Autumn fairy tale

 

L’ Autunno è una stagione da fiaba. O meglio, la stagione con cui comincia la fiaba…dall’incanto della natura che cambia veste e si prepara al riposo annuale, alla meraviglia dell’Inverno e dei suoi paesaggi ammantati di neve. Lasciamoci investire da una folata di vento in cui vorticano le foglie morte e iniziamo il nostro viaggio alla volta della magia autunnale.

 

Foto via Pixabay e Unsplash

 

 

“Autunno dalle mani d’oro”, una poesia di José Hierro

 

Autunno dalle mani d’oro.
Ceneri d’oro le tue mani lasciarono cadere sulla strada.
Già ritorni a camminare per i vecchi paesaggi deserti.
Stretto il tuo corpo per tutti i venti di tutti i secoli.

Autunno dalle mani d’oro:
con il canto del mare che rimbomba nel tuo petto infinito,
senza spighe né spine che possano ferire il mattino
con l’alba che bagna il suo cielo nei fiori del vino,
per dare allegria a chi sa che vive
di nuovo sei venuto.
Con il fumo e il vento e il canto e l’onda tremante
nel tuo grande cuore acceso.

(da “Alegría”, edizioni Adonais, 1947)

 

Calici di Stelle 2025: Pizza e Vino. Torna l’imperdibile appuntamento dedicato all’eccellenza italiana

 

Torna Calici di Stelle, l’appuntamento annuale per chi ama il vino e le notti d’estate: dal 25 luglio al 24 agosto, le cantine del Movimento Turismo del Vino e i borghi più suggestivi d’Italia si trasformeranno in teatri sotto il cielo stellato, pronti ad accogliere appassionati e curiosi in un’atmosfera di magia e convivialità. Per l’edizione 2025, il tema “Pizza e Vino” unirà due eccellenze del Made in Italy grazie alla collaborazione con l’Associazione Verace Pizza Napoletana. Immaginate degustazioni guidate in cui le note dei grandi vini italiani incontreranno i profumi delle pizze preparate dai maestri pizzaioli AVPN: show cooking dal vivo, menu dedicati e abbinamenti studiati insieme a cantine e pizzerie diventeranno il fil rouge di serate indimenticabili. Ogni tappa di Calici di Stelle offre un contesto unico: potrete sorseggiare un bianco del Trentino in un rifugio di Madonna di Campiglio, ammirando le cime dei monti illuminate dalla luna, o fermarvi sul lungomare di Badesi, dove il mare e il tramonto si fondono in un caleidoscopio di colori. Dalla laguna di Grado al Castello Marchionale di Taurasi, in Irpinia, fino all’alta quota di Cortina d’Ampezzo, ogni location racconta un pezzo di storia vinicola italiana, valorizzando i paesaggi e le tradizioni locali.

 

 

Le serate si animeranno con passeggiate tra i filari, momenti di osservazione astronomica insieme all’Unione Astrofili Italiani, concerti, spettacoli di magia, mercatini artigianali, tornei di tiro con l’arco e itinerari fotografici. I produttori apriranno le porte delle loro cantine per condividere storie di viticoltura, tecniche di vinificazione e, naturalmente, i loro migliori calici, sempre all’insegna del bere responsabile. Calici di Stelle non è solo un evento per i wine lover più esperti: è un’occasione per famiglie, neofiti e turisti in cerca di esperienze autentiche.

 

 

Un picnic tra i filari, una cena sotto le stelle o una chiacchierata con un produttore diventeranno momenti di scoperta e di vera convivialità, dove il piacere di stare insieme si fonde al gusto del territorio. Per godervi al massimo questa festa notturna, portate con voi una coperta per sdraiarvi e osservare la Via Lattea, informatevi sulle costellazioni visibili per aggiungere un tocco di meraviglia e, perché no, create un piccolo itinerario enoturistico che vi porti ogni sera in un angolo diverso d’Italia, tra profumi, sapori e scorci indimenticabili.

 

 

Per conoscere i programmi delle cantine di ogni regione, consultate il sito del Movimento Turismo del Vino e scaricate l’apposito PDF.

 

Foto via Pexels e Unsplash

 

Scoprire tutto il fascino della Lapponia in 5+1 spunti

 

Il colore predominante è il bianco, il bianco della neve e del ghiaccio che ammantano l’intero territorio. E poi ci sono il grigio delle gelide nebbie e il caleidoscopio cromatico dell’aurora boreale: la Lapponia, che ho già introdotto in questo post, è una landa onirica intrisa di magia. Non è un caso che, nel 1996, la Lapponia svedese sia stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO, e che la quasi totalità di quella regione sia un’area naturale protetta. Ma le meraviglie lapponi non si esauriscono di certo nell’area suddetta: da Rovaniemi, dove Babbo Natale ha fissato la sua dimora, fino alle aree settentrionali della Russia, della Svezia e della Norvegia, distese nevose e foreste sconfinate si fondono con il Circolo Polare Artico dando origine a un fiabesco regno dei ghiacci. Se prevedete di viaggiare in Lapponia, non avrete che l’imbarazzo della scelta per quanto riguarda le cose da fare e da vedere. Ecco qualche spunto.

