La sorpresa contenuta nell’uovo di Pasqua: storia di una tradizione che ancora ci appassiona

 

 

Perchè la tradizione prevede che a Pasqua si mangino uova? E’ un argomento che MyVALIUM ha già affrontato qui. Ultimamente mi sono chiesta, invece, come è nata l’usanza della sorpresa all’interno delle uova di cioccolato. E ho scoperto che affonda le radici in tempi molto antichi

 

 

Il prototipo: l’uovo di Fabergé

Nel 1885, il noto orafo e gioielliere russo Peter Carl Fabergé realizzò un preziosissimo uovo smaltato per lo Zar Alessandro III e la sua famiglia. Fabergé, che in quello stesso anno divenne il fornitore ufficiale della corte imperiale, era solito fare le cose in grande: utilizzava le gemme più pregiate, smalti guilloché dagli straordinari riflessi tridimensionali, oro in abbondanza e meccanismi straordinari. Per la famiglia imperiale russa, nel periodo compreso tra il 1885 e il 1917, il gioielliere creò 50 uova di Pasqua di enorme valore. Ma la meraviglia non si limitava all’aspetto esteriore: ognuno di questi capolavori conteneva, infatti, una sorpresa che evidenziava l’eccezionale maestria di Fabergé. L’inventiva e l’abilità dell’orafo non avevano confini; nelle Uova venivano racchiusi orologi, carrozze, animali, automi in miniatura, tempestati d’oro e diamanti e realizzati con suprema minuzia. Qualche esempio? L’Uovo della Gallina, portato a compimento nel 1885, ospitava un tuorlo d’uovo apribile. Al suo interno era posta una gallina d’oro massiccio che accoglieva, a sua volta, un raffinato pendente e una corona imperiale. Nell’Uovo dell’Incoronazione, datato 1897, Fabergé aveva incluso una carrozza imperiale in miniatura; l’Uovo del Caucaso (1893) ospitava un elefantino meccanico completamente realizzato in avorio; il tema della corona e del pendente ricorrono anche nell’Uovo del Bocciolo di Rosa (1895), che racchiudeva una squisita rosa in boccio smaltata.

 

 

 La tradizione italiana

In Italia, la tradizione dell’uovo di Pasqua di cioccolato si è diffusa nel XVIII secolo: nel 1725, a Torino, la vedova Giambone, che aveva una bottega in via Contrada Nuova, mise in vendita una serie di uova di gallina interamente riempite di cioccolata. Le uova andarono a ruba. Due secoli dopo, intorno al 1920, l’usanza dell’uovo di cioccolato era una realtà consolidata. Sempre a Torino, nel 1925, la Casa Sartorio la perfezionò ulteriormente lanciando uova prodotte con uno speciale stampo a cerniera: le uova di cioccolato rimanevano vuote al loro interno, la condizione ideale per ospitare una sorpresa. Di cosa si trattava? Soprattutto di confetti, piccoli animali creati con lo zucchero e dolcetti vari. Alla fine degli anni ’20 del Novecento, a Torino, le uova di Pasqua con sorpresa erano una vera e propria mania collettiva.

 

 

Oggi, la sorpresa sembra essere diventata l’elemento principale dell’uovo di Pasqua. In questi giorni si sente parlare dell’ossessione, già virale sui social, di pesare le uova nei reparti ortofrutta dei supermercati: una pratica che porterebbe a intuire le dimensioni della sorpresa e quindi la sua portata. Molti supermercati si sono visti addirittura costretti a vietare l’utilizzo delle bilance ai propri clienti, sia per motivi igienici che per evitare di creare disordine e disagi. Come è andato originandosi un simile fenomeno? Pare che l’oggetto del desiderio spasmodicamente ricercato sia l’uovo di Pasqua contenente un coniglietto Thun. Quel che è certo, è che la sorpresa più “pesante” viene reputata di maggior valore rispetto ad una dal peso trascurabile. E non solo: a dare indicazoni sul peso delle uova, e sulle sorprese corrispondenti, sarebbero nientemeno che i creator attivi sui social.

