La donna velata

 

Il fascino che maggiormente seduce le anime è il fascino del mistero. Non esiste bellezza senza velo, e ciò che preferiamo è ancora l’ignoto.
(Anatole France)

 

Un abito per un party di Halloween? Basta un velo per creare molteplici travestimenti: donna fantasma, dama bianca, vedova inconsolabile, dark lady tenebrosa e avvolta nel mistero. Niente di smaccatamente horror, nessuna traccia di slasher o trash. La donna velata sprigiona un fascino arcano ed enigmatico. Il suo volto è nascosto, quasi impercettibile: chissà chi si cela dietro quel velo. Ma si cela davvero qualcuno, o si tratta di un’ entità spettrale, inafferrabile e oscura? Possiamo solo provare a immaginare. Forse è una creatura della notte, forse una donna che ha viaggiato attraverso i secoli e proviene dai meandri più nascosti del tempo. Oppure una Mater Lacrimarum come quella che, nel 1845, lo scrittore britannico Thomas de Quincey descrisse nel suo saggio “Suspiria De Profundis” (a cui ha attinto Dario Argento nella saga della Trilogia delle Tre Madri). Il velo ispira domande, non dà risposte. C’è solo una certezza: l’alone di mistero che aleggia su di lui, e occulta la realtà con la sua nebbia gotica.

 

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I discorsi del tempo

 

O ciel, sei bello quand’azzurro fulgi,
E se d’orror ti cinge la tempesta;
Bello se ridi, o mare, oppur minacci;
Sei bella, o terra, mentre april s’infiora
O l’estate biondeggi, e ti vendemmi
L’anno cadente, o, imperversando i venti,
Tu scintilli di neve alla montagna:
L’ombra, la luce, l’ora mattutina,
E il vespero amoroso, ah! tutto muove
Letizia mesta e arcano un desiderio;

Della pace immortal tutto è un sospiro

 (Augusto Conti, da “I discorsi del tempo in un viaggio in Italia”, 1867)

 

Febbraio, il look del mese

 

Un look che ispira vaghe reminiscenze settecentesche e quindi, in questo periodo dell’anno, “carnascialesche”: l’ho scelto per rappresentare il mese di Febbraio e lo firma Uma Wang, che l’ha inserito nella sua collezione Primavera Estate 2024. I colori sono chiari e luminosi, spaziano dai toni del panna a quelli dell’avorio. L’ abito è composto da un corpetto aderente e da una gonna con pinces che sfiora le caviglie; lo impreziosiscono maniche voluminose, increspate sullo scollo, ad effetto mantella. Il cappello è un autentico capolavoro: la forma rievoca un tricorno, pur con le dovute differenze, e una veletta che ricade sia anteriormente che posteriormente cela metà volto quasi fosse una maschera. L’allure che sprigiona il look è antica, misteriosa quanto basta. Le nuance tenui dell’outfit, però, smorzano qualsiasi indizio di enigmaticità: quest’abito di Uma Wang, proprio come il mese di Febbraio, si colloca tra Inverno e Primavera; dell’Inverno riprende il mood arcano, della Primavera la soave luminosità. E poi, potremmo provare a chiudere gli occhi e immaginarlo tinto di un tripudio di colori…pronto per partecipare alla variopinta parata di maschere del Carnevale veneziano.