 

1. Visitare Rovaniemi, la città di Babbo Natale

 

Situata a soli sei chilometri dal Circolo Polare Artico, Rovaniemi racchiude l’essenza della “felicità” finlandese (non dimentichiamo, infatti, che la Finlandia è stata eletta Paese più Felice del Mondo per sette volte di seguito): questa città incantata, circondata da una natura selvaggia, brulica di movida e di fermento culturale. E’ rinomata, inoltre, per le sue eccellenze culinarie; i funghi, le renne con erbe selvatiche e il coregone (un pesce appartenente alla famiglia dei salmonoidi) cotto sulla griglia rappresentano solo alcune delle delizie locali. La natura offre spettacoli davvero mozzafiato: l’aurora boreale si verifica 200 notti all’anno, ed ammirarla nelle aree più incontaminate è un must. Basta raggiungerle con una slitta trainata dagli husky per riscaldarsi accanto a un fuoco che arde in mezzo al bosco, o contemplare le straordinarie cromie dell’ aurora boreale. Una visita al villaggio di Babbo Natale non può mancare: l’anziano dalla lunga barba bianca è pronto ad incontrarvi tutto l’anno insieme ai suoi elfi di fiducia.

 

 

2. Rimanere estasiati davanti all’aurora boreale

 

Da Settembre a Marzo è possibile ammirare lo strepitoso gioco di luci dell’aurora boreale, un fenomeno atmosferico che invade il cielo di tonalità multicolori: il verde, il viola, il  rosso, il rosa e il blu si incrociano, si fondono, generano bande luminose che volteggiano nel firmamento…In Lapponia, quando il cielo è limpido, l’aurora boreale è visibile ogni due notti; un’occasione unica per vivere un’esperienza da brividi a tutti gli effetti.

 

 

3. Inebriarsi con l’esperienza della sauna e del tuffo nell’acqua ghiacciata

 

La sauna, per i finlandesi, è un’autentica istituzione: ovunque si trovino, ce n’è sempre una da poter utilizzare. In Lapponia ne esistono moltissime costruite in mezzo alla natura, per coniugare il fascino del paesaggio con la coccola sensoriale del bagno di vapore a 100 gradi di temperatura. Subito dopo, un tuffo nell’acqua ghiacciata di un lago, un fiume o una piscina circondata dalla neve è d’obbligo. Magari, sotto le luci dell’aurora boreale

 

 

4. Esplorare il paesaggio incantato in slitta

 

Non c’è niente di meglio che un’escursione in slitta, per osservare da vicino lo splendore dei paesaggi lapponi. Le slitte possono essere trainate dagli husky, cani nordici che affondano le loro origini in Alaska, oppure dalle renne: gite di questo tipo sono in gran parte organizzate a Rovaniemi. Non è un caso che ad essere trainata dalla renne fosse anche la slitta di Babbo Natale.

 

 

5. Saperne di più sulla cultura e le tradizioni dei Sami

 

La popolazione indigena della Lapponia, i Sami, è costituita da 50.000-100.000 individui stanziati per la maggior parte in Norvegia, e – in ordine decrescente – in Svezia, Finlandia e Russia. I Sami sono un popolo antichissimo che ha una storia, una cultura, una lingua e un modo di vivere del tutto propri. Originiariamente erano dei nomadi che sopravvivevano grazie alla pesca, alla caccia e all’allevamento delle renne; vivevano in capanne smontabili a forma di cono, le kota, che portavano sempre con sè, oppure in tende ricoperte di pelli di renna che chiamavano Iavvo. Intorno alla metà del secolo scorso, il nomadismo del popolo ebbe fine. Il legame dei Sami con la renna, tuttavia, non è mai venuto meno: sono dediti all’allevamento di questo animale, che anticamente rappresentava la loro unica risorsa, fin dal 1600. Dalla renna ricavavano nutrimento, ma non solo; utilizzavano la sua pelliccia e il suo pellame per vestirsi e realizzare le tende che li ospitavano, mentre con le corna e le ossa del quadrupede costruivano utensili vari.

 

 

6. Conoscere la cucina dei Sami

 

Carne di renna declinata in zuppe e stufati, suovas, gurpi…e poi salmone (la cui pesca è regolamentata), trote e salmerini pescati nel ghiaccio. Ma anche pane con cumino e spezie, birra artigianale al sapore di mango, formaggi di capra da sciogliere in una tazza di caffè, dolci alla cannella e mirtilli rossi selvatici: la cucina tradizionale dei Sami è ricca di sapori, colori e ingredienti inconfondibili. Merita a pieno titolo di essere approfondita, e noi lo faremo prestissimo con un articolo a tema.

