Giallo, il colore di Luglio

 

Il giallo è il colore più prossimo alla luce.
(Johann Wolfgang von Goethe)

 

E’ il colore del mese di Luglio, e non stupisce: da sempre, il giallo è stato associato alla luce del Sole, a cereali come il grano, alla prosperità. Tant’è che veniva usato sin da tempi antichissimi. Nelle pitture rupestri del Paleolitico abbonda, realizzato con i pigmenti di ocra gialla. Con questa tonalità si decoravano l’interno delle caverne, gli utensili, gli accessori. Poi, nel Neolitico,  declinandolo in una nuance dorata, gli uomini cominciarono a utilizzare il giallo anche per adornare i sepolcri e onorare le divinità. Presso i popoli che adoravano il Sole, l’oro diventò ben presto un simbolo del potere dell’astro incandescente. Lo ritroviamo nell’antico Egitto, profuso sugli abiti dei notabili e nelle ultime dimore dei Faraoni: pensate solo ai sarcofagi, agli interni delle Piramidi e ai corredi funerari. Ma a questo punto bisogna tornare al giallo, e dedicarci solo ed esclusivamente a questo colore.

 

 

La valenza del giallo presso i Greci e i Romani

Non sarà stato oro, ma ha sempre avuto un’aria sacra e regale: vestivano di giallo, più precisamente giallo zafferano, le sacerdotesse dei templi di Artemide, dea greca della caccia, degli animali, della foresta e della Luna. Artemide, sorella gemella di Apollo, il dio del Sole, era anche la dea protettrice della verginità femminile. Nella Roma antica indossavano vesti gialle le donne patrizie e le regine, ma anche le “matres familias” e le popolane, sebbene il giallo che tingeva i loro abiti fosse ottenuto da materiali non particolarmente preziosi. Mentre le nobili, infatti, potevano disporre dei pigmenti dello zafferano, le donne dei ceti più umili ricorrevano a colorazioni derivanti dalla macerazione delle cipolle o della corteccia degli alberi. Ai tempi dell’antica Repubblica Romana, dopo la cacciata di re Tarquinio il Superbo, si impose l’usanza di sposarsi in giallo perchè considerato di buon auspicio per l’armonia coniugale e la fertilità.

 

 

Il giallo veniva reputato un colore vibrante e solare, foriero di un futuro radioso. La sua fama positiva proseguì anche nel Medioevo, soprattutto all’inizio. Intorno al 1200, infatti, la simbologia della tonalità tanto amata da persone di ogni età e classe sociale subì un cambiamento radicale. I medici cominciarono ad associare il giallo alla bile e ai suoi travasi, alle malattie del fegato, agli eccessi d’ira, uno dei sette vizi capitali. Il giallo, a quell’epoca, si tramutò quindi in uno dei colori più esibiti dai giullari, e persino gli artisti iniziarono a raffigurare la veste di Giuda, il sommo traditore,  sempre in quella tonalità. Nel XVI secolo, per identificare gli eretici, veniva tinta di giallo la porta della loro abitazione. Il giallo, insieme al rosso, venne bandito durante la Riforma Protestante: era considerato un colore che esprimeva vanità e immoralità.

 

 

Le cose cambiarono nuovamente intorno al XVIII secolo, quando fu fondata la Compagnia delle Indie. Grazie al traffico commerciale con le Indie Orientali, il giallo conobbe una rinnovata stagione di gloria: in Cina aveva un’accezione divina, simboleggiava il potere assoluto imperiale, la Terra e il centro del cosmo. Solo l’Imperatore e la sua famiglia,  non a caso, potevano vestirsi di giallo. In Italia questo colore abbandonò la sua fama negativa ai tempi dell’Illuminismo, e il secolo dopo con l’affermazione di movimenti artistici come l’Impressionismo e il Post-Impressionismo.

