Ferragosto in campagna

 

Quando da bimbi si è vissuto in campagna e calpestato l’erba dei prati, dormito nei boschi, sorpreso l’uccello nel nido e bevuto nelle giumelle le acque vive e correnti, si è profumati di poesia per tutti gli anni che ci restano.

(M. F. Sauvage)

 

Trascorrere l’estate in campagna, evitando il caos ferragostano dei lidi vacanzieri: più che un’idea, un’opportunità. La campagna offre molteplici occasioni per potersi ritemprare sia nel corpo che nello spirito. Innanzitutto l’aria pura, del tutto priva di smog. E poi una full immersion nella natura, dove a regnare è un silenzio rotto solo dai suoni tipici delle aree rurali: il cinguettio degli uccelli, il sussurro delle foglie che ondeggiano al ritmo della brezza, il canto incessante dei grilli e delle cicale. I colori, in campagna, sono più accesi; il cielo più terso, i sapori più intensi. L’alba e il tramonto segnano l’inizio e la fine di ogni giornata. La campagna si vive con tutti i cinque sensi; dall’olfatto che capta gli aromi della terra, il profumo dei fiori e delle piante bagnate di rugiada, al gusto, che si rigenera attraverso i tipici sapori locali.

 

 

La campagna è un’oasi di relax, un’ode alle piccole cose che ci riempiono di stupore. Il rapporto con il tempo si modifica, i minuti si dilatano. Si riscoprono piaceri come il mangiare insieme all’aria aperta, una passeggiata in cerca di more, un libro letto davanti al tramonto mentre si è distesi su un prato. Il sorgere del sole è annunciato dal canto del gallo, che invita a vivere seguendo nuovi ritmi e una nuova consapevolezza. Le uscite notturne non contemplano luci al neon, ma un cielo cosparso di stelle.

 

 

In campagna non c’è traffico, non si fanno file, scompare la baraonda cittadina. Lo sguardo spazia tra l’azzurro del cielo e il verde circostante, soffermandosi su una gamma infinita di colori: il rosso dei papaveri, il viola della lavanda, l’oro del grano…La natura la fa da padrone.

 

 

L’atmosfera idilliaca favorisce la riconnessione con se stessi e amplifica le emozioni. La campagna, dunque, rappresenta una meta estiva ideale: per chi rifugge dal chiasso, dalle località alla moda, dalle spiagge sovraffollate. Per chi punta a riscoprire la gioia di assaporare cibi genuini, seguire ritmi lenti e ripristinare il valore della convivialità con la comunità locale.

 

Foto via Pexels e Unsplash

 

Il giardino d’estate: la tendenza dell'”outdoor dining”

 

Del giardino non si può smettere di parlare proprio in estate. Ma se negli articoli precedenti mi sono focalizzata sul green design, oggi approfondirò un’attività che, durante la stagione calda, è fortemente associata a questo spazio: le cene in giardino. Gli anglosassoni la chiamano “outdoor dining”, cenare all’aperto; è una piacevole abitudine diventata tendenza. Perchè piace così tanto? In primis perchè il giardino, così come viene concepito oggi (rileggi l’articolo cliccando su questo link), è un vero e proprio salotto al chiaro di luna. I fiori e le piante sono intervallati da fontane, lanterne, statue, elementi ornamentali… non manca mai un angolo dedicato al relax, con tanto di divani, tavolini, soffici cuscini e sedie in fibra naturale. Il giardino possiede tutto il fascino di uno spazio privato dove la convivialità viene vissuta al di fuori delle quattro mura. Il comfort, naturalmente, rimane un punto di forza: l’illuminazione giusta accentua la suggestività dell’atmosfera, che sia costituita da candele, catene luminose pensate per l’outdoor o lanterne orientaleggianti. Sono immancabili le piante che fungono da repellenti per ospiti “sgraditi” come le zanzare, tipo la citronella e il rosmarino. Ultimo, ma non per importanza, la frescura garantita dagli alberi è un dono da non trascurare: le folte fronde, che impediscono ai raggi solari di penetrare, e il processo di evapotraspirazione, tramite cui le foglie rilasciano umidità nell’aria, rappresentano un prezioso antidoto contro il calore.

 

 

Ma esistono altri motivi associati alla passione per le cene outdoor. Mangiare all’aperto è un’esperienza multisensoriale: il canto dei grilli o degli uccelli in sottofondo, la splendida scenografia naturale, il “tetto” di stelle, favoriscono un clima rilassato che accentua il gusto dei cibi. Tutto sembra avere un sapore più invitante, predisponendo gli ospiti al buonumore e a godere di momenti unici e irripetibili.  Se è presente anche un orto, poi, tanto di guadagnato: l’interesse per i prodotti a chilometro zero potrebbe rendere la cena all’aperto ancora più speciale.

 

Foto via Unsplash

 

“Caro luogo”, una poesia di Umberto Saba

 

Vagammo tutto il pomeriggio in cerca
d’un luogo a fare di due vite una.

Rumorosa la vita, adulta, ostile,
minacciava la nostra giovinezza.

Ma qui giunti ove ancor cantano i grilli,
quanto silenzio sotto questa luna.