 

Foto via Pexels e Unsplash

 

Prima neve

 

Oggi, secondo le previsioni del tempo, arriverà il freddo; ma il freddo vero. L’Italia verrà invasa da correnti artiche che provocheranno un drastico abbassamento delle temperature. L’aria gelida sarà accompagnata da piogge costanti e venti di burrasca, nevicate si preannunciano persino a quote basse. Una nuova perturbazione, proveniente dalle Alpi, sta già avanzando verso il Centro-Sud. Nonostante la bufera sia imminente, il meteo evidenzia un dettaglio che rincuora: la caduta della prima neve. Per chi lo scorso Inverno ha dovuto privarsi della magia dei paesaggi imbiancati, è una grande notizia. A poco più di un mese dal Natale, ecco che i fiocchi di neve si preparano a fare il loro trionfante ritorno. Non posso negare che il solo pensiero mi riempie di gioia; chi segue VALIUM sa che adoro le lande innevate e i paesi del Grande Nord. La prima neve porta con sè un immutato incanto. Quando i fiocchi cominciano a scendere fitti, sembra di calarsi in una fiaba. Il paesaggio, ricoperto da un manto di neve candida, si trasforma completamente. Stamattina voglio rivivere quell’incantesimo insieme a voi: benvenuti nella nuova photostory, un’ode alla prima neve e alle sue atmosfere fatate.

 

Foto via Pexels e Unsplash

 

Il luogo: Gotland, il fascino nordico dell’isola vichinga delle rose

 

Abbiamo già esplorato le isole del Mediterraneo (rileggi qui l’articolo), adesso è tempo di ritornare nel Grande Nord. Precisamente a Gotland, un’isola situata nel mar Baltico, al largo delle coste svedesi sud-orientali: appartenente alla Svezia, dista quaranta minuti di aereo da Stoccolma ed è ricca di storia, cultura, bellezze architettoniche e naturali. Le sue origini antichissime (risalgono al 5000 a.C.) sono circondate da affascinanti leggende; una di queste descrive Gotland come una terra che, generata dal mar Baltico, torna negli abissi ogni sera al tramonto. L’alone mitico che la ammanta si intreccia a doppio filo con la storia dell’isola, che vede protagoniste svariate popolazioni vichinghe: Gotland fu abitata dai Gotlandi, dai Geati e dai Goti, che poi si spinsero a Sud abbandonando la Scandinavia. L’isola ebbe un ruolo molto importante nel commercio tra il Nord Europa e l’Oriente. La sua posizione strategica sul mar Baltico, infatti, la fece entrare di diritto nella Lega Anseatica, che dal 1358 al 1862 detenne il predominio commerciale nell’ Europa Settentrionale e nel mare collocato tra la penisola scandinava e il continente. Non è un caso che il Medioevo, epoca in cui si costituì la storica alleanza, sia uno dei periodi che ha lasciato maggiori tracce architettoniche sull’isola: ne è un esempio Visby, la capitale di Gotland, circondata da imponenti mura fortificate e decretata Patrimonio dell’Umanità Unesco. Ma lasciando da parte il passato, che cosa rappresenta Gotland oggi? Alcuni la chiamano la “Capri del Nord”: le sue spiagge, le scogliere rocciose della sua costa, gli splendidi paesaggi e gli edifici di design, un connubio di stile tipicamente hygge e pura raffinatezza, la rendono oltremodo speciale. Ma Gotland non è solo questo. E’un’isola verdeggiante, ricca di reperti archeologici, e, su tutto, la patria di un’ottima cucina. Viene considerata, non senza una ragione, la capitale culinaria della Svezia.

 

 

Un altro dei suoi punti di forza è il clima mite. Qui, le rose fioriscono anche in Inverno: un particolare che è valso a Gotland l’appellativo di “isola delle rose”. La secolare isola vichinga appartiene a un arcipelago che comprende isolette come Fårö (dove il regista Ingmar Bergman visse e ambientò molti suoi capolavori),  Karlsö e Gotska Sandön. Vantando una superficie di 2994 km quadri, Gotland è la più grande isola svedese situata nel mar Baltico e la seconda isola, in quanto a estensione, dopo la danese Selandia. Abitata da circa 60.000 persone in tutto, l'”isola delle rose” è rimasta splendidamente selvaggia: alberi in via di estinzione come gli abeti rossi e l’antichissima specie equina dei Pony Gotland, che risale all’Età della Pietra, sopravvivono ancora nelle sue lande incontaminate.

