
“Ogni giorno arriva con i propri doni. Sciogli i suoi fiocchi.”
(Ruth Ann Schabacker)

Il blog di Silvia Ragni

“Se avessi un solo quattrino al mondo, te lo darei per comperarti pan di zenzero!”
(William Shakespeare, da “Pene d’amor perdute”)
Omaggio al pan di zenzero, l’ingrediente supremo dei più iconici biscotti di Natale. MyVALIUM ne ha parlato tante volte, se vi va date un’occhiata qui e qui. Oggi celebreremo il gingerbread, adorato nel mondo anglosassone e nel Nord Europa, in modalità puramente visiva, senza aggiungere parole che potrebbero risultare superflue: la delizia speziata di questi noti biscottini, d’altronde, non ha bisogno di commenti. Osservateli, ammirateli, e…cercate la loro ricetta in rete, per esempio cliccando su questo link.
Foto: Margaret Jaszowska e Monika Grabkowskavia Unsplash

“Avvertire la presenza di un Angelo è come sentire il vento tutto intorno a te. Non riesci effettivamente a vedere il vento, ma lo senti, e sai che è li.
Un’anima non è mai senza la scorta degli angeli, questi spiriti illuminati sanno benissimo che l’anima nostra ha più valore che non tutto il mondo.”
(Bernardo di Chiaravalle)
Quando si parla di iconografia del Natale, l’attenzione solitamente si concentra, Sacra Famiglia a parte, sulla stella di Betlemme, sui Re Magi e sui pastori che vanno a far visita al Bambinello. Gli angeli vengono menzionati più di rado, eppure ricoprono un ruolo fondamentale sia nella Natività che nell’Annunciazione. E dato che siamo in Avvento, un approfondimento sulla loro figura si fa essenziale.

L’angelo dell’Annunciazione
E’ il 25 Marzo, e la luce del giorno sprigiona una luminosità abbagliante. Nel Vangelo di Luca si narra che un messaggero celeste sta svolgendo un incarico di primaria importanza: è l’Arcangelo Gabriele, un angelo, cioè, di rango superiore (arcangelo, dal greco arkhággelos, è composto da archon, capo, e ággelos, angelo/messaggero), destinato a missioni divine di particolare rilevanza. L’Arcangelo Gabriele appare a Maria e le annuncia che diventerà la madre del Figlio di Dio. Maria, all’epoca, è ancora una ragazzina: ha 14, 15 anni al massimo, eppure accetta subito la volontà del Signore.
L’angelo apparso a Giuseppe in sogno
Quando Maria, promessa sposa di Giuseppe, rimane incinta ad opera dello Spirito Santo, Giuseppe cade in preda al dubbio. Non pensa di ripudiarla, ma delibera di recidere segretamente qualsiasi patto che lo vincola a lei. Un angelo, però, gli appare in sogno. L’angelo esorta Giuseppe a unirsi in matrimonio con Maria e dissipa ogni sua esitazione. Gli comunica che la donna porta in grembo un figlio generato dallo Spirito Santo; Gesù, questo il nome che Giuseppe gli avrebbe dato, sarebbe venuto al mondo per liberare l’uomo dai suoi peccati. Quando Giuseppe si sveglia, obbedisce alle parole dell’angelo e chiede in sposa Maria. L’episodio viene narrato nel Vangelo secondo Matteo.

Gli angeli e l’annuncio ai pastori
E’ notte fonda; Gesù è appena nato in una grotta di Betlemme. Mentre alcuni pastori vegliano sui greggi nelle campagne dei dintorni, al loro cospetto appare un angelo che risplende di luce. All’inizio i pastori si spaventano, hanno uno sguardo smarrito. Ma l’angelo li rassicura e annuncia loro la nascita, a Betlemme, di Gesù. Lo definisce un Salvatore, Cristo, il Signore, aggiungendo che potranno riconoscerlo vedendo un bambino in fasce che riposa in una mangiatoia. Poco dopo, l’angelo viene raggiunto da una schiera di creature celesti e tutti insieme intonano un canto, “Gloria in Excelsis Deo”, per celebrare il gioioso evento: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama”. Gli angeli guidano i pastori verso la grotta, dove costoro incontrano la Sacra Famiglia e si inginocchiano per adorare Gesù. Mentre gli angeli festeggiano la nascita del Bambinello in un tripudio di luce, i pastori, lodando Dio e rendendogli grazie, divulgano la notizia della sua venuta a mondo. Nel Vangelo secondo Luca, l’annuncio ai pastori rappresenta uno degli eventi più suggestivi e intrisi di magia.

