statistiche parlano chiaro: in Italia, ogni anno, si fanno sempre meno figli. Il calo demografico registra numeri allarmanti. Nel 2025, ad esempio, sono nati 355.000 bambini, un valore mai riscontrato dal secondo dopoguerra in poi. E nel 2026? La situazione pare che vada nettamente peggiorando: a Giugno, le nuove nascite risultavano scese dell’0.8% rispetto all’anno prima. Secondo i report sulla natalità, l’Italia, con una media di 1,14 figli per famiglia, si posiziona agli ultimi posti delle classifiche europee. Eppure, in passato, la prole numerosa era una caratteristica prettamente italiana: nel 1961, si contavano oltre un milione di famiglie con quattro figli. Ma quali cause hanno determinato questa inversione di tendenza? In base a un rapporto di Vatican News, il 62% degli italiani rinuncia ai figli essenzialmente per motivi economici, professionali e sociali. Crescere un figlio, in poche parole, costa; specie in un’epoca come quella odierna, dove ai nuovi nati si garantiscono tutti gli agi e le comodità. Chi però i figli decide di averli, ed è ben contento di non privarsi delle gioie della genitorialità, si trova ad affrontare una serie di esperienze che lasceranno un ricordo indelebile negli anni a venire. Un esempio? La scelta del nome del bimbo o della bimba.

Eh già. Perchè quando un bambino viene al mondo, una delle prime cose a cui pensiamo è come lo chiameremo. E al di là del mero gusto personale, i nomi in voga in una data epoca rappresentano un fenomeno di costume che raccontano molto della nostra società. Esistono, ve ne sarete accorti anche voi, dei nomi di tendenza che vengono scelti più degli altri. Li registra il Conta Nomi Istat, che ogni anno svolge un’indagine sui nomi più diffusi. L’ultimo report vede prevalere nomi come Leonardo, al primo posto, seguito da Edoardo, Tommaso e Mattia tra i primi cinque. Per le bambine, invece, Sofia ottiene il primato assoluto. Dal secondo posto in poi abbiamo Aurora, Ginevra, Vittoria e Giulia, un evergreen. Cosa rispecchiano questi nomi? Innanzitutto, scelte all’insegna dell’eleganza e del classico che torna, soppiantando le stravaganze di un passato non troppo lontano.

In un articolo apparso su Vanity Fair, il linguista Enzo Caffarelli ha fornito la sua interpretazione sull’impennata di quei nomi. Perchè Sofia, ad esempio, risulta gettonatissimo non solo in Italia, ma in tutto il mondo occidentale: è un nome regale, che rimanda al greco “sapienza”, e ha il fascino delle radici antiche. Non è un caso, d’altronde, che Ginevra sia un nome in continua ascesa, complice il riferimento alla leggendaria regina di Camelot del ciclo arturiano. Anche Aurora, con un background mitologico altrettanto potente (era la dea dell’alba degli antichi romani) e un link fiabesco alla principessa de “La bella addormentata” di Perrault, rimane ai primi posti nella classifica del 2026, come d’altronde il nome Alice. Ciò che colpisce è il ritorno di nomi squisitamente tradizionali, associati a reminiscenze storiche e letterarie: è il caso di Beatrice, Matilde, Vittoria, e, per i maschietti, Leonardo, Edoardo, Federico, Tommaso, Alessandro, ma anche, a sorpresa, Enea, Achille, Ascanio, Cesare e Adriano, tutti nomi ancorati alla classicità.

Un nome in gran tendenza è Mattia, sempre più scelto, mentre per le bambine Viola è in forte crescita. E accanto a Viola, come scrive Vanity Fair, un drappello di nomi ispirato ai colori avanza ininterrottamente: Azzurra, Celeste, Bianca, Giada, Verde…Poi ci sono gli exploit, nomi che in poco tempo fanno “boom”: è il caso di Noah, oggi popolarissimo anche in America, o di Andrea, nella sua nuova versione unisex. Con una sentenza della Corte di Cassazione, infatti, nel 2012 è stato sancito il genere neutro del nome Andrea, che al femminile sta andando per la maggiore.

Ma cosa indicano, esattamente, le guide esperte in materia? Innanzitutto, di armonizzare il nome del bambino con il cognome. Una buona combinazione è essenziale: meglio evitare rime o giochi di parole. Molto importante è anche pronunciare il nome scelto per diversi giorni: è vero amore o solo infatuazione? Il suo fascino resiste alla realtà concreta? Il nome giusto non andrebbe valutato in base alle mode, sempre passeggere, ma deciso con il cuore. E rispetto all’usanza di perpetuare il nome degli antenati, tutto dipende dalle scelte personali: omaggiarli con il secondo nome è lecito e non spezza la tradizione.

Foto via Unsplash














































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