La luce del mattino e i suoi eccezionali benefici

 

La città era contenta nella luce del mattino; i luoghi che si erano mostrato brutti e sospetti per tutta la notte, ora indossavano un sorriso; e i raggi di sole scintillanti ballavano sulle finestre della camera, e filtravano attraverso la tenda davanti agli occhi dormienti, facendo luce anche nei sogni, e scacciando le ombre della notte.

(Charles Dickens)

Ogni mattino, lo dico spesso, è un nuovo inizio. E con la bella stagione, è anche l’occasione perfetta per fare il pieno di luce: se non avete letto l’articolo sul ritmo circadiano, riporto qui il link. Quello che state per leggere, infatti, è una sorta di sequel degli argomenti trattati nel pezzo che ho dedicato al nostro orologio biologico interno. In questo post approfondiremo, sulla base di quelle teorie, tutti i benefici che apporta l’esporsi alla luce del mattino. Dove per “luce del mattino” si intende la luce delle prime ore del mattino: è più che ovvio che, con le temperature torride dell’anticiclone africano, avventurarsi sotto il sole a mezzogiorno non sia affatto allettante. Ma perché approfittare della luce mattutina è così essenziale? Scopriamolo qui di seguito.

 

 

Una perfetta sinergia tra cortisolo e melatonina

L’articolo sul ritmo circadiano evidenziava il ruolo basilare che ricoprono il cortisolo e la melatonina, due ormoni chiave del ciclo sonno-veglia che lavorano in perfetta sinergia. Il cortisolo, prodotto dalle ghiandole surrenali, viene rilasciato nelle situazioni di stress e raggiunge il suo apice di primo mattino, al nostro risveglio, fornendoci l’energia e la lucidità imprescindibili per affrontare la giornata. La melatonina, al contrario, viene rilasciata al crepuscolo dalla ghiandola pineale: prepara il nostro organismo al riposo notturno, favorisce l’addormentamento e predispone la temperatura corporea ideale per le ore di sonno. In breve, i livelli di cortisolo si innalzano mentre calano quelli di melatonina, e viceversa, giorno dopo giorno. Quando ci esponiamo alla luce del mattino, doniamo un impulso essenziale al “lavoro di coppia” di questi due ormoni. La luce naturale stimola la produzione di cortisolo, donandoci dinamismo e capacità di concentrazione, ma al tempo stesso blocca il rilascio di melatonina, eliminando tutti i residui di sonnolenza. Regolando la sinergia tra cortisolo e melatonina in modo ottimale, la luce mattutina apporta benefici anche per l’addormentamento: bandisce l’insonnia e favorisce un sonno riposante.

 

 

Una fonte di buonumore

Godere della luce del mattino, inoltre, ha effetti portentosi sull’umore; è un sedativo naturale e tiene la depressione a debita distanza.

 

 

Un toccasana per il metabolismo

I benefici della luce del mattino sul metabolismo sono eccezionali: influisce positivamente sull’asse ormonale che collega la leptina, che regola il senso di sazietà, e la grelina, anche detto “ormone della fame”, che ha il compito di stimolare l’appetito. La luce naturale instaura un equilibrio ideale tra le funzioni di questi due ormoni così importanti per il nostro benessere. In più, è in grado di regolare la glicemia: ottimizza la sensibilità all’insulina e controlla i livelli di zuccheri nel sangue nel corso dell’intera giornata.

 

 

Esporsi alla luce del mattino: ma in che modo?

E’ fondamentale dire che per ottenere i massimi benefici da questo “bagno di luce” bisognerebbe esporsi entro, al massimo, un’ora dal risveglio. Bastano dieci minuti, mezz’ora in caso di nuvolosità. Non serve necessariamente uscire: se avete un balcone approfittatene, organizzate lì la vostra prima colazione. Oppure uscite, fate una passeggiataportate fuori il cane, andate a comprare il giornale, a fare colazione al bar. L’ essenziale è esporsi alla luce “senza schermi”, evitando l’ombra degli alberi, gli occhiali da sole e i grandi cappelli.

 

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Dicembre e i suoi proverbi

 

Dicembre è un mese in cui, in agricoltura, la produzione si ferma. Le attività si concentrano più che altro sulla preparazione dei campi per i mesi futuri: se non c’è gelo il terreno si lavora, si concima; per preservare dal freddo intenso le colture invernali, si ricorre a espedienti come le coperture e la pacciamatura, ossia il rivestimento del terreno con materiale inorganico e organico (tipo la paglia, i trucioli di legno e la corteccia di pino). Il raccolto si riduce a pochi prodotti, generalmente frutta e ortaggi come i cavoli e le melagrane. In questo periodo di riposo, che anticamente, per ovvi motivi, era vissuto con maggior apprensione rispetto ad oggi, le priorità erano assicurarsi la quantità di cibo necessario per superare l’Inverno e riscaldare degnamente la propria casa. Poi c’erano, naturalmente, le tradizioni, le leggende e le credenze tipiche di Dicembre, le sue ricorrenze, e una folata di magia avvolgeva anche le campagne. Su cosa si incentrano, dunque, i proverbi di questo mese? Il meteo come sempre predomina, seguito dai (pochi) lavori agricoli e dal freddo che contraddistingue il periodo. Molti gli accenni alle solennità dei santi, Natale e Capodanno. La superstizione prevale, forse a livelli maggiori rispetto agli altri mesi dell’anno: a Dicembre, quando la natura è assopita e il gelo impera, c’è bisogno di  certezze e di rassicurazioni.

 

 

Dicembre nevoso, anno fruttuoso.

 

 

Dicembre piglia e non rende.

