Il giardino: come tramutarlo in un’oasi di frescura

 

Con le temperature roventi dell’anticiclone africano, il giardino si tramuta in un’oasi di frescura. L’antidoto al caldo ce lo offre, in gran parte, la natura: gli alberi, che garantiscono ombra e refrigerio, sono la risorsa principale; poi c’è l’acqua, portatrice di freschezza grazie alle fontane e ai giochi d’acqua che decorano gli spazi verdi. Anche l’uomo, ovviamente, può contribuire a ridurre la calura nel giardino. Ad esempio, installando specifici sistemi di nebulizzazione: sono in grado di diminuire la temperatura percepita di circa 8 gradi attraverso l’evaporazione dell’acqua. Oppure utilizzando i ventilatori da esterno, che raffreddano l’aria accelerando la sua circolazione: nati con l’obiettivo di rinfrescare terrazzi, cortili e giardini, sono un’ottimo strumento per combattere l’afa.

 

 

I must per la frescura del giardino

L’operazione “frescura”, tuttavia, va ponderata sin dall’inizio. Passo dopo passo, con un’attenta strategia che, sollecitata da determinati input, non si rivela mai fallimentare. Scopriamoli insieme.

Alberi e piante

Come abbiamo già visto, sono fondamentali affinché il giardino diventi un’oasi di benessere e non un antro di calore infernale. Ma quali sono gli alberi più adatti a questo scopo? La risposta è molto semplice: le latifoglie con grandi chiome. Per sintetizzare l’azione di raffreddamento svolta dagli alberi, dobbiamo focalizzarci su due step: con le loro fronde, gli alberi bloccano i raggi del sole prima che inizino a surriscaldare il suolo. Grazie al processo dell’evapotraspirazione, inoltre, gli alberi compiono un’azione essenziale, quella di assorbire il calore per poi rilasciarlo sotto forma di vapore acqueo. Detto questo, per il giardino bisognerebbe preferire alberi dalla chioma ampia, fitta, altamente ombreggiante: tra i più rinfrescanti troviamo il tiglio, l’acero, la quercia, il faggio, il carrubo e il bagolaro, tutti in grado di mitigare il caldo torrido in tempi brevi.  Da non trascurare, poi, l’azione delle piante rampicanti, eccellenti alleate nell’operazione frescura: possono ricoprire i pergolati, svilupparsi lungo i muri, diffondersi su svariate superfici, impedendo a queste aree di accumulare calore e creando delle piacevoli zone d’ombra. Potete scegliere tra piante come l’edera, il glicine, il caprifoglio, la vite americana, il falso gelsomino…molte di loro, last but not least, sprigionano un delizioso profumo.

 

 

Il verde

L’erba del giardino, d’estate, non andrebbe tagliata completamente: un’altezza tra i 5 e i 7 cm permette al terreno di trattenere l’umidità. Anche pratiche come la pacciamatura favoriscono il benessere del suolo, impedendo che si secchi con l’arsura. La pacciamatura si esegue con materiali organici come il fieno, la paglia, le cortecce d’albero, oppure con materiali sintetici tipo i teli di plastica e il TNT. Questa operazione esplica un’ottima funzione protettiva nei confronti del terreno, mantenendolo ben idratato e salvaguardandolo sia dagli sbalzi termici che dalla crescita di erbe infestanti.

 

 

Parola d’ordine: ombreggiare

Via libera a pergolati, gazebo, tende, verande, aree ombreggiate dagli alberi in cui ritrovarsi e organizzare bei momenti conviviali oppure di relax.

Scegliere i materiali giusti

In giardino, non c’è bisogno di dirlo, andrebbero evitati materiali come il cemento, la pietra scura e tutto ciò che è scuro, compreso il ferro di certi arredi. E’ sempre meglio prediligere pavimentazioni in decking legno, o comunque permeabili, che permettono all’acqua piovana di filtrare nel terreno sottostante. Altrimenti, optate per la classica ghiaia. Per quanto riguarda gli arredi e le decorazioni, come ho accennato qualche riga più avanti, la precedenza dovrebbe andare ai colori e ai materiali chiari (panna, beige, bianco, grigio perla): riflettono la maggior parte dei raggi solari senza assorbirne l’energia, evitando quindi di trasformarsi in calore.

