Le Dodici Notti: il tempo sospeso tra un anno e l’altro

 

Si racconta che, quando il sole cala sulla Vigilia di Natale, una porta invisibile si apra tra il mondo degli uomini e quello degli spiriti antichi. Da quella soglia entra un’aria diversa, più silenziosa, più profonda. È un’aria che sa di neve che non è ancora caduta, di legna che arde piano, di passi lontani nel buio. È l’inizio delle Dodici Notti, un tempo che non appartiene più all’anno vecchio e non ancora a quello nuovo. Un tempo in cui il cielo si riempie di presenze, i sogni parlano più forte, e il destino sembra farsi più morbido, come neve appena caduta. Chi conosce questo segreto sa che non sono notti qualunque: sono un cammino.

 

 

La prima notte arriva in silenzio, al tramonto del 24 dicembre. Non fa rumore: apre appena una fessura nel tempo, e da quella soglia il mondo entra in un ritmo diverso. Le case sembrano trattenere il respiro, come se riconoscessero un ospite che torna una volta l’anno. Da quel momento, fino alla notte del 5 gennaio, il tempo ordinario si ritira, lasciando spazio a un intervallo sospeso, fragile, prezioso. Le origini di questo intervallo affondano in un’antica discrepanza tra calendari: quello solare romano e quello lunare germanico non coincidevano, e tra i due rimanevano dodici notti “in eccesso”, un tempo che non apparteneva a nessuno. Fu proprio questo scarto a diventare, nel sentire popolare, un territorio liminale, un varco in cui tutto poteva accadere. Le comunità contadine osservavano il cielo, il vento, i sogni: ogni notte era un presagio, un indizio del mese corrispondente nell’anno che stava per nascere. Il tempo non era più una linea, ma un cerchio che si apriva e si lasciava leggere.

 

 

In questo spazio sospeso si muovevano figure potenti e misteriose. Nelle terre del Nord, il protagonista era Odino, il viandante dagli occhi profondi, che guidava la Caccia Selvaggia: un corteo di spiriti, cavalli furiosi, cani dalle fauci luminose. Si diceva che attraversasse i cieli nelle notti più ventose, e che chi lo avesse incontrato avrebbe portato con sé un segno, un dono o una ferita. Le famiglie lasciavano cibo fuori dalla porta, spegnevano le luci, chiudevano le finestre: non per paura, ma per rispetto. La Caccia Selvaggia non era un pericolo, era un passaggio cosmico, un rinnovarsi del mondo. Accanto a Odino, nelle tradizioni alpine e germaniche, agivano figure femminili altrettanto antiche: Perchta, la Splendente, che vegliava sul focolare e sul destino; Frau Holle, che scuoteva i cuscini del cielo per far cadere la neve; e, nelle nostre terre, la Befana, erede lontana di queste dee invernali che portavano doni, ammonimenti e purificazione. Erano spiriti del giudizio e della rinascita, custodi del ritmo naturale, della casa, del lavoro ben fatto. Durante le Dodici Notti, si diceva che passassero a controllare che tutto fosse in ordine, che il focolare fosse acceso, che la famiglia fosse unita.

 

 

Ma le Dodici Notti non erano soltanto un tempo sospeso: erano un cammino interiore. Ogni notte rappresentava un passaggio, un varco, un gesto simbolico che l’uomo compiva insieme al mondo naturale. Si credeva che in queste notti il destino fosse più malleabile, come se il filo degli eventi potesse essere toccato, annodato, sciolto. L’anno vecchio, con il suo peso di errori, fatiche e memorie, veniva lasciato andare notte dopo notte, mentre l’anno nuovo si avvicinava come un ospite timido che attende di essere accolto. Ogni notte era un invito a guardare indietro senza paura e avanti senza fretta, a riconoscere ciò che meritava di essere portato con sé e ciò che invece poteva restare nel buio. Chi desidera vivere davvero le Dodici Notti oggi può farlo senza cerimonie complesse, senza rituali rigidi. Basta un po’ di silenzio, un po’ di ascolto, un po’ di spazio lasciato al mistero. Ogni notte può diventare un piccolo approdo, un luogo in cui fermarsi e guardare ciò che accade dentro e fuori di sé. Si può cominciare accendendo una luce — una candela, una lanterna, un lume discreto — e lasciarla brillare per qualche minuto. Quella fiamma diventa un centro, un punto fermo attorno al quale il pensiero si raccoglie.

