White

 

Il bianco è un mondo così alto rispetto a noi che quasi non ne avvertiamo il suono, è un nulla prima dell’origine.
(Vassili Kandinsky)

Un prezioso top in tulle, pantaloni comodi di lino, sandali rasoterra e una bandana annodata su una testa di riccioli biondi: tutto rigorosamente bianco, a parte la bandana. Perché è un colore luminoso, estivo, senza tempo. Il colore che meglio riduce l’assorbimento del calore. Con eleganza, stile, e un pizzico di rinfrescante ironia.

 

Foto: Ola Szkolda via Unsplash

 

Il ghiacciolo e la sua storia

 

Mentre l’anticiclone africano sta raggiungendo il suo apice, con picchi di calore che sfiorano i 40 gradi, molti di noi cercano sollievo nei cibi e nei dolci freddi. Un esempio? Il classico ghiacciolo, acqua congelata e aromatizzata sostenuta da uno stecco di legno. La sua caratteristica principale sono i colori, vivaci e corrispondenti al gusto del gelato: bianco per il gusto al limone, arancione per quello all’arancia, verde per quello alla menta e così via. Ma il ghiacciolo è davvero rinfrescante? In realtà, offre un refrigerio temporaneo dal calore estivo. L’acqua di cui è composto, sicuramente, contribuisce a reidratare il corpo e ad abbassare la sua temperatura. Però non apporta nutrimento e contiene zuccheri aggiunti che fanno impennare la glicemia provocando, subito dopo, un crollo energetico. Per ovviare a tutto ciò, è consigliabile preparare i ghiaccioli in casa: utilizzare la frutta frullata permette di fare a meno degli zuccheri raffinati.

 

 

La storia del ghiacciolo è piuttosto singolare. Avreste mai detto che a inventarlo fu un bambino? Era il 1905 quando Frank Epperson, un undicenne di Oakland, California, lasciò distrattamente sul davanzale il bicchiere di acqua e soda che aveva mescolato con un bastoncino. Il freddo invernale, nottetempo, congelò completamente la bevanda. Il giorno dopo, Frank pensò di estrarre il ghiaccio che si era formato nel bicchiere e iniziò a gustarlo servendosi del bastoncino di legno. La sua idea fu talmente geniale che decise di brevettarla: il ghiaccio da gustare con lo stecco, un gelato  a cui diede il nome di popsicle, venne registrato nel 1923. In Italia il ghiacciolo arrivò molto più tardi, più o meno alla fine della seconda guerra mondiale, ma ottenne immediatamente ampi consensi.

 

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Il giardino d’estate: la tendenza dell'”outdoor dining”

 

Del giardino non si può smettere di parlare proprio in estate. Ma se negli articoli precedenti mi sono focalizzata sul green design, oggi approfondirò un’attività che, durante la stagione calda, è fortemente associata a questo spazio: le cene in giardino. Gli anglosassoni la chiamano “outdoor dining”, cenare all’aperto; è una piacevole abitudine diventata tendenza. Perchè piace così tanto? In primis perchè il giardino, così come viene concepito oggi (rileggi l’articolo cliccando su questo link), è un vero e proprio salotto al chiaro di luna. I fiori e le piante sono intervallati da fontane, lanterne, statue, elementi ornamentali… non manca mai un angolo dedicato al relax, con tanto di divani, tavolini, soffici cuscini e sedie in fibra naturale. Il giardino possiede tutto il fascino di uno spazio privato dove la convivialità viene vissuta al di fuori delle quattro mura. Il comfort, naturalmente, rimane un punto di forza: l’illuminazione giusta accentua la suggestività dell’atmosfera, che sia costituita da candele, catene luminose pensate per l’outdoor o lanterne orientaleggianti. Sono immancabili le piante che fungono da repellenti per ospiti “sgraditi” come le zanzare, tipo la citronella e il rosmarino. Ultimo, ma non per importanza, la frescura garantita dagli alberi è un dono da non trascurare: le folte fronde, che impediscono ai raggi solari di penetrare, e il processo di evapotraspirazione, tramite cui le foglie rilasciano umidità nell’aria, rappresentano un prezioso antidoto contro il calore.

 

 

Ma esistono altri motivi associati alla passione per le cene outdoor. Mangiare all’aperto è un’esperienza multisensoriale: il canto dei grilli o degli uccelli in sottofondo, la splendida scenografia naturale, il “tetto” di stelle, favoriscono un clima rilassato che accentua il gusto dei cibi. Tutto sembra avere un sapore più invitante, predisponendo gli ospiti al buonumore e a godere di momenti unici e irripetibili.  Se è presente anche un orto, poi, tanto di guadagnato: l’interesse per i prodotti a chilometro zero potrebbe rendere la cena all’aperto ancora più speciale.

