Frutta estiva gialla e arancione: perché è così salutare

 

Non c’è blu senza giallo e senza arancione, e se si aggiunge del blu, bisogna aggiungere anche del giallo e dell’arancione.
(Vincent Van Gogh)

 

Pensate a un frutto estivo: noterete che i primi che vi vengono in mente sono di colore giallo, oppure arancione. In estate questi frutti abbondano, e dovremmo dire grazie al cielo. Infatti, sono un’autentica miniera di benefici per la nostra salute. Ma perché la frutta estiva gialla o arancione è così importante? Innanzitutto perché contiene una grande quantità di carotenoidi, pigmenti vegetali che agiscono come precursori della vitamina A. Essendo degli antiossidanti, i carotenoidi contrastano i danni provocati dai radicali liberi. Svolgendo un’azione vitaminica, poiché vengono convertiti in vitamina A dal nostro organismo, rafforzano il sistema immunitario e sono preziosi per la salute delle ossa, della pelle, degli occhi e delle mucose. La frutta gialla e arancione è anche ricca di vitamina C, considerata un’ottimo antidoto per prevenire il cancro e alcune patologie cardiache e degenerative. L’acido folico (o vitamina B9), sempre contenuto in questo tipo di frutta, è essenziale per la sintesi del DNA e per la produzione dei globuli rossi e dell’emoglobina. In gravidanza, l’acido folico riduce drasticamente il rischio di malformazioni fetali. Tra la frutta gialla e arancione che matura in estate troviamo le pesche, le albicocche, i limoni, le susine gialle, il melone…Ho preferito non inserire la frutta esotica, innumerevole, privilegiando le produzioni nostrane tranne alcune eccezioni: ad esempio, la papaya e le banane. Facciamo una rapida incursione nella gallery per saperne di più su questa frutta super salutare.

 

L’ albicocca

Matura da Maggio a Luglio inoltrato. Viene prodotta in nazioni del Mediterraneo come la Grecia, la Turchia, la Spagna, la Francia e i Paesi Arabi, Italia inclusa. Nell’antica Roma fu battezzata armeniacum in quanto la si considerava originaria dell’Armenia, mentre in realtà proviene dalla Cina centrale e nord-orientale: è un frutto antichissimo, che risale a oltre cinque millenni orsono.  Albicocca deriva da Al-barquq, un nome che gli Arabi le assegnarono pochi secoli dopo la venuta di Cristo. Ha un sapore dolce e vagamente acidulo.

 

L’anguria gialla

L’anguria gialla, nel caso ve lo stiate chiedendo, esiste eccome! Ha una buccia meno spessa del classico cocomero e il suo gusto si avvicina a quello dell’ananas. Matura da Luglio a Settembre e in Italia viene coltivata in Sicilia, Calabria, Lazio e Basilicata, ma le sue radici risiedono nel Paese del Sol Levante.

 

La banana

La banana si trova in commercio tutto l’anno, ma è in estate che i suoi benefici si fanno più evidenti: l’alto contenuto di potassio, oltre che di fibre e vitamine, è eccellente per tenere sotto controllo la pressione sanguigna, regolarizzare l’intestino e fare il pieno di energia. In più è saziante e pare che dispensi buonumore. Nel mondo viene prodotta per la maggior parte in Brasile, Costa Rica, Messico e Ecuador, ma ultimamente, grazie alla mitezza del clima (e al riscaldamento globale), è coltivata anche in Sicilia.

 

Il kiwi giallo

Il kiwi giallo, che ha un sapore del tutto privo della leggera acidità di quello verde, è soffice e dolcissimo. La sua maturazione inizia a Maggio e prosegue per tutta l’estate. E’ un frutto proveniente dalla Nuova Zelanda, pur avendo origini nella Cina meridionale, ma oggi viene abbondantemente coltivato anche in Italia, soprattutto in regioni come il Lazio, la Calabria e l’Emilia Romagna.