 

 

Dal momento che ha radici così remote nel tempo, ospita numerosi resti archeologici che spaziano dal Paleolitico all’Età del Bronzo, dall’Era dei Vichinghi al Medioevo. Cosa visitare, dunque, in questa suggestiva località del mar Baltico? Non si può che iniziare con il capoluogo, Visby, raggiungibile dalla Svezia (partendo da Oskarshamn) in circa tre ore di traghetto. Visby è una città medievale fortificata che, come vi ho già detto, venne inclusa nella Lega Anseatica: la sua appartenenza a quell’importante alleanza commerciale è compresa tra il XII e il XIV secolo. Nel 1995, omaggiando la sua pittoresca bellezza, l’Unesco ha dichiarato Visby Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Il centro storico è percorso da un intrico di viuzze fiancheggiate da case in colori pastello e dai tetti a punta; risaltano le guglie della cattedrale, le chiese e gli edifici sorti all’epoca dei Vichinghi, le torri che intramezzano le mura. Potete visitare la città in tutta calma, a piedi, o decidere – in puro stile nordico – di effettuare i vostri spostamenti in bicicletta.

 

 

Un giro turistico non può prescindere dalle mura della città. Innalzate tra il XIII e il XIV secolo, sono lunghe 3,44 km e completamente edificate in pietra calcarea. Le intervallano trenta torri che oltrepassano i venti metri di altezza; torri ammantate, peraltro, di una potente aura di leggenda: in una di esse, la Torre della Fanciulla, si narra che fu murata viva la figlia di un orefice innamoratasi del re danese Valdemar Atterdag; ciò fu considerato un tradimento nei confronti della città; nella feritoia di un’altra torre, la Sankt Goransporten, è rimasta incastrata una pietra risalente alla guerra civile duecentesca. Dopo la costruzione delle mura, Vilby fu suddivisa in due aree ben distinte. All’interno delle fortificazioni si trovavano gli artigiani e i mercanti, che potevano commerciare con l’estero, all’esterno i pescatori e gli agricoltori, abilitati solamente al commercio interno. Alcuni spazi delle mura, oggi, sono stati adibiti a punti panoramici da cui ammirare lo splendore di Vilby e dei suoi dintorni.

 

 

Il Gotlands Museum è un altro must see: una vera meraviglia per tutti gli appassionati della civiltà vichinga. La fondazione della struttura risale al 1875. Al suo interno, il Museo ospita permanentemente reperti archeologici compresi in un arco di tempo che va dall’Età della Pietra all’Era dei Vichinghi. Accanto ad essi spiccano fossili rinvenuti nel mar Baltico, pietre runiche, e nella sezione dedicata ai secoli più recenti la ricostruzione di una fattoria settecentesca fa bella mostra di sè. Nel Museo viene anche custodito il tesoro vichingo più vasto del mondo: una ricchissima collezione di manufatti e monete in argento e bronzo.

 

 

La Cattedrale è famosa per le sue guglie, un dettaglio inconfondibile e iconico che simboleggia la città di Visby. Destinata ai mercanti tedeschi della Lega Anseatica, la chiesa fu inaugurata nel 1190. Nel 1125 venne dedicata a due tipologie di fedeli, gli abitanti di Gotland e i forestieri; a officiare la messa erano ministri di culto differenti. Nel 1500 le fu conferito lo status di Cattedrale. Questa maestosa chiesa medievale, che nel tempo ha conosciuto molte modifiche, viene tuttora utilizzata. Gli stili predominanti nella sua architettura sono il romanico e il gotico. A Visby esiste circa una decina di ulteriori chiese medievali, ma di esse rimangono solo le rovine. Le più rappresentative sono quelle delle chiese di San Nicola, San Clemente e Santa Caterina.

 

 

Nel Botaniska Tradgarden, il giardino botanico, è possibile effettuare una full immersion nella natura. Sorto nel 1855, si trova nei paraggi del mare; lo contraddistingue un vero e proprio tripudio di verde, piante e fiori esotici, prati tenuti in modo impeccabile. All’interno del giardino sono situate le suggestive rovine della chiesa di Sankt Olof.

 

 

Se siete appassionati del senso del mistero e della cultura ancestrale di quest’isola svedese, non mancate di visitare i suoi labirinti. Si trovano nei pressi della città di Vilby, e nella riserva naturale di Galberget è collocato il più celebre. I labirinti, denominati Trojaborg, sono stati costruiti in tempi remotissimi formando linee quasi circoncentriche con una serie di massi e pietre posati sulla terra. Ma a cosa servivano questi labirinti di sassi? Lo scopo era quello di farvi rimanere intrappolate la sfortuna e le entità malvagie. La maggior parte dei Trojaborg risale al Medioevo, e un buon numero di essi venne realizzato in prossimità delle aree costiere: i pescatori avevano l’abitudine di entrare in un labirinto poco prima di salpare, per propiziarsi una pesca fruttuosa e le migliori condizioni di navigazione; appena finivano di percorrerlo, correvano in tutta fretta sulla loro barca affinchè i troll, le entità malvagie e la malasorte rimanessero imprigionati nel labirinto. Il Trojaborg della riserva naturale di Galberget è stato scoperto nel 1740 e si pensa che sia stato realizzato nel Tardo Medioevo.

