
Il giallo è il colore più prossimo alla luce.
(Johann Wolfgang von Goethe)
E’ il colore del mese di Luglio, e non stupisce: da sempre, il giallo è stato associato alla luce del Sole, a cereali come il grano, alla prosperità. Tant’è che veniva usato sin da tempi antichissimi. Nelle pitture rupestri del Paleolitico abbonda, realizzato con i pigmenti di ocra gialla. Con questa tonalità si decoravano l’interno delle caverne, gli utensili, gli accessori. Poi, nel Neolitico, declinandolo in una nuance dorata, gli uomini cominciarono a utilizzare il giallo anche per adornare i sepolcri e onorare le divinità. Presso i popoli che adoravano il Sole, l’oro diventò ben presto un simbolo del potere dell’astro incandescente. Lo ritroviamo nell’antico Egitto, profuso sugli abiti dei notabili e nelle ultime dimore dei Faraoni: pensate solo ai sarcofagi, agli interni delle Piramidi e ai corredi funerari. Ma a questo punto bisogna tornare al giallo, e dedicarci solo ed esclusivamente a questo colore.

La valenza del giallo presso i Greci e i Romani
Non sarà stato oro, ma ha sempre avuto un’aria sacra e regale: vestivano di giallo, più precisamente giallo zafferano, le sacerdotesse dei templi di Artemide, dea greca della caccia, degli animali, della foresta e della Luna. Artemide, sorella gemella di Apollo, il dio del Sole, era anche la dea protettrice della verginità femminile. Nella Roma antica indossavano vesti gialle le donne patrizie e le regine, ma anche le “matres familias” e le popolane, sebbene il giallo che tingeva i loro abiti fosse ottenuto da materiali non particolarmente preziosi. Mentre le nobili, infatti, potevano disporre dei pigmenti dello zafferano, le donne dei ceti più umili ricorrevano a colorazioni derivanti dalla macerazione delle cipolle o della corteccia degli alberi. Ai tempi dell’antica Repubblica Romana, dopo la cacciata di re Tarquinio il Superbo, si impose l’usanza di sposarsi in giallo perchè considerato di buon auspicio per l’armonia coniugale e la fertilità.

Il giallo veniva reputato un colore vibrante e solare, foriero di un futuro radioso. La sua fama positiva proseguì anche nel Medioevo, soprattutto all’inizio. Intorno al 1200, infatti, la simbologia della tonalità tanto amata da persone di ogni età e classe sociale subì un cambiamento radicale. I medici cominciarono ad associare il giallo alla bile e ai suoi travasi, alle malattie del fegato, agli eccessi d’ira, uno dei sette vizi capitali. Il giallo, a quell’epoca, si tramutò quindi in uno dei colori più esibiti dai giullari, e persino gli artisti iniziarono a raffigurare la veste di Giuda, il sommo traditore, sempre in quella tonalità. Nel XVI secolo, per identificare gli eretici, veniva tinta di giallo la porta della loro abitazione. Il giallo, insieme al rosso, venne bandito durante la Riforma Protestante: era considerato un colore che esprimeva vanità e immoralità.

Le cose cambiarono nuovamente intorno al XVIII secolo, quando fu fondata la Compagnia delle Indie. Grazie al traffico commerciale con le Indie Orientali, il giallo conobbe una rinnovata stagione di gloria: in Cina aveva un’accezione divina, simboleggiava il potere assoluto imperiale, la Terra e il centro del cosmo. Solo l’Imperatore e la sua famiglia, non a caso, potevano vestirsi di giallo. In Italia questo colore abbandonò la sua fama negativa ai tempi dell’Illuminismo, e il secolo dopo con l’affermazione di movimenti artistici come l’Impressionismo e il Post-Impressionismo.

Il giallo oggi
Ma a quali significati è associato, il giallo, attualmente? Predomina la simbologia “solare”: la luce, l’energia, il buonumore. Il giallo, un colore luminoso, viene collegato all’apertura mentale e alla creatività. Per i Buddisti è umile e spirituale, mentre nella segnaletica stradale invita alla cautela o annuncia dei lavori in corso. Il legame con il mese di Luglio, senza dubbio, va attribuito alla luminosità, al dinamismo e al brio emanati da questo colore: un concentrato cromatico di estate in tutte le sue nuance.















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