Monogramma, VII. Una poesia di Odisseas Elitis

 

Nel Paradiso ho disegnato un’isola
A te uguale ed una casa sul mare

Con un grande letto e una piccola porta
Ho gettato un’eco nelle acque profonde
Per guardarmi ogni mattina quando mi sveglio

Per vederti a metà passare sull’acqua
E a metà piangerti nel Paradiso.

 

(da “Monogramma nel mondo”, a cura di Paola Maria Minucci. 2006, Donzelli Editore)

 

Il giardino, la nostra casa all’aperto

 

Quando arriva il bel tempo, il giardino diventa uno spazio importante: è un po’ la nostra casa all’aperto. In giardino facciamo colazione, ci rilassiamo, prendiamo il sole…Renderlo un ambiente accogliente è fondamentale. Per questo molti di noi lo personalizzano al massimo, donandogli un’impronta che ne definisce lo stile e ne esalta l’atmosfera; il ruolo che rivestono le decorazioni, in tal senso, risulta decisivo. Statue, fontane, girandole, particolari disposizioni floreali, rappresentano solo alcuni degli elementi utilizzati per valorizzare un giardino. Non esistono regole ben precise: ognuno può decidere liberamente come procedere. Se dovessimo proprio seguire degli input, sarebbero un’attenta distribuzione degli spazi, uno strategico posizionamento delle luci, un ponderato mix di specie floreali. L’obiettivo, caratterizzare il giardino, va sempre tenuto in mente. Il giardino dovrebbe essere un luogo dedicato al relax, l’oasi di verde che ci accoglie quando torniamo a casa. Non è un caso che, grazie al clima mite, tendiamo a trascorrere sempre più tempo nei suoi spazi: tramutarlo in una sorta di estensione della dimora che ci ospita si fa essenziale.

 

Foto via Pexels e Unsplash

 

I baranki, le tradizionali ciambelle russe simbolo del Sole

 

Vi ricordate della foto qui sotto? Una decina di giorni fa, l’ho pubblicata su MyVALIUM per illustrare l’articolo che vi linko qui. E siccome il mio blog è anche fatto di rimandi e associazioni, oggi parlerò delle ciambelle che vedete in quell’immagine. Che cosa sono, come si chiamano? Si tratta dei tipici baranki russi, anelli di pane dalla consistenza dura e croccante che nascondono un cuore morbido. Vengono consumati in sostituzione del pane o rappresentano un goloso spuntino da abbinare al tè o al caffè. La loro storia è molto affascinante; adesso scopriremo il perchè.

 

 

Un simbolo del Sole

Nel XVII secolo, in Russia, i prodotti da forno dalla forma arrotondata venivano considerati un simbolo del Sole: così li descrivevano le leggende di origine pagana. Per questo motivo, comporre ghirlande di baranki per decorare la propria casa rappresentava un gesto di buon auspicio e foriero di prosperità. Il Sole, supremo emblema di  fertilità e rinascita, era associato alla ricchezza. Una dimora ornata di baranki, dunque, avrebbe avuto il potere di attrarre opulenza e buona sorte. Dal XVIII al XIX secolo, si cominciò a utilizzare le ghirlande di baranki come veri e propri monili: i venditori ambulanti russi li esibivano a mò di lunghe collane.

 

 

Le origini

La caratteristica principale dei baranki, innanzitutto, è relativa alla preparazione. Dopo una lunga lievitazione, vengono bolliti; soltanto dopo la successiva essiccatura si passa alla cottura in forno. Una curiosità: questo procedimento risultava talmente complesso da richiedere l’intervento di una persona esperta, il baranochnik, in quanto il panettiere non sempre era in grado di svolgerlo correttamente. Riguardo al nome baranki, gli studiosi hanno rinvenuto due possibili derivazioni. La prima lo riconduce al verbo slavo “obvariti”, in italiano “sbollentare”, la seconda lo associa al sostantivo “baran”, in italiano “montone”, facendo leva su una presunta somiglianza delle ciambelle russe con il corno del maschio della pecora. Oggi diffusissimi in Russia, Bielorussia e Ucraina, i baranki vantano un preciso luogo di nascita: secondo i ricercatori sarebbe collocato a Smorgon, in Bielorussia, una città divenuta celebre per l’addestramento degli orsi.

