Tendenze make up: l’ispirazione prima neve

 

L’Inverno è sempre più vicino, la prima neve è già caduta in molte regioni d’Italia. E allora perchè non ispirarsi proprio al candore della neve, ai bagliori azzurrognoli del ghiaccio e ai cristalli perlacei della brina per esibire un make up perfettamente in linea con il periodo più gelido dell’anno? Finish scintillanti e cromie dai molteplici riflessi si accompagnano a un bianco sconfinato, totalizzante, che coinvolge persino le sopracciglia. L’argento non manca di fare la sua comparsa, rievocando la lucentezza dei fiocchi di neve. L’azzurro si alterna ad affascinanti perlescenze. Il make up “frosty”, un aggettivo che rimanda al titolo di una nota canzone di Björk, è pronto per essere sfoggiato in tutto il suo splendore.

 

Foto via Pexels e Unsplash

 

Tendenze smalti: ispirazione natura per la palette della nuova stagione

 

Il focus di MyVALIUM sulle tendenze autunnali continua. Oggi ci occuperemo degli smalti, in particolare delle tonalità più gettonate della stagione fredda. Di quali colori tingeremo, a breve, le nostre unghie? Cominciamo col dire che, ancora una volta, la natura si rivela la suprema fonte di ispirazione: trionfano le gradazioni del marrone, che rimandano, sì, al cioccolato, ma anche al colore della terra, senza dimenticare che Mocha Mousse (un marrone caldo e avvolgente) è stato proclamato da Pantone Color of the Year 2025. Accanto ad esse troviamo il terracotta, il beige, l’ocra, il Terra di Siena…tutte nuance che sprigionano un fascino straordinario. Tra le tonalità di tendenza rientrano anche il borgogna, un rosso profondo tendente al marrone, e il bordeaux, più vicino al viola. Il viola prugna, come anticipato ne “Il colore di Settembre”, è in vetta alla classifica dei top trend: seduce con il suo mistero e la sua immensa raffinatezza. Sfumature di verde quali il verde bosco e il verde oliva inneggiano alle cromie dei muschi e dei sempreverdi, in netto contrasto con la tipica palette del foliage. Poi abbiamo tutti i toni del nude, il bianco, il sempre elegante rosso,  sprazzi di azzurro come il cielo d’Autunno in certe giornate assolate, e infine il nero, un rimando a Halloween ma anche agli spogli arbusti invernali.

 

Foto via Pexels e Unsplash

 

Still life d’autunno a tavola

 

 

Uva, mele, pere, zucche, castagne, melagrane, patate, cavoli, funghi, carote, fichi…l’Autunno, a tavola, è un tripudio di sapori. A Settembre, in particolare, il periodo di transizione fa sì che i prodotti tipicamente autunnali si “incrocino” con la frutta e gli ortaggi di fine Estate. Ciò che contraddistingue i cibi d’Autunno è la versatilità estrema. Basti pensare alle mele, ottime da consumare fresche ma anche cotte al forno o sotto forma di torte deliziose. Mi fermo qui, le parole non servono a molto: quando si tratta di food, è sempre la vista a solleticare l’ispirazione.

 

Foto via Unsplash

 

Gioielli: la nuova ispirazione etnica globale

 

Anche i gioielli rispecchiano la nuova identità multiculturale globale: abbondano di riferimenti etnici, si ispirano a simbolismi e manifatture di paesi lontani. In un mondo sempre più senza confini, ha ormai senso parlare di “omaggio” anzichè di “appropriazione culturale“. A patto che ogni rivisitazione esalti con sensibilità e sincero interesse la cultura a cui rimanda: una condicio sine qua non affinchè lo spunto etnico non rappresenti una mera tendenza, ma denoti un atto di rispetto e di profonda autenticità.