 

 

Se della sorpresa, invece, vi importa fino a un certo punto, potete ispirarvi ad altri spunti per personalizzare il vostro uovo di Pasqua: ad esempio, farcirlo con bon bon, praline, mandorle tritate e del delizioso cioccolato fuso come quelli che vedete nelle foto di questo articolo.

Foto di Estela Trintade TND Design via Unsplash

 

I baranki, le tradizionali ciambelle russe simbolo del Sole

 

Vi ricordate della foto qui sotto? Una decina di giorni fa, l’ho pubblicata su MyVALIUM per illustrare l’articolo che vi linko qui. E siccome il mio blog è anche fatto di rimandi e associazioni, oggi parlerò delle ciambelle che vedete in quell’immagine. Che cosa sono, come si chiamano? Si tratta dei tipici baranki russi, anelli di pane dalla consistenza dura e croccante che nascondono un cuore morbido. Vengono consumati in sostituzione del pane o rappresentano un goloso spuntino da abbinare al tè o al caffè. La loro storia è molto affascinante; adesso scopriremo il perchè.

 

 

Un simbolo del Sole

Nel XVII secolo, in Russia, i prodotti da forno dalla forma arrotondata venivano considerati un simbolo del Sole: così li descrivevano le leggende di origine pagana. Per questo motivo, comporre ghirlande di baranki per decorare la propria casa rappresentava un gesto di buon auspicio e foriero di prosperità. Il Sole, supremo emblema di  fertilità e rinascita, era associato alla ricchezza. Una dimora ornata di baranki, dunque, avrebbe avuto il potere di attrarre opulenza e buona sorte. Dal XVIII al XIX secolo, si cominciò a utilizzare le ghirlande di baranki come veri e propri monili: i venditori ambulanti russi li esibivano a mò di lunghe collane.

 

 

Le origini

La caratteristica principale dei baranki, innanzitutto, è relativa alla preparazione. Dopo una lunga lievitazione, vengono bolliti; soltanto dopo la successiva essiccatura si passa alla cottura in forno. Una curiosità: questo procedimento risultava talmente complesso da richiedere l’intervento di una persona esperta, il baranochnik, in quanto il panettiere non sempre era in grado di svolgerlo correttamente. Riguardo al nome baranki, gli studiosi hanno rinvenuto due possibili derivazioni. La prima lo riconduce al verbo slavo “obvariti”, in italiano “sbollentare”, la seconda lo associa al sostantivo “baran”, in italiano “montone”, facendo leva su una presunta somiglianza delle ciambelle russe con il corno del maschio della pecora. Oggi diffusissimi in Russia, Bielorussia e Ucraina, i baranki vantano un preciso luogo di nascita: secondo i ricercatori sarebbe collocato a Smorgon, in Bielorussia, una città divenuta celebre per l’addestramento degli orsi.

 

 

I prodotti simili:  suški e bubliki. Come distinguerli dai baranki?

In Russia, però, esistono alcuni prodotti da forno che, a un occhio poco esperto, potrebbero risultare indistinguibili dai baranki. I dettagli che li accomunano a questi ultimi sono la forma ad anello, la superficie lucida, la consistenza dura ma molto soffice all’interno. Di quali prodotti si tratta?Essenzialmente sono due:

I suški: dai baranki li differenziano le dimensioni, molto più piccole. Oppure, se le dimensioni sono rilevanti, la forma dei  suški è ovoidale. Qualcuno paragona la prima versione ai taralli pugliesi.

I bubliki: i baranki possono essere consumati fino ad oltre un mese dall’acquisto, mentre i bubliki vanno gustati al momento. La differenza tra i due, dunque, risiede nei tempi di conservazione.

 

 

Nella foto qui sotto, invece, insieme ai baranki potete ammirare un tipico dolce russo: le vatrushki, deliziose focaccine alla ricotta.

 

 

Abbiamo esaminato le differenze tra i baranki, i suški e i bubliki, ma è tassativo citare un dettaglio che li accomuna: la loro superficie lucente può essere impreziosita da semi di sesamo, papavero o cumino, oppure spalmata di senape, burrovaniglia e delizie varie. Lo scopo? Renderli ancora più golosi. Per scoprire la ricetta dei baranki, cliccate qui.

