“25 Aprile”, una poesia di Giuseppe “Pino” Bartoli

 

L’importante è non rompere lo stelo 
della ginestra che protende 
oltre la siepe dei giorni il suo fiore. 
C’é un fremito antico in noi 
che credemmo nella voce del cuore 
piantando alberi della libertà 
sulle pietre arse e sulle croci. 
Oggi non osiamo alzare bandiere 
alziamo solo stinti medaglieri 
ricamati di timide stelle dorate 
come il pudore delle primule: 
noi che viviamo ancora di leggende 
incise sulla pelle umiliata 
dalla vigliaccheria degli immemori 
Quando fummo nel sole 
e la giovinezza fioriva 
come il seme nella zolla 
sfidammo cantando l’infinito 
con un senso dell’Eterno 
e con mani colme di storia 
consapevoli del prezzo pagato 
Sentivamo il domani sulle ferite 
e un sogno impalpabile di pace 
immenso come il profumo del pane 
E sui monti che videro il nostro passo 
colmo di lacrime e fatica 
non resti dissecato 
quel fiore che si nutrì di sangue 
e di rugiada in un aprile stupendo 
quando il mondo trattenne il respiro 
davanti al vento della libertà 
portato dai figli della Resistenza.

(dalla raccolta “Il fiore della libertà. Poesia e Resistenza”)

 

“Ora di stelle”, una poesia di Federico Garcia Lorca

 

Il silenzio rotondo della notte
sul pentagramma
dell’infinito.

Me ne vado nudo per la strada
carico di versi
perduti.
Il nero, crivellato
dal canto del grillo,
ha questo fuoco fatuo,
morto,
del suono.
Questa luce musicale
che lo spirito
intuisce.

Scheletri di farfalle a mille
dormono nel mio recinto.

C’è una giovinezza di brezze pazze
sopra il fiume.

(da “Libro de Poemas”, 1921)

 

Celeste, il colore di Marzo

 

Il celeste è il colore della semplicità, che illumina ciò che più s’avvicina all’essenziale.
(Fabrizio Caramagna)

Il colore di Marzo è il celeste, una tonalità primaverile che rispecchia quella del cielo terso nelle prime giornate assolate. I pittori lo ottengono mescolando il bianco a una minima quantità di blu, intensificando quest’ultimo fino a raggiungere la sfumatura desiderata. Ma il celeste di cui sto parlando, che vira all’azzurro polvere ed è una cromia fredda e intrisa di fascino, viene creato aggiungendo una punta di lavanda, o violetto di cobalto, al bianco e al blu oltremare: la sua preparazione già ne anticipa l’incanto. Che cosa simboleggia il celeste? E’ un colore che si associa alla serenità, alla calma, alla purezza, ma anche alla spiritualità: non è un caso che la religione cattolica l’abbia scelto come tonalità emblematica della Vergine Maria; il celeste rappresenta la trascendenza, l’infinito, la divinità. Anche gli angeli sono simbolicamente legati al celeste, e così il Paradiso, definito infatti “la Casa Celeste”. Questo colore esprime un senso di pace e favorisce la meditazione. Per la cromoterapia è in grado di ridurre lo stress, contrastando l’ansia e l’insonnia. Nel mondo, non sono poche le culture che collegano il celeste alla fortuna e alla purificazione. Potremmo considerarlo una tonalità “interiore”, associata all’intuito, all’empatia e all’armonia che viene da dentro. A Marzo, inoltre, sbocciano molti fiori di un celeste più o meno intenso: basti pensare al myosotis, conosciuto come “nontiscordardime”, al giacinto (la variante celeste è quella che fiorisce per prima), all’iris, alla bellevalia dubia, all’anemone blanda blue. Dulcis in fundo, anche la moda elegge il celeste, o meglio l’azzurro polvere, a colore di tendenza in assoluto della Primavera 2026.

 

Foto via Unsplash

 

La notte

 

“Aprimmo la finestra al cielo notturno. Gli uomini come spettri vaganti: vagavano come gli spettri: e la città (le vie le chiese le piazze) si componeva in un sogno cadenzato, come per una melodia invisibile scaturita da quel vagare. Non era dunque il mondo abitato da dolci spettri e nella notte non era il sogno ridesto nelle potenze sue tutte trionfale? Qual ponte, muti chiedemmo, qual ponte abbiamo noi gettato sull’infinito, che tutto ci appare ombra di eternità? A quale sogno levammo la nostalgia della nostra bellezza? La luna sorgeva nella sua vecchia vestaglia dietro la chiesa bizantina.”

(Dino Campana, da “Canti orfici – La notte – II – Il viaggio e il ritorno”, 1914)

 

Il mare, il turchese e la libertà

 

Uomo libero, amerai sempre il mare!
Il mare è il tuo specchio: tu contempli l’anima tua
nell’infinito muoversi dell’onda
E il tuo spirito non è abisso meno amaro.

(Charles Baudelaire, dalla poesia “L’uomo e il mare”)

 

Che mare e libertà vengano perennemente associati, non è una novità. Il senso d’infinito che ispira in noi la distesa marina, il suo insondabile orizzonte, le forme mutevoli delle sue onde, instaurano un legame indissolubile tra l’immensa massa d’acqua e il concetto di emancipazione. Il mare può essere anche crudele, imprevedibile, ma non importa: quegli spazi smisurati ci fanno sognare. Ci fanno pensare di poter prendere il largo e andare altrove, solcando il blu sconfinato per un numero imprecisato di giorni. Ritorneremo presto sull’argomento. Intanto, possiamo tramutare il colore del mare in un prezioso dettaglio di stile: tra le sue svariate nuance, la più ammaliante è sicuramente il turchese. Sceglietela per dipingervi le unghie, sarà un rimando simbolico al mare e alla sua valenza di libertà.