 

Il limone

In Italia, dove si raccoglie da Giugno a Luglio e da Novembre a Maggio, è ampiamente presente: viene coltivato in Sicilia, Calabria e Campania, dove il limone Ovale di Sorrento, caratteristico dell’isola di Capri, ha ricevuto ufficialmente il marchio IGP della penisola sorrentina. Il suo gusto acido lo rende un frutto sommamente versatile, perfetto per preparare o aromatizzare le bevande e i cibi più disparati.

 

Il melone

Era un frutto molto apprezzato già dai Sumeri, dagli Egizi e dai Romani. Le sue origini sono probabilmente persiane o africane: i pareri sono discordanti. Alcuni studiosi ritengono che furono i Romani a diffondere il melone nel Mediterraneo; a tal proposito, farebbe fede una serie di dipinti rinvenuti a Ercolano. Altri affermano, invece, che il frutto venne esportato in quell’area nel V secolo a.C. dagli antichi Egizi. Quel che è certo è che il melone, nell’Impero Romano, divenne talmente popolare da spronare Diocleziano a tassarlo: a essere coinvolti nella nuova norma furono tutti i meloni che avevano un peso superiore ai 200 grammi. Il melone è un tipico frutto estivo, matura da Giugno fino alla fine di Settembre. Si coltiva in paesi come l’Iran, la Cina e la Turchia, mentre in Italia le regioni produttrici sono la Sicilia, la Puglia, il Lazio, l’Emilia Romagna e la Lombardia.

 

La papaya

E’ un frutto esotico, ormai conosciutissimo in tutto il mondo, originario delle aree tropicali dell’America Centrale (principalmente Messico e Panama). E’ dissetante, rinfrescante e molto dolce, un vero e proprio concentrato di “sabor tropical”. La papaya, in cucina,  è inclusa sia nelle ricette dolci che salate. Anche i suoi semi, dal gusto piccante simile a quello del pepe nero, sono commestibili, e vengono utilizzati al posto delle spezie per aromatizzare svariati piatti e bevande.

 

La pesca gialla e la pesca noce

Ha una polpa dorata, dolce ed estremamente succosa. La pesca proviene dalla Cina, dove è reputata un emblema di lunga vita e immortalità. Anche nell’antico Egitto era un frutto sacro: associata al dio dell’infanzia Arpocrate, non a caso, la pesca è sempre stata equiparata alle soffici guance dei bambini. In Giappone, invece, veniva considerata una protezione contro i demoni e le forze del male. Le pesche gialle, dalla classica buccia pelosa, maturano già alla fine della primavera per proseguire tutta l’estate, e sono coltivate in paesi del Mediterraneo quali il Marocco, la Spagna, la Grecia e la Turchia. In Italia vengono massicciamente prodotte in Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, Basilicata, Emilia Romagna e Veneto. La pesca noce, anche detta nettarina, è priva di peluria sulla buccia e viene molto utilizzata per la preparazione della macedonia. Matura da Giugno a Settembre e si coltiva principalmente in regioni come il Veneto, l’Emilia Romagna, la Campania, il Piemonte e la Liguria.

 

La susina gialla

La susina gialla è una varietà di susina succosissima, rinfrescante e molto dolce. Matura da Giugno a Settembre inoltrato, ed è uno dei tipici frutti utilizzati come spuntino, da portare ovunque andiamo, oppure viene utilizzata per la preparazione di deliziose confetture. Proviene dall’Asia, per essere più precisi dall’area del Caucaso,  e successivamente fu coltivata anche a Damasco. Introdotta nel bacino del Mediterraneo dapprima dagli antichi Romani, poi dai cavalieri che combatterono nella Prima Crociata, venne diffusa in Europa nel 1200 circa. Per buona parte degli studiosi il suo nome deriverebbe da Susa, che, essendo stata un’antica città persiana, fisserebbe in Persia le origini della susina. Questo frutto viene coltivato praticamente in ogni parte del mondo; in Italia, la  sua produzione ha luogo soprattutto in Campania, Emilia Romagna e Trentino.