 

 

Il giallo oggi

Ma a quali significati è associato, il giallo, attualmente? Predomina la simbologia “solare”: la luce, l’energia, il buonumore. Il giallo, un colore luminoso, viene collegato all’apertura mentale e alla creatività. Per i Buddisti è umile e spirituale, mentre nella segnaletica stradale invita alla cautela o annuncia dei lavori in corso. Il legame con il mese di Luglio, senza dubbio, va attribuito alla luminosità, al dinamismo e al brio emanati da questo colore: un concentrato cromatico di estate in tutte le sue nuance.

 

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Il giardino d’estate: la tendenza dell'”outdoor dining”

 

Del giardino non si può smettere di parlare proprio in estate. Ma se negli articoli precedenti mi sono focalizzata sul green design, oggi approfondirò un’attività che, durante la stagione calda, è fortemente associata a questo spazio: le cene in giardino. Gli anglosassoni la chiamano “outdoor dining”, cenare all’aperto; è una piacevole abitudine diventata tendenza. Perchè piace così tanto? In primis perchè il giardino, così come viene concepito oggi (rileggi l’articolo cliccando su questo link), è un vero e proprio salotto al chiaro di luna. I fiori e le piante sono intervallati da fontane, lanterne, statue, elementi ornamentali… non manca mai un angolo dedicato al relax, con tanto di divani, tavolini, soffici cuscini e sedie in fibra naturale. Il giardino possiede tutto il fascino di uno spazio privato dove la convivialità viene vissuta al di fuori delle quattro mura. Il comfort, naturalmente, rimane un punto di forza: l’illuminazione giusta accentua la suggestività dell’atmosfera, che sia costituita da candele, catene luminose pensate per l’outdoor o lanterne orientaleggianti. Sono immancabili le piante che fungono da repellenti per ospiti “sgraditi” come le zanzare, tipo la citronella e il rosmarino. Ultimo, ma non per importanza, la frescura garantita dagli alberi è un dono da non trascurare: le folte fronde, che impediscono ai raggi solari di penetrare, e il processo di evapotraspirazione, tramite cui le foglie rilasciano umidità nell’aria, rappresentano un prezioso antidoto contro il calore.

 

 

Ma esistono altri motivi associati alla passione per le cene outdoor. Mangiare all’aperto è un’esperienza multisensoriale: il canto dei grilli o degli uccelli in sottofondo, la splendida scenografia naturale, il “tetto” di stelle, favoriscono un clima rilassato che accentua il gusto dei cibi. Tutto sembra avere un sapore più invitante, predisponendo gli ospiti al buonumore e a godere di momenti unici e irripetibili.  Se è presente anche un orto, poi, tanto di guadagnato: l’interesse per i prodotti a chilometro zero potrebbe rendere la cena all’aperto ancora più speciale.

 

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La luce del mattino e i suoi eccezionali benefici

 

La città era contenta nella luce del mattino; i luoghi che si erano mostrato brutti e sospetti per tutta la notte, ora indossavano un sorriso; e i raggi di sole scintillanti ballavano sulle finestre della camera, e filtravano attraverso la tenda davanti agli occhi dormienti, facendo luce anche nei sogni, e scacciando le ombre della notte.

(Charles Dickens)

Ogni mattino, lo dico spesso, è un nuovo inizio. E con la bella stagione, è anche l’occasione perfetta per fare il pieno di luce: se non avete letto l’articolo sul ritmo circadiano, riporto qui il link. Quello che state per leggere, infatti, è una sorta di sequel degli argomenti trattati nel pezzo che ho dedicato al nostro orologio biologico interno. In questo post approfondiremo, sulla base di quelle teorie, tutti i benefici che apporta l’esporsi alla luce del mattino. Dove per “luce del mattino” si intende la luce delle prime ore del mattino: è più che ovvio che, con le temperature torride dell’anticiclone africano, avventurarsi sotto il sole a mezzogiorno non sia affatto allettante. Ma perché approfittare della luce mattutina è così essenziale? Scopriamolo qui di seguito.

