La macchia mediterranea: un verde senza limiti affacciato sulle acque turchesi

 

Il Mediterraneo è uno di quei luoghi in cui la verità è inseparabile dalla felicità.
(Albert Camus)

 

Profumi intensi, natura rigogliosa, un verde senza limiti che si affaccia sulle acque turchesi: la macchia mediterranea cattura al primo sguardo. Incornicia baie, calette, spiagge cosparse di ciottoli; si inerpica su promontori dalla vegetazione abbondante e coste a strapiombo sul mare. Ed è proprio la macchia ad accentuare il fascino del Mediterraneo, a tratteggiare la sua unicità. E’ composta di alberi, fiori, cespugli, arbusti. Protegge il suolo dall’erosione provocata dai fenomeni meteorologici e delle forze atmosferiche; può essere definita un microambiente che offre rifugio ai rettili, agli uccelli, agli insetti e a mammiferi vari. Sulla macchia spira costantemente la brezza salmastra, fondendo il suo odore pungente con i sentori inebrianti della boscaglia. Per questo motivo le specie che include sono accomunate da un’alta tollerabilità ai flussi d’aria marittima.

 

 

Tra le specie arboree, per citarne solo alcune,  troviamo il pino marittimo, il ginepro, il leccio, l’alloro, la quercia da sughero, il carrubo, l’olivastro (o olivo selvatico). Gli arbusti inglobano il corbezzolo, il lentisco e il cisto, con i suoi fiori spettacolari, ma anche tipiche piante aromatiche come il mirto e il rosmarino; e poi l’oleandro,  dalle infiorescenze che sfoggiano vivaci colori, l’alaterno, la maestosa ginestra, il cappero, che spunta tra le rocce calcaree. Alcuni arbusti, come il pungitopo e la salsapariglia nostrana, sono ricchi di bacche: pensiamo a quelle del pungitopo, associate alla tradizione natalizia. Il caprifoglio mediterraneo, invece, è un arbusto rampicante noto per i fiori estremamente profumati. Il fico d’India, pur essendo una pianta originaria del Messico, è riuscito a naturalizzarsi nell’area del Mediterraneo in modo talmente perfetto da tramutarsi in un elemento iconico del paesaggio.

 

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Vicoli

 

In certi vicoli i pensieri diventano lenti. Possiamo perderci e ritrovarci diversi. Forse migliori, sicuramente più autentici.
(Fabrizio Caramagna)

La poesia imperitura dei vicoli. Colta nello speciale momento in cui l’inverno sta per volgere al termine e, seppur restio, sa di dover lasciare spazio alla primavera. Stradine in ciottoli bagnate dalla pioggia, luci natalizie sospese, porzioni di cielo che spuntano dalle file di tetti. E il bagliore degli antichi lampioni, piccole oasi luminose che emergono dal buio della sera.

 

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I vicoli, anima e cuore pulsante della città

 

C’è un labirinto nascosto, all’ interno della città aperta: “aperta”, in quanto la data di oggi sancisce la fine del lockdown e la ripartenza. La gente si riversa lungo le vie principali, incentivata anche dai bar, negozi e ristoranti che rialzano le saracinesche, trascurando il fatto che nei centri storici si celano oasi di meraviglia dove il tempo sembra eternamente sospeso. Di rado le si nota, non fanno parte dei circuiti turistici. Bisogna volerle conoscere, per scoprirle, ma ne vale la pena. Perchè il dedalo di viuzze che le compone offre scorci di vero incanto. I vicoli sono il cuore pulsante della città, custodiscono da secoli il suo spirito più profondo e autentico. In questo periodo, se deciderete di esplorarli, vi restituiranno tutto l’ appeal onirico esercitato dai paesaggi urbani ai tempi del confinamento da Coronavirus. In chiave positiva, naturalmente: non pensate ad atmosfere desolanti  o a silenzi da emergenza pandemica. Perchè i vicoli sono vibranti, pittoreschi, vivissimi. In molti casi vi sorprendono con osterie dove potete degustare piatti tipici o il vino più squisito, ma non è raro che possiate imbattervi in botteghe artigianali di ogni tipo.

 

 

Abitando nella parte antica della città, quando ero bambina li percorrevo mano nella mano con mio padre che, sempre in guerra contro lo smog, privilegiava quel tragitto per evitarlo. Allora, i vicoli erano abitati da un’ umanità varia e pittoresca, da personaggi rimasti saldamente impressi nell’ immaginario collettivo. Ognuno aveva la sua particolare storia, il suo soprannome. Molti erano arrivati da fuori in cerca di fortuna. Il boom delle case popolari non era ancora esploso e li trovavi tutti là, in quei labirinti intricati, dove si alternavano un’ osteria, un fruttivendolo, un ciabattino, persino un cinema a luci rosse. Per me era un mondo sconosciuto, folcloristico, a cui guardavo con un misto di curiosità e di timore. Oggi, invece, adoro perdermi nei vicoli e respirare le loro suggestive atmosfere. E’ lì che si concentra l’anima di un luogo, il suo patrimonio emozionale più atavico: tra i lampioni di ferro battuto, le stradine lastricate di ciottoli, le piazzette che si aprono inaspettate. Cerco i vicoli anche quando sono in viaggio, ovunque io vada, se la mia meta è antica al punto giusto. In Italia o all’ estero (penso per esempio a Barcellona), indifferentemente.

 

 

Perchè so che al di là del caos urbano, del traffico, degli “assembramenti” (che in teoria sembrano ormai appartenere alla preistoria), c’è un mondo a parte e quasi segreto che vibra nel cuore delle città. Un mondo che vive di ritmi propri, ricco di incomparabili suggestioni. Un’ oasi dove l’aria tiepida di Maggio è intrisa di sapori, odori, profumi fluttuanti in scenari senza tempo, ma carichi di tutto il pathos che un cuore millenario racchiude.

 

 

 

 

 

Nelle foto, alcuni vicoli del centro storico di Fabriano