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Il giardino d’estate: la tendenza dell'”outdoor dining”

 

Del giardino non si può smettere di parlare proprio in estate. Ma se negli articoli precedenti mi sono focalizzata sul green design, oggi approfondirò un’attività che, durante la stagione calda, è fortemente associata a questo spazio: le cene in giardino. Gli anglosassoni la chiamano “outdoor dining”, cenare all’aperto; è una piacevole abitudine diventata tendenza. Perchè piace così tanto? In primis perchè il giardino, così come viene concepito oggi (rileggi l’articolo cliccando su questo link), è un vero e proprio salotto al chiaro di luna. I fiori e le piante sono intervallati da fontane, lanterne, statue, elementi ornamentali… non manca mai un angolo dedicato al relax, con tanto di divani, tavolini, soffici cuscini e sedie in fibra naturale. Il giardino possiede tutto il fascino di uno spazio privato dove la convivialità viene vissuta al di fuori delle quattro mura. Il comfort, naturalmente, rimane un punto di forza: l’illuminazione giusta accentua la suggestività dell’atmosfera, che sia costituita da candele, catene luminose pensate per l’outdoor o lanterne orientaleggianti. Sono immancabili le piante che fungono da repellenti per ospiti “sgraditi” come le zanzare, tipo la citronella e il rosmarino. Ultimo, ma non per importanza, la frescura garantita dagli alberi è un dono da non trascurare: le folte fronde, che impediscono ai raggi solari di penetrare, e il processo di evapotraspirazione, tramite cui le foglie rilasciano umidità nell’aria, rappresentano un prezioso antidoto contro il calore.

 

 

Ma esistono altri motivi associati alla passione per le cene outdoor. Mangiare all’aperto è un’esperienza multisensoriale: il canto dei grilli o degli uccelli in sottofondo, la splendida scenografia naturale, il “tetto” di stelle, favoriscono un clima rilassato che accentua il gusto dei cibi. Tutto sembra avere un sapore più invitante, predisponendo gli ospiti al buonumore e a godere di momenti unici e irripetibili.  Se è presente anche un orto, poi, tanto di guadagnato: l’interesse per i prodotti a chilometro zero potrebbe rendere la cena all’aperto ancora più speciale.

 

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Picnic di Pasquetta

 

Il sole è tornato a splendere e forse, oggi, qualcuno di voi ne approfitterà per organizzare il tipico picnic di Pasquetta. Un’ottima idea: poter trascorrere questa giornata di festa in mezzo alla natura è senza dubbio benefico sia per il corpo che per la mente. Ma cosa mettere nel cesto delle vivande? I dolci pasquali tradizionali, innanzitutto, non possono mancare; anche perchè spesso si tratta di torte salate che si accompagnano ai cibi più disparati. Per il resto, l’ideale è puntare su pasti pratici, non troppo elaborati, che si trasportano facilmente e consumano velocemente. Ecco qualche spunto (lascio a voi la scelta delle bevande).

 

Torte, focacce e plumcake salati: perfetti sia da soli che seguiti o preceduti da altre vivande

 

Il tagliere con salumi e formaggi, tassativo per chi segue la tradizione

 

Pasta fredda o insalata di riso: un primo piatto pratico, nutriente e appetitoso

 

Frittata (se siete marchigiani, rigorosamente con la mentuccia), pomodori ripieni, insalata mista: tre pietanze versatili e gustose

 

Un dolce tipicamente pasquale a vostra scelta

 

E per concludere, macedonia o frutta di stagione. Come le fragole

 

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Still life d’autunno a tavola

 

 

Uva, mele, pere, zucche, castagne, melagrane, patate, cavoli, funghi, carote, fichi…l’Autunno, a tavola, è un tripudio di sapori. A Settembre, in particolare, il periodo di transizione fa sì che i prodotti tipicamente autunnali si “incrocino” con la frutta e gli ortaggi di fine Estate. Ciò che contraddistingue i cibi d’Autunno è la versatilità estrema. Basti pensare alle mele, ottime da consumare fresche ma anche cotte al forno o sotto forma di torte deliziose. Mi fermo qui, le parole non servono a molto: quando si tratta di food, è sempre la vista a solleticare l’ispirazione.