(da “Il canzoniere, 1900-1954”. Torino, Einaudi 1965)

 

Notte d’estate

 

L’estate non è solo sole, caldo cocente e cielo azzurro. L’estate è anche magia notturna: cielo invaso da un tripudio di stelle, pleniluni che riflettono i loro bagliori sul mare, bagni di mezzanotte in bilico tra euforia e mistero, flirt vissuti sulla spiaggia sotto l’irresistibile luccichio astrale. Da oggi in poi, e per una settimana, con VALIUM esploreremo questo lato della stagione calda. L’incanto delle ore buie, dove il silenzio viene soppiantato dalla musica, dal vocio e dalle risate di chi “fa serata”, l’andirivieni sul lungomare o nelle strade e nelle piazze dove nascono gli amori e si intrecciano le relazioni. Ma la notte d’estate è fatata ovunque la si viva: pensate alla suggestività di un campo appena mosso dal vento, al canto ritmico dei grilli, allo sfavillio delle lucciole…a un assiolo che rompe la quiete con il suo canto ipnotico e inconfondibile. Da Giugno a Agosto, la notte si impregna di fascino in ogni luogo. Persino nel firmamento, dove a breve potremo ammirare diversi sciami meteorici in tutto il loro splendore e la luminosità ammaliante della Luna del Cervo. La notte, d’estate, non è fatta per dormire, ma per essere vissuta…Stay tuned su VALIUM!

 

Riconnettersi con la natura

 

Vi auguro un buon fine settimana con questa immagine, una distesa di grano lambita dal sole sotto un cielo straordinariamente azzurro. Giugno è il mese in cui ci riconnettiamo appieno con la natura, assaporando i suoi frutti e godendo della sua infinita bellezza. Ormai manca pochissimo alla mietitura, che abitualmente si svolge a cavallo tra la fine di Giugno e inizio Luglio: un tempo, le spighe color dell’oro venivano tagliate a mano utilizzando una falce, poi si riunivano in grandi fasci chiamati “covoni”. Il lavoro era duro e non conosceva soste, ma le giornate si concludevano con conviviali cene sotto le stelle a cui partecipavano tutti i mietitori. Il canto dei grilli accompagnava l’atmosfera festosa, le lucciole scintillavano nell’ oscurità. A questo rinnovato legame con la natura, descritto sotto svariati aspetti e forme, saranno dedicati tutti gli articoli di VALIUM della prossima settimana. Non vi anticipo altro, invitandovi a seguirmi e concludendo con un’esortazione d’obbligo: stay tuned!

 

La notte di San Giovanni

 

“Cadeva la notte di San Giovanni. Olì uscì dalla cantoniera biancheggiante sull’orlo dello stradale che da Nuoro conduce a Mamojada, e s’avviò pei campi. Era una ragazza quindicenne, alta e bella, con due grandi occhi felini, glauchi e un po’ obliqui, e la bocca voluttuosa il cui labbro inferiore, spaccato nel mezzo, pareva composto da due ciliegie. Dalla cuffietta rossa, legata sotto il mento sporgente, uscivano due bende di lucidi capelli neri attortigliati intorno alle orecchie: questa acconciatura ed il costume pittoresco, dalla sottana rossa e il corsettino di broccato che sosteneva il seno con due punte ricurve, davano alla fanciulla una grazia orientale. Fra le dita cerchiate di anellini di metallo, Olì recava strisce di scarlatto e nastri coi quali voleva segnare i fiori di San Giovanni, cioè i cespugli di verbasco, di timo e d’asfodelo da cogliere l’indomani all’alba per farne medicinali ed amuleti. D’altronde Olì pensava che anche non segnando i cespugli che voleva cogliere, nessuno glieli avrebbe toccati: i campi intorno alla cantoniera dove ella viveva col padre ed i fratellini, erano completamente deserti. Solo in lontananza una casa campestre in rovina emergeva da un campo di grano, come uno scoglio in un lago verde. Nella campagna intorno moriva la selvaggia primavera sarda: si sfogliavano i fiori dell’asfodelo e i grappoli d’oro della ginestra; le rose impallidivano nelle macchie, l’erba ingialliva, un caldo odore di fieno profumava l’aria grave. La via lattea e l’ultimo splendore dell’ orizzonte, fasciato da una striscia verdastra e rosea che pareva il mare lontano, rendevano la notte chiara come un crepuscolo. Vicino al fiume, la cui acqua scarsissima rifletteva le stelle e il cielo violaceo, Olì trovò due dei suoi fratellini che cercavano grilli. (…) Olì andò oltre: oltre l’alveo del fiume, oltre il sentiero, oltre le macchie di olivastro: qua e là si curvava e legava con un nastro le cime di qualche cespuglio, poi si rizzava e scrutava la notte con lo sguardo acuto dei suoi occhi felini. “

Grazia Deledda, da “Cenere”

 

 

La leggenda dei monti naviganti

 

” Se vai lento, ovunque tu sia nella fascia temperata del Globo, le tue notti si popoleranno di grilli, belati, fumo di legna, erbe aromatiche, stelle. D’inverno, ti addormenterai circondato di luce lunare fredda, odore di lana infeltrita e letame, tè bollente e sogni caldi, quelli dove le persone hanno odore e sapore. In una parola, la vita. “

 

Paolo Rumiz, da “La leggenda dei monti naviganti”