 

 

I prodotti simili:  suški e bubliki. Come distinguerli dai baranki?

In Russia, però, esistono alcuni prodotti da forno che, a un occhio poco esperto, potrebbero risultare indistinguibili dai baranki. I dettagli che li accomunano a questi ultimi sono la forma ad anello, la superficie lucida, la consistenza dura ma molto soffice all’interno. Di quali prodotti si tratta?Essenzialmente sono due:

I suški: dai baranki li differenziano le dimensioni, molto più piccole. Oppure, se le dimensioni sono rilevanti, la forma dei  suški è ovoidale. Qualcuno paragona la prima versione ai taralli pugliesi.

I bubliki: i baranki possono essere consumati fino ad oltre un mese dall’acquisto, mentre i bubliki vanno gustati al momento. La differenza tra i due, dunque, risiede nei tempi di conservazione.

 

 

Nella foto qui sotto, invece, insieme ai baranki potete ammirare un tipico dolce russo: le vatrushki, deliziose focaccine alla ricotta.

 

 

Abbiamo esaminato le differenze tra i baranki, i suški e i bubliki, ma è tassativo citare un dettaglio che li accomuna: la loro superficie lucente può essere impreziosita da semi di sesamo, papavero o cumino, oppure spalmata di senape, burro, vaniglia e delizie varie. Lo scopo? Renderli ancora più golosi. Per scoprire la ricetta dei baranki, cliccate qui.

 

 

Citati nella letteratura russa

Nei loro libri, dei baranki hanno parlato autori del calibro di Aleksandr Sergeevič Puškin e Aleksandr Nikolaevič Radiščev. Molto tempo fa, questi caratteristici prodotti da forno venivano preparati esclusivamente in casa e le ricette erano molteplici, poichè ogni famiglia ne elaborava una. Attualmente, invece, sono acquistabili anche nei supermercati e nelle botteghe di alimentari. Un buon motivo per assaggiarli, oltre a quelli già elencati? I baranki sono sani, del tutto privi di grassi, e contengono zucchero in quantità minima. Vale proprio la pena di farne incetta.

 

 

Foto via Pexels

 

“Come ti cucino la tivù”: il nuovo libro di Aldo Dalla Vecchia che mescola memoria, gusto e poesia

 

Ci sono libri che non si limitano a raccontare: invitano a sedersi, ad assaggiare, a ricordare. “Come ti cucino la tivù”, il nuovo volume di Aldo Dalla Vecchia pubblicato da QUBI’ Editore , accoglie il lettore come una cucina impregnata di sapori e calore familiare, dove la televisione italiana diventa un ingrediente da mescolare con ironia, cultura pop e un pizzico di nostalgia. Dalla Vecchia, autore televisivo e giornalista con quasi quarant’anni di esperienza, firma qui il suo venticinquesimo titolo. E lo fa con un’idea tanto semplice quanto geniale: raccontare la storia dei programmi di cucina e, allo stesso tempo, trasformare la TV in un ricettario vivo, corale, affettuoso.

 

La copertina e il retro copertina del libro

 

Un viaggio nella cucina televisiva italiana

La prima parte del libro è un saggio brillante che ripercorre la storia dei programmi gastronomici televisivi, da “Viaggio nella valle del Po alla ricerca dei cibi genuini” di Mario Soldati (1957) ai format contemporanei. È un percorso che attraversa epoche, linguaggi, stili di conduzione e modi di raccontare il cibo, mostrando come la cucina in TV sia diventata specchio dei tempi e rito collettivo. Dalla Vecchia osserva, analizza, ricorda. E lo fa con la serena minuzia che solo chi conosce davvero la materia può permettersi.

 

 

Ricette d’autore: quando la TV si mette ai fornelli

La seconda parte del volume è un piccolo teatro gastronomico: amici, colleghi, volti noti della televisione hanno donato all’autore una loro ricetta, interpretata dallo chef Fabrizio Damiano Casali e fotografata da Giulia Godeassi. Ne nasce un mosaico di sapori e personalità che rende il libro – arricchito dalla prefazione gourmet di Laura Marsadri – vivo, conviviale, sorprendente. Ed è proprio qui che entra in scena una figura molto speciale…

 

La Contessa Pinina Garavaglia insieme ad Aldo Dalla Vecchia

 