 

 

Accanto ai labirinti, a Gotland troviamo anche le navi di pietra, monumenti funerari tipicamente scandinavi dell’Età del Bronzo. All’interno di questi spazi composti da pietre conficcate nel terreno che riproducono la forma di una nave, si seppellivano i notabili della comunità. La forma del monumento serviva a garantire una buona traversata verso l’altra dimensione. Sull’isola, potrete ammirare le navi di pietra nei dintorni di Gnisvärd: una quarantina di case, tradizionali e coloratissime, abitate dai pescatori. Gnisvärd, villaggio estremamente suggestivo, è diventato celebre anche per la prosperosa pesca di aringhe.

 

 

Spostandoci verso la costa, incontriamo un altro tipo di roccia: i raukar, formazioni calcaree dalle forme alquanto bizzarre. Sull’isola di Fårö, di cui vi ho già accennato, si trovano le più spettacolari. Somigliano a colossi di pietra, e la leggenda vuole che il loro sguardo sia costantemente rivolto a Thor, figlio di Odino, divinità norrena del tuono e del fulmine. Fårö conta solo cinquecento abitanti, ma possiede un fascino unico: è selvaggia, incontaminata, vanta un mare cristallino, spiagge con dune di sabbia e un’esplosione di verde rigoglioso. Qui vivono le tipiche pecore di Gotland, che sfoggiano un riccioluto pelo grigio, e i rami degli alberi sembrano torcersi con il vento. Non è un caso che questa sorprendente isoletta sia stata scelta da Ingmar Bergman come location di molti suoi film: ricordiamo ad esempio “Persona” (1966), “L’ora del lupo” (1968) e il famosissimo “Scene da un matrimonio” (1973). Innamorato di Fårö, Bergman decise di viverci fino alla sua morte. Sull’ isola, in suo onore, è sorto il Bergman Center. La struttura include un cinema, una biblioteca interamente incentrata su Ingmar Bergman, e al regista svedese vengono dedicate mostre che celebrano il suo rapporto con Fårö. Esiste anche la possibilità di svolgere dei workshop creativi.

 

 

Tornando a Gotland, vale la pena di fare una visita a Villa Villacolle: è la casa dove venne ambientato il celebre telefilm “Pippi Calzelunghe”, ispirato al personaggio creato negli anni ’40 dalla scrittrice svedese Astrid Lindgren. Villa Villacolle si trova a una manciata di chilometri da Visby, precisamente all’interno del Kneippbyn Resort, un parco dei divertimenti per bambini che comprende un campeggio, un parco acquatico, piscine, scivoli d’acqua e giochi vari. C’è anche la possibilità di praticare windsurf, dato che il mare è a pochi passi dal Resort. Pippi Calzelunghe, in questo luogo, viene omaggiata con numerose e costanti pièce teatrali.

 

 

Veniamo ora a una delle eccellenze di Gotland: la buona cucina. Gotland straripa di ristoranti e bistrot, e nel 2013 è stata addirittura nominata Capitale Culinaria della Svezia. Il clima temperato dell’isola, infatti, rende il suolo particolarmente fertile. Proliferano la verdura, la frutta, le mele in particolare: il maggior produttore di sidro di tutta la Svezia, Halfvede Musteri, non a caso si trova proprio a Gotland. Ma soprattutto, Gotland è un autentico paradiso dei tartufi. Tutti gli anni ne vengono raccolti tra i sette e gli otto quintali, e pare che a Stoccolma siano richiestissimi. Sull’isola sono presenti anche diversi vigneti, e si produce il vino più a nord del mondo. Ma anche la birra non scherza: Gotland vanta la maggior densità di birrifici per abitanti di tutta l’Europa. E siccome in Svezia le bevande contenenti alcol in una percentuale maggiore al 3,5% sono proibite, un birrificio ha lanciato la Sleepy Bulldog, birra analcolica dal gusto squisito. Se adorate i dolci non perdetevi la saffranspannkaka, una torta-pancake allo zafferano tipica dell’isola: viene servita con panna montata e marmellata di more, ed è a dir poco irresistibile.

 

Foto via Unsplash

Foto del Trojaborg di Arkland, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons

Foto della nave di pietra di Jürgen Howaldt, CC BY-SA 2.0 DE <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/de/deed.en>, da Wikimedia Commons

Foto della Saffranspannkaka di Toyah, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons

 

Il luogo: il Mediterraneo e le sue isole

 

Gli antichi romani lo avevano battezzato Mare Nostrum, e ciò la dice lunga sulle civilità millenarie che hanno vissuto sulle sue sponde e sulle sue isole. Il mar Mediterraneo, infatti, lambisce le coste dell’ Europa, dell’Africa del Nord e dell’Asia Occidentale: non è un caso che il suo nome provenga dal latino Mediterraneus, ossia “in mezzo alle terre”. Vanta litorali che si snodano per una lunghezza pari a 46.000 km e una profondità media di 1500 m, mentre la sua superficie misura 2.500.000 km quadrati. Ma oggi siamo qui non tanto per parlare del Mediterraneo, bensì delle sue isole. Perchè sono circa 200 e di rara meraviglia, eterogenee eppure accomunate da paesaggi incredibili e dalle tracce delle antiche culture con cui sono venute a contatto. Le principali caratteristiche delle isole del Mediterraneo sono la natura lussureggiante e il mare di un turchese sbalorditivo, che unitamente alle numerose baie, all’estrema verietà delle coste e ai suggestivi villaggi dei pescatori danno vita a scenari dall’immenso fascino.

