Le leggende sulla margherita, il fiore più amato di Marzo

 

Il mese di Marzo coincide con il picco della sua fioritura. Non è un caso che la margheritina (nome botanico “Bellis Perennis”), anche detta pratolina, venga considerata uno dei fiori più caratteristici della Primavera. In Italia è diffusissima. Nasce abitualmente tra l’erba; è comune vederla proliferare nei prati, nei parchi e nei giardini. Chi non la ricorda quando, sbocciata con il primo sole, cospargeva le aiuole che ospitavano i giochi della nostra infanzia? E’ un fiore talmente amato da essere circondato da innumerevoli leggende.

La leggenda di Margherita di Provenza

Pensiamo a un gioco, il famoso “m’ama, non m’ama”: alle sue origini c’è un mito che riguarda nientemeno che Margherita di Provenza, sposata al re Luigi IX di Francia. Si narra che, nel 1248, il re fu catturato dai Saraceni nel corso della settima crociata. Mentre era prigioniero in Egitto, il fratello della regina consorte donò a quest’ultima una margherita: le suggerì di strappare giorno dopo giorno i suoi petali accompagnando ad ognuno una preghiera; sarebbe stato un potente gesto di devozione e fedeltà nei confronti del re. Margherita seguì il suo consiglio e, al ritorno di Luigi IX dall’Egitto, mostrò al marito la cesta di petali raccontandogli delle sue orazioni. Il re accolse la notizia con estrema gioia, dopodichè ordinò di apporre sullo stemma della sua dinastia, quella dei Capetingi, tre margherite argentate in onore della moglie.

 

 

La leggenda della ninfa Belide

Questa leggenda è incentrata su Belide, una bellissima ninfa dei boschi. Un giorno Vertumno, il dio etrusco-romano delle stagioni, dei frutti e dei giardini, la vide e si invaghì perdutamente di lei. Decise che l’avrebbe sedotta grazie alle metamorfosi di cui si avvaleva spesso, in quanto dio del ciclo vegetativo, ma Belide lo detestava e aveva a cuore la sua virtù. Per sfuggire al corteggiamento inopportuno di Vertumno, quindi, chiese aiuto agli dei. Costoro accolsero la sua supplica e la tramutarono in una pratolina; è proprio da Belide che deriva il nome botanico di questo splendido fiore, Bellis Perennis, associato alla purezza e all’umiltà.

 

 

La leggenda dei fioretti

Secondo una leggenda di matrice cristiana, un angelo racchiuse in un sacco tutti i fioretti fatti dai bimbi buoni. Mentre era in volo per portarli a Gesù, all’improvviso il sacco si aprì lasciandoli volteggiare sul suolo. Da tutti quei fioretti nacque un tripudio di margheritine.

 

 

La leggenda del fiocco di neve

Un’altra leggenda racconta la storia di un fiocco di neve. Un  giorno la Primavera, seguita dal suo corteo di fiori, approdò sulla Terra. L’Inverno non ne voleva sapere di andarsene e il paesaggio era ancora tutto ammantato di neve; ma quando la lepre pasquale lo fece presente alla Primavera, quest’ultima chiese aiuto al Sole e il gelo si dileguò in un batter d’occhio. La luce era tornata, il clima era mite; gli animali e gli umani gioivano di contentezza. Però, a un tratto, si udì uno strano pianto. La lepre di Pasqua andò nella sua direzione e vide un fiocco di neve disperato: si struggeva perchè non voleva sciogliersi come era già avvenuto al ghiaccio. La lepre lo prese con sè e lo portò dalla Primavera per avere un consiglio. La Primavera, così, gli regalò un piccolo seme incantato e disse alla lepre di seguire alla lettera le sue istruzioni: avrebbe dovuto posare il fiocco sul suolo e ricoprirlo con una manciata di terra; non doveva aver paura, si trattava di un letargo dalla durata di una settimana. La lepre fece come la Primavera disse, e quando, dopo una settimana, andò a svegliare il fiocco di neve, notò che si era trasformato in una preziosa margherita.

