Vacanze su un’isola: perché piacciono tanto

Alicudi

 

Dev’esserci un’isola più a sud,
una corda più tesa e più vibrante,
un altro mare che nuota in altro blu.

(José Saramago)

 

Le mete più gettonate dell’estate 2026 sono state le isole. Ma non parliamo di atolli tropicali, di arcipelaghi esotici situati all’altro capo del mondo. Gli italiani hanno scelto isole molto più a portata di mano, raggiungibili con voli brevi e pochi minuti di traghetto. I mari che le ospitano? Principalmente, lo Ionio e il Mediterraneo. Il motivo è molto semplice: coniuga una distanza abbordabile con spiagge splendide, mare cristallino e una buona dose di praticità. Secondo i sondaggi, tra le isole più frequentate rientrano la greca Corfù (dove Madonna ha festeggiato da poco il suo compleanno) e le Cicladi, seguite da Ibiza e Formentera, Malta, le isole Canarie, soprattutto Lanzarote. In Italia, destinazioni come la Sardegna, Capri, l’isola d’Elba e la Sicilia hanno registrato il massimo afflusso di turisti. Ma al di là dei nomi più noti, il boom ha riguardato anche piccoli gioielli collocati nei mari del nostro Paese: basti pensare, ad esempio, a Pantelleria, o alle incantevoli isole Eolie, omaggiate da registi leggendari del cinema italiano e internazionale. Ma perché le isole piacciono tanto? Proviamo a scoprirlo insieme.

 

Capri

La sensazione di libertà

Il fatto che l’isola sia circondata dal mare dona la sensazione di staccare completamente con il tran tran quotidiano, con la vita di città. E’ come se quel mare fungesse da barriera tra la vacanza e lo stress della routine che ci intrappola giornalmente.

Il mare turchese

Non c’è bisogno di arrivare ai Caraibi per trovare un mare da sogno, trasparente e dove praticare molteplici sport acquatici: nuoto, sci nautico, snorkeling, surf, immersioni subacquee, barca a vela…

 

Creta

L’elogio della lentezza

Sulle isole i ritmi sono rallentati, rilassanti, a misura d’uomo. L’impressione è quella di trovarsi in un’oasi paradisiaca in cui il relax viene messo al primo posto.

La natura selvaggia

Le coste delle isole sono spesso frastagliate, ricche di baie, calette e spiagge nascoste, dove la vegetazione si alterna a scogli e rocce. Il paesaggio selvaggio e il clima ventilato, favorito dall’assenza di barriere naturali, esercitano un forte fascino su chiunque si trovi a visitare quelle zone.

 

Sardegna

Divertimento e relax, un’accoppiata vincente

Pensate a Ibiza, un’isola con una doppia anima: di notte, la regina dei club più esclusivi; di giorno, natura incontaminata, fincas (i tipici casali bianchi delle aree rurali) e piante di fichi, ulivi e carrubi nella campagna assolata.

 

Formentera

La forza delle tradizioni

Le comunità insulari sono un “mondo a parte”: le tradizioni sono molto sentite, così come la propria identità culturale. Non è raro assistere a eventi o manifestazioni di grande importanza e suggestività, gustare prodotti enogastronomici particolari, scoprire i capolavori dell’artigianato locale. Quest’atmosfera speciale, dai forti connotati distintivi, riesce a coinvolgere e ad entusiasmare.

 

Pantelleria

Un’isola per ogni esigenza

Esistono isole modaiole, pensate a Mykonos o Santorini; isole per il turismo di lusso, come la Sardegna o Capri; isole dai paesaggi spettacolari, ad esempio le Eolie, che sfoggiano panorami vulcanici e marini imperdibili e sono diventate Patrimonio dell’Umanità Unesco. In breve, c’è un’isola per tutti i gusti. Ognuno può scegliere l’isola che più gli si confà, che più lo aggrada. Anche un’isola incontaminata e meno battuta dal turismo, volendo: tipo Capraia o Giannutri. Ogni isola ha la sua peculiare identità.