 

 

Parlare di tutte le isole del Mediterraneo sarebbe impossibile. Una selezione si rende obbligatoria, ma intanto vediamo quali sono quelle che vantano la maggiore superficie: la Sicilia (25.426 km quadrati) è al primo posto, seguita dalla Sardegna (24.100, 02 km quadrati), da Cipro (9251 km quadrati), dalla Corsica (8681 km quadrati) e da Creta (8336 km quadrati). Per quanto riguarda alcune delle isole imperdibili del Mediterraneo, invece, il nostro itinerario partirà da occidente e si concluderà ad oriente. Iniziamo con l’arcipelago delle Baleari, comunità autonoma della Spagna che ha per capoluogo Palma di Maiorca.

Maiorca

 

L’isola più grande dell’arcipelago delle Baleari è un incantevole mix di attrattive paesaggistiche, storiche, artistiche e culturali. Spiagge da sogno, calette, scogliere rocciose, mare cristallino, immensi aranceti immersi in una natura rigogliosa e città millenarie come Palma di Maiorca sono solo alcune delle sue meraviglie. Palma coniuga sapientemente la ricchezza del suo patrimonio culturale con il divertimento. La splendida Cattedrale gotica di Santa Maria de Palma è il monumento più iconico della città e si trova proprio accanto al Palazzo dell’Almudaina, un’ ex fortezza araba dove i reali di Spagna trascorrono le vacanze estive.

Ibiza

 

Considerata l’isola della nightlife per eccellenza, Ibiza è in realtà molto di più. Vanta un panorama naturale straordinario, una serie di grotte da mozzare il fiato, pinete che incorniciano splendide insenature e una campagna costellata di candidi casali rustici. Per saperne di più sulla “Isla Blanca”, rileggetevi qui l’articolo che le ho dedicato un anno fa. Vorrei invece approfondire l’aspetto bohémien che ha sempre aleggiato sull’isola, meta prediletta degli hippies sin dai primi anni ’60: la natura incontaminata e l’aria di libertà che si respirava in questo luogo non ancora invaso dal turismo di massa la resero il rifugio ideale dei figli dei fiori. Le tracce del “movimento” sono evidenti soprattutto nei mercatini hippy di Las Dalias, Playa d’en Bossa, San Jordi e Punta Arabì, dove è possibile acquistare coloratissimi capi e accessori dell’epoca, gioielli esotici, oggetti artigianali, stravaganti strumenti musicali e memorabilia di ogni tipo.

Formentera

 

Un mare turchese, incantevole, come quello che circonda gli atolli tropicali; spiagge bianche che si snodano per chilometri e chilometri; una natura selvaggia, allo stato brado: sono le caratteristiche principali di Formentera, 115 km quadrati di isola che la rendono la quarta, in ordine di grandezza, dell’arcipelago delle Baleari. Sport acquatici come lo snorkeling e la vela sono molto praticati, lungo le sue coste. Tra le spiagge da non perdere rientrano Playa de Ses Illetes, Playa de Es Pujols, Cala Saona e Playa de Llevant, perfette per chi adora coniugare mare, sole e relax.

 

Sardegna

 

E’ un’isola ricca di tutto ciò che si può desiderare in vacanza: splendide spiagge bianche (non è un caso che Lina Wertmuller girò qui, precisamente a Cala Luna, il film “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di Agosto”, con Mariangela Melato e Giancarlo Giannini), baie che si insinuano inaspettate, spettacolari scogliere, mare che sfoggia le più intense sfumature di smeraldo e di turchese. L’intero territorio è cosparso delle tracce di una civiltà antichissima che vede nei nuraghi la sua espressione più pregnante. Alla mondanità della Costa Smeralda si contrappongono paesaggi di una selvaggia rigogliosità naturale: l’interno, con le sue montagne ricoperte dai boschi di leccio, abbonda di villaggi incastonati in scenari mozzafiato ed è popolato da una fauna sbalorditiva. Qualche esempio? Gli asini albini dell’Asinara, i cervi sardi del monte Arcosu (a rischio estinzione), i fenicotteri rosa che proliferano negli stagni della Sardegna del Sud. A tanta meraviglia si aggiunge una tradizione culinaria che non ha eguali in quanto a sapori e varietà di proposte.