 

Foto di Daiga Ellaby via Unsplash +

 

“Antico inverno”, una poesia di Salvatore Quasimodo

 

Desiderio delle tue mani chiare
nella penombra della fiamma:
sapevano di rovere e di rose;
di morte. Antico inverno.

Cercavano il miglio gli uccelli
ed erano subito di neve;
così le parole.
Un po’ di sole, una raggera d’angelo,
e poi la nebbia; e gli alberi,
e noi fatti d’aria al mattino.

(da “Acque e terra”, Solaria, Firenze, 1930)

 

Speciale “Sulle tracce del Principe Maurice”: appuntamento alla Terrazza Biennale con “I say a little prayer…for me”, l’evento che omaggia le donne che soffrono

Il Principe sul red carpet di Venezia 78 insieme a Micol Rossi

Che fine ha fatto il Principe Maurice? Su VALIUM non si vede da più di un mese…Ve lo dico subito: in questi giorni è impegnatissimo tra red carpet e progetti speciali in occasione della 78ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Sul tappeto rosso del Festival ha sfilato in un classico smoking con farfallino, ma esaltando l’ eccentricità che lo contraddistingue grazie a una maschera dorata che gli celava solo il naso e la bocca. Un accessorio, insomma, a metà tra la rivisitazione in chiave surreale di un  presidio medico e la celebre maschera di Agamennone, il leggendario re della mitologia greca. Con il Principe sul red carpet c’erano sua moglie Flavia Cavalcanti,  costume designer, in uno spettacolare look total gold, e Micol Rossi, figura di spicco dell’ iniziativa di cui parlerò in questo post, che indossava un lungo abito nero (firmato Cavalcanti) da femme fatale. Vi accennavo a un progetto. Si tratta di uno straordinario Dinner Gala: il suo titolo è “I say a little prayer…for me” e si terrà proprio stasera nella prestigiosa cornice della Terrazza Biennale /Campari, di fronte all’ ex Palazzo del Casinò del Lido di Venezia. A promuovere l’ evento sono AMEN, azienda leader nella gioielleria divenuta celebre per i suoi iconici “gioielli preghiera”, e la Venice Events Academy, Associazione Culturale No Profit di cui il Principe Maurice è Presidente.

 

La Terrazza Biennale/Campari

All’ interno della vetrina più glamour e mediatica del mondo verranno consegnati gli AMEN Spiritual Awards, riconoscimenti atti a premiare il valore delle donne che lottano contro le ingiurie della vita; ma è previsto anche un premio “al maschile” per l’ Angelo che in silenzio, con cautela e rispetto, riesce a ridare fiducia nel genere umano a queste creature profondamente segnate dall’ esistenza. Il nucleo tematico di “I say a little prayer….for me”, come avrete già intuito, è incentrato sulla violenza fisica e psicologica di cui le donne sono sempre più spesso vittime. E’ un occasione per dar loro voce, per incoraggiarle a rompere il silenzio, a cercare aiuto…Non è raro, infatti, che decidano di mettere a tacere la propria sofferenza, sia essa fisica o morale. Questo silenzio urla il disagio, la disperazione, il dramma a chi riesce a sentirle con il cuore, semplicemente attraverso l’ empatia, andando in cerca di chi si nasconde per paura del giudizio, dell’ emarginazione, in certi casi addirittura della morte. Qualche volta, in luoghi appartati anche solo mentali, ascolti quelle donne sussurrare una preghiera: stanno pregando per se stesse, per avere la forza di andare avanti con la speranza, magari, di trovare un angelo in carne ed ossa che le accolga e le protegga.