 

 

Molti trovano utile dedicare ogni notte a un tema: un ricordo, un desiderio, una paura, un ringraziamento. Non per analizzarli, ma per lasciarli emergere. Le Dodici Notti sono un tempo di rivelazione gentile: ciò che deve salire alla superficie lo farà, se gli si concede spazio. Si può anche tenere un piccolo diario, annotando un’immagine, un sogno, una frase ascoltata durante il giorno. Gli antichi credevano che i sogni di queste notti fossero messaggeri, e che ogni notte parlasse del mese corrispondente dell’anno nuovo. Non è necessario crederci alla lettera: basta ascoltare. Chi ama la natura può uscire per qualche minuto, anche solo sulla soglia di casa, e respirare l’aria fredda. L’inverno, in queste notti, ha un suono diverso: è più profondo, più lento, più antico. Guardare il cielo, ascoltare il vento, osservare il silenzio sono modi per ricordarsi che il mondo non è solo ciò che vediamo di giorno. E poi c’è il gesto più importante: lasciare andare. Ogni notte può diventare un’occasione per deporre un peso, sciogliere un nodo, chiudere una porta con gratitudine.

 

 

E così, quando la Dodicesima Notte si avvicina, qualcosa nel mondo sembra cambiare di nuovo. Non è un rumore, non è un segno evidente: è un movimento sottile, come quando il vento smette di soffiare e la neve resta sospesa nell’aria. È il momento in cui il tempo ricomincia a camminare, piano, come se avesse appena ricordato la strada. Molti, nelle campagne di un tempo, lasciavano una lanterna accesa fino all’alba dell’Epifania. Dicevano che quella luce fosse un ponte tra ciò che era stato e ciò che stava per nascere, un modo per accompagnare l’anno nuovo mentre entrava nella casa.

 

 

Forse è questo che le Dodici Notti ci insegnano ancora oggi: che la trasformazione non ha bisogno di clamore, che la rinascita non arriva con un tuono, ma con un bagliore discreto. Che basta una luce piccola, custodita con cura, per attraversare l’inverno senza perdersi. Che ogni inizio richiede un po’ di buio, un po’ di silenzio, un po’ di ascolto. Quando l’alba del 6 gennaio arriva, non porta via la magia: la lascia dentro di noi, come una brace che continuerà a scaldare i giorni futuri. Le Dodici Notti finiscono, ma il loro dono rimane. Rimane nel modo in cui guardiamo il mondo, nel modo in cui ascoltiamo i nostri sogni, nel modo in cui accendiamo una luce quando la notte sembra troppo lunga. Perché, in fondo, le Dodici Notti non sono un tempo da ricordare: sono un tempo da vivere. E ogni anno tornano, puntuali, per ricordarci che il mondo è più grande di ciò che vediamo, e che dentro ogni inverno c’è già il seme della primavera.

 

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Dicembre

 

Dicembre. In quale pozzo misterioso
è finita tutta la luce dell’anno?
La corrente dei giorni si è prosciugata
e le mattine cadono subito nella notte.
Ma quando il mese sembra più sfinito e buio,
ecco il Natale, l’irrompere dell’eterno,
un getto di magia che rimette in moto le nostre vite.
(Fabrizio Caramagna)

 

Caratteristiche

E’ l’ultimo mese dell’anno, e conta 31 giorni. Ma Dicembre non è un mese qualunque: è uno stato d’animo, è magia, è un’atmosfera. Il periodo dell’Avvento potrebbe essere definito il più incantato dell’anno; le candele, le luci del Natale cominciano ad accendersi e fanno da leitmotiv a ricorrenze altamente suggestive: San Nicola, Santa Lucia, l’Immacolata, il Solstizio d’Inverno, la vigilia di Natale e il Natale stesso, la festa che è l’anima del mese e lo identifica totalmente. Nel corso della lunga notte di San Silvestro, invece, tra danze e bagordi diamo il benvenuto all’anno nuovo. Dicembre è il mio mese preferito. I suoi crepuscoli, le luminarie che avvolgono di magia ogni città, la neve, le tradizioni e le leggende delle Dodici Notti, ci consentono di immergerci in uno scenario diverso, quasi un mondo parallelo…nel quale il buio predomina, ma non è mai stato così impregnato di luce.