 

Foto via Pexels e Unsplash

 

Focus sul look: verso sera, tra il mare e il tramonto

 

Metti una sera in riva al mare, quando il tramonto diffonde onirici riflessi. La spiaggia si svuota, le onde placano il loro ardore. Il silenzio viene rotto solo da una debole corrente di risacca. Poi, una figura femminile appare lungo la secca che separa il mare dalla battigia. E’ alta, slanciata, ha i capelli increspati dal vento. Avanza eterea e leggera. Potrebbe essere una ninfa, o forse una sirena…Indossa un abito, lungo e impalpabile, in una tonalità di rosa che replica quella del calar del sole. I volant che decorano gli orli rievocano le onde del mare. Il corpetto, tempestato di paillettes, riflette gli ultimi bagliori del tramonto. La donna emana un’aura di magia; il suo incedere è fluido e solenne a un tempo. A tratti sembra tramutarsi in una danza, accompagnata dai movimenti dell’abito che fluttua con la brezza. Già, l’abito: un abito da sera, in estate, non può prescindere dall’ispirazione che profonde un simile scenario. Dai suoi colori, i suoi riflessi, il suo luccichio. Non può far altro che riprodurre quell’atmosfera sognante, come sospesa nel tempo. E catturarne sapientemente, ma in modo del tutto spontaneo, l’incanto irresistibile che sprigiona.

 

Foto: Svetlana Ponomareva via Pexels

 

Con i fiori tra i capelli

 

Fiori tra i capelli per dare il benvenuto alla Primavera: tanti, fitti, oppure radi e in ordine sparso. Candidi o colorati. L’importante è che rimandino alla stagione della rinascita e che la accolgano degnamente, con lo sfarzo che merita. Uno sfarzo che inneggia alla natura in fiore, declinato in uno stile un po’ hippie e un po’ bohémien. E’ il Flower Power del terzo millennio, contemporaneità che si nutre di reminiscenze lontane ma che hanno ispirato tutta un’epoca, un movimento, una generazione. “If you’re going to San Francisco, be sure to wear some flowers in your hair”, cantava Scott McKenzie nel 1967. E se siete sulla stessa lunghezza d’onda di questo articolo, quella canzone l’avrete già riconosciuta…

 

Foto via Pexels, Pixabay e Unsplash

 

Da San Nicola a Babbo Natale: l’evoluzione di un mito della Natività

 

Una vintage card olandese raffigurante San Nicola. In Olanda il Santo è accompagnato da Zwarte Piet, un servitore di colore

Cos’hanno in comune Babbo Natale e San Nicola, vescovo di Myra, di cui proprio oggi ricorre la solennità? Molto più di quanto possiamo pensare. Tantevvero che in molti paesi europei, come ho già scritto nell’articolo sulle tradizioni dell’Avvento (rileggilo qui), il Santo consegna regali ai bambini nella notte tra il 5 e il 6 Dicembre. Ma come ha preso vita questo mito? San Nicola, nato nel 1270 a Pàtara, nell’attuale Turchia, nel Medioevo divenne popolarissimo grazie a una serie di miracoli e leggende che lo riguardavano. Si narra che permise a tre giovani donne molto povere di sposarsi, donando clandestinamente al padre il denaro per la loro dote, e che fece resuscitare tre bambini uccisi e messi in salamoia da un macellaio, improvvisatosi assassino per poter vendere la carne dei fanciulli. Proprio in virtù di tali episodi, il Santo fu sempre considerato un difensore dei più giovani e bisognosi. Nell’Europa medievale, così, si iniziò a commemorare San Nicola associandolo all’elargizione dei regali natalizi. La tradizione prosegue a tutt’oggi in paesi come la Germania, l’Austria, la Repubblica Ceca, l’Ungheria e persino l’Italia, dove è diffusissima in regioni quali il Trentino Alto-Adige, il Friuli-Venezia Giulia, il Veneto e la Lombardia, ma anche nel barese (non è un caso che San Nicola sia il patrono del capoluogo della Puglia). La vigilia del 6 Dicembre, i bambini lucidano bene le loro scarpe e le mettono sul davanzale. Il Santo passerà di casa in casa quando farà buio, lasciando frutta e doni nelle calzature di tutti coloro che si sono comportati bene; dei più discoli si occuperà Krampus, il servitore di San Nicola, una figura demoniaca che esploreremo insieme agli altri miti oscuri del Natale.