 

Capri

 

Esclusiva, elegantissima, mondana: Capri è, da sempre, una delle mete del jet-set internazionale. Si trova al largo del Golfo di Napoli e vanta bellezze scolpite nella roccia quali i Faraglioni, l’ Arco Naturale e la Grotta Azzurra, a cui è possibile accedere unicamente con una barca a remi. Al suo interno, il mare turchese crea incredibili giochi di riflessi sulle pareti della cavità carsica: l’effetto è mozzafiato, pura magia acquatica. Tra i luoghi più iconici dell’ isola rientrano la celebre Piazzetta, un must per incontrarsi e socializzare, ma anche le viuzze pavimentate a ciottoli, le botteghe di sandali capresi (rigorosamente realizzati a mano), i vasti limoneti da cui si ricava il limoncello, un liquore noto in tutto il mondo e ideato proprio a Capri, da Maria Antonietta Farace, nei primi anni del 1900. Le ultimissime tendenze dell’isola vedono ancora una volta protagonista il limone, ma in versione ripiena: farcito, cioè, di sorbetto, gelato al limone o spritz al limoncello.

 

Sicilia

 

I Fenici, i Greci, i Romani, i Bizantini, gli Arabi e i Normanni sono solo alcuni dei popoli che, nel corso dei secoli, l’hanno conquistata. La Sicilia conserva meravigliose testimonianze storiche, architettoniche, artistiche e culturali di quelle dominazioni: è stata senza dubbio un crocevia di tutte le più antiche civiltà del Mediterraneo, e ciò le ha conferito una ricchezza straordinaria. In tal senso, diventa tassativa una visita alle otto città barocche della Val di Noto (Caltagirone, Militello in Val di Catania, Catania, Palazzolo, Ragusa, Modica, Noto e Scicli), ma anche ai templi dorici della Valle dei Templi, Patrimonio dell’Umanità Unesco. Vibrante e passionale, l’isola più grande del Mediterraneo è intrisa di un fascino potente. Le attrattive naturali, ovviamente, ne sono parte integrante: il vulcano principale, l’Etna, predomina maestoso, affiancato da spiagge selvagge e villaggi suggestivi. Le tradizioni e una gastronomia celebre in tutto il mondo rendono la Trinacria (così la chiamarono i Greci), un territorio decisamente unico.

 

Malta

 

Così come la Sicilia, Malta è stata profondamente influenzata dalle culture dei popoli che l’hanno dominata: al principio i Fenici, i Greci, i Cartaginesi, i Romani, gli Arabi, poi i Normanni, gli Aragonesi, i Cavalieri di Malta, i Francesi e gli Inglesi. La capitale, La Valletta, è una splendida città barocca diventata Patrimonio dell’Umanità Unesco al pari dell’ Ipogeo di Hal Saflieni (una struttura sotterranea risalente alla Preistoria), e al tempio megalitico di Hagar Qim. Impreziosita da un mare mozzafiato, spiagge paradisiache, baie e insenature rocciose, Malta vanta un autentico must see: la Grotta Azzurra, costituita da sette grotte marine in cui l’acqua sfoggia una favolosa tonalità cobalto.

 

Cipro

 

Tanto antica quanto magnifica, Cipro è ricca di spiagge da sogno e una costa che alterna la sabbia dorata ai promontori di roccia modellati dal tempo. Il mare è di un azzurro intenso. Nelle zone interne, aree archeologiche e secolari manieri testimoniano le remote origini dell’isola, suddivisa in due parti di diversa appartenenza: greco-cipriota e turco-cipriota. A Cipro, le zone decretate Patrimonio dell’Umanità Unesco sono molteplici : la città di Paphos, affacciata sul mare, il sito archeologico di Choirokoitia e la maestosa necropoli denominata Tombe dei Re. Sport acquatici come l’immersione sono molto praticati lungo la costa di Larnaca, mentre nell’interno prevale il trekking in mezzo alla natura. Il Meze, un cibo tipicamente cipriota, viene consumato nelle taverne tradizionali e non è raro che il pasto duri un pomeriggio intero.

 

Santorini

 

Appartenente all’arcipelago greco delle Cicladi, Santorini è una delle isole più caratteristiche e più amate. Le case immacolate scavate nella roccia scura, i tetti a cupola blu cobalto la rendono unica e inconfondibile. Di origine vulcanica, l’isola nel corso dei secoli è stata plasmata dalle numerose eruzioni. Le città principali sono tre: Fira, la capitale, Oia, famosa per i suoi mulini a vento, e Imeroviglia. Da ognuna di esse è possibile ammirare la meraviglia del tramonto sul mare Egeo, un’esperienza che non ha eguali. Il vino, prodotto nei vigneti dell’isola, è una delle eccellenze di Santorini. La caldera è assolutamente da vedere, e lo si può fare via mare o via terra. Le spiagge più particolari sono la spiaggia di Perissa, di sabbia nera, e quella di Vlychadao, di sabbia rossa. Il percorso di trekking che congiunge Oia e Fira, lungo nove chilometri,  è considerato tra i più suggestivi del Mediterraneo.

