Caffè freddo: 10 varianti perfette per l’estate

 

Il caffè è una miniera di energia a cui in estate non si può, e non si deve, rinunciare. Anche perchè è una bevanda talmente versatile che ci permette di consumarla in svariate versioni, che durante la stagione calda si traducono in un’unica parola d’ordine: caffè freddo. Ma quali tipi di caffè possiamo bere quando le temperature sfiorano i 40 gradi? Ve ne presento dieci, e aggiungo che ho avuto l’imbarazzo della scelta nel fare una selezione.

 

L’iced coffee, il caffè freddo tradizionale

E’ un caffè lungo che rimanda alla bandiera a stelle e strisce ed è molto semplice da preparare: basta aggiungere un’abbondante dose di ghiaccio al caffè e il gioco è fatto.

 

La crema (fredda) al caffè, una delizia da leccarsi i baffi

E’ composta da tre ingredienti base: caffè, zucchero e panna. Inutile dire che sia ultra golosa, ma se volete rendere ancora più squisito il suo sapore potete arricchirla con del cacao o una spruzzata di cannella in polvere.  Per consumarla fredda va conservata in frigorifero.

 

Lo sparkling coffee, il caffè che spopola negli USA

Questo caffè freddo, negli Stati Uniti, è una delle bevande di tendenza. Per renderlo “gelido” al punto giusto, il caffè viene unito a una manciata di cubetti di ghiaccio e ad acqua frizzante in quantità. Lo si potrebbe definire un rigenerante cocktail anti-afa.

 

Il caffè shakerato, un classico

Sfido chiunque a non conoscerlo. Si prepara combinando diverse tazzine di caffè espresso con tre cucchiaini di zucchero e una manciata di cubetti di ghiaccio prima di shakerare il tutto. E’ talmente famoso da essere apparso persino in noti romanzi.

 

Il frullato al caffè, per tutti i gusti e tutte le età

Lo amano grandi e piccini. Quando fa caldo è l’ideale per riacquistare energia. Per prepararlo bisogna frullare insieme per 30 secondi un bicchiere di latte, due tazzine di caffè espresso (rigorosamente raffreddato), ghiaccio in abbondanza (circa due bicchieri) e quattro cucchiaini di zucchero. Può essere arricchito con dell’estratto di vaniglia.

 

Il cold brew, la nuova frontiera del caffè freddo

Dimenticate il caffè pronto in pochi minuti: per ottenere un buon cold brew occorrono dalle 8 alle 12 ore. E’ un tipo di caffè che viene estratto a poco a poco, per infusione, con acqua sotto forma di cubetti di ghiaccio. I cubetti, posti sopra un filtro che sormonta il recipiente contenente il caffè, vanno fatti gocciolare lentamente nel contenitore. Una volta che il preparato è pronto,  può essere dolcificato con ingredienti a proprio piacimento: latte, spezie, zucchero liquido, panna, cioccolato…alcuni aggiungono persino bevande alcoliche. C’è solo l’imbarazzo della scelta, per ottimizzare questa bomba di golosità.

 

Il nitro cold brew, la sorprendente evoluzione del cold brew

A contraddistinguerlo è la sua spuma, che ricorda quella di una birra. In effetti, il più recente aggiornamento del cold brew prevede l’aggiunta dell’azoto: un elemento chimico di solito pressurizzato nella birra per renderla più schiumosa. L’azoto non dona frizzantezza al caffè, ma gli conferisce una consistenza setosa e costellata di microbollicine che esalta le sue note aromatiche.

 

La gazzosa al caffè, per chi adora le bollicine

Amate le bollicine scoppiettanti? La gazzosa al caffè è ciò che fa per voi. Si tratta di un connubio tra caffè e gazzosa molto rinfrescante e decisamente da provare.

 

L’Irish coffee con ghiaccio e panna montata, per chi non rinuncia all’alcol

Il ghiaccio, per questo tipo di caffè, è fondamentale: per prepararlo mettetene qualche cubetto in un bicchiere, a cui aggiungerete 30-40 ml di whisky e un po’ di sciroppo. Il composto va mescolato con cura dopo aver versato il caffè. In un recipiente a parte, skakerate invece 100 grammi di panna e due cubetti di ghiaccio. Poi versate lentamente la panna montata sul caffè: otterrete un sublime Irish coffee in versione estiva.

 

La granita al caffè, un “freddo” tipicamente siciliano

Nasce in Sicilia, ma è conosciutissima in tutta Italia. Si ottiene amalgamando il caffè con un composto di acqua e zucchero lasciato raffreddare nel freezer. Affinchè lo sciroppo non si solidifichi, è necessario mescolare il tutto ogni trenta minuti. Due ore dopo, la granita può essere tirata fuori dal frigo; con l’aggiunta di una buona dose di panna montata risulterà una vera delizia.

Foto via Pexels e Unsplash. Foto del caffè shakerato di Takeaway, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0> via Wikimedia Commons

 

I vini dealcolati, la nuova frontiera del beverage

 

Siete dei fan del rito dell’aperitivo ma bere alcolici tutte le sere vi ha stancato? Questa è la notizia che fa per voi: dal 18 Dicembre scorso, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha autorizzato ufficialmente la produzione di vino dealcolato, ossia privato (in modo totale o parziale) di alcol. E’ importante sapere che la dealcolazione a cui sono sottoposti i vini consta di un procedimento chimico che non ne intacca in alcun modo il sapore. Il gusto rimane lo stesso, come pure l’aroma. Ciò che viene ridotto è il tenore alcolico: il tasso alcolico dei vini dealcolati deve essere inferiore allo 0,5%, e non deve superare l’8,5% per i vini parzialmente dealcolati.

 

 

Ma quali tipologie di vino possono essere soggette al processo di dealcolazione? Nel decreto si escludono tre categorie, i vini IGT (Indicazione Geografica Tipica), DOC (Denominazione di Origine Controllata), e DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita). Via libera invece ai vini senza Denominazione di Origine e Indicazione Geografica, al vino frizzante e frizzante gassificato, allo spumante, allo spumante aromatico, gassificato e di qualità. Già si parla, comunque, di una futura dealcolazione che interesserà anche i vini che, al momento, non vengono sottoposti a questo procedimento. Il focus sul benessere oggi è sempre più importante, e non poteva non coinvolgere anche il consumo del vino.

 

 

Inizialmente diffusasi negli Stati Uniti, la tendenza dei vini dealcolati ha già incontrato il favore degli italiani. L’Unione Italiana Vini, associazione che riunisce le imprese italiane del vino dal 1895, ha di recente svolto un’indagine per sondare il parere dei nostri connazionali sul vino privato, o parzialmente privato, di alcol: la ricerca ha evidenziato che un italiano su tre si è dichiarato interessato a provarlo.

 

 

Sono trascorsi appena tre mesi dal decreto del Ministero dell’Agricoltura, ma la produzione dei dealcolati ha già preso il via. L’azienda vitivinicola Schenk, sorta nel 1952 a Reggio Emilia, immetterà sul mercato una quantità di bottiglie pari al milione prima della fine del 2026, e anche Mionetto, marchio pioniere del Prosecco, Argea e Italian Wine Brands si dedicheranno alla dealcolazione dei vini, oltre a un gran numero di altre imprese. E’una scelta dettata dall’ attenzione alla salute del consumatore e, al tempo stesso, dalla volontà di superare la fase critica attualmente affrontata dal mercato del vino.