 

 

Una perfetta sinergia tra cortisolo e melatonina

L’articolo sul ritmo circadiano evidenziava il ruolo basilare che ricoprono il cortisolo e la melatonina, due ormoni chiave del ciclo sonno-veglia che lavorano in perfetta sinergia. Il cortisolo, prodotto dalle ghiandole surrenali, viene rilasciato nelle situazioni di stress e raggiunge il suo apice di primo mattino, al nostro risveglio, fornendoci l’energia e la lucidità imprescindibili per affrontare la giornata. La melatonina, al contrario, viene rilasciata al crepuscolo dalla ghiandola pineale: prepara il nostro organismo al riposo notturno, favorisce l’addormentamento e predispone la temperatura corporea ideale per le ore di sonno. In breve, i livelli di cortisolo si innalzano mentre calano quelli di melatonina, e viceversa, giorno dopo giorno. Quando ci esponiamo alla luce del mattino, doniamo un impulso essenziale al “lavoro di coppia” di questi due ormoni. La luce naturale stimola la produzione di cortisolo, donandoci dinamismo e capacità di concentrazione, ma al tempo stesso blocca il rilascio di melatonina, eliminando tutti i residui di sonnolenza. Regolando la sinergia tra cortisolo e melatonina in modo ottimale, la luce mattutina apporta benefici anche per l’addormentamento: bandisce l’insonnia e favorisce un sonno riposante.

 

 

Una fonte di buonumore

Godere della luce del mattino, inoltre, ha effetti portentosi sull’umore; è un sedativo naturale e tiene la depressione a debita distanza.

 

 

Un toccasana per il metabolismo

I benefici della luce del mattino sul metabolismo sono eccezionali: influisce positivamente sull’asse ormonale che collega la leptina, che regola il senso di sazietà, e la grelina, anche detto “ormone della fame”, che ha il compito di stimolare l’appetito. La luce naturale instaura un equilibrio ideale tra le funzioni di questi due ormoni così importanti per il nostro benessere. In più, è in grado di regolare la glicemia: ottimizza la sensibilità all’insulina e controlla i livelli di zuccheri nel sangue nel corso dell’intera giornata.

 

 

Esporsi alla luce del mattino: ma in che modo?

E’ fondamentale dire che per ottenere i massimi benefici da questo “bagno di luce” bisognerebbe esporsi entro, al massimo, un’ora dal risveglio. Bastano dieci minuti, mezz’ora in caso di nuvolosità. Non serve necessariamente uscire: se avete un balcone approfittatene, organizzate lì la vostra prima colazione. Oppure uscite, fate una passeggiataportate fuori il cane, andate a comprare il giornale, a fare colazione al bar. L’ essenziale è esporsi alla luce “senza schermi”, evitando l’ombra degli alberi, gli occhiali da sole e i grandi cappelli.

 

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Acqua fredda per lavare il viso: perché è il risveglio ideale

 

Con l’arrivo del caldo, è il risveglio ideale. Non si tratta propriamente di una coccola; potremmo definirlo, piuttosto, una sferzata di energia: lavarsi il viso con acqua fredda apporta numerosi benefici. Provare per credere.  Dire fredda, naturalmente, non equivale a dire “gelida”: proibito il ghiaccio e le temperature inferiori ai 15 gradi.  L’acqua dovrebbe essere fresca quel tanto che basta per favorire la transizione dal sonno alla veglia. Perché lavarci il viso, di mattina, è la prima cosa che facciamo, ed è quasi un gesto simbolico: laviamo via la sonnolenza, il torpore, i brutti sogni. Laviamo via i residui notturni per far spazio a un nuovo giorno. E l’acqua fredda ci facilita il compito, poiché attiva una reazione che fa capo al sistema nervoso autonomo (quello che controlla, cioè, le nostre funzioni vegetative). Ma cosa succede quando laviamo il viso con acqua fredda? La bassa temperatura fa sì che i vasi sanguigni situati nel derma si restringano provvisoriamente per scongiurare dispersioni di calore. Quando terminiamo di sciacquarci il viso, però, i vasi sanguigni si dilatano velocemente, tornando a svolgere la preziosa funzione di nutrire e ossigenare l’epidermide. Per il viso, insomma, è una sorta di allenamento: quando i vasi sanguigni si restringono e dilatano in tempi brevi, originano un ciclo che si rivela un toccasana per la circolazione del volto.   I benefici, tuttavia, non riguardano esclusivamente l’estetica. Approfondiamo l’argomento in 3 punti essenziali.