 

 

Citati nella letteratura russa

Nei loro libri, dei baranki hanno parlato autori del calibro di Aleksandr Sergeevič Puškin e Aleksandr Nikolaevič Radiščev. Molto tempo fa, questi caratteristici prodotti da forno venivano preparati esclusivamente in casa e le ricette erano molteplici, poichè ogni famiglia ne elaborava una. Attualmente, invece, sono acquistabili anche nei supermercati e nelle botteghe di alimentari. Un buon motivo per assaggiarli, oltre a quelli già elencati? I baranki sono sani, del tutto privi di grassi, e contengono zucchero in quantità minima. Vale proprio la pena di farne incetta.

 

 

Foto via Pexels

 

Gli scialli di Pavlovo-Posad, eccellenza artigianale e simbolo della Russia nel mondo

 

Come una ragazza russa nel gelo della Taiga siberiana: proteggersi dal freddo è un’arte che mixa funzionalità e stile. A risaltare è un accessorio iconico, lo scialle russo tradizionale di Pavlovo-Posad, in lana e ornato di vibranti stampe floreali. Le sue origini risalgono ad oltre due secoli orsono, quando lo si produceva artigianalmente a Pavlovo-Posad, una cittadina a 78 km da Mosca. Fu Ivan Labzin, un abitante del luogo, a fondare la fabbrica nel 1795; inizialmente avviò una produzione di scialli in seta di modeste proporzioni, ma un secolo dopo, nel 1860, la manifattura divenne azienda leader nel settore grazie a Yakov Labzin, nipote di Ivan, che alla produzione di scialli in seta affiancò quella degli ormai celebri scialli in lana decorati. Con la Rivoluzione d’Ottobre, l’impresa fu nazionalizzata e all’epoca della Seconda Guerra Mondiale si dedicò principalmente alla realizzazione dei tessuti per le divise dell’Armata Rossa. La partecipazione all’Esposizionale Universale di Parigi nel 1937 segnò un punto di svolta per la fabbrica, che si fece conoscere in tutto il mondo; all’Esposizione Mondiale di Bruxelles del 1958, gli scialli di Pavlovo-Posad ricevettero addirittura la Gran Medaglia d’Oro: da quel momento in poi, vennero inclusi nel patrimonio culturale russo divenendone un potente emblema identitario. Ma come sono fatti, esattamente, gli scialli Pavlovo? L’ispirazione attinge al folklore russo, alla sua arte e alla sua cultura. Il materiale che predomina è la lana, alternata alla seta e al misto cotone. Le dimensioni sono molto ampie, i colori vivaci; il loro “marchio di fabbrica” è costituito dalle elaborate stampe floreali, con disegni tuttora realizzati a mano (su sfondo prevalentemente scuro) prima che vengano impressi sul tessuto. Anche le frange sono applicate in modo manuale. Le tonalità e la ricchezza dei motivi ornamentali rappresentano le caratteristiche principali degli scialli di Pavlovo-Posad, un prodotto artigianale di alta qualità tramutatosi in un simbolo della Russia nel mondo.

N.B.: le immagini sono state reperite in una piattaforma foto e non rappresentano necessariamente gli scialli Pavlovo-Posad.

 

Foto via Unsplash

 

Viaggio in Lapponia

 

Re delle tende, sbanditi,
dispersi nel tempo e avvolti nel mistero,
vivono i lapponi nella luce della palude;
non coltivano terra, non innalzano dimore,
ma gregge, esodi, incantesimi e magie
verso lo sfolgorante azzurro
dell’eterna sera boreale.
(Anders Österling, da “Lapponi”*)

 

Come ha affermato lo scrittore, giornalista e documentarista Paco Nadal, “La Lapponia è il Natale”. Distese di ghiaccio sconfinate, la luce del giorno che svanisce dopo appena quattro ore, temperature che sfiorano i 25 gradi sotto zero…tutti elementi che rappresentano la norma, quando ci si trova oltre il circolo polare artico. Siamo vicini al “Tetto del Mondo”, alle porte del Polo Nord. Suddivisa tra le regioni più settentrionali di stati quali la Norvegia, la Svezia, la Finlandia e la Russia, la Lapponia è il regno della magia invernale. La neve predomina, le foreste sono sterminate, l’aria è tersa, e nel cielo divampano i colori dell’aurora boreale. C’è chi parla di “mal d’Artico”, un senso di profonda nostalgia che assale chi quelle lande le ha raggiunte e non può fare a meno di tornarci, fosse anche una sola volta all’anno. Perchè l’incanto della terra dei Sami, l’unico popolo indigeno europeo, quando ti rapisce non ti lascia più. E sei disposto a viverlo in full immersion, passo dopo passo, assaporando ogni dettaglio delle sue straordinarie meraviglie naturali. Approfondiremo prestissimo l’argomento con un post. Intanto, voglio dedicare la nuova photostory di MyVALIUM a un viaggio in solitaria intriso di fascino e infinito stupore.