Gli angeli del Natale e l’importanza della musica
Il canto, un’ importante espressione della vicinanza a Dio, assume una valenza essenziale nella raffigurazione degli angeli del Natale. Ad esso si affianca la musica, sua partner naturale, uno strumento ideale per elevare l’anima e veicolare il messaggio del Signore. Il canto e la musica hanno un grande potere: fanno vibrare lo spirito, lo rendono più leggero. Permettono che si libri in direzione della luce divina, abbracciando la gioia e accantonando le preoccupazioni quotidiane. Non è un caso che gli angeli del Natale, una delle principali decorazioni natalizie, vengano spesso rappresentati mentre cantano o sono intenti a suonare uno strumento: prevalentemente il flauto, la cetra e la lira; oppure, reggono tra le mani un libro musicale. Il rimando è sempre a quel “Gloria in excelsis Deo” intonato in coro dagli angeli nella Notte Santa, quando il loro alone di luce gareggia con il fulgore delle stelle per celebrare la venuta di Gesù.








Foto di copertina: autore sconosciuto, 1912, Public Domain via Wikimedia Commons

La ricorrenza di Santa Lucia, celebrata il 13 dicembre, è una delle più antiche e suggestive del calendario invernale. Nella civiltà contadina, profondamente legata ai ritmi della natura e alla luce del giorno, questa festa assumeva un significato particolare: rappresentava il momento in cui, nel cuore dell’inverno, si intravedeva il primo segno del ritorno del sole.
Il giorno più corto dell’anno: una soglia simbolica
Per secoli, prima della riforma del calendario, il 13 dicembre cadeva in prossimità del Solstizio d’Inverno. Non sorprende, quindi, che la tradizione popolare abbia conservato il proverbio: “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia.” Nelle campagne, dove la luce naturale regolava ogni attività, questo giorno segnava il culmine del buio. Ma proprio per questo era vissuto come una soglia di speranza: da quel momento, si diceva, le giornate avrebbero ricominciato ad allungarsi, anche se impercettibilmente. Santa Lucia diventava così la messaggera del ritorno della luce, come ricordano molte tradizioni europee legate ai riti luminosi.

Riti domestici e simboli di luce
Nelle case rurali, la notte tra il 12 e il 13 dicembre era illuminata da piccoli fuochi, candele e lumini posti alle finestre. Non erano semplici decorazioni: erano gesti rituali, modi per proteggere la casa dal buio e per accogliere simbolicamente la luce che tornava. La luce di Santa Lucia era considerata una benedizione: proteggeva gli animali nelle stalle, custodiva i raccolti conservati per l’inverno, portava serenità nelle famiglie, e ricordava che nessuna notte è eterna.

Una festa profondamente contadina
Nella cultura agreste, Santa Lucia era legata anche alla protezione del lavoro dei campi. In molte regioni del Sud la festa assumeva un carattere devozionale e comunitario, con riti gastronomici come la cuccìa, un piatto a base di grano bollito e crema dolce che ancora oggi viene preparato in Sicilia in segno di gratitudine e memoria. Nel Nord Italia, invece, la tradizione si intrecciava con il mondo infantile: Santa Lucia portava piccoli doni ai bambini, spesso accompagnata dal suo asinello, in una notte che univa sacro e popolare. Anche questo rito, in un certo senso, conservava un nucleo estremamente genuino: il dono della luce, della bontà, della speranza nel cuore dell’inverno.

