La Pasqua e i suoi proverbi


 

Per la civiltà agreste, Pasqua non è mai stata solo una festività religiosa: rappresentava un momento di svolta, il passaggio dall’inverno alla primavera. La bella stagione arrivava e la terra rinasceva, ritrovava la sua fecondità. Molti erano i rituali dedicati alla fertilità dei campi; il torpore invernale era ormai un ricordo e un nuovo ciclo agricolo poteva iniziare. Le comunità rurali conferivano un’estrema importanza al periodo pasquale. I frutti della terra costituivano il loro sostentamento e il risveglio della natura coincideva con un momento fondamentale: il ritorno della vita, della luce, del clima mite che favoriva la rigenerazione del suolo. Il terreno ricominciava a produrre e tutti i lavori agricoli puntavano a un obiettivo comune, ottenere un buon raccolto. Anche le uova consumate a Pasqua erano associate a una simbologia particolare: l’uovo rappresenta la vita che si rinnova, la trasformazione. Per questo donare uova era così importante; veniva considerato un gesto beneaugurante che propiziava la fertilità. I proverbi popolari riflettono in parte questo aspetto, in parte quello meteorologico, essenziale per generare un’effettiva rinascita primaverile.

 

 

Se piove per la Pasqua, la susina si imborzacchia.

 

 

Venga Pasqua quando si voglia, la vien con la frasca o con la foglia.

 

 

Chi fa il Ceppo al sole, fa la Pasqua al fuoco.

 

 

A Natale, mezzo pane; a Pasqua, mezzo vino.

 

 

Pasqua, voglia o non voglia non fu mai senza foglia.

 

 

Non è bella la Pasqua se non gocciola la frasca.

 

 

Per Pasqua e per Natale, nessun lasci il suo casale.

 

 

Pasqua in giove vendi la cappa e gettala a’ buoi.

 

 

L’agnello è buono anche dopo Pasqua.

 

 

Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi.

 

 

Pasqua tanto desiata, in un giorno è passata.

 

 

Quando San Giorgio viene in Pasqua, per il mondo c’è gran burrasca.

 

 

Non si può veder Pasqua, né dopo San Marco, né prima di San Benedetto.

 

 

Carnevale a casa d’altri, Pasqua a casa tua, Natale in corte.

 

 

Carnevale al sole, Pasqua molle.

 

 

Pasqua di Befana, la rapa perde l’anima.

 

 

Tra Pasqua e Pasqua non è vigilia fatta.

 

 

Chi vuole il malanno, abbia il mal’anno e la mala Pasqua.

 

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Novembre e i suoi proverbi

 

Non si può iniziare un nuovo mese senza conoscerne i proverbi. E il mese di Novembre, senza dubbio, abbonda di perle di saggezza popolare. Per la cultura agreste, questo periodo dell’anno è decisivo: l’Inverno si avvicina, e  i lavori agricoli si infittiscono prima dell’arrivo del gelo e delle brume. Vengono raccolte le ultime verdure di stagione, tra i cui i finocchi, i porri, il radicchio e il cavolfiore. La raccolta delle olive volge al termine, mentre inizia quella degli agrumi. Dopodichè il terreno si concima e si esegue la pacciamatura. Nei campi, soprattutto in vaste aree dell’Italia centrale e meridionale, comincia la semina dei cereali: frumento duro e tenero, segale, orzo, avena. Il terreno umido di Novembre, perfettamente arato e fresato, e le temperature ancora relativamente miti permettono di effettuare una semina ottimale. Ma cosa dicono i proverbi dedicati al penultimo mese dell’anno? Cominciamo col dire che la maggior parte di essi è incentrata su San Martino, ma anche su molti altri Santi e ricorrenze del mese: mai come a Novembre, infatti, le solennità diventano i cardini attorno a cui ruotano i detti popolari. Scopriamo subito in che modo.

 

 

Per San Martino castagne e buon vino.

 

 

Novembre vinaio.

 

 

Per Ognissanti, manicotto e guanti.

 

 

Novembre va in montagna e abbacchia la castagna.

 

 

Novembre gelato addio seminato.

 

 

A San Clemente, l’inverno mette i denti.

 

 

Per San Martino si buca la botte del miglior vino.

 

 

Per i Morti la neve negli orti.

 

 

Se di Novembre non avrai arato tutto l’anno sarà tribolato.

 

 

L’estate di San Martino dura dalla sera al mattino.

 

 

Per San Frediano c’è il vino e manca il grano.

 

 

Per San Renato stura la botte anche il curato.

 

 

Per Santa Caterina o neve o brina.

 

 

Oca castagne e vino per festeggiare San Martino.

 

 

Per San Valeriano, finisce la semina sul monte e sul piano.

 

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