Storia

Oggigiorno Dicembre dà l’addio all’anno vecchio, ma non è stato sempre così. Per il Calendario Romano, che iniziava a Marzo, era infatti il decimo mese dell’anno: da qui il suo nome, che deriva dal latino “decem” (dieci). Nell’Emisfero Boreale, Dicembre è anche il primo mese dell’Inverno.

Segni Zodiacali

Il Sagittario è il segno di chi nasce entro il 21 Dicembre, il Capricorno dei nati dal 22 in poi.

Ricorrenze

Le ricorrenze principali del mese, come vi ho già anticipato, sono tutte accomunate da una profonda magia: il 6 Dicembre si festeggia San Nicola, il santo protettore dei bambini che ispirò la figura di Babbo Natale; il 13 è la volta di Santa Lucia, protettrice della vista e santa della luce; l’8 Dicembre, solennità dell’Immacolata Concezione, è una festa di precetto dedicata a Maria, concepita senza peccato originale; il Sostizio d’Inverno, quest’anno, coinciderà con il 21esimo giorno del mese; il 24 si celebra la Vigilia di Natale; il 25, con il Natale, la nascita di Gesù; il 26 ricorre Santo Stefano , mentre la notte di San Silvestro, il 31 Dicembre, sancisce il passaggio tra l’anno vecchio e l’anno nuovo.

Colore

Il colore di Dicembre coincide, in realtà, con i colori del Natale. L’anno scorso ho privilegiato il rosso, quest’anno voglio associare Dicembre al rosso, al bianco, al verde e all’oro.

Pietra Preziosa

A differenza del Colore del Mese, che a Dicembre è più d’uno, le Pietre del Mese sono ben tre ma di un unico colore: l’azzurro, che sia pieno di riflessi o meno. I gioiellieri, infatti, hanno eletto la tanzanite, il turchese e lo zircone a gemme-simbolo di Dicembre.

 

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Il Calendario dell’Avvento, un concentrato quotidiano di magia natalizia

 

24 Dicembre, vigilia di Natale: l’ultima finestra, l’ultima casella da aprire, per tutti coloro che hanno acquistato (o ricevuto in regalo) un Calendario dell’Avvento. Ho aspettato fino all’ultimo, prima di parlarvi di questo celebre simbolo del periodo che inizia la quartultima domenica antecedente al Natale e termina la notte di Vigilia. Il Calendario dell’Avvento, scandendo giorno dopo giorno l’attesa per la nascita di Gesù bambino, ci accompagna in un percorso immensamente intriso di magia natalizia. Ma come e quando è sorta questa affascinante tradizione? In genere la si riconduce ai luterani che popolavano la Germania tra l’Ottocento e il Novecento: furono loro i primi a farne uso. In seguito, il Calendario dell’Avvento si diffuse anche presso la popolazione di fede cattolica sia europea che statunitense.

 

 

Il primo Calendario dell’Avvento così come lo intendiamo oggi, fu un’intuizione dell’editore tedesco Gerhard Lang. Era il 1908; fino ad allora, in Germania vigeva la tradizione dei piccoli pacchetti natalizi destinati ai bimbi: venivano scartati l’uno dopo l’altro dal 1 al 25 Dicembre in attesa della Natività. Lang rielaborò questo spunto dandogli una nuova connotazione. Creò un Calendario dell’Avvento di cartone, dalla forma rettangolare, in cui a ogni giorno corrispondeva un’illustrazione diversa. L’anno successivo, perfezionò ulteriormente la sua creazione. Ritagliò tante finestrelle coincidenti con ciascun disegno: celavano angeli, cherubini, il Bambinello, tutti riprodotti in materiale cartaceo, che furono in seguito sostituiti da cioccolatini  e dolcetti natalizi. Lo sfondo raffigurato sul Calendario mostrava dei tipici soggetti dell’Avvento, ma in chiave infantile e deliziosa. Era tutto un tripudio di stelle, angioletti, scene tratte dalla vita di Gesù bambino, Babbi Natale, e poi ancora giocattoli, paesaggi innevati e temi del folklore natalizio. In Germania, intorno al 1920, i Calendari dell’Avvento in cartone cominciarono ad essere richiestissimi. Venivano illustrati con la caratteristica iconografia del Natale e riempiti di leccornie tradizionali del periodo. Fu proprio a quell’epoca che l’usanza del Calendario dell’Avvento si propagò anche al di fuori dei confini tedeschi, dapprima approdando nel Nord Europa e poi in America.