 

Il Palazzo dell’ ex Casinò al Lido di Venezia

Testimonial del Dinner Gala “I say a little prayer…for me” sarà la showgirl, conduttrice TV e attrice Matilde Brandi, che al riguardo ha dichiarato: “Sono onorata di essere la testimonial di “I say a little prayer…for me” perchè finalmente tutte le donne si uniscano in un unico coro: basta violenza fisica e psicologica. Basta rimanere in silenzio! Non dobbiamo più permettere a nessuno di calpestare la nostra dignità di donne, madri e di esseri umani! Chi non ha mai subito una violenza? Ognuna di noi ha una propria storia da raccontare! Insegnamo ai nostri figli, anche attraverso eventi come questo ispirato da nobili motivazioni, il rispetto e l’ amore. Mai più violenza!” Durante l’ evento verranno premiate con una preghiera da portare sempre indosso la giovane e bella Micol Rossi, affetta dal morbo di Crohn, e la poetessa Joséphine Valley, pseudonimo di una mamma con un dramma di violenza e di terrore tuttora in corso. Il riconoscimento “al maschile” andrà invece al pittore francese Cristophe Mourey, che per amore, ma anche per la sua indole di “angelo”, sta sostenendo Joséphine Valley: ha curato la pubblicazione delle sue poesie elaborando una raccolta che ha illustrato personalmente. Questo prodotto artistico è acquistabile on line e il ricavato dalle vendite verrà devoluto alla stessa Joséphine e a tutte quelle donne che hanno sperimentato, o stanno sperimentando, il suo identico dramma.

 

L’ artista romana Matilde Brandi, testimonial dell’ evento

“I say a little prayer…for me” e l’ AMEN Spiritual Award, stasera alla “puntata zero”, potrebbero diventare un vero e proprio format televisivo o cinematografico che darebbe visibilità alle storie di donne in condizioni di estremo disagio. Lo scopo? Raccontare queste storie per sensibilizzare l’audience, consolare le dirette interessate, ma anche per reagire: proprio come si fa pregando. Ed ora, vi dò qualche cenno sui protagonisti e sui promotori dell’ evento. Fermo restando che della Venice Events Academy parleremo a brevissimo con il suo Presidente (il Principe Maurizio Agosti Durazzo, of course) nella prossima puntata di “Sulle tracce del Principe Maurice”. Non c’è bisogno che ve lo dica…Stay tuned su VALIUM!

 

Il Principe Maurice Agosti Durazzo. La Venice Events Academy, di cui è Presidente, cura l’iniziativa insieme al marchio AMEN

AMEN

L’ amore è il più grande mistero. Un’ emozione primaria che abbraccia tutto, persone, passioni. E’ da un modo di essere e vivere la vita che nasce AMEN, il brand di gioielli fondato nel 2012 da Giovanni Licastro. Tutto ha inizio da un viaggio interiore alla ricerca dell’ Anima, la parte più profonda e meravigliosa di noi stessi. Al centro di questo progetto ci sono la Fede e l’ Amore e il forte desiderio di voler condividere, attraverso un gioiello, le parole e i simboli significativi con le persone che abbiamo vicino. Indossare un gioiello AMEN è un’ esperienza coinvolgente di amore e passione: il marchio è iconico, racconta emozioni, personalizzandole con creatività e simboli preziosi. Quello di AMEN è un gioiello che ha come valore il contenuto.

 

