Le tre verità dell’assiolo: una piccola fiaba di una notte d’estate

 

Nelle notti estive, quando il mondo tace e il respiro della terra si fa lento, un assiolo canta nel buio. Il suo “chiù”, discreto e malinconico, è molto più di un verso animale: è il linguaggio segreto della notte, una voce che ci invita ad ascoltare ciò che spesso dimentichiamo. Queste riflessioni nascono proprio da quell’ascolto. Dall’immaginare che, in una notte speciale, l’assiolo possa parlare e custodire verità invisibili. Sono parole nate in dialogo con un caro amico, e qui le condivido come piccole lanterne accese nel cuore del silenzio.

 

 

“Io veglio quando tutto tace“, dice l’assiolo. “Sento i pensieri che gli uomini dimenticano, i sogni che non osano inseguire. Stanotte, la mia voce non chiama: consola. Perché anche il buio, sotto questo cielo, ha il suo splendore segreto. E tu, che ascolti, sei più vicino alla verità di quanto credi.”

Verità n. 1 — “La solitudine non è assenza, è ascolto.”

L’assiolo canta da solo, sempre immerso nel buio, non cerca folla né rumore. La sua voce sottile ci ricorda che nei momenti di solitudine si può ascoltare tutto ciò che di giorno si perde: il battito lento dei pensieri, i ricordi che chiedono attenzione, le emozioni che non osiamo confessare. È come se ci dicesse: “Non temere il silenzio, è lì che ti incontrerai davvero.”

 

 

Verità n. 2 — “Anche il tempo che passa lascia carezze.”

Nel suo canto ritmato, sempre uguale, l’assiolo scandisce le ore senza fretta, come se volesse ricordarci che il tempo non ruba, bensì accarezza. I giorni che sembrano andati non sono persi: vivono nei gesti, nei luoghi, nei ricordi, e ancora si riflettono in ogni sguardo amorevole.

Verità n. 3 — “Ciò che non si dice emana più luce di ciò che si grida.”

L’assiolo non urla, non interrompe, non invade. Il suo canto è discreto, ritmico, un filo d’oro che cuce la notte. È come se ci dicesse che le emozioni più autentiche non hanno bisogno di rumore, ma di spazio e silenzio per poter brillare. In un mondo che parla troppo e ascolta troppo poco, il suo “chiù” è un invito a raccogliere l’essenziale, a dar valore a ciò che resta nell’ombra, ma illumina dentro.

 

 

E così, nel silenzio della notte, l’assiolo ci ha raccontato tre piccole verità. Non per cambiare il mondo, ma per renderlo più visibile agli occhi di chi sa ascoltare. Il suo canto non è annuncio, né predizione: è eco di cose semplici e profonde, di quelle che ci sfiorano mentre crediamo di passare inosservati. Queste riflessioni non pretendono d’essere saggezza, ma nascono dal desiderio di custodire la bellezza che si cela nel buio, nel ricordo, e nell’invisibile che ci abita. E forse, la prossima volta che un “chiù” interromperà la quiete della sera, sarà il momento perfetto per fermarsi… e ascoltare.

(Immagini via Pixabay)

 

Buona Pasqua

 

“Pasqua ci invita a mettere il nostro respiro in sintonia con quell’immenso soffio che unisce incessantemente l’istante e l’eterno, il visibile e l’invisibile, la nostra povertà e la ricchezza di Dio. (…) Il mondo è un immenso pianto (Dio naviga in un fiume di lacrime, scrive Turoldo) ma a Pasqua diventa un immenso parto. Di vita, di futuro, di speranza, di nuovi orizzonti, di lacrime asciugate.”

Ermes Ronchi

(tratto dall’ articolo “Pasqua è il parto di un orizzonte nuovo”, ne “L’Avvenire”, 21 Aprile 2011)

 

Il deserto e il pozzo nascosto

 

” Era stanco. Si sedette. Mi sedetti accanto a lui. E dopo un silenzio disse ancora: ” Le stelle sono belle per un fiore che non si vede…” Risposi: “Già,” e guardai, senza parlare, le pieghe della sabbia sotto la luna. “Il deserto è bello,” soggiunse. Ed era vero. Mi è sempre piaciuto il deserto. Ci si siede su una duna di sabbia. Non si vede nulla. Non si sente nulla. E tuttavia qualche cosa risplende in silenzio…”Ciò che abbellisce il deserto,” disse il piccolo principe, “è che nasconde un pozzo in qualche luogo…” Fui sorpreso di capire d’un tratto quella misteriosa irradiazione della sabbia. Quando ero piccolo abitavo in una casa antica, e la leggenda raccontava che c’era un tesoro nascosto. Naturalmente nessuno ha mai potuto scoprirlo, ne forse l’ha mai cercato. Eppure incantava tutta la casa. La mia casa nascondeva un segreto nel fondo del suo cuore… “Sì, ” dissi al piccolo principe, “che si tratti di una casa, delle stelle o del deserto, quello che fa la loro bellezza è invisibile.” “Sono contento,” disse il piccolo principe, “che tu sia d’accordo con la mia volpe.” Incominciava ad addormentarsi, io lo presi tra le braccia e mi rimisi in cammino. Ero commosso. Mi sembrava di portare un fragile tesoro. (…) E siccome le sue labbra semiaperte abbozzavano un mezzo sorriso mi dissi ancora: ” Ecco ciò che mi commuove di più in questo piccolo principe addormentato: è la sua fedeltà a un fiore, è l’immagine di una rosa che risplende in lui come la fiamma di una lampada, anche quando dorme…” E lo pensavo ancora più fragile. Bisogna ben proteggere le lampade: un colpo di vento le può spegnere…E così, camminando, scoprii il pozzo al levar del sole. “

 

Antoine de Saint-Exupéry, da “Il Piccolo Principe”