 

Foto di Yaroslav Shuraev via Pexels

* contenuta inPoesia svedese”, a cura di Giacomo Oreglia, Casa Editrice Italica, Stockholm-Roma

 

Le fiabesche creazioni di Charmante Folie in mostra da Love Therapy il 16 Settembre

 

Oggi vi presento un brand che, ne sono sicura, vi farà rimanere incantati. Si chiama Charmante Folie ed è stato fondato nel 2011 a Milano da Natasha Kòstina, una giovane designer russa. Natasha crea copricapi e borse assolutamente unici: sono impregnati di un mood fiabesco, onirico e surreale. La fantasia, sfrenata e senza limiti, è il leitmotiv di tutte le sue creazioni, pezzi unici e rigorosamente realizzati a mano. Grazie a un impeccabile savoir faire artigianale, Natasha dà vita a vere e proprie opere d’arte che ama impreziosire con dettagli, materiali e oggetti che trova in giro per il mondo o nei mercatini e nelle sartorie da lei frequentati: cascate di perle, strass, ninnoli dal sapore antico, piume, pelle, smalti e velluti sono solo alcuni degli elementi che esaltano la travolgente estrosità dei cappelli-scultura e delle pochette firmati Charmante Folie. Il nome del marchio, d’altronde, è tutto un programma: significa “incantevole follia”. Ma anche quelli delle singole creazioni giocano un ruolo fondamentale. “L’ opera italiana”, “Le nozze di Figaro”, “Aspettando il bacio”, “Non siamo soli”, sono nomi che rivelano una carica evocativa senza pari. Non è un caso che Charmante Folie sia stato nominato da VOGUE Italia Talents nell’anno stesso della sua nascita: un plauso alla creatività della designer ma anche all’originalità della presentazione. Così come non è un caso che Natasha sia da tempo la fedele modista della Contessa Pinina Garavaglia, icona della Club Culture italiana e nota collezionista di cappelli stravaganti.

 

Alcune creazioni-capolavoro del brand

 

Brand di Arte e Fashion rivoluzionaria, Charmante Folie non crea dei semplici accessori, bensì sculture che inneggiano alla personalità di chi le sfoggia. L’estro esplosivo di Natasha ci permette di esplorare nuove dimensioni, sorprendenti punti di vista, mondi fatati mai conosciuti prima. Ecco perchè le creazioni del marchio possono essere definite, a pieno titolo, “Arte da Indossare”.

 

La Contessa Pinina Garavaglia con un copricapo di Charmante Folie

 

Natasha Kòstina nasce in Russia, a San Pietroburgo. Durante gli studi in Economia e Commercio, frequenta nella stessa università un corso teatrale, partecipando attivamente allo storico, e tutt’oggi noto, movimento studentesco KVN (“Club degli Allegri e dei Creativi”), una competizione di umorismo, improvvisazione e spettacolo. Dopo il trasferimento in Italia trova le condizioni ideali per la sua crescita personale e professionale, dando sfogo alle sue qualità artistiche, come performer e designer del gruppo “Vanitas Company” della Contessa Pinina Garavaglia. Da queste esperienze importanti nasce la sua passione per i costumi e gli accessori di scena, di grande spettacolarità e bellezza, spesso ideati anche per essere indossati nella vita reale.