 

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“Ma se il tramonto”, una poesia di Attilio Bertolucci

 

Ma se il tramonto dura sulle cime
degli alberi che chiudono la pianura
soffocata da brume estive, il cielo
è una leggera arida spoglia inerte.

Eterno giorno, che cos’è la morte
quando sui visi radianti si posa
la maschera lucente
del tramonto lentissimo di luglio?

Non c’è memoria più, non c’è speranza
nel transito fatale del tempo.

(da “Le poesie”. Milano, Garzanti, 2014)

 

La macchia mediterranea: un verde senza limiti affacciato sulle acque turchesi

 

Il Mediterraneo è uno di quei luoghi in cui la verità è inseparabile dalla felicità.
(Albert Camus)

 

Profumi intensi, natura rigogliosa, un verde senza limiti che si affaccia sulle acque turchesi: la macchia mediterranea cattura al primo sguardo. Incornicia baie, calette, spiagge cosparse di ciottoli; si inerpica su promontori dalla vegetazione abbondante e coste a strapiombo sul mare. Ed è proprio la macchia ad accentuare il fascino del Mediterraneo, a tratteggiare la sua unicità. E’ composta di alberi, fiori, cespugli, arbusti. Protegge il suolo dall’erosione provocata dai fenomeni meteorologici e delle forze atmosferiche; può essere definita un microambiente che offre rifugio ai rettili, agli uccelli, agli insetti e a mammiferi vari. Sulla macchia spira costantemente la brezza salmastra, fondendo il suo odore pungente con i sentori inebrianti della boscaglia. Per questo motivo le specie che include sono accomunate da un’alta tollerabilità ai flussi d’aria marittima.

 

 

Tra le specie arboree, per citarne solo alcune,  troviamo il pino marittimo, il ginepro, il leccio, l’alloro, la quercia da sughero, il carrubo, l’olivastro (o olivo selvatico). Gli arbusti inglobano il corbezzolo, il lentisco e il cisto, con i suoi fiori spettacolari, ma anche tipiche piante aromatiche come il mirto e il rosmarino; e poi l’oleandro,  dalle infiorescenze che sfoggiano vivaci colori, l’alaterno, la maestosa ginestra, il cappero, che spunta tra le rocce calcaree. Alcuni arbusti, come il pungitopo e la salsapariglia nostrana, sono ricchi di bacche: pensiamo a quelle del pungitopo, associate alla tradizione natalizia. Il caprifoglio mediterraneo, invece, è un arbusto rampicante noto per i fiori estremamente profumati. Il fico d’India, pur essendo una pianta originaria del Messico, è riuscito a naturalizzarsi nell’area del Mediterraneo in modo talmente perfetto da tramutarsi in un elemento iconico del paesaggio.

 

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Il giardino d’estate: la tendenza dell'”outdoor dining”

 

Del giardino non si può smettere di parlare proprio in estate. Ma se negli articoli precedenti mi sono focalizzata sul green design, oggi approfondirò un’attività che, durante la stagione calda, è fortemente associata a questo spazio: le cene in giardino. Gli anglosassoni la chiamano “outdoor dining”, cenare all’aperto; è una piacevole abitudine diventata tendenza. Perchè piace così tanto? In primis perchè il giardino, così come viene concepito oggi (rileggi l’articolo cliccando su questo link), è un vero e proprio salotto al chiaro di luna. I fiori e le piante sono intervallati da fontane, lanterne, statue, elementi ornamentali… non manca mai un angolo dedicato al relax, con tanto di divani, tavolini, soffici cuscini e sedie in fibra naturale. Il giardino possiede tutto il fascino di uno spazio privato dove la convivialità viene vissuta al di fuori delle quattro mura. Il comfort, naturalmente, rimane un punto di forza: l’illuminazione giusta accentua la suggestività dell’atmosfera, che sia costituita da candele, catene luminose pensate per l’outdoor o lanterne orientaleggianti. Sono immancabili le piante che fungono da repellenti per ospiti “sgraditi” come le zanzare, tipo la citronella e il rosmarino. Ultimo, ma non per importanza, la frescura garantita dagli alberi è un dono da non trascurare: le folte fronde, che impediscono ai raggi solari di penetrare, e il processo di evapotraspirazione, tramite cui le foglie rilasciano umidità nell’aria, rappresentano un prezioso antidoto contro il calore.

