L’autunno e l’odore di fumo

 

Da dove proviene l’odore di fumo che impregna i mesi autunnali? Dall’accensione dei camini, delle stufe a legna o a pellet con i primi freddi, certo, ma non solo. Partiamo, comunque, da questi sistemi di riscaldamento: capita spesso che l’utilizzo di legna umida o la fuliggine accumulatasi nella canna fumaria accentuino l’odore del fumo, con le sue note acri e dolciastre a un tempo. A tutto ciò contribuisce anche il fenomeno dell’inversione termica, tipico di stagioni quali l’autunno e l’inverno. Quando uno strato di aria calda va a sovrapporsi all’aria fredda presente a livello del suolo, forma una sorta di “cappa” che impedisce a entrambe di mescolarsi. Di conseguenza, i fumi e le polveri sottili rimangono bloccati in vicinanza del terreno e non riescono a disperdersi nell’alta atmosfera, soprattutto di sera o di primo mattino.

 

 

E’ molto facile, dunque, che il caratteristico odore di fumo si fonda con sentori olfattivi tipicamente autunnali, ad esempio quello dei composti organici rilasciati dalle foglie morte e quello della geosmina, una molecola prodotta dai batteri contenuti nella terra umida. Ne risulta un mix straordinariamente intenso, un vero e proprio trademark stagionale.

 

 

Alcuni hanno rinvenuto delle vaghe somiglianze tra l’odore del fumo di camino e quello del tabacco. In effetti, entrambi provengono dalla combustione incompleta di sostanze vegetali: la legna per il camino, le foglie di tabacco essiccate per il tabacco. Ma questo non è l’unico elemento che li accomuna. Tutti e due contengono, infatti, aldeidi, fenoli, perticolato e idrocarburi aromatici policiclici, che conferiscono il tipico sentore “affumicato” all’aria circostante. Tuttavia, l’aroma del tabacco (soprattutto quello presente nei sigari) ha accenti più dolci e vanigliati, mentre l’odore del fumo risulta leggermente acre, legnoso e resinoso.

 

 

Ma cosa evoca, in sintesi, l’odore di fumo dell’autunno? Ognuno può associarlo liberamente a determinate sensazioni, immagini o ricordi: il focolare della propria infanzia, un barbecue al limitare del bosco, le atmosfere raccolte e intime della stagione fredda. Oppure a particolari ambienti e sensazioni del presente e del passato. Perché non esiste nulla di più potente della memoria olfattiva.

 

Foto via Unsplash

 

 

Arance e zenzero: il connubio super salutare dell’inverno

 

Quando il maltempo e l’influenza dilagano, bisogna correre ai ripari. Vi propongo un rimedio efficacissimo e super naturale: il connubio tra arance e zenzero, che coniuga le virtù antiossidanti della vitamina C, contenuta nelle arance, con le proprietà antinfiammatorie dello zenzero. Il risultato? Una vera e propria bomba di salute e di energia. I benefici che apporta questa unione sono innumerevoli: rafforza il sistema immunitario, accelera il metabolismo, è un toccasana per la digestione e la circolazione sanguigna, svolge un’azione depurante per tutto l’organismo. Ma le proprietà del mix di arance e zenzero sono molte altre ancora; è in grado di contrastare la ritenzione idrica, purificare il fegato e abbattere la debolezza, anche quella post-influenza, regalando una grande di energia. Vale proprio la pena di saperne di più.

 

 

L’ arancia e le sue proprietà

Frutto invernale per eccellenza, il citrus x sinensis (questo il suo nome botanico) è ricco di vitamina C, un potente antiossidante che, insieme ai flavonoidi,  preserva le cellule dall’azione dannosa dei radicali liberi, promuove la sintesi del collagene e combatte l’invecchiamento cellulare.  Inoltre, rinvigorisce il sistema immunitario proteggendo l’organismo dai tipici malanni di stagione. Le proprietà benefiche della vitamina C sono fondamentali per mantenerci in salute: stimola la produzione dei leucociti (i globuli bianchi), accelerando il processo di guarigione in caso di malattia. Un altro punto di forza dell’ arancia sono le fibre, essenziali per un buon funzionamento dell‘intestino. Le fibre svolgono un’azione efficace anche nei confronti del colesterolo, che mantengono sotto controllo, e degli zuccheri, impedendo che il sangue li assorba troppo velocemente. Una curiosità: non tutti sanno che le arance sono ricche di potassio, notoriamente contenuto nelle banane, e di magnesio: questi due minerali risultano super salutari per il cuore e la pressione arteriosa.