 

Isola d’Elba

Sempre in movimento

Le isole offrono molteplici attività di svago: con le mani in mano non si sta. Vengono organizzate gite, percorsi di trekking, escursioni, degustazioni enogastronomiche, corsi di sport d’acqua…c’è solo l’imbarazzo della scelta.

 

Sicilia

Un viaggio di scoperta

Sulle isole, soprattutto quelle più grandi, c’è molto da scoprire. Si esplorano città, scenari naturali, culture, tipicità locali…e si assapora il fascino potente della storia. L’esempio più calzante è la Sicilia, crocevia di civiltà, con la sua natura prorompente, le città d’arte, il mare cristallino e le coste straordinarie, la potenza dell’Etna e l’unicità della sua identità culturale.

 

Santorini

 

E voi, amate le isole? Avete trascorso le vacanze su un’isola? Qual è la vostra isola preferita? Scrivetelo nei commenti.

 

Mykonos

Foto via Pexels e Unsplash

 

Il luogo: tra i vicoletti di Mdina, “Città del Silenzio” e antica capitale di Malta

 

Quando si nomina Malta vengono subito in mente le sue spiagge, le baie della celebre Laguna Blu, le spettacolari grotte marine nei pressi di Zurrieq. Ma quest’isola del Mediterraneo possiede un patrimonio sconosciuto ai più: sto parlando di Mdina, l’antica capitale, detta “La città del Silenzio”. Situata su una collina a 15 km da La Valletta, dalla quale la separano vasti oliveti e piantagioni di fichi, Mdina è una città fortificata, un  autentico museo a cielo aperto ricco di testimonianze architettoniche medievali e barocche. Per visitarla, però, non potete avvalervi dell’auto: Mdina è un concentrato di vicoletti e palazzi in pietra calcarea dove l’accesso ai veicoli a quattro ruote è consentito solo ai residenti. La posizione della città, a quasi 200 metri di altezza sul livello del mare, la rende un luogo perfetto per ammirare i panorami di Malta. Ma perchè l’appellativo di “Città del Silenzio”? Il motivo è molto semplice. Mdina è un’oasi tranquilla, composta da vicoli e piazzette in cui abitualmente risuonano soltanto i passi dei turisti o dei suoi abitanti. Inoltre, pare che oggi vi risiedano circa 300 persone: un numero piuttosto esiguo che tuttavia non fa che accrescere il suo fascino prezioso. Non è un caso, infatti, che la maestosa porta d’accesso alla città, la Porta di Mdina, edificata nel 1724, sia apparsa nella prima stagione della serie TV “Il Trono di Spade”.

 

 

La storia della città

Le origini di Mdina sono molto antiche. Furono i Fenici a fortificarla; correva l’anno 1000 a.C. e ritennero che la sua altitudine, la sua posizione nel cuore dell’isola di Malta, fossero altamente strategiche. Successivamente, Mdina entrò a far parte dell’Impero Romano e prese il nome di Melite. Nel 60 a.C. anche San Paolo approdò a Mdina, dove rimase per tre mesi in seguito a un naufragio occorso mentre viaggiava verso Roma. A dare l’impronta alla città, però, furono gli Arabi, che conquistarono Malta nell’870 d.C. Gli Arabi ribattezzarono Mdina, ovvero “città fortificata”, l’antica Melite romana, e modificarono il suo assetto urbanistico costruendo il labirinto di vicoletti e le massicce mura, oltre che il fossato che la separa da Rabat. Nel 1091 d.C., l’arrivo dei Normanni pose fine al dominio arabo e Mdina entrò a far parte del Regno di Sicilia. La città rimase capitale dell’isola fino al 1530, quando l’imperatore Carlo V cedette l’arcipelago maltese ai Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni, che poi presero il nome di Cavalieri di Malta. Proprio durante la supremazia di questi ultimi, nel 1693, Mdina fu colpita da un forte terremoto che distrusse alcuni dei monumenti più importanti della città. Tuttavia, grazie a una solerte opera di restauro, oggi possiamo continuare ad ammirare sia tutti i suoi edifici che le sue mura.