 

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Estate 2025: è caramello salato mania

 

Il gusto dell’estate 2025? Senza dubbio, il caramello salato. Ed eccoci arrivati a un altro tormentone estivo: ma che cos’è, esattamente, il caramello salato? Diciamo subito che, a differenza del caramello che tutti conosciamo, il caramello salato ha una consistenza cremosissima e fonde i due sapori, il dolce e il salato, in un autentico tripudio di golosità. Il caramello salato non solidifica, ha un sapore inconfondibile e può arricchire i dolci e i cibi più disparati. La sua cremosità è dovuta alle dosi massicce di burro e panna che, insieme allo zucchero e al sale, sono necessarie per prepararlo. L’eclettismo che lo contraddistingue non ha eguali, in pasticceria: con il caramello salato possiamo realizzare la cheesecake, la panna cotta, il semifreddo, i macaron, i cupcake, decorare torte (ad esempio quella alle pere e al cioccolato), biscotti, persino i popcorn. Un po’ di caramello salato nella cioccolata calda la rende una leccornia, e c’è chi lo usa anche per donare un gusto irresistibile al caffè. Ma la vera ossessione dell’estate 2025 è il gelato al caramello salato; che si tratti di gelato artigianale o confezionato, l’ingrediente must dei mesi caldi è sempre lui.

 

 

Tutti lo vogliono, tutti lo cercano, E noi proviamo a capire perchè piace così tanto. In primis, a vincere è l’invitante connubio tra dolce e salato: due sapori contrastanti, ma che potremmo definire complementari. La dolcezza estrema del caramello viene mitigata dalla nota salata, che ne bilancia il gusto evitando che risulti troppo stucchevole. Un altro punto di forza del caramello salato è la consistenza cremosa, che ingolosisce soltanto a guardarla. Il gusto che si ottiene da questo mix di caratteristiche è appagante, irresistibile al palato per la sua unicità. Senza dimenticare, poi, che il caramello salato può essere aggiunto ad alimenti a non finire: dal gelato alla frutta, dalle torte ai biscotti, dal cioccolato alla frutta secca.

 

 

Attualmente, il caramello salato è un alimento al top sia in pasticceria che in gelateria, e sta spopolando sui social media. Quindi, ricapitolando: conquista per il modo totalmente armonico con cui combina il dolce e il salato, per la sua versatilità e per l’occasione che ci offre di creare, di volta in volta, manicaretti dolciari sempre nuovi e originali. In sostanza, il caramello salato delizia il palato con la sua unicità, ma è in grado di arricchire un numero illimitato di ingredienti.

 

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L’Autunno a tavola

 

Uva, castagne, funghi, fichi, zucche, mele, lenticchie, broccoli, frutta secca, cereali integrali, mais, cavoli, melograno…La tavola, in Autunno, si riempie di una miriade di cibi, di sapori e di colori. Sono cibi salutari, che ci aiutano ad affrontare al meglio il cambio di stagione: contengono dosi massicce di vitamine, nutrienti, sali minerali, proteine, antiossidanti, omega 3; rinforzano il sistema immunitario aiutandoci a prevenire i malanni da raffreddamento e donano una sferzata di energia all’organismo. I benefici che apportano sono innumerevoli, impossibile elencarli tutti. Possibilissimo, invece, è includere questi cibi nella nostra dieta per avvalerci di un mirabile connubio di salute e gusto che ci accompagni nella nuova stagione.