 

 

Lo zenzero e le sue proprietà

Lo zenzero è un rizoma, un fusto ramificato sotterraneo che si sviluppa in senso orizzontale, originario dell’Asia tropicale. Usato per le sue virtù terapeutiche sin da tempi remotissimi, è ricco di composti bioattivi quali i gingeroli, gli shagaoli e lo zingiberene, noti per le loro proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, antimicrobiche e digestive. I gingeroli e gli shagaoli sono estremamente benefici per contrastare le infiammazioni, favorire la digestione e alleviare il dolore. La loro funzione termogenica è in grado di generare calore corporeo, il che non guasta con i rigori invernali. Lo zenzero è un valido antiossidante, in grado di preservare le cellule dallo stress ossidativo; in più, abbonda di minerali e vitamine: è ricco di potassio e di magnesio, due toccasana per l’apparato cardiovascolare, ma anche di manganese, ferro, rame e vitamine del gruppo B e C, che lo rendono un alleato delle difese immunitarie. Contiene, inoltre, dosi massicce di fibre  e oli essenziali, indispensabili per una buona digestione e per eliminare il gas intestinale in eccesso. Non si può poi trascurare che lo zenzero ha la capacità di migliorare la funzione metabolica, mantenendo in equilibrio i livelli di colesterolo LDL, dei trigliceridi e della glicemia.

 

 

Arance + zenzero: come abbinarli

 

 

Come mixare, dunque, queste due autentiche miniere di benefici? Esistono diverse soluzioni. La prima che vi propongo, che personalmente adoro, è la marmellata di arance e zenzero: la combinazione tra il profumo intenso delle arance e gli accenti speziati dello zenzero è semplicemente deliziosa. Questa marmellata può essere consumata a colazione, spalmata sul pane, oppure utilizzata per farcire dolci e biscotti. Anche l’abbinamento con il salato si rivela una scelta vincente, in particolare con formaggi come la ricotta, la robiola e il Camembert. Altre opzioni da prendere in considerazione sono il succo di arance e zenzero, con il rizoma utillizato a pezzettini e poi frullato insieme alla spremuta di agrumi, o le tisane preparate con zenzero fresco e scorze di arancia; oppure ancora, gli shot della salute che alle arance e allo zenzero spesso affiancano la curcuma e il succo di limone.

 

Foto via Pixabay, Pexels e Unsplash

 

Lilla, il colore di Aprile

 

Lilla è il colore del mese di Aprile. Forse perchè ad Aprile sboccia il fiore da cui nel 1775 ha preso il nome, il Syringa Vulgaris, comunemente chiamato lillà: la sua è una fioritura spettacolare, pannocchie di piccoli fiori che rapiscono sia lo sguardo che l’olfatto. Ma a quale significato si associa il color lilla? Innanzitutto all’amore, o meglio all’innamoramento giovanile: rievoca un corteggiamento d’altri tempi, ricco di piccoli gesti pregni di significato e di struggenti emozioni. Nella Grecia antica, i ragazzi erano soliti regalare fiori di lillà alle giovani che avrebbero voluto prendere in moglie. Il lilla è gentilezza, nostalgia, sensibilità. Non è un caso che venga collegato alla sfera emotiva, al femminile, ai languori adolescenziali. Ad avvalorare questo nesso c’è un’antica leggenda, quella della ninfa Siringa e del dio Pan. Si narra che Pan, il dio greco delle montagne, della vita agreste e della fertilità, si innamorò a prima vista di Siringa, splendida ninfa dell’acqua e figlia di Ladone, il dio dei fiumi. Quando Pan incontrò Siringa in un bosco, cominciò a corteggiarla pesantemente; ma Siringa, che non gradiva le sue attenzioni, per sfuggirgli si tramutò in un arbusto di lillà. Questa leggenda ispirò anche il nome botanico del lillà, Syringa vulgaris. Durante l’età vittoriana, il lilla venne associato al lutto: le vedove indossavano abiti di questo colore e ricevevano in regalo fiori di lillà per commemorare il caro estinto. La simbologia del lilla si ribaltò completamente nel secondo millennio; gli anni ’20, con il fenomeno delle flapper, videro imporsi una nuova figura femminile, più ribelle e padrona di se stessa. Il lilla, a quell’epoca, divenne un colore di gran moda per il make up. Nel periodo del boom economico, invece, la voga del lilla coinvolse l’architettura d’interni, e più recentemente, soprattutto a partire dagli anni ’80, il lilla cominciò a furoreggiare anche nel mondo della moda. Alcuni tendono a confondere il lilla con il lavanda, che però ha un sottotono più freddo; per avere un’idea precisa di questa nuance, è sufficiente sapere che viene ottenuta da un mix di rosso e blu con l’aggiunta di una pennellata di bianco: è proprio grazie al bianco che il lilla assume la sua caratteristica e inconfondibile tonalità pastello.