 

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La Death Valley, il luogo più caldo del mondo che Antonioni immortalò nel film “Zabriskie Point”

 

Il caldo torrido che in questi giorni sta opprimendo l’Europa, mi ha spinto a fare alcune ricerche: volevo individuare il luogo più rovente della Terra in assoluto. La mia scoperta non ha lasciato adito a dubbi. Il record della temperatura massima dell’aria mai registrata in tutto il pianeta appartiene alla Death Valley, la Valle della Morte, un’area arida e desertica situata nella California sud-orientale e (sebbene in parte minima) nel Nevada. Il 10 Luglio del 1913 si raggiunse un picco di calore di ben 56.7 °C, e le temperature medie attuali si assestano attorno ai 47°C. Negli Stati Uniti non esiste un luogo più arido. L’eccezionale calura di questa valle è spiegabile anche grazie alla sua collocazione: il bacino di Badwater, un immenso lago preistorico oggi prosciugato, è ubicato a 86 metri sotto il livello del mare. Il nome Death Valley, d’altronde, è significativo. Le sue caratteristiche climatiche e ambientali non permettono a buona parte della flora e della fauna di sopravvivere; pare che esista anche una leggenda che narra le strazianti privazioni patite da un gruppo di cercatori d’oro rimasti “intrappolati” nella valle, percorsa dal Parco Nazionale che porta il suo stesso nome. La Death Valley, che dista tre ore di macchina da Las Vegas, si snoda per 225 km ed ha una larghezza media di 40 km. Il suo paesaggio ha sembianze lunari: spiccano catene montuose come quella delle Black Mountains, composte di rocce dalle surreali sfumature cromatiche, il bacino di sale di Badwater, fiumi e laghi evaporati a causa del calore. E poi, naturalmente, c’è il deserto: è lì che Michelangelo Antonioni ha girato alcune scene di Zabriskie Point, il film in cui, nel 1970, attraverso la love story di Mark e Daria raccontò la controcultura giovanile dell’epoca.

 

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Il mese del Sole

 

Il sole è nuovo ogni giorno.
(ὁ ἥλιος νέος ἐφ᾽ ἡμέρηι ἐστίν)
(Eraclito)

 

Giugno è il mese del Sole: della sua luce, del suo calore, della sua potenza. Anche perchè, come abbiamo già visto, la luminosità del giorno inizia a scemare (seppure in modo impercettibile) dal Solstizio d’Estate in poi. Il Sole, splendente e sfolgorante, si identifica con l’oro. Per questo ho pensato di dedicargli una gallery dove viene riprodotto in una serie di gioielli: dai ciondoli agli anelli, dagli orecchini alle collane. Il Sole e l’oro si fondono, raddoppiando la loro brillantezza. E danno inizio a un’estate interamente all’insegna della luce.

 

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Rosso, oro, bianco e verde: i colori del Natale sono i colori di Dicembre

 

L’agrifoglio è spinoso e punge come l’inverno, ma le sue bacche rosso carminio ci regalano la magia del Natale.
(Fabrizio Caramagna)

 

Dicembre: non uno, ma ben quattro potrebbero essere i colori del mese. I colori del Natale, ovvero il bianco, l’oro, il rosso e il verde (in ordine rigorosamente alfabetico). Ma perchè questi colori, e soprattutto, che cosa simboleggiano? I loro significati risalgono a concetti e tradizioni di origine sia pagana, che cristiana. Per approfondirli, stavolta esamineremo i quattro colori in base alla loro “importanza” e popolarità.

Il rosso

Cominciamo subito con il rosso: considerato il colore del Natale per eccellenza, si ricollega alla vita e alla vitalità, ma anche al sangue di Cristo. Da sempre associato a tutto ciò che è regale e sacro, era un colore che accomunava le vesti dei re e dei più alti rappresentanti del sacerdozio cattolico; San Nicola, vescovo di Myra, indossava un ampio mantello e una mitra di colore rosso. Il rosso, tuttavia, predominava anche negli antichi rituali pagani. Tornando a tempi più recenti, questo colore cominciò a identificare il Natale grazie a una campagna di marketing della Coca Cola, che nel 1931 pubblicizzò la sua bevanda affiancandola a un Babbo Natale paffuto, gaudente e vestito di rosso: praticamente, Babbo Natale così come lo conosciamo oggi.

 

L’oro

Rappresenta la maestosità, la preziosità, la magnificenza del Natale. Ma è innanzitutto luce divina, la luce che risplende sulle tenebre e le sconfigge con il suo fulgore: pensiamo alla stella di Betlemme, ma anche a Gesù stesso. I re Magi, quando fanno visita al Bambinello, gli portano in dono l’oro insieme all’incenso e alla mirra. Simbolicamente, l’oro è legato alla conoscenza e alla consapevolezza di sé, ed è un emblema di rinascita.