 

 

Il “riflesso da immersione”

Lavare il viso con l’acqua fredda “sveglia” e regala energia. Questo avviene perché stimola il sistema nervoso con effetti salutari per il cervello: incrementa la soglia di attenzione e incentiva il buonumore. In questo caso, ad essere coinvolto è il nervo vago; l’impatto con l’acqua fredda funge da potente antistress, poiché rallenta il battito cardiaco e stronca l’ansia favorendo l’emissione delle endorfine (ormoni che regalano un profondo senso di benessere) e di noradrenalina, un neurotrasmettitore che regola il ritmo sonno-veglia.  Ecco perché, nelle prime ore del mattino, le risposte che l’organismo attiva nei confronti del freddo ci aiutano anche a riacquistare lucidità dopo il sonno notturno.

 

 

Gli effetti tonificanti

Il freddo tonifica la pelle e drena i liquidi accumulati con la ritenzione idrica; elimina perciò il gonfiore, in particolare gli edemi perioculari e palpebrali. In più ossigena i tessuti, ottimizza l’elasticità cutanea e mantiene la pelle ben idratata. Al contrario di quanto si possa pensare, infatti, mentre l’acqua calda, eliminando il sebo, rende la pelle eccessivamente secca, l’acqua fredda mantiene intatti i lipidi prodotti dalle ghiandole sebacee, che formano il cosiddetto “film idrolipidico”: potremmo definirlo una barriera che protegge e lubrifica la nostra pelle. Bisogna aggiungere che il restringimento dei pori causato dall’acqua fredda, pur non essendo permanente, conferisce una grana cutanea liscia e uniforme.

 

 

L’azione antinfiammatoria

L’acqua fredda lenisce le infiammazioni e i rossori della pelle. Soprattutto in relazione all’acne e ai brufoli: va evitata tassativamente, infatti, se si soffre di couperose, perché potrebbe provocare uno shock termico che indebolisce ulteriormente i vasi sanguigni e rende il rossore più prolungato e evidente.

 

Foto: Fellipe Ditadi via Unsplash

 

La neve ci fa star bene: scopri perchè in 5 punti

 

La neve, in Italia, cade sempre meno spesso. L’anno scorso, ricordate?, ho dedicato un articolo proprio a questo tema (rileggilo qui), elencando i benefici che la neve apporta al nostro organismo e all’ecosistema. Oggi voglio analizzare, invece, tutti i vantaggi che la neve ci procura dal punto di vista del benessere mentale. Perchè una cosa è certa: una nevicata è in grado di influenzare positivamente il nostro stato d’animo, il nostro umore. E’ quel momento magico in cui tutto cambia: rallentano i ritmi, chiudono scuole e uffici, riaffiorano i più bei ricordi dell’infanzia. Ma come e perchè si verifica questo fenomeno? Scopriamolo insieme in 5 punti.

1. La neve riattiva la nostra memoria emotiva

Quando i fiocchi scendono fitti e il paesaggio si imbianca, riemergono le emozioni che la neve suscitava in noi durante l’infanzia: il mondo si trasforma, si impregna di magia. Da bambini, una nevicata improvvisa ci riempiva di gioia: la scuola chiudeva i battenti, potevamo goderci la meraviglia dello scenario  candido e il suo silenzio fatato. Organizzavamo battaglie di palle di neve con gli amici, condividevamo con loro l’ebbrezza di fare un pupazzo di neve…Ogni azione si tramutava in felicità pura. Una nevicata ha il potere di riattivare quei ricordi, quelle emozioni, solo in sporadici casi mitigati da pensieri “guastafeste” associati alla scomodità della neve.