 

 

Cosa vedere

Le Mura. Sono la caratteristica della città, restaurate dall’architetto Charles- François de Mondion dopo il tremendo terremoto del 1693. Nella zona alta di Mdina, poi, è possibile godere di stupefacenti scorci panoramici.

La Cattedrale di San Paolo. In puro stile Barocco, si contraddistingue per i due campanili annessi alla facciata. Su di essi compaiono due orologi: il primo indica l’ora, il secondo i mesi e i giorni dell’anno; secondo una leggenda, il secondo orologio sarebbe servito per raggirare il demonio. Non mancate di visitare il Museo della Cattedrale, ricco di dipinti e di cimeli di arte sacra.

Palazzo Vilhena. Un altro imponente edificio Barocco che risale al 1730. Ospita il Museo di Scienze Naturali, dove è possibile ammirare, tra l’altro, una grande quantità di minerali e di riproduzioni della fauna autoctona. Lateralmente al Palazzo si staglia la Torre dello Stendardo, incastonata nelle mura di Mdina.

Palazzo Falson. Edificato nel 1495, fu residenza di molte famiglie aristocratiche. Al suo interno, il cortile ospita una spettacolare fontana. Nelle 17 stanze visitabili si rimane incantati esaminando le splendide collezioni degli antichi proprietari del Palazzo, come quella di libri storici.

I vicoletti. Sono imperdibili, altamente suggestivi e costellati di botteghe artigianali dove si esegue la lavorazione del vetro.

 

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La colazione di oggi: il caffè, “bevanda stimolante” dalle portentose virtù

 

Una rubrica incentrata sulla prima colazione non può certo tralasciare il caffè, delizia e “motore” di ogni mattina. In Italia degustare un espresso è un rito, un piacere da assaporare – da soli o in compagnia – a tutte le ore del giorno. In questo articolo, però, verrà preso in considerazione il caffè del risveglio: quello che prepariamo ancora assonnati, che sentiamo borbottare nella caffettiera mentre la cucina si riempie del suo invitante aroma. Perchè berlo è come compiere un autentico incantesimo; il sonno se ne va lasciando il posto a un’ energia travolgente. Ma quali sono, esattamente, le proprietà del caffè, e quali benefici comporta il consumarlo? Lo scopriremo subito. Non è un caso, innanzitutto, che in arabo “caffè” significhi “bevanda stimolante”. I celebri chicchi non sono altro che i semi di una pianta tropicale del genere Coffea, appartenente alla famiglia delle Rubiaceae. Le specie più note sono l’ arabica e la robusta, anche se la prima vanta origini più remote. Prodotto anticamente a Caffa, in Etiopia, il caffè si è fatto a poco a poco conoscere in Medio Oriente e poi in tutto il mondo. Il suo punto di forza è senz’altro la caffeina, una componente nutrizionale dal potente effetto energizzante: quando viene assorbita, nel cervello rilascia neurotrasmettitori quali la dopamina e la noradrenalina, che stimolano i neuroni attivamente; ne conseguono benefici per la memoria, l’ umore e le funzioni cognitive. La caffeina ha proprietà digestive, poichè potenzia la secrezione gastrica. Svolge un’azione tonica sul cuore e sul sistema nervoso, e favorisce persino il dimagrimento: brucia infatti grassi e calorie per tramutarli in fonti di energia. Se consumato in quantità elevate, inoltre, il caffè riduce l’appetito drasticamente. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che la caffeina possieda spiccate virtù antiossidanti e antinfiammatorie, ma le ricerche sono tuttora in corso.