 

 

Con il passar del tempo, il Calendario dell’Avvento subì un’evoluzione inarrestabile. I regimi totalitari lo utilizzarono a fini propagandistici, dopodiché presero piede calendari dalle tipologie più disparate: sacchetti di stoffa numerati, casette di legno, pacchetti realizzati con carta da regalo…Persino gli edifici cittadini, in anni recenti, si sono tramutati in enormi Calendari dell’Avvento: ad ogni finestra corrisponde un giorno. In Europa e in America non è difficile imbattersi in questi calendari viventi; a “travestirsi” sono musei, negozi, scuole, municipi e via dicendo, senza distinzioni di sorta. Lo status di must natalizio per bambini è stato ormai completamente superato. I brand più prestigiosi hanno puntato sul Calendario dell’Avvento per coccolare i consumatori, proponendone ogni anno uno più bello dell’altro. Le sorprese, va da sé, si sono evolute insieme all’oggetto: nelle caselle è possibile trovare prodotti per il make up, chicche di design, candele profumate, gioielli, articoli di cancelleria, attraverso i quali è possibile regalarsi qualcosa quotidianamente. E il conto alla rovescia per il Natale si arricchisce di un ennesimo tocco di incanto…

 

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Sulle tracce del Principe Maurice – La prima Festa della Donna di Dubai e altri racconti

Il Principe Maurice con la “Maschera più Bella” del Carnevale di Venezia 2024

Da Natale al Carnevale, dal Carnevale alla Festa della Donna aspettando l’ Equinozio di Primavera. E poi, da Treviso a Milano, Deruta, Firenze, Venezia, Dubai, con tappe in Romagna e nelle Marche prima di salpare verso l’Asia Orientale…I racconti del Principe Maurice ci trasportano in un turbinio caleidoscopico di ricorrenze, luoghi, personaggi, e come sempre ci fanno sognare. Dopo qualche mese di latitanza da VALIUM dovuta ai suoi impegni innumerevoli, Maurice ritorna per renderci partecipi dei momenti più speciali della sua straordinaria vita. Che coincidono con un tripudio di eventi, certo, ma anche di riflessioni. Un esempio? Il Gran Ballo dell’ 8 Marzo al Burj Al Arab di Dubai ha segnato una tappa importante nella storia degli Emirati Arabi, dove per la prima volta è stata celebrata la Festa della Donna: in questa intervista, oltre a parlarci della sfarzosa serata a cui ha preso parte, il Principe discute della questione femminile, esprime la sua opinione sulla piaga dei femminicidi, porge il suo augurio alle donne, che vanno festeggiate tutto l’anno. E a proposito di donne, ce n’è una, iconica e “Divina”, che l’ ha stregato al punto tale da riapparire, molto probabilmente, nei suoi progetti futuri…Se volete saperne di più, leggete la conversazione qui di seguito e addentratevi nel magico percorso che conduce sulle tracce del Principe Maurice.

Ci siamo sentiti in occasione degli auguri di Natale, e vorrei partire dalle feste natalizie per fare un riepilogo degli eventi più rilevanti (la cernita è d’obbligo, dato che saranno incalcolabili) in cui hai avuto l’occasione di esibirti.

Partirei direttamente dalle feste, che ho passato in famiglia e in modo abbastanza tranquillo. Il 23 dicembre ho presentato il libro con cui celebro il trentennale di uno dei locali più importanti del Nord-est, l’Odissea di Treviso, che è ancora work in progress e spero sarà molto interessante così come lo è stato quello che ho dedicato ai 50 anni di attività dei Venerandi, la famiglia che ha fondato questo impero di discoteche. Nel nuovo libro si parlerà dei 30 anni di attività dell’Odissea Fun City, che Giannino Venerandi ha cominciato a gestire quando era appena ventitreenne. Devo dire che ha fatto un ottimo lavoro: non a caso è uno dei pochi club di quelle dimensioni ancora attivo in Italia, perché ha seguito le mode e soprattutto le ha anticipate. Il volume sarà ricco di fotografie: l’Odissea aveva ogni anno qualcosa di diverso, qualcosa in più. Il concetto della metamorfosi è stato sempre legato a doppio filo alla mia esperienza artistica, se ci pensi anche il Cocoricò cambiava gli scenari ogni stagione…Perciò questa iniziativa mi emoziona molto. Nel mondo dell’intrattenimento, più si dà e più si riceve: Giannino Venerandi non ha mai temuto di investire nelle scenografie, nelle innovazioni tecnologiche. La gente lo apprezza e torna nel suo locale. Prova ne è il fatto che da 30 anni siamo sempre in pista! La vigilia di Natale, invece, l’ho passata con Flavia e la nostra famiglia di amici in modo molto intimo e piacevolissimo. Il giorno dopo sono andato a pranzo da mia sorella, mentre la sera stessa mi sono esibito in un evento Memorabilia a Deruta: è stato stupendo ritrovare l’altra mia famiglia, quella del Memorabilia e dei fan che, fedelissimi, ci hanno seguito anche in trasferta per assistere a questo evento. A Capodanno sono tornato all’Odissea e all’Anima, dove era in programma un dinner show sfarzoso per festeggiare la fine dell’anno in tutte le sale del locale. Il 5 gennaio, avendo un’anima propensa al “coast-to-coast”, l’ho trascorso a Firenze con una performance all’ Insomnia di Antonio Velasquez. Il giorno dell’Epifania, infine, mi sono riposato dato che la notte precedente avevo svolazzato sulla scopa tutto il tempo.