 

 

2. La neve è rilassante

Il candore ammanta l’ambiente circostante: ci immerge nel magnifico scenario di una fiaba senza tempo. Il traffico diminuisce, a poco a poco diventa quasi assente; i rumori si fanno sempre più attutiti. Una delle caratteristiche della neve, infatti, è quella di ammortizzare i suoni: il manto nevoso è composto da pori pieni d’aria, siano essi isolati o aggregati in una rete di microscopici canali. Questa porosità permette alla neve di assorbire i suoni dell’ambiente, che risultano quasi ovattati. Inoltre, quando guardiamo i fiocchi di neve scendere dal cielo, una grande serenità si impossessa di noi: osservandoli proviamo la sensazione di una pace profonda; l’atmosfera è sospesa, il tempo sembra essersi fermato per donarci una pausa di autentico incanto.

 

 

3. La neve cambia lo stile di vita

Mi soffermo sul concetto di “autentico incanto” espresso al punto 2. La neve cambia il nostro stile di vita, rallenta i nostri ritmi. Pensate al nevone: gli spostamenti si bloccano, gli uffici, le fabbriche, le scuole rimangono chiusi, ma quella che ci accingiamo a vivere è una parentesi ad alto tasso di stupore. La neve ci permette di assaporare bei momenti passati davanti al focolare, magari sorseggiando una cioccolata calda, insieme alla famiglia. La routine viene stravolta e, paradossalmente, usciamo dal nostro guscio: aiutiamo il vicino a spalare la neve, veniamo aiutati se la neve ci crea difficoltà. Ma non solo. Lo stop momentaneo del traffico permette di camminare a piedi  lungo i sentieri scavati nel manto nevoso: quando i pedoni si incontrano si salutano, scambiano quattro chiacchiere, anche se sono dei perfetti sconosciuti; tutte abitudini “d’altri tempi” che, in un mondo sempre più virtuale, faremmo bene a ripristinare.

 

 

4. La neve ci fa riscoprire lo splendore della natura

La natura ci regala sensazioni di ineguagliabile benessere, vibrazioni che ci fanno sentire in pace con il mondo intero. Il candore della neve rimanda alla purezza, acuisce i nostri sensi. Avvertiamo tutto più distintamente, anche i colori risultano più vividi. A proposito di candore: sapevate che il bianco di cui è tinta la neve è soltanto una nostra percezione? I riflessi dei raggi di luce che attraversano i cristalli di neve subiscono deviazioni che fanno riemergere la luce in tutti i suoi colori di partenza. Di conseguenza, percepiamo la neve come bianca in quanto il bianco è la somma di tutti i colori dello spettro elettromagnetico.

 

 

5. La neve regala buonumore

Non c’è niente di meglio che una bella passeggiata nella neve, per incrementare il benessere mentale: lo sforzo costante che implica, infatti, stimola la produzione di ormoni quali le endorfine e la serotonina, i cosiddetti “ormoni del buonumore” o “della felicità”. Si verifica, in sostanza, una perfetta combinazione tra l’effetto rilassante procurato dalla neve e i benefici che comporta praticare questa specifica attività fisica. Una passeggiata nel paesaggio innevato rappresenta anche un momento di pausa in cui sgombrare il cervello dallo stress e dalle preoccupazioni: la capacità di concentrazione ne risulterà potenziata, così come il pensiero creativo e il problem solving. La neve, in conclusione, ci regala delle ottime occasioni per combattere lo stress e ritrovare il nostro equilibrio emotivo.