 

 

Gli effetti collaterali della caffeina sono essenzialmente legati a un consumo massiccio di caffè. Nervosismo, eccitabilità e insonnia sono i rischi più noti associati all’ abuso della bevanda, a cui possono aggiungersi l’ ipertensione, la tachicardia e i disturbi all’ apparato digerente causati da un’ eccessiva stimolazione della secrezione gastrica. La funzione “dimagrante” del caffè, poi, viene completamente azzerata quando aggiungiamo lo zucchero o del latte, giacchè sono entrambi apportatori di calorie. La caffeina è controindicata per chi è affetto da osteoporosi o da anemia: riduce l’assorbimento del calcio e del ferro determinando un peggioramento di queste due patologie. Se bevuto nella giusta quantità, comunque, il caffè è una bevanda benefica che pare protegga anche dai disturbi cardiovascolari e dal diabete mellito di tipo 2. Ma a quante tazzine ammonterebbe un consumo moderato di caffè? Chi è in buona salute non dovrebbe oltrepassare i tre, massimo quattro, caffè al giorno.

 

 

In Europa il caffè apparve per la prima volta nel 1565, durante il Grande Assedio di Malta. I musulmani turchi, fatti prigionieri dai Cavalieri di San Giovanni, erano soliti preparare la bevanda più amata nel loro paese: a Istanbul il caffè veniva consumato in dei locali appositi, a mò di rito conviviale, e il Capo Caffettiere rivestiva un ruolo di spicco presso la Corte ottomana. A Malta, dove la bevanda divenne celebre soprattutto tra le classi abbienti, le caffetterie cominciarono a proliferare. Sempre nel XVI secolo, il caffè arrivò in Italia: Venezia, che intratteneva molti rapporti commerciali con l’ Oriente, fu la prima città a diffondere il suo consumo. Pare che alcuni religiosi fecero pressioni su Papa Clemente VIII affinchè bandisse “la bevanda del diavolo”, che così avevano ribattezzato per le sue proprietà eccitanti. Il Papa, però, dopo averlo assaggiato di persona, espresse un giudizio positivo sul caffè, che definì invece “bevanda cristiana”. Nel 1645, di conseguenza, la Serenissima ospitava più di una “bottega del caffè”.  Alla storia del caffè e all’ espansione della caffeicoltura, argomenti vastissimi e complessi, si affiancano numerose leggende.

 

 

Una di queste, ad esempio, racconta di un pastore etiope chiamato Kaldi. Costui si accorse che le sue capre, dopo aver mangiato le bacche di una pianta e averne masticato le foglie, erano rimaste sveglie e vivacissime tutta la notte. Il pastore attribuì la causa di ciò alle bacche, così raccolse i semi della pianta, li abbrustolì e macinò per sperimentare il loro effetto personalmente. Ottenne un infuso altamente energizzante, il caffè. Una differente versione della leggenda colloca il pastore in Arabia e cambia il suo nome in Kaddi: l’uomo sottopose le bacche che tanto avevano animato le sue capre all’ attenzione dell’ abate Yahia. Con quelle bacche, dunque, l’ abate preparò una bevanda scura che rinvigoriva il corpo e teneva lontano il sonno. Non c’è bisogno di specificare che fosse il caffè. Un’ altra leggenda ha come protagonisti Maometto e l’ Arcangelo Gabriele. Un giorno Maometto si ammalò gravemente e l’ Arcangelo accorse in suo aiuto; gli portò una bevanda dal colore della Sacra Pietra Nera della Mecca, consegnatagli da Allah personalmente, e quando Maometto la bevve guarì all’ istante. Secondo un’ ulteriore leggenda, invece, il monaco arabo Ali ben Omar si recò nella città di Mokha per curare, con l’ intercessione di Allah, i contagiati dalla peste che imperversava in zona. Riuscì a ridare la salute a un gran numero di malati, persino alla figlia del Re (della quale si era innamorato). Il Re, però, lo allontanò dalla città obbligandolo a vivere isolato sulle montagne. Sfinito dalla fame e dalla sete, un giorno Ali invocò il suo maestro deceduto poco tempo prima. Questi inviò da lui un meraviglioso uccello, canterino e dalle piume multicolori. Quando Ali si diresse verso il volatile,  si trovò davanti una pianta ricolma di bacche rosse. Era una Coffea. Con quelle bacche preparò un decotto per i pellegrini che erano soliti fargli visita, e quando nel Regno si sparse la voce delle portentose virtù della bevanda il monaco vi fu riammesso con tutti gli onori.