Un cappello per Love Therapy

Il 16 Settembre, durante l’esposizione di cappelli e borsette di Charmante Folie all’interno dello showroom di Love Therapy verrà svelato il cappello dedicato al famoso brand creato da Elio Fiorucci nel 2003, oggi gestito dalla sorella Floria e da un brand di creativi. “Love Theraphy” è una creazione-scultura, meravigliosa espressione di libertà che riflette la moltitudine delle ispirazioni dell’artista, il suo desiderio e la sua vocazione di stupire e al contempo di meravigliarsi. Un oggetto che permette una grande libertà di opinione e di espressione. Per l’occasione sarà presentato il brano “Love Theraphy” dedicato proprio a questo evento in collaborazione con la Contessa Pinina Garavaglia, Charmante Folie e di Tempiinversi Production. Ve lo presento in anteprima, già conquistata dal ritmo incalzante e irresistibile che si “incastra” alla perfezione con il mood del brand lanciato da Fiorucci:

 

 

“Le mie creazioni – dice Natasha – sono interamente fatte a mano. Alla base di ogni manufatto c’è un lavoro di continua ricerca e accurata scelta di materiali pregiati e nobili. Che sia seta, piume, strass, passamaneria, resine, o che siano oggetti pregiati di recupero vintage, tutto è in nome della qualità.”

Appuntamento a Milano il 16 Settembre presso lo showroom di Love Therapy, dunque, per ammirare l’esposizione dedicata alle meravigliose creazioni di Charmante Folie e per scoprire il cappello “Love Therapy”, con cui Natasha ha omaggiato il nuovo brand di Elio Fiorucci. Rimanete sintonizzati su VALIUM, perchè prestissimo pubblicherò un approfondimento DOC su questo spettacolare evento.

Love Therapy

Viale Vittorio Veneto 6, Milano

Dalle 16 alle 21

Cocktail & Music

 

Solstizio d’Estate: rituali e tradizioni in giro per il mondo

 

Solstizio. Il tempo sembra fare una sosta e guardarsi intorno in una sospensione di luce.
(Fabrizio Caramagna)

 

L’estate arriva oggi, un giorno prima rispetto al 21 Giugno, esattamente alle 22.51. E pare che dal lontano 1796 il Solstizio non fosse mai caduto così in anticipo: stiamo parlando di ben 228 anni fa! Nell’emisfero boreale inizia l’estate astronomica, i raggi del sole sono posizionati perpendicolarmente al Tropico del Cancro e l’astro infuocato risplende alla massima altitudine. E’ il giorno più lungo dell’ anno: in Italia avremo dalle 14 e mezzo alle 16 ore di luce consecutive. Il Solstizio d’Estate rappresenta, fin da tempi remotissimi, una delle date più importanti e festeggiate dell’anno. Non è difficile immaginare il perchè: la potenza solare è al suo apice, emana un’energia che ha a che fare con la vita stessa. La natura esplode rigogliosa, è tempo di raccolto, che per gli antichi popoli costituiva il sostentamento quotidiano. Ho parlato con dovizia di particolari, negli anni scorsi, del Solstizio d’Estate e delle sue caratteristiche: per rileggere l’articolo del 2023, cliccate qui. Oggi, invece, andremo alla scoperta di come Litha (così i pagani chiamavano il sabbat che celebravano il 21 Giugno) viene celebrato in alcuni paesi del mondo.

 

 

In tutte le culture, il Solstizio d’Estate è una data fortemente connessa con il Sole, la vita e la natura (che sono infatti un tutt’uno). I festeggiamenti più comuni riguardano l’accensione dei falò, simboli solari che esaltano il vigore dell’astro e hanno una funzione beneaugurante e purificatoria. L’energia del Sole, per gli antichi popoli, si concentrava nelle “ley lines”, le linee temporanee che congiungono luoghi ed elementi dall’importante valenza mistica. Ciò valeva anche per i dolmen, i mehir e i cerchi di pietre, monumenti in cui rientrano i megaliti di Stonehenge: il giorno del Solstizio i cristalli di caricano di energia solare, e le pietre di Stonehenge, ricche di quarzo, sono direttamente coinvolte in questo fenomeno. Ecco perchè miriadi di moderni druidi e persone comuni si ritrovano ogni anno nel sito neolitico dello Weltshire, in Inghilterra, per ammirare l’alba del Solstizio.