 

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Gli innumerevoli benefici di un bagno in mare e dell’acqua marina

 

Ai benefici di un bagno in mare ho già accennato in questo articolo dedicato a come proteggersi da Caronte e dalle sue temperature infuocate. Oggi, però, voglio approfondire l’argomento. Perchè lo merita: l’acqua di mare, che contiene sale in una quantità di 35 grammi per ogni litro, è un vero e proprio toccasana per il nostro corpo. Ippocrate, considerato il padre della medicina, aveva scoperto le sue virtù sin dai tempi dell’Ellade. In particolare, aveva constatato l’azione disinfettante, cicatrizzante e antidolorifica dell’acqua marina, ma si era concentrato anche sulla sua efficacia nella prevenzione delle infezioni. Gli antichi Greci la utilizzavano per combattere le infiammazioni delle articolazioni e delle ossa, patologie come l’asma e le dermatiti. Possiamo dire che sono stati dei grandi precursori: l’acqua di mare, infatti, è una miniera di sostanze preziosissime per l’organismo umano.

 

 

Il mare è straordinariamente ricco di minerali. Contiene magnesio, iodio, calcio, sodio, silicio, oltre che numerose sostanze biologiche che ottimizzano il metabolismo e il funzionamento del sistema ormonale. L’acqua marina, inoltre, svolge un’azione benefica per le ghiandole endocrine (tra cui l’ipotalamo, l’ipofisi, la tiroide), con risultati che si ripercuotono positivamente su tutto l’organismo.

 

 

Ma perchè quando ci immergiamo in mare proviamo un’immediata sensazione di relax? E’ molto semplice: ancora una volta, grazie alle sostanze presenti nelle sue acque. Il bromo, contenuto in quantità sufficienti, ha rinomate virtù distensive; il magnesio combatte la ritenzione idrica e riduce il volume dei liquidi nel corpo; il sale purifica la pelle, depositandosi sull’epidermide dove rimane anche per svariate settimane.

 

 

Per la pelle, l’acqua di mare si rivela miracolosa: è in grado di curare un gran numero di dermatiti, oltre che condizioni croniche quali la psoriasi e l’eczema, grazie all’acido salicilico in essa contenuto. I minerali che abbondano nel mare possiedono spiccate proprietà antinfiammatorie, risultando altamente benefici per le ossa, i muscoli e le articolazioni; di conseguenza, alleviano i reumatismi e l’atrite. L’effetto antinfiammatorio è dovuto alla salutare azione che i minerali esercitano sul fegato, sui reni e sulla pelle, spronandoli a eliminare le tossine con la massima rapidità. Gli ioni negativi del sale dell’acqua marina sono l’ideale per garantire il benessere dei bronchi, dei polmoni e dell’apparato respiratorio in generale, mentre lo iodio è un toccasana per il sistema endocrino e soprattutto per la tiroide.

 

 

Un bagno in mare è sinonimo di buonumore e serenità. Ciò accade perchè nuotando compiamo un’attività fisica che, in quanto tale, rilascia endorfine, i cosiddetti “ormoni della felicità”. Lo stress e le tensioni si dissolvono per lasciar spazio a una sensazione di profondo benessere.

 

 

Persino il sistema immunitario viene rafforzato da un bagno in mare. L’organismo deve abituarsi a reagire alle variazioni della temperatura corporea; tutto ciò, insieme al movimento compiuto attraverso il nuoto, incrementa il numero dei globuli bianchi (adibiti alle difese). A proposito di nuoto, basti dire che, da sempre, viene considerato lo sport più completo: tonifica e potenzia i muscoli di tutto il corpo ed è portentoso per i polmoni, che si allenano a incamerare una sempre maggiore quantità di ossigeno. Nuotare è anche benefico per la circolazione, perchè ottimizza l’afflusso dei liquidi negli arti inferiori. Inoltre, incrementa l’ossigenazione del sangue, riduce la frequenza cardiaca e respiratoria e abbassa la pressione.

 

 

La lista dei benefici, come vedete, è interminabile: approfittiamo del refrigerio che offre un bagno in mare per non lasciarcene sfuggire neanche uno.