 

Foto: Karolina Kaboompics via Pexels

 

“Gennaio”, una poesia di Rainer Maria Rilke

 

Respirano lievi gli altissimi abeti
racchiusi nel manto di neve.
Più morbido e folto quel bianco splendore
riveste ogni ramo, via via.
Le candide strade si fanno più zitte:
le stanze raccolte, più intense.
Rintoccano l’ore. Ne viene
percosso ogni bimbo, tremando.
Di sovra gli alari, lo schianto di un ciocco
che in lampi e faville , rovina.
In niveo brillar di lustrini
il candido giorno là fuori s’accresce,
diviene sempiterno, infinito.

(Rainer Maria Rilke)

 

 

Le Frasi

 

” Vedere un mondo in un granello di sabbia
E un paradiso in un fiore selvatico,
Tenere l’infinito nel palmo della mano,
E l’eternitá in un’ora. “

(William Blake)

Il luogo

 

Il mare. Ma al tramonto, quando diventa una tavola d’olio che riflette le cangianti sfumature del calar del sole. La spiaggia si svuota e al vocio, alla musica a palla diffusa dagli impianti stereo di alcuni lidi, si sostituisce il suono ipnotico della risacca. Le voci dei “bagnanti serali”, tutti coloro che preferiscono immergersi in acqua con nessuno intorno, vengono veicolate sulla riva dalla brezza. Sono momenti magici, da vivere con lo sguardo rivolto all’orizzonte e la mente sgombra, svuotata dal peso accumulato durante il giorno. Basta allertare i sensi per percepire le vibrazioni scaturite da quegli istanti di armonia cosmica, l’ atmosfera sospesa che aleggia mentre il sole, in un caleidoscopio di colori, sprofonda nella massa acquosa. Camminando sul bagnasciuga, ci si imbatte in chi  approfitta dell’ incanto del tramonto per praticare yoga o in qualche gabbiano che zampetta sulla sabbia prima di riprendere il volo. E’ ora di lasciar spazio al relax. Di sorseggiare un calice di vino frizzante e di ammirare l’ infinito perdendosi lungo la linea dell’ orizzonte. L’ immensità del mare si tramuta in un concetto, in un’ immagine emblematica; ci insegna a relativizzare e a meditare sul suo spazio senza limiti. Ma il mare è anche una porta aperta sul mondo, tangibile e intangibile. Al di là del mare esistono nuove terre, nuove culture, nuove lingue, nuove etnie. Ammirare il mare sconfinato è mettersi in contatto con l’universo sondando dimensioni altrettanto incommensurabili. Il mare, poi, ha un linguaggio proprio, che chi lo ama impara presto a decifrare: come disse Verga, ” Il mare non ha paese nemmen lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole. “

 

 

 

Alba e rinascita

 

Nessun sole sopravvive al tramonto, ma risorgerà e porterà l’alba.
(Maya Angelou)

Avete cominciato la giornata (o magari siete andati a dormire) ammirando lo scenario mozzafiato della foto qui sopra? Siete fortunati. Oggi, 1 Agosto, inizia il mese più torrido dell’ anno, e nella mente riaffiora subito l’ immagine del mare. Perchè si associa alle vacanze, certo, e al tempo stesso ai viaggi che ci permettono di esplorare nuovi orizzonti. Ma anche perchè il relax, la vita di spiaggia, ci consentono di staccare completamente la spina e di calarci in una dimensione meno condizionata dai rituali quotidiani. Quando si ha il mare di fronte è come avere di fronte l’infinito, possibilità inesauribili di vivere il futuro. Che cosa c’è oltre il mare? Dove si approda, attraversandolo? Non servono nozioni di geografia per avere una risposta, soltanto un pizzico di fantasia e le sensazioni. Perchè il mare, così a pelle, sembra metterci in contatto con l’universo. E veder nascere il sole proprio lì, sulla linea dell’ orizzonte, è uno spettacolo indescrivibile a parole: i colori meravigliosi che a poco a poco rischiarano il cielo è come se sorgessero dal mare. L’ atmosfera si impregna di un silenzio magico, spirituale. Il giorno che nasce si tramuta nell’ emblema di un nuovo inizio, della vita che ricomincia dopo ogni notte. Le ore di buio, sebbene dirlo appaia scontato, si dissolvono sempre con la luce. E’ un dato di fatto, ma anche una metafora. Forse il bello della vita sta proprio qui: nella possibilità di rinascere, di avere infinite opportunità da perlustrare.  Ecco perchè l’ alba e il mare, soprattutto in estate quando li si vive appieno, instaurano puntualmente un connubio che ci imbeve di energia cosmica. Fateci caso: molti di noi fanno nuovi progetti o decidono di dare una svolta all’ esistenza durante le vacanze. Agosto è il mese in cui si formulano più “buoni propositi” che a Capodanno. Possiamo esser certi che a fare da sfondo a questo desiderio di cambiare ci sia stato, ebbene sì, tutto l’ incanto di un’alba sul mare.