 

Il trentennale dell’ Odissea Fun City di Treviso

Il Carnevale di Venezia ti ha visto, come sempre, nelle vesti di Gran Cerimoniere. Qual è stato lo spirito che ha animato l’edizione 2024 della kermesse?

Grazie al procedere dei lavori di sistemazione della pavimentazione di Piazza San Marco, è stato possibile allestire un palco più grande dove finalmente si sono potuti ripristinare spettacoli come il Concorso della Maschera più Bella e la presentazione delle Marie. Personalmente adoro gli appassionati del travestimento: creano dei costumi e delle maschere meravigliose, sono i protagonisti assoluti, lo zoccolo duro del Carnevale, che è fatto sì di numerosi spettacoli in tutta la città metropolitana e soprattutto all’Arsenale, come pure di uno spettacolare corteo acqueo in pre-apertura, ma è fatto soprattutto di questi straordinari personaggi che si muovono tra la piazza, le calli e i campi! Quest’anno il Carnevale era dedicato al 700esimo anniversario della morte di Marco Polo. Ma il grande esploratore veneziano è stato raccontato in modo inedito, e il direttore artistico Massimo Checchetto in questo si è rivelato geniale: il focus non era incentrato su “Il Milione”, bensì su ciò che il ragazzino Marco Polo ha immaginato quando lo zio gli ha detto che al suo ritorno in Cina l’avrebbe portato con lui. Sui sogni, cioè, che Marco Polo ha imbastito in base ai racconti di viaggio dello zio. È stata una visione anche un po’ fantasiosa, non priva di momenti che hanno celebrato il Marco Polo adulto, tornato dalla Cina con un’enorme ricchezza (soprattutto di esperienza). È stato bellissimo rivedere la piazza piena, miriadi di maschere…c’è stata un’affluenza di turisti e appassionati davvero notevole.

 

Il palco orientaleggiante di Piazza San Marco: i sogni di un Marco Polo ancora bambino sul suo futuro viaggio in Cina

Io, esibendomi prevalentemente in Piazza San Marco, sono stato esonerato dal vestire i consueti panni di Maestro di Cerimonie al Dinner Show Ufficiale organizzato al Casinò da Antonia Sautter. Ho partecipato soltanto a una serata, quella di Giovedì Grasso, su invito del sindaco. E’ stato molto bello assistere al Gala come special guest: mi sono complimentato con Antonia perché ha ideato una scenografia e una regia davvero speciali sul tema “La corte del Gran Khan”.

 

Durante il Gala delle Marie al Teatro La Fenice

L’ Associazione Internazionale del Carnevale di Venezia, della quale sei socio fondatore oltre che direttore artistico, quest’anno ha celebrato il suo 25esimo compleanno. Come lo avete festeggiato?

