Halloween time: il make up delle creature delle tenebre

 

31 Ottobre: allo scoccare della mezzanotte, nessuno ha il volto che aveva sotto la luce del sole. Ognuno si trasforma, mette in atto la metamorfosi orrorifica che lo tramuterà nella creatura delle tenebre che più gli è congeniale. Nell’oscurità si aggirano mummie spaventose, streghe, scheletri, pagliacci inquietanti, serial killer sanguinari. Esistono diversi gradi di trasformazione; si spazia dalla più agghiacciante a quella appena accennata. Gli obiettivi, invece, sono comuni: terrorizzare, ma al tempo stesso divertire e divertirsi. Come in un gioco delle maschere dove tutti interpretano un ruolo. E voi, quale creatura delle tenebre preferite?

 

La mummia

La fanciulla mai cresciuta

Il pagliaccio triste

Il Pierrot gotico

Lo spettro della palude

Lo sguardo della notte

La vittima immolata

Il Joker metropolitano

La veggente

La strega della natura

La Dama Bianca

La strega tribale

La bambola assassina

Il cadavere in via di imbalsamatura

Il pagliaccio macabro

 

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I pumpkin patch, tra Halloween e tradizione: viaggio nei suggestivi campi di zucche nati negli USA

 

Tra le immagini più suggestive dell’autunno ce n’è una che, negli ultimi anni, ha conquistato anche l’Europa dopo essere nata oltreoceano: quella dei pumpkin patch, gli immensi campi di zucche che, tra Ottobre e i primi giorni di Novembre, trasformano la campagna in un mosaico di sfumature arancioni. Passeggiare in un pumpkin patch significa immergersi in un’atmosfera che sembra uscita da una fiaba autunnale. Le zucche riposano ordinatamente tra i filari, il fogliame assume tonalità dorate e ramate, l’aria si fa fresca e profuma di terra, di foglie cadute e giornate sempre più brevi. È un’esperienza semplice, eppure capace di evocare quel senso di meraviglia che appartiene alle stagioni di passaggio.

Dalle fattorie alla tradizione

La tradizione dei pumpkin patch affonda le radici nel mondo agricolo nordamericano, dove divenne una vera e propria icona culturale. Durante il periodo del secondo raccolto, le famiglie solevano recarsi nelle fattorie per scegliere le zucche da intagliare in occasione della festa di Halloween. Quell’usanza, nata nei primi anni del Novecento, si è trasformata  subito in un appuntamento festoso, capace di unire il contatto con la natura ai piaceri più autentici dell’autunno. Oggi visitare un pumpkin patch rappresenta un piccolo rito stagionale che richiama persone di ogni età, desiderose di trascorrere qualche ora all’aria aperta e di riscoprire il fascino delle tradizioni legate al secondo raccolto.

 

 

Il legame con Halloween

Non è un caso che i pumpkin patch siano strettamente associati ad Halloween. La zucca è uno dei simboli più riconoscibili del 31 Ottobre e richiama l’antica leggenda irlandese di Jack O’Lantern, il fabbro (e gran bevitore) condannato a trascorrere la sua vita eterna come un’anima in pena, illuminando il proprio cammino con una lanterna ricavata da una rapa.

 

 

Quando gli emigranti irlandesi giunsero in America, scoprirono che le zucche, di grandi dimensioni e facili da intagliare, erano perfette per sostituire le rape che originariamente esponevano la notte del 31 Ottobre. Nacque così l’immagine della zucca illuminata che ancora oggi accompagna Halloween e che, al calare della sera, contribuisce a creare quell’atmosfera sospesa tra leggenda e immaginazione che è il marchio di fabbrica della spooky season.

Un’esperienza che sa di semplicità

Visitare un pumpkin patch significa entrare in contatto con una storia fatta di raccolti stagionali, leggende popolari e tradizioni tramandate nel tempo. Bambini e adulti si aggirano tra i campi alla ricerca della zucca perfetta, mentre il paesaggio circostante sembra celebrare l’autunno nella sua forma più autentica. Non è tanto la dimensione della zucca a rendere speciale l’esperienza, quanto il rito stesso della scelta, il tempo trascorso all’aria aperta e la sensazione di condividere un’avventura che mescola semplicità e memoria in parti uguali.

 

 

La magia di una fiaba d’autunno

Forse è proprio questo il segreto del fascino dei pumpkin patch. In un’epoca sempre più veloce, invitano a rallentare e ad osservare le bellezze stagionali. Le zucche diventano molto più di un elemento decorativo: raccontano il ciclo della natura, l’abbondanza del secondo raccolto e quella lieve malinconia che rende l’autunno una stagione tanto amata. Quando il sole scende dietro gli alberi e il cielo assume i colori dell’ambra e del rame, i campi si riempiono di una luce morbida che sembra sospesa nel tempo. È allora che il pumpkin patch rivela la sua vera anima: non un semplice luogo dove raccogliere zucche, ma uno spazio in cui tradizione, natura e immaginazione si incontrano, regalando l’impressione di calarsi in una piccola fiaba d’autunno.

