Rosso, il colore del mese di Ottobre

 

Stavo camminando lungo la strada con due amici, quando il sole tramontò. Sentii una punta di malinconia. Il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Rimasi lì, tremando di paura. E sentii un urlo forte, infinito, attraversare la natura.

(Edvard Munch)

 

Il mese di Ottobre porta con sé una trasformazione profonda che si accende improvvisamente di rosso, una tonalità che attraversa i giorni autunnali come un filo conduttore misterioso capace di collegare la natura che cambia al brivido della notte più spaventosa dell’anno. Questo colore domina l’intero mese fin dal suo inizio: il rosso è una delle cromie più impattanti del foliage, tinge di gradazioni incredibilmente intense le foglie  che sono in procinto di cadere. Ma è nel cuore di Ottobre che la sua energia cambia pelle e si fonde indissolubilmente con lo spirito di Halloween, trasformando il calore della terra in qualcosa di decisamente più inquietante e magnetico. Quando l’oscurità del 31 Ottobre prende il sopravvento, il rosso cessa di essere un semplice accenno stagionale per trasformarsi nel simbolo assoluto del terrore primordiale, del sangue, delle ferite aperte e di tutto ciò che è spaventoso.

 

 

Abbracciare questo mood significa immergersi nell’orrore più puro e viscerale, dove ogni sfumatura scarlatta evoca la scia lasciata da creature della notte, mostri spietati e minacce letali che si nascondono nel buio più fitto di fine mese. Il legame ancestrale tra il rosso e il sangue attiva una risposta psicologica immediata e violenta in ognuno di noi: è il segnale biologico del pericolo imminente, del dolore e del presagio funereo che rende i racconti del brivido così spaventosamente reali. Questa vibrazione cromatica incarna lo shock dell’adrenalina che si scatena di fronte al macabro, la sensazione di essere braccati e il fascino disturbante che nutre, da sempre, il cinema dell’orrore e la letteratura gotica.

 

 

Attraverso il rosso lo spavento non è più un gioco superficiale, ma diventa un’esperienza densa e destabilizzante che colpisce dritto allo stomaco e risveglia le fobie più nascoste della mente umana. Lasciarsi catturare da questa atmosfera sanguinolenta significa celebrare il lato più crudo, cruento e angosciante di Halloween, dove la “notte delle streghe” (John Carpenter docet) si manifesta in tutta la sua spaventosa e oscura bellezza. Il rosso diventa così la traccia visiva di un brivido proibito, l’impronta indelebile della paura che urla nelle tenebre. E ci ricorda che, nel profondo della notte, le storie più terrificanti e le entità più misteriose sono pronte a prender vita.

 

Foto via Unsplash

 

Un Halloween da paura

 

“Halloween è il giorno in cui ci si ricorda che viviamo in un piccolo angolo di luce circondati dall’oscurità di ciò che non conosciamo. Un piccolo giro al di fuori della percezione abituata a vedere solo un certo percorso, una piccola occhiata verso quell’oscurità.”
(Stephen King)

 