In un modo straordinariamente meraviglioso. La Presidente, Giovanna Barbiero Bonaventura, mi ha dato fiducia completa per cui ho curato la direzione artistica di quattro eventi, ma non solo: ho potuto anche partecipare, cosa che non succedeva da anni perché ero sempre impegnato al Dinner Show Ufficiale del Casinò. La prima serata di gala l’abbiamo organizzata al Palazzo Pisani di Santo Stefano, dove ha sede il Conservatorio “Benedetto Marcello”. L’intento era quello di celebrare coloro che hanno creato la colonna sonora dell’immaginario del Carnevale veneziano settecentesco, quindi ha avuto luogo un omaggio ai grandi musicisti veneziani dell’epoca: Vivaldi, Alessandro e Benedetto Marcello, Claudio Monteverdi e così via. Io ho interpretato proprio Antonio Vivaldi, soprannominato “il prete rosso”, indossando il mio iconico abito in total red con ruota di 15 metri di diametro nell’ atrio maestoso di quell’incredibile palazzo. Con trucco e parrucca ad hoc, mi sono tramutato in un enorme Vivaldi che accoglieva gli ospiti del ballo sulle note della sua opera sinfonica “L’estro armonico”, che era pure il titolo dell’evento. Per gli intrattenimenti musicali abbiamo ingaggiato gli allievi dei corsi avanzati del Conservatorio, i più preparati sul Barocco, ma la cosa più straordinaria è stata la partecipazione di Vittorio Grigolo, uno dei più grandi tenori  mondo.

 

Con il Maestro Vittorio Grigolo, celebre tenore, ospite d’onore dei festeggiamenti per il 25esimo anniversario dell’ Associazione Internazionale per il Carnevale di Venezia

Grigolo si è fatto promotore di una tesi importante, l’incoraggiamento dei giovani: i giovani vanno incoraggiati affinché studino e possano avere una carriera brillante come la sua. E poi ha cantato insieme a noi, in maniera festosa, giocosa, non ufficiale…Durante la serata abbiamo fatto una donazione al Conservatorio di modo che si possa proseguire con il suo restauro, e c’è stato anche un momento dedicato alla beneficienza alla Onlus “Prorett” per la ricerca sul morbo di Rett, una grave patologia neurologica. Questo primo evento, tra le varie animazioni, la bellezza degli allestimenti, l’eleganza della location, è stato senza dubbio il più bello del Carnevale! Si è svolto Venerdì Grasso, mentre il giorno dopo, come tutti gli anni, abbiamo organizzato il Corteo delle Nazioni in onore del Corpo Consolare di Venezia. Il corteo di gondole è saltato a causa del maltempo, ma lo spettacolo è stato eccezionale: quattro giovani talenti del Conservatorio si sono esibiti in un concerto di adattamenti per chitarra di arie famose. Vittorio Grigolo ha voluto partecipare e ha cantato assieme ad altri artisti il brindisi della Traviata, brindando ai 25 anni dell’Associazione alla presenza del corpo diplomatico e delle massime autorità cittadine…. A questo prestigioso evento è seguito un cocktail a Ca’ Sagredo, un hotel di lusso che ci ospita ogni anno.

 

Ancora uno scatto con il Maestro Vittorio Grigolo

La domenica sera, invece, nel portico antico e bellissimo della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista (sede di una delle congregazioni più importanti di Venezia), abbiamo riprodotto l’ambasciata del Gran Khan illuminando lo scenario con centinaia di candele a LED. Questo luogo, dall’ atmosfera a metà tra il Medioevo e il Rinascimento, era proprio la location perfetta per una cena ravvivata da antiche danze dell’Impero Celeste, una delle quali beneaugurante per il Capodanno Cinese che è coinciso con la data dell’evento: si è esibita una ballerina dell’etnia Miao che indossava dei magnifici costumi antichi. In chiusura, abbiamo proposto un concerto di musica medievale per ricordare Marco Polo e l’Oriente del Gran Khan. È stata una festa meravigliosa…La cena nel portico si è svolta tra cuscini, coperte e pellicce in stile mongolo! La sera del Martedì Grasso siamo stati gli unici che hanno potuto organizzare una festa nel famosissimo Palazzo Pisani Moretta, splendidamente illuminato da lampadari con candele vere. Questa atmosfera così calda, così intima, così autentica, ci ha accompagnato per tutto il Carnevale.

 

Un video mozzafiato dell’ evento di Gala a Palazzo Pisani Moretta in occasione dei 25 anni dell’Associazione Internazionale per il Carnevale di Venezia

A proposito di esploratori come Marco Polo: in quali lande ti porterà il tuo Grand Tour?

Mi porterà in Medio Oriente, a Dubai, e alla fine dell’anno – credo e spero – in Azerbaijan e addirittura in Cina. Diciamo che il mio Grand Tour sta volgendo a Oriente! In Cina c’ero già stato, ma stavolta andrò a Pechino e nelle città più importanti a portare il saluto e le atmosfere del Carnevale di Venezia: c’è un gemellaggio in corso e una delegazione cinese è già venuta in Italia a fare dei meravigliosi spettacoli, anche pubblici.