 

Patmos

 

Situata nel mare Egeo, è considerata l’isola dell’Apocalisse in quanto la parte conclusiva della Bibbia venne scritta proprio a Patmo, esattamente nella Grotta dell’ Apocalisse. La Grotta, visitabile, è collocata a poca distanza da Chora, la capitale dell’ isola. Un punto di forza di Patmo sono le piccole cale, numerosissime: tra le più belle figurano Petra, Diakofti, Psili Ammos, da visitare preferibilmente in sella a un motorino per poter percorrere con facilità tutta l’isola.

Foto via Pexels e Unsplash

 

Ritratti Africani

 

L’Africa ti cambia per sempre, come nessun altro posto sulla terra. Una volta che sei stato lì, non sarai più lo stesso. Ma come descrivere la sua magia a qualcuno che non l’ha mai provata? Come spiegare il fascino di questo continente vasto e polveroso, le cui strade più antiche non sono altro che i sentieri degli elefanti? Potrebbe essere perché l’Africa è il luogo di tutti i nostri inizi, la culla dell’umanità, dove la nostra specie si è messa a camminare in posizione verticale per la prima volta nelle savane molto tempo fa?

(Brian Jackmann)

 

Viaggio in Africa, il luogo da cui proviene l’anticiclone Caronte. Colori, suoni, profumi indescrivibili, una natura sconvolgente che si staglia contro un cielo sterminato: il terzo continente al mondo in quanto a vastità ci travolge in un vortice di emozioni. Tant’è che è stata coniata un’espressione, “mal d’Africa”, per descrivere la nostalgia che si impossessa di chi l’ha visitato e ne è rimasto catturato a tal punto da volerci a tutti i costi ritornare. In questo viaggio nei molteplici paesaggi africani – dal deserto alla savana, dalle montagne alla foresta pluviale – ci accompagnerà una serie di giovani ritratti nella loro realtà tribale: per immergerci nel mondo affascinante del folklore, della cultura, dei costumi e delle tradizioni di un continente complesso, ma ricco di un fascino che elargisce a piene mani.

 

Foto via Pexels

 

Il sentiero

 

Viaggiatore, non c’è sentiero, il sentiero si fa mentre cammini.
(Antonio Machado)

 

Dove conduce un sentiero? Dove ci portano i suoi tortuosi tornanti? Forse in una landa fatata, un antico castello, una struttura avveniristica che sembra in procinto di salpare per le stelle…Se non abbiamo certezze riguardo la meta, quel che è certo è che il percorso va vissuto fino in fondo: assaporandone i profumi, le atmosfere, i paesaggi che passo dopo passo si svelano a noi. Tramutando il nostro itinerario in un autentico viaggio sensoriale, un’esperienza che coinvolge i cinque sensi in un vortice inebriante di emozioni. Perchè il sentiero, parafrasando Antonio Machado, si fa camminando.

 

Foto via Pexels e Unsplash

 

Giorni della Merla, i più freddi dell’anno

 

“Se li gljorni de la merla voli passà, pane, pulenta, porcu e focu a volontà!

(Proverbio marchigiano)

 

“Se vuoi passare bene i giorni della Merla, pane, polenta, maiale e focolare acceso a volontà”: ecco il significato del proverbio di cui sopra. Il 29, il 30 e il 31 Gennaio sono i cosiddetti “Giorni della Merla”, i giorni più freddi dell’anno. VALIUM ne ha parlato diverse volte (leggi qui l’articolo del 2022), ma è sempre affascinante approfondire questa tradizione che affonda le radici nel folclore italiano: mitologia, leggende e proverbi si fondono in un amalgama antichissimo e molto suggestivo. La merla è la protagonista assoluta dei racconti popolari in questione. Nella leggenda più diffusa, sfoggia un piumaggio immacolato e viene puntualmente presa di mira da Gennaio, che quando la vede uscire dal suo nido scatena tempeste di neve, gelo e vento di tramontana. La merla, stanca dei suoi dispetti, mette in atto un piano: il 31 Dicembre fa provviste in abbondanza e si ripromette di chiudersi in casa finchè il nemico non se ne andrà. Il 28, all’ epoca l’ultimo giorno del mese, esce però dalla sua tana per sbeffeggiarlo. Gennaio si infuria come non mai. Chiede in prestito tre giorni a Febbraio e provoca una tremenda bufera. La merla è costretta a rifugiarsi in un comignolo, dove rimane fino al 31 Gennaio. Riesce a salvarsi, ma quando fuoriesce di lì si accorge che le sue piume sono completamente, irrimediabilmente nere a causa del fumo…Questa photostory è un omaggio ai giorni della Merla: predominano la neve, il ghiaccio, il gelo, i paesaggi imbiancati. I colori ricorrenti sono il bianco, il grigio e il marrone. Lo stesso bianco che si associa sì alla tonalità della neve, ma anche a quella del cielo “nordico” e glaciale di Gennaio. E in questo cielo immenso, monocorde, lasciamo vagare lo sguardo mentre un freddo pungente ci raggela il viso.