 

Il bianco

Simboleggia la neve del Natale, il candore, la purezza e l’innocenza. E’ il colore della pace e denota l’animo puro di Gesù, appena venuto al mondo. Il bianco rientra tra i colori neutri, ma in questo caso può essere considerato, metaforicamente, un colore caldo: che esprime cioè il calore e l’intensità dei sentimenti sinceri e duraturi.

 

Il verde

E’ il colore dell’albero di Natale, ma non solo. Il vischio, l’agrifoglio e il pungitopo sono verdi, come tutti i sempreverdi appunto: piante che sono in grado di resistere all’inverno, simboli di tenacia e resilienza. Non è un caso che il verde sia associato alla vita eterna, alla speranza e alla rinascita, una simbologia che si adatta perfettamente alla figura di Gesù.

 

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La birra è dissetante? 5 spunti per berla al meglio in estate

 

Ma la birra, in estate, disseta davvero? E’ un quesito che tutti ci poniamo, specialmente con le temperature infuocate che Pluto ha portato con sé. Proviamo a rispondere in modo sintetico: sì, la birra è dissetante perchè è composta di acqua per il 93%. Nonostante ciò, è consigliabile non abusarne. Ecco il perchè: la birra contiene alcol, una sostanza che contrasta l’azione dell’ormone diuretico (l’ormone, cioè, che contribuisce a trattenere i liquidi nel nostro organismo) provocando disidratazione. Ciò significa che berne molta comporta un bisogno frequente di espellere i liquidi sia attraverso l’urina, che con la sudorazione. L’effetto vasodilatarore dell’alcol, infatti, fa sì che la traspirazione aumenti e che ci si disidrati velocemente. Al netto di tutto questo, non vanno trascurati i benefici che la birra apporta; è ricca di vitamine e minerali, contiene un numero esiguo di zuccheri, fa bene agli ormoni grazie ai fitoestrogeni presenti nel luppolo. Nella birra, inoltre, si trova un potente antiossidante come l’acido ferulico, ottimo per il benessere della pelle e dei capelli. Quali accorgimenti possiamo adottare in estate, quindi, per godere delle sue proprietà e tenere alla larga gli inconvenienti? Ecco qualche spunto.

 

 

1. Non conservare mai la birra sotto ai raggi del sole o vicino a fonti di calore: è una bevanda che richiede un ambiente fresco e perfettamente asciutto.

2. “Fresco” non vuol dire che la birra vada conservata in freezer, perderebbe il suo imprinting aromatico, nè bevuta con ghiaccio o in bicchieri ghiacciati.

3. I bicchieri giusti per degustare una birra sono i classici bicchieri (o boccali) in vetro. Quelli di plastica, infatti, potrebbero surriscaldare la bevanda.

 

 

4. La fettina di limone che abbiniamo ai cocktail è bandita. Il gusto acido del limone riesce a stravolgere, proprio come le basse temperature, gli aromi inconfondibili della birra.

5. Quando fa molto caldo, per non incorrere in rischi come la disidratazione è opportuno scegliere birre a medio-bassa gradazione alcolica (che non superino cioè i 5 gradi).

 

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L’oro, il colore di Giugno

 

L’oro è il sole che illumina il mondo.”

(Thomas Carlyle)

L’oro è il colore di Giugno, e non si può dire che non sia un colore azzeccato: simbolo del Sole, riflette la luce abbagliante di questo mese. Da sempre è associato alla luminosità dei raggi solari e alla loro potenza, al loro calore, al loro essere emblemi di vita. Nel corso dei secoli, l’oro ha simboleggiato la ricchezza, il potere, la fede, la giustizia, ma anche il divino e la spiritualità. Lo splendore e la tonalità avvolgente che lo contraddistinguono hanno fatto sì che diventasse la rappresentazione della gioia, del valore e dell’abbondanza. L’oro è travolgente, energico, privo di sfumature: grazie a queste sue caratteristiche è stato equiparato a valori come la purezza e la lealtà. Oggi celebreremo il colore del mese di Giugno con immagini che ne esprimono la preziosità, sia allegorica che concreta.

 

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Le nature invernali

 

400. Vantaggio della privazione.
Chi vive sempre nel calore e nella pienezza del cuore e per così dire nell’aria estiva dell’anima, non può immaginarsi il misterioso rapimento che afferra le nature più invernali, che vengono eccezionalmente toccate dai raggi dell’amore e dal tiepido soffio di un solatio giorno di febbraio.

(Friedrich Nietzsche, da “Umano, troppo umano. Un libro per spiriti liberi, II”)