Parallelamente al tuo ruolo “principesco” e sfarzoso di Maestro delle Cerimonie, hai sempre portato avanti quello di icona della nightlife, del “Teatro Notturno” che prende vita tra le luci stroboscopiche dei club. Che ci dici degli eventi che ti vedranno protagonista nel mondo della notte?

Stasera ci sarà il primo Memorabilia dell’anno al Cocoricò, in aprile ho in programma un Memorabilia a Bologna e una serata anni ’90 dedicata alla East Coast dei club in quel di Fabriano. I mesi di marzo e aprile, quindi, sono contrassegnati da eventi importanti. Per il resto, sarò a cadenza mensile al dinner show dell’Odissea.

 

Stasera, al Cocoricò di Riccione, il primo appuntamento dell’anno con il Memorabilia

Parliamo della Festa di Marzo per eccellenza, la Giornata Internazionale della Donna: so che l’hai festeggiata in modo molto speciale. Puoi raccontarci qualcosa in merito a questa iniziativa?

Specialissimo, direi: sono stato invitato dall’organizzazione del Gran Ballo dei Principi e delle Principesse, presieduta da Delia Grace Noble, a prendere parte a una trasferta voluta dai Reali di Dubai. L’evento si è tenuto nell’albergo più iconico e lussuoso del mondo, il Burj Al Arab Jumeirah, dove per la prima volta, in un paese con quelle tradizioni, è stata celebrata ufficialmente la Festa della Donna: un fatto molto importante. Il Gran Ballo è stato patrocinato dal Principe Alberto di Monaco, però senza un protocollo ufficiale per renderlo una festa il più possibile autentica, organizzata con il cuore. Io, da Maestro di Cerimonie casanoviano quale sono, vi rivelo che Casanova ha sostenuto di aver amato tutte le donne che ha avuto, anche se per una sola notte. Le sue amanti si sentivano veramente amate, sebbene poi lui le lasciasse “per il loro bene”!

 

Al Gran Ballo dell’8 Marzo al Burj Al Arab di Dubai insieme a Delia Grace Noble

Che tipo di valenza riveste per te la Festa della Donna? Si rivela una data dai caratteri più che altro giocosi o davvero può riuscire a catalizzare l’attenzione sulla condizione femminile?

Dovrebbe catalizzare l’attenzione sulla condizione femminile, perché è nata da una tragedia. In decenni “festaioli” come gli anni ‘80, ‘90 e 2000 (negli anni ‘70 veniva percepita diversamente), la Festa della Donna è stata considerata un po’ la giornata in cui le donne potevano trasgredire e darsi ai divertimenti goliardici tipici degli uomini. Ma non è quello il senso che deve avere l’8 Marzo. Questa festa è molto importante, celebrativa dell’importanza della donna e del fatto che può avere la stessa forza di ribellione dell’uomo, perché sorse in seguito alla rivolta di alcune operaie che si chiusero nella fabbrica per far valere i loro diritti e furono bruciate lì dentro. Per cui divertiamoci, ma non dimentichiamoci di portare avanti una lotta seria per i diritti di genere. E’ essenziale che si evidenzi questo aspetto, oltre a quello festaiolo e giocoso. A mio avviso, la lotta per la parità di genere è il perno della Giornata Internazionale della Donna.

 

Il Burj Al Arab, il luxury hotel di Dubai dall’iconica forma a vela

Un suggestivo tramonto sul Golfo Persico

Nonostante l’8 Marzo sia ormai alle nostre spalle, cosa auguri a tutte le donne?

Dovremmo riflettere tutti i giorni sul fatto che le donne sono preziose per la società, per la cultura, per l’imprenditoria, e anche e soprattutto per la famiglia. Perciò il mio augurio è che ogni giorno ci si ricordi di quanto grandi meravigliose e importanti siano le donne per il genere umano, oltre ad essere portatrici di vita e vitalità. E poi, hanno una sensibilità, un’intelligenza e un’intuizione che gli uomini raramente possiedono. Per cui viva le donne, viva le donne per quanto speciali sono sempre, tutti i giorni dell’anno! E non dimentichiamoci dei problemi che sono costrette ad affrontare, perché da troppi anni sono sempre gli stessi. Cerchiamo di dare alla donna il posto che merita, da sempre e per sempre, nella società!