 

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Midsommar, la festa svedese di Mezza Estate

 

In Svezia, come ho già accennato nell’articolo dedicato al Solstizio d’Estate, la Midsommar, o festa di Mezza Estate, è la più celebrata dopo il Natale. Si svolge nel weekend che segue il Solstizio ed è salutata da un’euforia generale: solitamente viene festeggiata in campagna, in mezzo alla natura, per sancire il ritrovato connubio tra l’uomo e il creato dopo i rigori invernali. Nelle città, le location sono invece rappresentate dai grandi parchi svedesi; a Stoccolma, per esempio, la Midsommar si celebra al parco Skansen, il museo all’aperto più antico al mondo. Imprescindibile è la presenza del midsommarstång, il nostro “albero del Maggio”, che viene ornato di fiori, foglie, piante rampicanti, ghirlande floreali e decorazioni simboliche. Attorno al palo si danza, si canta: sono riti ancestrali che propiziano la fertilità della terra e un copioso raccolto autunnale. Gli svedesi si riuniscono con le loro famiglie, i parenti e gli amici per organizzare gioiose tavolate all’aria aperta. Eh già, perchè la Midsommar è una festa conviviale; si mangia e si beve insieme in abbondanza, approfittando del ritorno della luce per assaporare le più tipiche delizie svedesi.

 

 

I cibi tradizionali includono le aringhe in salamoia cucinate in svariati modi (buonissime quelle con panna ed erba cipollina), il salmone marinato, le patate novelle e fragole svedesi in quantità, particolarmente dolci. Bere è un must, in quanto sottolinea l’atmosfera di giubilo per l’arrivo dell’estate: i brindisi di grappa speziata si susseguono accompagnati dagli snapsvisor, caratteristici ritornelli scandinavi che inneggiano alla bontà della bevanda. Potremmo definirli dei versi messi in musica, quasi degli stornelli, che precedono ogni shot di grappa.

 

 

I fiori di campo la fanno da padrone sia sul midsommarstång che come elementi ornamentali della festa. Uno su tutti? Le coroncine di fiori che le giovani donne sfoggiano, intrecciate rigorosamente a mano. Una tradizione prevede che le ragazze raccolgano fiori di campo e che ne posizionino, quella stessa notte, sette diverse specie sotto il cuscino: potranno vedere in sogno il loro futuro marito. La Mezza Estate, in Svezia, è una festa nazionale. Le città si svuotano, molte attività chiudono i battenti e chi può, come ho già detto, si riversa nelle località agresti. All’aperto si organizzano giochi, ci si bagna nei fiumi, si accendono gli immancabili falò in prossimità delle acque se non sull’acqua addirittura. Ma soprattutto ci si corteggia, si imbastiscono flirt, ci si innamora: pare che in Svezia, intorno a Marzo e Aprile, si verifichi un picco delle nascite. Non è un caso che questi neonati siano stati ribattezzati “Midsommar barn”, ovvero “bambini di Mezza Estate”.

 

 

Il dolce più noto della Midsommar è senza dubbio la Jordgubbstårta: si tratta di una golosissima torta di pan di spagna guarnita con deliziosa crema pasticcera, panna, meringhe, fragole e granella. La torta, molto soffice, può essere stratificata e farcita con le fragole a pezzetti affiancate dalla chantilly e dalla panna montata; le fragole intere, le meringhe e dosi massicce di panna montata abbonderanno, poi, sulla superficie della Jordgubbstårta. Inutile dire che un dolce del genere fa salire alle stelle l’entusiasmo che impregna la festa di Mezza Estate

 

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Le fragole: deliziose e decorative

 

Golose, dolcissime, succose…e anche decorative. Le fragole, i (falsi) frutti di Aprile per antonomasia, oltre che per la loro bontà vengono scelte per ornare una vasta gamma di cibi. E persino di bevande: non è raro vederle impreziosire i cocktail, combinando un aspetto invitante con un delizioso sapore. Le fragole (cliccate qui per saperne di più sugli innumerevoli benefici e sulle proprietà della Fragaria Vesca, il loro nome botanico) si prestano ottimamente a questo duplice utilizzo. Perchè sono scenografiche, voluttuose, una coccola per il palato e per gli occhi. In più, si possono consumare ad ogni ora del giorno e della notte:  prima colazione, pranzo, spuntino, cena, dessert…tutti i pasti le vedono protagoniste, in quanto sono abbinabili al dolce così come al salato. E molti, moltissimi alimenti si avvalgono della loro funzione decorativa. Qui di seguito trovate un’ampia panoramica di spunti per esaltare ad hoc le fragole e i cibi che vanno ad adornare.