 

Un bassorilievo di San Nicola ad Amsterdam, città di cui è il santo patrono

Con l’avvento del Protestantesimo, l’aspetto del Santo subì alcune modifiche: nei paesi che aderirono alla Riforma luterana si verificarono contaminazioni atte a sovrapporre alla figura di San Nicola quelle di determinati miti nordici.  Il vescovo di Myra cominciò ad essere rappresentato come un semplice benefattore dalla lunga barba e prese il nome di Santa Claus (nelle nazioni anglosassoni), Nikolaus (in Germania), Sinterklass (in Olanda e Belgio), Sinterklaos (nel Limburgo) e Samichlaus (in Svizzera). Ma il vero giro di boa avvenne nel 1823, anno in cui in America fu pubblicata una poesia dal titolo di “Una visita di San Nicola”, meglio conosciuta come “La notte prima di Natale”. Inizialmente anonimi e in seguito attribuiti a Clement Clarke Moore, i versi apparvero il 23 Dicembre su un quotidiano dello Stato di New York. Riscossero un successo incredibile, in quanto apportavano delle straordinarie innovazioni: descrivevano Santa Claus come un folletto burlone che la vigilia di Natale (non più il 6 Dicembre, quindi) si dedicava alla consegna dei regali a bordo di una slitta trainata da renne, precisamente otto, di cui venivano citati persino i nomi. Il direttore del quotidiano definì questa versione di Santa Claus/San Nicola “deliziosa”; il fatto che si calasse dai camini con il suo sacco straripante di regali, poi, era un dettaglio che accentuava la simpatia del personaggio. La poesia aveva forgiato l’aspetto odierno di Babbo Natale e sancito una nuova data di consegna dei doni, concomitante con la notte del 24 Dicembre.

 

 

Durante l’era vittoriana, in Gran Bretagna, la raffigurazione dello Spirito del Natale Presente che l’illustratore John Leech ideò per “Canto di Natale”, il racconto di Charles Dickens pubblicato nel 1843, entrò a far parte dell’iconografia natalizia: maestoso, con una corona di agrifoglio sul capo e vestito di un lungo abito verde bordato di pelliccia bianca, lo Spirito del Natale Presente combinava le caratteristiche di Santa Claus con quelle del Father Christmas del Regno Unito.

 

Lo Spirito del Natale Presente raffigurato da John Leech nella prima edizione di “Canto di Natale” di Dickens, pubblicato nel 1843 da Chapman & Hall.

L’aspetto di Babbo Natale assunse le sembianze attuali nel 1863: Thomas Nast, uno dei più grandi fumettisti americani, disegnò un Santa Claus inedito per il magazine Harper’s Weekly. Fu lui a creare il Babbo Natale paffuto, impellicciato e con una voluminosa barba bianca che tutti conosciamo e abbiamo amato nella nostra infanzia. Un’ulteriore versione si impose nel 1931, quando l’illustratore Haddon Sundblom realizzò il suo celebre Santa Claus per la pubblicità della Coca Cola. Sundblom si ispirò al San Nicola di “La notte prima di Natale” evidenziando il carattere allegro e bonario di un Babbo Natale che sfrecciava nel cielo su una slitta trainata dalle renne, proprio come il protagonista della poesia di Clement Clarke Moore. La novità era costituita dall’abito: per la prima volta, Santa Claus vestiva di rosso e bianco. Erano i colori della Coca Cola, ma rimasero per sempre le tonalità simbolo di Babbo Natale.