La santa che “vede” oltre il buio
Santa Lucia è anche la protettrice della vista. Nella civiltà contadina, questo significato era interpretato in modo simbolico: la santa aiutava a “vedere” oltre il buio dell’inverno, la paura della scarsità, le difficoltà della stagione fredda. Era la santa che portava visione, non solo luce.

Il significato profondo per le comunità rurali
Per le comunità agricole, la festa di Santa Lucia era molto più di una ricorrenza religiosa: era un rito cosmico, un momento in cui la natura e la spiritualità si incontravano. Rappresentava: la resistenza al buio, la fiducia nel ritorno del sole; la certezza che la vita, anche quando sembra immobile, sta già ricominciando. Era la festa della speranza minima ma certa, quella che nasce quando tutto sembra fermo e invece, silenziosamente, qualcosa riprende a crescere. Non posso che concludere citando alcuni proverbi che la saggezza popolare ha dedicato alla Santa della Luce: li trovate qui di seguito.

Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia.

Da Santa Lucia a Natale, il dì allunga un passo di cane.

Per Santa Lucia il giorno corre via.

Da Santa Lucia il freddo si mette in via.

Santa Lucia con il fango, Natale all’asciutto.

Per Santa Lucia e per Natale, il contadino ammazza il maiale.

Foto via Unsplash

Un modo perfetto per iniziare la giornata con un sapore del tutto speciale? Il caffè alla cannella, una bevanda da riscoprire proprio durante il periodo delle feste natalizie. Provate a immaginare: il gusto intenso del caffè e l’aroma speziato e dolciastro della cannella, uniti in un connubio potentemente raffinato. Le spezie, regine dell’inverno, si fondono con il caffè dando vita a combinazioni incredibili, irresistibili al punto tale da conquistare all’istante. Evocano atmosfere avvolgenti, sensazioni di benessere puro; rimandano alla magia del Natale. La cannella, protagonista suprema di dolci tradizionali del periodo (basti pensare ai biscotti al pan di zenzero, alle cinnamon rolls o ai tipici pepparkakor svedesi), è una vera e propria coccola per il palato. Gustarla insieme al caffè significa regalarsi una pausa che sa di ricordi e suggestioni intrisi di fascino natalizio: un mix di gioia, calore familiare, senso di attesa, tempo sospeso in una dimensione magica e fiabesca.

In più, il caffè alla cannella si presta ad essere ulteriormente aromatizzato: potete aggiungere altre spezie, come l’anice stellato, il cardamomo o la noce moscata, oppure ancora puntare su aromi dolci quali quello della vaniglia. Per donare un tocco indimenticabile alla bevanda, non dimenticate di concludere il tutto con una buona dose di panna montata, insieme a una stecca di cannella che esalterà il sapore del vostro caffè. Questa delizia natalizia non è soltanto golosa, ma anche benefica: azzera la sensazione del freddo essendo calda e confortevole; è ricca di virtù antiossidanti che accomunano sia la cannella che il caffè; permette di fare a meno dello zucchero bianco (fonte di picchi glicemici e insulinici se consumato in eccesso), che la dolcezza della cannella sostituisce egregiamente; favorisce la digestione, il che non guasta.

Risulta oltremodo squisito, dulcis in fundo (è proprio il caso di dirlo), se accompagnato ai biscotti e ai dolci tipicamente natalizi. Provare per credere.

Quel che mi duole non è
Quello che c’è nel cuore
Ma quelle cose belle
Che mai esisteranno.
Sono le forme senza forma
Che passano senza che il dolore
Le possa conoscere,
O sognarle l’amore.
Come se la tristezza
Fosse albero e, una ad una,
Le sue foglie cadessero
Tra il sentiero e la bruma.
(da “Il libro dell’inquietudine e Poesie”, Newton Compton Editori, 2016)

Berlino, Germania
Cartoline dall’Europa, rigorosamente a tema natalizio: quelle cartoline che ormai non si usano più, soppiantate da foto e selfie vari postati sui social. Sono cartoline che catturano e ritraggono il mood, gli scorci e l’atmosfera del periodo più magico dell’anno. A fare da sfondo, una serie di città europee; non sempre le più note, le più turistiche. Perchè per respirare aria di Natale basta un dettaglio: il contrasto tra buio e luce, una nevicata improvvisa, uno scintillio che ammanta di fiaba il grigiore invernale. E voi, quale cartolina preferite?