 

Con il croissant

Con il pancake

Con la torta al cioccolato

Con le cialde di wafer

Con lo yogurt

Con la torta

Con l’aperitivo

Con il dolcetto

Con il pane

Con la crostata

Con la torta

…e ancora con il croissant

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Picnic

 

Primavera, tempo di picnic: di rilassarsi a stretto contatto con la natura, consumando cibi e bevande in un prato verdeggiante costellato di alberi in fiore. E’ un piacere unico, specialmente adesso che le temperature hanno raggiunto valori quasi estivi. Una pausa dal tran tran quotidiano e soprattutto dallo smog cittadino, momenti di svago che aiutano a riscoprire l’importanza di un rito conviviale organizzato in splendidi scenari naturali: su una distesa erbosa, lungo le sponde di un fiume, in riva al mare. Picnic è un vocabolo inglese che deriva da piquenique: con questo termine, composto dal verbo “piquer”(rubacchiare) e da “nique” (che anticamente indicava una sorta di cianfrusaglia), i francesi designavano un pasto frugale, a base di alimenti che ci si procurava in cucina alla bell’e meglio. L’utilizzo di tale espressione cominciò a diffondersi alla fine del 1600, mentre in Inghilterra apparve per la prima volta nel 1748. Nel corso del XVIII secolo, infatti, le tradizionali partite di caccia dell’aristocrazia britannica erano seguite da pranzi all’aria aperta dove veniva consumata la selvaggina. A partire dal 1900, il termine picnic iniziò ad assumere il significato attuale; alla connotazione conviviale del rito, tuttavia, se ne affiancò una più intima: niente di meglio che un pasto consumato in mezzo alla natura, per corteggiare la donna amata. Molti artisti hanno immortalato la suggestiva “parentesi” del picnic, in particolare gli Impressionisti. “Le déjeuner sur l’herbe”, un dipinto che Edouard Manet realizzò nel 1863, rimane l’opera maggiormente conosciuta in tal senso.

 

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Hanami: i cibi e le bevande tradizionali dei picnic sotto i ciliegi in fiore

 

“Hanami”, in giapponese “guardare i fiori”: di questa tradizione del paese del Sol Levante, VALIUM ha parlato più di una volta. E’ un rito collettivo antichissimo, un inno alla bellezza del fiore di ciliegio e alla sua simbologia. I giapponesi attendono la fioritura dei ciliegi con trepidazione, spostandosi poi in massa verso i luoghi dove è possibile ammirarli in tutto il loro splendore. Lì, sotto le chiome in fiore dei sakura (il ciliegio o il fiore di ciliegio giapponese), contemplano la meraviglia di quelle spettacolari nuvole rosa e organizzano picnic. Di notte, al chiar di luna e con le luci dei lampioni e delle stelle, l’ Hanami risulta ancora più suggestivo: viene ribattezzato Yozakura, ovvero “ciliegio notturno”, ed è un appuntamento imperdibile di ogni Primavera. Ma quali sono i cibi e le bevande che i giapponesi consumano durante questi picnic? Cominciamo subito col dire che il rosa è il colore che fa rigorosamente da leitmotiv. Celebra il fiore di ciliegio e la sua valenza emblematica, che spazia dalla caducità alla meraviglia della vita.