 

 

Dicembre davanti ti agghiaccia e dietro ti offende.

 

 

Dicembre gelato non va disprezzato.

 

 

Per Santa Bibiana scarponi e calza di lana.

 

 

A Santa Barbara sta’ intorno al fuoco e guardalo.

 

 

Da Santa Lucia il freddo si mette in via.

 

 

Seminare decembrino vale meno d’un quattrino.

 

 

Da Santa Lucia a Natale il dì s’allunga quanto un passo di cane.

 

 

Dicembre mese di bruma: davanti mi scalda e dietro mi consuma.

 

 

Per Santa Lucia e per Natale, il contadino ammazza il maiale.

 

 

A Natale freddo cordiale.

 

 

Avanti Natale, nè freddo nè fame.

 

 

A San Silvestro la neve alla finestra.

 

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Il fascino ombroso di Novembre

 

Se ad Ottobre predominano colori come il rosso, l’arancio, l’oro e il viola, Novembre sfoggia una palette più scarna, ma altrettanto intensa, che include il nero e tutte le gradazioni del grigio. La natura è pronta per il lungo riposo invernale, il cielo si incupisce, il buio prevale sulla luce del giorno. Eppure, questa trasformazione è impregnata di un fascino indescrivibile: basti pensare che alla fine del mese, quando i lampioni si accendono intorno alle quattro del pomeriggio, l’oscurità viene squarciata da un tripudio di luci e luminarie natalizie. Impariamo quindi a godere delle atmosfere ombrose, dei grigiori di Novembre. Sono giorni che coincidono con la fase di raccoglimento che anticipa il periodo più magico dell’anno.

 

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Buon Ferragosto

 

Cosa vi viene in mente quando pensate a Ferragosto? Pranzi all’aperto, picnic fuori porta o in spiaggia, vacanze, gite al mare, barbecue, fuochi d’artificio, gavettoni come se non ci fosse un domani…La scelta è molto ampia. Ma come nascono i festeggiamenti del 15 Agosto? Andiamo subito a scoprirlo insieme. Iniziamo col dire che Ferragosto affonda le sue radici nell’antica Roma: fu l’imperatore Augusto, nel 18 a.C., a istituire il Feriae Augusti (ovvero il “riposo di Augusto”), che cadeva ogni 1 Agosto ed era collegato a tutte le feste che ricorrevano in questo mese. I romani infatti celebravano i Vinalia rustica (un tributo a Giove e Venere), i Nemoralia (che onoravano la dea Diana) e i Consualia, dedicati a Conso che era il dio della fecondità della terra. I Consualia concidevano con il termine delle principali pratiche agricole, e ciò si incastrava alla perfezione con il significato delle celebrazioni agostane: il Feriae Augusti inaugurava una fase di riposo che connetteva le varie ricorrenze, ed era essenziale per il ripristino dell’energia dopo il pesante lavoro nei campi dei mesi precedenti. In questo periodo, i festeggiamenti erano costanti e coinvolgevano l’Impero Romano in toto. Gli asini, i muli e i buoi avevano diritto alla stessa pausa di relax di cui beneficiava l’uomo, e nell’antico Ferragosto non potevano essere utilizzati come animali da tiro; venivano, invece, adornati di ghirlande e  fiori. Diversa sorte toccava ai cavalli, utilizzati per le numerose gare organizzate a partire dal Feriae Augusti. Secondo la tradizione, poi, a Ferragosto i padroni dovevano ricevere gli auguri dai propri lavoratori: per ringraziarli, li avrebbero ricompensati con una lauta mancia. Tale usanza andò consolidandosi con il passar del tempo, tant’è che nel Rinascimento divenne inderogabile in tutto il territorio dello Stato Pontificio. Con l’avvento del Cristianesimo, la Chiesa Cattolica posticipò il Feriae Augusti al 15 Agosto; l’intento era quello di sovrapporre la solennità dell’ Assunzione di Maria alle celebrazioni pagane della Roma antica. A tutt’oggi, Ferragosto mantiene felicemente la valenza di festa religiosa e laica al tempo stesso.

 

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Equinozio di Autunno

 

” Per questo preferisco di gran lunga l’autunno alla primavera, perché in autunno si guarda il cielo. In primavera la terra.”
(Soren Kierkegaard)

Buon Equinozio di Autunno! La nuova stagione farà il suo ingresso ufficiale stasera, alle 21.21. Oggi, il sole si trova allo zenit dell’ equatore: le ore di luce e quelle di buio avranno una durata identica e inizieranno i sei mesi più oscuri dell’ anno. Il secondo raccolto si è ormai concluso, la terra si prepara al suo periodo di riposo. Le foglie si tingono di cromie incredibili prima di staccarsi dai rami e volteggiare al suolo. Se in estate viaggiamo per esplorare il mondo, in autunno inizia l’ affascinante viaggio alla scoperta di noi stessi. Quando il ciclo produttivo della natura si arresta, assopendosi momentaneamente, è tempo di fare bilanci. Di riflettere sulla nostra interiorità, acquisire una nuova consapevolezza. Analizzare il proprio personale “raccolto” è il primo passo verso il raggiungimento di un’ armonia, di un equilibrio che coinvolgono spirito e materia in parti uguali: esattamente come giorno e notte, oggi, si trovano in simmetria perfetta. E se volete omaggiare l’ autunno con qualche gesto speciale, non dimenticate di bruciare incenso a base di mirra, pino o ibisco e di utilizzare le foglie morte per accendere eventuali falò. Ma il miglior rituale rimane una passeggiata nella natura, magari tra i boschi, per godere dei colori mozzafiato e delle avvolgenti atmosfere che questa stagione ci regala…