 

Un’immagine di Babbo Natale realizzata da Frances Brundage

Foto: bassorilievo di San Nicola ad Amsterdam di Rudolphous, CC BY-SA 3.0 NL <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/nl/deed.en> via Wikimedia Commons

 

Scandi Winter

 

Non so come la pensate voi, ma quando Dicembre si avvicina la mia mente prende il volo in direzione dei paesi scandinavi. Per me, le lande innevate del Nord Europa sono luoghi che esprimono alla perfezione la mia visione dell’Inverno e della magia natalizia. Atmosfere, cultura, paesaggi, cibo, usanze, fiabe e tradizioni danesi, finlandesi, norvegesi e svedesi (rigorosamente in ordine alfabetico) si fondono in un incantevole connubio da cui traggo ispirazione. Domani, per esempio, andremo in Svezia: scopriremo che cos’è la fika (posso solo anticiparvi che non si discosta molto dal concetto danese di hygge) ed esploreremo tutti i piccoli rituali che ad essa si accompagnano. Sarà un viaggio affascinante nella cultura e nella socialità svedese. Per saperne di più, naturalmente…rimanete sintonizzati su VALIUM.

 

Le suggestioni bridal di N.21

 

Bianco e suggestioni bridal nella collezione Primavera Estate 2024 di N.21: se Maggio è il mese delle spose, questi look catturano lo spirito del giorno del sì e lo rielaborano in chiave più che mai contemporanea. Guardando agli anni ’60 inneggiano agli abitini ad A, ai paltò in stile Swingin’ London, alle ballerine a punta, alternandoli o attualizzandoli in un tripudio di trasparenze, pizzi, reggiseni e culotte a vista. I pantaloni, a vita bassa e col risvolto, rimandano agli anni ’90 e si abbinano a due bralette sovrapposte. La jumpsuit adotta una lunghezza mini e si apre su un reggipetto dal sapore rétro. L’abitino sfoggia un inserto frontale in pizzo e si declina in impalpabile chiffon: come la veletta, tempestata di ricami floreali bianchi, che fa da leitmotiv a tutti i look. Il risultato è uno stile che è un concentrato di epoche, tendenze e spunti dove il romanticismo, la femminilità e la sfrontatezza si fondono in un connubio perfetto.

 

 

Antonio Marras, backstage beauty & hair PE 2024: un omaggio al mondo del cinema e al suo glamour

 

Era il 1968 quando il regista statunitense Joseph Losey approdò in Sardegna per girare “La scogliera dei desideri”: le location del film, situate prevalentemente nell’isola del mar Mediterraneo, comprendevano la baia di Porto Conte, Tavolara e l’Argentiera. Fu così che in terra sarda giunsero divi del calibro di Elizabeth Taylor e Richard Burton, una coppia che ha sempre incarnato l’essenza del glamour hollywoodiano. Antonio Marras aveva solo sette anni, all’epoca; tuttavia, grazie a quelle riprese, il fascino e l’insondabile magia del cinema sono rimasti perennemente impressi nell’immaginario dello stilista algherese. Ed è proprio il mondo del cinema ad aver ispirato la collezione che ha dedicato alla Primavera Estate 2024: un mondo che, per Antonio Marras, non ha mai cessato di emanare un potente appeal; prova ne è il fatto che abbia voluto in passerella la splendida Marisa Berenson nel ruolo della diva. Anche il beauty look e l’hairstyle della sfilata, naturalmente, erano un omaggio alla settima arte. Il make up artist Riccardo Morandin ha ideato un trucco intriso di reminiscenze anni ’60: ombretto azzurro in dosi massicce, ciglia finte a ciuffetti e labbra color nude per donare il massimo risalto allo sguardo. Davide Diodovich, Key Hair Stylist per Davines, ha abbinato al make up acconciature morbide, leggermente cotonate sul capo, riferite alla stessa epoca. Il risultato? Evocativo e visivamente impattante, in grado di suscitare un tripudio di emozioni. Proprio come il cinema