
Il sole, il vento leggero, il candore degli asfodeli, l’azzurro crudo del cielo, tutto lascia immaginare l’estate, la dorata gioventù che copre allora la spiaggia, le lunghe ore sulla sabbia e la dolcezza improvvisa delle sere.
(Albert Camus)
Domani, alle 10.24, l’estate farà il suo ingresso ufficiale. Sarà il giorno più lungo dell’anno. Con il Solstizio d’Estate, il Sole sancisce il suo trionfo: raggiunge il massimo splendore, la somma luminosità. Il termine “solstizio” deriva da solstĭtĭum, che in latino fonde “sol” (sole) con “sistere” (fermarsi). L’estate ha inizio proprio quando l’astro infuocato, nel Tropico del Cancro, giunge allo zenit, dove culmina: il punto di declinazione massima nel suo percorso apparente lungo l’ellittica. Gli antichi popoli hanno sempre celebrato la potenza solare, attribuendole la capacità di creare dei campi energetici sulla superficie terrestre e laddove sorgevano complessi megalitici come Stonehenge. Anche i tipici falò del Solstizio venivano accesi per incrementare la forza del Sole: fuochi, ruote infuocate fatte rotolare giù per le colline e fiaccolate rappresentano tradizioni che accomunano molte culture. Il fuoco purificava, allontanava le entità maligne e la mala sorte; essendo il Solstizio una fase di transizione, il velo tra il mondo tangibile e quello soprannaturale si squarciava lasciando libero accesso agli spiriti dell’oscurità. Per approfondire queste e molte altre usanze legate all’arrivo dell’estate, vi rimando a questo link. Oggi vorrei soffermarmi, invece, sui proverbi dedicati alla stagione calda.

Per la cultura agreste, i mesi estivi erano cruciali: rappresentavano il periodo di punta del raccolto, quello in cui la natura raggiunge l’apice della rigogliosità. In estate si miete il grano, si raccoglie un’abbondante quantità di frutta e di verdura. Ma in estate fa anche molto caldo, un dettaglio che nei proverbi non viene tralasciato. L’afa, nei detti popolari, è presente sotto un duplice aspetto: da un lato la libertà di fare a meno del fuoco e della legna per scaldarsi, dall’altro il malessere causato dal caldo intenso, che toglie le forze e impedisce di “faticare” nei campi. Naturalmente, il rischio della siccità non è di poco conto. La mancanza di piogge rappresenta un gran problema sia per la sopravvivenza del raccolto, che degli animali; un anno di duro lavoro può essere reso vano da qualche settimana di arsura. L’estate, in sintesi, era un periodo dell’anno estremamente importante per le comunità rurali; la stagione che evidenziava maggiormente il profondo legame tra l’esistenza delle popolazioni agresti e i cicli naturali.

Chi canta d’estate balla d’inverno.

L’estate è la madre dei poveri.

Chi imita la formica durante l’estate, non va a chieder pane in prestito durante l’inverno.

Se l’estate non estateggia l’inverno non inverneggia.

Sereno d’inverno e nuvolo d’estate duran quanto le serve ritornate.

L’estate produce e l’inverno consuma.

Nel bel mezzo dell’estate, state lontani dalle donne e dai cani arrabbiati.

D’inverno il pazzo aspetta le rose e d’estate il savio le coglie.

L’estate per lavorare e l’inverno per dormire.

L’estate di santa Caterina, dura dalla sera alla mattina.

D’inverno a letto o al fuoco, d’estate a spasso e al gioco.

Non c’è estate senza mosche.

Chi vuol provar le pene dell’inferno faccia il fornaio d’estate e il muratore d’inverno.

Calda e umida l’estate, fredda e asciutta l’invernata.

A quattro cose non prestar fede: sole d’inverno, nuvole d’estate, amor di donna e discrezione di frate.

Triste quell’estate, che ha saggina e rape.

Il prudente compra d’estate il suo cappotto per l’inverno.

D’inverno piove sempre e d’estate quando Dio la manda.

Foto via Unsplash
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