 

 

Il Sole sorge sempre sulla Heel Stone, il megalito più massiccio che dista circa 75 metri dal complesso di pietre, e in inverno tramonta nello stesso punto. Nei paesi del Nord Europa si celebra la Mezza Estate (Midsommar), e i festeggiamenti vanno dal 21 al 25 Giugno: un periodo che include sia il Solstizio d’Estate che la ricorrenza di San Giovanni Battista. In Svezia, nelle zone rurali, le celebrazioni raggiungono l’apice tra tavolate all’aperto, bevande e cibo a volontà; tra le pietanze tradizionali troviamo le aringhe, le uova sode, le patate novelle bollite, il knäckebröd (un tipico pane croccante) spalmato di formaggio e fragole in abbondanza come dessert. Il clou della festa sono però i balli intorno al palo adornato di ghirlande floreali, il Midsommarstång , un rito antichissimo (pare che risalga al 1500) finalizzato a propiziare la fertilità della terra.

 

 

Un altro rituale immancabile nei paesi scandinavi è rappresentato dagli enormi falò che vengono accesi alla vigilia dei festeggiamenti. Come in molte altre località, i fuochi tengono a debita distanza le entità malvagie e sono di buon auspicio per il raccolto. La particolarità dei falò scandinavi è quella di ardere in prossimità dei laghi, dei fiumi o del mare, creando un effetto di immensa suggestività. In Finlandia, la Mezza Estate è la festa nazionale di maggior rilevanza. Viene considerata la “notte bianca” per eccellenza e si celebra in campagna: il sole di mezzanotte la dota di un scenario straordinario. Un tempo era comune sposarsi in queste date o compiere incantesimi inneggianti all’amore e alla fecondità. Molto importante era anche (e lo è tuttora) bere e gozzovigliare, poichè si pensava che il rumore spaventasse gli spiriti maligni e aprisse le porte alla fortuna. Oggi, all’ antico rito dei falò si alternano la sauna, le danze, le grigliate all’aria aperta e le gite in barca.

 

 

In Spagna le celebrazioni del Solstizio coincidono con la festa di San Giovanni Battista, e come in Italia le tradizioni della vigilia sono numerosissime: la principale riguarda l’accensione dei falò, che hanno una funzione purificatoria per l’esteriorità e l’interiorità di ognuno. Saltare sopra le fiamme è altamente beneaugurante. Più volte si salta, meglio è; farlo tre volte di seguito garantisce buona sorte fino alla fine dell’anno. Un altro rituale vede invece protagonista l’acqua, nello specifico quella dell’oceano: l’usanza del bagno di mezzanotte mira a scacciare le entità malvagie “annegandole” tra le onde.

 

 

A proposito di oceano, un’interessante cerimonia tradizionale si tiene al di là dell’Atlantico, precisamente in Bolivia: sulla Isla del Sol, collocata nel lago Titicaca, il popolo Quechua organizza festeggiamenti a base di danze e musiche tradizionali. Risuonano i tamburi, si espande l’ipnotica melodia del siku (un tipico strumento a fiato andino simile al “flauto di Pan”), si eseguono riti che omaggiano la Pachamama – in quecha “Madre Terra”,  venerata da tutti gli indigeni delle Ande – e inneggiano alla sua fertilità.

 

 

Ritorniamo dall’altra parte dell’oceano, dove in paesi dell’Est come la Polonia, la Bielorussia, la Russia, la Lituania e l’Ucraina il Solstizio si celebra la notte di Ivan Kupala, San Giovanni Battista, ovvero tra il 23 e il 24 Giugno per chi segue il calendario gregoriano. E’una festa molto sentita che include diversi rituali: tutte le donne indossano una corona di fiori, si accendono falò e ci si approvvigiona di erbe magiche, proprio come da noi. Anche in questo caso, il fuoco e l’acqua rivestono dei ruoli fondamentali. Il primo ha soprattutto una funzione divinatoria: secondo la tradizione, le coppie di fidanzati devono saltare sulle fiamme tenendosi per mano; se dopo il salto le loro mani rimangono unite, sono fatti l’uno per l’altra. Nell’acqua, invece, si gettano le corone di fiori delle donne, che a conclusione della festa vengono lasciate galleggiare lungo il fiume. Ma la notte di Ivan Kupala l’acqua la fa davvero da padrone: molti giovani la utilizzano per fare scherzi o bagnare le persone che passano per strada.

