La strega di Samhain

 

La strega incarna i desideri, i timori e le altre tendenze della nostra psiche che sono incompatibili con il nostro io.
(Carl Gustav Jung)

Nell’oscurità della notte del 31 ottobre, il mondo antico si fermava per celebrare Samhain, il Capodanno celtico. In questo preciso momento liminale, che segna il passaggio dal semestre luminoso a quello oscuro, la figura della strega si staglia come l’archetipo più potente e affascinante. Lontana dalle caricature moderne, la strega di Samhain è la custode della soglia, una figura sciamanica capace di camminare tra il mondo dei vivi e il regno dell’aldilà, laddove il velo tra le due dimensioni si fa incredibilmente sottile.

 

 

L’aspetto esteriore: Il corpo della terra e della notte

Per comprendere l’aspetto esteriore della strega di Samhain, dobbiamo dimenticare il cappello a punta e la scopa della cultura pop. Questa figura si mostrava con le sembianze stesse della natura che muore e si rigenera, incarnando due elementi visivi fortissimi.

La Cailleach, la vecchia dell’inverno

Nelle antiche tradizioni gaeliche, la strega assume le sembianze della Cailleach Bheur, la Megera Divina. Il suo aspetto esteriore è quello di un’anziana imponente e ultraterrena, con la pelle color bluastro-pallido o grigio tempesta, che ricorda il cielo invernale. I suoi capelli sono candidi come la neve, lunghi e intrecciati con rametti secchi o fili di lana grezza. Indossa abiti pesanti, un mantello logoro color terra o grigio fumo, e porta con sé un bastone di legno fossile o di sambuco con cui batte il terreno per ghiacciare il suolo. Il suo volto è solcato da rughe profonde come i canyon delle montagne, e i suoi occhi, pur antichissimi, brillano di una lucidità selvaggia.

 

 

Il mascheramento rituale

Durante i festeggiamenti di Samhain, le donne sagge del villaggio e i partecipanti ai rituali alteravano drasticamente il proprio aspetto per scopi protettivi. Usavano annerirsi interamente il viso con la cenere grassa dei falò sacri per confondersi con le ombre della notte e rendersi invisibili agli spiriti maligni. Spesso indossavano pesanti pelli di lupo, cervo o capra, sormontate da maschere rudimentali fatte di corteccia o teschi animali. Questo aspetto spaventoso e ibrido – metà umano e metà animale – serviva a “ingannare” i morti, facendo credere loro che i vivi fossero creature dell’oltretomba. Da questa antica usanza deriva l’evoluzione dei moderni costumi di Halloween.

 

 

Tra erbe sacre e fuochi protettivi

La strega di questa notte è, prima di tutto, una profonda conoscitrice della natura. Con la fine dell’ultimo raccolto, la sua attenzione si sposta sulle radici e sulle piante sacre della terra dormiente. Storicamente, a Samhain si faceva uso di erbe officinali e piante dagli effetti alteranti – come lo stramonio o la mandragora – impiegate nei rituali per indurre stati di trance, favorire le visioni e comunicare con gli antenati. Nello spazio sacro dei boschi, l’accensione dei grandi falò rituali serviva a purificare la comunità, a bruciare i vecchi schemi emotivi e a illuminare la via agli spiriti benigni, mentre cristalli come il quarzo dorato, insieme alle zucche e alle melagrane, venivano offerti alla terra come simbolo di gratitudine e rigenerazione.

 

 

I presagi del futuro: La divinazione di Samhain

Essendo una notte “fuori dal tempo”, in cui il passato si confonde con il futuro, Samhain era considerato il momento perfetto per strappare segreti al destino. I Druidi e le donne sagge leggevano i presagi attraverso gli elementi della terra e del focolare.

 

 

I segreti della mela

Simbolo di immortalità, la mela era al centro di rituali matrimoniali. Sbucciare il frutto creando un unico, lungo nastro di buccia senza romperlo era auspicio di lunga vita. Lanciando poi la buccia dietro le spalle, la forma assunta a terra avrebbe rivelato l’iniziale del futuro sposo.

Il verdetto delle nocciole

Per testare la compatibilità amorosa, si posizionavano due nocciole sulle braci del falò. Se bruciavano vicine in modo pacifico, l’unione sarebbe stata felice; se il calore faceva saltare via una delle due, il presagio per la coppia era infausto.

 

 

Il destino nel piatto

La divinazione entrava anche nelle cucine attraverso cibi tradizionali come il pane Barmbrack o il Colcannon. All’interno dell’impasto venivano nascosti piccoli oggetti simbolici: trovare un anello indicava un matrimonio imminente, mentre una moneta preannunciava l’arrivo di grandi ricchezze.

 

 

Le pietre nella cenere

Nelle terre scozzesi si consumava il rituale più solenne. Le persone marchiavano delle pietre e le seppellivano sotto la cenere del falò sacro. Se al mattino successivo una pietra risultava smossa o danneggiata, si credeva che il suo proprietario non avrebbe superato l’anno.

 

 

Samhain, attraverso la descrizione fiera della sua strega e la potenza dei suoi rituali, ci ricorda che l’inverno non è una fine, ma una necessaria fase di introspezione, riposo e ascolto, dove persino il buio diventa uno specchio per guardare dentro noi stessi e scoprire cosa ci riserva il domani.