Nel corso degli anni, VALIUM ha più o meno raccontato tutto su Halloween, che in origine era Samhain (in irlandese antico, “fine dell’estate”): le sue radici celtiche, la sua valenza di spartiacque tra il semestre della luce e il semestre oscuro. Per i Celti, l’anno iniziava con quest’ ultimo. A Samhain si festeggiava il Capodanno, un momento cruciale rispetto al ciclo delle stagioni; nel calendario agricolo, sanciva il passaggio dall’ ultimo raccolto alla preparazione alla semina. Ma perchè il 31 Ottobre viene da sempre associato alle tenebre, al funereo, all’ orrore? In realtà si tratta di caratteristiche che hanno enfatizzato, distorcendolo, lo spirito originale della festa. A Samhain, la mezzanotte era un’ ora fondamentale. Contrassegnando il termine di un ciclo e il principio di quello successivo, apparteneva a un livello atemporale: era un tempo che andava al di là del tempo. Il fatto che non avesse una collocazione cronologica ben definita, eliminava ogni barriera tra la realtà tangibile e le altre dimensioni. Lo scoccare della mezzanotte coincideva, quindi, con l’istante magico in cui il mondo dei vivi e il mondo dei morti si incontravano, entravano in comunicazione. L’ oltretomba, tuttavia, non era legata ad alcuna valenza orrorifica. I Celti celebravano la vita nella morte, perchè ogni morte è un nuovo inizio e una rinascita in un’altra dimensione. Il contatto con il soprannaturale si manifestava anche nella pratica della divinazione, che in questo periodo era diffusissima. Samhain veniva festeggiato con banchetti che andavano avanti per giorni: si brindava all’ultimo raccolto dell’anno, si mangiava la carne del bestiame macellato a causa della scarsità di foraggio. Il fuoco era un elemento molto importante. Simboleggiava la scintilla della nuova vita, della risurrezione primaverile. La sera del 30 Ottobre (Samhain, con ogni probabilità, si celebrava in una notte di luna piena della fine del mese) il fuoco doveva essere spento in tutte le case, dopodichè gli abitanti dei villaggi si recavano sulle colline dove attendevano che la stagione della luce lasciasse il posto alla stagione oscura. In quel preciso istante, nel silenzio generale, il buio veniva squarciato dalle fiamme del sacro fuoco che i Druidi avevano acceso.

 

 

I festeggiamenti avevano inizio, la gioia esplodeva e coinvolgeva tutti i partecipanti. Poi, all’ alba, ognuno scendeva dalla collina munito di una torcia che ardeva del sacro fuoco dei Druidi: con quella torcia avrebbe riacceso il focolare nella propria casa. Il fuoco della notte di Samhain rivestiva un ruolo specifico anche per gli spiriti dei defunti. Illuminava la strada alle anime smarrite, le aiutava a raggiungere o a ritrovare la dimora eterna. Parlando di spiriti entrano in scena i rituali, le antiche tradizioni. In Scozia, i giovani celebravano il Capodanno Celtico annerendosi il volto, velandolo o celandolo tramite maschere per impersonare i defunti. La barriera tra il regno dei vivi e quello dei morti crollava generando scompiglio, confusione: i ragazzi si vestivano da ragazze e viceversa, si ordivano scherzi come lo scambio dei cavalli o la sparizione degli aratri. Riemerge costantemente l’ambivalenza tra vita e morte, luce e oscurità. La stessa dea della Terra incarnava una forza oscura, che versa lacrime perchè il suo amante, il dio della Vegetazione, è sparito nell’ oltretomba, ma porta in grembo il seme della vita futura che fiorirà in primavera. Una delle tradizioni più note della notte di Samhain era quella di apparecchiare la tavola anche per i defunti: si lasciava loro del cibo, si sistemavano le sedie davanti al focolare in previsione di una loro visita. Le finestre e le vie venivano illuminate per guidare gli spiriti lungo il percorso, ma a questa funzione adempiva altresì la luna piena.

 

 

I falò che si accendevano su tutte le colline della Britannia e dell’ Irlanda avevano lo scopo di ridar vigore al dio morente, di portare nel nuovo anno la sua luce. L’usanza di indossare una maschera, di dipingersi il volto o vestirsi di nero, invece, era tipica delle streghe ai tempi dell’Inquisizione: quei travestimenti le aiutavano a mimetizzarsi nella notte e a terrorizzare gli inquisitori quando si spostavano da una congrega all’altra. La paura e i cammuffamenti, con il passar del tempo, sono diventati parte integrante della festa di Samhain. E a tutt’oggi rimangono intatti: dopotutto, come dice lo sceriffo Brackett nel film “Halloween – La notte delle streghe” di John Carpenter, “E’ Halloween: tutti hanno diritto a un bello spavento!”