 

 

Ma esistono altri motivi associati alla passione per le cene outdoor. Mangiare all’aperto è un’esperienza multisensoriale: il canto dei grilli o degli uccelli in sottofondo, la splendida scenografia naturale, il “tetto” di stelle, favoriscono un clima rilassato che accentua il gusto dei cibi. Tutto sembra avere un sapore più invitante, predisponendo gli ospiti al buonumore e a godere di momenti unici e irripetibili.  Se è presente anche un orto, poi, tanto di guadagnato: l’interesse per i prodotti a chilometro zero potrebbe rendere la cena all’aperto ancora più speciale.

 

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La luce del mattino e i suoi eccezionali benefici

 

La città era contenta nella luce del mattino; i luoghi che si erano mostrato brutti e sospetti per tutta la notte, ora indossavano un sorriso; e i raggi di sole scintillanti ballavano sulle finestre della camera, e filtravano attraverso la tenda davanti agli occhi dormienti, facendo luce anche nei sogni, e scacciando le ombre della notte.

(Charles Dickens)

Ogni mattino, lo dico spesso, è un nuovo inizio. E con la bella stagione, è anche l’occasione perfetta per fare il pieno di luce: se non avete letto l’articolo sul ritmo circadiano, riporto qui il link. Quello che state per leggere, infatti, è una sorta di sequel degli argomenti trattati nel pezzo che ho dedicato al nostro orologio biologico interno. In questo post approfondiremo, sulla base di quelle teorie, tutti i benefici che apporta l’esporsi alla luce del mattino. Dove per “luce del mattino” si intende la luce delle prime ore del mattino: è più che ovvio che, con le temperature torride dell’anticiclone africano, avventurarsi sotto il sole a mezzogiorno non sia affatto allettante. Ma perché approfittare della luce mattutina è così essenziale? Scopriamolo qui di seguito.

 

 

Una perfetta sinergia tra cortisolo e melatonina

L’articolo sul ritmo circadiano evidenziava il ruolo basilare che ricoprono il cortisolo e la melatonina, due ormoni chiave del ciclo sonno-veglia che lavorano in perfetta sinergia. Il cortisolo, prodotto dalle ghiandole surrenali, viene rilasciato nelle situazioni di stress e raggiunge il suo apice di primo mattino, al nostro risveglio, fornendoci l’energia e la lucidità imprescindibili per affrontare la giornata. La melatonina, al contrario, viene rilasciata al crepuscolo dalla ghiandola pineale: prepara il nostro organismo al riposo notturno, favorisce l’addormentamento e predispone la temperatura corporea ideale per le ore di sonno. In breve, i livelli di cortisolo si innalzano mentre calano quelli di melatonina, e viceversa, giorno dopo giorno. Quando ci esponiamo alla luce del mattino, doniamo un impulso essenziale al “lavoro di coppia” di questi due ormoni. La luce naturale stimola la produzione di cortisolo, donandoci dinamismo e capacità di concentrazione, ma al tempo stesso blocca il rilascio di melatonina, eliminando tutti i residui di sonnolenza. Regolando la sinergia tra cortisolo e melatonina in modo ottimale, la luce mattutina apporta benefici anche per l’addormentamento: bandisce l’insonnia e favorisce un sonno riposante.

 

 

Una fonte di buonumore

Godere della luce del mattino, inoltre, ha effetti portentosi sull’umore; è un sedativo naturale e tiene la depressione a debita distanza.