FELICE HALLOWEEN A TUTT*

 

Immagini via Pixabay

 

Il corvo, tra mito e simbologia

 

Restando in tema di oscurità novembrina  (un argomento accennato nell’articolo apparso ieri su VALIUM), oggi incontriamo il corvo: un volatile che ha il colore del buio pesto e una fama tenebrosa. Il corvo comune o corvo selvatico (nome scientifico Corvus frugilegus Linnaus) è un passeriforme la cui area di diffusione spazia dall’Europa Centrale al Giappone passando per l’Asia Minore e l’estremo Oriente. In questo periodo dell’anno, prima dell’arrivo dei rigori invernali, è solito migrare in direzione sud-ovest, ma non tutti i corvi effettuano lo svernamento. Mentre alcuni volano verso luoghi caldi anche molto lontani (dal Nord Europa, ad esempio, ai paesi del Mediterraneo), altri gruppi si rifugiano presso gli alberi dove si dedicheranno alla nidificazione: i corvi, infatti, nidificano in colonie sui rami delle piante, e le fasi del corteggiamento hanno inizio già nei mesi freddi. Ma perchè il corvo, nel mondo occidentale,  viene frequentemente associato a connotazioni e presagi oscuri? Basta pensare al suo aspetto per provare un senso d’inquietudine: il piumaggio è di un nero talmente profondo da evidenziare riflessi verdi o color porpora, se viene lambito dai raggi del sole; il becco, parzialmente nero e ricurvo, ha ispirato la maschera che nel Medioevo indossavano i Medici della Peste. Non è un caso che il corvo, nutrendosi (anche) di carcasse, rimandi così spesso alla simbologia della morte. E poi, l’antica leggenda che lega i corvi della Torre di Londra al destino della Corona è ben nota: se i misteriosi pennuti muoiono o si allontanano, e il loro numero scende sotto il sei, secondo la profezia cadrà la Corona stessa.

 

 

Il corvo e le streghe

Il corvo, in realtà, è un animale complesso che in secoli e culture diverse è stato soggetto a molteplici interpretazioni, non solo negative. Eppure, la sua reputazione sinistra prevale. Nel Medioevo, ad esempio, la figura del corvo veniva immancabilmente messa in relazione con quella della strega, della quale incarnava uno dei famigli: le entità demoniache, cioè, con sembianze di gatti, furetti, corvi o gufi che la strega riceveva in regalo dal diavolo e che diventavano i suoi servitori o assistenti. Il corvo, inoltre, veniva considerato un messaggero delle adoratrici del demonio, che all’occorrenza avevano la facoltà di tramutarsi in un cupo passeriforme. Anche demoni specifici come Malphas e gli Harab erano soliti trasformarsi in corvi.

 

 

Il corvo e Odino

La mitologia norrena associa i corvi a Odino, che un kenning definiva “dio corvo”. La divinità suprema del mito scandinavo possedeva due corvi, seduti costantemente sulle sue spalle; il loro scopo era quello di volare intorno al mondo per poi riferire a Odino, una volta tornati, le notizie e i segreti più importanti. Il dio norreno li spronava a prendere il volo all’alba; la sera, dopo aver vagato per mari e monti, i corvi ritornavano e si posavano sulle spalle di Odino per bisbigliargli all’orecchio quanto avevano appreso. I volatili si chiamavano Huginn, “pensiero” in norreno, e Muninn, ossia “memoria”: due nomi indicativi, se pensiamo che il corvo è un animale che vanta una straordinaria intelligenza.

Il corvo e il suo ingegno fuori dal comune

Forse, il corvo ha acquisito la nomea di animale “diabolico” anche in virtù delle sue abilità intellettive. Questo volatile ha la capacità di elaborare un pensiero sommamente complesso, è in grado di risolvere problemi e di concepire accuratissime strategie di sopravvivenza. Solo animali come il delfino e lo scimpanzè, oltre al corvo,  possiedono la dote di riconoscersi allo specchio; ma non è finita qui: a contraddistinguere il corvo è anche uno sbalorditivo senso della memoria. A quanto pare, i nomi dei due corvi di Odino non erano stati scelti a caso! D’altronde, in tempi molto antichi, l’intelligenza e la saggezza del passeriforme dalle piume nere erano state notate persino dai Celti d’Irlanda e dai nativi americani, che su di esse imbastirono innumerevoli leggende.

 

 

Il corvo e l’alchimia

Il corvo e il mistero sono un tutt’uno. Gli aspetti che lo legano alla simbologia magica non vanno dimenticati. Su tutti, spicca la valenza del “passaggio” da una condizione all’altra, indossolubilmente associata al concetto di metamorfosi e trasformazione. Il corvo è un’importante emblema di transizione; i nativi americani lo ricollegavano al Grande Spirito, colui che connetteva il mondo terreno con l’aldilà. Ma a prescindere da questo, la funzione simbolica di “passaggio” rivestita dal corvo è in stretto connubio con il viaggio iniziatico nel mondo spirituale: la transizione, ad esempio, dall’ignoranza alla conoscenza. Gli alchimisti utilizzavano il corvo con degli intenti ben precisi. Decapitandolo, favorivano la nascita del basilisco (la creatura mitologica serpentiforme che era in grado di uccidere o tramutare qualcuno in pietra con un solo sguardo); la testa del corvo, infatti, insieme al suo cuore, venivano frequentemente adoperati per la creazione di potenti pozioni magiche.

Foto: Sonny Mauricio via Unsplash