 

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“La notte d’ottobre”, una poesia di Attilio Bertolucci

 

Mi ha svegliato il tuo canto solitario,
triste amica dell’ottobre, innocente civetta.
Era la notte,
brulicante di sogni come api.
Ronzavano
agitando le chiome di fuoco
e le bionde barbe,
ma i loro occhi erano rossi e tristi.
Tu cantavi, malinconica
come una prigioniera orientale
sotto il cielo azzurro…
Io ascoltavo battere il mio cuore.

(da “Fuochi in Novembre”, Alessandro Minardi Editore, 1934)

 

Il makeup d’Ottobre: spunti incantati per il mese più stregato dell’anno

 

Tira aria di magia, in Autunno. La spooky season, così gli americani chiamano la stagione di Halloween, assume innumerevoli declinazioni. La percepiamo con tutti e cinque i sensi, nessuno escluso. Prendiamo ad esempio la vista: Ottobre sancisce uno straordinario periodo di trasformazione, un mutamento estetico sia nel modo di vestire che nel makeup. L’Estate è ormai lontana, c’è voglia di voltar pagina. Sul sentiero che conduce a Halloween aleggia un alone di mistero costante. La metamorfosi della natura ci contagia, spronandoci a cambiare aspetto a nostra volta. Ecco allora che adottiamo un makeup suggestivo, intenso, ricco di accenti incantati e surreali a un tempo. E’ un primo passo verso il trucco mirabolante ed orrorifico che sfoggeremo la notte del 31 Ottobre, quando la nostra metamorfosi raggiungerà  il suo apice: in attesa delle dritte di VALIUM sull’argomento, che arriveranno a tempo debito, godetevi questi spunti per il makeup del mese più stregato dell’anno.

 

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Have a Spooky Halloween

 

Ma ricordati sempre
che i mostri non muoiono.
Quello che muore
è la paura che t’incutono.
(Cesare Pavese)

 

Delle origini e della valenza di Halloween, o meglio di Samhain, abbiamo parlato molte volte. Chi volesse ripercorrere l’argomento, può cliccare qui. Quello che mi interessa approfondire, oggi che il conto alla rovescia è terminato, è l’aspetto orrorifico e macabro associato a questa ricorrenza. Perchè non lo si può negare: la “spooky season” ci affascina proprio in quanto tale. Halloween riscuote così tanto successo perchè è un appuntamento con il brivido, ed incitando alla paura provoca una scarica continua di adrenalina. Stanotte, celebreremo la vigilia di Ognissanti circondati da streghe, zombie, scheletri, serial killer di note saghe horror, fantasmi e mostri spaventosi. Guarderemo pellicole terrificanti, leggeremo libri che evocano atmosfere gotiche e storie angoscianti. Eppure tutto questo ci attrae, è come una calamita che ci irretisce in un potentissimo campo magnetico. A Halloween, come d’altronde avveniva a Samhain, si affronta il tema della morte, e lo si fa esaltando le sfumature più lugubri che ad essa si associano. Ci interfacciamo, quindi, con una delle nostre più grandi paure, con l’insondabile mistero dell’ignoto, con un vero e proprio tabù dell’epoca contemporanea. Ma in queste tenebre ci buttiamo a capofitto, perchè ci donano emozioni: la tensione che sperimentiamo ci stimola, ci elettrizza e, al tempo stesso, esorcizza le nostre fobie inconsce.

 

 

L’ironia e la giocosità che accompagnano la notte di Halloween e i suoi travestimenti spaventosi sono un buon antidoto alla paura. Camminiamo come funamboli sul filo del terrore, e anche se abbiamo i brividi a fior di pelle sappiamo di poter contare su una rete di sicurezza pronta ad accoglierci in qualsiasi momento. Da una parte, quindi, c’è la ricerca di emozioni forti, la stessa che ci spinge, ad esempio, ad affrontare interminabii maratone di film horror, dall’altra il riso che – come diceva Jorge da Burgos ne “Il nome della rosa” – “uccide la paura”. Stavolta, però, non c’entra il timor di Dio: il “dolcetto o scherzetto”, i costumi funerei ma talmente iperbolici da risultare buffi, il trucco spettrale ma sfoggiato in discoteca a suon di techno, diventano un divertimento e perdono la loro valenza macabra. La morte, insomma, entra nel nostro quotidiano spogliandosi di tutta la sua drammaticità; possiamo esorcizzarla dando corpo ai fantasmi e ai demoni che vivono dentro di noi, consapevoli che si tratta solo di un gioco.

 

 

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