Malaga, Spagna

Monschau, Germania

Tallinn, Estonia

Breslavia, Polonia

San Pietroburgo, Russia

Lisbona, Portogallo

Arad, Romania

Jičín, Repubblica Ceca

Lovanio, Belgio

Brema, Germania

Quedlinburg, Germania

Varsavia, Polonia

Seghedino, Ungheria

Oberwiesenthal, Germania

Helsinki, Finlandia

Rochefort-en-Terre, Francia

Amsterdam, Paesi Bassi

Roma, Italia

Valle Gran Rey, La Gomera, Isole Canarie

L’agrifoglio è spinoso e punge come l’inverno, ma le sue bacche rosso carminio ci regalano la magia del Natale.
(Fabrizio Caramagna)
Dicembre: non uno, ma ben quattro potrebbero essere i colori del mese. I colori del Natale, ovvero il bianco, l’oro, il rosso e il verde (in ordine rigorosamente alfabetico). Ma perchè questi colori, e soprattutto, che cosa simboleggiano? I loro significati risalgono a concetti e tradizioni di origine sia pagana, che cristiana. Per approfondirli, stavolta esamineremo i quattro colori in base alla loro “importanza” e popolarità.
Il rosso
Cominciamo subito con il rosso: considerato il colore del Natale per eccellenza, si ricollega alla vita e alla vitalità, ma anche al sangue di Cristo. Da sempre associato a tutto ciò che è regale e sacro, era un colore che accomunava le vesti dei re e dei più alti rappresentanti del sacerdozio cattolico; San Nicola, vescovo di Myra, indossava un ampio mantello e una mitra di colore rosso. Il rosso, tuttavia, predominava anche negli antichi rituali pagani. Tornando a tempi più recenti, questo colore cominciò a identificare il Natale grazie a una campagna di marketing della Coca Cola, che nel 1931 pubblicizzò la sua bevanda affiancandola a un Babbo Natale paffuto, gaudente e vestito di rosso: praticamente, Babbo Natale così come lo conosciamo oggi.
L’oro
Rappresenta la maestosità, la preziosità, la magnificenza del Natale. Ma è innanzitutto luce divina, la luce che risplende sulle tenebre e le sconfigge con il suo fulgore: pensiamo alla stella di Betlemme, ma anche a Gesù stesso. I re Magi, quando fanno visita al Bambinello, gli portano in dono l’oro insieme all’incenso e alla mirra. Simbolicamente, l’oro è legato alla conoscenza e alla consapevolezza di sé, ed è un emblema di rinascita.
Il bianco
Simboleggia la neve del Natale, il candore, la purezza e l’innocenza. E’ il colore della pace e denota l’animo puro di Gesù, appena venuto al mondo. Il bianco rientra tra i colori neutri, ma in questo caso può essere considerato, metaforicamente, un colore caldo: che esprime cioè il calore e l’intensità dei sentimenti sinceri e duraturi.
Il verde
E’ il colore dell’albero di Natale, ma non solo. Il vischio, l’agrifoglio e il pungitopo sono verdi, come tutti i sempreverdi appunto: piante che sono in grado di resistere all’inverno, simboli di tenacia e resilienza. Non è un caso che il verde sia associato alla vita eterna, alla speranza e alla rinascita, una simbologia che si adatta perfettamente alla figura di Gesù.
Foto via Unsplash

Suggestioni modaiole natalizie a metà tra glamour e ironia. I colori del Natale si tramutano nei cardini di un divertissement in chiave fashion che si appropria di addobbi e decorazioni rivisitandoli con giocosità in un tripudio di scintillanti bagliori.
Foto via Unsplash
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