 

Nei panni di Casanova (“che ha amato tutte le donne che ha avuto, anche se per una sola notte”) al Gran Ballo del Burj Al Arab

Qual è la tua opinione sui femminicidi, un fenomeno tristemente dilagante?

Le donne si stanno emancipando sempre di più e credo che certi uomini non riescano ad accettarlo, così partono all’attacco e diventano aggressivi. Il problema è che anche se oggi molte donne prendono il coraggio di denunciare, non ci sono ancora, purtroppo, l’attenzione e la sensibilità adeguate per prevenire questi crimini, neppure quando vengono segnalate situazioni a rischio. A mio parere non basta aumentare le pene, è necessaria un’attenzione ai segnali. Bisognerebbe tenere in considerazione anche solo un accenno di violenza fisica, verbale o economica (perché esistono anche i ricatti economici) …Le donne devono potersi tutelare. Gli omicidi sono sempre più terrificanti, la situazione è molto grave come lo è quella dei giovani che, abbandonati a se stessi, si perdono nei meandri delle risse, delle baby gang e via dicendo. I social possono essere droghe ancora più pericolose delle sostanze stupefacenti. Bisogna ritornare a umanizzare questa società, soprattutto per quanto riguarda un’età in cui i confronti tra pari o gli insegnamenti degli adulti dovrebbero essere accolti, accettati. La scuola dovrebbe avere un ruolo fondamentale, riuscire a comprendere come nascono questi disagi ed aiutare i giovani ad affrontarli.

 

Un’immagine “caleidoscopica” del Principe

Una domanda sui tuoi progetti futuri non può mancare: cosa bolle in pentola per il Principe Maurice, dall’Equinozio di Primavera in poi?

La primavera per me è una stagione meravigliosa, un periodo di rinascita pieno di fermenti e di intenzioni. C’è nell’aria il fatto di poter riuscire a concretizzare progetti già esistenti ma anche progetti nuovi che riguardano la musica e il teatro, la mia dimensione ormai più autentica, da proporre sia in discoteca che a teatro. Una mia aspirazione (oltre a quella di affrontare il tema di far rivivere il mio fratello gemello attraverso un doppio monologo) sarebbe quella di portare a teatro il mio Teatro Notturno con atmosfere techno come chiusura di un cerchio. Su alcuni progetti specifici mantengo un velo di mistero, però voglio che sappiate che il centenario della Callas ha scatenato in me un desiderio irrefrenabile di poter far conoscere ai giovani il personaggio meraviglioso, quasi divino, di Maria. Altro non posso dire! (ride, ndr.) Maria Callas è stata speciale perché ha saputo colmare la mancanza che c’era nella filosofia del melodramma: sosteneva che le cantanti dovessero esprimere al meglio la propria voce nelle opere che interpretavano, ma anche esprimere al meglio il ruolo che impersonavano. Questo merito incredibile che ha avuto ha rivoluzionato il teatro dell’opera e si presta a poter essere riproposto come esempio di completezza, di ricerca: un invito a non fermarsi mai anche quando si è raggiunto il massimo del successo, a non avere limiti a livello di creatività, curiosità, studio e via dicendo per poter veramente lasciare un segno.

 

Davanti a un ritratto di Maria Callas, “la Divina”, nel foyer del Teatro La Fenice

Photo courtesy of Maurizio Agosti

 

Vigilia di Natale

 

Quand’ero bambino, erano la luce dell’albero di Natale, la musica della messa di mezzanotte, la dolcezza dei sorrisi a far risplendere il regalo di Natale che ricevevo.
(Antoine de Saint-Exupéry)

 

Sera di Vigilia: la magia natalizia raggiunge il suo culmine. I centri storici delle città si svuotano, i negozi chiudono prima. Nelle piazze e nelle vie solo pochi irriducibili, una manciata di turisti, non conformi che detestano il cenone di Natale. I bagliori delle luminarie risplendono su strade che si fanno più silenziose di ora in ora. Ci si ritrova nelle case, in famiglia, tra parenti, per festeggiare l’ anniversario della nascita di Gesù Bambino, “luce che squarcia il buio” come lo ha definito Papa Francesco. Sono istanti suggestivi, impregnati d’incanto, persino nello scenario urbano quasi completamente inanimato: perchè la “luce che squarcia il buio” illumina ogni cosa, e brilla anche per chi è solo.

Buona Vigilia di Natale con la nuova photostory di VALIUM.