“Superba è la notte”, una poesia di Alda Merini

 

La cosa più superba è la notte
quando cadono gli ultimi spaventi
e l’anima si getta all’avventura.
Lui tace nel tuo grembo
come riassorbito dal sangue
che finalmente si colora di Dio
e tu preghi che taccia per sempre
per non sentirlo come un rigoglio fisso
fin dentro le pareti.

(dalla raccolta “Superba è la notte”, a cura di Ambrogio Borsani, Einaudi, Torino, 2000)

 

“Caro luogo”, una poesia di Umberto Saba

 

Vagammo tutto il pomeriggio in cerca
d’un luogo a fare di due vite una.

Rumorosa la vita, adulta, ostile,
minacciava la nostra giovinezza.

Ma qui giunti ove ancor cantano i grilli,
quanto silenzio sotto questa luna.

(da “Il canzoniere, 1900-1954”. Torino, Einaudi 1965)

 

“Tramonto”, una poesia di Antonia Pozzi

 

Fili neri di pioppi –
fili neri di nubi
sul cielo rosso –
e questa prima erba
libera dalla neve
chiara
che fa pensare alla primavera
e guardare
se ad una svolta
nascano le primule –
Ma il ghiaccio inazzurra i sentieri –
la nebbia addormenta i fossati –
un lento pallore devasta
i colori del cielo –
Scende la notte –
nessun fiore è nato –
è inverno – anima –
è inverno.

(da “Parole”, Mondadori, 1939)

 

“Antico inverno”, una poesia di Salvatore Quasimodo

 

Desiderio delle tue mani chiare
nella penombra della fiamma:
sapevano di rovere e di rose;
di morte. Antico inverno.

Cercavano il miglio gli uccelli
ed erano subito di neve;
così le parole.
Un po’ di sole, una raggera d’angelo,
e poi la nebbia; e gli alberi,
e noi fatti d’aria al mattino.

(da “Acque e terra”, Solaria, Firenze, 1930)

 

Felice Anno Nuovo

 

Buon Capodanno. S’alza il sipario…
Via il primo foglio del calendario!
Sui tuoi foglietti scritto che hai,
Anno che sorgi? Letizia o guai,
giornate bianche; giornate nere?..
No, i tuoi segreti non vo’ sapere;
sopra ogni pagina che Iddio mi dona
io voglio scrivere: – giornata buona.

(“Poesia di Capodanno”, Lina Schwarz)

 

“E’ mite il ghirigoro (pensato in disparte)”, una poesia di Mario Luzi

 

È mite il ghirigoro
                                   d’aria e luce
che accompagna
                            al suolo
la resa delle foglie
sui viali lungo il fiume.
perché rompo, persona,
il muto canto?
                                         Sarebbe
senza me uniforme,
pieno, invasato della propria inopia,
festoso.
                        Così scende
la vita, scende incontrastato,
pare, il suo sfacelo
a rigenerarsi nella morte
per il dopo, per il principio.

(da “Sotto specie umana”, Garzanti, 1999)

 

“Dolce Ottobre”, una poesia di Cristina Campo

 

Si ripiegano i bianchi abiti estivi
e tu discendi sulla meridiana,
dolce Ottobre, e sui nidi.

Trema l’ultimo canto nelle altane
dove sole era l’ombra ed ombra il sole,
tra gli affanni sopiti.

E mentre indugia tiepida la rosa
l’amara bacca già stilla il sapore
dei sorridenti addii.

(da “Passo d’addio”, edizioni  Scheiwiller 1956)