La Contessa Pinina Garavaglia, un volto amato dai lettori di MyVALIUM, e il tocco di poesia che illumina il libro

Tra le pagine del volume, come un dessert a sorpresa servito alla fine del pasto, compare la Contessa Pinina Garavaglia. Chi segue MyVALIUM.it la conosce bene: è apparsa più volte tra le sue pagine virtuali, con il suo stile inconfondibile, i cappellini scenografici, la sua ironia elegante e quella vena poetica che la rende immediatamente riconoscibile. È una presenza che i miei lettori hanno imparato ad amare, e ritrovarla qui, in un contesto così giocoso e culinario, crea un ponte naturale tra il libro e la nostra piccola comunità. La sua poesia divertissement, “L’amore è un dolce a strati”, è un dessert letterario che chiude il volume con grazia e leggerezza. Il testo sembra scritto apposta per questo libro: colorato, goloso, teatrale, capace di trasformare un sentimento in una torta a piani rialzati, dove ogni strato aggiunge sapore e poesia. La partecipazione della Contessa non è un semplice cameo: è un contributo che impreziosisce il progetto editoriale, aggiungendo quella nota di eleganza eccentrica che solo lei sa sfoggiare. In questo blog, Pinina Garavaglia ha lasciato più di un’impronta: ritrovarla nel libro “Come ti cucino la tivù” è come rivedere un volto familiare.

 

La poesia divertissement della Contessa

Le proposte per una colonna sonora da accompagnare al libro di Aldo Dalla Vecchia

 

Un libro da gustare, pagina dopo pagina

“Come ti cucino la tivù” è un libro che si legge con il sorriso. È un invito a guardare la televisione con occhi nuovi, a riconoscere nei suoi sapori un pezzo della nostra storia, a lasciarsi sorprendere da un progetto editoriale che unisce cultura pop, memoria, cucina e poesia. È un libro che profuma di casa, di set televisivi, di ricette raccontate tra amici, di delizie culinarie e versi zuccherini, di storie che si intrecciano come ingredienti in una ciotola. Un libro che, come ogni piatto ben riuscito, lascia la voglia di un altro assaggio.

I VIP che hanno firmato una ricetta in esclusiva per “Come ti cucino la tivù”

I personaggi le cui ricette costituiscono la seconda parte del libro sono molteplici e provenienti da diversi settori professionali, ma in qualche modo hanno tutti a che fare con il mezzo televisivo. Ritroviamo i nomi di Roberto Alessi, direttore di Novella 2000, Lorenzo Arrigoni, autore televisivo, Annamaria Bernardini de Pace, avvocato, Edmondo Conti, produttore televisivo, Elisa D’Ospina, modella e conduttrice, Duccio Forzano, regista, Tessa Gelisio, conduttrice, Roberto Gerosa, architetto, Giovanni Macrì, il “dentista dei VIP”, Laura Marsadri, fondatrice e presidente del Festival Giallo Garda, Rosalba Piccinni, detta “la cantafiorista”, Santo Pirrotta, giornalista, Veronica Rossi, autrice televisiva, Enza Sampò, conduttrice,  Massimo Scaglioni, docente universitario, Elisa Scheffler, inviata, e Federico Skon, influencer.

Una nota personale

Confesso che scrivere di questo libro è stato un po’ come ritrovare vecchi amici: la televisione che ci ha accompagnati per anni, le ricette che sanno di convivialità, e soprattutto la Contessa, con la sua presenza luminosa e inconfondibile. C’è qualcosa di profondamente rassicurante nel vedere come certi fili — la cultura pop, la poesia, il gusto, la memoria — possano intrecciarsi ancora, creando nuove storie da condividere. E forse è proprio questo il bello: scoprire che, anche oggi, c’è sempre un nuovo sapore da assaggiare e una nuova pagina da gustare insieme.