 

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Il girasole e le sue leggende

 

Botanicamente è l’Helianthus Annuus, un nome che fonde i termini greci “helios”, ovvero “sole”, e “anthos”, “fiore”. Ma anche la sua denominazione più nota, “girasole”, cita l’astro infuocato. Ciò perchè, in base ai principi dell’ eliotropismo, ha una corolla sempre orientata verso il sole. In realtà, ciò avviene quando è ancora nello stadio di bocciolo; dopo la fioritura punta laddove il sole sorge, ovvero ad est. Il girasole si associa al sole persino nell’aspetto: la forma tonda e i petali gialli disposti a raggiera fanno subito pensare alla stella più vicina alla Terra. Qualche mese dopo la semina, fissata tra Marzo e Aprile, i campi si tramutano in spettacolari distese color oro che ispirano gioia e buonumore. La particolarità che cattura immediatamente l’attenzione è l’imponenza dei girasoli: il loro stelo può raggiungere i due metri di altezza. La tonalità vibrante e la bellezza unica li annoverano tra i più richiesti fiori ornamentali, mentre i semi, ricchi di nutrienti, sono molto utilizzati in cucina.

 

 

Ma quali sono le origini del girasole? L’ Helianthus Annuus nasce nell’ America Meridionale, precisamente in Perù. Gli Incas lo coltivavano già nel 1000 a.C., e identificavano in questo fiore il loro dio del Sole: l’essere rivolto costantemente verso l’astro era un indizio del dialogo che intratteneva con lui. Il condottiero spagnolo Francisco Pizarro, che conquistò l’Impero Inca e fondò in seguito la città di Lima, fu il primo a scoprire la valenza divina assunta dal girasole  presso gli Incas. In Europa il fiore approdò nel XVI secolo, sia sotto forma di semi che delle innumerevoli riproduzioni in oro che la popolazione andina era solita dedicargli.

 

 

Gli antichi popoli, in generale, consideravano il girasole un emblema di immortalità. L’identificazione con il dio Sole, e quindi con la vita, era presente in un gran numero di culture, favorita anche dal fatto che questo fiore offriva semi commestibili e olio in abbondanza. Esistono leggende molto suggestive, sul girasole; la più celebre lo ricollega alla mitologia greca: Clizia, una giovane ninfa, era perdutamente innamorata di Apollo, il dio del Sole. Non poteva fare a meno di tenere gli occhi incollati al cielo, ogni volta che passava con il suo carro. Apollo, lusingato da tanta attenzione, riuscì a sedurla, ma poco tempo dopo la abbandonò. Clizia, disperata, pianse per nove giorni di seguito in un campo, fissando continuamente il sole. Secondo la leggenda, il suo corpo si immobilizzò fino a diventare uno stelo; i piedi presero le sembianze di radici, i capelli formarono una corolla di petali color giallo brillante: si era tramutata in un girasole, e ammirava il sole da mattina a sera. La leggenda è citata ne “Le metamorfosi” di Ovidio, ma non essendo il girasole ancora sbarcato dall’ America si pensa che possa riferirsi all’ eliotropio.

 

 

Un’ altra leggenda narra di un fiore molto solitario e malinconico. Aveva un aspetto particolare; non era considerato bello e tutti, nel campo in cui sorgeva, evitavano di stargli accanto. Così, il fiore passava le giornate ad ammirare il sole. Lo adorava a tal punto che il suo stelo, a furia di guardarlo, era cresciuto in altezza. Il fiore seguiva il percorso del sole con la sua corolla, e il sole non potè fare a meno di notarlo. Un giorno, incuriosito, l’astro chiese al fiore come mai era sempre solo e costui gli raccontò la sua triste storia. Il sole rimase molto impressionato da quel racconto e decise di aiutarlo: lo confortò e lo trasformò in un fiore alto, splendido e completamente tinto di giallo. Adesso era il fiore più bello di tutto il campo, e prese il nome di Girasole in onore della sua amicizia con l’astro.