 

Foto via Pexels e Unsplash

 

Cibo d’estate: la libertà di scegliere il piatto unico

 

Estate è anche libertà di gestire i propri pasti; scegliere il piatto unico, ad esempio, inglobando i classici primo, secondo e contorno in un’unica portata: per risparmiare tempo e alleggerire la dieta. Il caldo asfissiante rallenta la digestione, dimezza l’appetito e rende necessario eliminare i cibi troppo elaborati o pesanti. Il piatto unico, di conseguenza, diventa un’ottima soluzione: innanzitutto è veloce da preparare, poi permette di sperimentare un gran numero di ricette mettendo la fantasia alla prova. Possiamo abbinare gli ingredienti più disparati, dando vita a un connubio sia all’insegna del gusto che della salute. In un paese come il Venezuela, la pietanza unica è una tradizione talmente consolidata da essere stata assurta a piatto nazionale: il Pabellon Criollo è ben noto a chiunque abbia visitato la “piccola Venezia” (questo il significato del nome “Venezuela” in italiano rinascimentale) affacciata sul “Caribe”; si compone di riso bollito, carne saltata con verdure, fagioli neri e platano fritto (una banana tropicale del genere Musa diffusissima in America Latina).

 

Il Pabellon Criollo, piatto tipico del Venezuela

E voilà, lo spunto è servito: possiamo creare dei gustosi mix utilizzando il riso, alcuni tipi di pesce, certe verdure…non esistono limiti all’inventiva. Il piatto unico può essere realizzato con ricette calde o fredde, ma è immancabilmente veloce e facile da preparare.

 

 

Portare a tavola un’unica pietanza, ma completa, è una scelta che in estate comporta non pochi vantaggi: libera dalla schiavitù delle lunghe ore passate ai fornelli, privilegia gli alimenti sani ma gustosi e incentiva la sfiziosità delle portate. Qualche idea per gli ingredienti da “miscelare”?  Le verdure, il tonno, il riso, l’insalata, i frutti di mare, i ceci, i pomodori (perfetti per essere farciti a proprio piacimento), il farro, i peperoni, i pomodorini, le uova sode…senza dimenticare formaggi invitanti come la feta, la scamorza e la mozzarella.

 

Foto via Pexels e Unsplash

Foto del Pabellon Criollo Byfreddygutierrez, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

 

Colazione di fine Novembre

 

Spremute di agrumi per fare il pieno di vitamina C (e rafforzare le difese immunitarie, un must in tempi di Coronavirus), crostatine alla crema e un’ invitante bottiglia di bollicine con cui passare la serata: è una colazione eterogenea, quella che contraddistingue queste ultime giornate di Novembre. Ancor più perchè viene consumata tra le pigne argentate, le sfere in total gold e i fiocchi di neve, simili a merletti, che andranno ad adornare l’ albero di Natale. Ma il mix ornamental-culinario di cui sopra è tutto fuorchè scoordinato: rappresenta i variegati tasselli del puzzle che compone lo scenario pre-natalizio, mai privo di un magnetico appeal.