 

Foto via Pexels e Unsplash

 

Martedì Grasso: che la festa abbia inizio, in Italia e nel mondo

 

Carnovale, Carnasciale, o Carnesciale, come noi vogliam dire è lo stesso tempo di feste, di quelle, che da’ Latini si dicono Bacchanalia: e cosí le dissero, perché derivaron da Bacco, il che se è vero, potrà dirsi ancora, che da luí derivi la nota Posta di Baccano vicina a Roma, dove essendovi l’osteria, chi sa, che forse non sia stata in quei giorni un tempio appunto consagrato in onore di Bacco? Siccome quel che fra noi vien detto Fare il Baccano, che significa Scherzare alla peggio con romore e fracasso.

(Giovan Battista Fagiuoli)

 

Martedì Grasso: è tempo di far festa, di tirar fuori costumi e maschere, di abbandonarsi a balli sfrenati prima che il Mercoledì delle Ceneri dia il via ai 40 giorni “ascetici” della Quaresima. Con Martedì Grasso il Carnevale raggiunge il suo apice e il suo termine al tempo stesso. Che feste, danze, parate, travestimenti e performance di strada abbiano inizio, dunque. Esagerare con il cibo e le bevande è tassativo; peraltro, tra castagnole, frappe, chiacchiere, frittelle, ciambelle e zeppole non c’è che l’imbarazzo della scelta. Anche perchè il nome dell’ ultimo giorno di Carnevale non lascia spazio a dubbi: “Martedì Grasso” deriva dalla possibilità di poter consumare tutti i cibi più “grassi” e golosi che la Quaresima mette al bando inaugurando un periodo di digiuno e penitenza. Fino a mezzanotte, insomma, è lecito darsi alla pazza gioia in un vortice di coriandoli e stelle filanti. E non solo in Italia: a New Orleans, per esempio, il Mardi Gras si celebra sin dall’800. Protagonisti principali, oltre a una folla gaudente e in maschera, sono i carri e le sfilate in caleidoscopici costumi che affollano il Quartiere Francese tra balli e sarcasmo nei confronti della politica e delle problematiche attuali.

 

 

Nel Regno Unito e nei paesi del Commonwealth Martedì Grasso viene detto Shrove Tuesday, “martedì dell’assoluzione”, ma nella stessa data si festeggia anche il Pancake Day (ovvero “giorno della frittella”). Quest’usanza si rifà a un accadimento del 1400, quando una donna terminò di preparare le sue frittelle lungo il tragitto verso la chiesa temendo di non fare in tempo a confessarsi. Da allora, il martedì che precede le Ceneri venne dedicato a una gara di corsa in cui vince chi riesce a far saltare per tre volte il pancake nella padella che tiene in mano. In molti stati europei le celebrazioni non coincidono con Martedì Grasso e fanno riferimento a dolci speciali: in Scandinavia, ad esempio, così come in Germania, si festeggia il lunedì antecedente alle Ceneri. In Svezia la ricorrenza prende il nome di Semladag in omaggio al Semla, un panino tondeggiante al cardamomo farcito con panna montata e crema di mandorle. In Germania, invece, questa giornata è stata battezzata Rosenmontag, “lunedì delle rose”.

 

 

La rosa è un elemento che ricorre anche in Polonia, dove Giovedì Grasso è dedicato alla degustazione di deliziosi bomboloni ripieni di marmellata di rose (pączki è il loro nome). In Russia, Bielorussa e Ucraina al nostro Carnevale corrisponde la Maslenica, una settimana che, prima dell’ inizio della Quaresima, prevede il consumo di bliny a volontà: si tratta di frittelle a base di uova e burro dalla caratteristica forma rotonda che rievoca quella del sole. Il “Martedì Grasso” russo, infatti, è il giorno in cui si dà l’addio alla neve e si saluta la Primavera imminente.