Giovanni Licastro, fondatore di AMEN

MICOL ROSSI

Nasce a Venezia nel 1991. E’ una bambina gioiosa, appassionata di danza e musica, quando il papà si ammala di cancro. Quel trauma contribuisce all’ insorgere di una malattia infida come il morbo di Crohn, che le fa rischiare la vita a soli 14 anni. L’ esistenza di Micol, da allora, diventa un calvario: trascorre molto tempo in ospedale tra sofferenze indicibili. A scuola prima, e sul lavoro successivamente, si trova a dover fronteggiare il bullismo e la discriminazione. Lei non si arrende, si butta a capofitto nelle sue passioni e pensa solo a dare il massimo. Riesce a entrare nella Marina Militare realizzando un grande sogno, ma deve rinunciare a causa della malattia di cui è affetta. Con il tempo, le sue condizioni di salute si aggravano: alterna gli interventi chirurgici a lunghi ricoveri d’urgenza e nel 2018 rischia nuovamente di morire. A tutt’ oggi, Micol ha subito undici interventi e altrettante menomazioni, tutte estremamente dolorose. Nel 2019, con un’audacia senza pari, al Carnevale di Venezia si esibisce nel Volo dell’ Angelo lanciandosi dal Campanile di San Marco in onore delle persone malate. Attualmente, sebbene sia in procinto di sottoporsi al dodicesimo intervento chirurgico, Micol non abbandona la sua battaglia di sensibilizzazione sul morbo di Crohn. Sogna di diventare un’ artista completa e di sublimare la sua sofferenza (e quella di chi soffre come lei) attraverso la recitazione e il canto.

JOSEPHINE VALLEY E LA RACCOLTA DI POESIE “CAMMINO SUL FILO ROSSO”

Nelle sue poesie, Josephine Valley esprime tutto il dolore causato da una drammatica storia di abusi. In questi componimenti la sofferenza diventa universale, coinvolgendo anche l’ incalcolabile numero di donne che ogni giorno subiscono violenze di ogni tipo. L’artista Christophe Mourey ha unito 23 toccanti liriche della Valley in una raccolta, “Cammino sul filo rosso”, corredata da illustrazioni che lui stesso ha realizzato; il risultato è una sinergia incredibile tra testo e immagini, un connubio grondante di emozioni. I disegni si focalizzano su dettagli dei versi “raccontandoli” con colori nitidi, così come ben preciso è lo scopo del progetto: sensibilizzare il pubblico ai soprusi e alle violenze di genere, una piaga sociale che purtroppo non accenna a diminuire.

CHRISTOPHE MOUREY

Classe 1970, Christophe Mourey è un artista francese naturalizzato italiano; vive in Italia da ormai 20 anni. Diplomato in Pittura all’ Accademia di Belle Arti di Rouen, in Normandia, ha all’ attivo diverse esposizioni personali e collettive, la pubblicazione di un “atlante di immagini di Napoli” e l’esecuzione di illustrazioni per svariati libri. Oggi, vive e insegna nell’ hinterland napoletano. Ecco un estratto dal suo commento su “Cammino sul filo rosso”, la raccolta poetica di cui ha curato la parte grafica: “Si tratta di una silloge  – 23 componimenti, più una mia intro ad apertura – a firma di una poetessa campana, Joséphine Valley, con cui ho scelto di collaborare dopo averne ascoltato e in parte esperito il vissuto. Joséphine Valley è un nome di fantasia. La storia che si può ricostruire in tralice attraverso i suoi versi invece è vera. E’ la storia di una donna vittima di abusi e  violenze domestiche. Joséphine ha 40 anni, ma potrebbe averne 20, 30 o 50. Joséphine è una moglie e madre del Sud, ma potrebbe essere una single di Verona, una convivente di Alghero o una fidanzata “bambina” di Mazara del Vallo. Quella di Joséphine è una storia di dolore e ricatto, di sofferenza e coraggio, ma anche una storia di riscatto, di riscoperta di sè e del mondo, tramite la forza dell’ amore – declinato in tutte le sue forme – il potere della letteratura e il valore delle parole. “Cammino sul filo rosso”, il titolo ipotizzato. Titolo a cui siamo entrambi affezionati, perchè ci pare rappresenti a dovere il cammino difficile e arduo di chi lascia dietro di sè, con paura e determinazione a un tempo, la sicurezza di un focolare domestico tramutatosi in inferno per muovere i primi passi incerti verso una rinnovata libertà.”

 

 

Photos courtesy of Maurizio Agosti