 

 

Un toccasana per il metabolismo

I benefici della luce del mattino sul metabolismo sono eccezionali: influisce positivamente sull’asse ormonale che collega la leptina, che regola il senso di sazietà, e la grelina, anche detto “ormone della fame”, che ha il compito di stimolare l’appetito. La luce naturale instaura un equilibrio ideale tra le funzioni di questi due ormoni così importanti per il nostro benessere. In più, è in grado di regolare la glicemia: ottimizza la sensibilità all’insulina e controlla i livelli di zuccheri nel sangue nel corso dell’intera giornata.

 

 

Esporsi alla luce del mattino: ma in che modo?

E’ fondamentale dire che per ottenere i massimi benefici da questo “bagno di luce” bisognerebbe esporsi entro, al massimo, un’ora dal risveglio. Bastano dieci minuti, mezz’ora in caso di nuvolosità. Non serve necessariamente uscire: se avete un balcone approfittatene, organizzate lì la vostra prima colazione. Oppure uscite, fate una passeggiataportate fuori il cane, andate a comprare il giornale, a fare colazione al bar. L’ essenziale è esporsi alla luce “senza schermi”, evitando l’ombra degli alberi, gli occhiali da sole e i grandi cappelli.

 

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L’arte topiaria: quando il giardino diventa scultura

 

Oggi ritorniamo in mezzo al verde, per la precisione in un giardino dal sapore antico. E lo facciamo per ammirare un tipo d’arte che coinvolge le piante e la loro forma: quest’ultima viene modellata, plasmata con estrema accuratezza, resa perfettamente geometrica. E’ così che l’albero, l’arbusto e la siepe diventano vere e proprie sculture ornamentali che donano un aspetto magico a qualsiasi giardino. Ma perchè ho detto “dal sapore antico”? Il motivo è ben preciso: l’arte topiaria, questo il suo nome, risale infatti nientemeno che ai tempi dell’antica Roma. Non è un caso che  “topiarius”, in latino, significhi “giardiniere”. L’arte topiaria riguarda una potatura specifica delle piante finalizzata a conferir loro una forma particolare, rigorosamente geometrica, che può rappresentare pattern architettonici o figure come persone e animali. Questo tipo di arte “green” si diffuse soprattutto durante la dinastia dei Flavi, ossia dal 69 al 96 d.C. Per plasmare le piante,  le si vincola a speciali strutture metalliche durante la loro crescita: in questo modo, si ottiene a poco a poco la forma desiderata. Naturalmente, il lavoro di potatura è molto importante per definirne l’aspetto; si dovrà intervenire di frequente per far sì che mantenga una geometria perfetta.

 

 

L’arte topiaria non restò circoscritta all’epoca latina; tra il 1500 e il 1700 fu utilizzatissima. Ne ritroviamo le tracce nei tipici giardini del Rinascimento italiano, dove la pianta acquisì un ruolo di centralità rispetto alla bellezza dei parchi. Per esaltare gli spazi verdi, il valore artistico assunto dalle siepi e dagli alberi divenne fondamentale: le piante “scolpite” sorprendevano il visitatore, lo riempivano di ammirazione e meraviglia. Ad essere tramutati in sculture erano in particolare i sempreverdi con foglie piccole e a crescita lenta: l’alloro, il bosso, il tasso, il cipresso…ciò permetteva di mantenere la forma a lungo senza necessitare di una continua potatura. L’arte topiaria veniva applicata a un gran numero di piante affinchè il giardino risultasse maestoso il più possibile. Oggi, invece, tende a concentrarsi su pochi esemplari per donare un tocco di unicità allo spazio verde. Una cosa è certa: in entrambi i casi, il forte impatto visivo è assicurato.

 

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“Antico inverno”, una poesia di Salvatore Quasimodo

 

Desiderio delle tue mani chiare
nella penombra della fiamma:
sapevano di rovere e di rose;
di morte. Antico inverno.

Cercavano il miglio gli uccelli
ed erano subito di neve;
così le parole.
Un po’ di sole, una raggera d’angelo,
e poi la nebbia; e gli alberi,
e noi fatti d’aria al mattino.