 

 

Volando ancora oltreoceano, non si può certo tralasciare il Carnevale di Rio de Janeiro: essendo il Brasile un paese in cui prevale il cattolicesimo, Giovedì e Martedì Grasso sono i giorni più celebrati. A Rio i festeggiamenti iniziarono intorno al 1830 sulla scia dei prestigiosi balli in maschera italiani e francesi. Negli ultimi anni del secolo, i carioca avevano già creato i “blocos”, ovvero persone abitanti nello stesso quartiere che organizzavano parate in un tripudio di balli, tamburi, canti, ballerine e variopinti costumi. Oggi i blocos crescono continuamente di numero e ognuno sfila in una determinata area. L’atmosfera è spumeggiante, le parate sfarzose avanzano rigorosamente al ritmo di samba: la musica viene suonata dal vivo e le Scuole di Samba fanno a gara per proporre le sfilate più spettacolari, avvalendosi di splendide ballerine che sfoggiano costumi mozzafiato. Alle fine del Carnevale viene premiata la Scuola di Samba che ha presentato la parata migliore.

 

 

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La colazione di oggi: le frappe di Carnevale, un’ evoluzione dei frictilia dell’ antica Roma

 

A Carnevale ogni scherzo vale, ma vale anche la pena di assaporare i ghiotti dolci tradizionali del periodo. Prendiamo le frappe, ad esempio: se questo nome non vi dice nulla, probabilmente le chiamate “chiacchiere”, “bugie”, “cenci”, “crostoli”… L’ elenco è interminabile, le loro denominazioni variano in ogni regione italiana. La golosità, però rimane immutata: sono dei dolcetti fritti dai bordi zigzagati, a forma di nastri e spolverati di zucchero a velo. A conquistare subito è la loro consistenza, dolce e croccante a un tempo, leggera al punto tale da invogliare a gustarne sempre di più. Una frappa tira l’altra, perchè a Carnevale anche ogni sgarro alla dieta vale…e poi, la ricetta di questo dolce è semplicissima: un impasto di burro, farina, zucchero e grappa (in alternativa il marsala, il vinsanto, l’acquavite) viene suddiviso in lunghe strisce che successivamente prendono la forma di nastri. Dopo averli fritti in olio, si spolverano con lo zucchero a velo e il dessert è servito.

 

 

Le frappe sono un dolce internazionale: si preparano in tutto il mondo, dall’ Europa alla Russia, dall’ Ucraina al Brasile. Ma c’è un’altra curiosità che le riguarda, intrigante almeno quanto il loro sapore. Sapevate che le origini di queste frittelle risalgono nientemeno che all’ antica Roma? A quei tempi si chiamavano “frictilia” ed erano dolcetti fritti tipici dei Saturnali, i festeggiamenti in onore di Saturno che si svolgevano dal 17 al 23 Dicembre. In questo periodo, caratterizzato dal sovvertimento delle classi sociali e da fastosi banchetti, i frictilia venivano distribuiti ad ogni angolo di strada. I romani ne andavano ghiotti: con le frappe come le conosciamo oggi avevano poco a che fare, ma la frittura e molti altri particolari rendono simili i due dolci. I frictilia avevano una forma tondeggiante (non è un caso che fossero chiamati anche “globulos”), una consistenza soffice, e venivano fritti nello strutto; una volta cotti, si cospargevano di miele, sesamo (o pepe macinato) e semi di papavero per intensificare il loro sapore. Con il passar del tempo, comunque, la ricetta subì sostanziali variazioni. La cannella arricchì il gusto dei frictilia, consumati abbondantemente in occasione delle “feste dei folli” medievali (festeggiamenti in maschera organizzati dal clero europeo che presero il posto dei Saturnali). In seguito, le frittelle tondeggianti entrarono a far parte della tradizione carnevalesca. Ma a quel punto, la loro metamorfosi in frappe era già evidente…

 

 

Tornando alle frappe odierne, preparatele in diverse varianti se volete renderle più ghiotte per la vostra prima colazione: per esempio, anzichè utilizzare lo zucchero a velo, potreste cospargerle di miele o innaffiarle con l’archemes. Oppure, aggiungete del cacao all’ impasto e ricopritele di cioccolato fondente. In rete esistono ricette sfiziose per donare un nuovo twist al dolce. Le proposte spaziano dalle frappe ripiene alla frappe alla sambuca, passando per quelle al mandarino, al limone, allo zenzero e canella. Se queste versioni vi intrigano, cliccate qui