 

 

Scopriamo quindi quali cibi tradizionali si accompagnano all’Hanami. Bisogna dire innanzitutto che, oltre al colore rosa, esiste un altro elemento che contraddistingue i picnic sotto i sakura in fiore: il sapore di fiore di ciliegio. E’ delicato, inconcondibile, e in Giappone si utilizza per aromatizzare qualsiasi bevanda e cibo, dolci o salati che siano. Molti di voi conosceranno i sakuramochi, dei dolcetti a base di riso, zucchero e pasta di fagioli rossi che vengono serviti avvolti in una foglia di sakura.

 

 

Anche i dango sono piuttosto celebri: nei manga potete ammirarne a volontà, essendo un dolce tipico giapponese. Esistono svariate tipologie di dango, i Mitarashi dango sono i più noti. Si tratta di gnocchi di farina di riso infilzati su un bastoncino (che può contenerne da un minimo di tre a un massimo di cinque), dalla forma sferica e rivestiti di glassa a base di salsa di soia dolce. In occasione dell’Hanami, si prepara una versione chiamata Hanami dango. E’ costituita da tre polpette sferiche (sempre infilzate a mò di spiedino) tinte nei caratteristici colori primaverili: rosa, bianco e verde. Il rosa simbolizza i sakura, il verde le foglie nate di recente, il bianco la neve appena sciolta.

 

 

C’è un proverbio ironico che riguarda gli Hanami dango, ossia “Meglio i dango che i fiori”. Il significato è duplice: può essere un elogio alla sostanza a discapito dell’estetica, oppure indicare qualcuno che approfitta dell’ Hanami per dedicarsi a grandi abbuffate anzichè all’ammirazione dei fiori di ciliegio. Dopotutto, l’Hanami è anche un modo di incontrarsi, di socializzare all’insegna del buon cibo e di deliziose bevande. La cornice di incredibile bellezza dei sakura, tuttavia, si rivela fondamentale. Prima parlavamo del gusto di ciliegio: lo ritroviamo dappertutto, persino nei gelati, nelle birre, nel thè, addirittura nell’acqua. La Coca Cola, in vista dell’Hanami, mette in commercio una speciale edizione al ciliegio della bevanda, il cui packaging è in total pink. Starbucks, dal canto suo, lancia il sakura frappuccino “vestito” di rosa e al gusto di ciliegio per l’occasione; lo stesso avviene per la nota birra Asahi, che in tempo di Hanami rinnova il look e il sapore. Ma torniamo ai cibi. Quelli imprescindibili sono l’onigiri, il tipico spuntino di riso bianco ripieno di tonno e di salmone; è riconoscibile, tra l’altro, dall’alga nori che lo ricopre lateralmente.

 

 

Molto comuni sono anche le tamagoyaki, gustose omelette tradizionali, gli edamame, baccelli di soia lessati tipici anche della cucina cinese, e il dorayaki, un dolce composto da due pancake e ripieno di salsa rossastra ottenuta dai fagioli azuki. Tutti questi cibi, e molti altri ancora, sono di solito racchiusi nel bentō, un vassoio munito di coperchio particolarmente utile per i picnic all’aria aperta. Tra le bevande dell’ Hanami risaltano invece l’Hanami-zake, sakè in coppetta a cui si aggiunge un fiore di ciliegio: dev’essere appena caduto dal ramo per esaltare il fascino e la potenza evocativa del drink. Anche il té verde ai fiori di ciliegio è un must, e in molti lo portano con sè in un thermos (caldo o freddo non importa). Il chuhai lo si trova praticamente in tutti i supermercati, nei bar e nei distributori automatici; è una bevanda alcolica gassata rinfrescante a base di schochu (un distillato tradizionale del Sol Levante) e highball. L’aroma, naturalmente, è al gusto di ciliegio.

 

 

E in questo trionfo del rosa, vi chiederete, che ruolo ha il vino rosè? La buona notizia è che il rosato italiano sta avanzando a grandi passi verso il Giappone, e chissà che un giorno non riesca ad affiancare le bevande tradizionali dell’ Hanami.

 

 

Foto dei dango e sakuramochi (n.4 dall’alto) di crayonmonkey from Manchester, UK, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0>, da Wikimedia Commons

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