(da “Acque e terra”, Solaria, Firenze, 1930)

 

“L’autunno”, una poesia di Walt Whitman

 

Ecco è l’autunno.
D’un verde più cupo, più gialli e più rossi,
gli alberi rendono freschi e dolci i villaggi dell’Ohio,
con le foglie che tremolano a un mite vento,
le mele pendono mature nei frutteti,
pendono i grappoli dai pergolati
(avverti l’aroma dei grappoli sui tralci?
Senti l’odore del grano saraceno, dove testé ronzavano, le api?).
Su tutto s’apre il cielo,
così limpido e calmo dopo la pioggia, e con mirabili nubi;
anche al disotto è tutto calmo, pieno di vita, bello;
il podere è in fiore.

(dalla raccolta “Foglie d’erba”)

 

Aprile

 

Aprile mette uno spirito di gioventù in ogni cosa.
(William Shakespeare)

 

Caratteristiche

Con il mese di Aprile, la Primavera entra nel pieno del suo splendore. L’abbiamo inaugurato spostando un’ora in avanti le lancette dell’orologio: grazie all’ora legale, vivremo serate sempre più lunghe e inondate di luce. Anche se la Primavera, in questi giorni, fatica ad arrivare, la sua magia aleggia nell’aria. Gli alberi sono in fiore, i prati si riempiono di margherite; la natura ha già iniziato il suo percorso di rinascita, e quando il clima sarà più mite, le attività all’aria aperta torneranno a donarci tutto il relax e l’entusiasmo necessari per ricominciare a vivere proiettati verso l’esterno, in senso stretto e figurato. Perchè la Primavera ci invita ad aprirci, a intrecciare relazioni, a ripristinare la connessione con il mondo…ad abbracciare il cambiamento.

Storia

Nel Calendario Gregoriano, Aprile è il quarto mese dell’anno. E’ composto di 30 giorni e il suo nome proviene dalla lingua dei misteriosi Etruschi: “Apro” derivava da Afrodite, la dea greca dell’amore, della bellezza e della fecondità; a lei veniva dedicato il mese del ritrovato splendore della natura. Un’altra interpretazione colloca nel latino “aperire”, ossia “aprire”, le radici del nome Aprile. Il verbo si sarebbe riferito al periodo in cui sbocciano (si “aprono”) i fiori. Per il Calendario Romano, che iniziava a Marzo, Aprile era il secondo mese dell’anno. Nell’antica Roma, in questo mese abbondavano le feste e i rituali che inneggiavano alla fertilità della natura.

Segni zodiacali

Fino al 20 Aprile siamo sotto il segno dell’Ariete, il 21 il Sole entra nel segno del Toro.

Ricorrenze

ll primo giorno del mese è dedicato al “pesce d’Aprile”, perciò viene trascorso all’insegna di scherzi e burle. Il 20 di quest’anno verrà festeggiata la Santa Pasqua, mentre il 21 ricorrerà la festività del lunedì dell’Angelo, che commemora il giorno in cui l’Angelo si manifestò alle donne in visita al sepolcro di Gesù.

Colore

Il mese di Aprile viene quasi unanimemente identificato con il color lilla, una nuance romantica e sognante. Un gran numero di fiori primaverili vanta petali di questa tonalità: il lillà, ma anche il glicine, l’ortensia, la pervinca, la passiflora, l’iris…Il lilla profonde attorno a sè un alone di magia, è la sfumatura fatata che ci addentra nel cuore della Primavera.

Pietra Preziosa

Un mese così ricco di bellezza non poteva che essere rappresentato dalla pietra preziosa per eccellenza: il diamante. Il suo nome deriva da “adamas”, “indistruttibile” in greco antico, e non è un caso, dato che viene considerato la pietra più dura del mondo. Contraddistinto da uno splendore abbagliante, il diamante simbolizza una forza indomita paragonata, non di rado, all’amore eterno. Questa pietra è indissolubilmente legata a un celebre slogan della De Beers, “un diamante è per sempre”, e all’iconica apparizione di Marilyn Monroe nel film “Gli uomini preferiscono le bionde” (1953) di Howard Hawks, dove canta il brano cult “Diamonds are a girl’s best friends”.

 

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