Tre ricette d’autore

Le polpette di Roberto Alessi, direttore di Novella 2000

 

La pasta e pesto con gambi di asparagi di Tessa Gelisio, conduttrice televisiva

 

Le polpette al sugo con polenta concia di Rosalba Piccinni, nota come “la cantafiorista”

 

Il materiale fotografico e le ricette sono stati gentilmente forniti da QUBI’Editore

 

5 dritte per rivivere l’atmosfera natalizia

 

Ultimo weekend dal sapore ancora vagamente festivo. Nelle città le luminarie rimangono accese, e nonostante l’Epifania (che tutte le feste porta via) sia passata da qualche giorno, i negozi sono pieni – foss’anche solo per i saldi – e l’atmosfera è vivace, come se la scia luminosa del Natale sia lungi dall’affievolirsi. Per gli amanti del clima natalizio è la condizione ideale; ma come faranno la prossima settimana, quando anche le ultime luci si spegneranno e torneremo tutti alla vita ordinaria? Vi dò 5 consigli per sopravvivere al post-holidays blues, la tristezza associata alla fine delle feste natalizie, e prolungare il Natale sine die.

 

 

1. Leggete un libro sul Natale o di racconti natalizi.

Ogni anno ne escono a bizzeffe. Leggere un libro natalizio è il miglior modo per reimmegervi nel magico clima di fine Dicembre, magari esplorando le antiche tradizioni legate alla Natività o appassionandovi a racconti a tema ambientati in differenti epoche storiche. Tutti conosciamo il potere evocativo della lettura: facciamone buon uso.

2. Comprate pandori, panettoni e torroni in saldo al supermercato

Adesso che sono in vendita a prezzi scontati, è possibile farne incetta; prolungare il Natale è anche una questione di gusto. Non è raro che sugli scaffali dei supermercati rimangano i panettoni gourmet: al caramello salato, al cioccolato, alla crema, al tiramisù…c’è solo l’imbarazzo della scelta. E in questo periodo di freddo intenso, dopotutto, è lecito indulgere in qualche peccato di gola.

 

 

3. Preparate dolci natalizi

Lo stesso discorso vale per i dolci da preparare in casa: biscotti al pan di zenzero e altri tipici dolci natalizi (magari appartenenti alla vostra tradizione regionale) aiutano a far rivivere egregiamente l’atmosfera natalizia. Meglio ancora se sono accompagnati da un buon bicchiere di vin brulé.

4. Adottate il nuovo make up occhi “in white”

Il mascara di Gennaio è rigorosamente bianco, e va in parte steso, sfumandolo, anche sulle sopracciglia: un omaggio all’inverno e alla sua neve, al suo gelo. L’effetto “ciglia ricoperte di brina” è soprendente e non passa inosservato, pronto a stupire e a riportare un po’ di mood natalizio nel vostro make up.

 

 

5. Ripristinate la magia natalizia nella vostra casa

Se non potete o non volete mantenere gli addobbi natalizi fino al giorno della Candelora (il 2 Febbraio), come imporrebbe davvero la tradizione cattolica (rileggi qui l’articolo dove ne parlo), potete ugualmente creare un’atmosfera che “sa” di Natale: utilizzate decorazioni come i fili di luce, le pigne, i rami di abete; comprate candele profumate alla cannella, al pan di zenzero, all’arancia candita… oppure ancora, al pandoro e al panettone; accendete il fuoco nel camino. Tutto questo contribuirà non solo a rievocare la magia delle feste appena trascorse, ma anche a rendere più accogliente e confortevole la vostra casa.

 

Foto di Ahmad Shalbaf via Unsplash

 

Le candele scandinave: un’ode allo Yuletide e all’Hygge

 

“[…] E io parlo della terra a una candela; di te e di noi, di noi soli, creati.”

(Milo De Angelis)

La Scandinavia è l’area geografica in cui il numero delle candele vendute è il più alto del mondo. Pilastri dello stile Hygge (rileggi qui l’articolo che MyVALIUM gli ha dedicato) e del lungo periodo che ingloba l’Avvento e le feste natalizie, le candele sono presenti in tutte le case danesi, svedesi, finlandesi e norvegesi: è raro trovarne una che ne sia priva. E quando arriva l’Autunno, con il buio che cala intorno alle 14.30, le loro fiammelle baluginano dietro ai vetri di ogni finestra. Le candele costituiscono un elemento decorativo imprescindibile, in grado di creare un’atmosfera confortevole e accogliente. La loro luce soffusa dona un tocco di magia a qualsiasi ambiente. Nei confronti delle candele, gli scandinavi provano un amore vero e proprio: alla sua origine si ricollegano rituali antichissimi e mai sopiti. Le candele, non a caso, riappaiono ad ogni ricorrenza chiave dei mesi freddi. Basti pensare alla festa di Santa Lucia in Svezia, dove le giovani donne sfilano con una corona di candele accese: un potente emblema della luce che sconfigge l’oscurità. Oppure alla corona dell’Avvento, molto popolare nei paesi Scandinavi: prendendo ancora come esempio la Svezia, notiamo che ha sia la forma di un candelabro con sette candele (oggi dotate di luce elettrica), che quella di un candeliere che ne contiene quattro, posizionato rigorosamente sul davanzale della finestra.
La tradizione prevede che si accenda una candela durante le quattro domeniche di Avvento; ognuna ha un significato simbolico ben preciso: la prima è dedicata all’attesa, la seconda alla gioia del Natale, la terza alla pace e la quarta all’amore. Yuletide a parte, le candele sono fondamentali per creare il senso di intimità che permea la filosofia Hygge. E’ impensabile trascorrere delle ore di relax o convivialità nella propria casa senza la suggestiva atmosfera originata dalle candele accese. Prova ne è il fatto che i popoli nordici non solo le acquistano per sé, ma sono soliti regalarne in quantità: al di là dell’aspetto puramente ornamentale, le candele possono essere considerate un autentico emblema della cultura scandinava.

Foto via Pexels e Unsplash

 

Décor d’Autunno

 

“Una casa vive. Ci mostra le stanze, i mobili, gli scaffali e i quadri, tutto un’insieme di colori e odori e suoni che sono solo lì, in quello spazio. E mentre la sua voce invisibile ci parla, ci sembra di leggere in un dettaglio nascosto qualcosa di più intimo, di più caloroso. Ogni casa ha una sua intimità che viene fuori a poco a poco.”

(Fabrizio Caramagna)

L’Autunno nel décor d’interni: elementi tipici come le zucche, le candele, le  foglie morte, i fiori di campo di stagione la fanno da padrone, e si trasferiscono occasionalmente anche in esterni. Perchè personalizzare il luogo in cui viviamo lo rende più accogliente, più vivibile, più rilassante. E farlo in base ai cicli della natura ha il potere di connetterci con il creato e con la sua continua evoluzione. Soprattutto in Autunno, quando la casa diventa lo spazio in cui ci rifugiamo più frequentemente. Il senso di intimità viene alimentato da oggetti, soprammobili e decorazioni in armonia con l’atmosfera e con l’ambiente che ci circondano; in questo modo, la casa si tramuta nel nostro habitat ideale.

 

Foto via Pexels e Unsplash

 

Le Frasi

 

“Non posso sopportare di perdere qualcosa di così prezioso come il sole autunnale restando in casa. Così ho trascorso quasi tutte le ore di luce nel cielo aperto.”

(Nathaniel Hawthorne)

 

Illustrazione di Rocks2clouds via Pixabay

22 Aprile, Giornata Mondiale della Terra 2025: “Il nostro potere, il nostro pianeta”

 

“O vasto globo, che per lo spazio salpi, | tutto coperto di visibile forza e di bellezza, | che la luce del giorno con la feconda tenebra spirituale alterni, | indicibili, alte processioni di sole, luna, stelle incalcolabili lassù, | sotto, la multiforme erba, le acque, gli animali, gli alberi, le montagne, | a scopi imperscrutabili, qualche celata intenzione profetica, | per la prima volta mi pare che il mio pensiero cominci ad abbracciarti.”

(Walt Whitman , da “Foglie d’erba”, I Meridiani Mondadori 2017)

Per celebrare il 55simo anniversario della Giornata Mondiale della Terra, oggi pubblico una photostory che inneggia alle meraviglie della natura e alla rinascita primaverile. Il tema che fa da filo conduttore al World Earth Day 2025 è “Our Power, Our Planet”, “Il nostro potere, il nostro pianeta”: un appello, un’esortazione, un monito che chiama in causa chiunque, a livello globale, con il fine di spronarlo ad attuare il mutamento necessario per proteggere e salvare il globo terrestre. In particolare, questa edizione sarà incentrata sulle fonti di energia rinnovabili, in grado di diminuire la quantità di anidride carbonica rilasciata da combustibili fossili come il petrolio, il carbone e il gas naturale. Buona Giornata Mondiale della Terra a tutti, dunque. E che ognuno di noi si impegni in prima persona a mantenere in salute la Terra, la nostra casa.
Foto via Pexels e Unsplash